L’assessore che lamenta lo stipendio troppo basso: 5440 euro

bonafede-ester-tuttacronacaEster Bonafede, assessore al Lavoro nella regione Sicilia che nella giunta Crocetta rappresenta l’Udc, sostiene che lo stipendio da 5440 euro percepito per fare l’assessore regionale sull’isola non sia sufficiente. Commentando gli effetti della delibera applicativa della spending review in vigore dal primo gennaio che ha ridotto anche le indennità, la Bonafede ha detto: “È un paradosso che un assessore regionale guadagni meno del suo capo di gabinetto, meno di un deputato e, in certi casi, perfino di un commesso, ma è così”. E ancora: “Oltre ai tagli orizzontali, gli assessori subiscono la tassazione dell’unica indennità percepita per intero. Così per quanto mi riguarda, il mio stipendio netto, con la tassazione al 44%, è di 5.440 euro mensili”. Ha quindi concluso: “L’attività di assessore non prevede pause e vacanze, meriterebbe un riconoscimento economico proporzionato al lavoro svolto, ai risultati ottenuti e all’assunzione delle responsabilità connesse. Di conseguenza tutti gli assessori della giunta tecnica avvertono, dall’entrata in vigore della legge, di essere discriminati, perché non viene riconosciuto loro nemmeno lo stesso trattamento dei deputati”.

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Se una casalinga venisse pagata… guadagnerebbe 7mila euro al mese!

Casalinga-stipendio-tuttacronacaDuro il lavoro delle casalinghe, che ricoprono i ruoli di cuoca, autista, insegnante, psicologa, contabile, manager, addetta alle pulizie, operaia, lavandaia, babysitter. A dire: 10 diversi lavoro a stipendio zero. Ma se così non fosse? Se percepissero uno stipendio? Il sito americano Salary.com ha calcolato un preciso algoritmo che dà come risultato uno stipendio mensile di quasi 7mila euro. Circa 83 mila euro l’anno. In pratica, le casalinghe rappresentano dei “tesoretti” di una famiglia media. Come riporta Repubblica, gli esperti hanno intervistato oltre sei mila donne, indagando sul tempo che dedicano ai dieci fondamentali lavori domestici ogni settimana. Una casalinga avrebbe cucinato per 14 ore settimanali a 10 euro l’ora. Si sarebbe trasformata in autista, per figli grandi e piccoli, per 8 ore alla settimana a 10 euro l’ora. Avrebbe impartito ripetizioni per 13 ore la settimana, alla stessa cifra. Non solo. Per tamponare le varie crisi familiari si sarebbe trasformata in psicologa almeno 7 ore alla settimana, a 28 euro l’ora, e in manager a 40 euro l’ora. A questo punto si sono moltiplicate le ore trascorse in ogni disciplina  con le tariffe medie delle diverse categorie professionali e ci si è reso conto che in media una casalinga guadagnerebbe quantoun quadro di un’azienda o un manager di buon livello: 6.971 euro al mese. Sfacchinando una media di 94 ore alla settimana, le “non lavoratrici” multitasking raggiungerebbero così un reddito annuo di 83 mila euro. Se poi si considera che le tariffe nelle grandi città sono più alte, la cifra lieviterebbe ulteriormente. Stando ai dati Istat, in Italia le casalinghe sono 4 milioni 879 mila. Una donna su sei. In parecchi casi sotto i 35 anni. Per tutte loro, considerate ingiustamente non produttive dal punto di vista economico, il sondaggio di Salary. com rivoluziona le cose e regala una bella gratificazione. “Se non ci fossero le mamme come farebbero molte famiglie a conciliare i vari impegni? Chi andrebbe a prendere i bimbi a scuola visto che gli orari non si conciliano mai con quelli degli uffici? La realtà è che fanno risparmiare parecchi soldi allo Stato”, ama commentare Tina Leonzi, fondatrice del Moica, Movimento italiano casalinghe. E dall’America arriva la conferma. “Sicuramente la posizione dell’Italia è insostenibile », aggiunge Alessia Mosca, capogruppo Pd nella Commissione Politiche Europee, da sempre attiva sulle questioni di genere, «senza contare il fatto che c’è moltissimo lavoro in Italia che viene fatto da quelle che vengono definite casalinghe ma in realtà non lo sono affatto perché aiutano il marito nella piccola azienda di famiglia. Ci troviamo così di fronte a occupazioni sommerse proprio in un Paese che ufficialmente ha il più alto tasso di casalinghe”. Come tutelare dunque il lavoro reale rispetto al non lavoro percepito? “Sicuramente un’ipotesi pensionistica sarebbe auspicabile, noi abbiamo più volte avanzato la richiesta che nell’età della pensione di ogni lavoratrice fosse riconosciuto uno sconto per ogni figlio avuto, ma anche un reddito minimo per quelle che non hanno un impiego sarebbe un segno di civiltà “.

