Serbia nella neve: aiuti portati anche dal numero due del tennis mondiale

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Novak Djokovic, numero due del tennis mondiale, ha voluto portare il suo sostegno e aiuto a quanti in queste ore sono rimasti bloccati sulle strade serbe a causa dell’ondata di maltempo che ha invaso il Paese lasciando migliaia di automobilisti e autisti sulle strade a causa del ghiaccio e dei cumuli di neve che hanno reso impossibile la viabilità. Alcuni camionisti e automobilisti sono rimasti bloccati per oltre 15 ore, al freddo e al gelo, con il vento che arriva fino a 130 km/h sulla  Vojvodina. Così Djokovic, insieme alla sua famiglia e a un gruppo di amici, ha deciso di portare cibo,acqua e benzina. Questa la gallery che ritrae il campione che porta i soccorsi agli automobilisti:

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La bimba resta chiusa nell’auto. Alla madre: “Paga 150£ o aspetta 17 mesi”

bimba_auto-tuttacronacaUna bimba chiusa dentro all’auto, assieme alla borsa con i soldi e il cellulare. Una madre sconvolta e disperata. Un membro del soccorso stradale che, fermato, afferma che se la donna non avesse pagato 150 sterline dell’abbonamento il primo appuntamento utile per l’apertura del veicolo sarebbe stata tra 17 mesi. Ha dell’incredibile quanto accaduto all’inglese Nicola Millar, impossibilitata a fare qualsiasi cosa vista la situazione, con soldi e cellulare chiusi nella vettura con la sua bambina. Fortunatamente, trascorsi 45 minuti, James King, un passante che notando la donna in difficoltà voleva aiutarla ha rotto il finestrino, recuperato le chiavi e tirato fuori la piccola. La Millar a Metro dichiara: “La risposta di AA ‘ out of order ‘, il soccorso, è stata vergognosa. In una tale situazione non essere minimamente flessibili”.

L’America si commuove per la morte di Tyler, il piccolo eroe

Tyler-tuttacronacaL’America è commossa: Tyler, piccolo eroe di appena 8 anni, ha perso la vita per salvare quella di sei persone quando un incendio ha avvolto la casa mobile, abitazione simile a un camper, in cui stavano dormendo mentre nessuno si è accorto di quanto stava accadendo. Tranne Tyler, ospite di parenti a Penfield, una cittadina dello stato di New York, Penfield, poco prima dell’alba. Il piccolo ha tentato di svegliare tutti, ha aiutato a mettere in salvo due bambini, di quattro e sei anni, poi gli altri, tra cui anche uno zio e il nonno disabile che erano rimasti intrappolati. E proprio per liberare i duoe uomini Tyler si è gettato nuovamente tra le fiamme che, assieme al fumo, hanno piegato la volontà del giovane eroe: Tyler è morto assieme al nonno, i loro corpi vicini, come erano stati da vivi. Non ce l’ha fatta anche lo zio che si trovava nella parte posteriore della casa mobile. “Sembra che Tyler stesse cercando di sollevarlo dal letto prima di venire travolto dalle fiamme”, ha spiegato uno dei vigili del fuoco. Stando alle prime indagini, il rogo sarebbe stato causato da un guasto elettrico e all’interno della casa non c’era un dispositivo di rilevazione del fumo. In uno spazio così piccolo un allarme avrebbe svegliato tutti in tempo. Appena qualche giorno prima alcuni vicini si erano detti preoccupati proprio per il numero di persone che vivevano in quella ‘casa mobile’. Le fiamme hanno tolto la vita anche a  cani, gatti, un coniglio e alcuni criceti. E mentre la madre del piccolo eroe, intervistata in tv, spiega di essere fiera di lui, resta il rammarico di non essere stati in grado di fermarlo prima che si rigettasse nel rogo. Nel frattempo, si alzano le polemiche sulla sicurezza delle ‘case mobili’. Il “Penfield Fire Company”, un gruppo di volontariato dei vigili del fuoco di Penfield, ha intenzione di promuovere un’iniziativa di carattere pubblico per sensibilizzare i cittadini sull’importanza dell’installazione nelle proprie abitazioni di sistemi di rilevazione del fumo. Congegni facili da installare e che avrebbero potuto salvare la vita di Tyler e di suo nonno.

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Il micio migrante: soccorso anche lui dalla capitaneria di porto

gatto-barca-tuttacronacaE’ sbarcato sulle coste italiane anche un gatto “migrante” con le oltre 820 persone salvate in mare venerdì. Il micio ha viaggiato con i suoi proprietari, che non se l’erano sentita di abbandonarlo e l’hanno portato con loro nella traversata del canale di Sicilia. L’animale è così stato soccorso dagli uomini della capitaneria di porto. Il capitano di vascello Eugenio Zumpano, comandante della nave San Marco, alla Tgr della Rai ha detto: “Abbiamo a bordo 45 bambini, 23 donne e per la prima volta anche un gatto. Sono persone che abbiamo raccolto e strappato dal mare da cinque imbarcazioni diverse.”

Imbarcazione a sud di Lampedusa: soccorsi 233 migranti

migranti-tuttacronacaLe Unità della Marina Militare ha localizzato e soccorso un’imbarcazione con a bordo 233 migranti privi di salvagente che si trovava a circa 80 miglia a sud di Lampedusa. Tra le persone soccorse anche sette donne. Lo stato d’emergenza è stato dichiarato a causa del mare mosso e del gran numero di persone a bordo. I migranti sono stati trasbordati a bordo della nave San Marco.

Cecile Kyenge: i nemici sono gli evasori

kyenge-cecile-tuttacronacaContinua la lotta al razzismo portata avanti dal ministro per l’integrazione Cecile Kyenge. Al convegno “Cittadinanza e integrazione: esperienze a confronto”, organizzato dall’ambasciata britannica di Roma in collaborazione con The American University of Rome., ha affermato: “Il nostro nemico è chi non rispetta i diritti delle persone, chi non rispetta le regole e questo non c’entra nulla con il colore e l’etnia delle persone”. E ha poi aggiunto: “Bisogna spiegare alla gente che chi ‘ruba’ un posto all’asilo non è l’immigrato che paga le tasse ma l’evasore”.

Il grande business di Mare Nostrum… l’operazione vista dalla Germania

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Si può trasformare un dramma in business? Secondo il settimanale tedesco Die Zeit che citerebbe un ufficiale della Guardia costiera, che preferisce rimanere anonimo «Sarebbe bastato un impiego di mezzi molto minore, come l’utilizzo di tre nuove navi veloci e nuovi sistemi di controllo radar o aereo». Il dubbio che pone infatti Die Zeit è se era necessario il controllo del mediterraneo o solo prestare soccorso in caso di naufragio. Le spese dell’operazione Mare Nostrum sono comunque ingenti e i mezzi messi a disposizione dall’Italia sembrano davvero sovradimensionati:  una nave anfibia, la San Marco, insieme a due fregate e due pattugliatori, aerei,  più gli elicotteri e numerosi droni. basti pensare che l’Italia, senza questo dispiegamento di forze già un milione e mezzo di euro al mese. Secondo le stime «Mare Nostrum» potrebbe nel lungo periodo arrivare a costare sei milioni di euro, una cifra ben superiore ai 30 milioni di supporto finanziario dell’UE. basti pensare che nel solo 2013 l’Italia ha già speso 17 milioni di euro per la cooperazione con l’esercito libico, ma nonostante questo sforzo il flusso migratorio sembra essere aumentato. Cui prodest?

