Lo stupratore seriale del Bresciano è un marocchino di 15 anni

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Ha stuprato due donne in poche ore e poi se ne è vantato con i suoi amici. I due abusi sessuali si sono consumati, a Franciacorta, nel Bresciano, a danno di due donne, una di 40 anni e una di 29 anni. Entrambe minacciate con una pistola e costrette a salire in auto. Ora il marocchino è stato arrestato e si trova rinchiuso nel carcere minorile “Beccaria” di Milano.

Sequestri e stupri: arrestato uno degli scafisti del disastro di Lampedusa

scafista-lampedusa-tuttacronacaMouhamud Elmi Muhidin, somalo di 34 anni, è stato arrestato dalla polizia di Palermo e Agrigento perchè ritenuto uno degli organizzatori della traversata del barcone naufragato davanti le coste di Lampedusa il 3 ottobre scorso provocando la morte di 366 migranti. Le accuse sono sequestro di persona, tratta di esseri umani, associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violenza sessuale. Nell’inchiesta è stato fermato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina anche il palestinese Attour Abdalmenem, 47 anni. Il capo della Mobile di Agrigento ha riferito che “Dai racconti dei sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre è emerso che le donne venivano tutte violentate dai componenti dell’organizzazione criminale che gestiva la tratta dei migranti”. In particolare venti clandestine sarebbero state stuprate sia dal cittadino somalo fermato sia da alcuni miliziani libici nel periodo in cui i migranti erano tenuti prigionieri in un centro di raccolta a Sheba, in Libia. Ma non solo, gli immigrati hanno raccontato anche di avere subito torture con scosse elettriche e percosse. Il somalo si nascondeva fra i naufraghi, al centro di accoglienza, dove fingeva di essere anche lui uno dei tanti disperati fuggiti dall’Africa. La settimana scorsa, però, alcuni superstiti l’hanno nostato e uno di loro si è rivolto alla polizia: “Quel somalo fa parte dell’organizzazione che abbiamo pagato per portarci in Italia –  ha denunciato – Lui è uno dei capi, è responsabile di sequestri e stupri”. E subito sono partite le indagini. In due giorni sono state poi raccolte otto preziose testimonianze di migranti eritrei, che hanno inchiodato il somalo. L’uomo fermato è stato trasferito ieri sera in aereo a Palermo, ed è stato poi rinchiuso nel carcere di Agrigento, dove sarà interrogato dal giudice delle indagini preliminari che dovrà convalidare il fermo ed emettere un’ordinanza di custodia cautelare. Rischia fino a 30 anni di carcere.

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Polemica e shock in India per le dee “contro la violenza”

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L’India visto la crescente escalation di violenza si affida alle divinità  hindu Durga, Saraswati e Laskhmi per sensibilizzare contro gli abusi nei confronti delle donne. La campagna promossa dall’ong Save our sister e denominata ‘Abused Goddessess’, dovrebbe essere un monito contro le violenze domestiche. Le foto, che ritraggono le divinità con ematomi e ferite sul volto, sono immediatamente diventate virali in Asia hanno però scatenato notevoli polemiche tra le “intellettuali”. Lo shock è arrivato proprio dalle giornaliste che si sono dette contrariate da questo tipo di pubblicità arrivando ad affermare che ”mettere le donne sul piedistallo rappresentandole con i tratti delle divinità è la stessa cosa che mostrarle come oggetti sessuali. Entrambe le rappresentazioni desumanizzano le donne”. Tali affermazioni in occidente stanno in queste ore aprendo un dibattito sull’argomento.

