L’incredibile richiesta di Unicredit: la foto dell’uomo intubato o chiude il conto

unicredit-tuttacronacaHa dell’incredibile la richiesta avanzata dalla filiale milanese della Banca Unicredit: l’istituto, dopo che l’ex impiegato 56enne Danilo Bifulco, è stato costretto in un letto da un infarto che l’ha ridotto in stato vegetativo, ha chiesto una foto dell’uomo intubato per avere una prova di quanto accaduto. La sorella dell’uomo, Lavinia, commenta: “Sono diventata il suo ‘amministratore di sostegno’ e, come prevede la legge, mi dovrei occupare di tutto quello che riguarda mio fratello, facendo come se fossi lui.- Invece m’imbatto in situazioni sconcertanti e vedo come il potere di noi cittadini sia compresso di continuo da poteri più forti. Non le dico con le varie società dei telefoni, con le bollette eccetera, ma adesso siamo all’assurdo. All’Unicredit di piazza Cordusio minacciano di chiudere il conto perché la posizione di Danilo non è in regola con le norme anti-riciclaggio”.

L’incidente di Schumacher: il casco non era sicuro?

casco-schumacher-tuttacronacaCarlo Boroli, titolare dell’italiana Briko, azienda di attrezzature sportive per lo Sci, è intervenuto sull’incidente occorso a Michael Schumacher lo scorso 29 dicembre. Stando a quanto riporta DirettaNews, Boroli ha affermato che ”il casco di Schumacher era molto simile per materiali a quello usato dai ciclisti, ben diverso dal tipo di caschi che sono omologati in coppa del Mondo, dove il guscio esterno é realizzato in abs come quelli delle moto, con superiore capacità di frenare qualunque urto”. In seguito, ha tentato di correggere il tiro, spiegando di non avere elementi diversi da quelli di dominio pubblico in merito all’incidente del pilota tedesco e che la citazione di Schumacher è servita esclusivamente come introduzione per ricordare come il tema della sicurezza sia di assoluta importanza e attualità. Ma intanto ha sollevato un dubbio…

Terrore per Schumacher: da coma farmacologico a stato vegetativo?

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C’è paura per il risveglio di Michael Schumacher. Le condizioni purtroppo sembrano non migliorare e le poche indiscrezioni che trapelano non sono confortanti. Per il campione di Formula 1 la fase più difficile sembra ancora non superata. I medici stanno cercando di far uscire Schumacher dal coma farmacologico lentamente diminuendo i farmaci che lo hanno tenuto sedato fino ad oggi, ma le parole del professor Heinzpeter Moecke, direttore dell’Istituto per la Medicina d’Emergenza presso la Clinica Asklepios di Amburgo non sono certo rassicuranti secondo quanto riporta il Mirror: c’è la possibilità che Schumacher possa rimanere in stato vegetativo e non tornare vigile. Nel caso in cui, il campione Ferrari, riuscisse invece a svegliarsi il percorso da affrontare sarebbe lungo e difficile: dalla paralisi, anche totale, a gravi difficoltà nel linguaggio. Secondo quanto riportato dalla clinica, nelle ultime ore, sembra che il campione abbia dato segno di stimoli in questa fase di “risveglio”. Le sue condizioni rimangono comunque stabili e i medici sperano che si possa avviare al più presto un percorso di riabilitazione.

Mamma Lucrezia vs mamma Rai, cosa è diventata la tv pubblica?

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Mamma Lucrezia non si dà pace: “Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cosa è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?”. È amareggiata mamma Lucrezia, dopo la puntata de La Vita in Diretta in cui, su invito di RaiUno, lei, il figlio Max e tutta la famiglia dovevano raccontare la loro storia incredibile. Max Tresoldi, infatti, si è risvegliato nel 2001 dopo 10 anni di stato vegetativo. Senza terapie invasive e senza aver visto mirabolanti “tunnel di luce” (come quelli raccontati nel segmento precedente della puntata). Solo perché la vita, a volte, può riservare delle sorprese incredibili.

Mamma Lucrezia contro mamma Rai. Dopo quel che è accaduto durante “La vita in diretta”, con l’intervento in studio di  Alda D’Eusanio, ora la signora, mamma di Max, ragazzo appena uscito dal coma, esige le scuse per suo figlio.  Queste le parole durissime della D’Eusanio, riportate questa mattina da un articolo indignato di Avvenire:

«Quella non è vita», spara in faccia a Max, che non ha avuto il tempo di srotolare il poster in cui aveva scritto di suo pugno “sono tanto felice”. «Tornare in vita senza poter più essere libero – ha proseguito imperterrita la D’Eusanio – e soffrire, e avere quello sguardo vuoto… mi dispiace, no!».

«Rivolgo un appello pubblico a mia madre – ha continuato ormai senza freni Alda D’Eusanio –, se dovesse accadermi quel che è accaduto a Max, non fare come sua mamma!». Ovvero non abbracciarmi, non baciarmi, non lavarmi, non girarmi nel letto, non darmi pranzo e cena… Perché solo questo ha fatto Ezia, insieme al marito Ernesto e a quel mare di amici di Max conosciuti all’oratorio o sui campi di calcio, non terapie invasive, non respiratori o cannule, non accanimenti. Ha curato e amato.

Come riporta l’Huffington Post: i conduttori Paola Perego e Franco Di Mare, visibilmente imbarazzati, hanno cercato di limitare i danni. Ma la D’Eusanio, implacabile, ha continuato: «Quando Dio chiama, l’uomo deve andare!». Alla fine mamma Lucrezia è riuscita a riconquistare il microfono per dire la sua: «Voglio dire a quella signora che io non ho riportato in vita mio figlio, mio figlio è sempre stato in vita. E la sua vita è bella così com’è».

