I veri falchi sono le agenzie di rating… attenzione ai Btp

Standard & Poor’s-tuttacronaca

L’attacco all’Italia dopo la crisi rientrata è ora lanciato da Standard & Poor’s. Tutti troppo impegnati a cercare di capire la tortura della destra per percepire che sull’Italia si erano annidati altri predatori. Due giorni fa già era stato allarmante il discorso del  presidente della Bundesbank e membro della Bce, Jens Weidmann, un pericolosissimo predatore.

Come spiega l’Huffington:

Al Financial Times Weidmann ha spiegato che i titoli di Stato non dovrebbero essere considerati privi di rischi per le banche. Nei bilanci, insomma, andrebbero contabilizzate le perdite “da spread”. Per gli istituti italiani, con i portafogli imbottiti di 400 miliardi di euro di Btp, sarebbe esiziale. Se fossero costrette a svalutare i titoli, le banche non reggerebbero l’impatto. Gli italiani, che ormai si sono ricomprati il 70% del loro debito, sarebbero costretti una volta per tutte a fare i conti con il loro “peccato”.

Le banche del Belpaese sarebbero fin troppo attratte dal carry trade cioè prendere liquidità a basso prezzo dalla Bce e investono i fondi in bond governativi del proprio paese che fruttano rendimenti maggiori.

Dove sta il problema? Nel fatto, dice Standard & Poor’s, che così si crea una spirale che si auto-alimenta: banche vulnerabili in un paese periferico detengono titoli di debito del proprio governo il quale governo potrebbe essere chiamato a iniettare capitale in quei medesimi istituti qualora gli asset in debito sovrano detenuti dai medesimi dovessero registrare pesanti svalutazioni. Questo bisogno di un nuovo salvataggio delle banche, prosegue il rapporto, potrebbe portare a ulteriori pressioni fiscali e dunque a ulteriori declini dei prezzi dei bond sovrani provocando una catena viziosa di perdite bancarie e di ricapitalizzazioni.

Ecco, una descrizione precisa di quello che sta accadendo in Mps, la terza banca italiana. Non a caso il piano di salvataggio di Siena suggerito dall’Europa prevede, come punto qualificante, la vendita di buona parte dei 23 miliardi di Btp in portafoglio. Ma se questo suggerimento fosse esteso alle altre banche italiane, cosa accadrebbe? Nei loro portafogli gli istituti hanno 400 e passa miliardi di Btp. Difficilmente si troverebbero abbastanza compratori se le banche fossero costrette a metterli contemporaneamente in vendita sul mercato. Il Tesoro avrebbe seri problemi a rifinanziare il debito, perché a questa massa di titoli dovrebbe aggiungerne altri circa 200 che ogni anno deve mettere all’asta.

Per le banche italiane, dunque, è difficile disfarsi dei Btp. Eppure questo scenario da incubo, potrebbe essere più vicino di quanto non si pensi. Ben 255 miliardi dei Btp in pancia alle banche italiane, sono stati comprati con l’aiuto dei due programmi Ltro di Mario Draghi. Soldi che dovranno essere restituiti entro il 2015. Fino ad oggi, come è emerso da una analisi di Barclays Research presentata nella riunione del 3 settembre del Money Market Contact Group, le banche italiane in un anno e mezzo hanno restituito solo 18 miliardi. Insomma, hanno ancora in pancia oltre il 90% delle somme prese a prestito. Tutti gli altri Paesi sono ben più avanti nelle restituzioni. Persino la Spagna.

E’ evidente che le banche italiane difficilmente saranno in grado di vendere i titoli di Stato e restituire i soldi alla Bce. Proprio per questo Mario Draghi, ha fatto sapere di avere allo studio una nuova operazione Ltro, anche se vincolata all’afflusso dei capitali anche all’economia reale e non solo più al debito pubblico. Il problema è che è evidente che questa operazione serve soprattutto alle banche italiane. Quelle stesse finite nel mirino di Weidmann e di Standard & Poor’s. Draghi è il solo baluardo in grado di salvare il sistema. Un sistema che rischia di essere poco difendibile senza un governo stabile in grado di portare a casa quelle riforme necessarie a far tornare nel nido i falchi.

