“Napolitano è il nonno di Montecristo”: il nuovo attacco di Grillo

nonno_montecristo-tuttacronacaNuovo attacco di Beppe Grillo che si scaglia contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, secondo il leader del M5S, avrebbe deciso di “mollare” Letta e nominare “Renzie” in seguito alle rivelazioni pubblicate sul libro di Alain Friedman in cui Monti, De Benedetti e Prodi ammettevano di essere stati consultati “prima della crisi economica del 2011 e non dopo, per sostituire un presidente del Consiglio eletto in regolari elezioni, oltrepassando così i suoi poteri”. Grillo, in un post dal titolo “Il nonno di Montecristo”, scrive: “Napolitano è il nonno di Montecristo il protagonista di una riedizione moderna del famoso romanzo “Il conte di Montecristo”. Edmond Dantès venne imprigionato per opera di tre nemici, ognuno dei quali ottenne qualcosa dalla sua condanna. Fernand Mondego ne sposò la fidanzata, Danglars da scrivano di bordo divenne comandante della nave Pharaon al suo posto, Gérard de Villefort, il giudice responsabile della sua incarcerazione, fece carriera come sostituto Procuratore del Re”. E ancora racconta: “La scorsa settimana è andata in onda una sceneggiata per costringere Napolitano a dimettersi e a nominare Renzie. I protagonisti sono tre persone alle quali si può imputare tutto, ma non l’ingenuità. Prodi, Monti e De Benedetti rilasciano a suo tempo dichiarazioni (filmate!) al giornalista Friedman ben sapendo che sono delle vere e proprie bombe. Attestano infatti che il presidente della Repubblica si mosse, prima della crisi economica del 2011 e non dopo, per sostituire un presidente del Consiglio eletto in regolari elezioni, oltrepassando i suoi poteri”. Il leader pentastellato insiste: “Quei filmati sono una lettera di licenziamento preparata con cura e tenuta in un cassetto, i cui contenuti, guarda caso, sono pubblicati un giorno prima che sia discusso l’impeachment in contemporanea sul Corriere della Sera, con due pagine, e dal Financial Times, con il titolo “The italian job” in copertina. Edmond Napolitano non ci sta e grida al fumo “Fumo, solo fumo!”, ma oltre al fumo c’è anche, ineludibile, l’arrosto e un impeachment alle porte. Molla quindi Letta e riceve Renzie, che poco dopo diventa il candidato unico alla presidenza del Consiglio. L’impeachment non viene neppure discusso, ma letto e liquidato dalla commissione in venti minuti netti. Un record mondiale. Un nuovo mistero per il romanzo d’appendice del Quirinale. Però, nonostante Napolitano abbia evitato un pubblico dibattito parlamentare sull’impeachment, cominciano a circolare voci insistenti sulle sue dimissioni a breve, dopo l’insediamento del nuovo governo”. Conclude quindi il comico ligure: “Ora, a pensar male si fa peccato, disse Andreotti, ma spesso ci si azzecca. Dei tre protagonisti del feuiletton Prodi è candidato a succedere a Napolitano, De Benedetti è il primo sponsor di Renzie e Rigor Montis, che ha ritirato ad horas la fiducia del suo partitino a Letta è un possibile candidato per la presidenza di una Commissione Europea”.

