L’sos di Belen lanciato su Instagram, ma è solo uno scherzo

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Belen, in occasione di San Valentino non ha lasciato i suoi fan senza notizie e dopo qualche scatto insieme a Stefano De Martino tra neve e montagne, ha invece lanciato un “sos” per un piccolo imprevisto che ha turbato i suoi piani: I “De Martinez” sono infatti rimasti bloccati nella neve a causa di un ingorgo dovuto a un piccolo tamponamento che li ha costretti a una lunga coda sulla strada. Così Belen, armata di smartphone ha girato un video per chiedere scherzosamente aiuto ai suoi fan per arrivare al ristorantino ceh avevano prenotato per un romantico pranzo. Come si vede dalla foto la meta alla fine, disagi a parte, è stata raggiunta.

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Vogliono fare il giro del mondo… e si trovano a salvare dei naufraghi

naufragio-tuttacronacaIl comandante della Costa Deliziosa era in navigazione per fare il giro del mondo in 100 giorni quando è giunto l’sos di una barca a vela che stava affondando nell’Oceano Atlantico. A quel punto è stata abbandonata la rotta verso Antigua, nei Caraibi, e proseguendo verso sud-est la nave ha raggiunto il “Buccanier”, che stava imbarcando acqua, traendo in salvo sei cittadini di nazionalità spagnola, una argentina e una belga. Per ricordare la dissaventura, i naufraghi hanno poi posato per la foto insieme agli ufficiali della Costa.

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L’allarme rosso di telefono azzurro!

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Troppi tagli nella finanziaria e Telefono Azzurro lancia l’allarme! La finanziaria taglierà sino al 30% ai fondi e questa manovra potrebbe tradursi in diritti violati e grave mancanza di applicazione dei principi fondamentali previsti dalla Convenzione Onu siglata nel 1989. Lo scenario preoccupa, anche perché in Italia si è sollevato il velo e d è sotto gli occhi di tutti il problema delle baby-squillo o di maltrattamenti perpetrati a danni di minori. Tra abusi e sfruttamento i bambini nel nostro Paese sono a rischio. Per questo Sos Telefono Azzurro, in vista della Giornata Mondiale dei Diritti e dell’Infanzia lancia l’allarme affinché «il Paese si desti da un’indifferenza che potrebbe avere conseguenze sempre più drammatiche» e un appello alla comunità, alle istituzioni e ai media.

L’appello, «a nome dei bambini italiani» in 14 punti, «per tornare ad accompagnare bambini e adolescenti» avanza una serie di richieste. Fra queste: l’istituzione di un dipartimento interno al Consiglio dei Ministri responsabile delle scelte strategiche e politiche che incidono sulla vita dei bambini; la disposizione di maggiori fondi per la loro tutela; la predisposizione di un sistema centrale in grado di coordinare efficacemente la lotta al bullismo; il riconoscimento della cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia e la tutela dei minori extracomunitari non accompagnati; la lotta alla spettacolarizzazione di casi relativi a minori da parte dei media.

Governo al servizio dei cittadini quello che taglia i fondi all’infanzia e mantiene in piedi il rimborso ai partiti?

Sos da Casal del Principe, l’ex sindaco chiede le autobotti

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La situazione a Casal del Principe, terra tristemente nota per aver dato i natali ai Casalesi, è drammatica. Così l’ex sindaco Renato Natale presidente di «Sinistra 2000», associazione che si batte per i diritti dei cittadini, sottolinea che l’acqua pubblica, a Casale, raggiunge solo il 60 percento della cittadinanza. «Quel restante 40 per cento che non ce l’ha – dice Natale – si divide tra chi, per sopravvivere, ha trovato soluzioni alternative, anche allacciandosi abusivamente, e chi è costretto a trovare l’acqua per usi domestici e non potabili facendo molti chilometri per raggiungere i comuni vicini». «Qualcuno, malgrado sia vietato da un’ordinanza che si reitera da molti anni – sottolinea ancora l’ex sindaco – sfinito dall’attesa, continua a usare l’acqua dei pozzi esponendo la propria salute a notevoli rischi». «Bisogna censire i pozzi, per capire a che livello è l’inquinamento, e provvedere, infine, a portare al 100 percento il numero delle abitazioni collegate alla rete idrica. Nel frattempo, però, è necessario dare l’acqua con le autobotti», rimarca Natale. «Il primo segnale sullo stato di degrado dei nostri territori – ricorda Natale – ci giunse dagli americani che lavoravano nella base Us Navy di Gricignano d’Aversa: avevano trovato alloggio a Casale ma se ne andarono tutti via, all’improvviso. Forse perchè fu comunicato loro che non era opportuno stare lì». «Sono molte le strutture, – dice ancora Natale – anche pubbliche, che non sono allacciate alla rete idrica pubblica. Alcune l’hanno ottenuta solo di recente». Inoltre è sempre Natale a chiedere chiarezza sui pozzi del territorio: «Sappiamo che i veleni interrati dal clan dei Casalesi possono avere inquinato quelli che si trovano a 10-15 metri di profondità, ma ce ne sono altri a profondità molto maggiori 20-25 metri, che, forse, sono ancora utilizzabili. Intanto, però, si provveda a dare a quella parte dei cittadini di Casale disponibilità immediata, anche con le autobotti, di un bene primario come l’acqua».

