10 anni di filmati hard, anche con minorenni

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Un commercialista di 75 anni di Padova per circa 10 anni ha filmato i suoi incontri con donne dai 35 ai 45 anni, ma nella “trappola” dell’uomo sarebbero finite anche minorenni dai 15 ai 17 anni. Le ragazze venivano ricompensate con 200 euro e oggetti o abbigliamento griffato. A denunciare l’uomo sarebbe stata una studentessa di 22 anni che dopo aver avuto rapporti sessuali con il commercialista avrebbe deciso di troncare la relazione, ma a questo punto l’anziano l’avrebbe minacciata di rendere pubblici i filmati hard, di cui la ragazza, come le altre donne, non era a conoscenza. Gli agenti avrebbero rinvenuto almeno 50 filmini e un migliaio di foto. Il commercialista-tributarista euganeo ora dovrà rispondere di violenza sessuale, molestie telefoniche, minaccia e tentata estorsione.

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Arrestato per stalking scappa e stupra una donna.

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Stupra una donna introducendosi in un abitazione dopo esser fuggito dagli arresti domiciliari ai quali era stato costretto per stalking. I carabinieri hanno arrestato il 32enne, Gaetano Vescera, di Vieste autore del gesto con le accuse di violenza sessuale, violazione di domicilio ed evasione. Secondo quanto riportato da un quotidiano locale l’uomo avrebbe fatto irruzione  nell’abitazione della donna, che era a letto, e l’ha palpeggiata nelle parti intime, con l’aggravante – secondo quanto appurato dai Carabinieri – “di aver posto in essere la condotta delittuosa di notte, approfittando, tra l’altro, dello stato di torpore della donna, dovuto al sonno”.

Shock a Chieti per l’arresto dell’assessore D’Agostino:concussione e violenza sessuale

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Ivo D’Agostino, 54 anni, iscritto all’Udc e assessore al traffico, alla sanità, alle politiche della casa,  secondo le accuse, avrebbe  ottenuto con la forza, prestazioni sessuali in cambio dell’assegnazione di alloggi popolari. Per questo ora è stato messo agli arresti domiciliari con pesantissime accuse: concussione, tentata concussione e violenza sessuale. Secondo quanto citato da Il Centro l’assessore comunale avrebbe abusato di almeno 5 ragazze bisognose. Le giovani, tra cui alcune segnalate dalla Caritas, si rivolgevano all’assessore per avere degli aiuti. In cambio chiedeva prestazioni sessuali, da consumarsi negli stessi uffici dell’assessorato.

Arrestato politico inglese: sospettato di aver stuprato due uomini

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Il sito della Bbc riporta che il vice presidente della Camera dei Comuni britannica, il deputato 55enne dei Tories Nigel Evans, è stato prelevato dalla polizia perchè sospettato di aver  stuprato due uomini. Il politico è stato  interrogato riguardo alle presunte aggressioni, ai danni di giovani uomini di circa 20 anni, una avvenuta nel luglio del 2009 ed un’altra lo scorso marzo, a Pendlenton, nel Lancashire. Uno dei portavoce della polizia ha dichiarato l’arresto di un uomo di Pendleton di 55 anni perchè sospettato di stupro ed aggressione sessuale, affermando: “Noi prendiamo molto sul serio le accuse di natura sessuale e comprendiamo quando sia difficile per le vittime farsi avanti”. Il Daily Mail  riporta che il primo ministro Cameron sarebbe stato informato delle accuse e, secondo fonti governative, la notizia è stata “uno shock, Nigel è molto popolare e benvoluto nessuno può veramente credere a quanto sia avvenuto”. Evans, che nel 2010 ha dichiarato di essere gay, è in Parlamento dal 1992 e da tre anni è uno dei tre vicepresidenti dei Comuni. In precendenza, aveva ricoperto diversi importanti incarichi all’interno del partito conservatore, compreso quello di ministro ombra per il Galles.

Una sentenza giusta, ma non ha vinto nessuno… Sarah non c’è più

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«Ci speravo, ma rimane una sentenza amara. Chi uccide merita l’ergastolo». Con queste parole Concetta Serrano, la madre di Sarah Scazzi, ha commentato la condanna all’ergastolo di Cosima Serrano e Sabrina Misseri, dopo aver ringraziato la procura per il lavoro fatto.
«Non ha vinto nessuno, perché Concetta, Giacomo e Claudio hanno perso una figlia e una sorella». Così l’avvocato Walter Biscotti, legale di parte civile della famiglia di Sarah Scazzi, ha commentato la sentenza di condanna all’ergastolo per Cosima Serrano e Sabrina Misseri. «È una sentenza severa ma era attesa – ha aggiunto – perchè gli uffici del pm hanno fatto un lavoro esemplare che ha fatto emergere in modo inconfutabile le responsabilità».

Suona la campana… Processo Scazzi… ERGASTOLI!

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Serrano Cosimo e Misseri Sabrina condanna all’ergastolo.  GIUSTIZIA E’ FATTA!

Misseri Michele pena anni 8, Cosimo Cosma e Carmine Misseri  6 anni.

Una sentenza esemplare che non lascia nulla di impunito e che rende giustizia a una ragazzina di 12 anni barbaramente uccisa. La corte non ha fatto sconti nelle pene sia carcerarie che nei risarcimenti alla famiglia. Si chiude così il primo gradi di giudizio su una sentenza che tutta l’Italia attendeva da tempo. Non ci sarà mai un giusto risarcimento il delitto di Sarah, ma la giustizia ha fatto tutto quello che era in suo potere.

Giustizia per Sarah: oggi la sentenza

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26 agosto 2010 – 20 aprile 2013: dall’uccisione della 15enne Sarah Scazzi alla sentenza del processo che ha portato alla sbarra Sabrina Misseri e Cosima Serrano. Arriva nel pomeriggio la decisione dei giudici della Corte d’Assise di Taranto dopo che la Procura ha chiesto, per le due imputate, la condanna all’ergastolo. 15 mesi e 52 udienze, tanto è durato il processo che portato in aula nove imputati. Tra questi, oltre alle due donne, accusate di omicidio volontario, sequestro di persona, soppressione di cadavere e furto aggravato, Michele Misseri, che deve risponde di soppressione di cadavere e furto aggravato e rischia nove anni di carcere mentre ne sono stati richiesti otto per il fratello e il nipote, Carmine Misseri e Cosimo Cosma, per concorso in soppressione.

