Dal 10 febbraio poliziotti armati… di spray al peperoncino!

polizia-spray-peperoncino-tuttacronacaDal 10 febbraio al 10 agosto i poliziotti dei reparti di Milano, Roma e Napoli saranno “armati” di spray al peperoncino. Si tratta di una sperimentazione per il personale delle forze di polizia. Recita una nota del Viminale: “Dopo una attenta analisi intrapresa con le Direzioni centrali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, tra cui la Direzione Centrale di Sanità, è emerso il comune intendimento di far utilizzare dispositivi spray al personale delle Forze di Polizia impegnate in attività di controllo del territorio. Al fine del corretto utilizzo il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha emanato un disciplinare per il maneggio, l’impiego, la custodia e lo stoccaggio degli strumenti di dissuasione che nebulizzano principi attivi naturali a base di `oleoresin capsicum´, già in libera vendita e porto. Il documento delinea le linee operative, i presupposti per l’utilizzo, le norme di sicurezza, le precauzioni e i luoghi di impiego, oltre alle misure di decontaminazione. E’ uno strumento di autodifesa dell’operatore impegnato nei servizi di controllo del territorio, che non può essere usato in via preventiva o intimidatoria, ma a cui si può far ricorso a fronte di una azione minacciosa o violenta per evitare conseguenze ulteriori, e solo dopo il fallimento della fase di mediazione e negoziazione; sempre nel rispetto della proporzione tra offesa e difesa».

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“Il Governo italiano non fermi la sperimentazione animale”: così la Cattaneo

elena-cattaneo-tuttacronacaE’ scontro tra ricercatori e animalista da quando, la scorsa estate, il Parlamento ha varato la legge 96 secondo la quale nei laboratori di ricerca italiani verranno vietati gli xenotrapianti, l’uso degli animali per i test sulle droghe, l’uso di primati, cani e gatti se non dopo l’autorizzazione ministeriale e qualsiasi sperimentazione senza anestesia o analgesico. La senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata e ricercatrice alla Statale di Milano, dove studia da anni la malattia di Huntington, è intervenuta nel dibattito. “Il governo deve recepire la direttiva europea sulla sperimentazione animale senza stravolgimenti, altrimenti si ferma la ricerca italiana”. Dopo le proteste dei ricercatori, che hanno minacciato il ricorso alla Corte di giustizia europea, il governo ha preparato una bozza di decreto legislativo che allo stesso tempo scontenta gli animalisti e che secondo Cattaneo “non è sufficiente”.  L’Huffington Post ha intervistato la senatrice:
Senatrice Cattaneo, perché non è soddisfatta dei cambiamenti che il governo ha introdotto nel futuro decreto sulla sperimentazione animale?
Credo che abbia sottovalutato le implicazioni e le conseguenze di quello che viene enunciato. Rimane il divieto agli xenotrapianti, rimane anche l’impossibilità di condurre ricerche sulle molecole psicoattive persino nei topi. L’esecutivo deve semplicemente recepire la direttiva comunitaria così come è stata votata dal Parlamento europeo altrimenti costituirà un freno alla ricerca italiana. Non capisco poi perché gli animalisti vogliano cambiarla, visto che in sede europea hanno dato il loro benestare a questa direttiva.

Forse perché l’obiettivo delle associazioni animaliste è l’abolizione della sperimentazione animale? Se viene vietata la sperimentazione animale allora bisognerà assumersi i rischi e parlare onestamente con i malati per informarli che la ricerca sulle malattie è bloccata. Allo stesso tempo occorre dire che non esistono le metodologie alternative alle cavie da laboratorio. Esistono, è vero, le colture cellulari e gli approcci informatici che affiancano la sperimentazione animale ma non potrebbero sostituirla. Sfido chiunque a venire nel mio laboratorio e spiegarmi in quale modo si sarebbe potuto arrivare ai risultati che abbiamo ottenuto senza usare gli animali. Abbiamo scoperto che nella corea di Huntington, malattia neurologica, vi sono dei circuiti molecolari che si parlano, e questo è stato convalidato in 4 modelli sperimentali diversi, verificati e validi sull’uomo, e ora con i test clinici cerchiamo di capire come fare una diagnosi della sintomatologia della malattia. Ecco perché non mi capacito quando sento parlare di inutilità della sperimentazione animale.

 

Nello stesso preambolo della direttiva europea si indica come obiettivo a lungo termine la completa sostituzione degli animali nella ricerca a favore delle metodologie alternative, mentre il governo americano finanzia generosamente il progetto Tox21 che prevede appunto l’implementazione di metodologie animal-free. Cosa ne pensa? Sono a favore di qualsiasi strategia di ricerca proprio perché sono uno scienziato e non potrei escludere alcuna metodologia. Se in una determinata ricerca scopro che gli animali, o una specie animale, non mi servono allora non li uso. So, però, che se voglio studiare la tossicologia sistemica di un farmaco avrò bisogno di un organismo intero e non di un piattino di cellule. L’aspetto etico tocca noi ricercatori per primi, siamo noi a manipolare e condividere l’esperienza in laboratorio con gli animali, la viviamo tutti i giorni. Personalmente supero il problema etico con un imperativo, quello di dare speranze ai malati, e per questo obiettivo non userò né un animale in più né uno in meno di quello che è necessario. Come scienziata mi prendo la responsabilità etica di quello che faccio. E non accetto che il monopolio dell’etica sia in mano soltanto agli animalisti.