L’intervista-sfogo di Oscar Farinetti: 8 euro all’ora non son pochi

oscar-farinetti-tuttacronacaE’ stato il Fatto Quotidiano a sottoporre il patron di Eataly, Oscar Farinetti, a una lunga intervista nel quale difende il salario da 8 l’euro l’ora dei suoi dipendenti, per poi passare ad attaccare l’Articolo 18 e a spiegare perchè chi lavora per lui viene perquisito a fine turno. Il problema alla base sono spese e tasse “pazzesche” e uno Stato che non aiuta. Questa l’intervista:

Eataly e Italia, secondo Natale detto Oscar Farinetti: “Io guardo il bello, voi il brutto. Io fatico e costruisco, voi denunciate e distruggete. Questa è la differenza”. Otto euro lordi per un’ora di lavoro, ci colpiva. Se mi vuole giudicare, la finiamo qua. Se mi vuole far passare per un idiota, la querelo. Mi lasci parlare. Ci ha dipinto come banditi e sfruttatori. Otto euro sono giusti o no? Giusti! Non mi sembrano pochi, il costo aziendale è pazzesco! Quanto vi pagano per un articolo? Ma sono infuriato perché a Eataly non si guadagna meno di 1.000 euro per 40 ore settimanali e le domeniche.

I ragazzi dicevano: “I festivi non ti fanno svoltare il mese”. Noi non chiudiamo mai, siamo accoglienti per la clientela e i dipendenti. I nostri ragazzi possono mangiare gratis. Ci costa un milione di euro e diamo pure la quindicesima. Siamo rivoluzionari: esportiamo il marchio italiano nel mondo, dove ci rispettano e dove non ci trattano così.

La stampa italiana vi è ostile? Ci hanno celebrato, correttamente. Ma voi sbagliate i calcoli. Qualcuno può avere uno stipendio di 800 euro o 500 se fa poche ore, tre o quattro al giorno, però a pieno regime nessuno va sotto i mille netti, circa.

E i contratti mensili? Entro due anni assumiamo tutti. Abbiamo dato un’occupazione a 3000 persone. Io non voglio creare un’azienda, fallire e mettere la gente in cassa integrazione. Non ci prendiamo dividendi, investiamo i nostri soldi e lo Stato non ci dà nulla. E voi, che buttate fango, ci fate passare per banditi. Un giorno, disse: “Grazie a Eataly, i ragazzi possono mettere su famiglia”. Possono, con mille euro? No, certo che no. Devono fare dei sacrifici. Se una coppia incassa duemila, però, ce la può fare.

Se lo Stato ci toglie un po’ di tasse e rende sexy assumere, allora possiamo anche aumentare gli stipendi. Quando staccano l’ul – timo turno di mezzanotte, le commesse vengono perquisite. Perché? Ha centrato un punto, devo ammettere. Cioè? Mi ha fatto riflettere per un’intera giornata. Lo facciamo a Roma perché gli spogliatoi sono vicini ai magazzini. Anche a Bari accade. Sì. Il problema è il senso civico: manca. E pure l’esempio, la politica che esempio mostra?

Controllare le borsette è da barbari, ma rubare non è più barbaro? Non mi dica il contrario. Perché lo fate? Non possiamo correre questi rischi, sappiamo che sono Il “ministro” di Eataly. Li abbiamo beccati, ma non voglio rendere pubbliche queste cose. Perché succede? Hanno un reddito basso. E chi ha un reddito basso e non ha coscienza civica è spinto a rubare. I giapponesi e gli americani non rubano. Ma io ci rifletto, davvero. Vuole rimediare? Sì, potremmo fare dei controlli a campione e poi arrivare a zero.

Non siamo criminali, non siamo come dite voi. La carne, conosce il settore? No. Mi spieghi. La carne la prendiamo direttamente dal contadino, e lo paghiamo bene, tanto. Le mozzarelle, come si chiama? Cosa? Un produttore di Caserta fa ottime mozzarelle. Ha pure fatto i nomi dei camorristi che lo minacciavano. La sua mozzarella è più buona, due volte. Facciamo i corsi per i ragazzi e gli anziani: gratis! Questo è servizio pubblico. Le sapete queste cose? Gli imprenditori italiani scappano, noi il denaro lo facciamo girare. E lo Stato non fa nulla.

