Lovejoy: la cometa che ci traghetta verso Natale

lovejoy-tuttacronacaAnche le osservazioni più recenti condotte sia con il radiotelescopio di Arecibo che con il telescopio spaziale Hubble hanno confermato il fatto che della cometa Ison non si vedono più nemmeno i resti del suo nucleo. Ma il cielo non ci “abbandona” in queste feste: c’è una cometa che, come spiega l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma, è l’unica che meriti attenzione nel cielo di Natale. Si tratta di Lovejoy, che oggi 22 dicembre raggiungerà la minima distanza dal Sole: ”una distanza comunque abbastanza ampia da favorirne l’osservazione”, rileva Masi. Il Sole infatti la illuminerà, rendendola più visibile. Per trovarla bisogna guardare verso Nord-Ovest, tra le stelle della costellazione di Ercole. ”Dal 22 dicembre in poi è visibile solo all’alba, a partire dalle cinque del mattino”, spiega Masi. Da quel momento comincerà ad abbassarsi progressivamente sull’orizzonte, come spiega anche MediterranNews. Per osservarla al meglio bisogna quindi allontanarsi dalla città, in un luogo dall’orizzonte sgombro. Ma vale davvero la pena: ”è una cometa splendida ed estremamente fotogenica – osserva l’astrofisico – e mostra una notevole attività nell’evoluzione della coda”.

Spettacolo in cielo: la cometa di Natale è arrivata!

lovejoy-tuttacronacaE’ il sito cortinastelle.it a pubblicare le foto che mostrano la nuova cometa Lovejoy mentre solca i nostri cieli. Lovejoy, dopo che la tanto attesa Ison si è sciolta, è diventata il nuovo spettacolo per gli amati dell’astronomia, la nuova cometa natalizia, con la sua “coda” che si estende per oltre 10 gradi in cielo e una chioma di color verde smeraldo. Lovejoy è passata 7mila anni fa e tornerà fra altrettanto tempo, è dunque un’occasione irripetibile. La cometa si vede anche ad occhio nudo, a patto di essere in un ambiente molto buio, in alternativa occorre il binocolo. E’ visibile circa due ore prima dell’alba: va cercata verso nord est a un’altezza di circa 30 gradi.

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Addio Ison, benvenuta Lovejoy: ecco la cometa di Natale!

Lovejoy_cometa-tuttacronacaPer tutti gli appassionati delle stelle rimasti “orfani” di Ison, c’è un nuovo motivo per il quale rallegrarsi: arriva, dopo un viaggio durato quasi 10.000 anni, la cometa C/2013 R1 Lovejoy, che attualmente ha una magnitudine apparente di 8.33 e non sarà quindi visibile ad occhio nudo ma potrà esserlo con un buon binocolo verso Nord Est, intorno alle 4 del mattino volgendo lo sguardo verso la grande costellazione di Ercole. Per orientarsi, la grande costellazione di Ercole, si colloca tra la stella arancione Arturo a NE e la brillante stella Vega ad Ovest.

La Cometa Lovejoy è la quarta cometa scoperta da Terry Lovejoy, astrofilo australiano, divenuto famoso con un’altra cometa: la Lovejoy C/2011 W3 che nel dicembre del 2011 ebbe un incontro ravvicinato col Sole sopravvivendo miracolosamente al contrario della recente ISON. Lovejoy passerà al perielio, la minima distanza dal sole, il 22 dicembre, mentre il 19 novembre era transitata vicino alla Terra.
DireGiovani.it ha chiesto a Ivano Bertini, dell’Università degli Studi di Padova, qual’è l’interesse scientifico della C/2013 R1: “anche questa cometa, come la ISON, è una cometa a lungo periodo, precisamente 9.848 anni. Ciò significa che proviene anch’essa dalla lontana nube di Oort dove “abitano” gli oggetti più primitivi del nostro Sistema Solare ed è quindi di esptrema importanza studiarla, comprenderne la natura e la composizone chimica. Inoltre, continua Bertini, questo è sicuramente il suo primo passaggio osservato dall’uomo in epoca storica e il prossimo sarà tra quasi 10.000 anni, risulta quindi evidente come sia un’occasione unica riuscire ad osservarla!”

Rivoluzione catastale per i dentisti, gli studi saranno tartassati

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C’era stato un accordo firmato nel 2007, ma oggi si cambia ancora e non solo i nuovi studi dentistici, ma anche quelli preesistenti dovranno adeguare la classe catastale e probabilmente pagare anche gli arretrati.

“Roma Capitale – recita la lettera – ha iniziato un’attività di verifica sulle unità immobiliari presenti sul proprio territorio (ai sensi dell’art.1 comma 336, della legge 30 dicembre 2004, n.311). Tale norma prevede che i Comuni, constatato il mancato classamento di unità immobiliari, richiedano ai titolari di diritti reali la presenza di atti di aggiornamento catastale…”.

