I mammut estinti a causa dei fiorellini

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La forza dei fiori! Alcuni giganti estinti nell’era glaciale, tra cui i potenti mammut e rinoceronti lanososi sarebbero estinti secondo gli scienziati a causa dei fiori di campo.
Gli scienziati che hanno studiato il DNA che è conservato nei sedimenti  dell’Artico e nei resti di questi antichi animali hanno concluso che queste bestie nell’era glaciale hanno fatto affidamento sui fiori ricchi di proteine ​​che un tempo ricoprivano la regione . Ma il drammatico cambiamento climatico ha causato un forte calo dei fiori, lasciando l’Artico coperto invece di erbe e arbusti che tuttavia non avevano lo stesso valore nutritivo e non potevano sostenere i grandi mammiferi erbivori.

Il cambiamento di vegetazione sarebbe iniziato circa 25.000 anni fa e terminato circa 10.000 anni fa proprio nel periodo di estinzione di alcuni grandi animali. Gli scienziati per anni hanno cercato di capire cosa ha causato questa estinzione di massa, quando i due terzi di tutti i più grandi mammiferi nell’emisfero settentrionale si estinsero .

“Ora abbiamo, dal mio punto di vista, almeno, una spiegazione molto credibile , ” ha affermato Eske Willerslev dell’Università di Copenhagen, esperto di DNA antico che ha guidato un team internazionale di ricercatori. I risultati contraddicono quindi l’idea che gli esseri umani che arrivarono in queste regioni durante l’era glaciale avessero l’estinto alcune specie di mammiferi a causa dell’eccesiva caccia. Cade quindi la cosiddetta di ipotesi di Blitzkrieg .

“Pensiamo che la causa principale (dell’estinzione di massa) non sono gli esseri umani”, ha detto Willerslev, anche se non ha escluso che i cacciatori umani potrebbero aver dato il colpo di grazia ad alcune specie già in diminuzione a causa delle forniture alimentari. La regione artica, una volta pullulava di mandrie di grossi animali, in qualche modo simili a una savana africana. Gli scienziati hanno effettuato una storia di 50.000 anni della vegetazione attraverso l’Artico, la Siberia e Nord America e hanno ottenuto 242 campioni di sedimenti da vari siti artici. Proprio nello studio delle feci e analizzando il contenuto dello stomaco dei resti mummificati degli animali dell’Era Glaciale si è determinato che molti animali potessero vivere  grazie a una pianta conosciuta con il nome di forbs – essenzialmente si tratta di fiori di campo .

2014 BW32: l’asteroide che si sta avvicinando alla terra

asteroide-tuttacronacaAlle 16.35 di lunedì 3 febbraio 2014 BW32, un piccolo asteroide che si sta avvicinando alla terra, sarà a poco più di 700mila chilometri da noi. Gianluca Masi, l’astronomo responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma, spiega: “Questo nuovo asteroide si avvicinerà al nostro pianeta ad una distanza di sicurezza che è circa il doppio di quella che separa Terra e Luna, a poco più di 700mila chilometri dalla Terra, circa 1,8 volte la distanza della Luna”. E sottolinea: “Naturalmente non vi è alcun rischio di collisione con la Terra, ma sarà una preziosa occasione per studiare da vicino uno di questi corpi celesti”. L’asteroide che si sta avvicinando ha un diametro di circa 20 metri, “abbastanza grande rispetto agli asteroidi che recentemente si sono avvicinati al nostro pianeta”. ”Sarà ben visibile dall’Italia, anche se è molto debole e passerà velocissimo: per osservarlo sarà necessario un telescopio di buone dimensioni”. 2014 BW32 ”è già visibile nei nostri cieli, e dopo il passaggio ravvicinato diminuirà rapidamente in luminosità”. Il momento migliore per osservarlo sarà tuttavia nella serata del 3 febbraio, visto che la luce diurna impedirebbe di vederlo.