Matteo Renzi vuole rivedere l’articolo 18, d’accordo? Certo, ci mancherebbe. Ma toccare un argomento così delicato, per come funziona l’Italia, ti costringe a parlare e parlare per sei mesi. Una roba che stanca: inutile. La questione è il lavoro garantito. Si chiamano tutele. Non mi comprende. Voglio dire che il lavoro garantito per chi non ha voglia di lavorare è un delitto perché i ragazzi che vogliono, e non possono, restano a casa. Il sindacato Cgil e l’articolo 18 sono un ostacolo? Sono un impedimento, di sicuro. E non voglio criticare la Cgil, o la Cisl o la Uil. Ma voglio dire chiaro, e mi ascolti, che le corporazioni hanno protetto i loro interessi e basta. Compresi Confindustria, artigiani, commercianti, associazioni varie. Gli italiani non si fidano più.

E tocca ai forconi? Io non ci andrei in piazza, non mi faccia questa domanda cretina. Però li capisco. La gente si organizza da sola. Ha notato che non ci sono più bandiere di partito o di sindacati? Farinetti è di sinistra? Un compagno, da sempre. Figlio di un partigiano. Renzi vuole rinunciare al finanziamento pubblico ai partiti, Eataly è pronta a sostenere il Pd? Sì, per quel che possiamo perché noi dobbiamo investire. Ma il vecchio modello va rivisto. Il Pd deve essere un club. Sarebbe? Non servono i militanti che danno 10 o 20 euro ogni anno. Ci vogliono poche centinaia di migliaia di iscritti che pagano 100 o 200 o anche 300 euro e in cambio ricevono dei servizi. Tipo? Ci vuole un organo di partito.

L’Unità ormai vende meno della Gazzetta di Alba. La puoi trasformare in settimanale o mensile e inviarla agli abbonati, che poi sono gli iscritti. Come valuta Enrico Letta? Bene, fa quel che può. Letta, Renzi, l’intellettuale Cuperlo e lo smart Civati possono guidare il paese. Renzi a Palazzo Chigi? Accadrà. Ha le qualità e l’onestà. Ma deve agire con questo gruppo. Una precisazione: io non sono l’eminenza grigia di Matteo. A volte non ci sentiamo per un mese. La prima riforma di Farinetti? L’Italia non ha tempo. Deve ridurre la spesa, eliminare studi e ricerche inutili, anche l’esercito, e incentivare il lavoro. Io dico che lo Stato, l’informazione, la magistratura, la tassazione e pure Equitalia non agevolano gli imprenditori. Grazie, arrivederci. Aspetti. Lo scriva, mi raccomando. Cosa? Non fate un titolo del ca**o a questa intervista.

Privati anche della tredicesima: 1/4 delle piccole e medie imprese non può pagarla

tredicesima-crisi-tuttacronacaPreoccupano i dati emersi da un’indagine dell’Adnkronos, che ha interpellato degli imprenditori presenti nelle diverse regioni italiane e dalla quale emerge che il 25% di loro non sono in grado di pagare la tredicesima o dovranno rimandere il saldo. Tra questi, più della metà segnalano che non pagheranno per la prima volta, avendo rispettato con puntualità l’appuntamento con la tredicesima negli anni scorsi, segno che le condizioni finanziarie di una porzione consistente delle piccole e medie imprese italiane sono peggiorate nel corso dell’ultimo anno. Quello che pesa a queste realtà sono soprattutto le tasse e le difficoltà di accesso al credito. Tra le ragioni indicate per ‘giustificare’ il mancato pagamento della tredicesima, infatti, prevale l’eccessiva concentrazione degli adempimenti fiscali in dicembre, indicata da 6 imprese su 10 fra quelle che non pagano; 4 imprese su 10 denunciano invece la mancata concessione da parte delle banche del prestito necessario a coprire l’esigenza di maggiore liquidità. La Cgia ha recentemente diffuso delle stime secondo le quali, tra pensionati e lavoratori dipendenti, saranno poco più di 33 milioni gli italiani che percepiranno quest’anno la tredicesima, per un totale di circa 37 miliardi di euro. L’importo che spetterà al singolo lavoratore, segnalano sempre gli artigiani di Mestre, è sostanzialmente invariato rispetto all’anno scorso. Anche il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, presentando i dati, ha denunciato il rischio che le pmi siano costrette a non pagare: “abbiamo la percezione che molti imprenditori potrebbero trovarsi in difficoltà nel pagare le tredicesime”.

La ciliegina sulla torta: Stop a pensione + stipendio e fondo per il debito

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La ciliegina sulla torta potrebbe arrivare da un emendamento del Pd a firma Castricone-Ginefra che trduce un proposta di legge  del presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia per bloccare coloro che pur essendo andati in pensione usufruiscono di uno stipendio e superino i 50mila euro. In questo caso la pensione sarà “congelata” e convergerà dentro al fondo di ammortamento del debito pubblico.

L’emendamento prevede il divieto ai

‘soggetti che percepiscono redditi da lavoro dipendente o autonomo o connessi con prestazioni di tipo professionale di percepire alcun trattamento pensionistico o indennitario avente natura periodica”.