Secondo l’ammiraglio Falco Accame, ufficiale di Marina ed in passato presidente della commissione Difesa della Camera «Mare Bostrum serve alla Marina militare come vetrina per ls tecnologia Dual-use, ovvero quel tipo di tecnologie che possono essere applicate sia in ambito civile che in quello militare. Die Zeit rimarca come in questi mesi il capo di stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, abbia rimarcato come questa parte dell’esercito italiano abbia bisogno di investimenti nell’ordine di dieci miliardi di euro per non diventare strategicamente irrilevante. Il dibattito sui profughi scoppiato a livello continentale dopo la tragedia di Lampedusa offre una chance unica per fare ottimi affari, sottolinea il settimanale tedesco, perché il business attorno alla «Fortezza Europa» è assolutamente fiorente. A dicembre partirà il nuovo programma di controllo delle frontiere Eurosur, il cui budget iniziale è di 244 milioni di euro, circa quattro volte le spese effettuate dal precedente programma Frontex negli ultimi sei anni per quanto riguarda le operazioni nel Mar Mediterraneo.

Crolla un ponte in Cina, è strage!

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Sarebbero 11 le persone disperse che difficilmente secondo i soccorsi saranno ritrovate in vita dopo il crollo del ponte sul fiume Yang-Ze nella zona del Fengdu, in Cina. Secondo le prime ricostruzioni l’incidente è avvenuto a causa del sovraffollamento che lo ha fatto cedere sotto il peso della folla. Nel momento del crollo, decine di turisti, ignorando le istruzioni fornite dagli addetti, avrebbero riempito il ponte. Secondo un rapporto, il ponte non era ancora agibile per mancanza di alcuni controlli finali.

Crolla un edificio nel Tarantino, si cerca una persona sotto le macerie

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Il crollo di un edificio o meglio, di una cantina sociale in stato di disuso, nei pressi di Sava, in provincia di Taranto sulla strada per Manduria, è crollata questa mattina. Sotto le macerie si troverebbe una persona. I soccorritori stanno cercando il disperso con 5 mezzi dei vigili del fuoco e 18 uomini.  Il luogo del crollo si trova vicino al campo sportivo.

Aggiornamento 14 ottobre 2013, 15.02:  E’ stata ritrovata morta la persona che questa mattina si trovava nella cantina sociale che è crollata. La vittima, un uomo di 60 anni, ex dipendente della cantina, è rimasto schiacciato sotto la caduta del solaio.

Disastro del Vajont, nel 50° anniversario della tragedia, il video inedito

vajont-video-inedito-tuttacronacaErano le 22.39 del 9 ottobre 1963 quando un’onda dell’altezza di 300 metri, provocata da una frana del monte Toc precipitata nel bacino idrico della diga del Vajont, spazzò via il paese di Longarone, nel Bellunese. In occasione del 50° anniversario di quella strage Massimo Da Vià ha postato in Facebook un filmato ancora inedito di quei giorni. A far le riprese il padre Zoilo, residente in un paese poco distante. Nel gilmato si possono osservare le prime ore del giorno successivo all’esondazione, il 10 ottobre, quando all’alba giunsero i soccorsi. Quello che appare è una landa desolata, una vallata ricoperta di fango su cui si aggirano le prime squadre di soccorso che scavano in cerca di sopravvissuti. Tra di loro, come fantasmi, scivolano i superstiti, spersi in quella terra che era la loro ma non riescono più a riconoscere, immersi nel dolore della perdita. Da Vià ha scritto il seguente commento al video: “La mattina presto di un 10 ottobre di 50 anni fa mio padre prese una cinepresa super8 dal negozio e, in lambretta con un suo amico, da Domegge, raggiunsero Longarone. Nella notte era successo qualcosa, c’era stato un grande tuono e rumore di sirene ed elicotteri… forse le prime immagini, o tra le prime o chissenefrega… Vorremmo fossero le ultime”.

Il naufragio a Lampedusa visto con gli occhi dei bambini

disegno-lampedusa-tuttacronacaLa tragedia del naufragio attraverso gli occhi dei bambini. E’ quello che appare nelle foto di Tullio M. Pugli, per l’agenzia Getty, che ha immortalato i disegni degli alunni della scuola elementare di Lampedusa. Al momento sono stati recuperati 232 cadaveri e si pensa che siano almeno altri cento quelli che il mare nasconde.

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Lampedusa e la storia della 15enne incinta

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Sono salpate per andare a recuperare i naufraghi, in una tragedia seguita da tutto il mondo, ma le vedette 322 e 304 non avevano a bordo la strumentazione necessaria per il pronto soccorso, neppure per quella ragazzina di 15 anni tirata su dalle acque, magrissima in preda a crisi di nausea che non riusciva più a reggersi in piedi. Una profuga siriana che era insieme ad altre tre persone di cui uno ferito da arma da fuoco. Il capitano si è reso immediatamente conto della situazione critica e ha chiamato il Cirm,  il Centro internazionale radio medico, la fondazione che da quasi ottant’anni, h24, presta soccorso medico gratuito a tutte le navi, le imbarcazioni, i natanti del mondo.

«Abbiamo prestato soccorso come sempre facciamo, nonostante le difficoltà rappresentate dalla quasi totale mancanza di presidi medici o farmaci a bordo delle motovedette che stavano cercando di salvare i migranti di Lampedusa», così spiegano i medici del Cirm che aggiungono  «Il naufrago a bordo della Cp 304 soffriva di difficoltà respiratorie che si sarebbero risolvere in fretta grazie alla somministrazione di ossigeno che, purtroppo, non era disponibile sull’imbarcazione.»

Sempre i medici del Cirm spiegano: «Stavano davvero male. E quindi l’allarme era alto sia a bordo, che presso la nostra centrale operativa. Poi grazie all’esperienza maturata sul campo, ce la siamo cavata tutti. Un po’ di acqua e zucchero per il primo dei 3 superstiti del disastro, una fasciatura per il secondo e un semplice cucchiaio di acqua e sale per la ragazza disidratata hanno consentito agli sventurati di proseguire il viaggio verso la terra ferma in maniera migliore. Gli episodi – continuano dal Centro Internazionale Radio Medico che ha sede a Roma – pongono l’accento sulla necessità, stante la frequenza di operazioni in favore di profughi e naufraghi, di dotare i mezzi di soccorso di adeguate scorte di medicinali e di addestrare il personale a fare fronte ad emergenze mediche, magari sotto la guida del Cirm, da sempre custode della salute dei naviganti».

Così anche la 15enne probabilmente incinta è riuscita ad arrivare a riva grazie all’intervento dei “medici del mare”.

«Alcuni cittadini stranieri alle prese con queste traversate terribili e dolorose ci conoscono. Hanno il nostro numero e, se necessario, lo usano. Noi, pur essendo poco conosciuti dal grande pubblico e tanto scarsamente supportati da chi dovrebbe, continuiamo ad essere una eccellenza italiana e uno dei Centri di soccorso in mare più noti al mondo. Si potrebbe fare tanto di più», concludono dal Cirm.

Ferito un 26 enne a colpi d’arma da fuoco a Napoli

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Un 26enne  è stato ferito a Piazza del Mercato a Napoli da due colpi esplosi da una pistola. Il ragazzo è stato raggiunto alla caviglia e alla gamba. Il soccorso è arrivato immediatamente e il giovane è stato portato in ospedale a Loreto Mare, le sue condizioni non destano preoccupazione. Sulla vicenda indagano i carabinieri, non è chiara la dinamica e il contesto nel quale si è consumato il ferimento.

