Si lavora per lo Stato che non paga e non conosce neppure i suoi debiti!

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Oggi arriva la prima tranche della P.A. alle imprese per un ammontare di circa 40 miliardi per il biennio 2012-2013 che sarà coperto dall’emissione di titoli di Stato, quindi il Paese contrarrà un nuovo debito.

Il vero problema è a quanto ammonta il debito?

Secondo la Cgia di Mestre, non sono conteggiati quelli spettanti alle piccole e medie imprese che porterebbero ad un importo complessivo tra i 120-130 miliardi di euro. La Cgia, dopo aver analizzato la Relazione della Banca d’ Italia presentata nei giorni scorsi alla Camera, ha scoperto che i 91 mld di euro che l’Istituto ha stimato in questo rapporto sono stati calcolati attraverso un’indagine campionaria condotta solo sulle imprese con più di 20 addetti, quindi sono rimaste fuori tute le piccole aziende che in Italia rappresentano il 98% delle imprese presenti sul territorio.

Oltre al mancato monitoraggio delle aziende con meno di 20 addetti, la Cgia sottolinea che nella indagine redatta dalla Banca d’Italia non sono incluse neppure le imprese operanti nei servizi sociali e sanitari che, come sottolinea la Relazione stessa, sono attività che intrattengono scambi commerciali intensi con le amministrazioni pubbliche. Inoltre, l’indagine è relativa al 31 dicembre 2011, quindi è presumibile che ad oggi l’importo complessivo del debito sia cresciuto di qualche miliardo.

“In un Paese civile – conclude Bortolussi – che credibilità può avere un debitore se non conosce nemmeno l’ammontare esatto dei soldi che deve ai suoi creditori?”

Intanto però veniamo a scoprire che sale la pressione fiscale. Nel quarto trimestre del 2012 ha toccato il 52%, un valore record assoluto, con un balzo di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat nel conto economico trimestrale della P.a. La media annua, sempre da record, si attesta invece al 44%, +1,4 punti sull’anno precedente.

Ora però sono previste altre tasse come la Tares che dalle prime stime della Uil peserà più di quella sulla casa.

Paghiamo debiti contraendo debiti, sottostimiamo i debiti del Paese non iscrivendo quelli delle imprese con meno di 20 operai e strangoliamo i cittadini con le tasse. Gli esodati ancora non hanno certezze, i disoccupati rinunciano a cercare lavoro, il governo non si forma, il Presidente della Repubblica abbandonerà il suo incarico fra pochi giorni scatenando la bagarre in Parlamento… Cosa resta dell’Italia? I debiti e le tasse?

Il Pd, il Quirinale e il Parlamento secondo Franceschini!

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Dopo Renzi arriva Franceschini a proporre il dialogo con il Pdl. Il democratico afferma ” Chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo  non resta che una strada: uscire dall’incomunicabilità. E abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l’avversario. Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Silvio Berlusconi. E’ con lui che bisogna dialogare. So che è altamente impopolare, so che si rischia di scatenare le reazioni negative del proprio stesso campo, ma voglio dirlo: se noi intendiamo mettere davanti l’interesse del Paese, dobbiamo toglierci di dosso questo insopportabile complesso, la sconfitta di Berlusconi deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative.” Poi Franceschini passa a spiegare quello che davvero serve al Paese in questo momento “un esecutivo di transizione, che prenda le misure necessarie per dare ossigeno all’economia mentre in Parlamento si fanno le riforme istituzionali: Senato federale, con conseguente riduzione dei parlamentari, e legge elettorale”. Mentre per il il Quirinale, secondo Franceschini, serve “una persona con un’esperienza politica e parlamentare”.

Ma non risparmia neppure un attacco a Matteo Renzi “Ognuno si morda la lingua e si metta in testa che il Partito democratico deve restare unito e stringersi attorno a chiunque vinca le primarie, quando ci saranno”.

Renzi così berlusconiano da essere rottamato dal Cav?

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Una nuova campagna elettorale significherebbe tante energie in campo, tanta fatica, tanto stress e Berlusconi ha ancora da smaltire quello di febbraio. Quella rinascita della destra che sembrava incredibile e che Bersani ha reso possibile. Il Cavaliere è preoccupato dai disequilibri di un Paese sempre più difficile da prevedere. Il fattore Grillo, la crisi economica, i mercati sempre più oscillanti e le agenzie di rating che stringono la corda intorno all’Italia. I fattori sono tanti e anche i processi ceh pesano sulle spalle di Silvio Berlusconi… quindi la soluzione è il governissimo! Quell’inciucio-accordo assolutamente osceno tra Pd e Pdl con gli elettori di destra che si troverebbero Bersani come premier sostenuto da Berlusconi e quei “comunisti ormai annacquati” che si troverebbero alleati del Cavaliere… cosa augurarsi quindi da una tale alleanza? Cosa può essere generato dal governissimo? Un bunga bunga in Parlamento o una serata a stracotto di manzo? Sempre meglio che affrontare il temuto Matteo Renzi! Ecco così che potrebbe scattare l’alleanza… ecco il terreno su cui Pier Luigi e Silvio potrebbero iniziare a dialogare: la rottamazione del rottamatore. Creare una alleanza di ferro Pd e Pdl e impedire il ritorno alle urne, così Bersani potrebbe essere Premier e Berlusconi non doversi scontrare in campagna elettorale con il Sindaco di Firenze… insomma la vecchia politica che schiaccia la nuova e trova un accordo in extremis lasciando fuori dai giochi sia i grillini che Renzi.

Forrest Gump… Grasso, senza governo nessuna commissione!

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”Non si potranno convocare le commissioni se prima non ci sara’ la possibilita’ di distinguere tra maggioranza e opposizione. Questo non e’ possibile fino a quando non ci sara’ un governo che ha la fiducia del Parlamento”. Lo dice il presidente del Senato Pietro Grasso che parla di un ”ostacolo all’avvio dei lavori delle commissioni”.

E Grasso lo vogliamo come Capo del Governo o anche Capo di Stato? Ci fermiamo davanti a maggioranza e opposizione mentre le persone si suicidano perché non hanno risposte dallo stato che è indeciso su chi sta più a sinistra e chi a destra? Fino a quando dobbiamo soffrire la crisi d’identità della politica? Quello prospettato da Grasso non è un ostacolo semmai è una “irritualità” nella costituzione delle commissioni.

Far partire subito il lavoro delle commissioni parlamentari permanenti. Per dare un segnale forte al Paese, che merita di uscire dalla crisi era l’appello gridato a gran voce dai parlamentari Pd: Boccuzzi, Bonafè, Bragantini, Capozzolo, Carrozza, Civati, Cominelli, D’Ottavio, De Caro, Di Maio, Fiorio, Gandolfi, Ginefra, Giuliani, Gribaudo, Iori, Madia, Nardella, Nardelli, Orfini, Paris, Pastorino, Piccoli, Pini, Raciti, Rocchi, Rotta, Rughetti, Zampa.

Per il via libera ai lavori delle commissioni si battono, da settimane, anche i deputati Cinque Stelle. E i colleghi di Sel sono mobilitati sullo stesso tema da alcuni giorni. I firmatari dell’appello, però, prendono le distanze dalle motivazioni del M5S: “Questa richiesta non vuole assecondare velleitarie teorie costituzionali – come quella del Parlamento senza governo – ma rilanciare il ruolo della rappresentanza popolare e democratica in una fase estremamente complicata. La proposta punta a valorizzare l’iniziativa parlamentare, anche perché, mai come questa volta in Parlamento, a partire dalla Camera dei Deputati, il PD ha un gruppo parlamentare giovane, competente, rinnovato con le primarie e con il giusto mix di competenze”.

La società segreta stringe gli adepti: la gente prenderà i bastoni!

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Se si verificherà ‘l’inciucio’ delle larghe intese «la gente, che è stufa, prenderà i bastoni». Così Beppe Grillo, parlando ai parlamentari del M5S nella riunione in corso in un agriturismo fuori Roma. «Dobbiamo arrivare calmi e sereni all’elezione del presidente della Repubblica che sarà molto diverso da questo», ha detto Grillo.
«Si stanno dividendo gli altri, non noi. Non mi aspetto totale condivisione nel movimento, è leggittimo che qualcuno la pensi in maniera diversa», ha detto. «Non siamo noi che ci stiamo dividendo, sono gli altri», ribadisce.
«Ho detto a Napolitano di darci l’incarico» di formare un governo e solo dopo «gli faremo un nome» per la sua guida. «Ora il nome è il Movimento nel suo insieme». «Abbiamo a che fare con gente incredibile. Fanno dossier e controdossier di tutti i tipi contro di me», ha detto il comico genovese. «Secondo questi dossier – aggiunge – avrei 13 ville in Costa Rica».

«Non fidatevi dei partiti. Non hanno nemmeno cambiato la legge elettorale», ha aggiunto Grillo. Nel suo intervento il leader del M5S ha ricordato a deputati e senatori le ragioni della dura critica del Movimento ai partiti. «Non stiamo per caso fornendo un pretesto ai partiti per fare un governissimo?», è la domanda posta da un parlamentare del M5S durante la riunione in corso. Grillo sta parlando quando una voce dalla sala lo interrompe, e lui risponde: «L’hanno già fatto da un mese. No, non gli stiamo fornendo nessun pretesto».

In linea di massima, le indiscrezioni che trapelano dall’agriturismo affittato dai grillini è di una linea dura, ma logica. La legge di Grillo non mira a individuare i colpevoli nel suo Movimento, non punta il dito contro Currò, ma piuttosto cerca di far apparire demoni gli altri. Probabilmente queste indiscrezioni sono ciò che il leader del M5S vuol far sapere ai cittadini, cosa in realtà sta avvenendo tra quelle mura non lo sapremo mai… o forse, nei migliore dei casi, uscirà fra anni qualche filmato d’epoca ripreso con un cellulare!

Il problema più evidente è questa doppia faccia messa in campo da Grillo… una comunicazione cristallina che immediatamente s’interrompe quando c’è bisogno di stringere le redini… un voler andare verso i cittadini, chiudendosi nelle mura di un agriturismo che assume le fattezze del Pentagono… il movimento che prende le fattezze di una setta e si rinchiude in una società segreta i cui rituali sono sconosciuti!