Scrive Elena Panarella sul Messaggero:

Forse il caso più frequente di cambio di destinazione d’uso è proprio questo: da abitazione ad ufficio e viceversa. In alcune città d’Italia questa operazione è drammaticamente semplice: basta a volte una semplice comunicazione. Poi ci sono casi un po’ più complessi e poi, ovviamente, c’è la Capitale, dove tutto diventa burocraticamente complicato. «A Roma e nel Lazio – spiega Giovanni Migliano, presidente laziale dell’Associazione italiana odontoiatri – sono molti gli studi odontoiatrici in affitto con un accatastamento A2. Ne risultano registrati 4.870 e la maggior parte sono nella Capitale. I proprietari difficilmente accetteranno di adeguarsi all’A10, perché poi è molto complicato tornare all’accatastamento precedente. Possiamo immaginare che alcuni colleghi intenteranno cause, ma questo non cambierà il fatto che alla fine del contratto una marea di dentisti si troveranno a dover cercare un nuovo studio».

La cosa però non sarà affatto breve perché la Regione, che deve rilasciare le autorizzazioni all’apertura (ovviamente anche un vecchio professionista dovrà ricominciare daccapo con una nuova autorizzazione, come un neolaureato), verrà sommersa di richieste. «Tutto evitabile perché siamo in deroga – continua Migliano – che la Regione ci ha concesso e che il Comune prima ha accettato per due tornate autorizzative (2007 e 2012) e ora improvvisamente non riconosce. Sarebbe interessante chiedere all’Amministrazione quante lettere sono state inviate. Altri professionisti le riceveranno, ma mentre un avvocato o un notaio deve portarsi dietro un archivio, per noi il problema diventa più serio, basta pensare a tutti i macchinari e laboratori. Se poi il Comune chiederà anche gli arretrati, una eventuale class action contro la Regione, rea di aver permesso ciò che forse non poteva, diventa sempre più probabile, anzi certa» (…)

Ison… la cometa zombie? Potrebbe essere sopravvissuta!

ison-tuttacronacaE’ meglio ricominciare a scrutare il cielo? Sembra proprio che la cometa Ison potrebbe riservarci una sorpresa: dopo la delusione di ieri quando era stata data per “morta”, infatti, secondo le ultime osservazioni non c’è infatti ancora la certezza assoluta che la cometa si sia disintegrata nel passaggio ravvicinato avvenuto giovedì. Anzi, pare proprio che un piccolo frammento ci sia ancora, almeno stando a quanto ipotizzato dagli scienziati. In particolare, è una nuova immagine a mostrarci una “striscia” di luce che potrebbe appartenere proprio ad Ison. Sul suo blog, il ricercatore della Marina Usa Karl Battams ha scritto che “sembra che almeno qualche piccola frazione di Ison ci sia ancora”. Nonostante si teme che, anche in questo caso, non sopravviverebbe ancora a lungo, ha del clamoroso l’annuncio dell’Esa che, dopo averne decretato la morte, ha twittato: “Ison continua a sorprendere. La storia continua”. Qualche astronomo ha scherzato parlando di “ritorno del morto vivente” dopo aver visto l’immagine della nube di polveri catturata da alcuni telescopi spaziali dopo il passaggio ravvicinato al Sole. “Vedere quella scia di polveri è stata una sorpresa e anche l’orbita sembra molto cambiata”, ha detto l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope. “Il nucleo sembra molto frammentato e adesso si tratta di capire se i frammenti sono consistenti”. A questo punto, secondo l’esperto, le possibilità sono due: potrebbe essere rimasto un frammento del nucleo, ma questo sarà possibile saperlo solo quando la cometa si sarà avvicinata abbastanza da poter essere osservata con un telescopio; oppure, come è accaduto nel 2011 per la cometa Lovejoy, la nube di polveri potrebbe comunque essere visibile dalla Terra.

