Fassina: “In Facebook minacce e auguri di morte a mia madre”

stefano-fassina-tuttacronacaL’ex vice ministro per l’economia Stefano Fassina, ospite questa mattina negli studi di Radio Città Futura, ha dichiarato: “Sono arrivato ad avere sulla mia pagina di facebook minacce ed auguri di morte per mia madre: non è una discussione politica, c’è un clima pesante e la presidente Boldrini ha fatto bene a dire basta”. E assicura: “Non procederò per le vie legali le nostre deputate si sono invece rivolte alla magistratura e credo abbiano fatto bene. Penso che le risposte che dobbiamo dare sono le riforme: dimostrare che le istituzioni sono in grado di fare le riforme – ha proseguito il deputato Pd – perchè qui non facciamo più i conti con un dissenso anche radicale, ma con una forza che vuole distruggere”. Per quel che riguarda la legge elettorale, Fassina ritiene siano almeno due i punti fondamentali da modificare nel passaggio alla Camera della proposta di legge: “intervenire sulle liste bloccate, anche con diverse soluzioni, e poi non sottovalutare l’aspetto della rappresentanza di genere, inserendo l’alternanza di genere nelle liste, altrimenti nel prossimo parlamento vedremo una caduta verticale della presenza delle donne”.

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Le dimissioni di Fassina. Renzi: “Siano politiche”

renzi-fassina-tuttacronacaIeri le dimissioni del viceministro dell’Economia Fassina hanno creato uno strappo che mette in agitazione tanto il Pd che il Governo e il nuovo segretario del partito, Matteo Renzi, torna a prendere la parola. Lo fa con un lungo post in Facebook, nel quale spiega che “Noi rispondiamo agli elettori delle primarie, non alle correnti del Pd. Fassina spiegherà le proprie dimissioni, io non rinuncio alle battute. Fassina oggi mi accusa di ‘avere una visione padronale del partito’: non me ne ero accorto quando si trattava di confermare i capigruppo o di scegliere il presidente dell’assemblea o di tenere aperta la segreteria anche a persone non della maggioranza”.

facebookIl tutto è iniziato con un sms inviato ieri pomeriggio da Stefano Fassina, sostenitore di Cuperlo, al Premier Letta: “Enrico, mi dimetto”. In precedenza, Renzi aveva sfidato il Nuovo Centrodestra di Alfano sul tema delle unioni civili mentre aveva risposto con una battuta a un giornalista che, riguardo il rimpasto di governo, nominava il viceministro dell’Economia: “Fassina chi?” Le dimissioni, tuttavia, restano problemi del Pd, concetto ribadito da Alfano che ad Avvenire dice: “Fassin è un viceministro del Pd che lascia un governo guidato da un premier Pd dopo uno scontro con il segretario del Pd. Devo commentare?”

“Fassina… Chi?”, la reazione di Renzi

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Al giornalista che gli stava chiedendo “So che è allergico al termine rimpasto, ma Fassina…”, Matteo Renzi ha abilmente interrotto la domanda e ribadito “Chi?” Questa la reazione del sindaco di Firenze che sembra voler proprio tagliare i ponti con il “vecchio” Pd e promuovere una nuova immagine del suo partito, a iniziare dalla trasferta della segreteria. Intanto il viceministro all’economia ha deciso di dimettersi e la sua decisione è irrevocabile.

 

Irrevocabili! Fassina presenta le dimissioni: Pd spaccato!