Il pressing di Renzi piace al Financial Times

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Il ritorno sulla scena di Matteo Renzi scuote il Partito democratico e potrebbe sbloccare lo stallo politico che perdura in Italia dalle elezioni dello scorso febbraio. E’ quanto scrive oggi il Financial Times, in un articolo che analizza i rapporti di forza all’interno del Pd e la nuova corsa alla leadership che il sindaco di Firenze è pronto a lanciare.
«Renzi raccoglie i consensi piu’ alti nei sondaggi fra i potenziali primi ministri – si legge nell’articolo – anche se la sua candidatura alla guida del partito, sostenuta anche da alcuni imprenditori, potrebbe dividere il Pd». Il Financial Times rileva anche gli errori compiuti dal leader democratico, Pier Luigi Bersani, che avrebbe, dopo la vittoria alle primarie, «snobbato» Renzi e spostato il partito su posizioni ancor piu’ a sinistra. Forse più che a sinistra Bersani forse  ha solo spostato la sedia dando le spalle al Paese?

Parla la Hack… quella vera!

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La burla della Zanzara al costituzionalista Valerio Onida è ‘da denuncia: se l’avessero fatto a me, un giochetto così forse ci avrei pensato, scherzi da prete del genere non si fanno e non vanno fatti a nessuno, non si puo’ spacciarsi per qualcuno con le persone cercando di far uscire loro di bocca cose che mai si sarebbero sognate di dire’. Cosi’, oggi, l’astrofisica Margherita Hack interviene sulla vicenda, osservando pero’ anche, come ‘la sua imitazione fosse buona, hanno replicato la mia voce abbastanza bene’.

La professoressa ha poi difeso il ruolo della commissione di saggi istituita dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ‘potrebbe essere utile, serve una mano da parte di teste brillanti in questo momento di impasse, al posto di Napolitano l’avrei creata anch’io’. L’astrofisica ha anche lanciato un appello ‘ai politici perche’ usino il buonsenso e ci facciano uscire dal vicolo cieco in cui siamo finiti’, ha detto. ‘Basterebbe che Grillo e Bersani si mettessero d’accordo per fare un governo di scopo con tre obiettivi comuni prima di tornare alle elezioni: legge elettorale, conflitto d’interessi e riduzione degli scandalosi costi della politica. Sarebbe necessario che Pd ed M5S si assumessero questa responsabilita’; serve trovare lavoro ai giovani, serve che gli enti paghino le imprese, bisogna far ripartire l’economia e non si puo’ piu’ aspettare o si finisce diritti nel baratro’.

Non è Fregene, ma a Fiumicino la gita dei grillini! Gallery.

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Un casale in aperta campagna, “una location che fa eventi” e che ospita ricevimenti e matrimoni. E’ la sede scelta da Beppe Grillo per l’incontro con i parlamentari del M5s. Deputati e senatori sono giunti con due autobus e hanno incontrato Grillo all’ingresso di Villa Valente che si trova in località Tragliata , vicino Fiumicino. Grillo non ha voluto rispondere a nessuna domanda dei giornalisti.

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I grillini al mare… Tutti a Fregene da Beppe!

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Da Piazzale Flaminio a Fregene, un pullman pieno di grillini in marcia dal grande “saggio”… ops non si può più usare la parola saggio… dal grande “illuminato”? Dopo il tentativo di depistamento che li voleva all’Aquila, sembra che il luogo prescelto dal leader Beppe Grillo per il suo incontro segreto sia proprio la località balneare sulla costa romana.

Crimi spiega poi che con l’incontro di oggi “non c’entra Currò“, il deputato siciliano che in un’intervista si è detto favorevole all’apertura al Pd, sottolineando di non essere “uno schiaccia bottoni per conto terzi”. Sempre dal capogruppo al Senato si apprende che “L’incontro era previsto. Il dibattito c’è, non ho mai detto che non c’era, altrimenti ci sarebbe l’unanimità di 8 milioni di elettori… Andiamo a passare una giornata in allegria, né più né meno. Due chiacchiere poi torniamo a casa. Gli autobus li paghiamo noi – aggiunge – 10 euro per l’autobus più una cifra variabile tra i 18 e 20 euro per il pranzo”

Boldrini… al lavoro per il Paese!

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“Penso ci siano dei tempi della politica e non voglio entrare in questo confronto, non sta a me. Stiamo lavorando sodo con una tabella di marcia molto fitta e per quanto mi riguarda non stiamo perdendo tempo”. Così la Boldrini risponde, dallo studio di otto e mezzo, a Matteo Renzi che oggi criticava la “perdita di tempo”. La Presidente della camera prosegue “Non sta a me dare dei contributi alla soluzione dello stallo. Ci sono i partiti, sto lavorando con altre figure per portare avanti degli impegni. Abbiamo fatto una commissione speciale per sbloccare i pagamenti della P.A., questo significa non essere sordi e in questi limiti stiamo facendo la nostra parte”.

Altro nodo dolente sono le commissioni e la Boldrini sicuramente sta facendo quanto è in suo potere: ”Ci sono due scuole di pensiero: alcuni partiti dicono che non si può fare, altri sì. Prendo atto di questa posizione, mi è stato chiesto di fare indicare i nomi dei componenti ma oltre questo non posso andare. Ho inviato una lettera ai gruppi per dire di pensare i componenti delle commissioni”.

Sulla credibilità della politica? “E’ doveroso da parte di chi riveste ruoli istituzionali fare in modo che i cittadini guardino con rispetto alle istituzioni. Chi ha ruoli istituzionali deve essere rispettabile, conquistarsi il rispetto con lo stile di vita, con la sobrietà. E’ dal Palazzo che bisogna dare il buon esempio. In Italia prevale il cinismo, ma la politica deve avere al centro i valori, i principi. La politica senza valori è fare solo gli interessi privati. Dobbiamo dare il segnale che, in un periodo di sacrifici per tutti, anche noi siamo pronti a rinunciare a qualcosa. Solo così la politica riacquista credibilità agli occhi delle persone”. Ma poi sui tagli agli stipendi dei parlamentari c’è un freno. Proprio lei che insieme a Grasso erano stati i precursori dimezzandosi lo stipendio afferma “Arriveremo a tagliare gli emolumenti dei parlamentari per poi passare a considerare la condizione dei dipendenti della Camera. Non indebolire l’istituzione ma rafforzarla. Sarà tutto graduale e assorbibile, la Camera in generale funziona benissimo, con professionalità. Non vogliamo intaccare la qualità di chi lavora, ma salvare più risorse possibili”. Sembra quindi che per il futuro prossimo venturo, qualche generazione potrà vedere queste somme diminuite, ma non è certo per ora. Il problema di fondo è sull’istituzione che si potrebbe indebolire se viene ridotto l’emolumento… ma un professore quindi non ha nessuna autorevolezza e non rappresenta nessuna “istituzione”? Non è forse il braccio operativo del ministero della pubblica istruzione, oltre ad essere colui a cui è affidato il futuro di una nazione? Sembra si no se l’istituzione per essere tale ha bisogno di uno stipendi a diversi zeri!

L’intervista-confessione di Onida… L’Italia dalle urne alle bare!

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Il Grande Saggio era pronto a dimettersi, ma il Presidente della Repubblica ha fatto cambiare idea a Valerio Onida. Secondo Giorgio Napolitano alle provocazioni si risponde con la responsabilità. Così arriva quella nota che dovrebbe togliere Napolitano dall’imbarazzo, ma che probabilmente ne crea ancor di più, anche perchè si continua a parlare del caso e quello che era evidente a tutti gli italiani ora è stato confermato. Far scorrere il tempo e poi passare il testimone. Un’ intervista-confessione  quella di Onida che arriva poche ore dopo che Renzi rimproverava al suo partito lentezza e immobilismo… esattamente quello che si evince nelle parole del Grande Saggio… Nemo Propheta in patria è anche vero che il Sindaco di Firenze può essere l’eccezione.

Sicuramente c’è chi avrebbe voluto le dimissioni di Onida e c’è chi invece preferisce perdonare… dall’altra parte c’è il popolo che si suicida, le aziende che chiudono e la crisi che avanza, mentre la ripresa si allontana sempre di più insieme alla speranza di un governo… Dalle urne alle bare, questo è il futuro dell’Italia?

L’audio del Grande Saggio… poi le scuse a Napolitano e Berlusconi!

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“C’è possibilità di cambiare la legge elettorale?”, chiede sempre la finta scienziata. ”Cercheremo di fare una proposta – risponde Onida – quello sarebbe un bel risultato. Penso che andremo a votare ancora, presto o prestissimo. E’ un parlamento bloccato, Grillo non ne vuol sapere, il Pdl vuole solo garantirsi di essere in campo, Berlusconi naturalmente spera sempre di avere qualche vantaggio o protezione, il Pd ha fatto questo tentativo di buttarsi con Grillo e non ce l’ha fatta. E c’è il blocco” .

E per il Quirinale che succede? “Si fanno tanti nomi, ma non c’e’ accordo – risponde il costituzionalista – personalmente dico che Amato sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, fosse per me lo farei subito…”. Quindi ancora una critica a Berlusconi: “E’ anziano, speriamo si decida a godersi la sua vecchiaia, è un mio coetaneo. Potrebbe andare a godersi la sua vecchiaia e lasciare in pace gli italiani”.

”Esprimo il mio rammarico per l’imbarazzo che la pubblicazione può aver creato al Presidente, e le mie scuse a Berlusconi perché un mio giudizio privato, espresso in chiave ironica e autobiografica – ho detto che sono un suo coetaneo – diventando pubblico potrebbe averlo ingiustamente offeso”. Così Valerio Onida in una nota, in cui precisa: “Rimango al mio posto, a dimostrazione che il lavoro dei saggi non è inutile”.

“Sono stato ingenuo nel pensare che l’autrice della telefonata provocatoria fosse davvero la professoressa Hack. La pubblicazione del contenuto di una conversazione privata, nella quale l’interlocutore falsifica la propria identità, costituisce una grave violazione della libertà e segretezza delle comunicazioni garantita dalla Costituzione”, prosegue. “Ciò detto, che non sia inutile il lavoro che stiamo facendo, lo dimostra il fatto che sono qui con gli altri colleghi a lavorare. Esprimo il mio rammarico per l’imbarazzo che la pubblicazione può aver creato al Presidente della Repubblica, e le mie scuse al Presidente Berlusconi perché‚ un mio giudizio privato, espresso in chiave ironica e autobiografica – ho detto che sono un suo coetaneo – diventando pubblico potrebbe averlo ingiustamente offeso”.

