Esulta l’Italia a Sochi: la staffetta femminile di short track va a medaglia!

sochi-staffetta-tuttacronacaAncora soddisfazioni che arrivano dalla spedizione azzurra in questi giorni impegnata nei Giochi Olimpici Invernali di Sochi. A far esultare è ancora una volta lo short track femminile. Dopo due medaglie, un argento e un bronzo, Arianna Fontana sigla la sua tripletta guidando la staffetta femminile verso il bronzo nei 3000 metri. Le altre tre azzurre sono Martina Valcepina, Lucia Peretti ed Elena Viviani. Il medagliere italiano di questa edizione raggiunge così quota sei medaglie. Corea del Sud, argento al Canada. L’Italia, quarta al traguardo, sale sul podio, nonostante una caduta, grazie alla penalizzazione inflitta alla Cina a fine gara per una scorrettezza all’ultimo cambio. Il bronzo azzurro va diviso per cinque: a far parte della squadra anche Cecilia Maffei, riserva designata, preziosa nel percorso che ha portato a Sochi.

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Letta resisterà… o emigrerà verso Bruxelles?

Enrico-Letta-staffetta-tuttacronacaLetta sempre più solo. E’ questa la situazione in cui si trova il presidente del Consiglio che nella mattinata di oggi, alle 11, s’incontrerà con il segretario del Pd Matteo Renzi. Dopo che dal Colle fanno sapere che la situazione va chiarita innanzitutto in casa del partito democratico, vede attorno a sè spalle che si voltano. Andrea Romano, capogruppo alla Camera di Scelta civica, partito senza il quale il governo non ha maggioranza al Senato, dice: “Letta è uno di grande esperienza e sensibilità istituzionale. E sono sicuro che lui per primo comprenda l’esigenza di voltare pagina davvero, arrivando a un governo che sia guidato da un’altra personalità”. E nel frattempo, mentre il premier parla con Alfano, il vicepresidente di Ncd, come spiega l’Huffington Post, ha già iniziato la trattativa sul governo Renzi, trattativa già in fase avanzata perché si è parlato di nomi.

Con Angelino che avrebbe “chiuso” su due ministri suoi all’interno della compagine governativa, su un totale di dodici ministri. I due, Angelino e Matteo, nei giorni scorsi si sono incontrati per un’ora e mezza. È stata l’occasione in cui Alfano ha dato il via libera al nuovo governo Renzi, purché “venga tutelato Enrico”. È proprio attorno a questo punto che ruota l’ultima trattativa, la tutela di Letta. Nei panni del mediatore il vicepremier sta provando a convincere “l’amico Enrico” che la resistenza a oltranza potrebbe essere controproducente. Meglio negoziare una via d’uscita, con l’appoggio di Renzi e Napolitano. Perché se uno si schianta contro un muro, dopo non c’è niente. E in queste condizioni Letta rischia concretamente il muro. Perché gli alleati non ci sono più. Pure il capo dello Stato si è posto su una posizione di equidistanza dai duellanti: “Il problema – è la linea del Colle – è del Pd che deve indicare il premier e dare garanzie sulle riforme”. E su queste basi la direzione di giovedì rischia di diventare un Vietnam per Letta. In un processo da parte del suo partito che invoca la discontinuità dopo i risultati deludenti della sua esperienza di governo.

Proprio Alfano suggerisce che si trovi una decorosa strategia di uscita mentre presenta una timida difesa del premier: “Ho sentito Letta e gli ho detto che siamo pronti ad andare avanti. Ma se il Pd non dà una appassionata e sincera disponibilità a rilanciare l’azione del governo, allora si complica la situazione”. È come dire che quando si porrà all’ordine del giorno “in chiaro” la questione del governo Renzi allora la situazione troverà una sua nuova linearità. Insomma, nessuno dice più “o Letta o morte”. Ma lo stesso Letta non ha intenzione di cedere e chiede ai suoi di resistere. Solo che sono proprio i suoi i primi a ammettere che in queste condizioni è difficile resistere, soprattutto quando nella direzione del Pd dove Letta non ha i numeri sarà chiesto al segretario di “aprire una fase nuova archiviando questo governo”. Ma, spiega ancora l’Huffington:

Proprio la posizione apparentemente dura del premier, il “non mollo” appare più un modo di tenere aperta una trattativa con Renzi e Quirinale che una effettiva dichiarazione di guerra. Nel Palazzo circolano più ipotesi dalla Farnesina a Bruxelles come decorose way out del premier. Difficile, per come si è messa la situazione, che Enrico Letta possa entrare a far parte di un governo Renzi. Più probabile che sarebbe interessato a un incarico europeo. Raccontano i ben informati che è sin dal suo viaggio a Bruxelles ha “esplorato” la via europea. Solo che servirebbero garanzie piene di Napolitano e dello stesso Renzi sull’incarico di commissario europeo, posto che non sarà più di Tajani. Non è escluso che possa essere proprio questo il tema di un incontro di domani tra il premier e il segretario. Chissà. In casa Pd in molti sono convinti che, alla fine, sarà costretto a mollare.

Letta non molla: vuole il bis

letta-verso-bis-tuttacronacaEnrico Letta non ha alcuna intenzione di cedere il posto a Matteo Renzi e, per impedire la “staffetta”, ha pronto un nuovo programma e un nuovo governo. Non solo non ha intenzione di dimettersi, al Capo dello Stato spiega che “ci sono le condizioni di rilanciare” con un “bis”. Per quel che riguarda il programma, ha intenzione di garantire la svolta invocata da Confindustria e parti sociali.“Vedrete che il programma che presenterò sarà convincente e sono sicuro che convincerà tutti i partiti che sostengono il governo e convincerà anche il Pd”, è quanto afferma uscito dal Quirinale. “La maggioranza c’è, il programma pure, si può andare avanti con un nuovo governo che si faccia votare la fiducia dalle Camere”. Ma per Napolitano quello che serve davvero ora è fare “profonda chiarezza” all’interno dello stesso Pd, dove le acque sono quanto mai agitate. Ma se Renzi non si è sottratto all’eventualità di andare a palazzo Chigi, con un orizzonte temporale lungo, fino al 2018, in modo da garantire le riforme, proprio per evitare la staffetta Letta propone un bis, contando sulla volontà di autoconservazione del Parlamento: “A questo punto – spiega un autorevole esponente del Pd – è chiaro che per fare le riforme i parlamentari hanno bisogno di garanzie sulla durata della legislatura”. La chiarezza si farà, forse, nel corso della direzione Pd, durante la quale Letta illustrerà il suo programma.

“Andare a Palazzo Chigi: ma chi ce lo fa fare?”: così Renzi

matteo-renzi-tuttacronacaAndrà in onda domani mattina su Rai3, nel corso della trasmissione Agorà, un’intervista registrata oggi da Matteo Renzi nel quale il sindaco fiorentino spiega: “Sono tantissimi i nostri che dicono ‘ma perché dobbiamo andare a Palazzo Chigi, ma chi ce lo fa fare?” I segretario dem spinge lontana l’ipotesi che sia lui a sostituire in corsa Enrico Letta nel ruolo di presidente del Consiglio e liquida la faccenda: “Ci sono anch’io tra questi – richiamandosi al ‘chi ce lo fa fare’ della base e dei colonnelli – nel senso che nessuno di noi ha mai chiesto di andare a prendere il governo”. Le parole di Renzi richiamano quelle pronunciate in precedenza da Maria Elena Boschi: “Il mio augurio è che Matteo diventi presidente del Consiglio attraverso l’investitura popolare – aveva detto durante un’iniziativa del partito in Calabria – In questa fase abbiamo, però, la necessità di procedere speditamente sul piano delle riforme sulle quali il partito è unito”. Anche Davide Faraone, responsabile Welfare della segreteria Dem, si era unito al coro: “Chi propone Matteo Renzi premier, lo fa con lo spirito di quei democristiani che volevano far fuori un leader e lo ‘promuovevano’ a Palazzo Chigi”.