Fassina-dimissioni-tuttacronacaAppena qualche giorno fa, il 2 gennaio, Stefano Fassina diceva: “Il congresso del Pd segna una svolta inequivocabile. Non solo è legittimo ma è anche un dovere politico che le straordinarie energie positive che si sono mobilitate alle primarie, soprattutto grazie a Renzi, incidano per una svolta del governo. Tutti vogliamo che una svolta ci sia, ma dobbiamo discutere e capire bene cosa voglia dire in concreto” Il viceministro dell’Economia spiegava: “Ho letto i temi su cui intende concentrarsi la nuova segreteria e mi paiono condivisibili. Ora bisogna sviluppare i titoli per costruire l’agenda del Pd e favorire quel cambio di passo che viene richiesto al governo. Ma una cosa deve essere chiara: non si può andare avanti con questo gioco in cui dalla segreteria Pd si fanno delle caricature distruttive dell’azione del governo, mentre autorevoli ministri si arrampicano sugli specchi con interpretazioni minimali di questi attacchi, che paiono imbarazzanti e persino poco dignitose. È un giochino insostenibile “. Oggi il viceministro è tornato a parlare del rimpasto, assecondando lo sprint di Matteo Renzi che molti invece tentano di fermare. A Repubblica Fassina ha affermato: “È doveroso che la nuova segreteria guidata da Renzi segni l’agenda di governo. E siccome le idee camminano sulle gambe di uomini e donne, il nuovo programma va di pari passo con una nuova squadra a Palazzo Chigi”. A una condizione: “Basta che lo si faccia in modo costruttivo, per esempio portando le proposte su legge elettorale e lavoro prima in direzione e poi fuori, e non viceversa”. Per dimostrare di fare sul serio, il viceministro mette sul tavolo la propria lettera di dimissioni: “Sono prontissimo a mettere il mio mandato nelle mani di Letta e del segretario del Pd”. E spiega il suo ragionamento: “C’è una valutazione politica che lo impone: la squadra nel governo Letta è la fotografia di un Pd archiviato dal congresso. Ora il partito nato dalle primarie è un’altra cosa, c’è un altro leader che legittimamente punta a una discontinuità con quel gruppo di ministri e con quel programma”. Fassina lancia poi l’affondo nei confronti della sua stesasa compagine di governo: “Pure autorevoli ministri fanno finta di raccogliere stimoli positivi da quelle che in realtà sono soltanto bordate polemiche. Ecco perché serve un chiarimento, nella prossima riunione della direzione del Pd, sul rapporto fra il governo e il partito uscito dalle primarie”. Ora, le dimissioni di Fassina sono state presentate, un duro colpo per il governo Letta. “Lascio il mio incarico – ha detto – dopo le parole del segretario Renzi su di me. Non c’è nulla di personale”. “Le parole su di me – ha infatti spiegato – confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c’è nessuna questione personale, si tratta di una faccenda puramente politica. E’ un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un’altra posizione”.

C’era una volta “a mia insaputa” ora è “non ce ne siamo accorti”… sulle pensioni!

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Drammatico, ma anche involontariamente umoristico così lo descrive Alberto Stasera su Repubblica il grande taglio populista alle pensioni d’oro che casualmente ha lasciato invariate quelle dei politici. Al centro della polemica di Stasera il viceministro Stefano Fassina:

Nonostante il volto perennemente imbronciato, il viceministro dell’Economia Stefano Fassina è capace di irresistibile umorismo (involontario). Interrogato sul perché il prelievo di solidarietà che la legge di stabilità reintroduce sulle pensioni superiori a 90 mila euro lordi l’anno non colpisca anche le pensioni dei parlamentari, ha risposto al Fatto: «Non ce ne siamo accorti». Ma guarda un po’ che singolare dimenticanza.

Il viceministro però si è pentito e garantisce che rimedierà con un emendamento alla Camera, altrimenti «sarebbe un drammatico problema di equità». Troppi emendamenti dovrà presentare il viceministro, visto che di drammatiche iniquità è tappezzato l’intero provvedimento. A cominciare proprio dagli interventi sulle pensioni, territorio privilegiato delle scorrerie legislative di uno Stato incapace di colpire le vere ricchezze sottratte al fisco per 120 o più miliardi. Sacrosanto l’obiettivo di introdurre un reddito minimo per i poveri e i giovani disoccupati, ma ipocrita e probabilmente incostituzionale il mezzo per reperire gli scarsissimi fondi. Le cosiddette pensioni d’oro, che ovviamente suscitano lo sconcerto di che vive con meno di mille euro al mese, non sono tuttavia il valsente di ricchi rentier, ma il salario differito di ex lavoratori dipendenti che hanno versato (quasi tutti) contributi e imposte sui redditi fino all’ultimo centesimo.

Il provvedimento, improntato a un’evidente demagogia, colpisce meno di 30 mila persone e dà un gettito modesto. Ma soprattutto costituisce l’ennesimo vulnus al principio costituzionale della parità di tassazione a parità di reddito, da poco confermato dalla Corte costituzionale, che ha bocciato il precedente contributo di solidarietà imposto dai governi Berlusconi e Monti. Chi ha buoni redditi può benissimo accettare di pagare un contributo se sarà effettivamente destinato alla solidarietà sociale, come avrebbe potuto pagare l’Imu. Ma il viceministro Fassina dovrebbe spiegare perché il prelievo colpisce solo i pensionati e non tutte le centinaia di migliaia di contribuenti che guadagnano oltre 90 mila euro l’anno e i pochi (noti al fisco) oltre i 300 mila euro. Il che produrrebbe oltretutto un gettito ben più ragguardevole. Ma si sa, non c’ è nulla di più facile che colpire le pensioni.