La sospensione del cumulo stipendio-pensione vale secondo il testo

”per la durata di vigenza dei contratti di lavoro; fino al completamento della prestazione a loro richiesta sulla base di contratti di lavoro autonomo o di collaborazione di qualsiasi natura; per la durata dell’incarico di membro di organi di direzione o di controllo di società di persone, di capitali o cooperative a loro attribuito”.

Le somme che sarebbero dovute essere liquidate durante il periodo di sospensione dei trattamenti, sostiene l’emendamento, ”se poste a carico dell’Inps o di un’amministrazione statale sono conferiti al fondo di ammortamento del debito pubblico”; negli altri casi sono acquisite nel bilancio degli enti erogatori nei casi non ricompresi.

Ma chi ha la consulenza con privati, non c’è il rischio che la somma dovuta per la prestazione  venga erogata in modo poco trasparente? Non c’è forse il rischio che tale emendamento diventi un boomerang contro la lotta all’evasione?

45mila euro netti: lo stipendio “sobrio” della Melandri

melandri-maxxi-tuttacronacaErano state molte le polemiche a maggio, quando era stato annunciato che Giovanna Melandri, presidente del MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, dopo aver inizialmente proclamato che avrebbe ricoperto il ruolo a titolo gratuito (“Vado gratuitamente a rilanciare un’istituzione pubblica e da oggi querelo tutti quelli che parlano di spese folli. Voglio trasformare questo museo nella Tate Modern italiana. Ai miei detrattori do appuntamento fra tre anni per valutare insieme i risultati”), era tornata sui suoi passi spiegando che “avrebbe regalato il suo tempo” solo per un anno. Da ottobre, quindi, ha iniziato a percepire uno stipendio. L’ex ministro Pd ha ora deciso di tagliare la testa al toro e rivelare di persona quanto percepirà, trovando da subito una giustificazione: “C’è molto di importante e interessante a cui pensare – dice – Sono stata un anno senza stipendio, adesso lo avrò, sarà sobrio”. Poi, la cifra, che conferma le indiscrezioni circolate: “Guadagnerò 45mila euro netti all’anno, più o meno”.

Lo sguardo architettonico sulla politica: incontro tra Piano e Napolitano

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“Nel corso di un incontro privato – spiega una nota diffusa a sua volta da Piano al termine dell’incontro con il capo dello Stato – l’architetto e neo senatore a vita Renzo Piano ha illustrato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano i principali punti che saranno oggetto del suo impegno parlamentare. Nel suo ufficio di Palazzo Giustiniani il senatore Piano aveva già ieri riunito un gruppo operativo di lavoro costituito da personalità che hanno collaborato con lui nella realizzazione di importanti progetti in Italia e nel mondo”.

Ed è proprio nella riunione con i suoi più stretti partner che Piano ha non solo individuato “i primi concreti temi d’azione”, ma si è anche deciso di “coinvolgere annualmente giovani architetti di valore per l’ideazione e progettazione delle iniziative. Per questo scopo Renzo Piano devolverà il suo stipendio da senatore”.

“Credo nel ruolo della politica, che viene da Polis, la città – dichiara Renzo Piano – e credo anche che questa sia la strada giusta per mettere la mia esperienza al servizio del Paese. Un Paese bellissimo, ma proprio per questo motivo fragile e bisognoso di protezione”.

“Non ho aumentato nessuno stipendio, seguito regole Cgil”

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Il segretario del Pd Guglielmo Epifani, intervistato da Le Iene, specifica la sua posizione e a chi gli chiede conto del fatto che nel 2004 quando era Segretario Generale della CGIL avrebbe ottenuto un aumento di stipendio del 18% risponde: “Ma io non ho aumentato nessuno stipendio. C’è una regola del Cgil e quelle si sono applicate”.

“L’aumento dello stipendio della Cgil chi lo decideva?”, gli chiede la Iena Filippo Roma ed Epifani risponde: “In quel caso la segreteria”. “Quindi lei? La segreteria, se stesso”. “No, in CGIL la segreteria è la segreteria. Il segretario è il segretario. Il direttivo è il direttivo. Nel senso che è un’organizzazione”, precisa il segretario del Pd.

“Rientra nelle regole che c’erano, punto e basta. È inutile che stiamo facendo una storia su niente”, conclude Epifani.

 Benvenuti in Italia!!!