La delusione che arriva dallo spazio: la cometa Ison non ce l’ha fatta

ison-tuttacronacaCi aspettavamo un Natale speciale, con una cometa a guidarci nel nuovo anno. E non una qualsiasi ma Ison, soprannominata la cometa del secolo e invece sembra proprio che Ison non ce l’abbia fatta e resterà negli annali, forse, solo come la cometa del Ringraziamento. La delusione tra gli studiosi e gli appassionati di tutto il mondo è palpabile, a partire da quelli della Nasa che in Twitter hanno scritto: “È difficile dare l’annuncio. I nostri satelliti non riescono a vedere la cometa Ison dopo il suo passaggio ravvicinato sul Sole. Come Icaro, potrebbe essere volata troppo vicina”.Paolo Candy, astronomo itlaiano, è stato tra i primi a segnalarlo: “Dalle immagini della sonda Soho si vede la cometa che si disintegra. Il nucleo ha avuto un’impennata di luminosità e poi si è come ‘diluito’ lungo l’orbita, quindi non c’è più. Rimarranno i detriti e le polveri, poca cosa”. Pessimisti anche gli scienziati del Solar dynamics observatory: “Non pensiamo che sia sopravvissuta perché non la vediamo nelle rilevazioni e non vediamo nuova polvere”. Le ultime immagini di Soho mostrano una scia che potrebbe essere quello che rimane di Ison, lungo la traiettoria che avrebbe dovuto seguire. Ma sembra non esserci più traccia del suo nucleo. Infine, l’Esa ne ha dato la conferma: “I nostri scienziati dell’Sdo confermano, la cometa Ison è perduta”

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Non avete ancora visto la cometa Ison? Ecco il video che ve la mostra!

cometa-ison-tuttacronacaSono state utilizzati potenti telescopi e apparecchiature speciali per catturare le immagini della cometa Ison, che teoricamente sarebbe possibile osservare vicino all’orizzonte volgendosi a sud est poco prima dell’alba, ma non ad occhio nudo. Nella maggior parte dei casi, gli osservatori che hanno fatto ricorso a dispositivi casalinghi quali binocoli e telescopi riferiscono di aver visto una palla verde con una coda poco visibile. Ma se preferite attendere che il sole sia sorto prima di alzarvi… c’è un video che vi mostra l’astro:

Occhi al cielo: la Cometa Ison sta per passare e la vedremo a occhio nudo

cometa-ison-tuttacronacaSi torna a parlare della Cometa Ison che, secondo gli astronomi, “comincia a fare sul serio” ed è già visibile ad occhio nudo. Nonostante ci si aspettasse la cometa del secolo, sembra che finora abbia disatteso le aspettative, con la sua luce che non si è rivelata all’altezza delle previsioni. Il telescopio Trappist (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescop), che si trova sulle Ande cilene, ha però osservato un aumento incredibile della produzione di gas e di luminosità, passando da una magnitudo 7 a 4. Questo permetterà di ammirarla anche senza l’ausilio di un telescopio. C/2012 S1, il nome scientifico, si prepara a un passaggio ravvicinato, rasente alla nostra stella. Il perielio, ossia il massimo avvicinamento al Sole, è previsto per il 28 novembre, dopo di che tornerà verso i confini del Sistema solare. Potremo poi ammirarla nel periodo natalizio, ammesso che sopravviava a tale transito. Al momento, gli esperti della Nasa non cantano vittoria visto che la cometa ha sì messo il ‘turbo’ nelle ultime ore, ma non sono ancora in grado di prevedere se questo possa essere un segnale positivo o funesto. 3bmeteo ci spiega nel dettaglio quando sarà possibile osservarla:

18 novembre, apparirà alta circa +6° e in congiunzione stretta con Spica. Il nucleo della cometa si troverà infatti 25′ a est della stella. Un’ora dopo ci sarà forse la possibilità di assistere a uno spettacolo davvero straordinario: circa 12° a est della ISON apparirà nel cielo del crepuscolo un’altra cometa, la 2P/Encke! 21 Novembre: due comete che viaggiano di conserva a pochi gradi l’una dall’altra, in uno scenario arricchito dalla presenza di Mercurio (mag. –0,6), Saturno (mag. +0,6) e da quella di Zuben el Genubi, la stella alfa della Libra (+2,8). L’orario consigliato per tentare la non facile osservazione è quello delle 6:15. -Dicembre- Se tutto andrà per il verso giusto sarà un mese ricco di spettacolo. Qualche giorno prima del 25 dicembre, infatti, la cometa sarà osservabile all’ alba, guardando in direzione est, sul filo dell’orizzonte. La sua coda dovrebbe splendere e alzarsi ogni giorno di più nel cielo. Dopo le festività, Ison dovrebbe essere visibile anche la sera, subito dopo il tramonto, ma questa volta guardando verso nord- est. Dopo Capodanno, la cometa proseguirà il suo cammino fino a lambire quasi la stella Polare. Poi inizierà a diventare sempre più fioca, fino a scomparire del tutto nelle settimane successive.
Secondo gli astronomi, la luminosità di ISON è cresciuta notevolmente negli ultimi giorni. In astrofisica, la luminosità dei corpi celesti viene valutata in magnitudo, e tanto più basso è questo valore tanto più visibile risulta un oggetto: l’occhio umano, senza l’aiuto di altri strumenti, è in grado di distinguere oggetti con una magnitudo inferiore a 6,5. Secondo quanto rilevato dall’astronomo John Bortle, ISON è passata da una magnitudo di 8,5 lunedì 11 a 7,3 mercoledì 13, fino ai 5,4 di giovedì 14. In termini più comprensibili, la cometa è diventata quasi 16 volte più luminosa in 72 ore. Come accennato prima potrebbe così giù domani o al più lunedì essere visibile anche a occhio nudo.