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Lo strangolamento delle aziende effettuato dalle banche

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Nel 2012 le aziende italiane hanno subito tagli per 44mld di euro da parte delle banche, così le imprese sono state costrette a ricorrere sempre di più alle emissioni obbligazionarie.  Secondo un report di Standard & Poor’s, le imprese italiane attingono il 92% del loro fabbisogno finanziario di breve e lungo termine dagli istituti di credito, ma “questa provvista sta diventando meno disponibile in quanto le banche italiane hanno avviato un percorso di riduzione della leva finanziaria”. Il che significa obbligatoriamente costringere le imprese a emettere obbligazioni. Cosa comporta? Che le aziende potrebbero anche decide di pagare con quote obbligazionali parte degli stipendi dei loro lavoratori, dall’altra potrebbe essere un opportunità per i risparmiatori privati di investire nelle aziende nazionali. In Italia, come dimostrano i dati, l’80% delle obbligazioni emesse fino a oggi sono state sottoscritte da stranieri… è chiaro quindi che manca un mercato nazionale anche per la scarsa conoscenza dell’obbligazione come titolo di investimento. Ma proprio per queste difficoltà di far arrivare il messaggio anche su territorio nazionale, garantendo anche gli investitori si prevedono tempi lunghi per il passaggio da un’economia volta al credito bancario a un’economia che si basa sull’obbligazione. Nel frattempo le aziende come sopravviveranno?

L’America taglia e Standard & Poor’s la grazia!

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Arrivano i tagli alla spesa, quelli tanto temuti, quelli che non è stato possibile frenare. Quei tagli che il presidente americano Obama ha definito “Stupidi e non necessari”. Tagli che andranno a cancellare 750.000 posti di lavoro e che si abbatteranno sull’America come uno tsunami per l’economia.

85 miliardi di dollari tagliati dalla spesa pubblica finoa  settembre.

E le agenzie di rating? Standard & Poor’s? Tutto ok, l’America va avanti: i tagli avranno un impatto limitato sull’economia a condizione che non si prolunghino nel tempo.

Un taglio alla spesa pubblica statunitense di importanza epocale non ha nessun effetto sul lungo termine? La perdita di 750mila posti di lavoro verrà recuperata nel secondo trimestre? Quindi perchè tanta preoccupazione prima, se poi non influisce questa mannaia sul bilancio statunitense?

Pare evidente che le agenzie di rating non sono affidabili, sono solo organismi di potere nelle mani di chi gestisce una dittatura finanziaria e impone le proprie regole al mondo intero. Accordi e scambi di favore, eliminazione di partner finanziari non graditi, poteri decisionali che vengono imposti con la minaccia di default… un’agenzia di rating è solo una dittatura legalizzata che con la forza finanziaria si impone a livello globale.

IN ITALIA NON SAREBBE ANDATA COSI’… ci avrebbero declassato all’istante. Due pesi, due misure, un’unica grande DITTATURA!

 

Spread stabile dopo asta!

spread milano btp asta

L’incertezza sul governo in Italia pesa sui mercati. Dopo il tonfo di ieri in Borsa anche oggi gli occhi sono puntati sui listini milanesi. L’avvio è positivo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib segna un rialzo dello 0,71% a 15.666 punti. Rimane sui massimi di ieri, day after delle elezioni, lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si attesta questa mattina in avvio 343 punti base. Rimane sempre sui 340 punti anche dopo l’asta dei Btp.  Il Btp decennale paga ora un rendimento del 4,85%.

 

DOWGRANDE… Ora Moody’s minaccia l’Italia!

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Il non risolutivo risultato elettorale dell’Italia è negativo per il credito poiché aumenta la possibilità di nuove elezioni secondo Moody’s. “Valuteremmo di tagliare il rating del debito dell’Italia nel caso di un ulteriore materiale deterioramento nelle prospettive economiche del Paese o di difficoltà nell’attuazione delle riforme” ha detto l’agenzia. Anche secondo Standard & Poor’s le elezioni potrebbero avere effetto in futuro sul rating.

 

 

I ricattatori della terra: S&P minaccia gli elettori italiani!

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“L’Italia rischia di perdere slancio sulle riforme dopo le elezioni del prossimo weekend”. Lo ha detto Moritz Kraemer di Standard & Poor’s . “Riteniamo – ha spiegato l’analista dell’agenzia di rating – che esista il rischio che, dopo le elezioni del 25 febbraio, possa esserci una perdita di slancio sulle importanti riforme strutturali per migliorare le prospettive di crescita italiane”. MA NON E’ SIMILE A UN AVVISO MAFIOSO? CI FARANNO TROVARE UN CONIGLIO SGOZZATO AL SEGGIO?

Obama VS S&P per i mutui subprime!

Si profila la causa del secolo… Gli Stati Uniti potrebbero chiedere almeno 5 miliardi di dollari di indennizzi.

Ripresa incerta e timori dopo Monti. S&P sta per tagliarci il rating?

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MPS nel mirino di Standard & Poor’s! Rating a lungo termine da BBB a BB+

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Standard & Poor’s condannato

L’agenzia di rating  ha dato un alto punteggio a un prodotto che poi è crollato dopo due anni. Secondo il giudice federale australiano l’errore di Standard & Poor’s è stato fatale per 13 comuni che hanno acquistato il titolo.

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