Nessuno parla più al telefono con Vendola!

nichi-vendola_tuttacronacaLo scherzo telefonico de La Zanzara, in cui un imitatore di Nichi Vendola interloquiva con l’ex ministro Barca, il quale, credendo l’interlocutore fosse realmente il governatore della Puglia, parlava del governo Renzi e del suo rifiuto al ministero dell’Economia, ha ripercussioni proprio sulla vita privata del politico imitato. Lo spiega lo stesso Vendola a Repubblica: “Ora nessuno mi parla al telefono senza avere prima verificato se sono davvero io o il finto me… bel danno”. E prosegue: “Ho difficoltà ad avere relazioni telefoniche. Quando chiamo tutti mi rispondono: ‘Aspetta, ti richiamo’. E’ stata una violazione abbastanza pesante di uno spazio di conversazione privata tra due persone che hanno rapporti di cordialità e che hanno il diritto di parlare in libertà. Se io con mio fratello parlo male di mio zio, perchè ha fatto uno sbaglio o sono arrabbiato, ebbene la pubblicità di un frammento non fotografa la verità assoluta”. Il presidente della Regione Puglia aggiunge ancora: “Non voglio commentare le parole di Barca. Il mio giudizio sul governo Renzi non voglio poggiarlo sul pensiero estorto dal finto Nichi Vendola. Ho diritto a esprimere in prima persona un giudizio molto critico nei confronti dell’irruzione sulla scena del governo di Renzi”.

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Il finto Vendola fa sbottonare Barca su Renzi ” irresponsabile, solo slogan, senza un’idea”

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“Non amo gli assalti. Sono sotto pressione, Nichi, una pressione che è crescente… Ma io non ci penso proprio, tanto per essere chiaro, ma proprio proprio!”. Parla così uno sprovveduto Fabrizio Barca, ex ministro Pd, caduto vittima di uno scherzo architettato da La Zanzara su Radio 24 [Per l’audio clicca qui]. Barca pensando di essere al telefono con Vendola che gli chiedeva informazioni sulla possibilità che fosse affidato a lui il ministero dell’Economia, ha confidato di aver già declinato nonostante le continue pressioni di Carlo de Benedetti, proprietario del gruppo Espresso. In realta il finto Vendola ha fatto sbottonare Barca fino a portarlo a parlare di Renzi che il democratico ha definito come irresponsabile, solo slogan, senza un’idea…

“Ho parlato con Graziano (Del Rio, ndr) e pensavo 48 ore fa di averla stoppata questa cosa. Se fallisce anche questa è un disastro, però non possono pretendere che le persone facciano violenza ai propri metodi, ai propri pensieri, alla propria cultura. Quindi sono stato proprio chiarissimo, evitiamo che nasca una cosa alla quale vengo forzato”, ha aggiunto Barca nell’audio pubblicato sul sito del Sole24Ore.

“Poi – prosegue Barca – è iniziata la sarabanda del patron della Repubblica che continua… Lui non si rende conto che io più vedo un imprenditore dietro un’operazione politica, più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni. Un imprenditore che si fa sentire”.

Ma di chi parli?, chiede il finto Vendola:

“Del padrone della Repubblica, con un forcing diretto di sms, attraverso un suo giornalista, con una cosa che hanno lanciato sul sito <chi vorresti come ministro dell’Economia> dove ho metà dei consensi. Questi sono i metodi. Legittimi, per carità. Questo è il modo di forzare, di scegliere, di discutere. Non una volta chiedendomi: ma se lo fai cosa fai? Se io dico che voglio fare una patrimoniale da 400 miliardi di euro, cosa che secondo me va fatta, tu cosa rispondi? Mi dici che va bene?”.

La replica di De Benedetti non si fa attendere. Si legge in una nota :

“Da molti anni conosco e stimo Fabrizio Barca. Sempre che siano vere le dichiarazioni attribuitegli, rimango sbalordito. Non lo vedo, non lo sento e non scambiamo messaggi da diverso tempo. Non capisco pertanto da chi abbia ricevuto queste presunte pressioni a fare il ministro dell’Economia, certamente non da me. Non mi occupo di nomine politiche perché non è il mio mestiere. Ho sempre rispettato l’autonomia della politica”.