 

Ultimamente lo scontro tra animalisti e ricercatori si è esacerbato, con il caso di Caterina Simonsene addirittura l’affissione a Milano di volantini con nome e cognome degli scienziati additati come “assassini di animali”. Come riportare la calma? La vivisezione non esiste. E non esistono i vivisettori. Eppure esiste la Lega antivivisezione. Penso di avere incontrato migliaia di scienziati nella mia vita, e mai ho trovato un ricercatore con un atteggiamento aggressivo nei confronti degli animali da laboratorio. Ci dicano dove avviene la vivisezione. Nei nostri laboratori invece c’è un impiego etico e legittimo della sperimentazione animale per dare conoscenza e speranza.

 

In Italia e nel mondo l’opinione pubblica invece è apertamente contraria all’uso degli animali per scopo scientifico. Secondo lei è soltanto ignoranza? L’opinione pubblica si infiamma perché vuole avere la coscienza pulita. Le persone vogliono farmaci efficaci e medici in grado di guarire le malattie, ma non accetta per esempio le etichette sui farmaci dove si indicherebbe che quel principio attivo è stato ottenuto con la sperimentazione animale: è una proposta di legge di Pia Locatelli e la trovo davvero ottima. Forse c’è bisogno di un’opera pedagogica per far comprendere come la scienza produca fatti definibili, contestabili e pubblici. E invece accade di assistere a pagliacciate come quella di Davide Vannoni, che non a caso tiene segreto il suo metodo Stamina proprio perché non ha niente a che vedere con la scienza.

 

A proposito di Vannoni, come si sta comportando la ministra Lorenzin? Ha avuto coraggio. Quando la scorsa primavera il Senato ha dato unanimemente il via libera al metodo Stamina approvando il decreto Balduzzi, Lorenzin è andata controcorrente e ha costituito un comitato scientifico affidandosi al suo parere. Così facendo ha messo in angolo Vannoni. Oggi vorrei dire ai miei colleghi senatori che dovrebbero prendersi la responsabilità di quello che è accaduto, perché abbiamo attiratol’attenzione del mondo scientifico internazionale anche a causa di decisioni politiche antiscientifiche. Un disastro.

 

Anche la medicina ufficiale viene percepita come “casta”? Capisco che in un momento difficile come quello che stiamo vivendo è facile puntare il dito contro le istituzioni. Ma la scienza è una cosa seria e se viviamo fino agli 80 anni è merito suo, non certo della politica e della religione. Oggi, specialmente in Italia, noi scienziati lavoriamo senza ottenere considerazione dalla società eppure riusciamo a competere con il mondo intero vincendo bandi e ottenendo generosi finanziamenti superando colleghi che lavorano in laboratori prestigiosi in California oppure ad Harvard. E questo nonostante facciamo ricerca, nel mio caso, nell’edificio più brutto di Milano e con strumentazioni vecchie. Questo è il miracolo della ricerca italiana, riconosciuto all’estero e svilito invece nel nostro Paese. E difendo con la stessa passione il metodo scientifico, perché è l’unico che mette in dubbio tutto ogni volta, è l’unico metodo che mi impone di non innamorarmi della mia idea se riesco a dimostrare che è sbagliata.

 

Tornando alla direttiva sulla sperimentazione animale, domani c’è un convegno al quale la Lav ha deciso di non partecipare perché, spiega, non rispecchia le opinioni dell’antivivisezionismo scientifico. Cosa risponde? Questo convegno serve soprattutto ai senatori della Commissione sanità che devono dare un parere al governo sul decreto che recepisce la direttiva sulla sperimentazione animale. Devono sapere che se la bozza dell’esecutivo rimane invariata, andremo incontro alla procedura di infrazione e la ricerca italiana verrà bloccata. Allo stesso tempo, all’appuntamento di domani avevamo invitato anche molti studiosi e ricercatori contrari alla sperimentazione animale affinché potessero illustrare la loro opinione. Molti hanno rifiutato l’invito o ci hanno fatto sapere di non poter venire, tranne Isabella De Angelis dell’Istituto Superiore di Sanità e Simone Pollo dell’università La Sapienza. Avevamo anche chiesto l’intervento di Umberto Veronesi, notoriamente contrario agli animali da laboratorio, e nemmeno lui purtroppo potrà essere presente.

