Nuovi guai per D&G: Peter Fonda ha sporto denuncia!

d&g-fonda-causa-tuttacronacaDopo le polemiche dei giorni precedenti tra gli stilisti e il Comune di Milano, nuovi guai all’orizzonte per Dolce & Gabbana. Peter Fonda ha sporto denuncia presso la Corte Superiore della California contro la griffe.  L’attore americano chiede un risarcimento di 6 milioni di dollari e la cessione dei proventi della vendita di una linea di magliette prodotta dal marchio italiano ispirate a Easy Rider, il film cult del 1969 interpretato da Dennis Hopper, Jack Nicholson e lo stesso Peter Fonda. Nella denuncia l’attore ha preso di mira anche la Nordstorm, la società di distribuzione dei capi d’abbigliamento che, assieme a D&G, dovrebbe quindi versare la cifra.

Ma nel capoluogo lombardo la querelle, intanto, prosegue. Gli stilisti hanno ripercorso la vicenda giudiziaria in un’intervista al Corriere della Sera. In primo grado, sono stati condannati in primo grado per omessa dichiarazione al fine di evadere le imposte. Ora loro ripetono:  “Per l’infedele dichiarazione dei redditi nel penale siamo stati assolti perché il fatto non sussiste. Lo stesso giudizio del gup per l’omessa dichiarazione: il fatto non sussiste”. Quindi l’annuncio: “Se la condanna a 400 milioni di multa sarà confermata, chiudiamo. Non saremmo in grado di resistere”. Ma gli stilisti spiegano anche di essere estranei alla vicenda che vede la vendita di un loro marchio a un prezzo di mercato guardato con sospetto dalla finanza e ribadiscono che tutto è stato fatto in modo legale. Dolce ritorna sullo scambio di fuoco con l’assessore. “Magari io non avrei scritto “fate schifo” scegliendo parole diverse. Ognuno ha il suo temperamento. Ma sulla decisione di chiudere per indignazione, pagando regolarmente i dipendenti, sia chiaro, siamo stati d’accordo. Non ne potevamo più”. Ancora una volta, ribadiscono un concetto a loro caro: a differenza di altri, non hanno residenze fittizie all’estero ma da sempre vivono nel nostro Paese, inoltre “Abbiamo due imbarcazioni, ormeggiate in porti italiani e battono bandiera italiana”.