Ma quanti anni ha il Grand Canyon? Scontro tra gli scienziati!

grand-canyon-tuttacronacaCome mai scienziati, geologi e archeologi polemizzano tra loro? L’oggetto di discussione è l’età del Grand Canyon e la polemica è tornata a riaccendersi dopo che un recente studio americano ha sostenuto che la formazione abbia solo 5-6 milioni di anni, con un paio di aree molto più antiche, forse risalenti all’età dei dinosauri. A sostenere la tesi, illustrata nel rapporto per ‘Nature Geoscience’, è stato Karl Karlstrom dell’università del New Mexico. “Il canyon di oggi è giovane anche se ha ‘usato’ vecchi segmenti”. Ma alla fine del 2012, una ricerca apparsa sulla prestigiosa rivista ‘Science’ aveva attribuito al Grand Canyon ben 70 milioni di anni. Ovviamente questi altri studiosi si mantengono sulla loro posizione: “Dovremo capire come mai tanta discrepanza di risultati”, ha osservato secca l’autrice Rebecca Flowers dell’università del Colorado. Per dare un età al Canyon, gli esperti utilizzano una metodologia chiamata ‘termocronologia’, con cui studiano la temperatura delle rocce al presente, tentando di risalire a quella del passato.

A 7 anni chiede agli scienziati di regalarle un drago: riceve offerta di lavoro!

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Niente criceto, gattino, cagnolino, o pesci rossi:  la vivace bimba di sette anni del Queensland, voleva nientedimeno che un drago per natale. Non sapendo che pesci pigliare, i genitori le suggerirono di inviare una richiesta all’ente australiano per le scienze (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organizaton – CSIRO). Ma il prestigioso istituto a sua volta non sapeva come rispondere alla circostanziata letterina inviata da Sophie, sapendo di non poter suo malgrado soddisfare la richiesta. Almeno non appieno.
Sbigottiti e divertiti dalla richiesta, gli scienziati infatti si sono dati subito da fare, creando ad hoc un bel draghetto fatto di titanio, che hanno spedito a Sophie, con un bigliettino di accompagnamento in cui, insieme alle scuse per non avere in corso delle ricerche sui draghi, le offrivano la possibilità, una volta cresciuta, di andare a lavorare con loro. Purché, ed è questa la condizione sine qua non, riesca a mantenere intatta la sua “curiosità”.
Per nulla delusa, Sophie ha tratto ispirazione dal messaggio: da grande vuole andare a lavorare alla CSIRO, del tutto convinta che gli scienziati australiani sono in grado di fare qualsiasi cosa, ha detto sua madre al Canberra Times.

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Sophie aveva scritto:
Salve caro scienziato,
Mi chiamo Sophie e ho 7 anni. Il mio papa’ mi ha parlato degli scienziati che lavorano al CSIRO. Sarebbe possibile per voi fare un drago per me? Sarei felice se ci riusciste, ma se non potete, non fa niente.
Se fosse una ragazza, la chiamerei Senzadenti, e se fosse un maschio lo chiamerei Stuart.
Lo terrei nella mia area verde speciale dove ci sono (sic) tanto spazio. Gli darei da mangiare pesce crudo e gli metterei un collare. Se dovesse farsi male, lo medicherei. Giocherei con lui tutti i fine settimana, quando non c’e’ scuola.
Con affetto da Sophie
E questa la risposta postata dagli scienziati sul sito web della CSIRO:
Siamo impegnati nella ricerca scientifica dal 1926, e siamo piuttosto orgogliosi di quanto abbiamo realizzato. Abbiamo messo delle banconote fatte di polimeri nei vostri portafogli, repellente per insetti sulla vostra pelle, e Wi-Fi nei vostri dispositivi. Ma ci manca qualcosa. Non ci sono draghi.
Negli ultimi 87 anni circa non siamo stati in grado di creare un drago o uova di drago. Abbiamo avvistato un drago barbuto ad oriente con i nostri telescopi, abbiamo osservato libellule (draghi-mosca in inglese) e persino misurato la temperatura corporea del drago (ctenophora)  Mallee (una lucertola). Ma il nostro lavoro non si e’ mai addentrato nei draghi della specie mitica, sputafuoco.
E di questo, Australia, ci dispiace.