La casta si riunisce e trova posizioni condivise: Bersani-Monti

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“A giudizio di entrambi, soluzioni in merito alle scadenze politico-istituzionali vanno tempestivamente ricercate, nella chiarezza e trasparenza dei percorsi, attraverso la piu’ ampia condivisione possibile fra le forze parlamentari”. E’ quanto si legge in una nota redatta al termine dell’incontro Monti-Bersani a Palazzo Chigi.

I saggi sono inutili… parola di Grande Saggio!

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I saggi? Inutili, servono a coprire questo periodo di stallo. Andremo a votare presto. Parola di “saggio”: Valerio Onida, uno dei “facilitatori” nominati dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Intercettato da una finta Margherita Hack per il programma “La zanzara” su Radio 24, l’ex presidente della consulta si lancia a viso aperto: “Berlusconi vuole solo protezione, è anziano e speriamo decida di godersi la vecchiaia lasciando in pace gli italiani. Poi, per il Quirinale: “Fosse per me metterei Giuliano Amato”.

“Questa cosa dei saggi, a me sembra sinceramente una cosa inutile”, esordisce l’imitatore dell’astrofisica toscana, come riporta un comunicato dell’emittente. “Ma guardi, sì – conviene Onida – è probabilmente inutile… Serve a coprire questo periodo di stallo, dovuto al fatto che dal parlamento non è venuta fuori una soluzione mentre l’elezione del nuovo Presidente è tra quindici giorni… Allora il nuovo presidente potrà fare nuovi tentativi o al limite sciogliere le camere, cosa che Napolitano non può fare. Dunque questo periodo di stallo è un po’ coperto, diciamo così, da questo tentativo (ride)..Questa cosa…Sono d’accordo che non servirà nella sostanza…”.

Un grande saggio che non ha saputo riconoscere la voce di Margherita Huck?

Pro e contro Currò!

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MoVimento 5 Stelle in subbuglio. Le dichiarazioni rese a “La Stampa” da Tommaso Currò, deputato M5S, in cui invitava i grillini ad un confronto col Pd hanno spaccato la base. L’apertura ai democratici affidata al quotidiano di Torino era una risposta al post in cui Grillo chiudeva definitivamente la porta a Bersani e si basava sulla considerazione che il modello siciliano di collaborazione tra Pd e M5S potesse essere esportato a Roma. Ipotesi che il gruppo dirigente a 5 Stelle ha rifiutato nettamente.

Sulla pagina Facebook di Tommaso Currò i militanti discutono dell’ipotesi di apertura al Partito Democratico. I militanti, da quello che si può’ intuire leggendo i commenti alle parole di Currò, sono divisi.

C’e’ chi lo attacca: “Tommaso ma lo spirito, l’obiettivo del Movimento e’ buttare fuori questa gente, non metterci d’accordo con loro… – scrive un utente che si firma Victor Hugo – Non è che il problema del PD e’ Bersani, ma e’ esso stesso il problema. Idem Pdl. Non facciamo i RESPONSABILI come Scilipoti”. ”Tommaso ma che cosa combini?”, scrive Maria Luisa.

Di diverso avviso, invece, Nino Ragusi: “Grande scelta Tommaso, non sarai solo”, posta sul profilo del deputato siciliano. “Fiera di te”, fa eco Roberta Viola.

La linea “aperturista” era stata bocciata dalle varie riunioni parlamentari dei 5 Stelle ed è stata anche smentita dal leader Beppe Grillo.

Renzi si rimbocca le maniche e lancia l’aut-aut: o l’accordo con il PdL o le urne!

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Matteo Renzi rilascia un’intervista al Corriere ed entra subito nella questione: “Pensiamo a cos’è successo nel mondo dal 25 febbraio a oggi. In Vaticano c’era ancora Ratzinger; in un mese è stata scritta una pagina di storia. Il pianeta corre. E l’Italia è totalmente ferma. Le aziende chiudono. La disoccupazione aumenta. E la politica perde tempo. La tempistica prevista dalla Costituzione va rispettata. Ma qui si sta facendo melina. Si rinvia tutto alla scelta di un presidente della Repubblica più sensibile a dare l’incarico a Tizio o a Caio. Ma questo alimenta l’antipolitica. La vera moralità non è solo tagliare i costi; è rendere efficiente quel che fai”.

Nell’intervista fiume, il sindaco di Firenze ha tenuto a sottolineare che per, quel che concerne Berlusconi, il Pd deve sbrigarsi a prendere una decisione: se è il capo degli impresentabili, allora si torna al voto subito, altrimenti è un interlocutore forte di 10 milioni di elettori: “In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado.” Quello contro cui si batte al momento, infatti, è l’atteggiamento del Pd che “punta a prendere tempo e a eleggere un capo dello Stato che ci dia più facilmente l’incarico di fare il nuovo governo”. Se non si sbilancia facendo nomi su chi vedrebbe al Quirinale (“l’importante è che sia una personalità autorevole”), ha ben chiare le cose che andrebbero fatte, a partire da oggi stesso: “Anziché vivacchiare, rendiamo utile questo tempo. Bersani riunisca fin dalla prossima settimana i gruppi parlamentari. Non l’ennesima direzione che diventa una seduta di autocoscienza; i gruppi parlamentari, che tra l’altro sono quasi tutti bersaniani. Giovani in gamba, persone di valore, che però si sono riuniti finora, credo, solo tre volte. Lanciamo una proposta forte. Il sindaco d’Italia: una nuova legge elettorale, grazie a cui si sa subito chi ha vinto. Abolizione del Senato, che diventa la Camera delle autonomie, con i rappresentanti delle Regioni e i sindaci delle grandi città che vanno a Roma una volta al mese e lavorano senza ulteriori indennità; così il Parlamento è più efficiente e costa la metà”. L’importante è poi smettere di farsi umiliare dall’arroganza e la tracotanza del MoVimento ma reagire applicando i tagli alla politica e abolendo il finanziamento pubblico ai partiti. L’intervista fiume prosegue toccando il tema “dieci saggi”: “Cosa ci possono dire di nuovo Violante e Quagliariello? Non sono certo la soluzione, al più possono essere concausa della crisi. Lo dico con grande rispetto per il presidente Napolitano: dare la colpa a lui per l’impasse è come dare la colpa al vigile se in città c’è traffico. Ma ora il Pd deve avere un sussulto di orgoglio: via il Senato, via le province, legge elettorale dei sindaci. Una gigantesca operazione di deburocratizzazione, con una grande scommessa sull’on line. E un piano per il lavoro, che dia risposte al dolore delle famiglie e alle sofferenze delle imprese. Vedo invece che hanno ancora rinviato il decreto per pagare i debiti della pubblica amministrazione, e mi chiedo: ma questi da quanto tempo non vanno in un’azienda?”. Se per ora non si pone il problema delle primarie, che comunque chiederebbe in caso di ritorno alle urne, su Berlusconi le idee le ha ben chiare: “Io non voglio Berlusconi in galera. Voglio Berlusconi in pensione”.

Trattative in corso Pd-Pdl… Mara Carfagna getta l’asso Bonino!

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La linea ufficiale del Pdl resta quella dettata da Silvio Berlusconi all’indomani delle ultime consultazioni con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma nei ragionamenti privati, il Cavaliere e diversi big di via dell’Umiltà iniziano concretamente a valutare la possibilità di sedersi al tavolo e testare con mano l’effettiva disponibilità del Pd a “trattare” sul prossimo inquilino del Colle. Da qui l’ipotesi, ancora allo stato embrionale, di poter ragionare su una rosa di nomi, non solo di centrodestra, ma non ritenuti “ostili”. “Mi piacerebbe molto Emma Bonino è una figura di garanzia e sarebbe un segnale di grande cambiamento. Mi sentirei garantita da una donna come lei, anche se su alcune posizioni è distante da me”, così l’ex ministro Mara Carfagna in un’intervista a SkyTg24.  Nel corso della giornata si fanno insistenti le voci su nuovi contatti in corso tra gli ambasciatori dei due partiti per verificare se sussistono le condizioni per un faccia a faccia tra Bersani e Berlusconi. I “mediatori”, riferisce più di una fonte sia pidiellina che democratica, sarebbero stati all’opera anche ieri, mentre l’ex premier era riunito ad Arcore con lo stato maggiore del partito. E c’è chi ipotizza che l’incontro possa avvenire all’inizio della prossima settimana, anche se al momento – viene spiegato – non c’è nulla di deciso né tanto meno di ufficiale.

Verso il grande inciucio? Incontro dei B.B.?

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Potrebbe essere un incontro a quattr’occhi fra Bersani e Berlusconi a sbloccare lo stallo della scena politica? Nel quartiere generale di Arcore è tema di intense riflessioni nelle ultime ore: il Cavaliere avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori l’intenzione di vedere di persona il segretario del Pd per provare ad aprire direttamente una trattativa capace di dare il via a governo e riforme, che sono le prime urgenze del Paese.

Bersani ieri in una conferenza stampa aveva ribadito la sua offerta del “doppio binario”, cioè dialogo con il Pdl per la Convenzione per le riforme e per l’elezione del Quirinale in cambio di un appoggio esterno a un governo del Pd. Sicuramente Berlusconi alzerà la posta in gioco, non si accontenterà dei lavori “laterali”, ma vorrà una condivisa operatività sul governo. Insomma si delinea il grande inciucio?

M5S diventa un documentario!

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Qualunquista o fustigatore? Demagogo o rivoluzionario? Chi è veramente Beppe Grillo, il vincitore morale delle elezioni politiche più incerte della storia repubblicana? E cos’è il Movimento 5 stelle? Un semplice movimento di protesta? O una vera e propria rivoluzione culturale? Prodotto dalla Todos Contentos y yo tambien e in sala solo mercoledì 10 aprile, Tsunami Tour (di Gianluca Santoro e Chiara Burtulo, con la regia di Francesco G. Raganato) racconta con una prospettiva inedita ed immagini esclusive il viaggio “on the road” al seguito del comico genovese: 40 giorni, 77 piazze, da nord a sud della penisola, un lungo itinerario attraverso un paese in crisi di identità, disincantato e deluso dalla politica tradizionale e dai partiti.