“Siamo proprio una gabbia di matti”: parola di Prodi

romano-prodi-tutacronacaDopo le polemiche che hanno preso il via dal libro di Alan Friedman, sugli incontri nell’estate 2011 tra Napolitano e Monti, Romano Prodi si limita a commentare: “Siamo proprio una gabbia di matti”. Ha quindi precisato la sue posizione: “Con riferimento alle polemiche attorno a presunte rivelazioni di Alan Friedman, confermo di avere incontrato Mario Monti, di avere avuto un colloquio con lui e di avere pronunciato le esatte parole che lo stesso giornalista mi attribuisce (‘Mario non puoi far nulla per diventare presidente del consiglio, se te lo offrono non puoi dire di no per cui una persona più felice di te non ci può essere al mondò). Ma nel corso di quel colloquio non ci fu alcun riferimento al presidente Napolitano”. Nel frattempo, Bruno Tabacci è intervenuto alla trasmissione di Radio2 Un giorno da pecora nel corso del quale ha mostrato di non aver dubbi: il Sindaco di Firenze sarà premier la prossima settimana. Alla domanda: vede la possibilità di un Letta Bis?, risponde invece: “Il Letta Bis me lo aspettavo da un mese e non credo nemmeno si possa andare al voto”. Quindi Renzi sarà premier la prossima settimana? “Mi sembra evidente, non ci sono le condizioni per fare altro, Renzi dovrà diventare premier. E’ necessario darci un governo lungo”.

Mario Monti: “Contatti con il Colle erano riservati, mai parlato”

Mario-Monti_tuttacronacaDopo il clamore suscitato dalle anticipazioni del libro “Ammazza il gattopardo” di Alan Friedman, su un presunto contatto tra Giorgio Napolitano e Mario Monti nell’estate 2011, quando Silvio Berlusconi ancora rivestiva la carica di premier, Mario Monti prende la parola nel corso della trasmissione Omnibus di La7. L’ex presidente del Consiglio ha smentito di aver parlato di conversazioni avute con il Colle circa un suo possibile incarico a Palazzo Chigi. “E’ assurdo ritenere che io abbia detto a Carlo De Benedetti o a Romani Prodi i dettagli di mie conversazioni riservate con Giorgio Napolitano” ha detto Monti.

Berlusconi vuole il voto: “No all’impeachment ma alzare i toni”

berlusconi-voto-tuttacronacaDopo il “golpe” di Napolitano, Berlusconi prepara le prossime mosse e sceglie di non andare fino in fondo con l’impeachment ma di arrivare al voto non appena venga approvata la legge elettorale, tenendo saldo il tavolo sulle riforme con Renzi. L’ex premier ha deciso per il silenzio, salvo dare ordine ai suoi di scaldare il clima, mostrando da parte sua una calma “politica”. Con i suoi, ragiona che non è un caso che la ricostruzione di Friedman sia comparsa, nello stesso giorno, su un giornale dell’establishment italiano come il Corriere e su un giornale dell’establishment internazionale come il Financial Times, entrambi un tempo pronti a festeggiare l’arrivo di Monti. Ma un altro segnale è anche il fatto che testimonino del “complotto” Romano Prodi e Carlo De Benedetti, mentre la ricostruzione è confermata dallo stesso Monti.Come scrive l’Huffington Post:

Prodi, De Benedetti e Monti. Tre figure ostili che nella prospettiva del Cavaliere rappresentano uno che vorrebbe fare il capo dello Stato della sinistra (Prodi), il nemico economico e politico per definizione, nonché tessera “numero 1” del Pd di Matteo Renzi (De Benedetti), e uno che cerca incarichi in Europa dopo aver stretto con Renzi un patto di ferro (Monti). E allora si capisce l’analisi che l’ex premier consegna ai suoi dopo aver chiuso i giornali: “Stanno cambiando cavallo”. I fantini in questione sarebbero i poteri forti. Il cavallo scelto sarebbe Renzi. Una gara che passa attraverso l’indebolimento di Giorgio Napolitano, il grande tutore del governo Letta. Delegittimare Napolitano per archiviare il suo governo e aprire l’era Renzi, questa l’operazione secondo l’analisi del Cavaliere. Che però resta oscura sul “come”, se cioè attraverso le urne o attraverso un manovrone di Palazzo.

Da queste riflessioni, la scelta di alzare sì i toni ma senza arrivare fino in fondo sulla richiesta di impeachment senza unirsi a Grillo. Perfino Daniela Santanchè, a Piazza Pulita, non ha pronunciato la parola “impeachment”: “Quello che è emerso – dice – dimostra che aveva ragione Berlusconi a denunciare il complotto”. E con questo termina l’arsenale polemico del Cavaliere.

