Mamma omofoba: vieta al figlio la festa dell’amichetta che ha genitori gay!

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Lo avevano invitato alla festa di compleanno della compagna di classe, ma Tommy, non ci può andare, la mamma glielo ha vietato perché la bambina ha genitori gay. Così la madre di Tommy ha scirtto un messaggio da far recapitare alle mamme dell piccola Sophia che compierà 7 anni il prossimo 1 marzo:

“Tommy non parteciperà. Io non credo in quello che fate e non voglio esporre il mio figlio innocente al vostro ‘stile di vita’. Mi dispiace che Sophia debba crescere in questo modo. Se avete un problema o se ne volete parlare, fatelo con me…”.

Il messaggio è stato scritto a mano sul biglietto ricevuto dal figlio con data e luogo della festa che si terrà a Long Island, ma l’immagine è stata poi postata sulla pagina di una radio locale che ha diffuso la notizia.

Volevano picchiare Sofia Loren…

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Cinzia Simonelli, giudice di sorveglianza a Santa Maria Capua Vetere, da 6 anni ha lasciato la magistratura e oggi si occupa, insieme al marito, di arte, con l’associazione «Art 1307» attiva tra Napoli e Los Angeles. Eppure quei lontani giorni del 1982 li ricorda ancora.

Dottoressa Simonelli, che incarico aveva nel maggio del 1982?
«Lavoravo al tribunale per la sorveglianza ed ebbi quindi competenza sulla detenzione della signora Loren».

Perché era competente lei?
«Era pendente una condanna definitiva a 17 giorni per un reato di evasione fiscale. L’arrivo in Italia, per scontare la pena, era stato concordato. A Roma ci fu l’arresto formale, poi si ritenne che il luogo più tranquillo per quella detenuta speciale fosse il carcere di Caserta. Sbagliando».

Perché sbagliando?
«In quel carcere erano detenute diverse terroriste. Un carcere incandescente. Solo quindici giorni prima, ero stata costretta ad affrontare una protesta. Alcune detenute erano salite sui tetti del carcere, per rivendicare le loro ragioni. In quel contesto, arrivava la signora Loren».

Come gestì la detenzione?
«Chiesi alla direttrice del carcere di sistemare in isolamento la signora. Una decisione motivata da esigenze di sicurezza. In quel periodo, la Loren era al massimo della notorietà, simbolo di potere, fascino, ricchezza, successo. Una situazione di promiscuità con le detenute politiche poteva diventare occasione di episodi sgraditi, mettendo in pericolo l’incolumità dell’attrice».

Temeva pericoli concreti?
«Sì, chi avrebbe potuto risarcire una violenza, uno sfregio sul volto ad esempio, all’attrice premio Oscar di fama mondiale?».

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