 

I pediatri contro SOS TATA: è diseducativo… arriverà SOS BIMBI?

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I bambini sempre più confusi: programmi tv che dovrebbero educare e alcune volte non lo fanno, immagini violente e sesso reperibile ovunque, dalla pubblicità fino alla rete. Oggi però a finire nella lente di sorveglianza dei pediatri è il programma “SOS TATA”. I pediatri lo hanno infatti definito diseducativo e soprattutto hanno puntato il dito contro la puntata andata in onda il 14 settembre su La7, dove un bimbo di 12 mesi veniva lasciato a piangere nel suo lettino. In particolare si fa notare che è necessario fermare “l’esposizione di bambini nei reality show a situazioni umilianti e diseducative”.

Nella lettera aperta inviata al Garante, l’Associazione culturale dei pediatri scrive:

“In questa trasmissione, un bimbo di appena 12 mesi veniva lasciato piangere solo nel suo lettino, chiuso in camera, perché si addormentasse. Il bimbo aggrappato alle sbarre del letto gridava, sudato, disperato, terrorizzato, con la telecamera puntata su di lui per vari minuti. Nel frattempo  la mamma veniva intrattenuta in cucina dalla Tata rassicurante, mentre il fratellino maggiore si tappava le orecchie. Finalmente alla mamma è stato permesso di andare dal bimbo, mettergli il ciuccio e adagiarlo sotto le coperte. Il bimbo a questo punto rallentava il pianto, guardava la mamma, tenendole le braccia in cerca di conforto, ma la madre, secondo le indicazioni della tata, se ne andava via, rilasciandolo solo. Il bimbo, deluso, ripiombava in un pianto ancora più straziante. Dopo altri interminabili minuti, il bimbo sfinito non piangeva più e si addormentava: esprimiamo ancora una volta il nostro dissenso per i metodi per educare i bambini piccoli a dormire che si basano sull’estinzione graduale del pianto”.

La lettera in particolare condanna i “metodi sbagliati” usati dalle tate del programma:

“Sappiamo ormai dalla ricerca scientifica, se non bastasse il buon senso,  che la fisiologia dell’essere umano prevede che riceva delle cure di tipo prossimale da parte della madre e degli adulti che se ne prendono cura, e che la pretesa che un bambino piccolo si addormenti da solo e dorma per tutta la notte senza richiedere la presenza e il contatto dell’adulto, oltre ad essere anti-fisiologica ed irrealistica, può provocare confusione nei genitori e grande stress nei bambini.

Questi metodi possono minare fin dalla primissima infanzia la fiducia negli adulti e quindi in se stessi e interferire con lo stabilirsi di una sana relazione genitori-figli, oltre ad interferire (se il bambino è piccolo) con l’allattamento al seno. Riteniamo che sia pericoloso e fuorviante promuovere in tv il ricorso a questi sistemi, senza che ai genitori vengano date informazioni complete e coerenti, affinché possano compiere decisioni informate. Chiediamo quindi -prosegue l’Associazione Culturale Pediatri- che le redazioni televisive si facciano carico di questa responsabilità. Soprattutto, poi, pensiamo che puntare la telecamera su di un bambino piccolo, solo, stravolto, terrorizzato, e trasmetterlo indiscriminatamente a milioni di telespettatori, sia una violazione della dignità e dei diritti del bambino, compreso quello dei bambini che magari stavano guardando la tv a casa”

Quando un tetto può salvarti la vita!

new orleans tetti

Dai tetti posso arrivare richieste di aiuto, come è successo a New Orleans dopo che l’uragano Katrina aveva inondato l’intera città nel settembre 2005. I tetti sono diventati rifugi da cui mandare i propri SOS: “Siamo qui!”, “Gli aiuti?”, “Bambini, vi vogliamo bene!”. Messaggi che più di una volta hanno salvato la vita a persone che si erano trovate in difficoltà.

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