8 ambienti in 17 mq, la casa in tempo di crisi in cui non manca nulla

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E’ possibile in soli 17 mq avere 8 ambienti diversi? Sembra proprio che sia possibile.

Camera da letto, sala video con TV a schermo piatto, una sezione caffetteria con vista sul marciapiede, cucina che ospita 6 persone, bagno con vasca da bagno giapponese.

Questi gli ambienti della mini casa di Seattle.

Grazie ai soffitti alti circa 3 metri, il suo progettista Steve Sauer ha pensato bene di creare tre differenti livelli impilabili, da utilizzare al momento del bisogno. Tre livelli per un totale di otto spazi differenti.

Sono stati necessari 10 anni di progettazione, e forse per perfezionarla ce ne vorranno degli altri, ma oggi il risultato fa strabuzzare gli occhi. All’interno del suo micro-appartamento di Seattle, Steve vanta soluzioni su misura e tutti i comfort.

Un video dimostra che è possibile avere una vera e propria casa in soli 17mq!

Infarto ad alta quota, muore il pilota, atterraggio d’emergenza per i passeggeri

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L’infarto colpisce il comandante di un Boeing  737, partito giovedì sera da Houston e diretto a Seattle. A pilotare l’aereo resta solo il copilota che con l’aiuto di un pilota fuori servizio presente tra i passeggeri è riuscito a compiere un atterraggio di emergenza nell’aeroporto di Boise in Idaho. I due dottori a bordo dell’aereo che hanno provato a salvare il pilota non sono riusciti nell’impresa, l’uomo è deceduto appena arrivato in ospedale.

Catturato un 21enne con armi e molotov vicino all’Università di Seattle

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Poteva essere una strage e forse si è evitata dopo che e un 21enne originario del Nevada è stato arrestato a Seattle, nei pressi del campus dell’Università di Washington, con ordigni esplosivi. Le autorità hanno scoperto il giovane alla guida di un furgone rubato. Tra le armi rinvenute all’interno del veicolo c’erano due pistole, un fucile da caccia e bombe molotov. “Non abbiamo idea di quali fossero le sue intenzioni”,  ha detto il capo della polizia, ma sicuramente aggirarsi nei pressi di un campus armato fino ai denti non depone a favore del giovane.

 

I bikers si spogliano a Seattle

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Sfilata annuale dei bikers di Seattle e quest’anno al grido di “Bare as you dare” sono scesi in strada sulle loro biciclette coloratissimi e nudi! Da Cleopatra a Batman, tra i figli dei fiori (rivisitati) e “l’uomo fiore” la manifestazione ha attraversato le strade della città dello stato di Washington divertendo e stupendo i turisti accorsi a fotografare l’evento.

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Crolla un ponte: in salvo tre automobilisti finiti nel fiume

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Si è sfiorata la tragedia vicino a Seattle: è parzialmente crollato un ponte che collega la metropoli del nord-ovest degli Stati Uniti con Vancouver, in Canada, facendo finire due auto, con a bordo tre persone, nel fiume Skagit. L’allarme è stato immediato e l’arrivo tempestivo dei soccorsi ha evitato il peggio: sembra infatti l’incidente non abbia provocato nessuna vittima mentre le tre persone coinvolte sono state tratte in salvo. I tre automobilisti, per i quali si temeva il peggio a causa delle fredde temperature dell’acqua e delle sue correnti, sono ora in ospedale in condizioni stabili.

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“Ho sentito uno strano rumore, pensavo fosse la mia auto” afferma un testimone, che a bordo del suo veicolo aveva appena percorso il ponte. “È stato un tonfo” commenta un altro. Il loro racconto è stato fondamentale per ricostruire l’accaduto: a causare il cedimento della struttura lungo la trafficata Interstate 5, su cui transitano ogni giorno 70.000 veicoli, potrebbe essere stato l’urto di un Tir che e’ finito contro uno dei montanti. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto il camion allontanarsi dopo l’impatto e la caccia all’uomo, e al suo mezzo, ha subito avuto inizio, con le immagini delle televisioni locali che mostrano alcuni posti di blocco. Anche il National Transportation Safety Board (Ntsb) assicura che invierà una propria squadra sul posto per indagare. L’incidente e’ avvenuto alle 19 ora locale, le quattro del mattino in Italia. Il ponte, costruito nel 1955, si trova 70 chilometri a nord di Seattle. All’infrastruttura è assegnato un voto di 57,4 su 100, quindi oltre la sufficienza: il punteggio, però, lo colloca decisamente al di sotto del voto ’80’ medio per i ponti dello stato di Washington.

Ciao Kurt… 19 anni dopo!

Mi piace infiltrarmi nell’ingranaggio di un sistema fingendo di farne parte e poi lentamente far marcire tutto l’impero da dentro.