Indagati i superstiti di Lampedusa

migranti-indagati-tuttacronacaLa procura di Agrigento indagherà per immigrazione clandestina i superstiti del naufragio di Lampedusa, dopo che gli stessi saranno stati identificati. Al momento non è ancora avvenuta alcuna iscrizione ma, spiegano i magistrati, ci sarà in quanto atto dovuto legato a una norma in vigore. Il reato prevede come pena massima una multa di 5 mila euro. Il ministro della difesa Mario Mauro, a margine della sua visita alla Spezia ha detto: “Dobbiamo aiutare questi paesi perché loro possano aiutarci a far fronte all’emergenza che arriva dal sud del mondo”. E ha continuato: “Serve tanta collaborazione perché siamo un paese che ha dato la sua disponibilità ad aiutare la Libia tramite aziende come Selex per procurare dei sensori in grado di monitorare i confini a sud della Libia stessa ma in questo momento la Libia ha un governo in difficoltà”. Per quanto riguarda la legge Bossi-Fini, il ministro, alla domanda di un giornalista, risponde: “Nella legge Bossi Fini ci sono aspetti normativi che potevano essere modificati sin dall’inizio, ma se si può intervenire per migliorare il sostegno ai processi di asilo ben venga”.

Polemiche sui filmati della tragedia di Lampedusa

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Polemiche nei soccorsi a Lampedusa. Dopo il giorno del pianto arrivano le indagini e non sono solo i migranti a essere stati iscritti nel registro degli indagati per immigrazione clandestina come previsto dalla Bossi – Fini.

Secondo il quotidiano La Sicilia, Vittorio Scarpa, generale dell’aeronautica militare in congedo, presenterà, invece, alla procura militare di Napoli, un’iniziativa per fare chiarezza su chi e perché non avrebbe avvertito la guardia di finanza del naufragio. Secondo la ricostruzione del giornale, infatti, due motovedette delle Fiamme gialle sarebbero rimaste attraccate al molo nelle ore immediatamente successive al naufragio.

Ora nel mirino ci sarebbero anche i filmati della tragedia:

«La gente bolliva in acqua ma questi pensavano a fare fotografie e video. Dovevano pensare a tirare su persone. Noi li facevamo salire quattro alla volta. Solo questo ci interessava e quando la mia barca era piena di migranti e chiedevamo ai finanzieri e alla guardia costiera di prenderli a bordo, dicevano che non era possibile e che dovevano rispettare il protocollo». Lo afferma Vito Fiorino, proprietario di uno dei motopesca che per primo è andato a soccorrere i naufraghi di Lampedusa. «Erano le 6.30, 6.40 quando ho dato l’ordine di chiamare la Guardia costiera, e questi sono arrivati alle 7.30», afferma ancora Fiorino, che racconta: «Noi ne avevamo presi a bordo 47, alla volta, loro erano troppo lenti. Si poteva fare di più e più rapidamente. Ora vogliono denunciarmi? Sequestrarmi la barca perché abbiamo salvato delle persone? Vengano pure, non vedo l’ora», conclude Fiorino.

+++ Filmato della tragedia, adatti solo a un pubblico adulto e consapevole +++

La procura di Agrigento tuttavia non ha aperto alcuna inchiesta sui soccorsi prestati in mare ai migranti che erano sul barcone naufragato due giorni fa al largo di Lampedusa. Lo si apprende da fonti giudiziarie sottolineando che alcun fascicolo è stato istruito né su civili né su militari e forze dell’ordine.

+++ Filmato della tragedia, adatti solo a un pubblico adulto e consapevole +++

I filmati presenti sulla pagina mostrano la tragedia, non sono quindi necessariamente quelli che hanno scaturito la polemica. 

Lampedusa: 35enne tunisino indagato ma non fermato. E’ uno degli scafisti?

lampedusa-tuttacronacaPotrebbero esserci ancora circa duecento cadaveri in mare, a Lampedusa. Corpi che, come racconta chi è sceso sott’acqua, sono “abbracciati” tra loro. Chi si trovava nella pancia dell’imbarcazione erano i più poveri, quelli in grado di pagare meno al capo degli scafisti, che si faceva chiamare “The Doctor”. Nel frattempo un 35enne tunisino, sospettato di essere uno degli scafisti, è indagato ma non fermato. Identificato e bloccato al suo arrivo sull’isola e sentito dalla polizia, davanti al procuratore aggiunto Ignazio Fonzo, assistito da un avvocato d’ufficio, e con la collaborazione di un interprete arabo, è stato interrogato venerdì: ha deciso non avvalersi della facoltà di non rispondere, e di dare invece la sua versione dei fatti. Ora bisognerà attendere anche le testimonianze di chi a quel tragico naufragio è sopravvissuto, per capire se davvero sia tra i colpevoli. Nel frattempo l’enorme bara di metallo giace a 47 metri di profondità in mare a un miglio e mezzo di distanza da Cala Croce, dagli scogli di Lampedusa. Al momento le ricerche subacquee restano ferme, a causa delle avverse condizioni del mare, mentre  la Guardia di finanza e  la Guardia costiera continuano a controllare lo specchio di mare attorno al punto in cui è avvenuto il naufragio con gli elicotteri.

Quei migranti che perdono la vita in mare e, al cimitero, diventano numeri

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Si attende il maltempo si plachi per ricominciare le ricerche e intanto l’imbarcazione attende sul fondo del mare, nel silenzio della morte. La tragedia che si è consumata ieri sulla riva di Lampedusa porta con sè tanti interrogativi. Come trovare una sistemazione per tutti i migranti? Ma anche, come dare riposo alle vittime? Nel naufragio del barcone, che un video dei Vigili del Fuoco mostra adagiato sul fondo, hanno perso la vita almeno 111 migranti. Troppi anche per il cimitero di Lampedusa. Dove le tombe non hanno nomi, ma numeri. Perchè spesso chi tenta di raggiungere i nostri lidi non ha documenti nè qualcuno che lo possa riconoscere…

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Le accuse shock di un marinaio “ci hanno impedito di salvarne altri”

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Lui si chiama Marcello Nizza, ha 41 anni ed è un marinaio o meglio il marinaio che ieri per primo all’alba è arrivato con la sua imbarcazione sul luogo del tragico naufragio. Le sue dichiarazioni destano immensa meraviglia, perché, secondo quanto ha dichiarato, gli è stato impedito di salvare altre persone a causa di un protocollo:

“Avevamo la barca con decine di immigrati, ci siamo avvicinati a un gommone della Guardia costiera chiedendo se potevamo trasbordarli sul loro natante per cercare di salvarne altri. Ci hanno risposto: dobbiamo rispettare il protocollo”.

La tragedia dei migranti: ex miliziani Gheddafi nuovi scafisti

migranti-lampedusa-tuttacronacaIl mare agitato non permette di proseguire con le ricerche dei sommozzatori impegnati nel recupero delle vittime del naufragio di Lampedusa, che sono pertanto state sospese. Non si ferma però il trasferimento degli immigrati, per consentire il rapido svuotamento del Centro di prima accoglienza dove in questo momento si trovano oltre mille persone a fronte di una capienza di circa 300 posti. Si cerca quindi di smistare ai vari centri quelle persone che hanno speso 2mila euro per vedere realizzato il sogno di fuggire dalla loro patria sperando in un futuro migliore. In soli quattordici giorni, via mare sono arrivati 5.583 migranti, di cui 3.807 uomini, 703 donne e 1.073 minori. Gli sbarchi sono stati 45, di cui 36 in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 1 in Sardegna. In particolare a Lampedusa si sono verificati 13 sbarchi e sono giunti 1.998 persone (di cui 1.274 uomini, 274 donne e 450 minori). Tra le nazionalità dichiarate dagli immigrati al momento dello sbarco, i più numerosi sono i siriani (2.075); seguono eritrei (1.280); palestinesi (428); somali (317). Partono dalle coste libiche, dove nessuno controlla e i poliziotti corrotti sono stati sostituiti dagli ex miliziani del regime Gheddafi, con le organizzazioni criminali che regnano e che fanno partire grossi pescherecci dalla Tunisia. Il trasferimento degli immigrati, ammassati per giorni in depositi o sulle spiagge libiche, avviene spesso con piccole barche in alto mare, fatto che rende il rischio naufragio altissimo. Gli immigranti arrivano dal Kenya e dal Sudan, dove si trovano deicine di campi profughi dove i mercanti di morte reclutano i propri clienti, avvicinandosi ai rifugiati e promettendo la libertà in cambio di soldi. Ma altro fronte frequentato è anche la Tripolitania in Libia, meta dei profughi siriani. Resta comunque l’Eritrea il Paese dove avviene il maggior esodo. Visto il numero in costante aumento di chi tenta di lasciare la propria terra, ormai si tenta di attraversare il mare anche in mancanza di situazioni meteo favorevoli. E il viaggio si trasforma in tragedia.