Mi sembra fantapolitica, dice ancora al telefono il finto Vendola.

“Nichi – prosegue Barca – è una cosa” dove “non c’è un’idea, c’è un livello di avventurismo. Non essendoci un’idea, siamo agli slogan. Questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo perché vedo uno sfarinamento veramente impressionante”.

Dunque hai rifiutato, insiste il finto Vendola:

“Ho rifiutato secco. Ieri ho dovuto scrivere un messaggio. Attraverso la Annunziata mi è arrivato un messaggio: ma se ti chiama il presidente? Ho dovuto mandare un sms scritto così: ‘vi prego di non farmi arrivare nessuna telefonata’”.

“Sono colpito – dice ancora Barca – dall’insistenza, il segno della loro confusione e disperazione. E poi in tutto questo ovviamente io dovrei essere quello tuo e ovviamente c’è pure la copertura a sinistra. Sono fuori, sono fuori di testa!”.

Ma Matteo ti ha detto qualcosa in particolare?, chiede “Vendola”:

“No, lui no. Tutto questo non capendo neanche le persone. Se mi chiami, vengo, ci vediamo mezz’ora, ti spiego in cinque minuti e ti do anche qualche consiglio perché io sono fatto così. No, invece tutto questo attraverso terzi, quarti, quinti, un imprenditore…”.

Il finto Vendola accenna poi a ‘questo governo con i diversamente berlusconiani’. E Barca replica:

“Certo, certo, cosa è cambiato?”. “E poi non si ha idea entrando dentro cosa fai. C’è anche una questione di rapporti di fiducia”. In che senso, incalza Vendola. “C’è una cosa – dice Barca – che si chiama umanità. Io penso che in tutta questa vicenda oltre alla irresponsabilità politica, ci sia anche un elemento disumanizzante. Cioè, il metodo è contenuto… Tutto questo è avvenuto con irresponsabilità e dei modi, con un livello di personalismo, con un passaggio all’io…”.

L’Audi utilizza una star defunta per il suo ultimo spot

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L’ennesima pubblicità che finisce sotto processo mediatico, stavolta a cadere nella trappola del cattivo gusto è stata l’Audi, che forse non ha calcolato bene il testimonial che ha scelto. L’auto viene infatti sponsorizzata attraverso le immagini di Christopher Reeve, il Superman dal destino tragico, che dopo una caduta da cavallo rimase paralizzato nel 1995 e poi morì nel 2004. Alla sfortunata star viene poi affiancato lo slogan “Power from a less obvious place”: “la forza (che proviene) dal luogo meno ovvio”. E’ chiaro che tra immagini e slogan è impossibile non pensare a quel tragico incidente e quindi associare l’auto a qualcosa di negativo… una scelta davvero errata! Forse si voleva solo associare Clark Kent, fragile uomo della porta accanto, che poi si trasforma all’occorrenza in superman, senza alcun riferimento all’attore, ma purtroppo quello che colpisce invece è rivedere sullo schermo Reeve.

 

Linea sexy per le giovanissime! Sotto accusa Victoria’s Secret

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Ha fatto scalpore lo slogan “Bright Thing Young” di PINK, la linea per giovanissime lanciata da Victoria’s Secret. Il noto marchio americano di lingerie è stato criticato da molti genitori e da tante mamme blogger, turbate dall’immagine che la linea di abbigliamento possa imprimere nell’immaginario delle loro figlie. “Non voglio che mia figlia pensi di diventare popolare e attraente solo perché indossa un marchio”, scrive in una lettera aperta un papà turbato.

Ma non è l’unico. Tanti genitori hanno protestato e continuano a farlo.”Bright Thing Young promuove la sessualizzazione delle più giovani”, scrive ancora una mamma sul suo blog. E anche la pagina Facebook di Victoria’s Secret ormai straripa di commenti di forte critica.