 

“Serie preoccupazioni sulla sicurezza”: Nature e il metodo Stamina

stamina_tuttacronacaE’ la rivista Nature a scrivere che, sulla base di documenti giunti in loro possesso, sorgono seri e profondi dubbi e preoccupazioni sulla sicurezza e sull’efficacia del metodo Stamina. Dai verbali del Comitato scientifico chiamato dal ministero della Salute ad esprimere un parere sul metodo Stamina, esaminati da Nature, emergono “serie imperfezioni e omissioni nel protocollo Stamina”. Tra queste, “un’apparente ignoranza della biologia delle cellule staminali”. Gli esperti avevano inoltre indicato “errori concettuali” nel protocollo, “alcune sezioni del quale sono state copiate da Wikipedia”.

“Ci si approfitta della disperazione di famiglie e malati”: De Luca su Stamina

Stamina_approvazione-tuttacronacaMichele De Luca, ricercatore che guida il centro di medicina rigenerativa “Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, intervistato da La Stampa parla del metodo Stamina: “Nel mondo, e purtroppo anche in Italia, vengono proposti ciclicamente presunti trattamenti miracolosi per malattie gravi, privi di razionale e assolutamente senza alcuna efficacia. Basta pensare al caso di Di Bella. Questa volta è il turno di Stamina, un presunto metodo a base di staminali che non ha dimostrato di avere alcuna valenza scientifica e terapeutica. Ci si sta approfittando della disperazione delle famiglie dei malati gravi, infischiandosene dei limiti e delle regole della scienza”. Le staminali non sono una panacea di tutti i mali, spiega, “anche se negli ultimi tempi, purtroppo, molte persone hanno iniziato a crederci. Vorrei anch’io che fosse così, ma la ricerca sulle staminali ha ancora bisogno di molto tempo prima di rivelarsi utile”. E aggiunge: “Le uniche staminali che hanno dimostrato di avere una reale efficacia in un contesto clinico sono quelle ematopoietiche e quelle epiteliali. Le prime usate nel trattamento di patologie quali la leucemia, le seconda per la terapia di gravi ustioni. Per il resto si tratta di un campo di studi ancora aperto su cui non si hanno certezze”.  Prima che una terapia a base di staminali arrivi in clinica “si fa una ricerca di base solida – precisa -. Dopo la pubblicazione dei risultati, si raccolgono evidenze precliniche con studi sugli animali. E solo dopo si passa alla sperimentazione sull’uomo, che prevede tre fasi ben distinte, e i cui risultati vanno resi pubblici. Praticamente tutto quello che Stamina non ha fatto”.

“Siamo vittime di lobby dei farmaci, burocrazia e politica”: così Vannoni

vannoni-stamina-tuttacronacaConcede una lunga intervista a Repubblica Davide Vannoni, l’ideatore del controverso metodo Stamina di cui tanto si discute in questo periodo e respinge l’accusa di non essere un medico ma un ciarlatano, avendo conseguito una laurea in lettere e filosofia invece che in medicina. “Sono un presidente di fondazione, come Montezemolo per Telethon. Mai preso una siringa in mano, mai curato nessuno, ci mancherebbe. A quello pensano i nostri specialisti”. Niente imbrogli, quindi, a suo dire: “Perché esista una truffa, occorre che qualcuno intaschi del denaro. A Brescia, in una struttura pubblica, nessun paziente pagava un euro e a San Marino pagava solo chi poteva”. Si vede quindi vittima di una diversa battaglia: “Siamo certamente vittime della lobby dei farmaci, della burocrazia e della politica. Tutto sulla pelle di chi sta morendo”. E spiega: “Una persona colpita da malattie neurodegenerative costa circa 300 mila euro all’anno allo Stato. Un ciclo di iniezioni mensili tradizionali, per lo più inefficaci, costa 28 mila euro. L’industria farmaceutica non ha certo interesse a incoraggiare altri soggetti e altri farmaci”. Per quel che riguarda l’idea che si tratti di una truffa, ribatte: “Perché esista una truffa, occorre che qualcuno intaschi del denaro. A Brescia, in una struttura pubblica, nessun paziente pagava un euro”. Dopo che un paziente è morto a Trieste Vannoni rischia pure un’accusa per omicidio colposo, anche se per ora lui esclude l’ipotesi: “Quella persona è morta di polmonite dopo essere stata costretta a interrompere le cure, mentre i suoi familiari ci imploravano di proseguire. Associazione a delinquere? Con due direttori sanitari e venti medici dalla nostra parte? Per favore, non scherziamo”. Se è tutto così sicuro, perché allora la Fondazione non rende pubblica la metodica praticata? “Perché – spiega il presidente – il sistema non è brevettato e per evitare che in Israele oppure a Hong Kong qualcuno lo metta in pratica copiandolo, e chiedendo 30 mila euro a iniezione”. Ma non esclude di trasferire il suo team all’estero: “Abbiamo individuato una clinica a Capo Verde, attualmente inutilizzata. È già stata costituita una cooperativa di pazienti, senza fini di lucro, massimo una quota a testa. Queste persone apriranno un laboratorio con i propri soldi, pagheranno gli stipendi ai nostri biologi e noi li cureremo. Per la sanità sarà una vera rivoluzione, un’innovazione mondiale”.