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Chi sono i veri, imbattibili campioni di calcio? Lo svela una ricerca!

Holly-e-Benji-tuttacronacaDi calciatori forti, fortissimi, ce ne sono diversi, e la prossima estate li rivedremo tutti in Brasile pronti a lottare perchè la loro Nazionale trionfi. Ma difficilmente riusciranno ad eguagliare le incredibili prestazioni dei due fuoriclasse con i quali sono cresciute intere generazioni di bambini: Holly e Benji. In realtà negli anni è più volte apparso in rete uno studio scientifico che rendeva note le incredibili abilità dei due supereroi del calcio, ma visto che si avvicina il mondiale, meglio dare una ripassatina ai concetti.

Basta qualche calcolo di trigonometria e, tenendo presente il raggio della terra, l’altezza di un osservatore e la linea che va dall’osservatore fino alla linea dell’orizzonte, si ottiene che la distanza a cui un giocatore vede l’orizzonte é di 4,53 Km. Nel cartone, la traversa della porta compare quando un giocatore é più o meno sulla tre-quarti campo, il campo risulta lungo circa 17,8 Km. E in questo spazio infinito Holly e i compagni della New Team corrono a perdifiato per intere partite, spesso con recuperi dai risvolti drammatici. Al triplo fischio, quindi, gli eroi giapponesi percorrono mediamente 250 chilometri, a velocità stratosferiche intorno a 150km/h, per inseguire il sogno di giocare un giorno in Brasile. E come se non bastasse: acrobazie, tiri che attraversano il campo e voli incredibili da parte dei portieri… chi vorrebbe trovarsi a giocare contro un team così?

Naso all’insù nella notte tra venerdì e sabato: arriva l’eclissi penombrale di luna

eclissi_lunare-tuttacronacaE’ l’astronomo Alan MacRobert a parlare dell’eclissi lunare penombrale che potremo ammirare nella notte tra venerdì 18 e sabato​ 19 ottobre. “Ci sarà un’ombreggiatura inusuale della parte meridionale della Luna. Si dovrebbe essere in grado di individuare le tracce dell’ombreggiatura di penombra per circa 45 minuti prima e dopo la metà dell’eclissi”. Il fenomeno sarà visibile a occhio nudo quasi da ogni angolo della Terra. Per quel che riguarda l’Italia, l’apice è previsto per le 01:50 di notte del 19 ottobre. E anche se l’evento non sarà appariscente come un’eclissi totale, per gli astrologi sarà ugualmente degno di nota. Ammesso che il cielo sia sereno e ce lo permetta, potremo osservare la luna parzialmente oscurata dalla terra e caratterizzata da un colore ambrato appena accennato. L’eclissi penombrale di luna, come ricorda il sito meteolive.it, rappresenta in realtà la fascia d’ombra più esterna, che si verifica quando non è presente una perfetta sovrapposizione tra Terra e luna secondo un asse ben delimitato. In frangenti come questo, il disco lunare appare solo lievemente oscurato dalla presenza della luna.

La cometa ci guiderà verso il nuovo anno? Aggiornamenti su Ison

ison-tuttacronacaE’ Meteoweb ad aggiornarci sul viaggio che sta compiendo la cometa ISON, che lo scorso 1 ottobre ha varcato l’orbita di Marte e ora si dirige verso il nostro pianeta, iniziando a fornire le prime indicazioni su come traccia il suo cammino. Il 28 novembre l’astro si troverà a trnasitare a 1.2 km dal Sole e gli astronomi attendono di sapere se ne uscirà indenne. Nel frattempo sono calate le aspettative: non sarà la cometa del secolo, non non brillerà come la Luna piena e non sarà visibile in pieno giorno. Ma gli esperti spiegano comunque che “Uno show spettacolare è certamente possibile, ma non sarà ciò che aspettavamo“. Aggiungono i ricercatori della campagna di monitoraggio CIOC: “E’ molto più probabile che ISON rappresenti una delle comete più brillanti degli ultimi anni, e grazie alla comunità astronomica mondiale, una delle più osservate nella storia. Per quel che riguarda le sue dimensioni, le ultime immagini suggeriscono un nucleo compreso tra 0,2 e 2 Km. La cometa rappresenterà comunque una grande opportunità per quel che riguarda la ricerca scientifica, visto che sarà possibile monitorarne l’evoluzione e conoscerne la composizione. Inoltre, ISON è al suo primo viaggio dalla nube di Oort, rappresentando una cometa radente dinamicamente nuova. Resta il fatto che potrebbe essere possibile osservare ISON già verso la fine di questo mese, servendosi di un binocolo. Non è però ancora possibile stabilire se sarà possibile vederla ad occhio nudo nel mese di Dicembre. In caso di risposta positiva, sarà visibile nel cielo occidentale subito dopo il tramonto. Gli osservatori dell’emisfero settentrionale avrebbero una visione nettamente migliore di quello australe.