Un instant-movie inedito che parla attraverso i palchi dei comizi di Grillo, che si racconta in prima persona nel corso di un’intervista inedita arricchita dalle opinioni di cittadini, analisti e firme del giornalismo italiano ed internazionale. Un racconto dietro le quinte della campagna elettorale che ha cambiato per sempre il volto della politica italiana. Luci e ombre, proposte e contraddizioni, emozioni e sentimenti del Movimento che è diventato la prima forza politica nazionale e che ha portato in Parlamento 163 tra deputati e senatori finora sconosciuti: un esercito di impiegati, casalinghe, studenti e pensionati decisi a “mandare a casa” la vecchia classe dirigente.

Se hai votato M5S per questi motivi… hai sbagliato!

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Beppe Grillo ribadisce ancora una volta di non volere accordi con il Pd e lo fa dal suo blog. “Perché hai votato il M5S? Per fare un governo con i vecchi partiti? Per discutere con il ‘pdmenoelle’ di programma quando quello del M5S è il suo esatto contrario? Per votare in Parlamento i meno peggio? Se hai votato per il M5S per uno di questi motivi – scrive Grillo – allora hai sbagliato voto. Mi dispiace. La prossima volta vota per un partito”.

Grillo fa un lungo elenco di motivi per cui non bisognava votare il movimento. “Perché hai votato il M5S? Per spartire poltrone e posti di comando a partire dalle presidenze di Camera e Senato? Per autorizzare l’esproprio del Parlamento che, dopo un mese, non ha ancora nominato le commissioni?”.
E ancora: “Per fare la Tav, la Gronda e gli inceneritori di Bersani? Per legittimare una classe dirigente che ha fatto fallire il Paese? Per seppellire MPS sotto il tappeto pdimenoellinno, il più grosso scandalo finanziario della Repubblica? Per delegare qualcuno a tuo posto e stare alla finestra e vedere l’effetto che fa? Per mantenere i finanziamenti elettorali ai partiti? Per erogare i contributi diretti e indiretti ai giornali di propaganda che infettano il Paese? Per mantenere il segreto su chi ha usufruito dello Scudo Fiscale? Per non fare nessuna legge anti corruzione? Per non fare nessuna legge contro il conflitto di interessi?”.
“Per non mandarli tutti a casa? – prosegue Grillo – . Per mantenere una televisione pubblica indecente e mantenuta dalle tasse degli italiani, controllata dai partiti e in perdita di 250 milioni di euro? Per permettere l’ingresso nel Tribunale della Repubblica di Milano dei parlamentari del Pdl a difesa di Berlusconi, un atto inaudito non sanzionato dalle Istituzioni? Per vedere ogni giorno le solite facce degli esponenti dei partiti che hanno rovinato il Paese?”.

Dopo l’elenco delle domande, la conclusione: “Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace. La prossima volta vota per un partito”.

Ravetto e la guerra per il Capo dello Stato!

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“Il presidente della Repubblica deve essere una figura non solo largamente condivisa dalle forze politiche, ma anche largamente rappresentativa del paese e unificante. Non ci vuole una persona divisa perché il paese di tutto ha bisogno meno che di divisioni e Romani Prodi di tutta evidenza lo sarebbe, perché rappresenta una parte in modo eclatante. La candidatura di Prodi al Quirinale da parte del Pd mi dà anche l’impressione dell’ennesima rincorsa ai grillini affinché tornino a patti tra loro, dato che rumors indicano sia gradito a Grillo: sarebbe quindi una tattica, quasi golpistica”. Lo dichiara Laura Ravetto del Pdl ospite a Omnibus su La7 a proposito dell’elezione del prossimo Capo dello Stato.

“Perdiamo tempo”! Ecco la sintesi di Matteo

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Mentre “il mondo ci chiede di correre a velocità doppia”, in Italia “stiamo vivendo una situazione politico istituzionale in cui stiamo perdendo tempo”. Ne è convinto il primo cittadino di Firenze, Matteo Renzi, che porta a esempio le amministrazioni locali: “Noi sindaci sappiamo bene quanto stiamo soffrendo per il patto di stupidità-stabilità. La politica che non sa correre produce soluzioni che non riesce a concretizzare”.

Quello che oggi manca in Italia è proprio la concretezza nella risoluzione dei problemi… Lo stesso Presidente della Repubblica sceglie una strada “filosofica” appellandosi ai saggi, invece di trovare strade pratiche per risolvere la crisi politica. Nessuno cede, nessuno di fatto ha idee, tutti sanno riversare parole che servono a nascondere l’immobilità. La politica nasce per “produrre” servizi, che “Pil” sta realizzando con la filosofia e le parole? Perché non analizziamo i “prodotti finiti” cioè i risultati raggiunti dalla politica italiana negli ultimi mesi? I bilanci sono sicuramente in rosso!

Matteo Renzi e Andrea Serra!

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C’è chi prova a cambiare la politica e chi la finanza. Matteo Renzi ha provato con il suo Pd, Andrea Serra ha cercato, anni fa, di smantellare le Assicurazioni Generali, “l’Istituzione” finanziaria più importante d’Italia, e ha contestato il presidente Antoine Bernheim. Le accuse più dirette sono che Bernheim è vecchio e guadagna troppo. Quelle più argomentate sono che il gruppo dirigente si garantisce la riconferma non per i risultati che ottiene, ma grazie al vecchio schema delle relazioni. Il forziere Generali investe nelle società indicate dei suoi azionisti più importanti (Mediobanca, Unicreditoe alcune fondazioni amiche delle prime due) e nel solito circolo dei salotti buoni (Rcs, Italmobiliare, Telecom, Pirelli). Risolvere i problemi agli imprenditori amici è più importante che ottenere rendimenti positivi per i propri azionisti.

Matteo Renzi si è trovato sulla strada Pierl Luigi Bersani e un apparato per molti versi simile a quello che può essere appunto una struttura complessa come possono essere le Assicurazioni generali. Si è trovato a competere, non con le scatole cinesi dell’alta finanza, bensì con i rapporti di casta. Si è trovato di fronte ai muri di una sovrastruttura così antica da poter essere annoverata come una associazione segreta in cui i legami “di sangue” sono così vincolanti che l'”intruso” può e deve essere annientato. Come? Con il vecchio e buon metodo democristiano… la diffamazione. Era complicato trovare le ombre in Matteo Renzi, ma con un abile tattica denigratoria, appresa da tanti anni di politica, il Pd non ci ha impiegato molto a “creare” il granello di sabbia nero… lo ha importato direttamente dalle Cayman. Ecco quindi sì, che Andrea Serra non è più il rottamatore dell’Alta finanza, ma il proprietario di conti nei paradisi fiscali!

E la parola Cayman funziona sull’elettore di sinistra… funziona perché richiama immediatamente un arricchimento illecito che è proprio della “destra”. Sì, perché l’elettore di sinistra, in fondo, può anche sottostare allo scandalo Mps, può credere che il Pd, nonostante le foto di Bersani con i più alti vertici dell’Istituto bancario, sia profondamente estraneo dalla politica dei derivati… Ma se si parla di paradisi fiscali, ecco l’elettore di sinistra, almeno di una certa sinistra quella più retrograda e con la paura costante di rinunciare a quelle posizioni “sicure” e “retrograde”  in nome di un’ideologia di cui ormai  restano, molto spesso,  solo i luoghi comuni.

E ora che i finanziamenti di Renzi sono stati pubblicati, che l’alone di mistero e di diffamazione è stato raso al suolo (forse troppo tardi) cosa resta da fare al Sindaco di Firenze?

Forse è ora di una nuova Carboneria!

Partiti italiani: chi va alla guerra, chi costruisce il fortino, chi non lo sa…

berlusconi - tuttacronaca

Berlusconi sente l’acqua alla gola e ad aspettare di vedere che tipo di lavoro svolgeranno i “saggi” no, non ci sta. Se si guarda attorno vede solo nemici pronti a saltargli alla gola e, è risaputo, la miglior difesa è l’attacco. Ecco quindi che raduna i suoi nel quartier generale, più agguerrito che mai: ultimatum a Giorgio Napolitano! Può attendere massimo fino a venerdì il Cav, dopodichè è necessario costringere il Capo dello Stato a riaprire le consultazioni, perchè ad Arcore hanno paura che i nemici stiano tramando e quindi: “Adesso basta, non possiamo farci cucinare a fuoco lento, e stare a guardare che si eleggono uno dei loro al Quirinale”. Ma come far scoppiare il gruppo dei dieci? Si potrebbe far “ritirare” Quagliarello e Giorgetti e dimostrare quindi l’estraneità di Pdl e Lega all’operazione, oppure gli stessi potrebbero dichiarare che una siffatta commissione è inutile. Quello che preme maggiormente è non permettere che “qualcuno” prenda tempo, perchè sarebbe “un modo per aiutare il Pd e farlo arrivare compatto all’elezione del prossimo capo dello Stato”, stando alle parole di un azzurro di rango. La questione del governo è diversa, visto che Berlusconi è certo che il Pd sia una polveriera pronta ad esplodere. Perchè il Cavaliere non ascolta Letta che tenta di spiegargli che il capo dello Stato ha circoscritto i tempi della commissione a 8-10 giorni e segna come deadline il prossimo venerdì, altrimenti sarà “Golpe”? E’ certo che si stiano già effettuando le grandi manovre per far salire al Colle gli avversari e l’unica possibilità che gli resta è far saltare le sedie sotto i saggi, di certo colpito anche dalle parole di Bersani che nega ogni possibilità di apertura e continua a fare la stessa offerta al Pd sapendo che è ritenuta inaccettabile, ossia quella del doppio binario, governo e riforme. Insomma, si teme che al quarto scrutinio Napolitano e Bersani si coalizzino per proporre Prodi o qualche altro “nemico”, fossero anche Zagrebelsky o Rodotà. Serve riaprire la corsa sia per il Governo che per il Quirinale, perchè: “Se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’e’ alcuno spazio per il dialogo. E ovviamente, se questo stallo prosegue perché il Pd pensa più alla fazione che alla nazione, c’è solo la strada delle urne già a giugno prossimo”. L’incubo peggiore? La salita al Colle di un’espressione del partito dei giudici, che non terrebbe a bada nè le procure nè la Csm. Come potrebbe non tremare? visto che tra il 20 e il 22 riprenderanno i due processi più temuti: Ruby e Mediaset? In concomitanza con la settimana calda al Quirinale. E in caso di sentenze di condanna? Arriverebbe l’interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi no, non può attendere oltre: serve il potere, subito, per tornare a sorridere e dormire sonni sereni.