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Non c’è frase migliore per spiegare il fenomeno Cobain, ma se forse Kurt può avere una frase, che se pur limitante lo rappresenta, non c’è aforisma o parola per spiegare la rivoluzione che i Nirvana hanno operato. Artefice del grunge, figlio del rock, nipote stretto del punk rock e fratello dell’heavy metal che si incontra, e a volte si scontra, con l’hardcore punk e l’hard rock. Il grunge che supera il garage rock, che si ibrida, si contamina fino a diventare unico… un suono che è una città, che è quella Seattle di metà anni ’80, di quei camicioni di flanella, i capelli lunghi e i jeans strappati… è quel sapore tipico della birra dello stato di Washington, che le veniva dall’acqua prelevata dai pozzi artesiani. Quella stessa birra che ha segnato la cultura pop, che si era impressa sul paracadute attaccato al suo dragster. Quella città smeraldo, che si ghiaccia d’inverno, dove c’è un senso di sospeso, di mistico… di quelle note che vibrano e poi lentamente si trasformano per seguire il dolore dell’anima, quelle note che ti conoscono nel profondo, che sanno sviscerare la tua inadeguatezza a vivere… Kurt Cobain che travalica i confini di quello Stato sconosciuto a gran parte degli europei, di quella città che non è New York o Los Angeles… che non è neppure la ribelle San Francisco, che non è Chicago o Detroit… è la città in cui una piccola etichetta indipendente,  la Sub Pop di Jonathan Poneman e Bruce Pavitt, scova il nuovo fenomeno musicale e produce i primi dischi di band come Mad Season, Green River o Mudhoney. E poi arriva il 1991 e nulla sarà più lo stesso. Il mondo capisce immediatamente che i Nirvana stanno a Seattle come i Beatles stanno a Liverpool… che quella sonorità viene generata da quel “freddo” dell’anima che si rispecchia nelle montagne che circondano la città, che quei due album cambieranno per sempre la storia della musica a livello mondiale. E’ il 1991 è Ten dei Pearl Jam e Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. E’ il 1991 quando alcuni stati proclamano la loro indipendenza all’Unione Sovietica, è l’anno della Guerra del Golfo che, almeno a parole volge al suo termine. Quel secondo Vietnam, celato da vittorie che hanno il sapore di sconfitte… è l’anno in cui Kurt Cobain urla in un microfono il suo disagio e quell’urlo diventa la voce di milioni di adolescenti… come me! Quell’urlo che ti spacca l’anima e ti tira fuori il dolore e la rabbia che hai dentro, che ti fa sentire forte nel tuo essere vulnerabile, quell’inadeguatezza che diventa unicità…

A 19 anni dalla tua morte… GRAZIE KURT per avermi regalato l’URLO!

Frana l’isola negli States!

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Stanno facendo il giro del mondo le immagini di una frana avvenuta in un’isola nello Stato di Washington, vicino Seattle. Una parte della costa della Whidbey Island ha letteralmente ceduto questa mattina sprofondando in mare. Molte case sono state evacuate e l’intera zona è isolata. Le vie d’accesso alle abitazioni sono state interrotte. L’incidente non ha causato vittime, feriti o dispersi. I residenti raccontano che hanno sentito un rumore simile a quello di un tuono.

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Balotelli Jr negli Usa… inizia l’avventura Mls!

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Il fratello di Mario Balotelli, Enoch Barwua Abi, sta per provare l’avventura nella Mls. Un’occasione d’oro per il giocatore del Bogliasco (Serie D), nata dal passaggio di Obafemi Martins dal Levante al Seattle: l’ex interista sarà accompagnato dalla famiglia negli Usa. Con Martins, quindi, ci sarà anche la fidanzata Abigail, sorella di Enoch. Unico dubbio: non si sa se Balotelli junior giocherà in una serie minore o in un club affiliato col Seattle.