Caso Scazzi: la ricostruzione della Pubblica Accusa

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La pubblica accusa di Cosima e Sabrina continua a muoversi su una stessa linea: Michele non era in casa nel momento in cui le due donne privavano della vita Sarah, non in modo premeditato ma per un accumulo di rabbia. Per il Pubblico Ministero si tratta di uno strangolamento che è durato dai 3 ai 5 minuti, un impeto d’ira che una delle due donne avrebbe potuto interrompere se non fossero state entrambe coinvolte. La ricostruzione propone le 14.24 come orario dell’omicidio, dopo di che, alle 15:08, Michele era già nella zona del pozzo. Per il PM, quindi, nessuna delle due donne, Sabrina e Cosima, ha una maggiore o minore responsabilità. Si conoscerà mai la verità? In un caso in cui il “testimone chiave” continua a fornire, fino all’ultimo, versioni differenti e che non riesce neanche ad indicare l’arma del delitto? Del resto anche il medico legale che ha contestato si potesse trattare di una corda, affermando invece che fosse una cintura, è stato messo in discussione sia dall’accusa che dalla difesa e di certo non è credibile Michele che è passato da corda a cintura per poi tornare sui suoi passi. Cosa c’è di certo in questo processo? Che è stato commesso un omicidio efferato, che si è spezzata una giovane vita, che un sorriso si è spento per sempre!

Caso Scazzi: Sabrina continua ad affermare la sua innocenza!

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Dalla ricostruzione delle parole della più giovane delle due imputate, proposta da Quarto Grado, risulta che Sabrina continua ad affermare di non aver mai visto Sarah quel fatidico giorno, eccettuata la mattina, quando in casa si trovava anche Anna Pisanò, una presenza che inibiva la ragazzina dal parlare. Questo dipendeva dal fatto che la Pisanò, con la quale l’imputata nega di avere avuto uno stretto rapporto di amicizia, due anni prima, aveva raccontato a Sarah che suo padre era uno che allungava le mani. Conferma di non amare Ivano e che la cugina era all’oscuro del loro rapporto sessuale oltre a ribadire di non aver mai notato che Michele avesse particolari inclinazioni sessuali per la nipote. E’ da notare il netto cambiamento della ragazza: se nei primi tempi, dopo la scomparsa ed il ritrovamento del cadavere, era sempre pronta ad apparire in video, ora si rifiuta di farsi riprendere. Stando all’accusa, però, motivi di colpevolezza cospirano contro la ragazza: la lite tra le due cugine intercorsa la sera precedente al delitto, il movente nonchè varie testimonianze e i movimenti delle celle telefoniche.

Sarah continua ad aspettare… e Michele dà una nuova versione!

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E’ da lunedì 15 che la Corte, dopo le ultime arringhe, è chiusa in Camera di Consiglio dove si trovano anche i giudici popolari: tre insegnanti, due casalinghe ed un pensionato. La decisione non è semplice e, come ricordato dall’avvocato di Sabrina, Franco Coppi, si condanna solo ogni oltre ragionevole dubbio. Insomma, ci deve essere la certezza della colpevolezza e in un processo in cui su ogni fatto esistono più versioni e diverse letture è sicuramente difficile andare ogni oltre ragionevole dubbio. E mentre anche i colpevolisti della prima ora iniziano a tentennare, giunto alla resa dei conti, Michele Misseri ha già pronta la valigia: lui in carcere ci vuole andare e ridonare la libertà alla moglie ed alla figlia. Ai giornalisti di Quarto Grado insiste anche per mostrare cosa contiene: tra le altre cose, delle scarpe senza lacci, perchè in prigione non si possono usare. Nel frattempo, a sentire i legali di Sabrina, la ragazza piange, soffre di attacchi di panico e non riesce a dormire, le guardie carcerarie però dipingono un quadro diverso: la ragazza vivrebbe relativamente tranquilla, salvo poi lasciarsi andare in presenza degli avvocati. Intanto Zio Michele, che si autoaccusa dal novembre 2010 e continua a scrivere alla figlia senza ricevere risposte, mostra la sua stanza e il citofono proprio accanto alla testiera del letto matrimoniale, dove, quel fatidico giorno, Cosima stava riposando. Michele non voleva la moglie venisse disturbata durante la siesta e questo la nipote lo sapeva, quindi “presume” che Sarah, per non suonare, sia scesa nel luogo dove poi sarebbe stata uccisa. Sapeva che là avrebbe trovato Michele che, nervoso, l’ha cacciata. La giovane però non si è allontanata e l’uomo l’avrebbe sollevata da dietro, posandole le mani sul seno senza volerlo. La reazione scomposta di Sarah, che ha risposto con un calcio, gli avrebbe fatto perdere il lume della ragione. Arriva così la nuova versione di Misseri che giustifica tutte le sue contraddizioni con il fatto che, sotto effetto dei calmanti, non si rendeva bene conto delle sue affermazioni.

Processo Scazzi: la Corte conferma proscioglimento per Russo e Scredo

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Sono stati prosciolti! L’avv.  Vito junior Russo e Anna Scredo, congnata del  fioraio di Avetrana Giovanni Buccolieri, indagati per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Sarah Scazzi, sono stati ritenuti non colpevoli.

Russo, inizialmente avvocato di Sabrina Misseri, era stato indagato per tentato favoreggiamento, poiché, secondo l’accusa, si era attivato per ottenere in favore di un collega la nomina a difensore di fiducia di Michele Misseri, padre della sua assistita, nonostante le accuse che l’uomo aveva formulato nei confronti della figlia Sabrina in merito all’omicidio di Sarah.