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Studio shock dell’Onu, 1 uomo su 4 in Asia ha stuprato

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Dopo le agghiaccianti notizie di stupro, avvenute in India e nell’area asiatica, dove spesso le vittime sono anche decedute, l’Onu ha avviato uno studio per cercare di capire il fenomeno e il suo dilagare. I dati sono stati fatti esaminando un campione di migliaia di uomini in Cina, Cambogia, Indonesia, Bangladesh, Papua-Nuova Guinea, Sri Lanka. E i risultati dello studio, firmato dalla dottoressa Emma Fulu sono sconcertanti: ovunque in questi Paesi un’alta percentuale degli uomini ascoltati (anonimamente) ha ammesso di aver stuprato la moglie, o la fidanzata. La domanda presentata era la seguente: «Avete mai forzato una donna a fare sesso con voi anche se lei aveva detto di no?». Le risposte sono state straordinariamente chiare, e la principale scusa presentata dagli intervistati per spiegare un simile comportamento è che «avere rapporti sessuali era loro diritto». Altre scuse: «Volevo punirla», e ancora «ero annoiato».

In definitiva il 23% riconosce di aver stuprato una donna con cui è «in un rapporto» e il 10% ammette di aver stuprato una donna sconosciuta. La frequenza delle violenze è più alta nelle campagne e più bassa nelle città. I Paesi che vedono le percentuali più alte sono Papua-Nuova Guinea, con il 62% di uomini che ammette di aver imposto con la forza il rapporto sessuale a una donna, e la Cina e la Cambogia, dove ad ammetterlo sono il 22% e il 20%.

Lo studio Onu dimostra che gli uomini che ricorrono alla violenza sono stati nella maggior parte dei casi a loro volta oggetto di violenza, anche sessuale, da bambini. Riproducono da adulti, cioé, quello che hanno subito da piccoli. Ma – fatto ancor più sconcertante – almeno nella metà dei casi, gli uomini che ammettono di aver compiuto stupro, rivelano di aver cominciato quando erano teen-agers.

Come mai lo studio non è stato però compiuto sull’India, soprattutto nelle zone dove si sono verificati gli stupri più efferati?

Aggredite da uno spacciatore due ragazze costrette a spogliarsi.

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Ivan Melis, 26 anni di Mamoiada  era gia’ stato arrestato nel novembre scorso per spaccio di cocaina e attualmente era sottoposto all’obbligo di dimora, ma questo non ha impedito al giovane di aggredire due ragazze di 24 e 26 anni. Melis avrebbe fatto forti rumori fuori della casa delle due giovani, La Caletta di Siniscola, tanto da costringerle ad aprire la porta per vedere cosa stesse succedendo all’esterno. L’uomo, con violenza si è quindi introdotto in casa delle ragazze con l’intento di abusare di loro e coltello alla mano le ha costrette a spogliarsi. Una delle due ragazza è riuscita però a difendersi rimanendo ferita alla mano e insieme all’amica è fuggita lanciando l’allarme.

Questo è il regime di pene alternative? Violenza, stupri, droga cosa resta a un ragazzo sbandato che non ha una struttura come il carcere che possa indirizzarlo a una corretta re-integrazione nella società? Perché esporre la popolazione a questi rischi?

Orrore a bordo: Leonid Kamenoff

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Sono sconvolgenti i particolari emersi oggi a Parigi durante il primo giorno del processo all’ex psicoterapeuta Leonid Kamenoff, fondatore nel 1969 de ‘L’ecole en bateau’, un’associazione che proponeva un progetto di educazione alternativo, viaggiando su un veliero attorno al mondo per qualche mese o anno. L’uomo costringeva i ragazzi che partecipavano alla gita ad avere rapporti sessuali tra loro e anche con adulti.

È accusato, assieme a tre membri del suo equipaggio, di stupri e aggressioni sessuali su alcuni dei suoi ex studenti. Rischia una pena di 20 anni di reclusione. Circa 400 bambini e adolescenti hanno partecipato fino al 2002 al progetto di Kameneff, 76 anni, che voleva essere «un’esperienza di educazione e insegnamento alternativa alla scuola». Solo una decina delle 30 vittime che hanno denunciato i fatti – e che oggi ha un’età compresa tra i 33 e i 46 anni – ha potuto costituirsi parte civile nel processo per fatti avvenuti tra il 1981 e il 1994, in quanto è subentrata la prescrizione. Sono infatti trascorsi 18 anni dalla prima denuncia fatta nel 1994 da un ex studente de ‘L’ecole en bateaù. L’anno scorso lo Stato francese è stato condannato dal tribunale di Parigi a pagare 250.000 euro a ciascuna delle vittime a processo per diniego di giustizia essendo trascorso un tempo «eccessivo» per le indagini.