Perché l’obiettivo è il voto. Sondaggi alla mano, da giorni l’ex premier ha cambiato di nuovo idea. Ritenendo che, con la nuova legge elettorale, le elezioni tornano a essere la best option. E – paradossalmente ma non troppo – le dimissioni del capo dello Stato sarebbero controproducenti: “Il nuovo presidente – è il ragionamento dell’ex premier – lo deve eleggere il nuovo Parlamento, non questo”. Da cui uscirebbe una figura ostile, alla Prodi. Non è un caso che una vecchia volpe come Giuliano Ferrara, ascoltato consigliere nei momenti difficili, si affretti a registrare un video sul Foglio per spiegare che chiedere l’impeachment di Napolitano è un errore perché rischia di rianimare un governo morente. Tenere sulla corda il capo dello Stato, ma senza affondare è proprio l’ordine che dirama Berlusconi da Arcore. Convinto, anche in questo modo, di giocare di sponda con Renzi che non vuole andare a palazzo Chigi senza elezioni. Ma che vuole il voto una volta approvata la nuova legge elettorale. E chissà se è una coincidenza, ma la dichiarazione più importante a difesa del capo dello Stato, quella di Renzi, arriva per ultima. Come fosse un atto dovuto. Segnali, appunto.

Napolitano si difende con una lettera: “Fumo, solo fumo”

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L’asse Forza Italia e Movimento a 5 stelle con presunti colpi di Stato e complotti internazionali che sono poi sfociate sulla richiesta di impeachment stanno davvero creando un solco nell’opinione pubblica che oggi si interroga sul Presidente Napolitano e si schiera a favore o contro alle tante ipotesi che nelle ultime ore si sono succedute dopo la pubblicazione da parte del Corriere della Sera di alcuni passaggi di ”  Ammazziamo il Gattopardo”, il libro di Alan Friedman in uscita.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al Corriere della Sera su quanto accadde l’estate del 2011, dopo le dichiarazioni fatte da Mario Monti nel libro di Alan Friedman. “Complotto? Fumo, solo fumo”, ha detto il Capo dello Stato a quanto si legge sul sito del quotidiano. Così il Capo dello Stato:

In una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, Giorgio Napolitano non nega di aver incontrato Mario Monti diverse volte nel suo studio durante l’estate del 2011, ma fornisce la sua versione dei fatti che precedettero la formazione governo guidato dal Professore, definendo come «fumo, solo fumo» le confidenze personali fatte da Carlo De Benedetti ad Alan Friedman e «l’interpretazione che si pretende di darne in termini di complotto».

Nessuna difficoltà, certo, a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate: conoscendo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi), e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese.Nessuna difficoltà, certo, a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate: conoscendo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi), e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese.

Intanto anche Enrico Letta prende le difese del Capo dello Stato:

 ”Nei confronti delle funzioni di garanzia che il Quirinale ha svolto nel nostro Paese in questi anni, in particolare nel 2011, è in atto un vergognoso tentativo di mistificazione della realtà. Le strumentalizzazioni in corso tentano infatti di rovesciare ruoli e responsabilità in una crisi i cui contorni sono invece ben evidenti e chiari agli occhi dell’opinione pubblica italiana ed europea”.

E il premier ha poi aggiunto:

“di fronte a una situazione fuori controllo, si attivò con efficacia e tempestività per salvare il Paese ed evitare quel baratro verso il quale lo stavano conducendo le scelte di coloro che in queste ore si scagliano contro il presidente Napolitano”.

“Stupisce – sostiene Letta – la contemporaneità di queste insinuazioni con il tentativo in corso da tempo da parte del M5S di delegittimare il ruolo di garanzia della Presidenza della Repubblica. A questi attacchi si deve reagire con fermezza. E si devono semmai ricordare agli smemorati le vere responsabilità della crisi del 2011, i cui danni economici, finanziari e sociali sono ancora una zavorra che mette a repentaglio la possibilità di aggancio della auspicata ripresa economica”.