Inoltre, il legale era finito sotto inchiesta con l’accusa di aver soppresso un verbale di indagine. Anna Scredo, invece, aveva rilasciato dichiarazioni in merito ad affermazioni fatte dal cognato Giovanni Buccolieri sulla “percezione di una scena su accadimenti connessi all’omicidio”, che era stata poi definita come “frutto della ricostruzione di un sogno”. La Suprema Corte ha condiviso le conclusioni del gip, che ha ritenuto insussistenti le ipotesi di reato, anche per la “mancanza di prova”.

Tra i poster di Sarah e gli incubi di Sabrina

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Sono apparsi i manifesti sul cancello del palazzo di Giustizia di taranto. Fra poche ore ci dovrebbe essere la sentenza per l’omicifio di Sarah Scazzi e la popolazione attraverso i manifesti chiede che venga fatta giustizia. Il monito viene dal gruppo “Verità e giustizia per Sarah Scazzi” nato su Facebook. Intanto da dietro le sbarre Sabrina, che vede avvicinarsi la condanna, richiama ancora una volta l’attenzione su di se e attraverso il suo avvocato fa sapere «Non ho ucciso Sarah, le volevo bene. Mi fa impazzire pensare che la gente mi creda un’assassina». La Misseri ha dichiarato anche che sta vivendo una vigilia piena di incubi notturni… una vera condanna in attesa della sentenza!

Aspettando il verdetto del caso Scazzi: la difesa di Sabrina

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Tra 4 giorni ci sarà un verdetto, ma questa è stata la settimana dell’avvocato difensore di Sabrina Misseri, che ha accusato di essere “illegali” i metodi usati per condurre le indagini, ossia il fornire delle prove che suggerissero le risposte a Misseri che, per la difesa, è costantemente “a due velocità”. Il difensore allora incita Michele a parlare, una volta per tutte, senza essere imboccato o “tirato per la giacchetta”. L’avvocato si scaglia inoltre contro il metodo interrogatorio, in quanto tutti i testimoni sono subito stati interrogati come tali senza mai essere considerati possibili indiziati. Per il legale le due cugine non sono mai state rivali in amore e men che meno bisogna parlare di Ivano come colui che dispensa coccole: Sabrina non è una mangiauomini che aveva bisogno di far sparire una ragazzina possibile concorrente, è innocente e dev’essere restituita alla libertà. Ecco dunque che sembrano crollare le due colonne portanti del processo alla ragazza: la gelosia e le accuse mosse dal padre Michele. Il processo, fin qui, in mancanza di tangibili prove certe, continua ad essere giocato sulle parole.

E zio Michele? Nel frattempo afferma che la moglie Cosima l’ha già perdonato quando si è recata a parlargli in carcere e lui “ha spiegato”. Eccolo quindi ancora pronto ad immolarsi per le sue due donne assumendosi tutta la responsabilità dell’accaduto. Si è commosso seguendo la difesa della figlia, affermando di ascoltare un racconto che gli ha fatto ripercorrere il reale svolgimento dei fatti, con una figlia vittima innocente che rischia di essere accusata per un atto da lui commesso. Conferma ancora una volta la sua ultima versione, quella in cui si autoaccusa dell’omicidio.

E la madre di Sarah? Concetta attende ancora giustizia per la figlia e si dichiara certa della colpevolezza delle due donne, non per idea sua, ma perché questo dimostrano le prove e le testimonianze raccolte.

Sabrina, al banco degli imputati, ripete la sua innocenza e afferma che la frase “si vende per due coccole” era un’espressione comunemente usata parlando di Sarah, in tono affettuoso, per tutelare la cugina evitando le voci che animano la vita di un piccolo paese. Riguardo al suo rapporto con Ivano, con il quale ha avuto un rapporto sessuale del quale la più piccola era all’oscuro, ribadisce inoltre che c’era un’attrazione fisica ma che non ha mai pronunciato la parola “amore” parlando del ragazzo. Sara per lei era una sorella e non sarebbe stata in grado di sopportare il peso di un simile delitto.

Il “delitto di tinello”, citando Meluzzi, non ha ancora fatto luce sul reale svolgimento dei fatti ed il processo per ora mostra solo debolezze e nessuna certezza, motivo per il quale non è da escludere che un’eventuale sentenza di condanna possa essere completamente ribaltata in seguito. L’unica certezza è che Sarah è uscita di casa per andare a casa della cugina e non ne è più uscita.

Violenza sessuale… le 15enni lo uccidono!

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Aveva tentato una violenza sessuale ai danni di due 15enni e per questo è stato ucciso. Poi le due ragazzine si sarebbero allontanate sull’auto dell’uomo dal luogo del delitto. Qualche ora dopo si sono andate a costituire dai carabinieri della zona. Il corpo dell’uomo era stato ritrovato da un passante che portava a spasso il cane e che in precedenza aveva visto l’uomo con le due ragazze. La vittima, che non aveva addosso nè soldi nè documenti, è stata oggi identificata anche se non ne è stato reso noto il nome.

Processo Sarah Scazzi. Il difensore di Sabrina fa il punto della situazione

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Nell’intervento conclusivo, l’avvocato di Sabrina punta il dito contro Michele avvalendosi delle stesse parole di una delle tante, contraddittorie, versioni dell’uomo. Ricorda di quando Misseri si è sentito rifiutato dalla ragazzina che, tutto d’un tratto, è cresciuta assumendo le fattezze di una donna o, per meglio dire, “della” donna. Perchè questa nipote assomigliava incredibilmente ad una giovane Cosima, la stessa donna che ha portato all’altare e che negli ultimi tempi lo costringeva a dormire lontano dal loro letto. Sarah sarebbe quindi morta a causa di un raptus sessuale dell’uomo che poi, di fronte alla figlia, avrebbe anche avuto l’ardire di accusarela nipote di averlo provocato. E per quel che riguarda Sabrina? L’avvocato si chiede perchè i numerosi messaggi intercorsi tra lei ed Ivano siano passati inosservati. Non potevano forse essere il segno di un amore che stava nascendo? E se così era, di certo non poteva essere la cugina più piccola ad interferire con questo sentimento quanto un’altra donna. Quindi il movente dov’è? Si è parlato di una lite tra le due ragazze, ma con toni sbagliati ed eccessivi, secondo l’avvocato, così come eccessivamente drammatico sarebbe stato il clima dell’intero processo.