In tempo di crisi… il sindaco si raddoppia lo stipendio! E’ bufera

roberto-beggiato-tuttacronacaTempo di crisi, ma non per tutti. A Solesino, nel Padovano, la giunta comunale ha infatti deciso di raddoppiare l’indennità mensile del primo cittadino, Roberto Beggiato. Al sindaco, come si legge nella delibera pubblicata nell’albo pretorio del Comune, visibile on line, verrà un nuovo stipendio mensile di 2.509,98 euro lordi, ossia il massimo consentito dalla normativa. E’ stato Orfeo Dargenio, che nelle scorse amministrative ha sostenuto il candidato sindaco Elvis Bentani correndo nella lista Insieme per Solesino, il primo a commentare la notizia tramite Facebook, postando la delibera della giunta. “È bello sapere che ci sono bravi amministratori come il sindaco di Solesino, sindaci che sanno cosa è la crisi e in questo momento di problemi economici si raddoppiano lo stipendio. 1300€ non bastavano, come succede al 90% delle famiglie Italiane, ed allora portiamoli a 2600€ e così facciamo tornare i conti. Questa è la sana politica che vogliamo? Vergogna”. Lo stesso Beggiato ha risposto, stroncando le critiche che ritiene fatte a fini propagandistici e che reputa essere basate su informazioni non corrette.  “In seguito alla riduzione del numero di assessori e consiglieri comunali previsto dalla spending review, al conseguente aumento di deleghe di diretta responsabilità in capo al sindaco e per garantire un servizio migliore ai cittadini con la presenza quotidiana del sindaco in comune, la scelta effettuata è stata quella di prevedere per il sindaco un impiego a tempo pieno all’interno della struttura comunale”. Per tale motivo il primo cittadino, dipendente di Poste Italiane, ha fatto richiesta di aspettativa senza percepire nel frattempo alcuna retribuzione.  “Il compenso annuale è in linea con la retribuzione annuale percepita da Poste Italiane e facilmente verificabile dalla denuncia dei redditi degli anni precedenti – recita una nota – si fa notare che il compenso da sindaco non prevede tredicesima, quattordicesima e premio di produttività. Importante sottolineare che nessuno degli amministratori usufruisce dei rimborsi per spese di carburante, spese telefoniche e che sempre ha utilizzato i propri mezzi per le missioni amministrative”.  Nonostante le parole del primo cittadino, resta un fatto: gli assessori hanno, al contrario, deciso di dimezzarsi le indennità spettanti per legge e di ridurre ulteriormente, quindi di oltre il 50%, l’importo mensile lordo: 475,00 euro invece di 1.129,49.

Operai a 150 metri d’altezza per protesta: 8 mesi senza stipendio

operai-vinyls-sulla-torre-tuttacronacaDavide Zampieri (44 anni), Alessio Lucatello (53), Romeo Ferrari (38) e Giovanni Schirinzi (54). Sono loro i quattro operai della Vinyls di Marghera, a Venezia, saliti sulla torre, a 150 metri, per rivendicare gli stipendi arretrati e un progetto per il futuro. Gli uomini hanno raggiunto la fiaccola dell’impianto chimico ieri mattina e vi sono rimasti tutta la notte: “Resistiamo, vogliamo dare un segnale”. La protesta spontanea li ha visti equipaggiati con tenda e sacchi a pelo, proprio come agli esordi della crisi della Vinyls, oltre due anni fa. Quello che rivendicano è il mancato pagamento di 8 mesi di stipendio, oltre allo stallo della cassa integrazione. Visto che è da quasi due mesi che gli operai di Vinyls hanno abbandonato per protesta i presìdi di sicurezza, si tratta di almeno 10mila euro di stipendi non ricevuti.

AAA volontari cercasi alla NASA: 3500 euro per trascorrere 70 giorni stesi

volontari-nasa-tuttacronacaLa NASA alla ricerca di volontari per un esperimento che si svolgerà nel centro di ricerca ‘Faru’ presso l’università del Texas a Galveston. Lo scopo è quello di osservare come il corpo degli astronauti reagisce alle lunghe missioni spaziali in vista dei futuri viaggi interplanetari. Ma cosa dovrebbero fare i volontari, che guadagneranno circa 3.500 euro al mese? Starsene sdraiati con la testa leggermente in giù e i piedi un po’ alzati per 24 ore al giorno per 70 giorni. Questa posizione, infatti, sarebbe un modo valido per imitare le condizioni di una persona che viaggia nello spazio, per lunghe missioni, in assenza di gravità. I volontari saranno sottoposti a test si prima che dopo questo lungo periodo di riposo, al fine di valutare i cambiamenti che avvengono sia nel sistema cardiocircolatorio che nel sistema muscolo-scheletrico, dopo tanto tempo passato in posizione sdraiata.  Tali risultati saranno utili per comprendere quali compiti, tra quelli svolti nel corso di una lunga missione, potrebbero venire influenzati dai cambiamenti che avvengono nell’organismo durante il volo spaziale. Questo permetterà di capire quali contromisure ideare. Lo studio dovrà inoltre valutare l’efficacia di un nuovo programma di esercizio fisico per mantenere la massa e la forza muscolare, nonchè la salute delle ossa e la funzione cardiovascolare durante 70 giorni di riposo a letto che potrà rivelarsi utile che per gli astronauti.