Napolitano interpellò Monti nell’estate 2011: FI insorge

napolitanoemonti-tuttacronacaE’ Alan Friedman a ricostruire, nel libro “Ammazziamo il Gattopardo”, i passaggi che hanno portato ad una nomina in pectore da parte del Colle per Mario Monti, chiamato a sostituire Berlusconi ben prima della fine dell’anno. Stando a quanto riporta il giornalista,  Giorgio Napolitano consultò il professore e ne sondò la disponibilità a fare il presidente del Consiglio già nell’estate del 2011, quindi in tempi non sospetti. Lo ribadisce anche Carlo De Benedetti, che testimonia di aver parlato a lungo con Monti. “Mario, non puoi fare nulla per diventare presidente del Consiglio, ma se te lo offrono non puoi dire di no. Quindi non ci può essere al mondo una persona più felice di te”, questo il consiglio. Friedman domanda quindi a Monti: “Con rispetto, e per la cronaca, lei non smentisce che, nel giugno-luglio 2011, il presidente della Repubblica le ha fatto capire o le ha chiesto esplicitamente di essere disponibile se fosse stato necessario?” Risposta: ‘Sì, mi ha, mi ha dato segnali in quel senso’. “Parole che cambiano il segno di quell’estate che per l’Italia si stava facendo sempre più drammatica. E che probabilmente porteranno a riscrivere la storia recente del nostro Paese”, scrive poi il giornalista nel libro edito da Rizzoli. Anche Romano Prodi sostiene la tesi del giornalista: anche a lui, infatti, Monti avrebbe chiesto consiglio. Alla fine lo stesso professore, dopo essersi schermito, ammette: “Il Capo dello stato mi ha chiamato”. Napolitano, invece, ha rifiutato qualsiasi intervista e qualsiasi commento. Le rivelazioni sono state invece commentate da Renato Brunetta e Paolo Romani, capigruppo di Forza Italia a Camera e Senato: “Apprendiamo con sgomento che il capo dello Stato, già nel giugno del 2011, si attivò per far cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con Mario Monti. Lo conferma lo stesso Monti. Le testimonianze fornite da Alan Friedman non lasciano margine a interpretazioni diverse o minimaliste”. E continuano spiegando che tutto questo “non può non destare in noi e in ogni sincero democratico forti dubbi sul modo di intendere l’altissima funzione di presidente della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano. Ci domandiamo se sia rispettoso della Costituzione e del voto degli italiani preordinare un governo che stravolgeva il responso delle urne, quando la bufera dello spread doveva ancora abbattersi sul nostro paese”. E concludono: “Chiediamo al capo dello Stato di condurre innanzitutto verso i propri comportamenti un’operazione verità. Non nascondiamo amarezza e sconcerto, mentre attendiamo urgenti chiarimenti e convincenti spiegazioni”. Le anticipazioni del libro di Friedman sono state pubblicate dal “Corriere della sera”.

La finanza sorride a Renzi, giù lo spread, stop alla caduta del Pil. Ancora yuppies?

RENZI-facebook-tuttacronaca

Svolta nel Pd? Sicuramente svolta nella finanza che almeno come primo impatto lancia un segnale forte: Renzi piace. Il nuovo segretario come sostiene il Il Giornale non è sostenuto dai tradizionali poteri forti come Fiat. Eni e Mediobanca ma da imprenditori del calibro di Diego della Valle. Se forse è ancora presto per capire dove effettivamente il sindaco di Firenze ormeggerà la sua nave, è anche che il “nuovo Tony Blair” come è stato soprannominato dal Financial Times sicuramente non potrà essere disgiunta dalla finanza. Come rileva ancora il Giornale:

“Non è un caso che proprio D’Alema abbia evocato l’ esta­blishment finanziario come uno dei sostegni di Renzi”.  