Messaggi come “Sexy little geisha” o “Pink Loves consent” o “Kiss me”: sono invece le parole inscritte sui tessuti dei costumi e delle mutandine della nuova linea, che ha mandato su tutte le furie i genitori più accorti. Il noto marchio ha già ribadito che PINK non è destinato alle 12enni ma alle ragazze collegiali, che hanno un’età compresa tra i 15 e i 22 anni, e che lo slogan che lo promuove “non è un inno alla sessualitàma uno slogan utilizzato in combinazione con la tradizione collegialedella pausa di primavera”.

Piccoli disturbatori crescono!

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Tempo di crisi e il lavoro non si trova. La gente le pensa tutte anche a intraprendere la carriera di disturbatore televisivo. Gabriele Paolini, non è più solo: ha un nuovo concorrente nel presenziare, e spesso distrurbare con il lancio di slogan o offese, lo stand up dei giornalisti tv. Sguardo crucciato, guance paffutelle e capelli corti. Con le braccia strette al petto. Tutto l’opposto di Paolini. Ma anche lui da qualche tempo non perde l’occasione per mettersi in mostra, rigorosamente alle spalle di una giornalista, per poter apparire nelle dirette tv. Il ragazzotto ha imparato la lezione di Paolini: sempre alle spalle dei giornalisti, in favore di camera, per apparire nel piccolo schermo corso dei collegamenti esterni in diretta di programmi televisivi.

Se questi sono eroi…

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Alla Draper University of Heroes gli startupper di domani impareranno come fare affari sparando. Tra una lezione di economia e un corso sui social network, gli studenti si riuniranno nel poligono dell’ateneo per esercitarsi a fare centro con il fucile. L’eccentrica scuola, fondata dal venture capitalist Tim Draper, aprirà i battenti alla fine di questo mese. Lo slogan sulla homepage dell’università parla chiaro: «La Draper University, aperta ai giovani imprenditori che sognano di trasformare il mondo, è una scuola unica nel suo genere, dove gli innovatori verranno trasformati in autentici eroi». A colpi di arma da fuoco, ma non solo.

Siamo a San Mateo, in California. La scuola ha sede in quello che una volta era il Benjamin Franklin Hotel. E le giornate qui si svolgeranno più o meno così: la mattina presto i ragazzi della Draper University of Heroes incontreranno i fondatori delle start-up che ultimamente hanno riscosso maggiore successo, da Tony Hsieh di Zappos a Kevin Systrom di Instagram, dopodiché gli Steve Jobs del futuro studieranno finanza, viral marketing e altre materie convenzionali. Per poi seguire corsi di sopravvivenza urbana, joga, go-kart. Oltre, come detto, a fare pratica con la carabina.

«Alla Draper University», recita il programma dell’ateneo più pazzo d’America, «le persone svolgeranno attività molto diverse tra loro e le sorprese saranno all’ordine del giorno. Affinché sviluppino al meglio il loro spirito imprenditoriale e imparino l’arte della negoziazione in ogni sua sfaccettatura faremo in modo che sperimentino ogni giorno cose nuove».

Previste guerre di uova, partite a pallavolo con due palloni, sessioni di karaoke. È così, secondo Tim Draper, che si allarga la mente degli imprenditori in erba. Ma non prendetelo per pazzo. Chi ha frequentato il programma pilota si è detto entusiasta, affermando di aver acquisito sicurezza nei propri mezzi.

Dando ragione così al venture capitalist, uno dei primi ad avere scommesso (milioni) su Skype, che nel progetto ha investito circa 20 milioni di dollari. I corsi dureranno in tutto otto settimane. Costo dell’iscrizione? Circa 7500 dollari. L’università di Tim Draper però non è un posto per secchioni. «Non cerchiamo gente che prenda buoni voti», ha messo subito in chiaro il fondatore, «ma persone che non abbiano paura di commettere errori. Per avere successo bisogna prima fare degli sbagli. Degli sbagli a volte anche madornali».

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