Il Comitato boccia Stamina: pazienti e genitori non si fermano

 

caso_stamina_tuttacronacaIl Comitato scientifico scrive nella relazione al ministro della Salute Lorenzin: “Gravi incongruenze tra il metodo presentato da Stamina e quanto riportato a sostegno dei protocolli clinici proposti”. Non solo, c’è anche la “mancanza di un ‘metodo Stamina’ perché la metodica non presenta caratteristiche di originalità”, aggiunge il comitato. Il giudizio del Comitato è contenuto nella relazione tecnica e nella nota di accompagnamento per il ministro della Salute, lavoro ultimato alla fine di settembre. Il Comitato afferma che la metodica fornita “riguarda la semplice messa in coltura di cellule di origine midollare, che sarebbero poi iniettate come tali sia per via endovenosa che endorachidea (iniezioni di farmaci nella colonna vertebrale, ndr), e pertanto oltre a non presentare alcun carattere di originalità risulta incoerente con il presupposto stesso del metodo”. Riferendosi alla descrizione del metodo, viene inoltre rilevata “la mancanza della parte riguardante il differenziamento in senso neuronale delle cellule”. Tale fase, sottolinea, “viene invece richiamata nei protocolli di sperimentazione clinica presentati da Stamina come elemento fondante del metodo e base razionale della sua efficacia”. La risposta che arriva da pazienti e genitori dei piccoli pazienti in cura con il Metodo Stamina presso gli Ospedali Civili di Brescia è una conferenza stampa, organizzata per il 28 dicembre, nel corso della quale mostreranno “i certificati medici e gli esami strumentali, in loro possesso, attestanti l’assenza di effetti collaterali e i miglioramenti conseguiti dagli stessi pazienti a seguito delle infusioni con il trattamento Stamina”,come si legge in una nota diffusa. Il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, ha assicurato la sua presenza per quel giorno: “anche io e Andolina saremo con i nostri pazienti e mostreremo i loro esami strumentali e i dati sulla sicurezza dei nostri prodotti, compresa la caratterizzazione delle linee cellulari paziente per paziente”. In seguito, Vannoni si recherà in America, a Miami, dove incontrerà l’immunologo italiano Camillo Ricordi “insieme alla nostra biologa più esperta, Erica Molino. Andremo solo in due. Prima dovremo fare il percorso per avere l’autorizzazione al trasporto controllato dei campioni di cellule, donate da pazienti già in cura agli Spedali Civili di Brescia che hanno prodotto più cellule di quanto necessario per le cinque infusioni, e credo che il ministero non ce la negherà”. A Miami, spiega, “ripeteremo le valutazioni già fatte a Brescia e approfondiremo alcuni aspetti sulle linee cellulari”. Nel frattempo continua l’indagine della procura di Torino sul metodo Stamina. Oltre alle dodici persone che hanno già ricevuto la notifica della chiusura delle indagini, ne sarebbero coinvolte anche altre a Brescia. Negli Spedali Civili della città lombarda erano state intraprese terapie con cellule staminali “a uso compassionevole”.