Prodi avverte Renzi e Letta: “La mia staffetta con D’Alema fu un suicidio”

prodi-romano-dalema-massimo-tuttacronacaIn attesa che Enrico Letta salga al Colle per il suo incontro con Napolitano e mentre Matteo Renzi incita i suoi, Romano Prodi parla al Mattino e mette in guardia sull’ipotesi di staffetta tra l’attuale premier e il segretario dem a Palazzo Chigi. “Quello fu un suicidio politico e spero che stavolta non si ripeta. Allora non fu ucciso solo un disegno di governo ma anche la speranza di un Paese”. In tanti hanno ricordato al sindaco di Firenze il precedente, quello che portò Massimo D’Alema a scottarsi dopo aver sostituito proprio il leader dell’Ulivo. L’ex premier sembra riconoscersi in Letta, motivo per il quale lo esorta a fare “uno scatto”, a “rischiare di più”, perché in questo momento “la mediazione non paga più”. Servono “riforme e decisioni coraggiose – dice – Subito la riforma del voto e quella del Senato”. Spiega il professore: “Oggi sappiamo che le larghe intese sono da noi pressoché impossibili. E abbiamo il dovere di rimediare a uno sfarinamento che ci sta di fronte. Lo strumento della legge elettorale non è esaustivo ma può servire. Soprattutto se elimina il rischio della governabilità in una delle due Camere”. Renzi è avvertito: “Nel Pd è estremamente forte e deve usare con saggezza questo vantaggio”. Per Prodi la compravendita dei parlamentari è “l’episodio più grave di tutta la storia politica italiana. Mi colpisce come in Italia la compravendita di senatori sia stata sottovalutata e derubricata a poco più che un incidente”. La difesa del Senato era quindi “quantomeno doverosa. Se poi per formalizzarla si sia trovata una procedura intelligente, o piuttosto no, è un altro discorso”, dice a proposito della decisione di Grasso. Riferendosi anche allo scenario europeo Prodi sottolinea che “il populismo è il termometro del disagio”. “Bisognerebbe iniziare a chiedersi perchè esso ha infiltrato tutte le democrazie europee tranne una. La Merkel lo ha spento”.

Il bacio sulle labbra delle atlete russe: nessun fine politico

atlete-russe-bacio-tuttacronacaAveva fatto il giro del mondo la foto delle atlete russe che, dopo l’oro nella 4×400 ai Mondiali di Mosca, si erano baciate sulle labbra. E se la stampa aveva parlato di un gesto di appoggio agli omosessuali da intendersi come una protesta nei confronti della legge che vieta la propaganda omosessuale ai minori, Reuters spiega che la stessa Kseniya Ryzhova, una delle campionesse, si è difesa spiegando che “Non c’è nessun motivo politico dietro”, criticando i media occidentali per aver decontestualizzato il suo bacio con Yulia Gushchina dopo la vittoria. Nonostante in Russia il bacio sulle labbra rientri nei usanze in determinati momenti, la foto era stata letta come un simbolo dopo mesi di polemiche, anche tra gli sportivi, per la legge del Governo. L’atleta ha invece assicurato che era solo un impeto di gioia dovuto al fatto di aver vinto, dopo otto anni, una medaglia d’oro. “Invece di congratularsi con gli atleti, loro (la stampa) hanno deciso di insultare Yulia e tutte le federazioni (russe) di atletica. Innanzitutto, Yulia e io siamo sposate”, ha insistito la Ryzhova. Nel frattempo, la Gushchina ha appoggiato la versione della sua compagna e ha espresso il suo stupore: non capisce “come le persone possano pensare una cosa del genere.”

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