Non solo quelle dei «paperoni» da 90 mila euro l’anno, ma persino quelle dei pensionati (d’argento?) che percepiscono 1.441 euro lordi al mese, cui è stato congelato l’assegno da due anni e quelli da 1.486 euro che dovranno rinunciare a parte dell’indicizzazione a partire dal 2014, se la legge di stabilità passerà alla Camera così com’è. I fortunati che poi hanno una pensione da 2.972 euro lordi mensili non avranno alcun aggiornamento al costo della vita, con effetti moltiplicativi crescenti negli anni. Se poi l’adeguamento al costo della vita sarà abolito per tutti come qualcuno vorrebbe, andiamo incontro a un aumento della fascia di povertà e semi-povertà. Attendiamo con ansia l’emendamento del viceministro Fassina sulle pensioni dei parlamentari e magari che si accorga anche degli altri «problemi drammatici di equità», che è facile prevedere daranno molto lavoro alla Corte costituzionale.

Fassina: “Impegno alla Camera sull’indicizzazione delle pensioni”

fassina-pensioni-tuttacronacaE’ il viceministro all’economia, Stefano Fassina, ad aver riferito nella replica sulla manovra in Senato che le modifiche sull’indicizzazione delle pensioni arriveranno nel passaggio del ddl stabilità alla Camera. “Non siamo riusciti a intervenire per migliorare le indicizzazioni delle pensioni. È un impegno che il governo conferma e che cercheremo di portare avanti alla camera”, ha riferito Fassina.

Il sogno di Grillo… reddito di cittadinanza, la politica l’ignorerà?

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Nonostante ci sia ottimismo in casa 5 stelle sembra proprio che l’emendamento del reddito di cittadinanza, fissato a 600 euro e integrazioni per chi non arriva a tale somma, presentato dai pentastellati e discusso sul blog dagli inscritti al portale entro il 30 giugno sia destinato all’oblio. La politica ha già risposto alla proposta del Movimento 5 Stelle con il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che ha respinto al mittente la proposta con toni particolarmente duri. “Le balle di Grillo sono sempre più grosse. Il nuovo che avanza”.

La proposta però prevedeva anche le coperture necessarie con tagli al ministero della Difesa e alle pensioni d’oro, ma risorse anche dall’Imu sugli immobili che fanno capo alla Chiesa.

L’esponente di governo del Pd si spiega, punto per punto. “Il costo complessivo supera, secondo le valutazioni più prudenti, i 30 miliardi di euro all’anno. La cosiddetta ‘copertura’ – secondo il M5S – arriverebbe dal taglio delle pensioni d’oro, dall’Imu sui beni della Chiesa e dal taglio delle spese militari. La prima voce, anche nell’ipotesi di considerare ‘d’oro’ le pensioni superiori a 3500 euro netti mensili, implica risparmi di alcune centinaia di milioni di euro all’anno”.

“L’eventuale Imu sui beni della Chiesa utilizzati per attività miste – prosegue Fassina – porterebbe un gettito aggiuntivo di alcune decine di milioni di euro all’anno. Infine, l’azzeramento delle spese militari, non soltanto gli F-35 ma tutto, proprio tutto, a parte il ‘dettaglio’ dell’impossibilità di utilizzare risorse in conto capitale per finanziare spesa corrente, libererebbe circa 3,5 miliardi all’anno”.

“In totale, in una generosissima valutazione, si arriverebbe intorno a 4 miliardi disponibili soltanto per alcuni anni. Un decimo di una prudente previsione di spesa”.

“Finalmente ce l’abbiamo fatta – annuncia trionfante il deputato stellato Marco Baldassare, in un video diffuso in rete – dopo mesi di confronto con cittadini, esperti, associazioni”. “Servono parecchi soldi e noi li troviamo – gli fa eco il collega Daniele Pesco – tagliandoli al ministero della Difesa, tagliando le pensioni d’oro, facendo pagare l’Imu alla Chiesa e ottenendo nuove risorse dal gioco d’azzardo”.

