Rapina in banca: sequestrano tre dipendenti e intascano 50mila euro

banca popolare friuladria battaglia terme-tuttacronacaPresa di mira una banca in provincia di Padova, questo pomeriggio, da due malviventi che poi si sono dati alla fuga con un bottino da 50mila euro. L’assalto è avvenuto a Battaglia Terme, alla filiale della Banca Popolare Friuladria, in via Maggiore. Come spiega PadovaOggi: “I due ladri sono penetrati in banca facendo un foro in una parete. Hanno aspettato che l’istituto chiudesse e poi con una spallata hanno buttato giù quel che rimaneva della parete, quindi hanno bloccato i tre dipendenti chiudendoli in uno stanzino e hanno aspettato l’apertura della temporizzazione della cassaforte per arraffare i soldi. Il bottino è di 50mila euro. Il direttore e i due impiegati non sono stati legati e nemmeno chiusi a chiave, si sono attenuti alle prescrizioni dei rapinatori: chiamare i carabinieri solo dopo 15 minuti. Così hanno fatto, sul posto per i rilievi sono intervenuti i militari dell’arma.”

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Sbarcati a roma i 4 giornalisti rapiti in Siria.

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Erano le 22 a Ciampino quando da un Falcon sono scesi i quattro giornalisti che per 9 giorni sono stati sequestrati nel nord della Siria. E’ finita con un lieto fine la disavventura per l’inviato Rai Amedeo Ricucci, il fotoreporter Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la giornalista freelance Susan Dabbous,di origini siriane. Poco prima dell’arrivo dell’aereo, lo zio di Susanna Dabbous, Toni Mira, redattore capo di Avvenire, ha raccontato la telefonata avuta nel pomeriggio con la freelance. «Per lei sono stati momenti di forte tensione e preoccupazione  però, alla fine, l’ho sentita anche molto allegra. Mi ha riferito di aver pensato molto alla nonna materna Margherita, che è morta alcuni anni fa e ‘che sicuramente mi ha protetta dal cielo’ e poi ho pensato a papa Francesco. Come mai? Perché, ha spiegato, non bisogna mai arrendersi».

Ricucci conferma che sono stati trattati bene. «Siamo stati in mano a un gruppo islamista armato che non fa parte dell’Esercito libero siriano (quindi nulla a che vedere con la rivolta popolare contro il regime del presidente Bashar al Assad). Si è trattato di un malinteso… ci trovavamo in una località originariamente cristiana e stavamo filmando una chiesa. Ma i miliziani hanno creduto che stessimo riprendendo una loro base logistica. All’inizio ci hanno presi per spie e volevano controllare quello che avevamo girato e per far questo ci hanno messo un sacco di tempo. I sequestratori ci hanno tenuti in posti diversi, non proprio prigioni sotto certi aspetti, per altri sì». E a chi afferma che forse lui e i suoi colleghi sono stati «incauti», il cronista di RaiStoria risponde: «Che qualcuno lo possa pensare lo trovo di cattivo gusto. Siamo stati cauti fino all’ennesima potenza».

Più dura è stata per la Dabbous divisa dagli altri tre uomini e minacciata del tagli delle mani: «pensavano che avrei scritto un articolo su di loro. Temevo che mi avrebbero ucciso, ho avuto veramente molta paura», ha detto, aggiungendo che tra i sequestratori c’erano algerini e marocchini.

Liberati i giornalisti in Siria. Monti esulta e ringrazia.

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Rilasciati i 4 giornalisti italiani che erano trattenuti nella Siria dal 4 aprile scorso. E’ Mario Monti, ministro degli Esteri ad interim a comunicarlo con una nota: «Desidero ringraziare l’Unità di Crisi dellaFarnesina e tutte le strutture dello Stato che con impegno e professionalità hanno reso possibile l’esito positivo di questa vicenda, complicata dalla particolare pericolosità del contesto». Come sempre per l’Italia muoversi in ambito internazionale è sempre complesso… d’altra parte siamo popolo di navigatori, poeti, di artisti, di eroi, di santi… non di diplomatici!

