Cultura, voce dimenticata dal Governo Letta

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La riforma Gelmini ha gettato la cultura nel vespaio delle polemiche e in provvedimenti davvero difficili da poter giustificare come la decurtazione della Storia dell’Arte dai programmi del ministero operata proprio dall’ultimo governo Berlusconi. Gli italiani sono ultimi nei paesi  industrializzati secondo i dati dell’Ocse e sono inoccupabili secondo Giovannini, ma se i precedenti amministratori hanno operato riforme “originali”, il nuovo Governo sembra non porre alcun rimedio per correggere il tiro.

Ora sta circolando in rete un appello con il quale si sta cercando di sensibilizzare il ministro Carrozza al problema dell’insegnamento della Storia dell’Arte. L’appello è firmato anche da Adriano La Regina, Salvatore Settis, Cesare de Seta e Rosi Fontana:

APPELLO AL MIN. CARROZZA  PER IL RIPRISTINO DELLA STORIA DELL’ARTE

Che l’Italia sia il Paese al mondo con la maggiore quantità di beni artistici e culturali è cosa nota.

Possiamo vantare circa 6.000 siti archeologici, 4.700 musei , 46.000 beni architettonici vincolati, 44 i siti italiani patrimonio mondiale UNESCO, per non parlare della bellezza delle nostre città e dei nostri borghi, della miriade di opere d’arte sparse in chiese, palazzi, piazze.

Ma forse ci siamo talmente abituati e assuefatti a tale abbondanza d’arte che pervade ogni angolo del nostro Bel Paese, che neanche percepiamo la gravità insita nelle carenze delle nostre politiche dei beni culturali, troppo poco incentrate su una seria promozione alla valorizzazione e tutela del patrimonio e dunque sulla sua conoscenza  attraverso una “Politica della Formazione ai Beni Culturali”.

A proposito di quest’ultimo aspetto, è ormai tempo di cambiare rotta. Con una tale preziosissima eredità, è pensabile che i nostri ragazzi non studino adeguatamente il mondo in cui vivono e, soprattutto, in cui dovranno muoversi da adulti?

In un Paese come  il nostro ci si aspetterebbe che uno dei pilastri della formazione scolastica sia lo studio della Storia dell’arte, cioè della storia della principale risorsa che abbiamo la fortuna di aver ereditato. Invece forse non è stato sufficientemente evidenziato come proprio tale disciplina sia stata pesantemente decurtata dall’offerta formativa in diversi indirizzi delle scuole superiori dalla Riforma dell’ex Ministro Gelmini.

E’ fondamentale, soprattutto in una fase così complessa ed economicamente fragile come quella che l’Italia sta attraversando, attuare tempestivamente scelte che si muovano nella direzione opposta a quanto fatto negli ultimi anni. Intervenire con una Riforma dell’Istruzione che potenzi questo ambito di studio produrrebbe degli enormi benefici, a più livelli: civico-formativo ed economico-occupazionale (che corrispondono poi ai punti critici della nostra società).

Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, continuare ad impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio artistico, significa infatti ostacolare non solo una formazione culturale degna di questo nome, ma anche lo sviluppo di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura. Se non si apprende la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà  maturare il valore del rispetto per gli spazi comuni?

Si pensi poi all’innegabile potere che ha, a livello formativo, la sensibilizzazione alla bellezza e al valore dei nostri beni artistici: un adolescente che cresca educato in questa direzione, sarà un individuo meno soggetto al degrado che sempre più dilaga nelle nostre città.

Incredibilmente importanti, poi, sono le potenzialità che una approfondita formazione al nostro patrimonio artistico e archeologico avrebbe a livello occupazionale.

In Italia dovremmo poter vivere e lavorare principalmente di questo, mentre siamo al paradosso che i milioni di turisti che ogni anno vengono a visitare le nostre città e i nostri musei tornano a casa con un bagaglio di conoscenze relative alle nostre bellezze artistiche in proporzione molto maggiore rispetto alla cognizione che ne ha mediamente un italiano, il quale vive una intera esistenza in quel contesto senza aver avuto la possibilità di studiarne adeguatamente la storia e comprendere appieno valore. Se si continua a trascurare questo ambito per noi così vitale, come si finirà? Bisogna forse aspettare di veder deteriorati altri antichi beni, la cui precaria tutela in tempi recenti ha fatto tremare molti italiani al crollo di strutture millenarie come quelle di Pompei, per arrivare a comprendere finalmente che la più grande potenzialità economica e la più “pulita” industria italiana è proprio quella legata ai beni culturali?