Per il difensore Francesco Coppi, quindi, l’unico, vero e vile colpevole sarebbe Michele che, con tutte le sue svariate versioni, ha cercato di negare il fatto salvo poi assumersi l’intera responsabilità. Quello che non torna, tuttavia, è il fatto che Misseri ricordi nel dettaglio come ha fatto a nascondere il corpo ma non sia in grado di raccontare, con la stessa precisione, il delitto. C’è poi il fioraio, che racconta di una lite in strada tra Cosima e Sarah che termina con la ragazzina fatta salire sull’auto dove aspetta Sabrina. Scena che poi attribuisce ad un sogno diventando così da testimone ad indagato per falsa testimonianza.

L’arringa di Coppi, che parla anche dell’Alain Delon di Avetrana, Ivano lo sciupafemmine, un debole maschilista di paese, e attacca il metodo investigativo della procura, non aggiunge nulla al processo e non cerca punti deboli dell’accusa quanto piuttosto s’incentra su una descrizione pittoresca delle persone coinvolte, creando un affresco in cui tutti i testimoni sembrano poco credibili.

La procura non chiede nuovamente la parola e non resta che aspettare ancora per conoscere la verità e dare finalmente pace alla piccola Sarah. Quello che è certo, per ora, è che non c’è alcuna certezza.

Il giallo del video fa rinviare la sentenza al processo Scazzi!

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Ingenuità, mancanza di professionalità e sicuramente una buona dose di imprudenza. Il video ha fatto scalpore e ha dato un’arma micidiale in mano alla difesa. Un “fuori onda” in cui il presidente della Corte e il giudice a latere si scambiano impressioni che secondo la medesima difesa di Misseri costituiscono un’anticipazione di giudizio, dove si era mai visto?E’ una vergogna per la giustizia italiana, è una manna dal cielo per gli imputati, è una l’ennesima “decapitazione” che deve subire la famiglia Scazzi. Chi attende giustizia sembra attendere invano. Passano gli anni e si hanno solo udienze senza arrivare mai a condannare in tempi rapidi i colpevoli.

Scazzi e Meredith due esempi di come la giustizia abbia un male profondo, una piaga che deve essere curata per assicurare un giudizio certo  in tempi rapidi.

 

Abusi su minore… condannato parroco a 9 anni!

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I giudici della Corte d’appello di Genova hanno confermato la condanna a 9 anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione di carcere per Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente accusato di violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina. E stata invece ridotta (da 5 anni a 4 anni e 8 mesi) la pena per l’ex seminarista Emanuele Alfano, che era accusato di induzione alla prostituzione minorile.

Giustizia è fatta! Soria condannato per il premio letterario e abusi al domestico

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È stato condannato a 14 anni e sei mesi Giuliano Soria, l’ex patron dell’associazione culturale Grinzane Cavour. Era accusato di uso illecito di finanziamenti pubblici nella gestione del premio letterario e di maltrattamenti a un maggiordomo. Soria era conosciuto nell’ambito dell’editoria, essendo considerato un letterato e uno scrittore. Oltre al premio Grinzane ha gestito anche in veste di consigliere di indirizzo, la Fiera internazionale del libro di Torino. Inoltre ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Antenna Culturale Europea in Italia e di presidente del Museo nazionale del Cinema. Nel 2009 fu al centro di uno scandalo sessuale, dopo che il suo domestico lo aveva accusato di molestie sessuali e ora arriva la condanna anche per i maltrattamenti che il giovane ha dovuto subire.

Parcheggio del sesso!

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Il viavai andava avanti ormai da tempo e la polizia ha deciso di porvi fine. Automobilisti che a tutte le ore si recavano nel parcheggio a Nord di Firenze attratti dalle numerose prostitute. Il problema è che i rapporti sessuali venivano consumati proprio nel parcheggio e così è scattato il blitz a sirene spiegate e ben dieci persone, cinque clienti e altrettante prostitute, sono state denunciate dalla polizia per atti osceni. Sono state sorprese a consumare i loro rapporti a pagamento in auto nel bel mezzo di una strada di Novoli, alla periferia nord di Firenze, trasformata in una specie di “parco del sesso” dove sarebbe stato visibile a tutti cosa accadeva negli abitacoli.

Fa sesso con l’allievo dislessico, indagata per reato a sfondo sessuale!

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Un’insegnante della Scuola cattolica di Dumfries, in Scozia,  ha ammesso di aver fatto sesso con un alunno dislessico di diciassette anni.

Eppie Sprung Dawson, l’insegnante, 26 anni, sposata, aveva accettato di far qualche ‘lezione extra’ per aiutare il giovane alunno. Dawson ha ammesso che lo scorso 21 dicembre , dopo aver ‘caricato’ in macchina l’alunno, si è appartata in campagna in una piazzola di sosta.

Freno a mano tirato insegnante e alunno hanno iniziato a fare sesso fino a che, alle 17.20 circa, la polizia ha notato la vettura, bussato ai finestrini e scoperto la coppia. Eppie Sprung Dawson adesso è indagata “per reato a sfondo sessuale”. Un portavoce della scuola cattolica ha annunciato che Eppie Sprung Dawson non riprenderà più servizio.

Donna stuprata mentre i figli dormivano!

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Una donna di 38 anni è stata violentata e rapinata all’interno del suo appartamento, dove dormivano i suoi figli. L’episodio è accaduto a Roma, dove la polizia ha arrestato due degli aggressori e denunciato un minore. La vittima, lo scorso 3 marzo, era stata seguita fin sotto casa nella zona di Montesacro, da tre persone.
L’episodio è accaduto il 3 marzo scorso, intorno alle due del mattino. La donna, una 38enne romana, stava tornando dal ristorante in zona Montesacro dove lavora come cameriera, ma prima di rincasare si era fermata in un bar di viale Tirreno. Giunta sotto casa, la 38enne si è trovata di fronte i tre, che dopo averla già importunata in strada l’hanno bloccata e si sono impossessati delle chiavi entrando nell’appartamento.
La vittima è stata scaraventata sul divano del salone da uno dei due aggressori mentre un altro portava via dalla casa oggetti di valore. Ma quando si è accorto che in una delle stanze c’erano due bambini che dormivano, in compagnia della madre della vittima, i tre sono scappati. Solo allora è stato dato l’allarme alla polizia e gli agenti del commissariato Fidene Serpentara hanno ascoltato il racconto della donna, avviando le indagini.
Dopo una settimana dalla violenza, i tre aggressori sono poi tornati per la seconda volta sotto casa della vittima, per intimidirla. Solo l’arrivo di una Volante della polizia ha evitato una seconda aggressione alla donna. In manette sono finiti due gemelli romani e un minorenne straniero denunciato.