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Mentre ad Arcore fantasmi di Natali futuri fanno tremare, al Largo del Nazareno Bersani sembra esser diventato lui il novello immortale. Caduta dopo caduta, eccolo sempre al suo posto, più convinto che mai della sua linea e pronto a pararsi dietro frasi ad effetto come: “La cosa può apparire esoterica, ma noi siamo partiti dalle condizioni reali del paese…”. L’uomo che arriva dalla pompa di benzina è saldo come un paracarro che rimbalza i colpi e continua a ripetere che la sua proposta di “convenzione per le riforme istituzionali aperta a tutti” (anche al Pdl) e “governo di cambiamento” (chiuso al Pdl) è ancora in campo. Forse il sorriso è dovuto a quella birretta al solito bar con cui finalmente potrà brindare, perchè il suo obbiettivo, che ora probabilmente percepisce come più vicino, è l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e, possibilmente, sotto quell’egida per mettere ai voti la sua proposta di governo. Nel suo stesso partito, tra le divisioni interne di chi auspica l’apertura all’uno o all’altro dei principali concorrenti, non si capacitano di come il segretario abbia fatto a riprendere il suo ruolo in soli tre giorni: la batosta di Napolitano non l’ha intaccato e anzi, la decisione di far sedere i “saggi” sembra giocare a suo favore. Quindi tiene in mano le sue carte, senza effettuare nessun cambio ed attende la giocata del Pdl.  Perchè in fondo: “Un gruppo tratta di economia, l’altro di riforme istituzionali. Credo voglia dire qualcosa…”. Ossia che Napolitano ha separato “riforme sociali da riforme istituzionali”e in questo vede una conferma della sua proposta: quindi perchè cambiare qualcosa? In fin dei conti il “semestre bianco” limita molto la possibilità di minacciare qualcuno con una possibile perdita del posto visto che nessuno ha la facoltà di sciogliere le camere. Quindi non resta che trovare il modo di far eleggere la persona più adatta ai suoi scopi, magari strizzando l’occhio ai grillini, che da parte loro  mostrano disponibilità a non arroccarsi sul loro candidato scelto online e piuttosto a riproporre un’altra votazione in caso di testa a testa. Quindi il segretario taglia definistivamente (per ora) con il Pdl, ma chiede anche di non essere raffigurato “come il Bersani ostinato: non ho nemmeno messo il mio nome sul simbolo…”. Si sfrega le mani soddisfatto: il Pdl non può fare giochi sul Colle perché non ha i numeri e Franceschini ci tiene a rimarcarlo: “Vanno tenuti distinti il governo dal Quirinale, è dal 1994 che funziona così, ha iniziato il Pdl e questo non è occupare tutto”. Certo però ora sono in gioco anche i saggi, e non tutti escludono una possibilità per Onida e Violante.

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Due posizioni contrastanti quindi quelle assunte da centrodestra e centrosinistra riguardo la formazione della commissione, chi invece ancora appare non del tutto convinto della situazione è il MoVimento 5 Stelle: prima hanno approvato, ora rifiutano in toto la situazione però si rendono conto che negare per partito preso il dialogo potrebbe essere una scelta da pagare in un prossimo futuro. Quindi anche i grillini oggi si sono riuniti, valutando la necessità di presentare proposte concrete ai saggi e quella di tener ancora celati i nomi per il futuro esecutivo. Del resto “molti nomi li abbiamo pronti da tempo – spiega un onorevole a 5 stelle – e non sono quelli che circolano sulla stampa”. E aggiunge: “Abbiamo in testa molti ministri, mancherebbe solamente il premier”. Quindi per ora le idee le hanno chiare per quel che concerne un possibile governo, ma non è detto che non prendano un’altra direzione alle prossime consultazioni. Del resto c’è anche chi ha da ridire sul modo in cui si esprime il loro capogruppo Crimi: “Non si possono fare riunioni su riunioni e poi, invece di un resoconto, ritrovarsi un lunghissimo post su Facebook pieno di elucubrazioni al posto di un asciutto resoconto”. Ancora, non si sa se una loro delegazione accetterà un incontro con i gruppi dei saggi, sempre che questi non accettino il loro “piano di dialogo”. Insomma, non c’è fiducia verso il Pd, sentono che gli altri partiti giocano con loro e non vogliono prestarsi, senza contare che i saggi non hanno attinenza con la Costituzione. In mezzo a questo atteggiamento a metà tra la sfida e la difesa, che anche un gruppo che però sta cercando di combattere la posizione di chiusura a tutti i costi che mette a rischio un dibattito futuro. In quest’incertezza generale, attendono che venga convocato l’incontro con Grillo, sperando che con lui arrivino finalmente delle risposte… anche se forse un po’ temute.

David Thorne incontra il M5S

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“Fa parte della nostra linea, sono normali consultazioni” con le nuove forze politiche italiane, “ma di sicuro – filtra dall’ambasciata – s’è registrata reciproca cordialità”. Più volte annunciato e rimandato, si è finalmente svolto l’incontro all’ambasciata Usa tra gli esponenti del M5S e David Thorne.

Durata almeno un’ora, presenti i capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi, oltre ai portavoce Massimo Enrico Baroni e alla senatrice Michela Montevecchi, che non hanno nascosto, a quanto s’apprende, soddisfazione per l’esito dell’incontro.

“Ambientalismo, sanità pubblica, inquinamento. Rapporto tra politica e web”, i temi trattati, raccontano dal M5S. Particolare curiosità per l’esperimento dei meet up, che negli stati Uniti sono stati presto abbandonati perché troppo politicizzati.

“Si è trattato di un incontro conoscitivo”, in cui Crimi e gli altri M5S “hanno illustrato le dinamiche interne del movimento in modalità 1.0”. “Loro ci guardano con interesse – riferiscono dal M5S – ci considerano una novità assoluta in un momento di stallo, che comunque li preoccupa”.

David Thorne pochi giorni prima in un prestigioso liceo romano aveva senza mezzi termini manifestato apprezzamento per i grillini. “Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il MoVimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento”, furono le parole che avevano causato una mezza rivolta degli altri esponenti dei partiti.

Dal Pd al Pdl, si era parlato di ingerenza a stelle e strisce sul post voto. Il leader M5s non aveva mancato di rivendicare il successo. “Washington spieghi a Giovanardi cosa ha voluto dire il suo ambasciatore”, scrisse su Twitter, abbinando al tweet una foto di David Thorne con una delle frasi sul Movimento 5 stelle.

Si sbloccano i pagamenti alle imprese… firma anche M5S!

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Risoluzione unica alla Camera in occasione dell’esame dell’aggiornamento dei conti pubblici e quindi del Def (documento di economia e finanza). Superati i dubbi degli ultimi giorni, infatti, anche il M5S ha firmato, insieme agli altri gruppi, la risoluzione che consente di sbloccare i pagamenti dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione.

La posizione di Pier Luigi… Guardatela meglio!

bersani-conferenza-stampa“Abbiamo iniziato dal nostro programma e dalla profonda preoccupazione per il Paese. Il messaggio è di allarme e un’esigenza di cambiamento. Abbiamo solo la maggioranza alla Camera e al senato abbiamo la maggioranza relativa. Noi vogliamo una corresponsabilità delle forze politiche e parlamentari, ma il problema è sul come. La si realizza chiudendo la politica in un fortino? O con il Pdl e Scelta Civica? Noi non vogliamo una politica che si autoprotegge e non guarda le esigenze di cambiamento. E abbiamo quindi avanzato un’altra proposta. Guardatela meglio! Una riforma della seconda parte della Costituzione e un’esigenza di punti programmatici. Le altre forze non devono impedire la partenza della legislatura. Ci siamo trovati di fronte a un disimpegno conclamato dei 5 Stelle e con 8 milioni di voti li ha messi in frigorifero. Dal lato del Pdl e dei suoi alleati abbiamo registrato un accoglimento del nostro programma, ma poi mette il veto sul Presidente della Repubblica, la destra designa il Presidente e il Pd lo vota. Il Presidente ha fatto quello che poteva e doveva fare e ha garantito all’Europa e all’Italia di continuità istituzionale. I gruppi sono per l’economia e l’altro è per le istituzioni.” Cioè le stesse scelte del Pd?

Bersani prosegue “Non si può andare a nuove elezioni. Quella che ho illustrato è la strada, Bersani c’è se può aiutare altrimenti è a disposizione”.

 Alla stampa “prendete sul serio quello che dicono le persone serie, quando ci sarà il Congresso poi girerà la ruota. Inoltre noi siamo ligi alla Costituzione, lavorare onestamente perchè la Repubblica abbia un presidio per la più ampia rappresentanza, fin quando ci sarà la possibilità di trovare soluzioni anche con l’altra parte del parlamento”

Il leader del Pd risponde su l’esigenze del paese e sulla sua proposta”Oggettivamente, l’Italia è di fronte alla crisi più grave del dopoguerra, dall’altro ha bisogno di darsi il tempo per le riforme della Costituzione. La si guardi meglio questa cosa. La crisi deve essere una occasione per le riforme.”

L’incarico di Bersani “immagino che il mio incarico sia assorbito in questa nuova fase. Io ci sono. C’è qualche problema che riguarda me? Ma io non l’ho sentito”

Pd e Pdl? “Sarebbe un governo immobile, finirebbe su una zattera dal mare sempre più mosso. Noi abbiamo già l’esperienza del Governo Monti. C’è anche un problema di credibilità su Berlusconi… hanno scritto anche il Golpe del Pd. Poi io sono disponibilissimo a incontrare Berlusconi nelle sedi istituzionali… e non credo che un governo Monti senza Monti sia la risposta per il Paese”

Bersani sul Pd che si spacca “Preoccupazioni di questo genere non le temo proprio. Su le scelte fondamentali ci siamo espressi con una voce sola… ma non ci si detti il compito, noi discutiamo sugli otto punti, ma la linea è quella”

Semestre bianco “è una fase che può mettere in atto dei tatticismi. Io sono preoccupatissimo per la situazione economico-sociale, ma non pessimista sulla formazione del governo”.