Scoperta “Mandela”, una nuova specie di aragosta

aragosta-mandela-tuttacronacaNell’Oceano Indiano, al largo delle coste del Sudafrica, alcuni ricercatori inglesi hanno scoperto una nuova specie di aragosta che, in onore del leader scomparso lo scorso dicembre, verrà chiamata “Mandela”. A renderlo noto è il quotidiano britannico Daily Mail che allega al pezzo una foto del crostaceo. Si tratta di un esemplare di piccole dimensioni, più simile ad un granchio che ad un’aragosta. “La specie è stata trovata a grandi profondità in un’area isolata ed identificata nell’estate del 2013. Abbiamo pensato che darle il nome di Mandela sarebbe stato un bel tributo a questo uomo straordinario”, hanno spiegato i ricercatori. aragosta-mandela1-tuttacronaca

La Supernova era esplosa 27 anni fa. Ora, la polvere di stelle

supernova-esplosione-tuttacronacaE’ Matteo Marini, su Repubblica a parlarci di quello che è rimasto a seguito dell’esplosione della Supernova 1987A, che venne osservata nel febbraio di 27 anni fa. Ora, spiega Marini, “gli astronomi dell’European southern observatory hanno puntato il telescopio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), verso il luogo dove avvenne il gigantesco “botto” che mise fine alla vita di questa stella, distante da noi 168mila anni luce. Nel 1986 il bagliore che arrivò dalla violenta morte di questo astro, situato nella nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, fu visibile per diversi giorni anche a occhio nudo. Ora gli astronomi la studiano, a diverse lunghezze d’onda (i dati di Alma sono quelli evidenziati in rosso), per capire quanta polvere si formerà dopo l’esplosione. Le osservazioni sulla Supernova 1987A, nei due anni che seguirono l’evento, mostrarono una quantità di polvere ad alte temperature (milioni di gradi) piuttosto bassa. Grazie alla elevata sensibilità di Alma è invece possibile rilevare le tracce di polvere molto più fredda (che qui risultano pari, come massa, a un quarto del nostro Sole). SN 1987 rappresenta un’occasione unica perché ci sono diverse “candidate” Supernovae abbastanza vicine a noi ma non è possibile prevedere tra quanto quanto tempo esploderanno. Calcolare come avviene la dispersione della polvere a così breve distanza temporale dall’esplosione permetterà di comprendere meglio anche la dinamica della formazione delle galassie nel neonato Universo”.

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Naso all’insù: c’è lo spettacolo delle Quadrantidi

quarantidi-tuttacronacaOcchi al cielo per gli amanti delle stelle e per tutti coloro che non temono queste notti fredde. Il 2014 sarà ricordato tra quelli più ricchi di asteroidi e comete. In assenza di Ison, che aveva promesso spettacolo ma non è sopravvissuta al passaggio ravvicinato col Sole, non resta che mettersi con il naso all’insù (confidando le nubi sgombrino il cielo) e godersi lo spettacolo delle stelle cadenti. Tra la fine di dicembre e la metà di gennaio vanno in scena infatti le Quadrantidi, uno sciame meteorico meno conosciuto delle Perseidi (metà agosto) o delle Geminidi (inizio dicembre), ma comunque spettacolare. Se il picco di questa pioggia luminosa si è avuto nella notte tra il 3 e e il 4 gennaio, gli esperti dell’Unione astrofili italiani (Uai) hanno spiegato che nelle ore che ci condurranno all’Epifania ci sarà un grande spettacolo. L’assenza della Luna renderà il cielo particolarmente scuro e, quindi, adatto alla visione delle Quadrantidi. Unico limite allo spettacolo potrebbe essere imposto dalle nuvole che copriranno i cieli soprattutto del Nord e del Centro Italia.

Appena scoperto, si sbriciola nell’atmosfera: l’asteroide 2014 AA

asteroide-tuttacronacaE’ il Mirror Planet Center a riportare la notizia che un asteroide, scoperto soltanto poche ore prima dell’impatto e designato con la sigla 2014 AA, si è disgregato senza creare alcun danno alle 6:00 (ora italiana) del 2 Gennaio 2014. Con un diametro compreso fra due e quattro metri, è stato distrutto nell’impatto. E’ solo la seconda volta che un oggetto simile viene scoperto poco prima dell’ingresso nell’atmosfera senza essere visto durante l’avvicinamento alla Terra. Nessun frammento avrebbe raggiunto il suolo.