Arrestato il “grossista” della pedopornografia, era un banchiere!

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Arrestato il più grande grossista di filmati pedopornografici: un “anonimo” impiegato bancario, S. A., che aveva una collezione di 105mila filmati pedopornografici, tra cui anche immagini di neonati. Il 52enne sposato ma senza figli , custodiva il materiale nei suoi due pc, in numerosi cd e dvd. Otteneva i file con il “peer to peer” per mantenere alta la qualità dell’immagine. Le indagini erano partite nel 2011, con perquisizioni anche nella banca in cui lavorava l’uomo, ma sembra al momento non esserci nessuna correlazione con l’ambiente lavorativo. I minori dei filmati erano soprattutto stranieri e, ora, dopo l’arresto dell’uomo, si cercherà tramite un’indagine internazionale di raggiungere le vittime degli abusi.

 

“Violazione di domicilio della famiglia Scazzi”, Corona al processo!

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In carcere per l’estorsione a Trezeguet, ora la situazione di Fabrizio Corona si complica. Nei giorni successivi all’omicidio di Sarah Scazzi, il fotografo infatti, si sarebbe introdotto nella casa della famiglia, compiendo il reato di violazione di domicilio. Come molti ricordano, Corona si inserì di forza in quella tragedia, catalizzando l’attenzione dei media su di sè, al solo scopo di far soldi. Il fotografo dovrà comparire davanti al tribunale di Manduria il 3 luglio prossimo e rispondere anche di questo ulteriore reato denunciato da Concetta Serrano, madre di Sarah.

Già una volta Fabrizio corona aveva risposto in modo aggressivo ai giornalisti che chiedevano spiegazioni, nel febbraio del 2011, dichiarò:

«Non è possibile che ogni volta che faccio un lavoro pulito si debba scatenare l’inferno: non ho violato l’intimità di nessuno, ho fatto il mio lavoro e sono stato più che educato con la signora Concetta Serrano. Non ci posso credere, dicono che mi sono introdotto in casa di Concetta come un ladro e che l’ho spaventata a morte. Non ci voleva proprio, dopo il bel servizio che abbiamo fatto stamattina». Una lunga cronaca, raccontata con foto e riprese, dei luoghi di Sarah. Era quello lo scopo della sua venuta e questo sapevano i suoi autori di Milano ai quali raccontava, quasi in diretta, ogni mossa sul campo. La prima visita in via Deledda, davanti casa di Michele e Sabrina Misseri, davanti il portone marrone del garage dove è stata uccisa Sarah. Lì tentativo di farsi aprire da Cosima Serrano, mamma di Sabrina, che non ha nemmeno risposto al citofono. Poi un salto al «pozzo dell’orrore» , in contrada Mosca, uno sguardo al casolare dove si riteneva che la quindicenne era stata spogliata e, forse, stuprata già morta (accuse poi rivelatesi false) e una breve pausa nel podere della tomba-cisterna trasformata ora in un piccolo cratere pieno d’acqua e fango. Infine l’intervista a Ivano Russo e al sindaco di Avetrana, Mario De Marco.

MEA MAXIMA CULPA: il documentario shock sui preti pedofili!

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La Chiesa cattolica trema con questo docu-shock sui casi di pedofilia perpetrati in tutto il mondo da alcuni sacerdoti: è Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio‘ di Alex Gibney. In questo film, la Chiesa non fa altro che negare, minimizzare e censurare, a partire dal Milwaukee dove quattro non udenti denunciano gli abusi subiti. Ma nel film, in sala il 20 distribuito da Feltrinelli Real Cinema (stasera in prima a Firenze e domani a Milano), anche le responsabilità del Papa emerito Ratzinger e dello stesso Papa Wojtyla e la speranza nel nuovo, ovvero in Papa Francesco. Intanto nel filmato le testimonianze di Terry Kohut, Gary Smith, Pat Kuehn e Arthur Budzinski, ormai adulti, vittime da ragazzi degli abusi sessuali di Padre Lawrence Murphy, direttore della St. John’s School di Milwaukee nel Wisconsin. Un sacerdote che, tra il 1950 e il 1974, ha abusato sessualmente di circa duecento bambini audiolesi senza subire alcun processo canonico e morendo da prete. Muovendo dalle accorate testimonianze di questi quattro personaggi, vittime sacrificali anche grazie al loro disagio, altri casi di pedofilia in America e in Europa sempre nel silenzio della Chiesa. Si parla dell’irlandese padre Walsh, del messicano di Marcial Maciel, amico di Wojtyla e inviso a Ratzinger, dando voce alle pagine presentate alla Corte penale internazionale dell’Aja dalla SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) e dalla Ong americana Center for Costitutional rights. Joseph Ratzinger sarebbe responsabile per essere stato per 25 anni a capo dalla Confederazione della fede e, dunque, a conoscenza dei fatti. Lo stesso Papa avrebbe poi ribadito il vincolo del segreto da mantenere durante la procedura investigativa e processuale. Papa Wojtyla, invece sarebbe colpevole, oltre che della conoscenza di questi crimini, dell’amicizia appunto con Maciel. Ovvero il sacerdote messicano colpito dalla pena della rinuncia a ogni ministero pubblico per atti di pedofilia compiuti su seminaristi della sua congregazione solo nel 2006, decisione approvata dall’allora papa Benedetto XVI.
«Papa Ratzinger ha fatto molto per queste vicende di pedofilia, ma non ha creato vera trasparenza e non ha aperto gli archivi diocesani, cosa invece accaduta in Germania, Belgio e Stati Uniti. Una cosa, quest’ultima, che potrebbe fare Papa Francesco» dice il vaticanista Marco Politi. E aggiunge:«il nuovo Papa si troverà sul tavolo anche questo problema. In Italia si possono calcolare circa 3000 casi nascosti valutando che ci sono 200 diocesi e nessuna ha mai fatto un’inchiesta, a parte quella di Bressanone che ha denunciato quindici casi». Spiega invece il regista premio Oscar per ‘Taxi to the Dark Side’: «i numeri sono impressionanti, ma va detto che al centro del film ci sono i miei quattro eroi che, con coraggio, hanno parlato mentre la Chiesa non li ha voluti ascoltare. Ratzinger – ribadisce il regista – era il responsabile della Dottrina della Fede e la sua responsabilità è quella di non aver fatto nulla. Non solo, dal 2001 aveva chiesto che ogni caso di questo tipo dovesse comunque passare prima dalla sua scrivania». Le sue dimissioni? «Sono l’atto più potente del suo pontificato – ha sottolineato oggi Gibney -. In questa maniera ha dimostrato di non essere in grado di affrontare queste cose, di essere davvero un uomo. Speriamo che Papa Francesco sia quello adatto». Il vaticanista Robert Mickens evidenzia invece:«I vescovi sono stati responsabili in Italia di non affrontare la cosa e di aver lasciato sole queste vittime innocenti che sono davvero i più poveri di tutti, doppiamente abusati, sessualmente e per essere non udenti».