Kameneff è stato arrestato in Venezuela nel 2008 ed è quindi stato estradato.Durante l’interrogatorio ha riconosciuto in parte i fatti di cui è accusato, tra cui le aggressioni sessuali. Ha trascorso 19 mesi e mezzo in detenzione provvisoria prima di venire rimesso in libertà ma sotto controllo giudiziario. «La società è enormente cambiata – ha spiegato l’ex psicoterapeuta -. Alcune cose che sembravano normali un tempo ai fini educativi oggi sono guardate con sospetto». Almeno una trentina di ex partecipanti al suo programma educativo, minorenni all’epoca dei fatti, ha ammesso di essere stata vittima di aggressioni sessuali da parte di Kameneff e del suo equipaggio, descrivendo sedute di massaggio e di masturbazione collettiva. «Siamo stati vittime di un uomo che ha voluto realizzare un sogno e ci ha utilizzati come i suoi giocattoli», ha detto uno degli accusatori, Marie Rigod. Mentre Benoit Klam, che aveva 9 anni quando è salito sulla barca di Kameneff, parla anche di «indottrinamento psicologico» denunciando  il comportamento manipolatore del loro «guru».   ‘L’ecole en bateau’, si legge sul sito internet dell’associazione, induceva a «un soddisfacimento intellettuale, psicologico, affettivo e sociale», proponendo «un’esperienza emancipatrice». L’età media dei partecipanti, spesso bambini con difficoltà relazionali o nell’apprendimento, era di 11 e 12 anni.

L’orrore indiano: 3 bambine stuprate e uccise

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Ennesimo, orribile caso di violenza nei confronti del sesso femminile in India: tre sorelline di 6, 9 e 11 anni sono state rapite, stuprate e infine assassinate nel distretto di Bhandara, una zona rurale nello Stato occidentale del Maharashtra.

Erano scomparse dal loro villaggio giovedì scorso, e due giorni dopo i loro corpi “sono stati trovati in un pozzo, insieme alle cartelle e alle scarpe”. Lo ha riferito soltanto oggi un portavoce della polizia locale, Aarti Singh, secondo cui l’autopsia ha confermato per tutte le vittime la violenza carnale prima dell’uccisione.

Le bambine erano uscite di casa per andare in cerca della madre, e da allora nessuno ne aveva più saputo nulla. Singh ha precisato che finora non sono stati effettuati arresti formali, ma che quattro sospetti sono stati fermati per essere sottoposti a interrogatorio mentre le indagini proseguono. Gli abitanti del villaggio hanno inscenato manifestazioni di protesta una volta emersa la tragica verità.

Il Paese è ancora sotto choc per la vicenda di Jyoti Singh Pandey: la 23enne studentessa di fisioterapia che il 16 dicembre scorso a New Delhi fu aggredita da sei balordi a bordo di un autobus, violentata, picchiata e seviziata per 40 minuti, e infine gettata fuori dal veicolo insieme al fidanzato, anch’egli pesantemente malmenato. La ragazza morì in un ospedale di Singapore dopo tredici giorni di agonia. Il processo ai cinque dei suoi aguzzini, che se riconosciuti colpevoli rischiano la pena di morte, è attualmente in corso. Il sesto, essendo risultato minorenne dal test del Dna, sara’ invece giudicato separatamente.

Stupri in India? Da oggi c’è la pena di morte!

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Human Rights Watch chiede all’India misure serie contro gli abusi

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