Bersani ribatte su le questioni delle commissioni parlamentari: “le commissioni che servono per gli interventi urgenti sono istituite. Ma qui ci vuole un governo, le commissioni non possono lavorare senza un governo”

La credibilità di Bersani sul cambiamento: “Non intendo fare un governo con le mani legate per le riforme. Perchè le ho pronte? Perché le voglio fare… Non è stato inutile mettere queste nuove forze politiche davanti alla loro responsabilità. Perfino Berlusconi ha riconosciuto la correttezza istituzionale di dare l’incarico a chi aveva la maggioranza in Parlamento e io ho fatto quello che dovevo fare, cioè fare il mio tentativo, il rischio nel semestre bianco era evidente… ma uno fa quello che deve fare, non quello che conviene fare. “

 A quando la formazione del governo: “10 giorni, alluda al fatto che la ripartenza venga data poi al nuovo Presidente, ma lo evinco dalle parole di Napolitano”

La lenta marcia indietro…

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“Sabato ho proceduto in condizioni di particolare urgenza e difficolta”’ alla scelta di persone che ”potessero dare il contributo richiesto. L’indubbio valore dei nomi da me subito resi noti, non mi ha messo al riparo da equivoci e dubbi circa i criteri della scelta o la non presenza di altri nomi certamente validi”: lo afferma Giorgio Napolitano.

“Per essere utili, il tempo giusto e’ tra otto e dieci giorni”.Lo dice il capo dello Stato Giorgio Napolitano in un lungo messaggio.”Spero di aver chiarito cosi’ anche la questione della durata temporale dei gruppi di lavoro.

“Essa e’ segnata intanto dal fatto che sono gruppi che ho preso l’iniziativa di creare avendo io stesso un tempo segnato, come tutti sanno, e non pensando che siano gruppi di lavoro che scavalchino il tempo della mia presidenza”.

Napolitano precisa poi che i gruppi di lavoro non “indicheranno soluzioni di governo, ma le questioni da affrontare”, misurando divergenze e convergenze. Le questioni da affrontare e le divergenze e le convergenze sono sotto gli occhi di tutti… oppure no? L’emergenza disoccupazione e le modalità per risolverla devono passare per i saggi? La liquidità alle imprese, sarebbe bastato mettere in stand by le liquidazioni degli ex parlamentari e iniziare a pagare le imprese?  E’ qualunquismo tentare di non far suicidare altri imprenditori, mentre si aspetta che i saggi deliberino?

Le aziende aspettano, i parlamentari prendono la liquidazione!

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Gli imprenditori aspettano mentre i mandati per le liquidazioni degli ex parlamentari sono già pronti. Sono 600 che stanno per ricevere l’accredito e si parla di una spesa di circa 3 milioni di euro! Mentre i lavori del Parlamento vanno a rilento per mancanza di materia prima, tipo un governo, i contabili stanno completando i calcoli di quanto spetti ai “trombati” dall’ultima legislatura. Naturalmente questa è solo la seconda tranche perché i vitalizi sono separati e sono già stati erogati.

In cima alla lista c’è Gianfranco Fini: il suo detassato trattamento di fine rapporto, vale 250mila euro. Ma a dimostrare che l’unica cosa davvero trasversale a tutti gli schieramenti sono i privilegi, sul podio sale Massimo D’Alema con 217mila. Stessa cifra per Livia Turco (Pd) e Domenico Nania (Pdl). Ma non trascurabili anche i gruzzoletti di Roberto Maroni (175mila euro), Franco Marini (Pd) 174mila euro, Beppe Pisanu (Pdl) (157mila euro) e Antonio Di Pietro (58mila euro). Non fatevi ingannare dalle cifre “modeste” di questi ultimi: avevano già ricevuto una liquidazione al tempo dell’interruzione del loro mandato.

Nessuno ha rinunciato alla propria liquidazione, ma a cosa serve la liquidazione del parlamentare? Bisogna sottolineare che la cifra viene costituita dalle trattenute che ogni parlamentare ha versato durante il suo mandato. Soldi, comunque, stanziati dal popolo italiano per creare un “assegno di reinserimento“. Sì, perché la liquidazione venne pensata per permettere al parlamentare di tornare alla società civile dopo aver prestato la sua opera al servizio del suo Paese. Pensiero stupendo, direbbe Patty Pravo, ma del tutto ipocrita nel momento in cui il parlamentare diventa politico di professione e smette di “esercitare” in tempo per la pensione (o per il vitalizio). Oppure passa da un incarico all’altro, come Maroni, già comodamente reinserito sulla poltrona di presidente della Regione Lombardia.

E così mentre imprenditori e professionisti aspettano diligentemente che, dopo aver eletto un Parlamento, si proceda con lo scegliere un governo che tra le prime cose sblocchi i pagamenti per lavori che hanno già svolto (e per cui hanno il più delle volte anticipato le tasse), i vecchi della Casta passano all’incasso. Perché sotto il cielo di Roma, il tempo scorre un po’ così. E l’ora della busta paga scocca puntuale per tutti, ma per qualcuno un po’ di più.

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Marine Le Pen apre a Grillo… ecco i perchè!

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Abbiamo sfiorato anche in Italia il ritorno dei fascisti? O forse siamo andati vicini anche ai nazisti senza neppure accorgerci di quello in cui ci stavamo trasformando? Secondo Beppe Grillo  “Se non c’era il Movimento 5 Stelle anche in Italia avremmo avuto i nazisti di Alba Dorata”. Eppure all’estrema destra francese, il M5S piace molto.  “Se Grillo vuole incontrarmi può chiedermelo. Dobbiamo prendere coscienza che le forze euroscettiche che vogliono il cambiamento (sull’Europa, ndr) devono incontrarsi. Penso che non si possono risolvere le cose con quelli che le hanno create… Ora anche Silvio Berlusconi ha cambiato la sua posizione molto filo europeista, che era simile a quella di Sarkozy. Anche se magari lo ha fatto con malizia… ora in Italia gli euroscettici sono maggioranza.”, ha detto la leader del Fronte nazionale Marine Le Pen nel corso di una conferenza stampa a Parigi.

Grillo, intanto, ha ribadito oggi con un tweet che “il M5S voterà on line per il presidente della Repubblica e il suo nome sarà presentato in Parlamento”. Intanto ci sono novità che arrivano dal capogruppo al Senato Vito Crimi che scrive “Forse  poteva essere intrapresa una strada mai percorsa prima, e cioè di affidare il governo a Bersani che con i suoi ministri poteva presentarsi al Parlamento e qualora non avesse ricevuto la fiducia poteva continuare, alla stregua dell’attuale governo Monti, senza la fiducia ma solo per gli affari ordinari. Almeno sarebbe stato rappresentativo di una maggioranza relativa e non di una strettissima minoranza come il governo Monti in regime di prorogatio. Qual è il senso, il non senso, anzi, dell’iniziativa del presidente?  Anche se inizialmente poteva indurre l’impressione di una svolta verso la detronizzazione della casta politica, la scelta di Napolitano non è altro che un’ulteriore conferma della cecità che ha colpito la classe politica: ancora non ha compreso il risultato di queste elezioni. La logica partitica si riscontra oggi nei gruppi ristretti indicati dal presidente, che di ‘saggio’ hanno ben poco, e di politico hanno tanto. Altro non sono che la perfetta sintesi della realtà di partito che non vuole saperne di liberarci della sua presenza, ed alla quale gli elettori, con il voto di febbraio, hanno già detto addio. Questa scelta dimostra che il sentimento degli elettori è ben lungi dall’essere compreso, e rende ancor più chiara la volontà della classe politica a proseguire nel solco della casta, riproponendo Violante, colui che nel 2003 svelò senza vergogna né pudore l’inciucio con Berlusconi, ed ancora oggi gode degli assurdi privilegi riservati agli ex presidenti delle Camere”.
Anche il responsabile della comunicazione dei senatori del M5S, claudio Messora attacca la lentezza del Parlamento nell’insediare le commissioni  “Con le commissioni regolarmente costituite   il Parlamento è pienamente operativo, e dunque le formazioni politiche possono presentare la loro proposta legislativa. Che so… una legge contro la corruzione, piuttosto che l’abbattimento degli stipendi dei parlamentari, o magari una nuova legge elettorale: tutte quelle cose sulle quali i partiti hanno dichiarato di voler convergere dopo avere sbattuto contro i risultati della tornata elettorale. Ma le parole (come dicono in centro Italia) se le porta il vento. I fatti sono che un Parlamento così, con 163 cittadini calati nelle istituzioni dal nulla, fa paura. Meglio neutralizzarlo. Ma come? Semplice: basta non far partire le commissioni regolari”.


Bersani e il suo piano P!

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Secondo Pier Luigi Bersani, “la priorità ora è l’elezione del presidente della Repubblica”. Bersani, messo all’angolo, punta ora a portare Romano Prodisul più alto scranno del Quirinale.

Ai suoi il segretario avrebbe detto: “Dopo la scelta del nuovo capo dello Stato ci saranno ancora più elementi che giustificheranno l’esigenza di un governo di cambiamento, e che chiariranno che le ipotesi delle larghe intese o di un nuovo esecutivo tecnico retto da una strana maggioranza sono impraticabili”.

Lo schema, secondo il Corriere è il seguente:

Se l’elezione del presidente avvenisse senza l’aiuto del Pdl ma con l’apporto dei grillini e, magari, di qualche montiano, sarebbe veramente difficile mettere di nuovo insieme attorno a un tavolo il Pd e il Pdl. […] Un capo dello Stato di rottura nei confronti di Berlusconi scriverebbe la parola fine sul tormentone delle «grandi intese», come su quello di un governo modello Monti. E il nome vincente in questo senso potrebbe essere quello di Romano Prodi.

La ragione risiederebbe in un post pubblicato sul Blog di Grillo sabato e che è sfuggito a molti:

Il leader del Movimento 5 Stelle sostiene di non voler vedere un politico già usato al Quirinale, però poi accusa Partito democratico e Pdl che «vorrebbero un presidente “quieta non movere et mota quietare”, non un Pertini, ma neppure più modestamente un Prodi che cancellerebbe dalle carte geografiche Berlusconi».

Se i calcoli di Bersani sono azzeccati, proporre l’elezione di Prodi, uomo chiaramente incline alle posizioni di Pd e Sel, metterebbe a tacere il “bisogno disinteressato” di Berlusconi di un governo di larghe intese e dichiarerebbe scacco matto al Movimento 5 Stelle, costretto a sostenere Prodi per contribuire allastrategia “anti Cavaliere”.

