Il giallo del data center galleggiante, Google ammette l’esistenza dell’hangar 3!

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Il giallo stavolta è nella baia di San Francisco, in una chiatta ormeggiata all’ombra del Bay Bridge al largo di Treasure Island. A fine ottobre il giornale specializzato CNET aveva già parlato di server galleggianti che avrebbero ospitato data center, ovvero contenitori virtuali di informazioni reperite online, ora avviene la definitiva conferma da parte di Google. Perché posizionare i server su una chiatta galleggiante? Per sfruttare il raffreddamento offerto dall’oceano e posizionare i server in acque internazionali cioè fuori dalla giurisdizione Usa dell’Nsa.

Una chiatta, decine di container accatastati, recinzioni, guardie ovunque e un accordo di segretezza con il governo degli Stati Uniti. Si infittisce il mistero sull’hangar 3 nella baia di San Francisco: a fine ottobre il giornale specializzato CNET aveva ipotizzato la creazione di server galleggiante che avrebbero ospitato data center, gli enormi contenitori virtuali di informazioni recepite online. Server galleggianti per sfruttare il raffreddamento offerto dall’oceano e posizionati in acque internazionali, sfuggendo così alla giurisdizione Usa dell’Nsa. Ma quali informazioni custodisce? Che utilizzo ha? Quale sarà il futuro? Non c’è risposta a queste domande… intanto però è stata scoperta una seconda struttura del tutto simile a quella di San Francisco e stavolta la costruzione galleggiante è stata avvistata a Portland, nel Maine. Come scrive il Messaggero:

L’unica cosa certa è la segretezza calata sulla misteriosa struttura, un prodotto sperimentale del famigerato Google X, il laboratorio avveniristico guidato direttamente dal co-fondatore di BigG Sergey Brin : secondo Reuter Google ha chiesto a funzionari del governo degli Stati Uniti di firmare accordi di riservatezza. Un dipendente della Guardia Costiera che ha visitato la struttura ha dovuto firmare un accordo di non divulgazione con il gigante di Internet, ha detto Barry Bena, portavoce della Guardia Costiera degli Stati Uniti. Secondo The Verge ci si è appellati al “segreto commerciale”.

Alcuni siti specializzati ipotizzano che all’interno dei misteriosi hangar possono nascere degli showroom per la vendita dei Google Glass. Il sindaco di San Francisco, come riportato dalla stampa online, dice di non sapere cosa sia, mentre la polizia spiega che non rientra nella sua giurisdizione.

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Happy birthday a Google!

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Il 4 settembre 1998 nasceva Google con un finanziamento di 100mila dollari, Larry Page e Sergey Brin depositarono i documenti per la fondazione della società con sede in un garage della Silicon Valley, in California. All’epoca si puntò solo sul motore di ricerca, gratuito e nettamente il migliore in circolazione.    Oggi la società ha più di 40.000 dipendenti e 40 sedi in tutto il mondo. Il suo quartier generale, invece, è a Mountain View, a pochi chilometri da quel garage affittato 15 anni fa.Il 19 agosto 2004 Google debuttava a Wall Street con un prezzo di collocamento di 85 dollari per azione. Da allora il valore del titolo è più che decuplicato.

I Google Glass già superati? Arrivano le lenti a contatto!

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Troppi vistosi sarebbero stati giudicati da alcuni utenti i Google Glass ed ecco che c’è chi ha già risolto il problema. Diversi ricercatori, primi tra tutti quelli di Samsung avrebbero già pronti nel cassetto le lenti a contatto che equipaggerebbero la cornea con un display.

 Tecnicamente come funzionano?

Un gruppo di ricerca guidato da  Jang-Ung Park, un ingegnere chimico all’sitituto nazionale di ricerca per la scienza e la tecnologia di Ulsan, ha montato un diodo che emette luce su una lente a contatto, usando un nuovo materiale sviluppato dai ricercatori: un mix di grafene e nanocavi in argento ad alta conduzione elettrica  e incredibilmente flessibile. Le lenti sono state testate su un gruppo di conigli. L’animale naturalmente è stato scelto perché ha occhi di dimensioni simili a quelle umane e dopo 5 ore i ricercatori non hanno riscontrato nessun effetto collaterale.