Stamina “pericolosa e scadente”. Lorenzin incontra il padre di Noemi

stamina-tuttacronacaE’ l’Ansa che parla dei verbali dello scorso anno stilati dal tavolo tecnico composto da Nas, Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale Trapianti e Agenzia del Farmaco (Aifa) che aveva giudicato la tecnica Stamina “Pericolosa e scadente”. Vengono anche rivelate le conclusioni: “Non esiste documentata efficacia del metodo Stamina Foundation”. Non solo. “Preoccupante – si legge nei verbali del tavolo tecnico – la pratica di utilizzare cellule provenienti da un paziente e infuse in un altro paziente”. “Per quanto riguarda la dose di infusione, la si potrebbe definire “omeopatica”, si legge ancora nei verbali. Nei documenti si avanza anche il sospetto che il metodo Stamina “farebbe presupporre l’uso di siero fetale bovino nei terreni di coltura”. Il ministro Lorenzin aveva ribadito lo stesso concetto questa mattina, in occasione dell’incontro con il padre di Noemi, la bimba abruzzese di 18 mesi per cui il giudice ha autorizzato la cura: “Il metodo Stamina non esiste dal punto di vista scientifico, non abbiamo ancora le prove. Vediamo quando sarà provato o non provato. In realtà – ha aggiunto il ministro della Salute  – l’altro comitato aveva già dato il verdetto, vediamo cosa farà il secondo”. Il nuovo Comitato scientifico verrà nominato, tramite decreto, nei prossimi giorni. Suo compito sarà valutare la possibilità di sperimentazione del metodo Stamina, ha confermato il ministro. Il nuovo decreto arriva dopo la decisione del Tar del Lazio. “Potevo fare appello al Consiglio di Stato o fare un nuovo Comitato. Ho scelto questa seconda strada”. Un nuovo Comitato e nuovi risultati “qualsiasi siano”, ha detto il ministro, accorciano i tempi rispetto a quelli di un appello. L’agenzia Ansa ha potuto visionare le carte dell’inchiesta di Torino condotta dal pm Raffaele Guariniello già l’anno scorso e di fatto quasi subito riaperta e integrata con altri elementi. I dati emersi sono preoccupanti. L’elenco dei rischi potenziali  è particolarmente lungo ed è suddiviso in base agli step del procedimento. La biopsia midollare, la manipolazione delle cellule staminali, le reintroduzioni mediante puntura lombare, i “medicinali imperfetti”, viste anche le condizioni di lavoro, non erano esenti da controindicazioni anche gravissime: si parte da “nausea e cefalea” per arrivare alle meningiti batteriche, dagli ematomi ai traumi midollari, fino alle “localizzazioni cellulari atipiche e incontrollate” e al “rischio di insorgenza di tumori dovuti alla possibile selezione/trasformazione di cellule preneoplastiche durante le manipolazioni in vitro”. Ancora, stando all’inchiesta di Guarinello, sono stati gli scantinati di edifici di varie località italiane, e anche a San Marino, a tenere a battesimo la terapia Stamina. L’associazione presieduta da Vannoni operava in “più strutture, alcune palesemente inidonee e ricavate da scantinati”. In altri casi le sedi erano state “nascoste a San Marino nel palese intento di sfuggire ai controlli istituzionali previsti in Italia”. A Torino, peraltro, c’era già stato, il 27 marzo 2008, un “parere negativo” formulato dall’Ordine dei medici. Riguardo al caso di Noemi, quando il ministro Lorenzin ha potuto visitare il Centro nazionale di alta tecnologia in Oftalmologia mentre si trovava oggi in visita all’ospedale clinicizzato di Chieti, ha detto: “La politica  deve fare la politica e deve rispettare la scienza e il metodo scientifico”. Le dichiarazioni sul metodo Stamina traggono origine dalla vicenda di Noemi. “Il servizio sanitario nazionale non può permettersi di autorizzare cure che non siano considerate tali secondo la scienza. Da questa storia difficilissima vengono fuori insegnamenti: rivedere l’assistenza ai malati e riflettere sulla necessità di rafforzare le istituzioni scientifiche. Credo che il Parlamento dovrà affrontare questi temi. Se le istituzioni prendono un abbaglio devono pagare per questo. Da parte mia, mi sento di esprimere tutta la mia comprensione che però non può diventare irrazionalità”, ha concluso il ministro. Il padre di Noemi ha poi dichiarato: “E’ stato un lungo colloquio nel corso del quale ho chiesto al ministro di far sbloccare le liste di attesa perché le persone muoiono. Se domani si scoprisse che un trattamento è efficace, chi si prenderà la responsabilità delle morti di tante persone che non vi hanno potuto accedere? Sicuramente ora torno a casa senza poter dare una risposta a Noemi. L’ordinanza del Tar c’è ma non viene rispettata. Auspichiamo che venga chiamata al più presto in modo che Noemi possa raccontare al ministro i miglioramenti che ha avuto grazie al trattamento”. Come spiega Repubblica, il ministro Lorenzin ha preso il numero di cellulare di Andrea e il papà di Noemi ha messo a disposizione i numeri di pediatri. “Ho detto al ministro – ha riferito Andrea al termine del colloquio – tutte le mancanze che ci sono state in questa storia come il Tar del Lazio che ha detto che le cartelle cliniche non ci sono. Lei – secondo le parole di Andrea – ha affermato che le ha viste, ma il Tar dice qualcos’altro”. Quindi le liste d’attesa: “ho chiesto chiaramente di farle sbloccare. Non è possibile – ha detto Andrea – che dopo aver speso 6-7 mila euro di avvocati sono ferme e le persone muoiono. Il ministro mi ha risposto che non è sua competenza sbloccare le liste d’attesa, io le ho rinnovato l’appello anche prima di salutarci”.