Monti ha anche ringraziato la stampa per aver mantenuto il massimo riserbo sulla vicenda. Ora il plico verrà naturalmente distrutto o buttato nel dimenticatoio di qualche ufficio e gli italiani non potranno mai sapere se si è pagato un riscatto.

I quattro giornalisti si trovano ora in Turchia e presto faranno rientro in Italia.

 

La Louis Vuitton Cup nel mirino della mafia.

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I lavori del porto di Trapani se li sono assicurate le aziende di Cosa Nostra, attraverso il gruppo imprenditoriale Morici, legato al boss mafioso Francesco Pace. Nel giro d’affari c’era anche il senatore D’Alì e imprese partecipanti, che dovevano favorire il gruppo Morici nell’aggiudicazione della gara e nell’utilizzazione di materiali non conformi.
Secondo gli inquirenti “il potere di infiltrazione dei Morici, nella gestione delle opere pubbliche, emerge anche dalle acquisizioni investigative relative alla frode nelle pubbliche forniture per l’appalto di riqualificazione della litoranea Nord di Trapani”. Tramite registrazioni video, la polizia ha accertato la violazione del capitolato d’appalto nell’esecuzione di lavori. Infatti i Morici, per risparmiare denaro, non hanno attuato le procedure tecniche indicate, tanto che, a causa di infiltrazioni di acqua, recentemente la litoranea ha ceduto e sulla strada si è perta una voragine.

La mafia a Trapani sequestrati 30 milioni di euro!

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Mafia e Trapani. In sei società amministrate dagli imprenditori Francesco e Vincenzo Morici (padre e figlio) che realizzavano opere pubbliche sono state riscontrate infiltrazioni mafiose. La Procura di Trapani ha aperto un fascicolo per infiltrazioni mafiose. Le società sarebbero legate al boss latitante Matteo Messina Denaro, quindi si è optato per un sequestro preventivo. Il valore dei beni sequestrati, tra cui  42 immobili, 37 beni mobili registrati, 36 conti correnti e rapporti bancari e 9 partecipazioni societarie, ammonta complessivamente a oltre 30 milioni di euro.

 

 

Giornalisti sequestrati in Siria: stavano girando un reportage

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Sono trattenuti da due giorni in Siria i quattro giornalisti Rai che erano impegnati in un reportage sperimentale, “Silenzio, si muore”, per il programma “La Storia siamo noi”. La Farnesina, che ha confermato la notizia del sequestro, segue la vicenda fin dalle prime battute, mentre il ministero degli Affari esteri ha tenuto a precisare che “Occorre mantenere il massimo riserbo” e che “l’incolumità dei connazionali resta la priorità assoluta”. Intanto sono stati resi noti i nomi dei giornalisti che sarebbero in stato di fermo perchè avevano filmato e fotografato postazioni militare sensibili. Si tratta del giornalista Rai Amedeo ricucci, del fotografo Elio Colavolpe, del documentarista Andrea Vignali e della reporter italo-siriana Susan Dabbous. Stando alle prime ricostruzioni, le loro tracce si son perse il 4 aprile, quando hanno mancato un appuntamento via skype con dei ragazzi di una scuola bolognese con i quali erano in contatto, mentre i loro cellulari gsm ed il satellitare sono diventati irraggiungibili. Nella mattinata di venerdì, poi, alcune fonti giornalistiche, sia siriane che straniere, presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci, hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. I giornalisti erano entrati nella Siria controllata dai ribelli il 2 aprile, da Antiochia, e avevano in programma di rientrare ogni sera in territorio turco, mantenedosi così sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi.

4 giornalisti italiani sequestrati in Siria

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Quattro giornalisti italiani sono stati sequestrati nel nord della Siria. Si tratterebbe di due fotografi e di due inviati che stavano lavorando nella zona di Aleppo.1 giornalista è della Rai e 3 sono freelance. Lo si apprende da fonti informate. I nomi dei cronisti non sono stati al momento resi noti. Si attendono aggiornamenti nelle prossime ore. La notizia è stata confermata dalla Farnesina che mantiene il massimo riserbo sulla vicenda.

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