D&G riaprono i negozi… e la Lega raccoglie firme contro Pisapia

dolce-gabbana-lega-tuttacronacaLa Lega approfitta della riapertura dei negozi Dolce&Gabbana, dopo tre giorni di serrata per “indignazione”, per avviare una raccolta firme a sostegno dei due stilisti e contro l’assessore Franco D’Alonso e il sindaco Giuliano Pisapia. Un gruppo di rappresentanti del Consiglio Comunale di Milano della Lega si è infatti riunito oggi davanti alla boutique di corso Venezia esponendo anche una bandiera della Lega e un cartello che recita: “Raccolta firme. Pisapia caccia D&G ma firma contratti con occupanti abusivi. La Lega dice no”. Il capogruppo al Consiglio comunale, Alessandro Morelli, ha spiegato: “Presentiamo una mozione per dire che se il sindaco si comporta così con le eccellenze del made in Italy allora faccia lo stesso con tutti quelli che hanno situazioni di illegalità, come gli occupanti abusivi”. Luca Lepore, consigliere comunale, mostrando un foglio con la stampa ‘D&G D’Alfonso e Gang’ aggiunge: “D’Alfonso dice che con questa storia Dolce e Gabbana si sono fatti pubblicità, allora noi la facciamo a D’Alfonso, ma la facciamo negativa”. Tra i primi firmatari una negoziante della zona Brera che fa anche parte del gruppo ‘Commercianti contro area C’: “I turisti stanno scappando, il centro è sfasciato ed è pieno di graffiti. Noi del comitato avremmo dovuto fare una serrata come l’hanno fatta D&G. Dobbiamo trovare un modo per far cadere il sindaco”. Per quello che riguarda i dipendenti, nessuno parla, anche perchè “non siamo autorizzati a parlare dell’azienda e siamo stati invitati a non fare commenti sulla vicenda”. A sbilanciarsi è invece il direttore del Martini Bar, Mirko Caria: “Io e l’intero staff avalliamo al 100% la decisione degli stilisti e sosteniamo la loro protesta contro il Comune”. A quanto si dice dietro le vetrine delle boutique di Dolce&Gabbana, i clienti oggi non hanno fatto tante domande sulla chiusura straordinaria, ma da quel che si sente dire sui marciapiedi, non tutti hanno digerito il comportamento dei due contendenti. Se le dichiarazioni di D’Alfonso sono state “l’ennesima sparata politica”, dicono alcuni clienti appena usciti dai negozi, la chiusura di tre giorni è stata “forse un’esagerazione”. Per quel che riguarda Pisapia, la polemica “è assolutamente terminata e finita”. Il sindaco ha proseguito “Loro questa mattina hanno riaperto i negozi e spero che adesso finiscano le polemiche e si guardi avanti nell’interesse della città, della moda, della collettività e del paese”. Il sindaco ha precisato inoltre di avere invitato, attraverso il direttore generale della maison, i due stilisti a Palazzo Marino “per parlarci e chiarirci, basta con le polemiche”. Gli stilisti non hanno ancora confermato la loro presenza all’incontro che dovrebbe aver luogo mercoledì. A chi gli ha chiesto perchè in un’intervista apparsa ieri su La Repubblica si fosse definito ‘indignato’ ha poi risposto: “chi dice che Milano fa schifo non può che fare indignare non solo il sindaco ma tutti i milanesi”. Sulla vicenda è entrato anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha dichiarato: “Mettiamo a disposizione i nostri spazi. Mi sembra una follia, un’azione masochistica dire di no a chi rappresenta i marchi d’eccellenza, specie in un momento di crisi”. Ha poi concluso: “Spero che il Comune di Milano faccia un ravvedimento operoso”.

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Pisapia: Dolce e Gabbana dovrebbero chiedere scusa a Milano

pisapia_d&g-tuttacronacaContinua la tensione a Milano e anche il sindaco Pisapia, che ha tentato di mantenere i toni bassi per giorni, ora si è stancato. Dopo la serrata delle vetrine di Dolce e Gabbana e la loro “indignazione” contro la città di Milano, ha spiegato a Repubblica: ” Adesso basta, gli indignati siamo noi. La reazione di Dolce e Gabbana è decisamente sopra le righe, inaccettabile: dovrebbero chiedere scusa a Milano”. Per il Primo Cittadino, quello che manca sono i presupposti per una simile reazione: “Se la prendano con la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate, i pubblici ministeri e la stampa. Da ultimo con la città di Milano”. Anche perché, ricorda Pisapia, “la frase infelice dell’assessore è stata chiarita immediatamente”. E poi, “se si sono sentiti offesi potevano prendersela con lui (D’Alfonso, ndr). Che c’entra “Milano fai schifo”? Per la moda facciamo tantissimo”.

Continuano le polemiche a Milano: Dolce e Gabbana riconsegneranno l’Ambrogino

dolce-gabbana-protesta-milano-tuttacronacaNon si placa l’ira di Dolce e Gabbana dopo le parole, riportate da alcuni quotidiani, dell’assessore al Commercio Franco D’Alfonso secondo cui il Comune non avrebbe concesso spazi a evasori come loro. Ora non solo Stefano Gabbana si dice disposto a riconsegnare l’Ambrogino d’oro ricevuto nel 2009, “Per quanto riguarda l’Ambrogino d’oro – si legge in Twitter – ci è stato richiesto indietro in quanto ‘presunti evasori’. E a tempo debito lo ridaremo volentieri”, ma gli stilisti hanno anche acquistato, su alcuni quotidiani, una pubblicità. In questi spazi spiegano le ragioni che li hanno portati a chiudere le loro attività a Milano come protesta contro il Comune. Nello spazio, inoltre, è riportato un testo in cui i loro avvocati presentano la loro versione sulle richieste del fisco e sulla condanna di primo grado a un anno e otto mesi che “ovviamente – sottolineano – sarà impugnata”. Gabbana ha inoltre postato in Twitter una foto della pagina accompagnandola con la didascalia: “La verità”.