I nuovi scavi a Cuma… Le testimonianze greche della vita quotidiana

cuma-scavi-tuttacronacaA Cuma, sito archeologico della provincia di Napoli, nei pressi dei territori di Bacoli e Pozzuoli e localizzato nell’area vulcanica dei Campi Flegrei, è stato portato alla luce un mondo che riposava sotto la terra da  più di 2700 anni. Più precisamente, gli scavi si stanno effettuando nella zona compresa tra il Foro e le mura settentrionali della città antica. A scoprire i resti di quella che fu la prima colonia greca d’Occidente, e che si trovavano sotto i resti romani noti a tutti gli appassionati di archeologia, il gruppo di archeologi dell’Università l’Orientale di Napoli. La scoperta comprende anche dei resti di una cucina. Come spiega Matteo d’Acunto, alla guida del gruppo: “Sotto una stratificazione di centinaia di anni di storia, in appena 3,50 metri di profondità, al di sotto delle case romane, si conservano intatte le abitazioni di quel gruppo di greci che, avventurandosi in Italia meridionale  alla metà  dell’VIII secolo a.C., ha segnato la storia dell’Occidente, tra l’altro trasmettendo ai Latini l’alfabeto che sarebbe divenuto di gran lunga il più adoperato di tutto il continente. Proprio in questi giorni stiamo scavando un’abitazione risalente alla seconda metà dell’VIII – VII sec. a.C, con ben conservati i focolari e i vasi domestici un tempo adoperati per cucinare, mangiare e bere”. Tra i focolari che sono stati restituiti alla superficie, il più antico presenta un piano refrattario realizzato con frammenti ceramici in stile geometrico. Lo si stima risalire agli ultimi 25 anni del VIII secolo a.C.  Agli scavi a Cuma partecipano oltre 100 studenti dell’ateneo napoletano e di altre università italiane e straniere. I giovani non solo prendono parte agli scavi, ma anche a laboratori di conservazione di beni culturali. Lo stesso d’Acunto ha spiegato: “Stiamo lavorando con il pieno coinvolgimento di una ventina di collaboratori, tra assegnisti, specialisti, laureati e laureandi – al monumentale progetto di pubblicazione scientifica del complesso, che, per primo nella storia della ricerca a Cuma, offrirà un panorama diacronico di tutta la sua vita”. C’è solo una piccola rettifica da fare alle parole, per il resto bellissime ed entusiasmanti di d’Acunto… I Greci arrivarono un po’ prima  della metà dell’8° secolo A.C. in Italia… Infatti Pitecusa, la nostra Ischia, considerata la 1° colonia,  si fa risalire al 770 circa  A. C…  Cuma viene un po’ dopo, attorno al 725… come del resto testimonia il focolare degli ultimi 25 anni dell’8° secolo.

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Licheni e tumore. La scienza finisce nel mirino: inesattezze e bufale

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Oggi il web si riempie di quelle annoverate ormai sotto il nome di “bufala”. Spesso tale epiteto viene gettato in rete con la stessa facilità con cui circolano le vere notizie errate. Sembra quasi che ci sia una “guerra virtuale” tra coloro che mettono sul web notizie pseudo-scientifiche e coloro che prontamente le smentiscono. Ma se da una parte è vero che la divulgazione di alcune notizie a volte si basa su elementi non scientifici o errati, è anche vero che alcuni invece vogliono smentire a tutti i costi notizie che potrebbero essere scomode o sconvenienti e non si soffermano a leggere neppure la discussione nata intorno a determinate tematiche.

Ma forse la colpa non è dell’open access o, meglio, possiamo dire che la responsabilità di alcune divulgazioni non sia solo attribuibile alla possibilità di accesso gratuito alle informazioni, ma piuttosto bisogna verificare come mai sia in atto questa vera e propria “guerra virtuale” tra i presunti autori di bufale e i presunti “puri” antibufale. Se è vero infatti che una bufala può portare lucro e “notorietà” a chi la mette in circolo, non avviene lo stesso per chi sconfessa anche senza vagliare i dati spesso discordanti sull’argomento?