Emergenza Grecia: 1 milione lavorano senza stipendio.

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Emergenza in Grecia per quel milione di cittadini costretti a lavorare senza stipendio per non perdere il posto di lavoro. Questo è l’ennesimo dramma che si sta vivendo nella nazione ellenica a seguito della crisi economica che ha portato il Paese a far registrare un picco record del 27,6% di disoccupati nel mese di maggio. A rivelare la tragica novità è stato   l’Ispettorato del lavoro dell’Ika (il maggiore istituto di previdenza sociale greco), secondo cui nel settore privato, su un totale di 1.800.000 dipendenti, solo 700mila ricevono lo stipendio, pur ridotto. Gli altri lavorano solo per non perdere il posto nella speranza poi di ricominciare a guadagnare se ci dovesse essere una ripresa.

Ika non precisa però se le aziende ritardano solo i pagamenti o invece non si sta affatto pagando il lavoratore. I ritardi nel pagamento degli stipendi vanno da un minimo di tre ad un massimo di 12 mesi, ma ci sono anche lavoratori che ormai temono di non essere mai più pagati e che il governo non farà nulla per difendere i loro diritti.

Dai dati dell’Ika risulta inoltre che quest’anno un milione di lavoratori greci si sono visti rifiutare dalle aziende il pagamento delle ferie e che, nonostante le norme in vigore e le multe che ogni tanto vengono inflitte ai datori di lavoro disonesti, i reclami da parte dei dipendenti sono piuttosto rari perché temono di essere licenziati e perché alle compagnie costa molto meno pagare le multe che gli stipendi degli impiegati.

Marino deluso dallo stipendio: pochi 4500 euro per il peso della Città Eterna sulle spalle

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Pedonalizzazione, a lavoro in bicicletta, tanti buoni propositi… ma forse poi arriva anche la cocente delusione dei romani che se avevano sperato in un sindaco che potesse davvero rivoluzionare una città che sta lentamente reclinando il capo ora si ritrovano invece con un sindaco che rivendica, dopo pochi mesi dalla sua elezione, uno stipendio troppo basso?

Ignazio Marino in un’intervista rilasciata al Venerdì di Repubblica ha affermato: “abbiamo esagerato con i tagli” e poi ha aggiunto “Non è un buon momento per le rivendicazioni salariali, ma prima o poi bisognerà riequilibrare” e poi elenca responsabilità e sacrifici “Amministriamo bilanci miliardari e responsabilità enormi.(…) Prima riunione alle 8 del mattino per l’agenda di giornata. Alle 23 l’ultima di bilancio. Poi a casa a mezzanotte. Niente mondanità. Sveglia alle sei del mattino. Dodici giorni di ferie per gli assessori, per me sette”. 

Insomma una vita d’inferno! Chi di noi può capire le sofferenze, le privazioni e le responsabilità del lavoro di un sindaco? Chi ha lo stress e il terrore di commettere un piccolo errore sul lavoro e trovarsi il giorno dopo senza lavoro? Il sindaco Marino non corre questo rischio, ma sicuramente ha il peso di una Città Eterna sulle spalle. Cosa ne sanno i romani che lottano tutto il giorno con il traffico in tilt, il parcheggio che non si trova, i bambini da accompagnare a scuola alle 8, la riunione di condominio alle 19.00, la cena alle 20,00, il turno di notte e i soldi che non bastano? 4500 euro per un romano cosa sono? Chissà se c’è qualche disoccupato, laureato, che si sacrificherebbe per una somma del genere?

«Probabilmente l’atmosfera estiva ha fatto cadere nell’oblio le lamentele di Marino sul suo stipendio che, come confidato ad un settimanale, ritiene troppo basso, ripromettendosi in futuro di riequilibrarlo. Penso che parole del genere siano uno schiaffo in faccia a quanti, anche svolgendo il loro lavoro meglio dell’attuale sindaco di Roma, faticano ad arrivare alla fine del mese». Ad accendere la miccia della polemica è Gianni Sammarco, deputato e coordinatore Pdl di Roma che sottolinea: «A Marino non basta utilizzare Roma come trampolino di lancio personale, vuole anche essere pagato di più per essersi scomodato ad amministrare la Capitale». Il riferimento è a un’intervista rilasciata dal neo sindaco di Roma in cui ritiene inadeguata la busta paga ricevuta per il primo mese e mezzo di lavoro: circa 4.500 euro netti.

Belviso: facciamo una colletta per Marino. A Sammarco fa eco la presidente del gruppo Pdl in assemblea Capitolina, Sveva Belviso:«Dopo la finta pedonalizzazione, Marino ha scoperto un’altra emergenza: il suo stipendio – dice ironica – Se, in tempi di crisi così drammatica, e dopo anni di laute retribuzioni da parlamentare, aveva intenzione di chiedere un aumento di stipendio avrebbe potuto inserirlo nel suo programma elettorale informando correttamente i cittadini delle sue intenzioni. Data la drammaticità della sua situazione, ho deciso di promuovere una colletta. Aiutiamo Marino, visto che ha così bisogno».