Su Twitter, il leader di Sel Nichi Vendola: “Anche M5S dopo Sel presenta proposta per reddito minimo? Bene. Una legge giusta che Parlamento ora può votare, perché una maggioranza è possibile. Il reddito minimo garantito può essere uno strumento contro la solitudine di una generazione prigioniera dell’ergastolo della precarietà e della disoccupazione di massa”.

I nostri 7 giorni: a volte ci vorrebbe un po’ di zucchero…

7giorni-tuttacronacaLa verità è che ogni tanto ci vorrebbe un po’ di zucchero. Come cantava Mary Poppins. Per mandare giù la pillola. Perchè di amare ce ne sono state molte questa settimana. Tra quelle che hanno più colpito, la deriva razzista in Facebook, con gli insulti alla Kyenge. Perchè se è vero (e giusto) che ognuno abbia una propria opinione e se gli italiani che si vedono ogni giorno più messi alle strette e strozzati da crisi, tasse e aumento dell’Iva hanno il giusto diritto di chiedere che i politici pensino a loro, è anche vero che a volte, semplicemente, rabbia e frustrazione fanno sbagliare la scelta dei vocaboli. E’ così sottile il confine tra ragione e torto… Del resto non tutti hanno la possibilità di fare come Crozza e mandare le risposte agli attacchi via Rai. Il fatto è che a volte le cose si possono dire anche pacatamente, come ha dimostrato Michelle Bonev ospite di Santoro: in fin dei conti quando cade una bomba non fa molto rumore, la detonazione arriva dopo. E infatti la reazione è stata quella di generare panico e attacchi. Sicuramente, ha fatto molto discutere. Anche se il più discusso della settimana, non c’è dubbio, è stato SuperMario. Non il suo periodo migliore, prima l’infortunio, poi l’influenza, quindi quel prendersela con i giornalisti e rispondere per le rime a chi lo chiama “simbolo anticamorra”. Non c’è uscito bene con la sua irruenza e forse non è neanche più possibile cercare una giustificazione nell’età: perchè a 23 anni non sei un bambino e la vita ti dovrebbe già aver insegnato tante cose. E quello che non si prova sulla propria pelle lo si conosce tramite i media. Ma la palla gira. E Balo resta sempre nel cuore dei tifosi. Che gli perdonano tutto. In cambio di un gol. Chi non trova perdono è Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine: ora sembra si sia trovato un posto per la sua salma, ma quante discussioni si sono succedute in questa settimana, con tanto di assalto al feretro. Perchè 335 vite sono molte, sono troppe. E tuttavia sono solo il culmine: perchè in fin dei conti se l’ex generale si era macchiato di un crimine che definire orribile è poco, in lui si vedeva anche il sistema in cui era immesso. E soprattutto questa settimana, con il 70° anniversario del rastrellamento degli ebrei di Roma, la memoria fa ancora urlare di dolore. Quelle ferite, quei numeri sulle braccia, non andranno via. C’è da sperare che non tornino. Che il domani sia un po’ più dolce, appunto. E che ci sia sempre un fiore per non dimenticare.

7giorniFiori in vista però sembra non ce ne siano per il popolo italiano: arriva la nuova Legge di Stabilità e sono le spine quelle che saltano all’occhio, con troppe domande inevase. E ovviamente, nuovi scontri, recriminazioni, critiche. Potranno aver da poco votato la fiducia, ma quello che è sempre più palese è che ormai è il popolo a non averne più. Monti si è dimesso da presidente di Scelta Civica (e ha dato il via libera agli attacchi e ai giudizi negativi), Fassina ha minacciato a sua volta di lasciare la sua poltrona. Chi davvero si è alzato è stato sono stati gli italiani, scesi a Roma per manifestare contro quello che non va. Si è riusciti ad evitare il peggio, ma il livello di pericolo era alto. Del resto, quando basta connettersi in un social network per rendersi conto di quanta furia respiriamo ogni giorno, non ci si può attendere molto di diverso. Quello che è difficilmente comprensibile è perchè si voglia distruggere anche quello che resta di positivo: come lo skatepark di Ostia. Sembra quasi che non si voglia più nulla di bello. Meglio poter prendersela con qualcosa o qualcuno. Fosse anche una squadra di calcio che fallisce l’ennesimo obbiettivo: giocatori della Lazio a piedi e la testa di Petkovic che cade. Siamo davvero diventati così cinici? In fin dei conti no. Tant’è che ancora ci appassioniamo, ci preoccupiamo, abbiamo abbastanza buonumore per pensare anche ad Halloween e a far fotomontaggi che strappano sorrisi. Questa settimana ci siamo preoccupati per la salute di Battistuta (forse per nulla, ma significa che la memoria l’abbiamo anche per i nostri campioni) e abbiamo dato il bentornato a Maradona. Ma ci siamo concessi anche un po’ di svago con il gossip: perchè ogni tanto la nostra mente dev’essere come una casa in grado di prendere il volo. E portarci ovunque vogliamo. Magari in un luogo dove, tra le altre cose, ci sia anche un po’ di dolcezza…