Ma quale mito! James Bond era un alcolizzato! Lo dicono i medici

jamesbond-alcolizzato-tuttacronacaJames Bond beveva troppi vodka Martini, molti oltre il limite consentito dal servizio sanitario britannico, e tutta quest’assunzione di alcool lo avrebbe reso impotente, con gravi problemi di fegato e tremori. E’ questo il colpo che gli scienziati britannici hanno assestato al mito dello 007 più famoso di tutti i tempi. A svelarlo, un gruppo di medici inglesi il cui studio è stato pubblicato sul British Medical Journal. Analizzando i libri di Ian Fleming, gli studiosi hanno calcolato che la spia di Sua Maestà consumava in media 92 unità di alcol alla settimana, oltre quattro volte il limite massimo raccomandato. In poche parole, sarebbe stato quasi sempre troppo ubriaco per compiere le sue imprese. Si è calcolato che prima dell’inseguimento in ‘Casino Royale’ si era già bevuto 39 unità di alcol. E certo l’eccesso di alcool non avrebbe aiutato neanche le sue performance sessuali con le bond girls, condannandolo all’impotenza.

XY8, l’asteroide che “sfiorerà” la Terra domani

asteroide-tuttacronaca-2013 XY8Ha un diametro di circa 40 metri l’asteroide 2013 XY8. Relativamente piccolo e appena scoperto, domani avrà il suo massimo avvicinamento alla Terra, alle 12,25. Come spiega l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma: “Passerà a meno di due distanze lunari, vale a dire a circa 720.000 chilometri: nessun problema, quindi perché non c’è alcun rischio che possa costituire una minaccia per la Terra”. Si tratta del secondo asteroide ad avvicinarsi di più alla Terra nel 2013, dopo il 2012 DA14, del 15 febbraio scorso. Questo, tuttavia, era più vicino di circa 25 volte e il suo passaggio è stato a circa 27.700 chilometri dalla Terra. L’asteroide 2013 XY8 “è stato scoperto perché si sta progressivamente avvicinando alla Terra e di conseguenza riusciamo a vederlo sempre più brillante”, spiega Masi. Il suo passaggio rappresenta un’occasione interessante per i ricercatori “perché permette di studiare il gruppo degli asteroidi più piccoli. Se non fosse che di tanto in tanto si avvicinano avremmo seri problemi ad osservarli”.

Medusa rossa… un mostro mortale!

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Si credeva ormai estinta, essendo stata avvistata l’ultima volta 100 anni fa, quando fu lo scienziato americano Alfred Gainsborough sindaco in Queensland, nel 1910 a vederne un esemplare. La medusa invece è stata ritrovata da Puk Scivyer dell’UnderWater World Aquarium di Mooloolaba, durante il salvataggio di una tartaruga marina.

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Non si sa molto di questa specie misteriosa di medusa, i cui esemplari misurano 50 centimetri di lunghezza e  a contatto della pelle rilasciano una sostanza così urticante che può essere letale. Si tratta della medusa più grande mai vista in Australia. I biologi marini sono sconcertati dal fatto che il temibile esemplare sia riuscito a restare nascosto per un così lungo periodo. Gli scienziati allo stato attuale non conoscono ancora quale sia l’habitat di questa medusa, quale la sua aspettativa di vita e a quanti esemplari ammonti la temibile specie.

Il “sole triplo” in Mongolia!

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Si è triplicato il sole nei cieli della Mongolia e ha tenuto gli abitanti a guardare il cielo. Il fenomeno non è nuovo ed è conosciuto dagli scienziati: il “sole triplo” si genera quando i cristalli di ghiaccio creano nuvole a 6000 metri d’altezza, le quali riflettono la luce e creano l’effetto ottico. Quindi solo illusione, ma il suo fascino è comunque tale da restare a naso in sù!