Sono le domande che si pongono gli insegnanti di Storia dell’arte delle scuole superiori, firmatari di un appello rivolto al Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, e sottoscritto da grandi nomi del mondo della cultura e dell’arte, in cui si chiede di potenziare lo studio di questa meravigliosa e per noi vitale materia scolastica. Sarebbe un primo, fondamentale, mattone nella costruzione dell’Italia di domani.

Il governo Letta risponderà alla voglia di cultura che si innalza nel Paese o saremo per sempre condannati a essere inoccupabili e ignoranti?

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Italia bocciata dall’Ocse: l’istruzione nostrana si guadagna la maglia nera

studenti-ignoranti-tuttacronacaL’Ocse ha promosso un’indagine in 24 Paesi, realizzata in Italia dall’Isfol, sul livello dell’istruzione. Maglia nera? Agli italiani, ultimi per competenze alfabetiche, cioè le capacità linguistiche ed espressive fondamentali per vivere e lavorare ai giorni nostri, e penultimi in matematica. Il lato “positivo” è che si è ridotto il gap con gli altri Paesi tra quelli più industrializzati, ma sempre preoccupante resta la situazione. La scala di valutazione va da zero a 500. Per quello che riguarda le competenze alfabetiche, il punteggio medio degli adulti italiani è pari a 250, contro una media Ocse di 273. Controllando invece le competenze matematiche la media italiana è pari a 247 rispetto a 269 di quella Ocse. I punteggi sono riconducibili a sei diversi livelli di competenze con il terzo che viene considerato il minimo indispensabile per “vivere e lavorare nel XXI secolo”. E guardando alle competenze alfabetiche, ben il 27,9% non supera il primo livello, mentre solo il 29,8% degli adulti italiani si colloca dal terzo in poi (il 42,3% è al secondo). Spostandoci sul piano delle competenze matematiche la situazione migliora un po’, ma non molto: il 31,9% è al primo livello o al di sotto e appena il 28,9% è almeno pari al terzo (il 39% è al secondo). Sempre stando alle cifre diffuse dall’Isfol, “una delle situazioni più preoccupanti rimane quella dei Neet, cioè i giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. In termini di competenze alfabetiche il punteggio medio è pari a 242, cioè 8 punti sotto la media nazionale”. Il segnale di speranza però sembra esserci: “Si contrae lo scarto con la media Ocse relativamente alle competenze alfabetiche e si riscontra un miglioramento complessivo rispetto alle altre indagini svolte negli ultimi anni, mentre gran parte degli altri paesi rimane stabile”. Inoltre, aggiunge, “i dati mostrano anche una significativa riduzione del divario tra maschi e femmine”.

La sicurezza dell’insicurezza scolastica. Stanziati 450 mln a fronte di 5 mld

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Un nuovo annuncio entusiastico da parte di un ministro del governo Letta. Questa volta è il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, intervistata dall’Unità, a dichiarare

”Centocinquanta milioni di euro in più rispetto ai trecento milioni nel triennio 2014-2016 già annunciati. Questo è lo sforzo che stiamo compiendo nel decreto legge del Fare per sistemare e potenziare il patrimonio italiano di edifici scolastici”.

Spiega Carrozza, che da sempre parla della necessità di mettere in sicurezza le scuole, soprattutto dal rischio terremoti:

”I 300 milioni di euro spalmati in tre anni arrivano da risorse Inail. Per gli altri 150 milioni una tantum nel 2014 è già prevista la suddivisione tra le Regioni. In pratica il ministero fa da ‘facilitatore’, sono gli Enti locali che conoscono il territorio decidere quali istituti necessitano di interventi urgenti e a utilizzare le risorse. Ovviamente dobbiamo vigilare affinché vengano spese bene”.

Era il 12 dicembre 2012 quando il Sole24, in un articolo a firma di Eugenio Bruno e Giorgio Santilli analizzava il problema in questi termini:

Per la messa in sicurezza degli istituti scolastici italiani servono almeno 5 miliardi. A lanciare l’appello-allarme è stata l’Upi nel convegno “Ricostruire la scuola” organizzato ieri a Torino. Degli 8,5 miliardi di fabbisogno totale per gli oltre 5mila edifici di proprietà delle Province, il 60% serve per adeguarli alle norme di legge; un altro 25% è necessario per nuove costruzioni, ristrutturazioni, ampliamenti (2,1 miliardi); il restante 15% è destinato ad assicurare l’efficientemente energetico (1,2 miliardi).

E aggiungeva:

Ma è l’esposizione al rischio a rendere la situazione seria: il 37% degli edifici scolastici si trova in aree ad alto rischio sismico e il 9,6% a elevato rischio idrogeologico. Delle 24.073 scuole localizzate in aree ad alto rischio sismico 4.894 si trovano in Sicilia, 4.872 si trovano in Campania, 3.199 in Calabria.