Augello. «In una fase di crisi come questa – dice il senatore del Pdl, Andrea Augello – abbandonarsi a meste riflessioni sulla scarsa consistenza del salario del sindaco di Roma, con annessa autocritica su un recente passato da tagliatore dei costi della politica, è più di quanto ogni opposizione possa sperare confidando nell’autolesionismo comunicativo di un sindaco. La cosa si commenta da sola, nel senso che è impossibile aggiungere altro».

Lista civica per Marino: Belviso faccia una colletta per Alemanno. «Se Sveva Belviso ha tanta voglia di organizzare una colletta – ribatte Luca Giansanti, capogruppo della Lista Civica Marino in Campidoglio – ne faccia una per l’ex sindaco Gianni Alemanno che, un minuto dopo esser stato cacciato dagli elettori, ha detto di non riuscire a vivere con lo stipendio da consigliere. Succede a chi non hai mai avuto una professione a parte la politica».

Cozzoli: Marino pensi alle esigenze della città. «Dopo solo due mesi di lavoro – commenta il consigliere comunale della lista CittadiniXRoma, Ignazio Cozzoli – Ignazio Marino dice di avere esagerato nella battaglia per i tagli ai costi della politica e si lamenta del suo compenso, dichiarando che al più presto sarà necessario riequilibrare gli stipendi. L’unica cosa di cui deve occuparsi il sindaco, a mio avviso, è trovare soluzioni concrete alle emergenze e ai problemi dei cittadini romani, non di certo del suo stipendio o di quello del suo staff».

Pentastellata vuole devolvere lo stipendio alle famiglie delle vittime di femminicidio

offerta-femminicidio-tuttacronacaL’Associazione vittime femminicidio, Avf, ha reso noto che una deputata del M5S vuole devolvere il suo stipendio da parlamentare a favore delle famiglie indigenti delle vittime di femminicidio. L’associazione ha definito l’intenzione della grillina del Nordest, che vuole restare anonima perchè il suo gesto “potrebbe essere equivocato”, come “ammirevole e di grande significato sociale”. E questo, sostiene, “in un periodo storico di considerevole disaffezione per la politica e per i politici in generale”. L’Avf, che ha sede a Milano, pur essendo nata da pochi mesi è già operativa in alcune grandi città e il suo scopo è di tutelare e fornire assistenza gratuita a tutte le donne vittime di violenza, grazie a un team di esperti che fornisce assistenza psicologica e legale alle vittime ed alle famiglie.

La protesta a 30m d’altezza: 6 uomini su una gru a Cologno Monzese

operai-gru-colognomonzese-tuttacronacaUn ingegnere e cinque operai sono saliti questa mattina, poco prima delle 8, su una gru all’interno di un cantiere in viale Toscana a Cologno Monzese (Milano). La protesta a 30 metri d’altezza è contro l’impresa titolare del cantiere dove stavano lavorando, colpevole di non aver provveduto al pagamento degli stipendi. Sul posto sono presenti gli uomini del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri.

I lavoratori senza stipendio tentano di bloccare la A1

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Circa 200 lavoratori dei consorzi di Bacino hanno tentato di bloccare l’autostrada la A1 Napoli-Bologna, all’uscita del capoluogo campano. La protesta era volta a sensibilizzare le amministrazioni locali per il mancato  pagamento degli stipendi dei lavoratori. Il blitz tentato questa mattina è stato immediatamente bloccato dalle forze dell’ordine. Ora i lavoratori sono vicino al Punto Blu dell’autostrada e stanno comunque cercando di sollevare l’opinione pubblica sul loro problema. In questi giorni di esodo estivo, una protesta sulla più importante arteria che collega il nostro Paese da nord a sud metterebbe in ginocchio buona parte del traffico vacanziero e degli approvvigionamenti su gomma.

La Melandri e lo stipendio… Maxxi! Ma non ci andava “gratuitamente”?