“Ciao Babbo Natale, aiutaci tu”: i bimbi che chiedono la cura con Stamina

lettera-babbonatale-stamina-tuttacronacaIl prossimo martedì, in occasione di una manifestazione organizzata davanti agli Spedali civili di Brescia dal comitato Pro Stamina, verranno consegnate delle lettere che i bimbi hanno scritto in occasione dell’arrivo delle Feste. Il messaggio è chiaro: “Ciao Babbo Natale, aiutaci tu”. La piccola Federica, di Salerno, che disegna un cuore in cui appare lei accanto a un albero di Natale e mano nella mano con Giovanni Procentese, in lista d’attesa agli Spedali civili di Brescia oramai da tempo, scrive: “Quest’anno vorrei la cura per il mio fratellino, con il metodo Stamina, vorrei anche che faccia l’infusione adesso. Così guarisce e torna a giocare con me e a essere felice come prima”.  Ma non è l’unica a lanciare l’appello, c’è anche la piccola Ludovica, che chiede la cura per se stessa: “Ho sette anni e fino all’età di tre anni ero una bimba normalissima, mi piaceva cantare e ballare”. Colpita da Tay Sachs, malattia senza cura: “Nessun bimbo è mai sopravvissuto. I dottori dissero alla mia mamma che da lì a un anno, forse due, sarei volata in cielo… Con questa cura, posso stare seduta in passeggino anche tutto il giorno, adesso posso uscire, non ho più bisogno dell’ossigeno… Caro Babbo Natale non voglio regali preziosi o giocattoli, vorrei solo continuare e che altri bambini possano iniziare la stessa terapia”. Le madri, si uniscono ai bambini. Monica Laura S., cinque figli, racconta che l’ultimo è “speciale”: “Luce dei miei occhi, non voglio vederla soffrire…”. E ancora i genitori, a nome di Ivan D.A., due anni e mezzo, afflito da epidermolisi bollosa distrofica: “Io vorrei giocare e correre senza farmi la bua… Vorrei poter dormire tranquillo”.

Stamina: via del Corso bloccata dai malati

stamina-manifestazione-tuttacronacaIn centro a Roma, questo pomeriggio il traffico è stato bloccato da alcuni malati tra i quali i fratelli Biviano, affetti da distrofia muscolare e diventati i simboli della protesta pro-Stamina. La manifestazione ha avuto luogo in via del Corso, all’altezza di Palazzo Chigi e aveva lo scopo di chiedere di accedere alle cure secondo il metodo Stamina. Bloccati dalla manifestazione anche Largo Chigi e il traffico in direzione di Via del Tritone, così come il traffico veicolare proveniente da Piazza del Popolo, Largo Goldoni e Piazza Venezia. La protesta è stata interrotta solo quando è giunta la notizia che verranno ricevuti da una delegazione della Presidenza del Consiglio. “Letta e la Lorenzin ci incontrino o non ce ne andiamo. Ci sentiamo presi in giro, da cinque mesi stiamo aspettando e ancora oggi non abbiamo avuto alcuna risposta”, ha detto uno dei fratelli Biviano, Marco. Alcuni manifestanti invitano gli automobilisti a scendere dalle auto per unirsi alla loro protesta. Tra gli striscioni esposti ‘Nessuno è immune dalle malattie neurodegenerative, un sì potrebbe salvare anche la tua vita’.

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Sospesa la bocciatura di Stamina dal Tar

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La bocciatura del Metodo Stamina è stata sospesa dal Tar del Lazio. Il ricorso presentato da Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation, è stato accolto dal Tar. Il ministero della Sanità aveva bloccato la sperimentazione di Stamina dopo il parere negativo della commissione degli scienziati, che ne avevano sancito la pericolosità.

L’aspirina protegge da alcuni tumori?

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Le nuove frontiere della medicina parlano di un nuovo farmaco che potrebbe proteggere dai tumori. La buona vecchia aspirina sarebbe in grado di fare “scudo” almeno per alcune tipologie tumorali e così il l Governo degli Stati Uniti ha deciso di finanziare l’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, diretto da Umberto Veronesi, con la somma di un miliardo e 100 milioni di dollari per due anni. Saranno almeno 200 soggetti che alla Tac spirale abbiano mostrato noduli polmonari pretumorali a essere sottoposti al trattamento. ” Lo studio sarà randomizzato e in doppio cieco: a una parte di questi pazienti verrà somministrata aspirina, mentre al gruppo di controllo placebo”, così ha spiegato Giulia veronesi che all’Ieo è Direttore dell’Unità Prevenzione e Diagnosi precoce del Tumore del polmone, che poi ha aggiunto ”L’aspirina è stata utilizzata in un grandissimo numero di studi clinici su persone affette da malattie cardiovascolari. Una metanalisi su questi studi, per un totale di oltre 10 mila pazienti, ha messo in luce che in costoro l’incidenza di alcuni tumori, quali quelli al polmone, al colon e all’esofago, si è dimostrata inferiore del 25-30% rispetto al normale”.

 

STOP A STAMINA: si temono rischi per i pazienti, così il Ministero

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Stop a Stamina. Si ferma la sperimentazione del controverso metodo trattamento terapeutico a base di cellule staminali mesenchimali, ovvero del midollo osseo, inventato da Davide Vannoni.

La spiegazione del ministero:

«Dopo il parere del comitato scientifico – ha spiegato la Lorenzin in una conferenza stampa – e vista la delicatezza della materia, non abbiamo voluto farci tirare la giacca da nessuno ed è stato chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato». Secondo questo parere, ha aggiunto «la sperimentazione non può proseguire» perché «il metodo non è sicuro» e ci sarebbe pericolo «per la salute dei pazienti». Il ministro si augura «che ci sia da parte di tutti rispetto per il rigore e la serietà con cui tante persone, senza pregiudizio, senza preconcetto, hanno lavorato sulla possibilità della sperimentazione».