 

Un geko, una rana e una lucertola… come non si erano mai visti prima!

animali-australia-tuttacronacaTre specie di vertebrati che hanno vissuto isolati per milioni d’anni. E’ stata questa la scoperta fatta da alcuni scienziati australiani che hanno esplorato un “mondo perduto” nel nord dell’isola. Sul promontorio di Cape Melville, rilievo alto centinaia di metri e composto di rocce di granito, sono giunti una troupe televisiva di National Geographic e Conrad Hoskin, della James Cook University, che ha spiegato: “La cima di Capo Melville è un mondo perduto . E scoprire queste nuove specie è il lavoro di una vita”. Proprio lo scienziato ha avuto l’opportunità di aggiungere alla classificazione delle specie viventi il geco con una piastra allungata per coda su cui compaiono due occhi finti che è stato ribattezzato Saltuarius eximius (eccezionale in latino). L’animale misura circa otto pollici ed è il superstite di un tempo dove la foresta pluviale copriva una vasta area della pianura australiana. Ma non solo: gli scienziati, il cui lavoro è stato pubblicato su Zootaxa, hanno individuato anche una nuova specie di lucertola e una rana dalla pelle dorata.

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La cicogna che finisce in carcere: scambiata per una spia!

cicogna-imprigionata-egitto-tuttacronacaUna “spia” francese caduta in mano agli egiziani a Qena, a circa 450 km dal Cairo e finita dietro le sbarre? L’idea era quella. Solo che la presunta “spia” era atipica: una cicogna con un dispositivo elettronico nell’ala. Il mistero però è stato presto svelato: il dispositivo non era altro se non un piccolo microcip utilizzato da scienziati transalpini per condurre uno studio sulla fauna selvatica.

Naso all’insù: nei prossimi giorni arriva l’asteroide 2003 DZ15

asteroide2003dz15-tuttacronacaSi sta avvicinando alla Terra l’asteroide 2003 DZ15, un Neo, ovvero una di quelle rocce spaziali che si avvicinano abbastanza all’orbitra terrestre, del diametro di 153 metri. Ma non serve allarmarsi: l’unico “pericolo” è godersi lo spettacolo del suo passaggio. L’asteroide torna a distanza di 10 anni dal suo ultimo passaggio e passerà a una distanza pari a nove volte la distanza che separa il nostro pianeta dalla Luna. Il transito è previsto nella notte fra lunedì 29 e martedì 30 luglio E’ l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma, a spiegare: “L’asteroide raggiungerà la distanza minima dalla Terra, pari a 3,5 milioni di chilometri, intorno alle 2,30 del mattino del 30 luglio. Ma in quel momento sarà difficile vederlo perchè sarà molto basso sull’orizzonte. Le condizioni ideali per osservarlo ci saranno invece intorno alla mezzanotte del 30 luglio, poco prima del passaggio ravvicinato”. Scoperto dieci anni fa, l’asteroide 2003 DZ15 è stato avvistato nei giorni scorsi dal programma di sorveglianza Pan-Starrs (Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System) gestito dall’università della Hawaii. “Aspettavamo il suo ritorno”, ha detto Masi.