GOOD NIGH, AND GOOD LUCK!

“Avanti pancia a terra”, così Letta dopo la pace con Fassina

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“L’incontro è stato positivo. Ora avanti pancia a terra”, secondo fonti di Palazzo Chigi, ha commentato così il premier Enrico Letta le dimissioni scongiurate da parte di Stefano Fassina. Ora il vice ministro seguirà la legge di Stabilità in Parlamento e il confronto con le parti sociali per migliorarla. Letta e Fassina hanno “ragionato su come superare i problemi di collegialità che Fassina ha posto”. Letta ha incontrato il vice ministro a sorpresa il 19 ottobre visto che inizialmente l’incontro era in programma per lunedì. Letta e Fassina, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, “hanno esaminato insieme il complesso della situazione e valutato come gestire ora sia il passaggio della legge di stabilità che il vice ministro seguirà in Parlamento sia il confronto con le parti sociali per migliorarla”. Premier e vice ministro, riferiscono le stesse fonti, “hanno anche ragionato su come superare i problemi di collegialità posti da Fassina”.

La Legge di Stabilità rende instabili le cariche, ma non Letta

letta-tuttacronacaSarebbe pronto a presentare le dimissioni Stefano Fassina, mentre Mario Monti già ieri ha lasciato il suo posto come presidente di Scelta Civica. Ma questo non destabilizza il premier Letta che, intervistato dal Tg1 sulle possibili nuove fibrillazioni nella maggioranza ha spiegato: “Ormai sono abituato a convivere con la instabilità. Certo, parlerò con Monti e Fassina, ma sono convinto che sono questioni che ci consentiranno di essere più forti”. E ha aggiunto: “È stata votata la legge per l’abolizione del finanziamento ai partiti con il pasaggio al 2 per mille, sembrava impossibile, invece si possono fare le riforme per la trasparenza e una politica più credibile”. Riguardo la presunta prudenza nel taglio del costo del lavoro ha invece sottolineato: “Noi abbiamo messo a disposizione 5 miliardi di euro in tre anni di riduzione di tasse per i lavoratori. Il Parlamento e le parti sociali decideranno come usare questi 5 miliardi di euro e io spero che li usino al meglio per far sì che il beneficio fiscale vada a chi ha più bisogno, penso alle famiglie con più figli”. Ma non poteva mancare una parentesi sul congresso del Pd e sulla possibilità che Matteo Renzi venga eletto segretario: “Non lo temo, anzi spero che ci sia forte impegno, una forte leadership perchè i problemi sono complicati”. Quindi ha aggiunto: “Ho bisogno di leadership forti, di partiti coesi e di un governo come il nostro che, nonostante difficoltà e instabilità, ha voglia di affrontare i problemi per come sono e soprattutto di mettere in campo le soluzioni”.

La stabilità che destabilizza il Governo: Fassina pronto alle dimissioni?

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Avrebbe deciso Stefano Fassina! Secondo le indiscrezioni raccolte  dall’Huffington Post in ambienti politici il vice ministro all’Economia, ha già pronte le dimissioni e attenderebbe solo il ritorno di Letta dagli Stati Uniti per presentarle. Alla base della decisione ci sarebbe l’estromissione a cui il vice di Saccomanni sarebbe stato “sottoposto” in occasione dei lavori preparatori per la legge di stabilità.  Provvedimento che, anche in base alle deleghe ricevute, avrebbe dovuto seguire e difendere durante l’iter parlamentare che inizierà in Senato il prossimo 22 ottobre. Del resto Fassina non ha nascosto di non condividere quasi nulla dell’impianto della manovra che Letta e Saccomanni si preparano a firmare. In un durissimo post pubblicato solo ieri proprio su Huffpost, Fassina ha praticamente smontato pezzo per pezzo la legge di stabilità.