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The aerial view: Lampedusa e il suo dramma visti dall’alto

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La Guardia Costiera ha realizzato delle immagini aeree che mostrano il momento dei soccorsi al barcone di immigrati che ha preso fuoco uccidendo oltre 100 somali. Le immagini sono state diffuse per mostrare dall’alto la zona in cui è avvenuto l’incidente che ha avuto una larga risonanza anche all’estero.

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Questa galleria d’immagini invece mostra l’interno di uno dei due barconi, a bordo del quale viaggiavano centinaia di migranti, approdato al Porto di Lampedusa.

L’altro barcone è, invece, affondato durante la navigazione e il bilancio provvisorio è di oltre cento morti e  più di 150 superstiti.

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Il tweet di Renzi, che augura al governo “buon lavoro”!

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Matteo Renzi ha twittato un messaggio di commento alla concitata giornata politica di ieri che ha visto consumarsi il dramma del Pdl spaccato e scisso e di un Silvio Berlusconi costretto per la priam volta ad adeguarsi alle decisioni dei “dissidenti” capitanati da Angelino Alfano.

Poco prima il pensiero del sindaco di Firenze però era andato all’immane tragedia che si è consumata a poche miglia dall’isoal di Lampedusa:

Le immagini del dramma e i 100 morti sotto lo scafo

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Seguitano a scorrere le immagini sui media mentre si scoprono almeno 100 morti sotto lo scafo del natante caduto a picco nella notte a circa mezzo miglio dall’isola dei conigli nei pressi di Lampedusa. I sommozzatori avrebbero localizzato il barcone a una quarantina di metri di profondità. I corpi sarebbero intorno e all’interno del natante, soprattutto donne e bambini.

Intanto ci sono anche le testimonianze dei primi soccorritori, come chi ha salvato 47 migranti:

 

Il Papa chiama Carlo Petrini: si parla di Terra Madre

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Oggi che c’è stata l’immane tragedia di Lampedusa quella telefonata avvenuta sabato 28 settembre tra Papa Francesco e Carlo Petrini, scrittore e fondatore di Slow Food in cui si è parlato di ambiente, immigrazione e degli umili del mondo, ora appare come un filo di Arianna al quale attaccarti per sperare in un “mondo più bello”. Quella telefonata infatti è connessa proprio a Lampedusa, quando il Papa si era recato nel mese di Luglio a far visita ai migranti nel centro di accoglienza dell’isola. In quel periodo Carlo Petrini aveva inviato al Pontefice il suo libro, Terra Madre, insieme a una lettera un articolo sui migranti piemontesi in terra d’Argentina, proprio come i genitori di Bergoglio.

“Sul cellulare mi è comparso all’improvviso un numero sconosciuto. Ho risposto, e dall’altra parte c’era Papa Bergoglio .- così Petrini racconta il suo “incontro” con il Papa –  Non ero affatto preparato, ma la semplicità con cui il pontefice è stato capace di instaurare un dialogo diretto mi ha messo subito a mio agio. Avevo inviato un libro al Papa…”.

Nell’articolo dei migranti Petrini raccontava come in un secolo, cioè dal 1876 al 1976, dal nostro Paese erano partiti per l’estero 24 milioni di migranti. Di questi, 3 milioni avevano trovato casa in Argentina. Ed è esattamente ciò che avviene oggi con i nostri neri d’Africa: gli italiani morivano allora, come costoro muoiono oggi.

Il Papa racconta a Petrini di suo padre: “Nell’articolo parlo di un bastimento, -dice il fondatore di slow food – il ‘Principessa Mafalda’, che nel 1927 partì da Genova e si inabissò poco lontano dalle coste brasiliane causando la morte di 314 migranti italiani. Bergoglio mi ha detto che suo padre sarebbe dovuto salire proprio su quella nave. Invece partì due anni dopo. Gli ho detto che io sono agnostico, ma che c’è un segno del destino se suo padre non salì sul Mafalda, di cui tutti, ancora oggi, in Piemonte hanno memoria”.

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Come riporta la Repubblica, nell’intervista a Carlo Petrini si scoprono a poco a poco i punti di contatto fra le due diversissime personalità:

Da piemontese a piemontese, cosa vi siete detti?
“Mi sono permesso una frase in piemontese… una frase che diceva mia nonna sui preti. Ma non dico quale… saggezza popolare. Lui si è messo a ridere”.

Nella lettera invece cosa scriveva al Papa?
“Nella lettera parlavo di Terra Madre, di questa rete di persone umili che difendono ovunque l’ambiente, la biodiversità, l’economia rurale. E a questo punto la chiacchierata è diventata più incisiva”.

Nell’intervista a Eugenio Scalfari, il Papa insiste sull’amore per il prossimo, sul lievito che serve al bene comune, e su come il liberismo selvaggio non faccia che rendere i forti più forti, i deboli più deboli e gli esclusi più esclusi. Avete riaffrontato il discorso? 
“Il ragionamento di fondo è ruotato attorno alla necessità di portare avanti un’economia agricola di sussistenza, e non di accaparramento. Lui ha concordato, e mi ha anche svelato che sua nonna era solita dire che quando si muore, nel sudario non ci sono tasche in cui portarsi dietro il denaro. Da qui, ha definito ‘stupefacente’ il lavoro che stiamo portando avanti come Terra Madre. Io allora mi sono anche permesso di invitarlo da noi, in Piemonte”.

Verrà?
“Nel 2014 ha in programma questo viaggio, e, se riuscirà, verrà anche a trovarci. Ci siamo trovati in piena sintonia sull’importanza di focalizzare l’attenzione sugli umili, e di come, grazie alla rete delle comunità del cibo, essi acquisiscano autostima e dignità col farne parte. E’ un mondo povero, che però difende il seme della propria terra, e in quanto tale propositivo”.

Cosa le ha lasciato questa telefonata?
“La fiducia in un mondo migliore fino a quando c’è gente come Papa Francesco, che sa dialogare in maniera affabile e gettare ponti. Una semplicità e un’empatia che nascondono un carattere straordinario. Ci siamo salutati augurandoci buona salute e un abbraccio virtuale… come con un amico. Non ho avvertito alcuna distanza, e so di aver conosciuto un personaggio straordinario. Tutto ciò è importante non solo per la storia della Chiesa, ma per la speranza di un dialogo e per la sostenibilità ambientale”.

I migranti accusano “i pescherecci non ci hanno soccorso”

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Il Corriere della Sera intitola a tutta pagina  “I pescherecci non ci hanno soccorso”, con la frase pronunciata da molti migranti. Un’accusa tremenda per i pescherecci italiani che invece viene spiegata dal sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini in un’intervista a Radio Capital:

“L’Italia ha normative disumane. Tre pescherecci sono andati via dal luogo della tragedia perché il nostro Paese ha processato i pescatori che hanno salvato vite umane per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. 

Ovvero chi salva vite finisce alla sbarra. La questione, se così stanno le cose, è sul tavolo di Enrico Letta, Angelino Alfano, l’Unione Europea, Papa Francesco e Ban Ki Moon. Tutti quelli che sull’incidente di Lampedusa si sono pronunciati. Chi soccorre viene processato.