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Giovanna Melandri, bisogna ammetterlo, è stata lungimirante: immaginando che, dopo cinque legislature e non aver brillato come ministro dei Beni Culturali, difficilmente ci sarebbe stato ancora un seggio per lei in Parlamento, si è guardata intorno, trovando un modo per assicurarsi un posto nella schiera degli intellettuali. Ad aiutarla, il professor Ornaghi, suo successore al Ministero che, nell’ottobre 2012, l’ha nominata presidente del Maxxi, il museo di arte contemporanea di Roma che, nelle giornate della Festa del Cinema, ospita una sezione del festival. Come riporta La notizia: “Una scelta che aveva subito fatto storcere la bocca a quasi tutti, suscitando più di un legittimo interrogativo sulla congruità del suo curriculum per un incarico così delicato.” La Melandri ha avuto la risposta pronta: “Vado gratuitamente a rilanciare un’istituzione pubblica e da oggi querelo tutti quelli che parlano di spese folli. Voglio trasformare questo museo nella Tate Modern italiana. Ai miei detrattori do appuntamento fra tre anni per valutare insieme i risultati”.Ma cosa ancora ci si può aspettare se, come ha fatto notare Dagospia, già in pochi mesi si è rimangiata la parola? Perchè, negli ultimi giorni di vita del governo Monti, il ministro Francesco Profumo ha cambiato la destinazione d’uso della struttura: il Maxxi non è più solo un museo, ora si avvale anche del titolo “ente di ricerca”, proprio come aveva proposto la Melandri, e creando così le premesse perchè potesse incassare quello stipendio che aveva giurato di non volere. E’ stata lei stessa a confermare l’indiscrezione parlando di “un’ottima soluzione per il Maxxi, che così può ampliare la sua rete di rapporti con analoghe istituzioni internazionali e sviluppare la sua innata vocazione di centro di studio e ricerca, anche nel contesto europeo”. E lo stipendio? “Personalmente avevo promesso al ministro Ornaghi che avrei regalato un anno del mio lavoro per il rilancio del Maxxi. E così sarà”. Praticamente: da ottobre arriva la busta paga! Sempre La Notizia fa sapere che “la sua addetta stampa Beatrice Fabbretti, sorpresa dalla polemica mentre si trovava a Venezia, dichiara che «la questione dello stipendio non è mai stata posta all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione. Escludo quindi che sia mai stato stabilito l’ammontare di un eventuale compenso per la presidente Melandri. Da quanto ne so, non se n’è mai parlato. Posso aggiungere qualcosa?» Prego. «Io credo che una persona che si occupa del Maxxi 24 ore su 24 e non solo per partecipare di sfuggita ai consigli di amministrazione meriti un compenso. Si sbatte, briga, fa, studia, incontra, cerca sponsor… Perché non può avere uno stipendio?».” Forse solo perchè l’aveva detto lei?

Un tapiro per Greggio? La magistratura indaga sui suoi stipendi…

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Ufficialmente è residente a Montecarlo Ezio Greggio, storico conduttore di Striscia la notizia, motivo per il quale la Rti spa, società del gruppo Mediaset, gli ha pagato lo stipendio con un regime fiscale agevolato. Ma Greggio ha anche una villa a Lesmo, in Brianza, e buona parte dell’anno è impegnato negli studi di Cologno Monzese per le registrazioni del tg satirico. E, come scrive il Corriere, è “difficile immaginare un pendolarismo quotidiano Montecarlo-Milano”. Potrebbe essere quindi una residenza di comodo quella nel paradiso fiscale bergamasco? Gli ispettori del Fisco sembrano sospettarlo, visto che Greggio si è ritrovato sotto inchiesta a Monza, dove i pm hanno ricevuto le informazioni raccolte negli ultimi mesi dall’Agenzia delle Entrate. E’ sempre il quotidiano a spiegare che “L’inchiesta riguarda cifre che superano i 20 milioni di euro accumulate negli ultimi cinque anni, considerando lo stipendio percepito per condurre Striscia, e altre partecipazioni ai programmi Mediaset. Al vaglio dei magistrati, inoltre, è finita anche una società con sede in Irlanda, nella quale sarebbero confluiti parte degli stipendi di Greggio.” Pronta la risposta del conduttore, che ha risposto con una nota ufficiale: “Ma per favore! Da oltre 20 anni risiedo a Monaco, come tutti sanno, e quando lavoro in Italia pago le tasse dal primo all’ultimo centesimo. Si tratta di una non notizia; il volpino non sono io, e parafrasando Totò: io pago, io pago!”.

LE VERGOGNE ITALIANE… 7,4 mln di euro a Marchionne

sergio marchionne- stipendio- tuttacronaca

Colui che minaccia i licenziamenti, che chiede la cassa integrazione prende  7,4 mln di euro per ricoprire 2 incarichi da amministratore delegato: Fiat e Fiat Industrial. Avrà il complesso del superuomo con uno stipendio del genere… ecco perchè si permette di ricattare lo Stato italiano e minacciare i lavoratori.

La somma di Sergio Marchionne è stata resa nota dalla Relazione sulla Remunerazione pubblicata sui siti internet dei due gruppi. In particolare, per Fiat ha ricevuto un compenso fisso complessivo di 2,5 milioni di euro, uguale a quello percepito nel 2011. Il compenso variabile, a obiettivi raggiunti, è stato di 2 milioni di euro.

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