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Non è questo il caso però della bufala scientifica fatta emergere da La Repubblica, che invece sembrerebbe essere stata postata e ripostata anche su autorevoli giornali specializzati e in realtà si basa su uno studio scientifico privo di fondamento, secondo quanto riportato dal quotidiano.

Un autentico Far West fra le riviste accademico-scientifiche online cosiddette open access. I cui contenuti sono cioè disponibili più o meno gratuitamente al pubblico, specializzato o meno. Una situazione in mano al lucro, fatta di tante ombre e pochissime sicurezze, portata alla luce da un’inchiesta basata su uno studio scientifico del tutto privo di fondamento. A firmare sia l’inchiesta che l’operazione sotto copertura, il collaboratore di Science e biologo molecolare John Bohannon. La finta ricerca, dedicata al presunto effetto di alcune molecole estratte dai licheni sulle cellule tumorali, è stata volontariamente costellata di errori elementari. Tanto che qualsiasi recensore “con non più di una conoscenza in chimica da scuola superiore e l’abilità di capire lo sviluppo dei dati” avrebbe dovuto cestinarla in un batter d’occhio. Peccato non sia andata così: negli ultimi otto mesi, fra gennaio e agosto, ben 157 riviste online su 304 hanno accettato di pubblicare la clamorosa bufala scientifica. Spesso senza richiedere alcuna modifica al misterioso autore. La ricerca fittizia architettata dal cronista del magazine è stata infatti respinta da soli 98 comitati scientifici mentre devono ancora rispondere all’appello 49 testate. Di queste, 29 sembrano abbandonate a sé stesse e la restante ventina ha fatto sapere al giornalista di essere ancora in fase di valutazione.

L’inchiesta, pubblicata su Science, non ha lasciato nulla al caso. Bohannon ha realizzato versioni superficialmente diverse dello stesso paper  –  così si chiamano i documenti scientifici che vengono sottoposti all’approvazione delle riviste specializzate  –  pur tenendo fermi i contenuti, le conclusioni e i dati. “Il paper  –  spiega nel suo lungo servizio  –  ha preso questa struttura: la molecola X estratta dalle specie Y di licheni inibisce la crescita delle cellule tumorali Z. Per sostituire queste variabili ho creato un database di molecole, licheni e cellule cancerogene e ho scritto un programma per computer al fine di generare documenti diversi fra loro. A parte queste differenze, il contenuto scientifico di ogni paper è identico”. Il documento contiene in particolare un paio di esperimenti segnati da stravaganti inesattezze: uno è pieno di errori, l’altro, in teoria dedicato ad approfondire come l’uso di quelle molecole renda più sensibili le cellule alla radioterapia, perfino privo di conclusioni. Fra l’altro, Bohannon ha curato nel dettaglio ogni aspetto dell’operazione, visto che ha inoltrato le centinaia di proposte di pubblicazione, al ritmo di una decina a settimana, sotto falsa identità. Ha ideato infatti un ricercatore africano di fantasia, battezzato  Ocorrafoo M. L. Cobange, in forze all’altrettanto fantomatico Wassee Institute of Medicine. Come se non bastasse ha curato anche l’aspetto linguistico, dando al documento  –  grazie a una serie di risciacqui su Google Translate  –  un tono grammaticalmente corretto ma che desse l’idea di un autore non madrelingua inglese. Insomma: c’erano tutti i segnali per sbugiardarlo a una prima e perfino parziale lettura della sua proposta.

Quanto ai destinatari, sono finite nel mirino riviste formalmente dedicate alle scienze farmaceutiche o alla biologia, alla medicina generale e alla chimica. Nomi come European Journal of Chemistry o Journal of International Medical Research. Testate all’apparenza affidabili e spesso legate, a scorrere la catena di controllo, a titanici gruppi industriali come Elsevier,  il più grande editore mondiale in ambito medico, Sage o Wolters Kluwer. E invece spesso contraddistinte da board scientifici piuttosto oscuri, sedi misteriose e magari localizzate nei Paesi del Terzo mondo. Un terzo addirittura in India, che sembra il vero motore di questo genere di business della bufala, o almeno dell’imprecisione. Uffici e persone con cui è difficile entrare in contatto. Se non, questo il dato che accomuna il settore, nel caso del pagamento della tassa di pubblicazione. Quando una ricerca viene ritenuta affidabile e ne viene dunque deliberata la pubblicazione, il ricercatore è infatti tenuto a pagare un obolo che, nel caso di Bohannon, oscilla fra i 150 e i 3100 dollari. D’altronde è il modello finanziario sul quale si regge la Babele della scienza open access: “Dalle umili e idealistiche origini, circa un decennio fa, le riviste scientifiche open access si sono trasformate in un’industria globale, sorretta dalle tasse di pubblicazione richieste agli autori piuttosto che dai tradizionali abbonamenti  –  ha scritto Bohannon  –  molte di queste sono torbide. L’identità e la residenza dei direttori e dei revisori, così come i finanziamenti dei loro editori, sono spesso appositamente oscurati”. In sostanza, mentre le riviste scientifiche tradizionali si affidano a salati e spesso inaccessibili abbonamenti, quelle a libera consultazione vivono di questo scivoloso meccanismo. Che conduce a una facile equazione: più pubblicazioni uguale più guadagni.