La reazione di Vannoni il fondatore di Stamina:

«Il ministro Lorenzin e il suo comitato scientifico sono pericolosi per la salute degli italiani – ha commentato Vannoni alla notizia dello stop definitivo alla sperimentazione -. Le ragioni della bocciatura sono insignificanti».

Cosa si conosce della tecnica Stamina?

Questa tecnica prevede la conversione di cellule staminali mesenchimali, cellule solitamente destinate alla generazione di tessuti ossei e adiposi, in neuroni, dopo una breve esposizione ad acido retinoico diluito in etanolo. In pratica, la terapia consiste nel prelievo di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro (incubazione delle cellule staminali per 2 ore in una soluzione 18 micromolare di acido retinoico), e infine la loro infusione nei pazienti stessi.

Al momento non si hanno quindi maggiori dettagli circa la metodologia e il funzionamento del trattamento Stamina e, grazie all’accordo di segretezza voluto fortemente da Vannoni, il ministero della Salute non potra’ rivelare il protocollo del metodo presentato dallo stesso Vannoni al Comitato di esperti qualche settimana fa.

Manifestazione davanti a Palazzo Chigi

Bocciato il metodo Stamina, il comitato nega consistenza scientifica

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Il metodo Stamina messo a punto dal presidente della Stamina Foundation, Davide Vannoni, non convince gli esperti nominati del ministero della Salute che lo hanno bocciato. Il comitato scientifico ha infatti consegnato parere negativo sul procedimento medico che utilizza cellule staminali. Il metodo per gli esperti non avrebbe consistenza scientifica. Il parere del comitato non è comunque vincolante, ma è uno strumento di approfondimento scientifico che viene messo a disposizione del ministro della Salute. Ora il rapporto sarà vagliato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. La Stamina foundation, che si attendeva un esito simile, ha già annunciato un ricorso al Tar contro il parere del Comitato che ha da sempre giudicato “di parte” perché composto anche di esperti “che già si erano espressi chiaramente contro il metodo Stamina”. “Il ricorso – annuncia Vannoni – era già pronto prima di conoscere la decisione del comitato, perché eravamo già convinti che i membri fossero fortemente prevenuti. Ora aspettiamo di conoscere le motivazioni di questa loro scelta, fermo restando che il Parlamento ha stabilito che la sperimentazione si deve fare, e ha già stanziato 3 milioni di euro. Non credo che il comitato possa bloccarla”.

Le reazioni “violente” dei sostenitori di Vannoni

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Comprensibile l’amarezza di quanti in famiglia devono combattere malattie terribili, ma a volte proprio perché si conosce la sofferenza sarebbe meglio combattere la guerra senza passare dalla parte del torto. il Movimento Vite Sospese, un gruppo nato a sostegno del Metodo Stamina e del suo promotore Davide Vannoni, si difende insultando la rivista Nature che aveva accusato di plagio e falso lo stesso Vannoni.

Come si legge sul Facebook del Movimento Vite Sospese, loro si propongono di:

“svolgere opera di sensibilizzazione presso la popolazione per la capillare diffusione della conoscenza dei problemi inerenti la cura di malattie rare e di stati comatosi e post comatosi mediante l’infusione di cellule mesenchimali adulte secondo il metodo elaborato dal prof. Davide Vannoni.”

Ma nelle ultime ore invece di rispondere in modo sereno alle accuse esibendo una documentazione scientifica, si è scelta la strada della provocazione e  della volgarità, sicuramente dettata dalla rabbia e dal dolore, ma che comunque resta un gesto “impotente” di fronte alle accuse di Nature che invece  sembrano muoversi su basi scientifiche.

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C’è anche un video nel quale Merlino annuncia una doppia manifestazione per il 10 luglio e invita  parlamentari e “professoroni” ad affrontare la sua verità, che “… quando la verità avanza, la menzogna trema. E voi, tremate?”. Chiede in uno sforzo retorico a chi probabilmente lascerà lui e i credenti ancora fiduciosi, alla solitudine di un inutile presidio, inutile inno a una speranza che sembra  già tradita.

IL VIDEO CONTIENE FRASI CHE POTREBBERO OFFENDERE LA SENSIBILITA’ DI ALCUNE PERSONE 

Noi in alcuni articoli avevamo anche sostenuto il movimento Stamina:

Metodo Stamina: governo dà l’ok alla sperimentazione

Sla e i primi test positivi con le staminali

Ma i continui rinvii del protocollo (che ora dovrebbe arrivare entro il 1 agosto) e i toni dei sostenitori uniti alla mancanza di una difesa su base scientifica e non su violenza verbale ci portano a riconsiderare le nostre prime prese di posizione e a formulare i nostri dubbi. Quindi restiamo in attesa di chiarimenti che possano spazzar via ogni ombra da un metodo che, se valido, non ha bisogno di essere sostenuto da volgarità, ma bensì deve potersi sostenere su dati scientifici inattaccabili. Se i primi risultati sono stati positivi, ci possiamo solo rallegrare di una vittoria della medicina sulla malattia,  fermo rimanendo che un progresso deve comunque essere monitorato per un periodo di tempo abbastanza lungo per fugare dubbi di effetti collaterali o di ricadute.