Allarme terremoto lanciato dagli scienziati: rapporto diretto con il fracking

fracking-terremoto-tuttacronacaLa conferma ufficiale che esista un rapporto diretto tra le attività di estrazione di gas naturale attraverso la fratturazione idraulica, o fracking, e alcuni terremoti sembra arrivare da tre articoli pubblicati sulla rivista Science. E se tale tecnica sembra essere responsabile di sismi di bassa intensità, fino al 3°, la tecnica di iniezione delle acque reflue nel sottosuolo – associata al fracking o anche a tecniche per la geotermia – potrebbe produrre terremoti anche superiori al 5°. Andrebbe inoltre considerato il fatto che i terreni sottoposti a queste tecniche possono risultare più sensibili alle conseguenze di violenti terremoti in altre parti del mondo, le cui onde sismiche potrebbero produrre contraccolpi disastrosi. Secondo William Ellsworth, sismologo all’US Geological Survey, il terremoto che colpì l’Oklahoma il 6 novembre 2011 fu causato da un vicino impianto di iniezione di acqua ad alta pressione nel sottosuolo. Stando al sismologo, in soli 10 anni sono quasi decuplicati i terremoti superiori alla magnitudo 3: da una media di 21 all’anno nel 2000 a un massimo di 188 nel 2011. Tale cambiamento non può derivare da cause naturali: negli ultimi 10-15 anni gli USA hanno avvitato una vasta campagna di trivellazioni per l’estrazione di shale gas. Il gas di scisto, più comunemente noto come gas naturale, è abbondantissimo negli USA: lo si estrae pompando in profondità enormi quantità di acqua ad altissima pressione in grado di rompere gli strati geologici dov’è intrappolato, così da permetterne poi la rapida risalita in superficie. Oltre al rischio di contaminazione delle falde acquifere, si sostiene che il fracking possa provocare anche terremoti: su un secondo studio pubblicato si legge che almeno la metà dei terremoti, di intensità pari o maggiore ai 4,5°, avvenuti negli USA negli ultimi 10 anni hanno interessato aree limitrofe ai siti di iniezione delle acque. Un terzo studio, a opera di due ricercatori dell’Università della California a Santa Cruz, ha preso in considerazione la sismicità prodotta dagli impianti geotermici. Stando agli studi, la pratica di iniettare acqua in profondità per favorire l’estrazione di energia geotermica produce terremoti i cui numero e intensità si riducono proporzionalmente alla riduzione del volume di fluido iniettato o estratto. In Italia non si utilizza il frackling, ma ci sono centrali geotermiche. E potrebbe insorgere una preoccupazione anche per l’attuale Campi Flegrei Deep Drill Project, che ipotizza in futuro una centrale geotermica. Emily Brodsky, autrice di uno degli studi, ha spiegato: “Dobbiamo riuscire a studiare più a fondo questi fenomeni per essere in grado di informare gli operatori sulla quantità di acqua che è possibile aspirare o iniettare in sicurezza”. Il timore è che l’indebolimento del sottosuolo e la pressione esercitata sulle faglie possano attivare terremoti di intensità maggiore associati con supersismi in altre parti del mondo. I terremoti in Cile del 2010, in Giappone nel 2011 e a Sumatra nel 2012 hanno avuto ripercussioni negli Stati Uniti: le onde sismiche prodotte hanno infatti fatto tremare con maggiore intensità le aree interessate da fracking o da centrali geotermiche. Per il principio di precauzione, stando a simili valutazioni, tali attività potrebbero essere interrotte e la Francia ha approvato già da qualche anno una monatoria sul fracking. Gli Usa, al contrario, puntando all’indipendenza energetica dall’estero, stanno incrementando gli impianti di estrazione.

Il nuovo mantello dell’invisibilità… che fa “sparire” gli animali

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Il nuovo modello di mantello dell’invisibilità arriva dall’Indocina e non ha nulla a che fare con il comodo indumento indossato da Potter. Si tratta di una piccola scatola formata da sottilissimi pannelli di vetro che deviano i raggi di luce, permettendo così agli oggetti al suo interno di sparire. Gli ideatori, scienziati della Nanyang Technological University di Singapore, hanno girato un video per mostrare l’efficacia della loro invenzione, dentro la quale alcuni animali vengono nascosti.  La spiegazione scientifica è semplice: gli oggetti sono visibili quando la luce rimbalza loro addosso arrivando ai nostri occhi, che elaborano le informazioni. Se le onde luminose non riescono a rimbalzare dall’oggetto, questo diventa essenzialmente invisibile. Da qui l’idea di deviare i raggi di luce. L’invenzione al momento è ancora da perfezionare, visto che riesce a nascondere alla vista gli oggetti solo da alcuni angoli ed è parzialmente visibile. Di positivo ha che è costruita con normali pannelli di vita e non metalli particolari, è poco ingombrante e funziona anche con la luce visibile, non solo con microonde e luce polarizzata. Commenta Sir John Pendry: “E’ un’autentico passo in avanti per la ricerca: controllare la luce è un’idea seria, non è un divertimento degli scienziati”.

