La bimba che ritrova la serenità grazie all’affidamento a una coppia lesbica

affido-coppialesbica-tuttacronacaNei giorni scorsi ha fatto discutere la decisione di un giudice di Bologna di affidare, su parere favorevole dei Servizi Sociali, a due uomini di mezza età, conviventi, con un buon reddito, una bimba di tre anni, che li ha sempre visti come “zii”. Eppure in Italia già in passato una simile decisione si è rivelata felice. Come dimostra una storia ripresa da Repubblica e che narra le vicende di una bambina che vive serenamente ormai da cinque anni con una coppia lesbica. Sono trascorsi quasi sei anni da quando la piccola è stata affidata a una vicina che lei considerava anche una sorta di baby-sitter, pronta a prendersi cura di lei “quando la mamma era incapace di seguirla, persa dietro ai suoi fantasmi. Così i giudici, quando hanno dovuto trovarle una famiglia, non hanno avuto dubbi. Il tribunale dei Minori di Genova e gli assistenti sociali nel cercare una famiglia o una persona cui affidare Marta – è un nome di fantasia così come quello di Paola – hanno pensato alla vicina. Ma il giorno in cui è stata convocata per la pratica di affido, Paola ha voluto chiarire una circostanza che riteneva importante: ‘Voglio che sappiate che io ho una relazione con una donna con la quale convivo da tempo’.”

Non fu un’informazione insignificante per i giudici e gli psicologi, perché nel momento in cui un bambino viene trasferito ad un’altra famiglia devono essere analizzati tutti i fattori potenzialmente traumatici, quelli che rappresentano un cambiamento significativo rispetto alla situazione originaria. Quindi una città diversa, consuetudini mutate, altri bambini presenti nel nuovo nucleo, e anche le abitudini, il carattere e lo stile di vita del genitore affidatario.

Marta ora ha 10 anni e in questi anni si è costruita un’ottima intesa affettiva con la coppia lesbica con cui vive. Paola e la compagna ne hanno l’affidamento reversibile, il che significa che qualora la madre naturale dovesse ritrovare il suo equilibrio, nonché una minima indipendenza economica, potrebbe riprendersi la figlia. Erano stati gli assistenti sociali a segnalare al Tribunale dei Minori il caso della bambina nel 2007. I genitori, con il padre quasi sempre assente, soffrono di gravi problemi di disagio e non sono in grado di occuparsi della figlia. Questo ha spinto Paola, che si era già occupata più volte della bimba, ad offrirsi per l’affido e il Tribunale, dopo aver istruito la pratica, decide che non ci sono ostacoli. La bimba incontra la madre periodicamente, alla presenza di una psicologa. Da parte sua, la donna non ha mai sollevato obiezioni nè mostrato conflittualità nei confronti della coppia che si sta prendendo cura della bimba. In questi anni, grazie alle periodiche verifiche cui vengono sottoposti tutti gli affidamenti. è emerso che non solo non sussistono problemi, ma anche che la piccola è molto affezionata a Paola e alla compagna: due genitori dello stesso sesso che sono stati in grado di offrire a Marta quella serenità che non poteva trovare con i genitori naturali.

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Facebook illuminato? La svolta buddista del social blu

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Il social blu sembra essere uno dei ritrovi preferiti di chi reputa il bullismo un ottimo modo d’interagire con il mondo, tanto che l’anno scorso McAfee, in un sondaggio, ha scoperto che il 92% degli adolescenti aveva asssitito a simili episodi sul sito. Ora che Facebook sta cercando di rendere le sue pagine più “gentili” e meno scorrette, si tentano varie soluzioni. Business Insider riporta che, dopo consultazioni e il reperimento di diverse informazioni, Arturo Bejar, l’ Engineering Director di Faccialibro, ha intenzione di provare ad iniettare nel network una buona dose di compassione, così come l’insegna il buddismo. Ecco allora che sono stati istituiti i “giorni della ricerca della compassione”, durante i quali i dipendenti di Facebook hanno assistito a lezioni sul tema tenute da accademici statunitensi. Il risultato è stato che ora verranno personalizzate maggiormente le comunicazioni mentre i tag diventeranno più discorsivi. Queste piccole modifiche hanno portato a un incremento dell’uso dando così una spinta all’adozione di personalizzazioni e sfumature culturali in un ambiente che, per cultura aziendale, si era soliti spogliare e razionalizzare all’estremo.

Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile

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Stando alle stime dell’Onu, sono 57 milioni i bambini che non vanno a scuola e, tra questi, moltissimi lavorano per una paga misera quando non vivono in condizioni di schiavitù. L’Organizzazione internazionale del Lavoro parla si 15.5 milioni di bambine utilizzate per il lavoro domestico, che fanno le sguattere in famiglie che spesso le maltrattano all’insaputa dei famigliari. Terres des Hommes parla di 4mila bambine-schiave, di un’età comprese tra i 6 e i 13 anni, nella sola regione di Cusco. Provengono dalle campagne e sono nate in famiglie che sperano di ricavare un reddito mandandole in città a fare le domestiche. Ma così facendo le bimbe, spesso, smettono di avere contatti con i genitori e smarriscono per sempre la propria identità, il loro cognome, il legame con il villaggio di origine. Ci sono centri in cui si ascoltano le storie di queste ragazze, come nel Yanapanakusun, a Cusco: “La loro dignità viene continuamente umiliata, con maltrattamenti, vessazioni e privazione di cibo. Non sono rari gli episodi di violenza e abusi, anche sessuale, ma le bambine e le ragazze che lavorano come domestiche sono quasi sempreinvisibili alla società, in quanto confinate nelle case, spesso senza più alcun contatto con la famiglia d’origine”. L’associazione che lo gestisce spiega che, da loro, possono frequentare una scuola serale e contribuiscono a sensibilizzare le famiglie delle zone rurali affinché non cedano alla tentazione di impiegare le loro figlie come domestiche. Anche Papa Francesco, oggi, ha lanciato un appello contro il “deprecabile fenomeno in costante aumento specialmente nei Paesi poveri” e ha auspicato ”vivamente” ”provvedimenti ancor piu’ efficaci” della comunita’ internazionale. ”Tutti i bambini devono poter giocare, studiare, pregare e crescere nelle proprie famiglie, e questo in un contesto armonico, di amore e serenita”’, ha aggiunto. ”Questa gente invece di farli giocare li fa schiavi, e’ una piaga questa”, ha detto ancora il Pontefice, secondo il quale per i bambini crescere serenamente ”e’ un loro diritto e un nostro dovere”. ”Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!”, ha concluso.

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