E ancora sul quotidiano di proprietà di Silvio Berlusconi si legge:

Il contesto finanziario di Ren­zi è un altro: è quello del grande capitale internazionale, dei fondi d’investimento e dei ma­nager multinazionali. Un mon­do del quale il gestore di Alge­bris Davide Serra, uno dei con­siglieri finanziari di Renzi, non è che una spia illuminata per in­dicare ben altri capitali. Men­tre manager come l’ad delle Ge­nerali Mario Greco (pubblica­mente lodato per il lavoro che sta facendo a Trieste), o come il capo di Luxottica Andrea Guer­ra ( new entry 2013 alla Leopol­da) rappresentano l’essenza del passaggio dal capitalismo familiare o di relazione a quel­lo di mercato. In linea con quanto sostiene Diego Della Valle, rottamatore dei salotti buoni del Corriere e di Piazzet­ta Cuccia che, anche da presi­dente della Fiorentina, sta tut­to dalla parte di Renzi. Il rappor­to con questi signori apre le strade verso la grande finanza occidentale, quella a stelle e strisce in particolare, dove Ren­zi ha e vuole avere i maggiori contatti. E dove intende far va­lere presto le sue ragioni, come ha dimostrato impugnando pubblicamente la polemica sull’allarme rating lanciato da Standard & Poor’s sulle Gene­rali dell’amico Greco.
Si capisce che è una musica ben diversa da quella suonata fino a poco fa dalle parti del Pd. A cui, prima come Pds, poi co­me Ds, sono addebitate una se­rie di débâcle : si va dalla razza padana che nel 2000 ha lancia­to l’Opa su Telecom dando il via al declino del gruppo; al rap­porto incestuoso tra enti locali e banca in quel del Monte dei Paschi di Siena; fino al polmo­ne finanziario delle coop che ha prodotto nel 2005 il fallimen­to Unipol-Bnl, mentre in que­ste ore cerca di portare a termi­ne un’operazione, la fusione con Fonsai, dalle cui carte usci­te dalla procura di Milano emerge più di un particolare in­quietante.

Renzi è quindi figlio di quella generazione nata nel mito degli yuppies e lontano dagli hippies? Sicuramente, come tutta la generazione dei 35/40 enne di oggi, Renzi ha vissuto di riflesso il mito dei giovani rampanti, dei broker senza scrupoli e di quell’economia anni ’80 che scopriva, forse anche ingenuamente, la speculazione a ogni costo. Ma poi Renzi, ha anche vissuto, la bolla economica, la crisi finanziaria e quel sogno infranto della finanza speculativa. Non ha caso è anche padre di quel ritorno alla green economy, di uno stile salutista (lo abbiamo spesso visto a  cavallo sulla bici o a piedi impegnato nella maratona), con l’occhio che guarda alla banda larga e alle eccellenze del nostro Paese.

Matteo Renzi, appartiene a quella generazione che ha davvero due anime spesso in contrasto tra di loro, che quando riescono a trovare un’armonia, può dar vita a progetti che riescono a marciare tra l’innovazione e la sostenibilità.

Non può essere un caso che nella terra delle coop, l’Emilia Romagna, nelle primarie per gli iscritti al Pd del 17 novem­bre Gianni Cuperlo avesse vin­to con percentuali dal 42 al 46%.Forse era anche l’estrema difesa di un sistema di interessi economici che si sentiva mi­nacciato. Ma Renzi sembra aver deciso: per parlare di fi­nanza non si telefonerà più a Bologna, ma si chiamerà Trie­ste. 

