Garko tra i sabotaggi… Dall’auto allo stalking per avere il suo sperma!

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Alla soglia dei quarantanni Gabriel Garko, volto noto della tv italiana si confessa in un’intervista al “Corriere.it”. Soprattutto racconta le sue vicissitudini, non sempre divertenti, legati alla notorietà derivante dal suo lavoro: “Uno dei primi episodi risale a molto tempo fa. Mi sabotarono l’auto” così inizia il racconto di Garko che poi precisa “Io stavo guidando di sera, stavo andando vicino Napoli per lavoro – ha raccontato – A un certo punto andò in tilt l’impianto elettrico: si spensero tutte le luci e, siccome proprio in quel momento ero su una curva, non potendo più vedere assolutamente niente, andai fuori strada: per fortuna riportai solo qualche contusione, niente di grave. Lì per lì pensai a un guasto dell’auto, ma poi si scoprì che l’impianto era stato messo fuori uso ad arte“. Un altro episodio che l’attore racconta è invece legato alle lettere di minaccia “Non erano scritte al computer o a macchina ma proprio con le lettere ritagliate dei giornali… come si faceva un tempo! All’inizio non mi arrivavano a casa, ma nell’ufficio di produzione, quindi stavo piuttosto tranquillo, poi una sera è avvenuto il peggio”, e Garko insiste: ” Ero rientrato tardi, varco il cancello della mia abitazione e all’improvviso degli uomini armati di pale cominciano a battere sugli sportelli, sui vetri per tirarmi fuori. La prima botta era talmente forte che ho pensato a uno sparo di pistola… Sono rimasto intronato per un attimo, poi ho cominciato a fare avanti e indietro per trovare una via di fuga, ero disorientato, non sapevo più neanche io cosa stavo facendo. Sarà stata mezzanotte, mi diressi subito dai carabinieri di zona”, ma non sono solo gli uomini ad avere nel mirino Garko ma a volte sono state “le ammiratrici” ha pedinarlo e ad arrivare ad atteggiamenti di stalking: “Una donna mi perseguitava perché voleva un figlio da me e un’altra, una russa, mi ha pedinato fino a poco tempo fa e lo sa perché? Si è fissata che vuole il mio sperma!”

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Claudio, il 30enne che regala il proprio seme

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Vuole fare un dono davvero speciale alle donne che ne hanno bisogno Claudio, un impiegato di un’azienda tra Conegliano e Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. E per farlo ha scelto di lasciare un messaggio sulla bacheca di un sito internet d’incontri. “Vuoi diventare mamma? Sono un bel ragazzo 30enne, sano e pulito. Faccio donazioni di seme: ottima concentrazione e quantità. Sono disponibile per donne e lesbo”. Claudio una ragazza ce l’ha, da 10 anni, e non pensa ai soldi, vuole solo regalare il suo seme. “Non lo farei mai e poi mai per scopo di lucro, ma per dare una mano alle persone che non riescono ad avere figli, sia etero che lesbiche con il desiderio di maternità”. Lui e la compagna sanno cosa significhi intraprendere la strada della fecondazione assistita, e proprio da questa esperienza è scaturita l’idea: “Non riuscivamo ad avere figli e così, a Padova, abbiamo fatto tutti gli esami necessari. Lo spermiogramma ha rivelato che il problema non era nel mio seme e che, anzi, i valori riguardanti la qualità dei miei spermatozoi erano anche di due o tre volte superiori alla media”. E così la decisione, che ricalca il modello anglosassone per il quale è una pratica usuale donare il seme. “All’inizio la mia compagna era un po’ titubante, ma abbiamo deciso di provare”. Ora la coppia sta valutando una richiesta seria che è arrivata, in mezzo agli inevitabili scherzi. “La verità è che delle banche del seme non si sa nulla, per la fecondazione assistita ci sono trafile complesse e l’adozione richiede tempo e parecchi soldi – conclude – noi non siamo ancora riusciti ad avere un figlio e, dopo un ultimo tentativo, proveremo ad andare all’estero, dove non viene imposto alcun limite alla fecondazione assistita e di, conseguenza, ci sono molte più possibilità”.

Costretta dalla madre adottiva a rimanere incinta a 14 anni

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Costretta a restare incinta a 14 anni con un’inseminazione artificiale “fai da te”. E’ successo in Gran Bretagna dove una donna ha costretto la figlia adottiva ad avere un figlio poichè non si rassegnava all’idea di non poterne più avere lei e il giudice le aveva rifiutato un nuovo affidamento. Così ha atteso il 14esimo anno di età della maggiore e ha provveduto a comprarle dello sperma in internet.

Ci sono voluti sette tentativi in due anni, tutti praticati dalla stessa 14enne nella solitudine della sua stanza, per rimanere incinta.

Il tutto era passato inosservato all’esterno, poiché la donna aveva cresciuto le tre figlie in isolamento: studiavano a casa e le erano totalmente assoggettate.

Solo al momento del parto, nel 2011, è diventato impossibile nascondere oltre la situazione. La donna non voleva che la figlia adottiva allattasse al seno, per evitare che si “affezionasse troppo”. In ospedale poi hanno anche capito che il tentativo della donna era quello di portar via il bambino dall’ospedale e così sono intervenuti i servizi sociali che hanno ricostruito l’intera vicenda.

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