Karate e sesso… abusi sessuali in una scuola spagnola

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Fernando Torres Baena, 56 anni, ex campione di karate spagnolo, è stato condannato a 302 ani di carcere per aver abusato sessualmente di allievi della sua scuola di arti marziali, tra cui minorenni, per quasi 20 anni. Il giudice di Las Palmas, nelle isole Canarie, nel pronunciare la sentenza, ha parlato di “vere e proprie orge, con ragazzi costretti ad avere rapporti sessuali con lui, ma anche fra di loro, senza distinzione di sesso, età o numero”.

L’uomo è stato giudicato colpevole di un “crimine continuato di abuso sessuale senza precedenti”. Condannate anche la moglie di Torres Baena, Maria Josè Gonzales, a 148 anni, e un’altra istruttrice di karate, Yvonne Gonzales, a 126 anni di prigione. Le due donne sono colpevoli di aver partecipato all’organizzazione degli incontri sessuali e delle orge. Le vittime saranno risarcite con cifre che vanno dai 10.000 ai 50.000 euro.

Il quadro terribile che è emerso dal processo ha mostrato, secondo il giudice, “un caso senza precedenti nella storia” della Spagna, mentre la scuola di arti marziali è stata descritta come “quasi una setta sessuale”.
La storia agghiacciante venne allo scoperto nel 2010 quando, a febbraio, Fernando Torres Baena fu arrestato dopo la denuncia di una sua allieva. Schioccante la testimonianza di un’altra sua vittima, un bambino che ha detto che il maestro abusava di lui quando aveva 9 anni e mentre la madre stava morendo per una malattia. Secondo gli psichiatri nominati dal tribunale, l’uomo non soffre di nessuna malattia mentale, ma è un manipolatore con un ego smisurato.

L’arte della prostituzione

Meet-The-Fokkens-Sisters-documentario- prostituzione- tuttacronaca

Si tratta di numeri record quelli delle gemelle Fokkens Louise e Martine! Le due sorelle, 70enni, prostitute da quando avevano 20 anni, con oltre 355mila uomini in una carriera durata 50 anni, sono diventate delle stars! Prima la loro storia è stata raccontata in un documentario, del 2011, dal titolo si raccontano in un documentario«Meet the Fokkens», di Gabriëlle Provaas e Rob Schröder, in cui viene narrata la prostituzione ad Amsterdam, nel vecchio stile, quello più “ingenuo” e “genuino”, tra libertà e allegria. Quello in cui ancora non era entrata la mafia che spaventa e terrorizza le ragazze, quella criminalità organizzata che le rende schiave. Ora le due ex “ragazze”, si definiscono “troppo anziane per far sesso” e hanno deciso di godersi la pensione. Solo Martine, una volta alla settimana, continuava ancora a vedere uno dei suoi vecchi clienti. Un habitué. Ma, ormai, è «come andare a messa la domenica». La loro storia diventerà un libro dal titolo “Due vite in vetrina”.   
Sempre vestite di rosso o di rosa, le gemelle Fokkens iniziarono a prostituirsi quando avevano appena 20 anni. Una carriera cominciata sul marciapiede e finita in vetrina. Allora «la prostituzione non era ancora legale e il mercato del sesso non era ancora in mano alla mafia dell’Est Europa. Se all’inizio ci sedevamo in vetrina vestite, oggi sono tutte nude, le olandesi sono poche e c’è poco senso della comunità. Legalizzare le case chiuse non ha migliorato la vita delle prostitute, non ha senso vivere solo per pagare le tasse. Per questo molte ragazze oggi scelgono di lavorare da casa propria o su internet».

Nel 2011, il documentario «Meet the Fokkens», di Gabriëlle Provaas e Rob Schröder, le ha rese celebri. «La storia che volevamo raccontare», spiegano i due registi. «Louise e Martine sono due vere squillo vecchio stile di Amsterdam: libere, allegre e senza timore».

La privacy violata da Facebook, basta un click!

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Un solo “like”, e la privacy va a farsi benedire. Lo dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista Pnas, che ha fatto il giro del mondo: secondo lo studio, infatti, un “calcolatore” di personalità sarebbe in grado di svelare chi siamo dai “mi piace” che postiamo su Facebook. Orientamento sessuale, politico, età, quoziente intellettivo e altre informazioni non sarebbero dunque chiusi nel recinto della privacy: “Ciò che era difficile da ottenere su base individuale, può essere dedotto in modo automatico da milioni di persone senza che nemmeno se ne accorgano”, spiega Michael Kosinski, dell’università di Cambridge, autore della ricerca, che ha preso come “cavie” oltre 58mila utenti di Facebook americani.