 

Sui mercati pesa la crisi di governo: crolla Piazza Affari, vola lo Spread

crisipolitica-crolloborsa-tuttacronacaLo si temeva, si è verificato. La crisi di governo e le dimissioni dei ministri Pdl pesano come macigni su Piazza Affari che ha aperto in deciso calo a -2.09 % per poi arrivare a cedere il 2.4% a 17.229 punti, con vendite sui titoli bancari e su Mediaset che perde più del 5%. Sospese in asta di volatilità Mediobanca, Mediolanum, Ubi Banca e Ansaldo Sts. I mercati guardano con timore la situazione politica italiana, con una crisi che arriva a meno di due settimane dall’approvazione della legge di Stabilità. Vola invece lo Spread, con il differenziale tra Btp e Bund che raggiunge i 288 punti contro i 264 della chiusura di venerdì: livelli che non si toccavano dallo scorso giugno dopo essere sceso a metà del mese scorso a 230, minimo finora realizzato sotto il governo Letta.

Disequilibrio Letta: rassicura sul governo, annuncia autunno caldo e ripresa anemica

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Letta non ha dubbi sulla ripresa, ma non nasconde neppure i suoi timori e progetta già un piano per battere un ripresa “anemica”. Un discorso tra disequilibri che potrebbero generare un autunno caldo, quindi con la paura di tensioni sociali, e prospettive davvero ostiche per il lavoro.

“Sappiamo benissimo che questa ripresa rischia di essere una ripresa di crescita senza lavoro. Questo è il grosso rischio che c’è, ma noi vogliamo lavorare perché non sia anemica. E’ necessario legare la crescita al lavoro”.

“Io e il ministro Saccomanni abbiamo accompagnato fin dall’inizio il ruolo della Cassa, lo sviluppo e preparazione del piano. La ripresa va colta, i segnali ci sono ma sappiamo tutte le difficoltà sociali che ci sono in tutte le forme preoccupanti. Sappiamo benissimo che questa ripresa rischia di essere una ripresa di crescita senza lavoro. Noi vogliamo lavorare perché ci sia ma non sia anemica come spesso è avvenuto in Italia negli ultimi 20 anni”, spiega Letta.

“Abbiamo ritenuto utile che anche da noi riproponessimo questo approccio sviluppista. Quindi presentiamo oggi il piano industriale della Cassa Depositi e prestiti congiuntamente, pur consapevoli della separazione dei ruoli”. Così il presidente del Consiglio presentando il piano industriale della Cassa depositi e prestiti. “Il nuovo clima che si respira in Europa a partire dall’ultimo Consiglio Europeo ha portato un forte focus nuovo attorno alle missioni finanziare con missioni pubbliche – afferma Letta – Al consiglio europeo ha partecipato il presidente della Banca Europea di investimenti e ha marcato il ruolo delle principali Casse di deposito e prestito”.

“I segnali di crescita e ripresa ci sono” ma c’è anche “il clima sociale molto faticoso e pieno di difficoltà: è questo il rischio più grande per l’autunno”.

“Spero che la politica italiana – ha detto il Premier – non si dimentichi l’importanza dei tassi di interesse e dello spread. Ho avuto l’impressione che se ne è parlato tanto nel 2011, poi come spesso avviene in Italia c’è stata una indigestione e non se ne parla più”.

La fiducia tornata sui mercati, dimostrata dallo spread “ai minimi”, è “figlia della stabilità”. Letta ha sottolineato che “questa fiducia ci deve spingere a non fermarci ma a spingere” perché continui.

“Voglio attirare l’attenzione sulla parola, per altro non nuova, che torna e vogliamo rilanciare: la parola Mezzogiorno. Vogliamo togliere l’idea che l’Italia abbia perso la speranza che il Mezzogiorno possa crescere e ripartire”. “Ieri in Cdm, il ministro della coesione territoriale ha presentato le linee del piano per l’utilizzo dei fondi strutturale di coesione del 2014-2020. Sarà una grandissima opportunità”, conclude.

La Cassa depositi e presiti avrà un ruolo per il piano di privatizzazioni ”che il governo intende presentare in autunno ”. Si’ – ha risposto – è evidente che Cdp avrà un ruolo ”.

“Derubricherei queste polemiche a questioni di merito importanti che troveranno un loro punto di sintesi alla fine di questo mese di agosto, quando dobbiamo per forza presentare le soluzioni rispetto ai problemi in scadenza tra cui anche quello sulla tassazione della prima casa”.