“Se fossero finite nel mirino le classiche riviste in abbonamento  –  ha detto David Ross, biologo dell’università della Pennsylvania che più di un anno fa ha dato a Bohannon lo spunto per l’indagine  –  credo fortemente che si sarebbero ottenuti gli stessi risultati. Ma senz’altro l’open access ha moltiplicato questa sottoclasse di riviste e il numero delle ricerche che pubblicano. Tutti pensiamo che la consultazione libera sia un’ottima cosa, la questione è come arrivarci davvero”. Risultati sconfortanti, dunque, dal test: per il 60 per cento dei paper sottoposti al giudizio delle varie riviste non sembra esserci stata infatti alcuna revisione collettiva. In caso di rigetto la notizia può essere magari letta positivamente, ma nei tanti via libera collezionati  –  la regola, non l’eccezione  –  significa davvero che nessuno ha neanche letto lo sconclusionato documento. Anche quando qualche modifica è stata richiesta, ha raccontato il biologo, si è trattato spesso di spicciole questioni di formattazione, modifiche testuali, allungamento dell’abstract o di fornire qualche immagine in più. Appena 36 comitati hanno mosso obiezioni sulla sostanza scientifica della ricerca firmata dal professor Ocorrafoo Cobange.

Borse “da paura”: ricettacolo di e-coli e tracce di escrementi

borse-batteri-tuttacronacaImmancabile borsa. Accessori di moda, indispensabili, oggetti del desiderio. Che siano pochette, secchielli, capienti o in formato mignon, le borse sono compagne immancabili di ogni donna che dentro vi conserva una parte del suo mondo. Ignorando però il rischio in cui incappano ogni volta che v’infilano la mano. Un gruppo di ricercatori britannici ha infatti scoperto, prelevando dei tamponi dall’interno di borse, custodie di portatili e borsoni da palestra, che al loro interno si nascondono nemici tanto microscopici quanto pericolosi. Come e-coli mortali, batteri velenosi e tracce di escrementi. Tra gli intrusi anche lo streptococco fecale, che può causare la meningite, e pseudomonas, un’infezione ospedaliera comune. La causa va da ricercarsi nella scarsa igiene, con una donna su tre che ammette di non aver mai pulito la borsa. Mentre in molti la utilizzano per trasportare le scarpe o la biancheria intima sporca. Ma nella borsa poi ci s’infilano anche gomme da masticare: il rischio di incappare in effetti indesiderati per la salute diventa allora reale. Ha dichiarato Claire Powley, ricercatrice da Mentos: “I nostri risultati sono scioccanti. Già a maggio i ricercatori della Initial Washroom Hygiene avevano eseguito l’analisi batteriologica di un certo numero di borsette constatando che sono spesso contaminate da un discreto numero di batteri dei più diversi tipi. E’ dunque consigliato lavarsi le mani ogniqualvolta le si infilano dentro per prendere qualcosa. Ma c’è di più: a essere contaminati, altrettanto spesso, sono i prodotti di bellezza in esse contenuti come, per esempio, le creme per il viso o le mani, i rossetti. L’esame dei tamponi ha permesso di scoprire che tutte le borse in misura minore o maggiore erano contaminate, tuttavia il 20 per cento delle borse presentava livelli di contaminazione batterica piuttosto elevati. Oltre a questo, secondo la CBS, ad essere maggiormente contaminate erano le zone in cui vi erano riposti il telefono cellulare, e quelle dei cosmetici con crema viso e mani al primo posto per contaminazione, seguite da rossetto e mascara.

C’è chi compra le ricerche scientifiche per pilotare i nostri acquisti!

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Ma a questo mondo non si può credere proprio a niente? L’ennesima certezza crolla sotto i colpi di un articolo del Washington Post, ripreso da Repubblica: il cibo bio per bambini non è migliore di quello convenzionale. L’unica differenza sostanziale sta nel prezzo. Intendiamoci, non che il biologico faccia male, ma la differenza in termini di crescita e salute, nella nutrizione del bambino, la farebbe la variazione della dieta e non la rotazione delle colture, l’utilizzo del letame come concime, l’allevamento degli animali in spazi aperti e l’uso di mangini organici, da sempre motivi di vanto dei prododotti biologici. Questa la conclusione di Tiffany Hays del Johns Hopkins Children’s Center, supportata dagli studiosi dell’università di Stanford che l’anno scorso avevano pubblicato una ricerca su Annal of Internal Medicine, che aveva fatto discutere.