Sicuramente sarà lunga la strada perché un unico pixel montato su una lente a contatto non si può certo chiamare “display”, ma sicuramente è un grande passo avanti nella ricerca.  Jang.Ung-Park ha un sogno ed è “costruire delle lenti a contatto che possano fare tutto ciò che fanno i Google Glass”

 

 

FENOMENO TED!

TED-tuttacronacaTed, lo show dove vanno in scena le idee, per il 2013 ha decretato il motto The Young. The Wise. The Undiscovered. (Il giovane, il saggio, lo sconosciuto) Insomma saranno chiamati i generi umani più eterogenei ma accomunati da uan caratteristica: la genialità. A Ted partecipano veramente le persone più stravaganti della faccia della terra come il ragazzo maasai di 13 anni che ha cablato un nuovo sistema elettrico per impedire gli attacchi dei leoni al suo villaggio in Kenya o le due adolescenti canadesi che hanno trovato  batteri in grado di biodegradare le buste di plastica, o, ancora, un quindicenne che ha usato nanotubi di carbonio per un test non-invasivo per rivelare il cancro del pancreas.

Idee a bizzeffe, dunque, da parte dei giovani ma anche tanta saggezza da parte di chi giovane non lo è più: come Larry Lessig, che ha formulato un feroce attacco contro la corruzione del sistema politico, Stewart Brand, che sta cercando di rianimare le specie estinte, e Danny Hillis, che ha messo in guardia sulle conseguenze di un eventuale collasso della rete internet. E ancora più in alto: Sergey Brin, che ha presentato una demo dei Google Glass, e Elon Musk, con il suo piano per arrivare su Marte.

Nonostante queste eccellenze, da qualche anno Ted deve misurarsi con una cerchia di detrattori e critici, che sono arrivati a organizzare addirittura delle vere e proprie feste di odio contro la conferenza. I motivi sarebbero l’eccessivo e fastidioso buonismo, la fede cieca e troppo ottimista nei confronti della scienza, e l’incessante ricerca, spesso forzata, di meravigliare il pubblico. Tuttavia, secondo l’analisi di Wired.com, il vero problema dell’evento potrebbe venire, invece, dalla sua eccessiva popolarità. Da quando le conferenze sono pubblicate online, gli speaker tendono più a concentrarsi sulla resa in video che non sulla prestazione dal vivo, a scapito della naturalezza e dell’ improvvisazione. A questo proposito, Chris Anderson, Ceo di Ted, sostiene che “una conferenza troppo perfetta non ci piace. La sentiamo non autentica. Il nostro consiglio a chi parla è di dimenticare il fatto che si viene registrati e che, più tardi, si comparirà sugli schermi di milioni di persone”.

Per smuovere un po’ le acque, Anderson quest’anno ha apportato qualche modifica al format usuale, aumentando il numero dei conferenzieri e riducendo da 18 a 12 i minuti di ogni talk. E, per la prima volta, ha bandito un concorso mondiale per diventare speaker, con tanto di provino video: 33 talenti selezionati, provenienti da 14 paesi diversi, che si sono aggiunti ai conferenzieri invitati. Si trattava degli sconosciuti, l’ultimo tassello dello slogan: sembra che queste innovazioni, almeno per quest’anno, abbiano messo a tacere i critici. E se avete in mente di partecipare alla prossima edizione, vi conviene iniziarvi a preparare da ora. Si prospettano delle selezioni durissime.

Se in tempo di crisi vi avanzano 1120 euro? “Ok Glass!”

“Ok Glass”. Ecco la frase magica che useremo in futuro per registrare video, scattare foto e chiedere informazioni. La pronunceranno tutti quelli che indosseranno un paio di Google Glass, come mostra questo primo filmato diffuso da Google in cui viene svelata, finalmente, l’interfaccia grafica degli occhiali più desiderati al mondo.

Quelli che Sergey Brin, cofondatore dell’azienda di Mountain View, qualche tempo fa sfoggiava orgoglioso in metropolitana a New York. Rivelato inoltre il prezzo di partenza del futuristico prodotto: 1.500 dollari, l’equivalente di circa 1.120 euro. E’ la cifra che sborseranno i fortunati “esploratori” che saranno selezionati da Google per provare in anteprima i suoi occhiali. Chiunque può “candidarsi”. Basta seguire la pagina Project Glass su Google+ oppure su Twitter .

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