Nature accusa Vannoni, mentre la consegna del protocollo slitta

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Duro attacco della rivista Nature a Stamina.

L’indagine della nota rivista stronca Vannoni. Con un articolo dal titolo che non lascia dubbi «il trial italiano sulle cellule staminali basato su dati fallaci» Nature fa un’indagine approfondita sul metodo che il governo italiano ha finanziato  a maggio scorso impiegando 3 milioni di euro per la sperimentazione clinica della terapia, dopo aver ceduto alle pressioni dei pazienti.

LE ACCUSE:  Le immagini utilizzate nella domanda di brevetto presentata nel 2010 negli Stati Uniti da Davide Vannoni, e rigettata, sono anzitutto duplicati di altri paper. Un’immagine in particolare, quella piu’ importante nella richiesta di brevetto, che raffigura apparentemente due neuroni ottenuti da cellule staminali prelevate dal midollo osseo non e’ originale, ma frutto di un plagio. La figura sarebbe identica a quella di un paper pubblicato nel 2003 da un gruppo di ricercatori russo, coordinato da Elena Schegelskaya, biologa molecolare presso il Kharkov National Medical Universit, che non ha poi avuto seguito. Per Stamina quella immagine dimostrerebbe l’efficacia nel trasformare in neuroni, in sole due ore, le cellule mesenchimiali con acido retinoico sciolto in etanolo ad una concentrazione 20 micromolare. Per gli scienziati russi invece occorrerebbe una concentrazione dieci volte piu’ diluita e almeno tre giorni per trasformare le cellule in neuroni. “In realta’, si parla di neuroni che non sono neuroni”, ha detto Elena Cattaneo, esperta di staminali all’Università di Milano. Nature avrebbe dimostrato, oltre l’invalidità del metodo rigettato dall’ufficio brevetti americano, anche il presunto plagio delle immagini.

Cosa fa Stamina?

In sostanza il metodo, semplificando le varie fasi, non fa altro che estrarre cellule dal midollo osseo del paziente, manipolarle in vitro e iniettarle di nuovo nel paziente.

Chi ha sferrato l’attacco a Stamina?

L’accusa viene da alcuni ricercatori italiani, ed è stata confermata indipendentemente da un’indagine della rivista.

Lo scorso anno, ricorda sempre Nature, l’ufficio brevetti statunitense ha emesso una ‘prebocciatura’ della richiesta, che poteva essere ripresentata con nuovi dati, ma a quanto risulta Vannoni non lo ha mai fatto. “Non sono meravigliato – commenta alla rivista Luca Pani, direttore generale dell’Aifa – sapevo che non esisteva un metodo scientifico codificato”. Una sperimentazione con criteri scientifici del ‘metodo Vannoni’, finanziata con tre milioni di euro di fondi pubblici, doveva partire a luglio, ma ci sono stati dei ritardi dovuti al rifiuto di Vannoni di fornire le proprie metodologie. “Questa sperimentazione – spiega al sito Paolo Bianco dell’università Sapienza di Roma – e’ una perdita di soldi, e dà false speranze a famiglie disperate”.

Il dibattito resta aperto e la tensione sale… intanto slitta la consegna del protocollo e  in mezzo resta la vita delle persone!

Metodo Stamina: governo dà l’ok alla sperimentazione

metodo-stamina
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, l’ha confermato: “Ho firmato il decreto per l’avvio della sperimentazione del metodo ‘Stamina’ che utilizza cellule staminali con il protocollo messo a punto dal medico Davide Vannoni”, spiegando: “Entro il primo luglio via alle cure”. Ha quindi concluso: “Speriamo in risultati positivi”. Dubbioso al riguardo, però, è proprio il dr Vannoni, presidente di Stamina Foundation: “Mi sembra molto strano. Ancora non ci è stato chiesto di consegnare il nostro Protocollo, nè è stata fissata la date del primo incontro” con le istituzioni competenti per la definizione della sperimentazione. “Ci fa piacere – ha affermato Vannoni – che il ministro della Salute abbia firmato il decreto, perché questo è indice della volontà di andare avanti con la sperimentazione, ma mi pare molto strano il fatto che Stamina non sia stata ancora convocata per un incontro”. Come data, del resto, quella del primo luglio “è molto vicina e da parte nostra c’è la piena disponibilità ad incontrarci per capire le caratteristiche che la sperimentazione avrà”. Al momento però, ha aggiunto Vannoni, “non sappiamo nulla: nè quanti pazienti saranno coinvolti, nè quale cell-factory produrrà le cellule staminali, nè su quali patologie verrà avviata la sperimentazione con il nostro metodo”. Ha poi concluso con una precisazione: “Ribadisco comunque che saremo disponibili a fornire il nostro Protocollo di cura solo a determinate condizioni, a partire dal fatto che la produzione delle cellule staminali possa essere fatta dai biologi di Stamina”.
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