Gli studi pilotati magari dalle case che producono cibo non biologico che non vogliono perdere quote di mercato consistenti? E poi come può uno studio scientifico non considerare gli antibiotici dati agli animali quando non sono in regime biologico o le faglie inquinate dei terreni nelle colture convenzionali? I bambini assumono antibiotici e inquinamento nel momento della loro crescita e quale studio “serio e indipendente” può dire il contrario?

L’iceberg in riva al mare!

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Uno strano complesso residenziale sta sorgendo a Aarhus, in Danimarca. L’ispirazione è venuta direttamente dalla natura di questo luogo che affaccia direttamente sul mare. Gli studi di architetti che stanno lavorando su questo sito, JDS Architects, Cebra, SeARCH e Louis Paillard, hanno deciso di rielaborare la forma di un iceberg. “Palazzi ghiacciati” quindi pronti ad accogliere le famiglie che si trasferiranno in questo piccolo angolo di paradiso. Si cerca quindi di integrare sempre più l’edilizia con l’ambiente circostante, facendo anche attenzione all’ecosostenibilità sempre più al centro della tematica architettonica mondiale.

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STUPORE E GIALLO ALL’UNIVERSITA’ DI MILANO… trovato feto umano!

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Un feto umano è stato trovato in una cella frigorifera all’interno del dipartimento di biotecnologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Sul posto sono in corso i rilievi della polizia. A chiamare le forze dell’ordine è stata una dipendente. Il fatto a richiamato immediatamente lo stupore degli studenti e dei professori per lo strano ritrovamento. Al momento le ipotesi sono molteplici, soprattutto per il luogo in cui è stato rinvenuto… un dipartimento che potrebbe essere interessato a fare sperimentazioni segrete su feti umani.

I fiori si fanno pubblicità per attirare gli uccelli!

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Non solo colori e profumi: per attirare gli insetti che provvedono all’impollinazione i fiori emettono anche qualcosa di simile a messaggi pubblicitari, utilizzando segnali elettrici. A scoprire questo sconosciuto e sofisticato metodo di comunicazione è stato un gruppo di ricerca dell’università britannica di Bristol, il cui lavoro è pubblicato sulla rivista Science.

I colori vivaci, la forma e le fragranze sono le armi più note utilizzate dai fiori per ‘sedurre’ gli insetti impollinatori. A queste ora si aggiungono i segnali elettrici, finora sconosciuti, con i quali i fiori comunicano informazioni: un equivalente delle insegne al neon dei negozi.

Nonostante fosse noto da tempo che le piante producono un debole campo elettrico, nessun esperimento ne aveva mai dimostrato la funzione. Misurando le variazioni del potenziale elettrico delle petunie, i ricercatori hanno osservato delle modifiche del campo all’avvicinamento di api e bombi, a loro volta carichi elettricamente a causa dello sbattere d’ali nell’aria.
Dopo la ‘visita’ di un insetto, la carica elettrica del fiore rimane in questo nuovo stato modificato per alcuni minuti: probabilmente è un modo per avvisare gli altri insetti di non avvicinarsi in quanto già visitato. Questi segnali potrebbero quindi essere interpretati come una sorta di insegna al neon che, quando si spegne, indica che il ‘locale’ è temporaneamente chiuso.

Resta da comprendere, come spiegano gli stessi ricercatori, quali organi di senso permettano a api e bombi di riconoscere questi segnali elettrici finora sconosciuti. “Questo ‘nuovo’ canale di comunicazione – ha spiegato il coordinatore dello studio, Daniel Robert – rivela come i fiori siano in grado di informare onestamente i loro impollinatori sulla quantità delle loro preziose riserve di nettare e polline. L’ultima cosa che vuole un fiore è attrarre un ape e poi non riuscire a fornirle il nettare: una lezione di pubblicità corretta. In caso contrario, infatti, le api perderebbero presto interesse verso i fiori ingrati”.

I titoli falsi di Oscar Giannino!

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Fare per fermare il declino… ma con titoli falsi!

L’economista Luigi Zingales lascia “Fare-Fermare il Declino”, il movimento fondato insieme al giornalista Oscar Giannino. Lo ha annunciato lo stesso professore dell’Università di Chicago sulla sua pagina Facebook, accusando il giornalista di aver dichiarato “credenziali accademiche molto specifiche e, a quanto mi risulta, false”. “E’ con una disperazione profonda – scrive Zingales – che ho rassegnato le mie dimissioni da Fare per Fermare il Declino. Dopo aver avvisato i vertici ieri, lo faccio oggi in modo pubblico”.

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