“Sapete che siamo abituati a navigare su una nave che naviga sempre tra tempeste, onde e marosi. La nave si sta dimostrando più solida di quel che pensano i nostri detrattori”.

Piazza Affari a +3% e Spread sotto i 300.

piazza affari-tuttacronaca

Piazza Affari vola, con lo spread Btp-Bund sulla scadenza decennale sceso a 300 punti. Si tratta dei minimi da inizio marzo, con un tasso per i titoli italiani al 4,30%. Intanto l’indice Ftse Mib guadagna il 3% a 15.902 punti. Schizzano i bancari con Banco Popolare che sale del 9,46%, seguito da Mps (+8,15%). Fiat guadagna il 6,59%.

Alle borse i “saggi” non dispiacciono?

la scuola di atene-tuttacronaca

Dopo il ponte pasquale e le consultazioni del governo, che tra ‘saggi’ e critiche non ha ancora raggiunto una vera stabilità, i mercati aprono in maniera ‘debole’, senza dimenticare il “caso Cipro” che tiene in ansia l’economia dell’Eurozona.

Borse europee in leggero rialzo dopo il ponte pasquale con l’eccezione di Milano (-0,3%), che sconta le incertezze sulla situazione politica e la debolezza del comparto bancario. Prima dell’incontro tra il governo cipriota e i rappresentanti della Ue e dell’Fmi sui termini del rimborso degli aiuti, Londra, Parigi e Francoforte salgono dello 0,4%. A dispetto di un quadro politico ancora fluido in Italia, migliora lo spread tra btp e bund, sceso a 341 punti.

Dopo un avvio in lieve rialzo, in area 347 punti, lo spread imbocca la strada del ribasso e scende a quota 340 punti. Il rendimento è pari al 4,7%.

DISOCCUPAZIONE… NO COMMENT!

disoccupazione

Sale, s’impenna e dilaga. Con essa sale la rabbia, la disperazione e l’umiliazione dei giovani e meno giovani in lotta gli uni contro gli altri per un posto di lavoro che non c’è e se c’è è precario e mal retribuito. Si tocca il record e si pensa “può solo diminuire” invece cresce ancora. Siamo al 11,7% pari a 3 mln di disoccupati. Ma tutti si preoccupano dello spread e giocano con la vita delle persone!

 

Vola Piazza Affari dopo gli Instant Poll +3,35%, giù spread

piazza affari

Il Pd in testa nelle prime proiezioni mette le ali a Piazza Affari che sale del 3,4%. Mentre lo spread si riduce a 262 punti dai 280 di venerdì scorso. L’ Italia ha votato sotto i riflettori degli investitori internazionali che hanno scommesso sin dalla mattinata sulla governabilità, indicando come «best case» scenario, lo scenario migliore, «un Pd che guadagna il premio di maggioranza alla Camera e si allea con la lista civica di Mario Monti per raggiungere la maggioranza al Senato e per formare il governo».

PROSPETTIVE NERE, NERISSIME PER L’ITALIA!

naufragio europa euro merkel satira umorismo

Sarà solo terrorismo economico? Saranno previsioni falsate dal voto del weekend? In ogni caso l’Europa si prepara a un 2013 in recessione… nessuna ripresa quindi! In particolare in Italia dove tutte le stime sono state riviste al ribasso e dove l’indice di disoccupazione è dato in negativo fino alla fine del 2014! Non c’è veramente nulla da sperare? L’uscita dal tunnel che avevano previsto si allontana sempre più… o forse c’è la volontà da parte dell’Europa di mettere definitivamente le mani sul nostro Paese come hanno già fatto con la Grecia e la Spagna? Ciò che detesta perplessità sono le continue “interferenze” da parte dell’Europa sul voto italiano, tra smentite e mezze verità, tra intrighi di alta finanza, cadute a picco dei mercati finanziari e volate dello spread, l’Italia sembra sempre più in balia di un Europa prepotente e dittatoriale… Sicuramente quanto di più lontano dagli Stati Uniti d’Europa e da un progetto di collaborazione e solidarietà tra stati che avrebbero potuto davvero dare un esempio al mondo… avrebbero potuto dire BASTA alle guerre finanziarie, alle speculazioni economiche e a tattiche di neocolonialismo. Ma l’uomo è avido e l’Europa è un gigante che strappa la dignità e l’autonomia ai singoli stati.

