Gli italiani perdono il lavoro e pensano all’aborto

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Perché mettere al mondo un figlio al quale non poter garantire un futuro? Ecco quindi la denuncia shock, ma condivisibile, dei lavoratori della Micron di Catania che si sono rivolti direttamente al Pontefice:

“Alcuni nostri colleghi, che da poche settimane hanno ricevuto la grazia di aspettare un figlio, per sconforto e disperazione pensano di ricorrere all’interruzione di gravidanza perché non potranno garantirgli un futuro dignitoso”.

La lettera inviata a Francesco è stata inviata dalla Fim Cisl e mette in evidenza come le decisioni famigliari pesino su quei 419 esuberi   annunciati dalla multinazionale americana che opera nel settore della microelettronica.

“Ci sono 419 famiglie messe da una multinazionale americana sul ciglio del burrone – scrive il sindacato – Oggi in Italia non siamo i soli e purtroppo le ultime vicende al ministero dello Sviluppo economico ci ha confermato che il governo non le potrà salvare”.

Come scrive La Repubblica:

L’appello al Papa arriva mentre esplodono altre vertenze in tutta la regione. Da ieri, i 206 lavoratori di Acque potabili siciliane (Aps), la società fallita che gestiva il servizio idrico in 52 comuni della provincia di Palermo, occupano la sede dell’azienda in via La Malfa per chiedere garanzie sul loro futuro. I sindacati hanno proclamato 30 giornate di sciopero e chiedono la continuità del servizio. Venerdì i curatori fallimentari avvieranno la riconsegna degli impianti della società ai comuni, mentre il 7 febbraio prossimo è prevista la chiusura dell’esercizio provvisorio di Aps.

Questa mattina, 4500 dipendenti del call center Almaviva sono scesi in piazza a Palermo per lanciare l’allarme sul ridimensionamento dell’azienda, che oggi rappresenta il primo datore di lavoro siciliano. Un corteo che da piazza Marina è giunto fino a Palazzo d’Orleans per chiedere alle istituzioni maggiore attenzione rispetto verso lavoratori che hanno già dovuto accettare tagli degli stipendi fino al 25 per cento pur di mantenere il posto di lavoro. Un’opzione, quella dei contratti di solidarietà, a cui ricorrono sempre più aziende e che oggi riguarda oltre 80 mila persone nell’Isola, senza risparmiare categorie come i bancari e i docenti delle scuole private.

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Vodafone taglia!

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Vodafone ha annunciato 700 esuberi nel piano industriale che ha presentato ai sindacati. Lo riferisce la stessa azienda in un comunicato, in cui sottolinea che “pesa l’andamento del settore tlc”. “Risulta quindi necessaria – si legge nella nota – un’azione di trasformazione ed efficienza che passa attraverso la ridefinizione complessiva del costo del lavoro e una riduzione del perimetro aziendale pari a 700 esuberi, nelle funzioni di staff e supporto, e non a diretto contatto con il cliente”.

Il piano industriale, si legge nella nota, “evidenzia che gli effetti negativi della crisi macroeconomica, la forte pressione competitiva e il drastico calo dei prezzi, nonché gli interventi regolatori, stanno progressivamente influenzando in modo molto critico l’andamento del settore delle telecomunicazioni”. Anche Vodafone Italia, “che in questi anni ha mantenuto costante la sua strategia di investimenti in Italia per offrire ai propri clienti il miglior servizio e la migliore qualità e copertura di rete, ha risentito degli effetti combinati di questi fenomeni registrando negli ultimi due anni una rilevante erosione del fatturato e dei margini”.

La “difficile congiuntura”, pertanto, “rende urgente una maggiore focalizzazione organizzativa e di business per garantire la continuità degli investimenti sul servizio al Cliente e sulla qualità e lo sviluppo delle reti di nuova generazione, e per assicurare il rilancio sostenibile dell’impresa e della sua competitività sul mercato nei prossimi anni”. “E’ stato avviato – conclude la nota – un percorso di condivisione con il Sindacato che auspichiamo, come accaduto in passato, prosegua in maniera costruttiva nell’impegno reciproco di trovare soluzioni sostenibili per le persone e per l’impresa”.

Cisl dal Vaticano al Lussemburgo. Capitolo 2: Ci si difende come si può.