Il mio unicorno preferito

1“Due little pony! Veloce Mike!” grida la cameriera al barista.
Mike dietro il bancone, simile al botteghino di un circo anni ’40, mescola muddled orange con vodka di pere e di pesca, aggiunge triple sec, granatina, Oj e per finire sprite e sweet ‘n’ sour.
Nell’angolo opposto al bancone, tra muri a righe bianche e rosse, seduta su una panca zebrata, Leah si guarda intorno stupita e a disagio, in quel locale così particolare. Lei frequenta solo i ristoranti alla moda. Viene attratta dalla teste di plastica colorate degli animali appesi che, in una “pop art rivisitata”, imitano le teste impagliate dei country club. E’ stata Brianna a portare la sorella in quel pub, lei lo frequenta già da tempo.
Il locale a quest’ora è quasi vuoto, perciò Chuck ama andare lì a lavorare. Si mette al suo tavolo preferito, vicino ai flipper d’epoca. Ordina sempre veggie corndogs e una Pabst media. E subito dopo le sue mani  iniziano a correre sulla tastiera del portatile.
“Come ti trovi qui?” chiede Leah a Brianna mentre arrivano i due “little pony”.
“Seattle mi piace proprio, Leah”
“E all’università?”
“A me basta la terrazza d’ingegneria… Da lassù vedi tutta la città!” Poi Brianna sposta rapidamente il discorso sull’aperitivo “Ti piace?” e così evita di dover affrontare le sue difficoltà di studente al primo anno di veterinaria.
“Sì, buono… E i ragazzi?”
“L’università è piena!” e Brianna scoppia a ridere… Preferisce una battuta piuttosto che parlarle di Ian… Hanno due concezioni di vita diverse… La sorella ha sempre avuto un atteggiamento di rivalità nei suoi confronti. Alta, atletica e bionda, Leah sembra una cheerleader californiana… Brianna, invece è una ragazza mulatta, non molto alta, con lo sguardo dolce… Non ha mai avuto voglia di contendere il posto da reginetta alla sorella, ma ha sempre cercato di ritagliarsi un suo spazio. Sono come due magneti che si respingono.
Mentre Brianna avvicina il bicchiere alle labbra, avverte uno strano sibilo… Pensa di immaginarselo, poi vede gli occhi chiari di Leah dilatati e spaventati… Appoggia il bicchiere sul tavolo senza bere.

Chuck richiama l’attenzione della cameriera, gli chiede un elephant ear.
Brianna e Leah osservano Chuck… lui riprende a scrivere. Loro si tranquillizzano, quel suono non deve essere nulla di allarmante.
“Come va il lavoro?”
“Mi sono licenziata Bri…”
“Allora ti sei lasciata con Tony?”
“Sì, era una persona impossibile, ossessivo sul lavoro, pedante nella vita”
“Un mese fa non dicevi che era capace di annullare ogni problema?”
“Esatto… Fin quando non sono diventata io il problema e lui stava annullando me”
Brianna è stupita… La sorella di solito non è spiritosa… Ridono insieme ma la risata si spezza quando sentono di nuovo il sibilo. Stavolta è più prolungato, non finisce più.
“Che cazzo ha veramente senso?” si chiede in quel momento Brianna perché quel suono, sembra la minaccia di una distruzione imminente. E’ allora che arriva quel flash, quella luce fortissima che le acceca per un tempo interminabile, mentre il suono s’intensifica per poi cessare all’improvviso.
Quando i loro occhi tornano a fuoco, tutto sembra normale. La cameriera sta portando la frittella al tavolo di Chuck, mentre lui sorseggia la birra.
“Vado in bagno” dice Leah e si alza, ma in quel preciso momento… Di nuovo il sibilo e il mondo sembra sprofondare in un abisso dell’universo.

E’ Brianna la prima a rinvenire… sua sorella è a pochi passi da lei svenuta… il locale sembra intatto… Chuck continua a lavorare…
“Leah… Leah… Leah!” ci vuole tutta la forza che Brianna ha in corpo per farla svegliare.
“Successo… cosa… qui” non riesce ad articolare una frase fino a quando Brianna l’abbraccia e la tranquilizza. Qualsiasi cosa sia successa loro stanno bene… Quell’uomo continua a scrivere… Il mondo è li fuori… ma poi, quando si affacciano alla finestra vedono una Seattle in bianco e nero. Come se un effetto di instagram avesse resettato i colori  della città.
“Ian!” esclama Brianna e cerca il cellulare nella sua borsa a portafoglio.
“Ian chi?” l’incalza Leah.
Dopo aver cercato ovunque si ricorda di aver lasciato il cellulare sulla scrivania.
“Dammi il cellulare!” ordina a Leah.
Leah fruga nella sua borsa griffata e tira fuori l’ultimo modello, “Si è scaricato, mi dispiace! Ma chi è Ian?”
Rimane solo Chuck e Brianna vorrebbe gridargli “dammi un qualsiasi cazzo di cellulare!”, ma lui, se avesse voluto glielo avrebbe già dato, inutile andare a supplicare.
Escono dal locale tenendosi per mano e vengono inghiottite dal quella cappa decolorante… in pochi istanti la sciarpa rossa di Brianna diventa grigio scuro, mentre il suo berretto di lana marrone diventa bianco sporco.
Per la strada non c’è nessuno, solo auto grigie e nere che schizzano veloci – ben oltre il limite di velocità – quasi fossero guidate da computer impazziti che si divertono a lanciarle, come in un videogioco.
Arrivano all’Anderson Park. L’atmosfera è allucinata ed è forte l’odore di caffè tostato… tutti passeggiano su prati grigi, i bambini giocano su giostre bianche e nere, le panchine hanno un aspetto gotico. Le uniche che non hanno mutato colore sono le enormi scacchiere! Arrivano alla fontana… Sgorga caffè già zuccherato!