Intanto aumenta ora per ora il numero delle vittime. I superstiti accertati sono 151 su circa 500 persone. Oltre novanta le vittime mentre la maggior parte degli immigrati risulta dispersa. Col passare delle ore il rischio che i morti alla fine saranno oltre 300 diventa sempre più concreto.

Parla il “medico dei migranti” Pietro Bartolo

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Ormai Pietro Bartolo lo si potrebbe chiamare il medico dei migranti. Le emergenze dei naufraghi toccano quasi sempre a lui che è pronto a rispondere con grande generosità e slancio a ogni chiamata. I suoi occhi hanno visto tanti drammi, uno dopo l’altro come gli sbarchi che continuano a getto continuo sull’isola. Così lui, oggi dopo una notte a lavoro si sfoga in un intervista rilasciata all’Huffington Post:

Com’è andata, cosa sta succedendo?
“E’ andata che è arrivata questa barca, ha preso fuoco e poi si è capovolta. A detta di quelli che si sono salvati, erano sopra in cinquecento. Al momento ne abbiamo recuperati 151 vivi e 94 morti, compresi due bambini piccoli piccoli”.

I dispersi sono tutti in acqua…
“Sott’acqua. Annegati”.

Come è possibile che siano arrivati senza che se ne accorgesse nessuno?
“Eeehhh, succede… ma non lo deve chiedere a me”.

I superstiti hanno spiegato come è bruciata la barca?
“Qualcuno ha raccontato che sono arrivati a mezzo miglio dall’Isola dei Conigli e siccome erano in avaria hanno dato fuoco a qualcosa per segnalare l’emergenza. Che è verosimile. Solo che poi è scoppiato un incendio ed è stata una catastrofe, la barca si è capovolta e sono finiti in mare. E’ tutta gente che non sa nuotare, e se non sai nuotare dopo un minuto che sei in acqua sei morto”.

Che altro raccontano?
“Poco e niente, sono tutti in stato di choc. Gente che ha visto morire il fratello, la sorella, i figli… ma se lo immagina?”.

Da dove venivano?
“Sono quasi tutti subsahariani”.

Partiti dalla Libia?
“Sì… ma non sanno neanche loro da quale punto della costa”.

Avete recuperato anche dei bambini?
“Tra quelli vivi, parecchi ragazzini”.

Ci sono molti feriti?
“No, solo tre gravi. Due donne, di cui una incinta, e una bambina di undici anni che durante il naufragio hanno ingerito acqua di mare e carburante. Le abbiamo rianimate qui al pronto soccorso e trasferite a Palermo. Ma avrei preferito più feriti e meno morti”.

Chi sono stati i primi ad arrivare sul posto?
“Dei lampedusani, poi sono uscite tutte le motovedette disponibili, tutte”.

La situazione com’è in questo momento? Perché il Centro d’accoglienza dovrebbe essere già pieno.
“Pieno significa 250 migranti. Ce ne sono più di mille”.

Di cosa avete bisogno?
“Di bare. Bare e carri funebri. Tra i morti recuperati e quelli che stanno ancora sotto… non è che sull’isola abbiamo centinaia di bare”.

Lei che da anni, ogni giorno, affronta questa emergenza, come pensa che si potrebbe risolvere?
“Nell’unico modo che dico da tempo, anche se qualcuno che non voglio nominare mi ha risposto pure male: facendo un cordone umanitario per andarli a prendere noi. Così sapremmo chi sono i rifugiati di guerra, i rifugiati politici, eviteremmo queste tragedie, i morti, e ci costerebbe un decimo di quello che spendiamo”.

La gente dell’isola come sta reagendo?
“Con la solita generosità. Sono stati loro i primi ad uscire e a rientrare coi vivi e coi morti. Come sempre. Sui lampedusani si può dire tutto quello che si vuole, ma di fronte a queste cose non si tirano mai indietro. Grande umanità e grande cuore. Ma anche le forze dell’ordine stanno facendo un lavoro straordinario, sono usciti in massa”.

Adesso bisogna recuperare i morti…
“Ci sono i sommozzatori della Guardia costiera insieme ai lampedusani, anche loro vanno giù a prendere questi poveri corpi”.

Alfano a Lampedusa: “non è un dramma italiano ma europeo”

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A Lampedusa il ministro degli interni Alfano ha detto: “Speriamo che l’Unione Europea si renda conto che non è un dramma italiano ma europeo” e poi ha aggiunto “Ho un appuntamento telefonico con il presidente della Commissione Europea, Barroso. Faremo sentire la nostra voce chiara e forte, l’Europa deve diventare protagonista nelle politiche dell’immigrazione”.

Kyenge ribatte a Pini, la tragedia diventa disputa politica?

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“Imputare la responsabilità morale di quanto sta succedendo a me e alla presidente Boldrini non solo è offensivo verso di noi ma lo è per le vittime. Il primo pensiero è per le vittime. È offensivo anche per la coscienza dei cittadini italiani, e degli abitanti di Lampedusa che si stanno prodigando. Questa è una mia presa di posizione, un punto di non ritorno verso questa forza politica. Non dobbiamo creare paura, ma avvicinare le persone”. Così il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, nel corso di una conferenza stampa, risponde al deputato leghista Gianluca Pini che le aveva addossato la “responsabilità morale” della tragedia di Lampedusa.

“Venga a contare i morti con me” così il sindaco di Lampedusa a Letta

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“Venga a contare i morti con me”. Così il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, invia un telegramma al premier Enrico letta. Il primo cittadino ha proclamato per domani il lutto cittadino:

“Una tragedia infinita, un dramma inenarrabile”. Il mare di Lampedusa deve ancora restituire molte vittime dell’ultimo terrificante naufragio, e il mondo della politica – nazionale e internazionale – fa i conti con le sue responsabilità. E, soprattutto, con le sue incapacità. Tra i vari commenti spicca quello del ministro degli Esteri, Emma Bonino. “Gli esodi – ha detto il ministro a margine di un incontro con il suo omologo saudita – non hanno una soluzione miracolosa, altrimenti l’avremmo già trovata e perseguita”. Negli stessi minuti Papa Francesco lancia un grido: per i morti di Lampedusa “mi viene una sola parola: vergogna!”.

Soluzioni miracolose – ammette la Bonino – non ce ne sono. L’Europa, nel dubbio, ci addossa tutte le responsabilità. Solo ieri Strasburgo giudicava per l’ennesima volta “sbagliate o controproducenti” le misure prese in questi ultimi anni dall’Italia per gestire i flussi migratori.

Le dimensioni della tragedia, intanto, si fanno sempre più gravi. I soccorritori hanno finora recuperato  93 cadaveri, ma sul barcone viaggiavano circa 450-500 persone. Per ora ne sono state tratte in salvo circa 150. I dispersi sarebbero circa 250. Tra i morti anche quattro bambini.

“È una tragedia immane”, ha detto il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. “Basta! Ma che cosa aspettiamo? Cosa aspettiamo oltre tutto questo? È un orrore continuo”, ha aggiunto Nicolini. “Non sappiamo più dove mettere i morti e i vivi”.

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, riferirà domani “in tarda mattinata” in Aula alla Camera sulla tragedia di oggi a Lampedusa e sul complesso del dramma umanitario che sta interessando le coste del nostro Paese. Lo ha annunciato in Aula la presidente della Camera, Laura Boldrini, dando conto di una conversazione telefonica di oggi tra lei e lo stesso Alfano.

Lampedusa shock, parla Pini e incolpa Kyenge e Boldrini

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«La responsabilità morale della strage che sta avvenendo nelle acque di Lampedusa è tutta della coppia Boldrini-Kyenge. La loro scuola di pensiero ipocrita che preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei paesi del terzo mondo porta a risultati drammatici come questi. Continuando a diffondere senza filtri messaggi di accoglienza si otterrà la sola conseguenza di mietere più vittime di una guerra. Tanto la Boldrini quanto la Kyenge hanno sulla coscienza tutti i clandestini morti in questi ultimi mesi». Così Gianluca Pini, vicepresidente del Gruppo Lega Nord a Montecitorio.