Ora, come scrive Avvenire, la famiglia Tresoldi vuole delle scuse.

Finita la trasmissione, da Roma gli autori della trasmissione subito chiamano casa Tresoldi. Si sono accorti che la Rai ne esce male, chiedono scusa, cercano di uscirne in qualche modo. Le telefonate vanno avanti fino a notte, ma Ezia insiste con ferma dignità: «Esigo le scuse del direttore di RaiUno, non per me ma per mio figlio. Cos’è diventata la Rai? Chi invita come esperti? A che titolo quella donna dice a mio figlio che la sua vita è indegna?».

Questo è il vero problema. Dei venti minuti previsti sugli stati vegetativi, ben 16 (sul sito Rai si può rivedere la puntata e fare la “moviola”) sono stati dedicati a presunte «visioni del paradiso», addirittura «porte dell’aldilà», luci «che immettono in un’altra dimensione», con interrogativi “profondissimi” del tipo «forse sono viaggi ai confini della vita che ci attende oltre l’esistenza terrena?».

C’è chi in sei giorni di coma ha visto le farfalle, chi la nonna. Max no, non ha visto niente in dieci anni, perché lui vedeva noi, i medici, la città, la vita vera, ma non riusciva a comunicarcelo. Questo è il vero mistero, ma in studio non un neurologo, non un giornalista informato. Confondere due temi seri come stato vegetativo e vita dopo la morte ridicolizza entrambi, oltre a creare un pericoloso fraintendimento coma=morte cerebrale. Derive ancora più inaccettabili se ce le imbandisce mamma Rai, fino a prova contraria servizio pubblico di informazione.

La riforma Fornero rinvia la pensione alla madre con la figlia malata

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Ancora tre anni e poi avrebbe potuto mettersi in pensione e accudire a tempo pieno la figlia, Sara, di 30 anni che da 12 in gravi condizioni di salute a causa di un tumore al cervello. Ma Silvana Righetto non potrà andare in pensione come aveva preventivato perché con la riforma previdenziale la sua pensione è slittata. Ora ci potrebbe andare fra 9 anni. Sicuramente Righetto che gestisce un’edicola insieme al marito a via Cirdi a Quinto di Treviso non è l’unica non è l’unica persona a cui la legge Fornero ha stravolto la vita, ma il suo caso è diventato emblematico proprio per l’esigenza della donna di occuparsi della figlia. La Usl di Treviso infatti garantisce solo 8 ore di assistenza a settimana, poi ono gli amici a dare una mano, ma la figlia continua a peggiorare e ha sempre più bisogno di assistenza. Così il marito lancia un appello: «A mia moglie basterebbe poter andare in pensione nel giro di qualche anno, ovviamente con un importo calcolato sui contributi versati – è l’appello lanciato da Flavio – sarà più basso di quello che potrebbe avere dopo, ma l’importante è riuscire a stare con Sara».

Ma per ora con la riforma pensionistica in corso non lo prevede. E nel frattempo il governo è caduto così le ipotesi che erano al vaglio, se tutto va bene, saranno rimodulate e ripresentate l’anno prossimo. Intanto la vita delle persone passa nell’immobilismo più totale.

E’ caccia alle streghe, nuovi sospetti su Englaro… Eluana non ha pace!

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Ora che il processo è arrivato il termine, rompe il silenzio il neurologo Gian Luigi Gigli, da poco assolto dal tribunale civile di Udine, dall’accusa di diffamazione ai danni dell’anestesista Amato De Monte, torna sulla vicenda di Eluana Englaro: «La mia critica – ha detto ieri in conferenza stampa il neo deputato cattolico della lista Monti -, era ragionata e basata su principi giuridici e scientifici, non certo confessionali. Io mantengo la volontà di mostrare le contraddizioni di questa operazione giuridica».

Il neurologo è partito mettendo in discussione la diagnosi dello stato vegetativo permanente, una delle due condizioni alla base della sentenza che ha consentito di interrompere l’alimentazione e l’idratazione della ragazza: «A due anni dalla dichiarazione di stato vegetativo – ha spiegato -, nelle cartelle cliniche che io ho potuto vedere solo quando sono stato chiamato a giudizio, la fisioterapista aveva segnalato che Eluana aveva più volte eseguito ordini a comando, mentre l’infermiera di notte, aveva riferito che la paziente per due volte aveva distintamente chiamato “mamma”».

«Questi fatti – ha continuato Gigli -, avrebbero dovuto portare ad una revisione del caso, anche con strumenti eccezionali». Ma il neurologo non si è fermato lì e ha ribadito: «Ora che la vicenda è chiusa, voglio mostrare le storture amministrative e politiche prodotte in questa regione, all’epoca dei fatti, quando una serie di forze si sono trovate assieme per aggirare i dispositivi amministrativi e giuridici. Ad esempio – ha continuato -, per bypassare gli ostacoli posti dall’allora assessore regionale alla Sanità, Eluana entrò in Friuli per essere sottoposta a riabilitazione; e ancora, dopo l’atto di indirizzo del ministro Sacconi che vietava procedure di quel genere in strutture pubbliche o convenzionate, a Udine si creò una zona franca per permettere un’unità di degenza che, se nuova, avrebbe operato senza autorizzazione, e se non nuova, sarebbe ricaduta nei limiti posti dal ministro. E infine, la gestione fu affidata ad una associazione costituitasi giuridicamente un giorno prima, il 2 febbraio 2009». Ribadendo poi che la sentenza di assoluzione «sancisce che esiste la libertà di pensiero e di dissenso verso il pensiero dominante», Gigli ha annunciato che sulla vicenda scriverà un libro «che spero sia concluso – ha detto -, prima del 5° anniversario».

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