“Chiuso per indignazione”: D&G abbassano le serrande a Milano

D&G-serrata-tuttacronacaContinua lo scontro tra il Comune di Milano e gli stilisti Dolce e Gabbana, iniziato con le dichiarazioni dell’assessore al Commercio Franco D’Alfonso (“Qualora stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali il Comune dovrebbe chiudere le porte, la moda è un’eccellenza nel mondo ma non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali”) e proseguito con un tweet di Stefano Gabbana (“Fate schifo”). L’assessore ha poi spiegato: “Era una frase estrapolata da una conversazione informale riguardante argomenti generali, che non esprimeva l’opinione dell’Amministrazione. La presunzione di innocenza vale per tutti”. Il sindaco Pisapia è quindi intervenuto a sua volta: “La battuta dell’assessore D’Alfonso è stata improvvida, ma la reazione di Stefano Gabbana è stata ingenerosa”. “Milano è la capitale della moda, un settore che sosteniamo con piena convinzione e massimo impegno”. Oggi i due stilisti hanno risposto con la pratica: chiuse le boutique milanesi. “Chiuso per indignazione”, con tanto di traduzione in inglese, è la scritta che appare in vetrina su grossi cartelli. Sotto, l’articolo con le dichiarazioni incriminate.

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Stefano Gabbana attacca il comune di Milano con un tweet

gabbana-milano-tuttacronacaSu un articolo del quotidiano Il Giornale, si legge una dichiarazione dell’assessore comunale alle Attività produttive Franco D’Alfonso: “Qualora stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali, il Comune dovrebbe chiudere le porte, la moda è un’eccellenza nel mondo ma non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali“. Stefano Gabbana ha risposto via Twitter, inveendo contro il Comune di Milano e allegando una foto del giornale che ritrae l’articolo incriminato. Lo stilista ha cinguettato: “Comune di Milano Fate schifo!!!”

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Il fisco colpisce Dolce e Gabbana!

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Dolce e Gabbana perdono il secondo round con il fisco, e sono condannati in appello a pagare una maxi multa da 343,4 mln di euro più interessi. La commissione tributaria di Milano ha confermato la sentenza di primo grado, del novembre 2011, respingendo il ricorso presentato dai legali dei due stilisti e facendo segnare un altro punto a favore dell’Agenzia delle Entrate. La giustizia tributaria, nella sentenza conferma la “condotta di un abuso di diritto posta in essere al solo scopo di procurarsi un vantaggio fiscale”.

Il contenzioso ha origine nel marzo del 2004, quando Domenico Dolce e Stefano Gabbana costuituiscono una società in Lussenburgo, la ‘Dolce & Gabbana Luxemburg sarl, che a sua volta costituisce la societa’ Gado sarl. Quest’ultima acquista dagli stessi stilisti, al prezzo di 360 milioni di euro, alcuni marchi e successivamente, con un contratto di licenza, concede a un’altra società (la Dolce & Gabbana srl) il diritto di sfruttamento dei marchi in esclusiva e dietro il pagamenti di royalties.

Questa serie di operazioni sospette non sfugge all’Agenzia delle Entrate, che nel 2007 mette in moto la sua macchina. Nel 2010 gli 007 del fisco accusano gli stilisti di aver messo in funzione una “cassaforte costituita ad hoc”, cioè la Gado sarl, per “attuare una pianificazione fiscale internazionale illecita finalizzata al risparmio d’imposta”.

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