Sesso in auto ed sms hot dietro l’omicidio Scazzi!

sarah-scazzi-sms-sabrina misseri-ivano russo- tuttacronaca

Altri sms e altre foto che dettagliano il rapporto tra Ivano e Sabrina. Nel processo per la morte di Sarah Scazzi sono stati depositati dalla Procura della Repubblica di Taranto i testi dei messaggi che la giovane Misseri scambiò con il pizzaiolo nei primi sei mesi del 2010. Oltre 4000 sms che, secondo l’accusa, dimostrerebbero la gelosia di Sabrina verso la cuginetta, movente del delitto. In particolare ce n’è uno che fa riferimento ad attività sessuale femminile, anche se Ivano ha detto:  ”Non lo ricordo. E neanche a chi mi riferivo”.

Tra Ivano Russo e Sabrina Misseri ci fu il 21 giugno 2010 un rapporto sessuale, ma non completo, in auto. “Siamo passati dallo sfotterci a parole – ha detto Ivano – all’atto pratico. Una sera ci siamo appartati, lei si è spogliata, c’è stato contatto fisico ma non rapporto sessuale”. Al pm che aveva chiesto se ci fosse stata penetrazione Ivano ha risposto: “Sì ma non rapporto completo. Io mi bloccai perché volevo che restasse solo amicizia, e lei si rivestì”. “Se vuoi del sesso – aveva detto Ivano a Sabrina – va bene, ma io non mi innamoro”. Sabrina, che definiva il ragazzo “un dio”, va in crisi e, per i pm, questo scatena la sua gelosia.

Dagli sms emerge anche un quadro disperato della situazione in casa Misseri. Genitori che si “scannano a tavola” e si disinteressano del bene delle figlie, tanto da farla pensare al suicidio. “Più i giorni passano e più mi sento peggio – scrive Sabrina – ho resistito fino adesso, però basta, sono arrivata al limite, adesso sono sola a lottare, mi sono stancata. Con mia sorella è inutile par lare, lei non sta qua e quindi non sa, non riesco a sopportare di vedere i miei morire lentamente”. Ivano è per Sabrina il punto di riferimento, l’oggetto di ossessive fantasie sentimentali. Da lui cerca continuamente attenzioni e complimenti e cerca di screditare la cuginetta più giovane, più carina. Come quando dice  in un sms a Ivano: “Sarah è così magra che mi fa più male. Giuro mi sto esaurendo ad averla ventiquattro ore su ventiquattro”.

Non c’è privacy nel mondo 2.0! Sorpresi a far sesso con Street View

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Beccati a fare sesso da Google Street View. Le immagini di una coppia durante un atto sessuale sono finite in rete. Colpa d Google View, che ha immortalato la passione dei due in un vicolo di Manchester. Pensavano che la strada fosse discreta e che nessuno li avrebbe visti. In realtà le immagini “bollenti” stanno facendo il giro del mondo. La zona è conosciuta per essere frequentata da prostitute di strada, ma l’occhio di Google non risparmia nessuno. A nulla sono valsi i tentativi di rimuovere le immagini.

Google-tuttacronaca

Ecco nei dettagli il BUNGA BUNGA!

bunga+bunga-berlusconi-ruby-prostituzione- tuttacronaca

Erano tre le fasi che scandivano le serate ad Arcore secondo la ricostruzione del pm Sangermano: “La cena, che talora vedeva già contatti di natura sessuale tra Berlusconi, Fede che era presente e intermediario, e le ragazze; il bunga bunga, che non è un’invenzione ma è stato così definito dalle ragazze, dove i momenti di natura sessuale diventavano più espliciti con spogliarelli e atti di natura erotica; la terza fase in cui alcune ospiti s’intrattenevano nella villa di Berlusconi, ottenendo un quid pluris economico, tanto da scatenare una competizione tra loro”.

Ruby, per la procura, “era parte integrante del sistema prostitutivo”. Il magistrato ha anche definito il ruolo di Nicole Minetti come “protagonista attiva delle serate di Arcore” e “che svolgeva un ruolo particolarmente delicato nell’ambito del procedimento compiendo ella personalmente atti prostitutivi prendendo denaro da Berlusconi” e “svolgendo un ruolo fondamentale ovvero l’attività di intermediatrice e agevolatrice dell’altrui prostituzione”.

MARONI MENTI’ IN AULA? Giallo al processo Ruby.

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La pm Fiorello è convinta che MARONI MENTI’ IN AULA. Quando l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni «andò in Parlamento a dire che la polizia aveva affidato» a Nicole Minetti la minorenne Ruby «secondo le mie disposizioni» riferì «cose non vere». Lo ha detto oggi in aula il pm minorile Annamaria Fiorillo sentita come testimone al processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi, parlando del procedimento aperto nei suoi confronti davanti al Csm. «È stato un attacco alla mia onorabilità – ha spiegato il pm – perchè in una situazione simile nessun magistrato avrebbe preso una decisione diversa dalla mia», cioè la comunità.
Per il pm minorile Annamaria Fiorillo, sentita come testimone al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi, il commissario di polizia Giorgia Iafrate, alla quale aveva dato indicazioni di affidare la minore a una comunità, fu «una telefonata indimenticabile perchè non è mai successo che dall’altra parte ci fosse una persona che non voleva ascoltarmi». Lo ha detto in Aula lo stesso pm nella sua ricostruzione di quanto accadde nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 quando Ruby venne portata in Questura.
Il pm ha spiegato in aula che dopo la mezzanotte di quella sera ricevette la terza telefonata e questa volta parlò con il commissario Iafrate, la quale le disse che «non c’erano posti in comunità e che si era presentata una consigliera ministeriale, tale Minetti, e che si era offerta di prendere in affido la minore». Il magistrato ha riferito ai giudici di aver risposto al commissario di Polizia che quella di consigliera ministeriale era «una carica che non conosco e avevo anche chiesto a che titolo quella persona si era offerta di prendere in affido la ragazza».
Il pm Fiorillo ha quindi proseguito spiegando al collegio che la poliziotta al telefono le aveva poi spiegato che Nicole Minetti aveva fatto sapere «che era stata incaricata perchè si trattava della nipote di Mubarak. Rimasi incredula – ha proseguito il pm minorile – feci alcuni commenti e osservai ‘se mi avete detto che è marocchina, tutt’al più è figlia del re del Marocco».
Durante la sua deposizione il pubblico ministero dei minori ha spiegato che Giorgia Iafrate «faceva fatica ad ascoltarmi, parlava come se fosse un monologo e io avevo difficoltà ad inserirmi nel suo discorso. Sembrava che il suo fine fosse, come poi si è rivelato, affidare la ragazza» alla persona che si era presentata in Questura. «Ebbi con lei – ha continuato ancora Annamaria Fiorillo riferendosi al commissario di polizia – un tono deciso perchè la minorenne si trovava in una situazione di difficoltà. E le dissi che se non intendeva comprendere se ne sarebbe assunta ogni responsabilità. Fu una telefonata indimenticabile. Non mi è mai successo che dall’altra parte ci fosse una persona che non voleva ascoltarmi».