Alfano annulla la conferenza e va a Lampedusa, salta manifestazione di domani

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Lampedusa rivoluziona l’agenda di Alfano che vola immediatamente a Lampedusa, sul luogo della tragedia del barcone di immigrati. Annullata quindi la conferenza stampa che era annunciata per le 11.30 e che avrebbe dovuto “congelare”, la scissione del Pdl. Saltata anche la manifestazione di domani di protesta davanti alla Giunta del Senato, anti-decadenza.

I volti dei superstiti e i corpi delle vittime, dell’ennesimo sbarco tragico

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Venivano probabilmente dalla somalia i migranti del tragico sbarco a Lampedusa,  nei pressi dell’Isola dei Conigli. La tragedia si è consumata a circa un miglio e mezzo al largo della famosa spiaggia.

Il bilancio è ancora provvisorio e purtroppo sale di minuto in minuto. Al momento sono 62 i morti, ma ancora alcuni corpi devono essere recuperati. Sulla banchina, tra le vittime allineate, anche alcuni bambini e una donna incinta. 150 migranti invece sono stati tratti in salvo da una motovedetta della Guardia Costiera.

Sul barcone naufragato si è stimato che viaggiassero almeno 500 persone, sono quindi molti i dispersi ancora da ritrovare.

Secondo quanto riferiscono le fonti delle agenzie di stampa il barcone avrebbe preso fuoco dopo essersi rovesciato a poche miglia dall’isola di Lampedusa, secondo alcuni sarebbero stati anche i migranti a dar fuoco alle coperte, subito dopo la tragedia, per cercare di attirare l’attenzione dei soccorritori. Ancora però non si può capire l’esatta dinamica di ciò che è accaduto.

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L’allarme del naufragio è stato dato dall’equipaggio di due pescherecci che transitavano nella zona. Sul posto due motovedette, una della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza. Elicotteri e mezzi aerei stanno sorvolando sulla zona del naufragio.

«E’ una giornata triste, le vittime sono tre donne. L’imbarcazione trasportava circa 500 migranti», ha spiegato Antonino Candela, Commissario straordianario dell’assistenza sanitaria di Palermo. «I primi soccorsi sono stati quelli delle barche ad uso turistico. I corpi delle vittime sono state portate sulla banchina», ha aggiunto.

«Ci sono morti ovunque. È terribile». Non riesce a trattenere il pianto uno dei soccorritori che si trova su uno dei pescherecci che stanno recuperando i cadaveri dal mare. «Sono decine i morti, molti galleggiano – dice ancora tra le lacrime all’Adnkronos- Sembra un incubo».

Anche il Premier Enrico Letta è intervenuto sull’argomento parlando di “immane tragedia”. In Twitter, ha comunicato che è stato “fatto il punto (…) con Alfano e i vertici del ministero che si recheranno subito sul luogo del disastro per i primi interventi”.

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Aggiornamento 3 ottobre 2013, 12,45: Il bilancio provvisorio delle vittime sale a 90 vittime.

Si aggrava il bilancio delle vittime in Pakistan: 327 morti

terremoto-pakistan-tuttacronacaAumenta il bilancio delle vittime causate dal devastante terremoto che ieri ha colpito la provincia del Beluchistan, in Pakistan. Secondo fonti locali, avrebbero perso la vita almeno 327 persone a causa della scossa di magnitudo 7.7, alla quale hanno fatto seguito almeno  nove repliche, di magnitudo compresa tra i 5.9 e i 4.3 gradi della scala Richter.

Terremoto in Pakistan: si spara sui soccorsi

pakistan-terremoto-tuttacronacaLa scossa di terremoto che ieri ha colpito il Pakistan, nella provincia del Baluchistan, ha provocato la morte di almeno 208 persone mentre il numero di feriti è di 350. Sono almeno nove le repliche, di magnitudo compresa tra i 5.9 e i 4.3 gradi della scala Richter, che hanno fatto seguito al primo evento di magnitudo 7.7 registrata alle 16.29 ora locale. Asad Gilani, sottosegretario del ministrero degli Interni, ha spiegato, parlando a DawnNews Tv, che i soccorsi sono stati rallentati a causa delle lunghe distanze da percorrere e il cattivo stato delle strade. Inoltre, un commando di uomini armati ha attaccato, ieri sera, un gruppo di medici e infermieri. L’incidente è avvenuto nell’area di Mashkay, nei presi del distretto di Awaran, l’epicentro del sisma. Il team medico è riuscito a scappare e a mettersi in salvo grazie all’intervento del corpo paramilitare di frontiera Fc. La fonte ha spiegato che “hanno sparato dei razzi e proiettili contro i soccorritori”. I medici facevano parte di un convoglio di 13 camion giunto sul posto con tende, cibo e ospedali da campo per dare assistenza ai senza tetto. All’alba di oggi, l’opera dei soccorritori è ripresa con l’intervento di reparti dell’esercito e delle Guardie di frontiera. Si provvede a estrarre i numerosi feriti rimasti intrappolati fra le macerie delle case dei villaggi dove per lo più si trovano precarie abitazioni di pietre tenute insieme dal fango. L’emergenza disastri è stata decretata ad Awaran, epicentro del sisma e dove migliaia di case sono crollate, ed in altri cinque distretti.

Arrestato il re dei salumi, nella sua azienda morì un operaio

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I macchinari con i dispositivi di sicurezza li aveva comprati tutti, poi però pensando che ostacolassero la produzione li fece rimuovere. Così a dieci giorni dalla morte di Mario Orlando, operaio 53enne che lavorava nel salumificino di Taurisano, è stato arrestato uno dei fratelli proprietari dell’azienda Scarlino, Attilio. L’uomo ora si troca agli arresti domiciliari con l’accusa di morte causata dalla rimozione degli apparati di sicurezza. Indagato anche il fratello Antonio in quanto responsabile della sicurezza e il capo reparto Luigi De Paola a cui vengono contestati i reati di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e morte come conseguenza di altro reato. Accusato di omicidio colposo anche Mario De Icco l’operaio che inavvertitamente azionò l’impastatrice che uccise Orlando. Inoltre mentre l’azienda era sotto sequestro, inoltre, sono stati violati i sigilli – secondo la Procura su disposizione di Attilio Scarlino per rimontare un cancello di sicurezza su un’insaccatrice. L’obiettivo secondo i magistrati era dimostrare la presenza di misure di sicurezza che secondo quando accertato dagli uomini del commissariato di Taurisano erano invece assenti su molti macchinari.