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Lo staff di Raffaele Bonanni si difende come può e dichiara che lo scandalo emerso tra società lussemburghesi, fiduciarie e partner messicani non rappresentano “questioni strettamente di attualità sindacale, economica e politica”. In una Italia in cui la disoccupazione ha raggiunto i record massimi dal dopoguerra, con oltre 3 milioni dichiarati di disoccupati ( ma chissà quanti ce ne sono non ancora emersi), in un’ Italia travolta dalla crisi economica, dove le previsioni non sono rosee e dove la politica è inabissata in protagonismi e crisi di identità, si preferisce il silenzio alle dichiarazioni. E allora lo staff di Bonanni che fa? Si appella al “nuovo emendamento italiano ” è successo tutto a nostra insaputa e appartiene a precedenti amministrazioni e quindi dichiara di essersi trovato di fronte  “ad assetti societari a dir poco confusi, e che risalgono tra l’altro anche a epoche precedenti” e poi ogni domanda va rivolta ai “responsabili legali delle società, totalmente autonome sul piano della gestione”.

ECCO LE AFFERMAZIONI DI UN SINDACATO CHE DOVREBBE TUTELARE I LAVORATORI ED E’ DIVENTATO UNA HOLDING INTERNAZIONALE! QUOTIAMO LA CISL IN BORSA?

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Scandalo Cisl! Impero finanziario o sindacato? Dal Vaticano al Lussemburgo

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Dopo gli scandali dell’Ama nel Lazio e i 200mila finti iscritti, si apre un nuovo scandalo per la Cisl e il suo segretario Raffaele Bonanni. Da quanto si apprende sembrerebbe che il sindacato sia coinvolto in operazioni finanziarie che coinvolgono il settore informatico, assicurativo, turistico e pubblicitario. Tra i soci ci sarebbero anche finanziatori lussemburghesi, fiduciarie, grandi banche estere e una società messicana. Un sindacato trasformato in società finanziaria e in business privato.

Che cosa è l’Eustema? Una società che in tempo di crisi si arricchisce grazie alla pubblica amministrazione! Sono consulenti tecnologici e produttori di software che nel 2011 aveva fatturato 40,3 milioni di euro. Nel 2012 la società si aggiudica ben 2 maxi appalti per servizi da fornire all’Inail.

Chi possiede Eustema? Naturalmente la Cisl, avendo il controllo della società attraverso le quote di Finlavoro e Innovazione Lavoro che detengono il 35,5% e il 33,6%  della società. Attraverso un sistema di scatole cinesi e di partecipazioni e partecipate si arriva facilmente a scoprire che dietro molte società ci sono banche del calibro di Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca popolare di Sondrio, Banco Popolare, Banca popolare di Milano e Ubi Banca. All’interno di questa ramificazione si trova anche Servizio Italia una società detenuta al 100% da Bnp Paribas francese. Ma come se questo non bastasse qualche mese fa è stato siglato un accordo con una società messicana: la Noris. Siamo di fronte quindi a un sindacato trasformato in una vera e propria Spa a livello internazionale e al cui interno ci sono gruppi bancari e società che mirano ad aggiudicarsi appalti attraverso una forza creditizia e finanziaria che non ha rivali. Insomma attraverso Eustema, la Cisl ha trovato il modo di aggirare le regole burocratiche e di arrivare al “core” dell’albero della cuccagna.

Ma non finisce qui, perchè poi la Cisl può contare anche su Finlavoro, la finanziaria del sindacato. E qui si apre per la Cisl il mondo dell’editoria perchè Finlavoro ha partecipazioni pari al 40% di Edizioni Lavoro. La casa editrice non stampa solo saggi o manuali, ma anche romanzi. Inoltre Edizioni Lavoro ha il 60% di Avagliano Editore che è controllata dalla Repas lunch coupon, ossia una delle società leader nel settore dei buoni pasto in diverse regioni italiane. E ora siamo arrivati alla bella sorpresa… perchè Repas ha come azionista di maggioranza la Dynasty Investments, una società con sede a Lussemburgo che si occupa di investimento e di alta finanza. Ma oltre alla Dynasty abbiamo anche la Fedra, una fiduciaria vicina al Vaticano. Nella scatola cinese poi ci sono anche società che si occupano di turismo e viaggi come la Poker Travel e società invece che si occupano di pubblicità televisiva come Labor Tv.

MA LA CISL E’ UN IMPERO FINANZIARIO O UN SINDACATO?

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