I giudici del tribunale di Milano, dopo aver respinto la richiesta di prove aggiuntive avanzate dalla difesa di Silvio Berlusconi, hanno chiuso l’istruttoria dibattimentale del processo Ruby. Per le 14, salvo imprevisti, dovrebbe cominciare la requisitoria.

Quanto mi dai? Arriva Lulu l’app per votare il tuo uomo!

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L’inglese Alexandra Chong ha pensato di trasformare le chiacchiere che le ragazze scambiano tra di loro su fidanzati e mariti in una database di servizio pubblico. Si chiama “Lulu” l’app creata dalla Chong per smartphone Android (per ora è disponibile per il mercato americano e inglese).

Vuole essere una sorta di Tripadvisor degli uomini: le compagne presenti e passate danno i voti alle performance sessuali degli uomini, senza tralasciare il primo bacio, l’aspetto fisico, l’abbigliamento e persino il loro livello di igiene personale. L’obiettivo è mettere in guardia la popolazione femminile e indicare i tipi con i quali è meglio non perdere tempo.

E per mettersi al riparo dalle accuse di discriminare gli uomini e di violare la loro privacy e il loro “diritto all’oblio”, la Chong è corsa ai ripari. Ha messo a punto anche una contro-applicazione che permette ai ragazzi di dare spiegazioni sui giudizi espressi nei loro confronti. I due database, quello maschile e quello femminile, andranno quindi a collaborare tra loro senza intralciarsi. Agli uomini citati da Lulu non sarà possibile cambiare in maniera diretta i voti ricevuti, anche se ingiusti.

Il cardinale ammette e lo scandalo dilaga!

Stephen+Robson+New+Bishop+Elect+Announced+tuttacronaca

“Ci sono stati momenti in cui la mia condotta sessuale è stata sotto gli standard a me richiesti in quanto sacerdote, arcivescovo e cardinale”.  Con queste parole il cardinale Keith O’Brien ammette le proprie responsabilità e in pochi istanti lo scandalo che si tentava di tenere sotto controllo, dilaga. Un missile lanciato in una Chiesa priva di guida spirituale che si prepara al Conclave con la consapevolezza di essere in uno dei momenti più bui della storia ecclesiastica.

Porno in ufficio… comune vieta l’accesso a internet!

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Navigavano su siti hot durante le ore di lavoro: per questo il sindaco ha bloccato internet a tutti i 74 dipendenti comunali. E’ accaduto a Montignoso, piccolo comune in provincia di Massa Carrara. Il sindaco Narciso Buffoni parla di ”uso improprio del mezzo”. I siti hard sarebbero stati visitati da un ristretto gruppo di dipendenti, anche per sei ore al giorno. Oggi i pc degli uffici sono utilizzabili solo per sistema interno.

A 7 anni stuprata a scuola… l’India 2.0!

india stupro bimba - 7 anni - tuttacronaca

Una folla inferocita si e’ radunata fuori da un ospedale di New Delhi dopo che si e’ diffusa la notizia che una bambina di sette anni e’ stata violentata a scuola. Secondo la Bbc, i manifestanti hanno danneggiato degli autobus fuori dal Sanjay Gandhi Hospital dove la piccola e’ stata ricoverata. C’e’ stata anche una sassaiola contro la polizia e alcuni agenti sono rimasti feriti. Lo stupro, riferisce il Times of India, e’ stato compiuto giovedi’ pomeriggio in una scuola pubblica a Mangolpuri, zona nord-orientale della capitale indiana. La vittima non ha saputo identificare l’aggressore, ha solo detto che si trattava di un uomo adulto.
La bimba e’ stata trovata ferita dentro l’istituto e trasportata all’ospedale dove e’ stato confermato lo stupro. La polizia sta interrogando il personale della scuola e ha interrogati alcuni insegnanti e un affetto alla sicurezza. Nel dicembre scorso, una studentessa di Delhi subi’ uno stupro di gruppo su un autobus nella capitale e mori’ per le ferite riportate, suscitando un’ondata di proteste in tutto il Paese. New Delhi registra il piu’ alto numero di crimini sessuali tra le maggiori citta’ indiane, con in media uno stupro ogni 18 ore.

Sushi in the city! Arriva il naked sushi!

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Da oltre quattro secoli le geishe in Giappone diventano “piatti” per servire il sushi, poi la tradizione si è spostata anche in America e ha preso il nome di Naked sushi o body sushi.  Questa pratica di feticismo sessuale giapponese ora approda anche a Milano. Il locale, proprio come la tradizione giapponese, offre una ragazza nuda sulla tavola e uno chef che la ricopre in modo artistico di sushi e altri cibi. La temperatura dei cibi è molto vicina alla temperatura del corpo umano proprio per la modalità con cui viene servito, che viene visto da alcuni come un difetto e da altri un vantaggio.

Opera d’arte o donna oggetto?

“Sì alla pillola del giorno dopo, ma solo per stupro” così i vescovi tedeschi

vescovi tedeschi - stupro-pillola

La conferenza episcopale tedesca ha decretato che le cliniche cattoliche possano somministrare la pillola del giorno dopo nei casi di donne che abbiano subito violenza sessuale, se il farmaco evita la fecondazione e non provoca l’aborto.

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