Pisa: sono stati i bimbi del corso di nuoto a lanciare l’allarme per Rachele

bimba-morta-piscina-pisa-tuttacronacaSono sconcertati gli sviluppi delle indagini della procura di Pisa sulla morte della piccola Rachele, la bimba morta in una piscina comunale della città lo scorso mercoledì. Se già si era a conoscenza che le due istruttrici sono state indagate dalla procura per omicidio colposo, ora emerge dal video delle telecamere di sorveglianza che non solo una delle due donne non era in campo ma anche che la piccola è rimasta sott’acqua senza essere soccorsa almeno 4-5 minuti. Inoltre, nessuna delle due, che sono state indagate dalla procura per omicidio colposo, si è accorta di quanto stava accadendo: è stato un altro bambino del corso a lanciare l’allarme. L’istruttrice che non appare nella ripresa  era ai bordi piscina, come da regolamento, mercoledì mattina all’ora della tragedia? E per quali motivo né lei né la collega si sono accorte che la piccola stava annegando? Per ora si possono faresolo ipotesi perchè, come spiegano gli investigatori, le risposte arriveranno solo dopo indagini approfondite e un’analisi più dettagliata del filmato. Al momento della tragedia le due istruttrici hanno raccontato ai carabinieri  di aver visto la bambina affondare quasi in verticale. Si sono quindi tuffate e, afferratala, hanno praticato respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco, poi ripetuto dal medico del 118. “E’ stato un malore”, avevano detto. Ma anche tale ipotesi è messa in discussione dall’autopsia effettuata. I risultati ufficiali si avranno soltanto tra un mese, ma secondo Carlo Porcaro D’Ambrosio, medico legale della famiglia della piccola, l’esame non avrebbe “rivelato evidenze macroscopiche di patologie pregresse” e dunque la piccola al momento della sciagura pare fosse in perfetta salute. Pierpaolo Medda, padre della piccola e medico psichiatra all’ospedale di Pisa, era accorso in bicicletta dopo essere stato avvertito dell’incidente, ma ha trovato la figlia già morta. Dopo aver accusato un malore, è stato lui stesso ad avvertire la moglie Cristiana Manzi, anche lei psichiatra.

Incidente shock sul lavoro, cade nell’impastatrice e muore.

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Shock in un azienda alimentare leccese. Nel noto salumificio  “Scarlino” di Taurisano, un operaio di 53 anni, Mario Orlando, è rimasto ucciso dalle lame affilate dell’impastatrice. Il tragico incidente è avvenuto alle 14, mentre l’uomo stava compiendo le abituali operazioni di routine. I colleghi hanno allertato immediatamente i soccorsi, ma all’arrivo del 118 il personale medico ha solo potuto constatare il decesso dell’uomo. Il dramma avviene a neppure 24 h da quello di Francavilla Fontana (in provincia di Brindisi),in cui ha perso la vita il 38enne di Aradeo, Angelo Reschi – impiegato in una ditta che stava eseguendo lavori sulla condotta idrica per conto dell’Acquedotto pugliese – deceduto per asfissia in seguito ad annegamento, a causa di un  violento getto d’acqua improvviso che lo ha colpito mentre stava lavorando.

 

23 incendi nel Lazio: allarme a Tarquinia.

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Sono 23 in totale gli incendi nel Lazio che oggi stanno devastando ettari di vegetazione. 11 nella provincia di Roma 7 intorno a Latina, 3 nel Frusinate e uno vicino a Viterbo. E poi quello più esteso a Tarquinia che sta richiedendo un ingente impiego di mezzi e di uomini. Per domare le fiamme sono intervenuti un elicottero della Protezione civile regionale e un aeromobile del Corpo forestale dello Stato. Accorse anche tre squadre dei Vigili del fuoco e cinque della locale Protezione civile.

La polizia indaga: accoltellato un uomo a Roma

romeno-accoltellato-roma-tuttacronacaE’ probabilmente romeno il cittadino straniero che è stato accoltellato oggi nei pressi di un autolavaggio in via Casilina, a Roma. Dopo esser stato colpito diverse volte al torace e alla schiena, la vittima si è trascinata fino a un bar vicino, dove ha chiesto soccorsi. E’ stato quindi trasportato dal 118 al Policlinico di Tor Vergata dove vessa in condizioni gravi. Sulla vicenda indaga la polizia.

Chiuso per due ore l’aeroporto di Linate: aereo spezzato in pista

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E’ rimasto bloccato per due ore, fino alle 22.27, l’aeroporto di Linate il cui traffico aereo è stato dirottato, per quel lasso di tempo, a Malpensa e Orio al Serio (Bergamo). La chiusura è stata determinata da un velivolo privato proveniente dalla Germania che, in fase di atterraggio, si è spezzato in due a causa del cedimento del carrello. Il Cessna, le cui due persone a bordo sono rimaste illese, fortunatamente non ha preso fuoco ma la rimozione dei rottami ha richiesto l’utilizzo di una gru di grandi dimensioni, alta 16 metri, mentre si è dovuto prestare la massima attenzione per rimuovere la parte del velivolo contenente carburante. L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) ha aperto un’inchiesta sull’incidente. In una nota si legge: “Con riferimento all’incidente occorso al Cessna 210 in atterraggio sull’aeroporto Milano-Linate l’Ansv informa di aver aperto un’inchiesta di sicurezza per determinare le cause dell’evento ed ha immediatamente stabilito contatti con le istituzioni e con il gestore aeroportuale locali per la preservazione delle evidenze utili all’attività di indagine”.

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Tromba d’aria sulle coste Molisane: ingenti danni

 

tromba-d'aria-moliseSi contano i danni della tromba d’aria che ieri pomeriggio ha investito Termoli e la cosa molisana con raffiche di vento fino a 150 km all’ora che hanno spazzato via cartelloni stradali, divelto tetti e sradicato alberi. Anche la grandine si è abbattuta nella zona, provocando danni alle strutture balneari e ai natanti, che si trovavano ormeggiati sui pontili e obbligando la guardia costiera a intervenire in soccorso ai diportisti durante il maltempo con Capitaneria che ha portato in salvo due diportisti italiani a bordo di un gommone alla deriva a causa di un’avaria al motore. Il natante, di circa 7,5 metri, è stato affiancato dagli ufficiali che l’hanno scortato fino a Capoiale, in Puglia. In pochi minuti sono stati spazzati via  balconi, sono stati scaraventati a terra gli scooter parcheggiati e qualche capannone è stato scoperchiato in zona industriale. Mentre si contano anche i danni alle strutture baleari, gli operatori chiedono il riconoscimento dello stato di calamità naturale e il dito viene puntato contro la Capitaneria di Porto che, a loro dire, “non ha lanciato l’ allerta meteo”. La Guardia costiera, via terra, ha invece verificato la sicurezza degli ormeggi al porto e l’incolumità dei bagnanti in spiaggia a causa degli allagamenti che hanno interessato anche i lidi. E se le grandi reti divelte su un traboccolo, una struttura da pesca, diventano il simbolo del disastro che la tromba d’aria si è lasciata alle spalle, il sindaco di Termoli, Antonio Di Brino, ha rinviato la cerimonia di consegna delle bandiere blu perchè impegnato nella ricognizione dei danni in città.

Attentato in Afghanistan: preso di mira blindato italiano

afghanistan-attentato

Ancora un attentato in Afghanistan, ancora degli italiani nel mirino. Ora che Barbara De Anna, la funzionaria italiana dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) rimasta gravemente ferita nel recente attacco a Kabul, è stata trasferita, in condizioni “gravi ma stabili” all’ospedale americano di Ramstein, in Germania, a restare coinvolti nell’esplosione di un ordigno sono stati due nostri militari che stavano transitando nell’ovest dell’Afghanistan. L’attentato è avvenuto ad una trentina di chilometri da Farah, una delle zone da sempre più turbolente dell’area affidata al controllo del contingente italiano. I militari coinvolti, che si trovavano a bordo di un blindato Lince, sono stati subito soccorsi ed evacuati.

Crolla un ponte: in salvo tre automobilisti finiti nel fiume

crollo-ponte

Si è sfiorata la tragedia vicino a Seattle: è parzialmente crollato un ponte che collega la metropoli del nord-ovest degli Stati Uniti con Vancouver, in Canada, facendo finire due auto, con a bordo tre persone, nel fiume Skagit. L’allarme è stato immediato e l’arrivo tempestivo dei soccorsi ha evitato il peggio: sembra infatti l’incidente non abbia provocato nessuna vittima mentre le tre persone coinvolte sono state tratte in salvo. I tre automobilisti, per i quali si temeva il peggio a causa delle fredde temperature dell’acqua e delle sue correnti, sono ora in ospedale in condizioni stabili.