La stabilità destabilizza il Governo?

Dr Jekyll e Mr Hyde ovvero la spesa pubblica e il cuneo fiscale

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La legge di stabilità spacca il Pd e in particolare a sollevare dubbi è proprio il viceministro all’economia Stefano Fassina. La domanda che ormai sembra esser diventato un vero e proprio tormentone politico è: si può tagliare la spesa pubblica per finanziare il cuneo fiscale? Si possono in sostanza “ridimensionare” i servizi al cittadino per mettergli in tasca pochi euro in più al mese?  ”Certo che è possibile, – ha affermato Fassina – ma bisognerebbe avere il coraggio intellettuale e politico di smetterla con la retorica degli ‘sprechi’ e dire la verità: tagliare 50 miliardi all’anno vuol dire intervenire brutalmente sulle condizioni di vita delle persone”.

Stiamo davvero in presenza di una legge di stabilità in cui la spesa pubblica e il cuneo fiscale non sono altro che il Dr Jekyll e Mr Hyde?

Vola in rosso il conto di Alitalia:294 milioni di debito in solo 6 mesi

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I conti in rosso volano in alto per Alitalia: 294 milioni di debito in solo 6 mesi. In peggioramento rispetto ai 201 milioni dello stesso periodo del 2012.   Intanto il Governo non si affida solo a Air France ma cerca altre strade. E’ lo stesso ministro dei  Trasporti Maurizio Lupi, che al termine dell’incontro con il suo omologo francese Frederic Cuvillier, afferma “nessuna preclusione”. La sua affermazione è in linea con quanto affermato questa mattina da Flavio Zanonato che aveva affermato: “”Non è detto che solo i francesi possano immettere capitale. Stiamo lavorando a una soluzione ponte con il coinvolgimento di alcune banche. Oggi l’azienda deve essere difesa finanziariamente, in modo che possa attuare tutto il piano di ristrutturazione del management e tornare con la capacità di fare alleanze da una posizione di forza”, e poi aveva aggiunto “In questa fase bisogna evitare che Alitalia sia preda di acquirenti che possano avere interessi strategici diversi da quelli del nostro Paese. Mi preoccupa l’ipotesi che una compagnia sposti tutto l’asse del trasporto aereo centrale in Francia, con l’Italia marginalizzata”.

Il ministro Lupi ha quindi ripreso e rilanciato quanto già confermato da Zanonato e ha spiegato che “non c’è alcuna preclusione da parte del governo italiano” a un aumento della quota di Air France-Klm in Alitalia, ma a condizione che si riconosca il “ruolo strategico” del mercato e del vettore italiano e che ci sia “la salvaguardia dei livelli occupazionali e dello sviluppo”.

‘Vigileremo sul progetto industriale dell’azienda, con chiunque lo si farà”, ha aggiunto Lupi, ribadendo l’intenzione del governo di preservare”gli scali italiani” e l’ex compagnia di bandiera, per evitarne la marginalizzazione. “Vogliamo che sia ribadito da un piano industriale e dagli investimenti relativi” che Alitalia “non sia considerata una compagnia regionale”, ma mantenga la sua posizione su scala internazionale.

In ogni caso, ha poi sottolineato, “siamo in presenza di aziende private e quindi giustamente i governi non entrano nelle trattative tra le due aziende”, ma allo stesso tempo il suo ministero e quello francese hanno “rivendicato e condiviso che il ruolo che i governi devono assumere è il ruolo di controllo della strategicità di questo settore di fronte alla nuova apertura di scenario del mercato dei trasporti”, su cui si affacciano nuovi attori di spicco.

Intanto in serata dopo due consigli di amministrazione arriva una minuscola ricapitalizzazione da 100 milioni di euro, che darà solo una lieve boccata d’ossigeno alla compagnia di bandiera. Servivano almeno tra i 300 e 400 milioni per soddisfare le necessità finanziarie e di liquidità della società. Il consiglio ha previsto un’assemblea per il prossimo 14 ottobre per varare l’operazione.

Stefano Fassina “BASTA RICATTI”

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Stefano Fassina (Pd) afferma in una nota che “se i ministri Pdl sono convinti delle loro ragioni si dimettano. Basta minacce e ricatti. Il Pd non si fa ricattare”. Sull’annuncio di Alfano delle possibili dimissioni dei ministri Pdl, il viceministro dell’Economia sottolinea che il vicepremier “si comporta come se la presenza del Pdl al governo fosse un favore al Pd, mentre il Pd cerca di affrontare le emergenze dell’ Italia”.