BENVENUTI IN EUROPA!

Spread a quasi 300 e borsa in calo!

BEVIAMOCI UNO SPREAD?

spread

Su lo Spread e giù la Borsa!

Spread a 280 punti e Borsa in calo a -4,5%

Monti sta operando nell’alta finanza per impedire a Berlusconi la rimonta? L’Europa minaccia il sistema politico italiano a colpi di spread? Ora si incolpa la Spagna e Rajoy… in ogni caso addio democrazia!

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Ai minimi storici! Spread sotto 250 non succedeva dal 2011

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Bce lascia i tassi invariati allo 0,75% e lo spread va a 264

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Luce o non luce alla fine del tunnel? Piazza affari apre a -0,11%, spread a 275 punti

Giù lo spread: ora stiamo a 275 punti

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Cala Milano – 0,18

Male i titoli bancari.

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Spread a 284 e Milano apre con segno positivo a +0,05%

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Vola Piazza Affari e va giù lo spread: effetto accordo Usa

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Lieve disgelo per Piazza Affari: borsa in rialzo e spread a 312 punti

I listini europei sono sulla scia di Tokyo ed hanno avuto una buona apertura.

Inizio positivo per Milano: apre a +0,21%. Spread a 321,3 punti

L’Euro viene cambiato a 1,3159 sul dollaro. Indice Nikkei a +1,62% dopo la vittoria della destra.

Spread in calo: tocca quota 324

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Caricatura di se stesso, Berlusconi: “Lo spread? E’ un imbroglio, un’invenzione”

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Grazie Pdl: lo spread vola, la credibilità dell’Italia vacilla! PDL IRRESPONSABILE

Erano troppi gli impegni mantenuti?

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Aria di crisi: spread 322, pesa la fiducia al governo

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Spread Btp-Bund apertura a 311

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Spread in calo a 301 punti, i mutui invariati.

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Spread Btp-Bund: 303 punti

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Spread Btp-Bund: chiusura a 304 punti

Spread Btp-Bund a 301 punti. Rendimento Btp a 4,42%

Btp-Bund rialzo a 315

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Spread Btp-Bund: 317 punti

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Spread: Spagna-Germania 390, Italia- Germania 315

Scende ancora lo Spread Btp-Bund: 308 punti base

Spread Btp-Bund: apertura sotto i 320 punti

Spread Btp-Bund in ribasso. Siamo a 327 con rendimento 4,7

In vista dell’asta pubblica dei Btp lo spread si abbassa, rimarrà così anche dopo la vendita dei buoni del Tesoro?

Spred scende sotto i 330, rendimento al 4,73

In ribasso il differenziale tra Btp e Bund: 333,7 punti

 

Mercati valutari: Euro scambiato a 1,2853 dollari e a 106,13 yen.

La Borsa di Milano apre in rialzo dello 0,28. A 338,6 lo spread Btp-Bund

Spread a 375

 

Spread 30 Ottobre 2012 – Wall Street assediata da Sandy

 

Le borse in Europa aprono con uno spread a 350, con un rendimento 4,99%. Wall Street, il cuore finanziario della Grande Mela oggi si ferma,  dopo che nella notte è stata assediata da Sandy.

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Serial killers and true crime

"ladivinafamiglia"

"Solo quando amiamo, siamo vivi"

Vagenda Vixen

*A day in the life of the Vixen, a blog about EVERYTHING & ANYTHING: Life advice, Sex, Motivation, Poetry, Inspiration, Love, Rants, Humour, Issues, Relationships & Communication*

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