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“Ho sentito uno strano rumore, pensavo fosse la mia auto” afferma un testimone, che a bordo del suo veicolo aveva appena percorso il ponte. “È stato un tonfo” commenta un altro. Il loro racconto è stato fondamentale per ricostruire l’accaduto: a causare il cedimento della struttura lungo la trafficata Interstate 5, su cui transitano ogni giorno 70.000 veicoli, potrebbe essere stato l’urto di un Tir che e’ finito contro uno dei montanti. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto il camion allontanarsi dopo l’impatto e la caccia all’uomo, e al suo mezzo, ha subito avuto inizio, con le immagini delle televisioni locali che mostrano alcuni posti di blocco. Anche il National Transportation Safety Board (Ntsb) assicura che invierà una propria squadra sul posto per indagare. L’incidente e’ avvenuto alle 19 ora locale, le quattro del mattino in Italia. Il ponte, costruito nel 1955, si trova 70 chilometri a nord di Seattle. All’infrastruttura è assegnato un voto di 57,4 su 100, quindi oltre la sufficienza: il punteggio, però, lo colloca decisamente al di sotto del voto ’80’ medio per i ponti dello stato di Washington.

Tre persone inghiottite da una voragine in Cina!

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Tre persone sono state inghiottite e uccise da un’enorme voragine che si è aperta nella strada all’ingresso di un complesso industriale a Shenzhen, nella provincia cinese del Guangdong. Ancora all’opera i soccorritori che non escludono ci possano essere altre persone coinvolte nel crollo che ha un diametro di oltre 10 metri. Ma simili eventi non sono nuovi in Cina. Gia in gennaio due palazzi da tre piani sono stati risucchiati da una voragine che, allora, era stata provocata dai lavori di costruzione di una stazione della metropolitana, fortunatame non coinvolgendo persone. In marzo, al contrario, un nuovo episodio era costato la vita al 25enne Yang Jiabin, un addetto alla sicurezza. Anche in questo caso la voragine, di circa 16 metri di profondità per 5 di larghezza si era probabilmente aperta a causa di un vicino cantiere. Ancora ad aprile, è stato il turno di una ragazza inghiottita mentre camminava per strada. In quel caso, il pronto intervento di un taxista, ha permesso di estrarre viva la giovane.

Sbranato dal suo cane, inutili i soccorsi

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Un uomo è morto azzannato dal suo cane. E’ accaduto a San Nazaro dei Burgundi in provincia di Pavia. Secondo quanto riferisce il 118 l’uomo che si trovava nelle campagne di Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia, ha chiamato lui stesso i soccorsi ma è morto dissanguato prima dell’arrivo dei mezzi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri.

Ritardi nei soccorsi. Shock per l’incidente a Fiumicino!

incidente-fiumicino-ritardo soccorsi

Un rapporto shock dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo sull’incidente aereo di Fiumicino dello scorso 2 febbraio conferma le voci dei passeggeri circa un clamoroso ritardo dei soccorsi. Nelle carte si legge come ai Vigili del fuoco siano serviti oltre 10 minuti per localizzare l’Atr 72 della compagnia romena Carpatair finito fuori pista nonostante l’incidente fosse avvenuto proprio davanti alla caserma.

La normativa ENAC in materia di soccorso e lotta antincendio, si sottolinea nel rapporto, prevede un tempo di risposta di due minuti e comunque non superiore a tre in ogni parte della pista di volo in condizioni di ottimali di visibilità e delle superfici da percorrere. Nella ricostruzione della dinamica dell’incidente si mette in evidenza come, tra il momento dell’attivazione del segnale di allarme da parte della torre di controllo, e l’arrivo sul luogo dell’incidente dei Vigili del fuoco, siano passati invece dieci minuti.

“Le evidenze raccolte fanno pertanto emergere una criticità di rilievo nelle operazioni di ricerca e soccorso” si legge nella relazione dell’ANSV, che pone l’Aeroporto al di fuori delle normative minime in materia di sicurezza. All’origine del ritardo una comunicazione imprecisa della torre di controllo che non ha fatto riferimento alla “mappa a griglia”. Il risultato è che i mezzi dei Vigili del fuoco sono usciti senza avere cognizione della posizione del velivolo.

Anche se l’Atr 72 si trovava proprio di fornte alla loro caserma, a 400 metri di distanza, sono stati necessari dieci minuti per individuarlo. Fortunatamente, dopo tre rimbalzi sulla pista e il ceimento del carrello, l’aereo aveva finito la sua corsa senza che si sviluppasse alcun incendio a bordo. Al momento dell’arrivo dei soccorsi tutti i passeggeri avevano già abbandonato il velivolo.

Tragedia sfiorata in un supermercato australiano!

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Una tranquilla domenica sera in un supermercato di Perth, in Australia, si è trasformata nella location di una scena ad altissima tensione immortalata dalle telecamere dell’esercizio commerciale. Una mamma arriva alla cassa con in braccio la sua bambina di due anni in fin di vita, subito in molti cercano di dare una mano per cercare di rianimarla, poi anche il padre si accorge della situazione e, disperato, prova in ogni modo a strapparla alla morte fino a quando uno sconosciuto, che fin dal primo momento si era prodigato per aiutare la famiglia terrorizzata non ha disteso la piccola e ha provato una respirazione bocca a bocca, “il bacio della vita”. Miracolosamente la bambina, Shaylar, ha riaperto gli occhi tra la gioia del padre, che si è detto infinitamente grato nei confronti di Rowan O’ Neill, lo sconosciuto salvatore.

Suicidio annunciato! Tragico schianto all’ospedale d’Ivrea

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Tragedia all’ospedale di Ivrea, dove un ragazzo di 17 anni si è lanciato dal sesto piano in seguito a una delusione d’amore. Dopo la rottura con la fidanzatina, il giovane ha inviato alcuni sms disperati agli amici e ha scritto dei post sulla sua bacheca di Facebook in cui lasciava percepire il suo stato d’animo. Nessuno deve però aver preso sul serio le sue intenzioni. Il corpo è stato trovato davanti a un bar in una zona di passaggio antistante l’ospedale. Sul posto anche la polizia, ma inutili i soccorsi.

Si ribalta tir… vitelli in autostrada!

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Un tir adibito al trasporto dei vitelli si è ribaltato per cause imprecisate sull’Autostrada dei Fiori che collega Genova a Ventimiglia. L’incidente è avvenuto allo svincolo tra Imperia e Impera Est in direzione Francia. Sulla carreggiata sono finite decine di capi di bestiame: alcuni morti, alcuni feriti, alcuni liberi di muoversi in autostrada. Lievemente ferito il conducente. Su posto soccorsi e veterinari.

Volpe attacca un neonato inglese in culla… salvato in extremis!

Una volpe si è introdotta in un’abitazione londinese e ha afferrato per una mano, un neonato di appena 4 settimane che dormiva nella culla. La vicenda è accaduta a Bromley a sud di Londra e poteva sfociare in tragedia se non ci fosse stato l’intervento repentino dei genitori e dei soccorsi. A causa del morso il neonato ha subito il distacco di un dito. Si è resa quindi necessaria un’operazione chirurgica. I medici sono ottimisti sulla ripresa delle funzionalità della mano. volpe sbrana bimbo

Tedesco passa la notte fuori a Merano a -18. E’ vivo!

E’ un uomo di 39 anni, Simon Lackner, di Stoccarda, ora in ospedale a Bolzano con braccia e gambe congelati. Il tedesco era uscito per una passeggiata ieri da un rifugio di Merano, ma non aveva fatto ritorno. Sono scattate cosi’ le ricerche dei carabinieri, con il Soccorso alpino e i vigili del fuoco, che l’hanno ritrovato stamani. Si era scavato una buca nella neve come riparo.

notte fuori al freddo e gelo

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