Persino Berlusconi si è convinto di essere caduto in una trappola“Se c’è qualcuno che nel centrodestra pensa di approfittarne per mettermi da parte sta facendo male i suoi calcoli, perché io rovescio il tavolo”.

E che Bersani stia riflettendo su come fare per uscire dall’angolo in cui è stato messo a guardare la nascita di un ipotetico governissimo, lo dicono queste sue parole: “I saggi non possono preparare il terreno per le larghe intese, se c’è qualcuno nel partito che invece ha in mente questo obiettivo lo dica chiaramente”.

Insomma un ritorno alla vecchia politica, altro che traghettamenti verso l’anti-politica. Si parlerà di cambiamento tanto da farne indigestione nella terminologia e di averne sete nella sostanza.

Benvenuti in Italia!

Il Presidente solo e un Governo nudo!

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“Critiche ingiuste e insolenti”. Giorgio Napolitano parla al Corriere della Sera e riflette sul quello che ha definito “il momento peggiore del settennato”. Forse per gli italiani, quei lavoratori precari o i giovani disoccupati i momenti sono drammatici e non peggiori, il peggio lo si è superato da tanto tempo nelle famiglie italiane.

È stato lasciato solo dai partiti dice, Napolitano, e si è scoperto bersaglio di una marea montante di polemiche. Forse ha conosciuto la solitudine come quei migliaia di imprenditori che sono stati lasciati soli dalle banche, che non hanno riscosso il credito dallo stato, soli con il fisco che li opprime e la liquidità che manca.

Il Presidente della Repubblica riconosce così il fallimento della sua idea di lasciare a specialisti incaricati la possibilità e il compito di “formulare precise proposte programmatiche” in grado di produrre un pacchetto di idee e proposte che mettesse d’accordo tutte le forze politiche.

E il Paese attende!

Mauro non crede più nel fratello Pier Luigi!

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Mauro Bersani, fratello di Pierluigi, non crede minimamente più alla possibilità che il segretario PD possa fare il premier. Il perché lo ha spiegato oggi a ‘Un Giorno da Pecora’, il programma di Radio2 condotto da Giorgio Lauro e Claudio Sabelli Fioretti. Quando ha visto per l’ultima volta Pierluigi? “A pasqua, ieri, ci siamo incontrati per un aperitivo, abbiamo bevuto un bicchiere di Ortrugo”. Come l’ha trovato? “Sereno, certo non felicissimo, un po’ meno allegro del solito. Certamente era un po’ deluso, ma lui riesce a mascherare bene”.

Di cosa avete parlato? “Di politica e poi della Juve: pensa sia una grande squadra”. Almeno i risultati della Juventus lo fanno felice? “Insomma, in maniera moderata. A lui piace molto anche la Roma, vuol bene anche all’Inter…” Nella sua famiglia come hanno preso questa sconfitta di Pierluigi?

“La pensano come me, sono dispiaciuti perché sanno che si è persa l’occasione per vedere all’opera un buon amministratore”. Dei dieci ‘saggi voluto da Napolitano’ le ha detto qualcosa? “No, non mi ha detto niente. Mi ha raccontato quello che ha visto girando l’Italia in questi mesi”. Lui ha rinunciato definitivamente all’incarico? “Io credo non ha voluto prendere posizioni nette per non interrompere strade e volontà del Quirinale”. Suo fratello può ancora diventare premier? “Si, in un’altra vita forse…”, ha concluso amaro Mauro Bersani a ‘Un Giorno da Pecora’.

Valerio Onida, uno dei 10 saggi, è scettico!

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”Al momento e’ tutto molto aleatorio, non si puo’ essere molto ottimisti sul risultato di questa operazione”: cosi’ Valerio Onida, uno dei saggi indicati dal presidente della Repubblica per il gruppo riforme, a Otto e mezzo.

La stampa italiana contro Grillo!

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Beppe Grillo è destinato ad essere sempre al centro di numerose polemiche. Dopo avere infiammato il panorama politico italiano anche oggi, definendo i dieci saggi scelti da Napolitano come ‘badanti della democrazia’, il leader M5S guadagna una singolare copertina. ‘Oggi’, il settimanale di Rcs MediaGroup, lo immortala mentre nuota in piscina. Esplicito il titolo: ‘E lui se la ride. Mentre l’Italia va rotoli, lui se la gode in piscina’. Immediate le reazioni sul web, tra chi accusa il comico e chi se la prende con il giornale reo di aver diffuso una foto-copertina fuori luogo e fuori contesto.

Domani la “saggezza” sale al Colle!

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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riunirà domattina al Quirinale le personalità invitate a far parte, in funzione dell’impegno già svolto o del ruolo attualmente ricoperto, dei due gruppi di lavoro di cui ha promosso la costituzione indicando le motivazioni e i compiti”. E’ quanto si legge in una nota del Quirinale. “Il gruppo di lavoro economico-sociale ed europea si riunirà alle 11, quello sui temi istituzionali alle ore 12”.

”Risulteranno evidenti sia il carattere assolutamente informale e il fine puramente ricognitivo dell’iniziativa assunta dal Presidente della Repubblica sia i limiti temporali, d’altronde ovvi, dell’attività dei due gruppi”. Si legge ancora nella nota del Quirinale.

”A quanto si apprende, le riunioni dei gruppi di lavoro al Quirinale offriranno anche l’occasione per ogni ulteriore chiarimento opportuno, di fronte a commenti nei quali ai più larghi apprezzamenti si sono accompagnati non solo legittimi dubbi e scetticismi ma anche timori e sospetti artificiosi e del tutto infondati”, precisa il Colle.

I magnifici 10 gettano la spugna prima d’iniziare!

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“C’è stata un’esagerazione nell’attribuire a questo gruppo – spiega al Tgcom24 l’ex presidente della Regione Basilicata – compiti che il Presidente della Repubblica non ha annunciato di voler dare. Credo che si tratti di accompagnare quelle decisioni urgenti e non rinviabili per dare qualche segnale positivo al paese”.

Secondo Bubbico infatti, l’intricato nodo istituzionale lo potranno sciogliere solo i partiti. “Si è esagerato – dice – nell’ipotizzare che questo gruppo potesse risolvere problemi che solo i partiti e i gruppi parlamentari potranno risolvere con le modalità ordinarie”. Per il saggio fresco di nomina “la politica deve tornare in campo, è questa la verità. Il nostro paese – aggiunge – ha bisogno di interventi immediati, se riusciamo a condividere le priorità fondamentali avremo già adempiuto a un compito che la politica deve assumere con maggiore responsabilità”. Bubbico poi spiega che per i saggi “Napolitano non allude a un compito di arbitri o negoziatori del conflitto politico quanto a un protagonismo che serve a svolgere compiti immediati e urgenti”.

Ci si chiede allora cosa stiamo aspettando per dar vita a un Governo? Insomma i magnifici 10 gettano la spugna ancor prima di iniziare?

GIOVANARDI… CHE VERGOGNA ITALIANA!

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Mentre l’Italia è intenta a mangiare la colomba, c’è chi si permette di uccidere i morti e la memoria, che tra una manifestazione agghiacciante e pene leggere, si tenta,sia pure con difficoltà, di mantenere in vita!  Spera forse che nelle feste di Pasqua nessuno s’indigni?

Carlo Giovanardi, autore già di  “Due donne che si baciano? Come fare pipì in strada”  parla del caso di Federico Aldrovandi a La Zanzara su Radio 24. “I poliziotti sono vittime”, “il sangue nella foto – di Federico – non è vero”, “Grillo ha sterminato una famiglia e non gli è successo niente”. La madre di Federico, Patrizia Moretti, annuncia querela.

Ecco alcuni estratti dell’intervento di Giovanardi: ”Ipoliziotti del caso Aldrovandi non devono essere in galera. Gli agenti sono vittime come il ragazzo che è morto e non vanno cacciati dalla polizia. La manifestazione dei sindacati è legittima”.

E ancora: ”La sentenza dice che dopo una battaglia di perizie in tribunale c’è stata una condanna per omicidio colposo. Nessuna tortura, Aldrovandi non è morto per le botte, non è stato massacrato. I poliziotti hanno avuto una condanna che non è neppure assimilabile a quella di Grillo che ha accoppato padre, madre e un figlio uscendo di strada con il fuoristrada, ma non è mai andato in carcere. Per omicidio colposo, cioe’ negligenza e imprudenza, non va in carcere nessuno”.

”Aldrovandi – dice Giovanardi – ha la responsabilità di una persona che era in una situazione di agitazione psicomotoria anche per ingestione di sostanze stupefacenti, c’è stato uno scontro duro ed è accaduto l’imprevedibile, infatti è stato dato omicidio colposo. Era alterato, non era in grado di ragionare”.

”Andateci voi a bloccare una persona – dice Giovanardi ai conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo – trovate voi il sistema per cui durante una colluttazione con una persona robusta non succede niente. Invece qualcuno in Parlamento vuole introdurre il reato di tortura con l’ergastolo per gli agenti”.

”I poliziotti hanno fatto un errore, ma erano lì perchè i cittadini hanno telefonato per un’emergenza che magari hanno affrontato male e hanno dovuto chiedere rinforzi perchè non ce la facevano da soli – conclude – Aldrovandi era in una situazione di alterazione che ha provocato le telefonate dei cittadini e l’intervento della polizia. La foto che ha fatto vedere la madre è vera, ma la macchia rossa non è sangue. La madre del giovane dice che devono essere cacciati dalla polizia, invece no. Omicidio colposo significa che non c’è dolo, è imprudenza”.

Pronta la risposta di Patrizia Moretti su Facebook: ”Giovanardi non fa che insultarci da otto anni. E’ uno sciacallo che mente sapendo di mentire. Dice che il sangue di Federico non e’ vero. Lo querelo e tutti i danni li devolvo all’Associazione Federico Aldrovandi. Spero che anche Ilaria lo quereli per le offese a Stefano Cucchi”.