A fronte di questi dati è possibile risolvere il problema con 450 milioni stanziati in 3 anni a pioggia? Il “decreto del fare” sta diventando un “decreto del dire”?

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Scattano gli arresti per il diplomificio di attori e calciatori

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Erano state dure le parole del ministro dell’IstruzioneMaria Chiara Carrozza sul caso del “diplomificio” in cui attori e calciatori potevano acquistare un diploma di scuola media superiore senza frequentare le lezioni: 
“La vicenda dell’istituto paritario “Luca Pacioli” di Nola è molto grave. Si tratta di un episodio inaccettabile che getta discredito sull’impegno serio e quotidiano delle nostre istituzioni scolastiche. Auspico che si faccia presto piena luce sul caso, sul quale il Ministero e l’Ufficio scolastico regionale stanno facendo approfondite verifiche”: lo dichiara il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza sul caso rivelato da Repubblica.

Così sono finiti in manette due fratelli,  Alfredo e Mario Vissicchio, che sono stati posti ai domiciliari con un ordinanza di custodia cautelare. Obbligo di firma invece per altri sette tra coordinatori didattici, assistenti amministrativi e “procacciatori” di nuovi studenti provenienti da diverse regioni d’Italia.

Il provvedimento, spiega una nota delle Fiamme gialle, è stato emesso nell’ambito di un’ indagine che ha portato “alla luce le attività criminali di un sodalizio delinquenziale capeggiato dai due fratelli, amministratori della società titolare delle parità scolastiche rilasciate dall’ufficio scolastico regionale di napoli per l’esercizio di istituti per geometri e ragionieri, dedito alla commissione di plurimi reati di associazione per delinquere, interruzione di pubblico servizio, truffa ai danni dello stato e falso continuato”.
Chi erano gli studenti dell’istituto?
Tra essi figurerebbe anche una giovane attrice italiana, Micol Olivieri, balzata alle luci dei riflettori per la sua partecipazione alla serie tv di Canale 5 “I Cesaroni” e  un lungo elenco di giovanissimi calciatori non professionisti ma che militano in diverse squadre Primavera anche di club importanti. Inoltre tra gli iscritti ci sarebbe anche il calciatore dell’Avellino Gianmarco Zigoni. Gli “studenti”  sarebbero stati portati da dei “procacciatori” che avrebbero preso una percentuale sulle iscrizioni.
Quanto costava un diploma?
Con una spesa che partiva dai 2.500 e arrivava ai 5.000 euro si poteva ottenere un diploma da geometra o ragioniere senza frequentare le lezioni. 
   
 

L’Ocse boccia la scuola italiana

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Tempo di maturità, ma è la scuola italiana a non passare l’esame dell’Ocse. L’Italia è stata bocciata e bollata come un paese che non valorizza l’istruzione: numero basso di laureati e un corpo docente tra i più anziani. Questi i dati rilevati da organizzazione che riunisce i 34 Paesi più industrializzati del mondo che ha appena stilato il rapporto “Education at Glance” nel quale rileva che solo il 15% nel 2011 dell’intera popolazione italiana (tra i 25 e 64 anni) ha conseguito un’educazione di livello universitario. La media Ocse invece è del 32%.

 

145mila studenti disabili e mancano gli insegnanti di sostegno.

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Metti una Grazia a scuola! La Deledda sarà insegnata in letteratura

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Crescendo peggioriamo! Più bravi alle elementari che alle medie

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Scuola, protesta contro i tagli: niente riscaldamento e più vacanze

Le Province italiane decideranno a breve la chiusura dei riscaldamenti nelle scuole e conseguentemente l’aumento delle vacanze per gli studenti: lo ha detto il nuovo presidente Upi, Antonio Saitta, spiegando che l’iniziativa ”prende le mosse per protestare contro i tagli di 500 milioni decisi con la spending review”. Azioni analoghe, ha aggiunto, potranno essere decise dal prossimo ufficio di presidenza, per i trasporti e i centri per l’impiego,”che molto probabilmente verranno chiusi”.

Tagliamo le gambe al futuro!

BENVENUTI IN ITALIA!!!

Vandali alla Falcone nel quartiere Zen di Palermo

”Questa volta hanno distrutto e saccheggiato la presidenza e la segreteria. Comincio a chiedermi che senso abbia tenere ancora aperto questo istituto: sono deluso e stanco, non intravedo una via d’uscita”. Così Domenico Di Fatta, preside della scuola Giovanni Falcone nel quartiere Zen di Palermo, dopo l’ennesimo atto vandalico.

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