Berlusconi a capo della Costituente? Bocciato da Renzi e Fassina

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Continuano le polemiche su Berlusconi come capo della Costituente e a parlare è Renzi: «Immaginare di fare Berlusconi capo della Costituente, come pensa qualcuno, mi sembra inaudito». Così Matteo Renzi, a Dogliani, al Festival della tv e dei nuovi media, intervistato da Giovanni Minoli. «Il centrosinistra deve togliersi l’ossessione di Berlusconi e del berlusconismo ma deve batterlo alle elezioni».

Renzi si è soffermato anche a parlare del suo futuro e di quello del Pd chiarendo che:  “Non voglio fare il segretario del partito. A questo giro non mi candido alla segreteria del Pd. Non ho un mio candidato. Per la scelta del segretario, mi sta bene, se il Pd sceglie di non far eleggere il segretario con le primarie”. Anche perché oggi il Pd non corrisponde all’idea di partito che ha in mente: “Le idee in politica valgono più delle persone. In questi ultimi mesi mi sono candidato a tutto, compreso a far il presidente del Consiglio con il partito contro. Ma non mi candido a riformare il Pd, non sono la persona giusta, vorrei un Pd più liquido”.

Inoltre il sindaco di Firenzi ha spazzato via le ipotesi che lo vedono come prossimo presidente dei comuni italiani. “Non sono tanto convinto che farò il presidente dell’Anci”.

Su Berlusconi a capo della Convenzione è intervenuto anche Fassina, intervistato al Tg3: “Dobbiamo trovare una figura in grado di dare garanzie a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento e temo che il senatore Berlusconi non sia fra questi”.

Tanti auguri a Bersani, ma resto a Firenze… Renzi diserta la Direzione Pd!

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Matteo Renzi non parteciperà alla direzione del Partito Democratico in programma oggi. Lo ha annunciato questa mattina ai microfoni di Radio Toscana. “”No, per un motivo molto semplice: è stata convocata all’ultimo momento, e io sto a Firenze a fare il sindaco”, ha spiegato.

Renzi ha poi ribadito la massima fiducia nel tentativo che il segretario Pier Luigi Bersani sta conducendo in questi giorni di mettere insieme una maggioranza in grado di ottenere una fiducia in Parlamento, dopo che ieri il responsabile economico del partito Stefano Fassina aveva puntato il dito – senza nominare i renziani – contro chi si stava adoperando per sabotare il piano dell’ex ministro dello Sviluppo Economico. “Bersani sta provando a formare un governo e io spero che, per il bene dell’Italia, ce la faccia”, ha detto. “La mia serietà e la mia lealtà sono fuori discussione”.

Dilemma Renzi… sì, no, forse. Lo zoccolo duro vuole Bersani!

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Novità in vista per Matteo Renzi. Domani il sindaco incontrerà i cinquantuno parlamentari a lui vicini in una saletta di convegni a Firenze in un vertice post elezioni ed è probabile che, dopo aver spalleggiato Bersani in campagna elettorale, decida di rientrare attivamente in campo, stando quotidianamente «dentro» la vicenda politica.
In molti pensano che se la situazione dovesse precipitare l’unica soluzione per il Pd possa essere presentarsi alle elezioni con Renzi come candidato premier. Per ora il primo cittadino di Firenze si limita ad ascoltare e a motivare i suoi e ad avanzare proposte per superare l’impasse.
Un’eventuale incoronazione, tuttavia, incontrerebbe resistenze dentro la squadra bersaniana: l’ala sinistra fa sapere, infatti, che una campagna elettorale-bis dovrebbe essere guidata sempre dal segretario e Stefano Fassina ieri lo ha detto chiaro e tondo: «Per quanto mi riguarda, Bersani rimane la figura più forte per la campagna elettorale». Bersani, davanti ad una domanda su Renzi a “Che tempo che fa”, ha risposto con queste parole: «Deciderà lui, che ruolo avrà, quando vorrà, con la direzione del partito. Ma sicuramente un ruolo lo avrà».

Sicuramente tanto forte di aver fatto crollare i consensi per il Pd che aveva una vittoria assicurata con il Pdl che era a pezzi e la lista Monti inesistente!

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