“Chissà Chuck cosa sta pensando?” si chiede Brianna e le dispiace di non essere più nel locale…  L’unico posto colorato della città.
Si siedono su una panchina… Brianna si guarda intorno… è opprimente vivere in quelle tonalità… cerca di ricordarsi i colori… ma sembrano svaniti dalla sua testa… o forse no…
“L’ho conosciuto a veterinaria…”
“Parli di Ian?” chiede Leah con una nota d’interessamento che Brianna non aveva mai sentito nella voce della sorella. Forse l’apocalittico scenario, sta rendendo umana Leah. La sottrazione dei colori, le ha fatto capire che ci sono anche le sfumature.
“Sì, Ian…” è ancora indecisa Brianna se proseguire, ma poi capisce che è l’unico modo per superare l’angoscia, lo stupore e l’impotenza che sta vivendo. “mi piace stare con lui…”
“Di che parlate?” è sempre più interessata Leah.
“Non so neanche più il numero delle volte che abbiamo riso vendendo il gatto Henri
“E chi è?”
“Un video su youtube… E’ un gatto intimista… in bianco e nero…”
“Stiamo in tema!”
Scoppiano a ridere ed è Leah la prima a stupirsi della battuta. Non è il suo stile… a lei piace tanto ridere davanti a “Modern Family” e commuoversi con Oprah Winfrey.
Dopo aver ripreso fiato Brianna prosegue “C’è questo gatto che gira per casa, trascinandosi dalla poltrona al davanzale e dal davanzale al pavimento e mentre la sua giornata scorre si leggono i suoi pensieri…  Pazzesco!”
“Mi devi mandare il link!”
“Non detesti tutte le palle di pelo esistenti sul pianeta?”
“Ho scoperto che c’è qualcosa di peggio!” Leah muove la testa e sembra fragile ora… annientata da quello che la circonda… “E poi di che altro parlate?”
“Di musica… Band of Horses, The Arcade Fire, The Arctic Monkeys, The Libertines…”
“Io sono rimasta a Rihanna!”
“Se colora la vita va bene anche quella”
Poi intorno a loro, lentissimamente sembrano tornare i colori e svanisce l’aroma del caffé.
Chuck scrive ancora al suo laptop  ed è arrivato al capitolo finale.
Finisce la birra… gli manca poco…  Sono mesi che ci sta lavorando… ha cambiato decine di volte il finale e anche ora non è convinto di tutto quel bianco e nero. Si chiede se è funzionale alla storia, se è coerente con il resto… se non è solo un gioco tra scrittore e personaggi.
Lo rilegge e sente che manca qualcosa… e mentre lui sta decidendo Brianna e Leah si pietrificano sulla panchina, in attesa della prossima riga.
Tic tac… Si agitano di nuovo i tasti del portatile.
“Che c’è laggiù?”
Brianna si sistema i suoi Ray Ban, ma non vede nulla di strano. Leah continua a indicare… fin quando anche Brianna lo vede e gli corre incontro.
Chuck nel locale si trova a un bivio, ma ha deciso di andare fino in fondo. Se deve ancora una volta scatenare le ire dei critici lo farà con un finale assurdo, incomprensibile, allucinato… altrimenti si metterà a scrivere le previsioni del tempo sul P-I.
Leah vede l’abbraccio tra Brianna e l’unicorno bianco. Lì proprio in quel parco, sotto gli occhi disattenti di tutti, che continuano a impegnarsi nelle attività sportive. Si chiede come sia possibile che nessuno li veda e si meravigli… Poi capisce che fino a qualche ora prima, fino a quando Chuck non l’aveva spinta a vedere il mondo da un punto di vista diverso, neppure lei se ne sarebbe  accorta.
Brianna si sta avvicinando a Leah a cavallo del bianco animale mitologico. Quando è a pochi passi le dice “Lui è Ian!”
Solo dopo questa frase, Leah vede l’unicorno trasformarsi.
Ora Brianna è sulle spalle di un ragazzo dai capelli scuri e gli occhi castani, che le sorride.
Per la prima volta nella sua vita Leah non ci prova neppure ad assumere la sua aria sensuale, quella con cui in passato aveva sempre attirato su di sé l’attenzione (solo per il gusto di farlo) di quei pochi ragazzi che Brianna frequentava.
“Ciao Ian, sono Leah, la sorella pallida di Brianna!” e lo abbraccia.
Chuck chiude il portatile. Ha appena finito di scrivere l’ultima riga. Ha paura che non funzioni, forse dovrà riscrivere il finale, ma ora non ha tempo… Oggi arriva Leah, la sorella di Brianna, la sua fidanzata.
In bocca al lupo, Chuck!

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