Ritirato il “palazzo di Jabba” di Star Wars

Star-Wars-la-serie-Lego-accusata-di-razzismo

La Lego, storica azienda danese di giocattoli, ha deciso di ritirare dalla produzione il “Palazzo di Jabba”, dopo le proteste sollevate dalla comunità islamica austriaca che riteneva offensivo il prodotto. La polemica era nata a gennaio, dopo che un padre austriaco di fede islamica aveva scoperto come sua sorella avesse regalato il prodotto al figlio. Il gioco, rivolto a bambini di età compresa tra i 9 e i 14 anni, era stato così accusato di essere anti-islamico. Il personaggio protagonita del giocattolo, “Jabba the Hutt” viveva nella sua tana intergalattica, una cupola orientale dotata di razzi e mitragliatrici molto simile a una moschea. E si mostrava anche la Principessa Leia in catene, come sua schiava personale.

La Lego non aveva acconsentito al ritiro del gioco perché riteneva di aver immesso sul mercato solo la riproduzione del palazzo del film, quindi nessuna allusione all’Islam.

Poi, la società costruttrice del gioco ha cambiato idea: a partire dal 2014, il prodotto verrà ritirato. La decisione è arrivata dopo un incontro a Monaco di Baviera tra i leader della comunità turca e alcuni dirigenti della Lego.

Draghi ha convinto Napolitano a non mollare!

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Pasquale Cascella, portavoce del Capo dello Stato, precisa su Twitter che ” è stato Napolitano a chiamare Draghi (e altri) per approfondire la valutazione sulla situazione determinatasi”. Ciò in risposta a un tweet in cui si parla della telefonata di Draghi, di cui ha scritto il Corriere, “per convincere Napolitano a non dimettersi”. Nel flusso ininterrotto di sollecitazioni a “non mollare”, quella del presidente della Bce sarebbe stata decisiva.

IL “GOLPE BIANCO” ITALIANO!

golpe bianco

Il Movimento 5 Stelle definisce un “Golpe Bianco” la creazione delle due commissioni di saggi da parte del Capo dello Stato. “Golpe Bianco? Parlamento commissariato, ancora non mi è chiaro cosa dovranno fare questi ‘saggi’ e come opereranno, su cosa”, scrive la senatrice Paola Nugnes, su Facebook. “Per il Presidente Napolitano evidentemente, nessuna donna è saggia e nessun cinque stelle lo è”, conclude parlando di un “mondo all’incontrario”.

Processo marò si riparte da zero.. quanto dobbiamo sopportare?

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Il ministero dell’Interno indiano ha affidato oggi alla Agenzia nazionale di investigazione (Nia) lo svolgimento di nuove indagini riguardanti l’incidente del 15 febbraio 2012 al largo del Kerala in cui sono implicati i maro’, accusati della morte di due pescatori indiani. Lo riferiscono le tv a New Delhi. Il 18 gennaio scorso la Corte Suprema aveva sottratto la vicenda a giustizia e polizia del Kerala sostenendo che quello Stato non aveva giurisdizione.

I saggi, ritorno alla Grecia… antica?

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Li chiamiamo saggi… ma all’estero che impressione fanno?

Un ritorno alla Grecia in tutti i sensi? C’ erano una volta 10 generali con a capo il Polemarco, il comandante supremo delle forze armate. I dieci generali erano scelti tra un centinaio di ufficiali eletti ed erano quelli più in vista… I nostri saggi erano un po’ meno noti… nessuno li conosceva fino a quando non sono stati scelti.

L'”esercito” di Napolitano, sembra una squadra allo sbando ancor prima di essere messa in campo per una partita! Personaggi con qualche ombre e poche luci che per 15 giorni studieranno, parleranno… perderanno tempo… mentre i mercati che faranno? Oscilleranno! La casta perde potere, ma con un atto “irrituale” Napolitano la ricostituisce. Il popolo vuole cambiamento? Il Presidente sceglie un “Vecchio Consiglio”, quasi un richiamo alla tribù. Per lasciare le cose al loro posto? Re Giorgio non scongela neppure Bersani… Lo tiene pronto lì per quando i saggi avranno esaurito la loro perdita di tempo! Sarà l’ultimo atto finale di un Presidente immobile nel suo “credo”, che sembra insensibile al grido di dolore di un’Italia dilaniata…

Dove risiede il potere politico ci si chiede all’estero? In un governo dimissionario? Nell’aborto goverantivo di Bersani ? O in 10 “servi saggi” al servizio del Re?

Dove sta il rinnovamento? Schiacciato dal peso degli anni! Nel congelamento del voto in una formula maschilista?

Una storia alla “Savoia”? Ci lasceranno un disco con il  “Governo si farà”? Non abbiamo speranza di avere un video su YouTube… un bel vinile non ce lo leverà nessuno.

Come spiegarlo a un inglese, a un francese, a un americano, a un australiano, a un cinese… a chiunque sulla faccia della Terra si chiede cosa sta capitando in Italia? Non ci sono precedenti, non ci sono accenni nella Costituzione, quella bella, bellissima decantata da Benigni, non contiene la formula dei saggi… Un motivo ci sarà? Naturalmente sì! L’Italia era una Repubblica… Ora sembra l’arca di Noè con 10 saggi… e il Paese affonda!

Che ne sarà di noi? La Grecia è ancora più vicina!

La cultura è al sicuro… c’è Quagliariello tra i saggi!

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“Posso dire che Marcello Dell’Utri ha dato tanto alla cultura politica di questo Paese: appassionato bibliofilo, è stato presidente della commissione Biblioteca del Senato per tanti anni. Stimato dai colleghi di tutti i gruppi…”

Peccato che lo abbiano appena condannato… altrimenti anche lui  sarebbe stato un “Saggio del Presidente”?

La cultura è salva!  Eravamo tanto preoccupati perché i cinema chiudono, i teatri hanno calato il sipario da tempo immemore, la tv è solo talent e reality, inframezzati da opere d’arte pubblicitarie! Di scultura, di pittura, di arti minori sono colmi i sotterranei e i magazzini dei musei… L’architettura è una “Nuvola” bloccata da Alemanno. Ma ora  almeno siamo stati rassicurati sulla cultura… c’è chi, come, Quagliarello, colto fra i Saggi ha una particolare sensibilità!

Mario e Fanny sul divano!

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Mario Balotelli e Fanny Neguesha, la coppia più paparazzata e ricercata del momento, ha deciso di postare su Twitter una foto di un loro momento intimo. Balotelli e Fanny Neguesha  sono ritratti sul divano, con tute militari, e si scambiano uno sguardo dolce e complice. La posa è molto  sexy. Balotelli  sembra veramente innamorato, come dichiarato qualche giorno fa, di Fanny. Se son rose fioriranno.

Valerio Onida, autobus e Costituzione!

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Valerio Onida, volendolo definire in sintesi è, di nascita, di spirito, di collocazione, membro della buona borghesia milanese, quella che studia e dopo ha il posto fisso fra l”Intellighentia”. L’insegnamento universitario di certo è  il suo trampolino di lancio  nel mondo  del reale. Le Regioni sono appena nate e negli anni ’70 lui va a  fare l’ esperto presso di loro, subito e anche dopo,  finché arriva a Roma, giudice e Presidente della Corte Costituzionale, dal 1996 al 2004. Dicono che sia uno spirito libero, fuori dai partiti, ovviamente non dagli apparati, con una tendenza che nasce cattolica e si avvicina alla sinistra. Voleva fare il Sindaco di Milano, ma è arrivato solo terzo. Forse è un peccato perché lui  dice che la città e i suoi problemi li conosce bene dato che va sempre in metro e in autobus. Ha reso anche noto il suo reddito, circa 319.ooo euro di imponibile annui.

Mario Mauro, deluso da B. fece il gran rifiuto! Ora è MacGyver.

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Colui che fece il gran rifiuto e dal Pdl traghettò a Scelta Civica quando Berlusconi si alleò con la Lega. Un volto storico anche  all’Europarlamento essendo stato anche  a capo della delegazione italiana del Ppe che ora si troverà a dover lavorare fianco a fianco con Giancarlo Giorgetti capogruppo del partito di Maroni alla Camera dei Deputati.

Inoltre in un intervista, subito dopo l’esito elettorale, Mauro dichiarava “Oserei dire che si tratta di un voto sul quale si è riversata l’ironia di Dio e l’ironia della storia per molti versi. Durante la campagna elettorale, noi ci siamo affannati a spiegare che tornare alla sfida Berlusconi-Bersani avrebbe significato riportare il Paese nello stallo e cioè prendere il paese in ostaggio senza fare riforme e sacrificarlo a una cultura del conflitto, dove l’aspetto della rendita politica è fine a se stesso”.

Quindi l’Onorevole Mauro dovrà essere un MacGyver capace di sciogliere il nodo (e l’ostaggio) che si è formato con il voto voluto dall’ironia di Dio?

I NOMI!

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Primo gruppo: Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Luciano Violante

Secondo Gruppo: Enrico Giovannini, Giovanni Pitruzzella (Istat), Salvatore Rossi (membro del Direttorio della Banca Italia), Giancarlo Giorgetti (Lega Nord) Filippo Bubbico, Enzo Moavero Milanesi.

Due settimane di tempo per poi portare al Presidente la relazione e le soluzioni sui punti cardini del prossimo governo. Al centro la questione economica e sociale.

Programma di governo…Due gruppi di Saggi a prepararlo… o i soliti accordi?

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Intanto auguri di Buona Pasqua! Sono giunto alla conclusione, che pur essendo molto limitate le mie funzioni, posso adoperarmi fino alla fine. Così dopo l’immobilismo dei partiti, arriva la risposta del Presidente della Repubblica

Come primo passo il Presidente formerà due gruppi di esperti  per predisporre  un programma su cui  si chiederà  l’adesione delle forse politiche e aprire la strada  alla formazione  di un nuovo govervo.

 Tutto rinviato a dopo Pasqua… il PAESE DEVE ATTENDERE. QUALCUNO CEDE o I SOLITI ACCORDI?

Letta e il suo rebus! No governissimo Pd-Pdl, aperte altre strade.

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Letta: “Abbiamo consegnato le nostre riflessioni. Abbiamo fatto un ascolto vero del risultato elettorale… abbiamo cercato il consenso di tutti. Abbiamo proposto un governo che fosse centrato sulla moralizzazione della vita pubblica, con esigenze socio-economiche per dare una risposta al Paese. Non è idoneo quindi un governissimo… i troppi no ascoltati in questi giorni e anche i no ascoltati qui, questa mattina, rischiano di negare la possibilità che il cambiamento possa avvenire. Quindi con rammarico abbiamo espresso fiducia piena nei confronti del Presidente della Repubblica e che non mancherà il supporto alle decisioni che lui prenderà”.

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