1998 QE2: l’asteroide in arrivo questa notte

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Alle 22.59 di questa notte, l’asteroide “1998 QE2”, con i suoi 2.7 km di diametro, farà il suo massimo avvicinamento alla Terra, a circa sei milioni di chilometri dalla Terra, oltre 15 volte la distanza dalla Luna. Non c’è nessun rischio di collisione dunque, come ha spiegato anche la NASA. Una vera fortuna, considerate le sue dimensioni, che sarebbero in grado di spazzare via la vita dal nostro Pianeta, qualora ci fosse un’ipotetica collisione. Ma non ci sarà alcun rischio. Gli astronomi, tuttavia, avranno la possibilità di studiare le caratteristiche dell’asteroide grazie a telescopi ad alta risoluzione. Il loro obiettivo è quello di comprendere sia le origini dell’oggetto celeste che di migliorare la precisione dei dati orbitali, numeri indispensabili che permetteranno di comprendere se non ci siano, in futuro, rischi potenziali e prevedere la traiettoria che assumerà il corpo. Certo, rimane un’operazione complicata quella ci comprendere quali siano i corpi celesti che possono rappresentare una minaccia futura. Questo perchè gli asteroidi, a causa della loro bassa capacità di riflessione sono di solito invisibili all’occhio dei telescopi nonchè troppo piccoli per causare effetti gravitazionali osservabili. L’ipotesi di un impatto di un asteroide dalle misure rilevanti, ossia oltre i 45 metri di diametro, resta comunque rara: accade solo tre volte nell’arco di circa ogni mille anni.  Resta comunque fondamentale raccogliere il maggior numero di informazioni possibili, così che sia possibile prevedere i movimenti dei cinque  asteroidi individuati dalla NASA come possibile minaccia, sempre in ambito potenziale, con una probabilità di collisione su un milione. Tornando al passaggio di “1998 QE2”, l’asteroide è stato scoperto  nel 1998 dal Massachusetts Institute of Technology e, per questa notte, la NASA ha previsto una diretta streaming: sarà Charles Bolden, capo dell’agenzia spaziale, a raccontare in diretta il passaggio dell’asteroide.  L’astronomo Lance Benner del Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena ha spiegato l’importanza di una simile osservazione: “E’ possibile capire in modo dettagliato la sua dimensione, forma, rotazione, così come le caratteristiche superficiali e la sua origine”. Ma non solo: “Il passaggio di questi oggetti rappresenta un modo per esplorare un’intera classe di corpi del sistema solare”, ha spiegato l’astronomo. Non si conosce ancora quale sia la forma esatta di “1998 Qe2″. Dalla NASA si è invece saputo che l’asteroide ha con sè un satellite, una “luna” che gli ruota attorno ed ha una lunghezza di circa 600 metri, scoperto dagli scienziati del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena guidati da Marina Brozovic. Le concavità osservate sulla sua superficie, secondo la Nasa, potrebbero essere crateri causati da precedenti collisioni: è stato poi stabilito come compia una veloce rotazione su se stesso in meno di quattro ore.

Gli archi rossi nei cieli europei!

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Nei cieli d’Europa, la prova delle tempeste geomagnetiche. Telescopi e ad alta definizione dell’osservatorio Asiago sono riusciti a identificare alcuni “archi rossi” poco luminosi, invisibili ad occhio nudo.

Gli archi emanano una lunghezza d’onda molto specifica di luce rossa, ma sono troppo deboli per essere visti ad occhio nudo”, si legge. A differenza delle aurore, appaiono a latitudini più basse: per gli scienziati c’era troppo inquinamento luminoso in Europa per poter notare i fiochi archi rossi. Ma grazie al nuovo All-Sky Imaging Air-Glow Observatory (ASIAGO), che si trova nel nord Italia, a Padova, è stato possibile rintracciare questo fenomeno. Un team internazionale di scienziati ha osservato il cielo durante una tempesta geomagnetica che ha colpito la Terra nel 2011. Dopo aver confrontato le loro osservazioni con quelle satellitari e terrestri, i ricercatori hanno scoperto che gli archi rossi potrebbero mostrarsi in gran parte dell’Europa, dall’Irlanda alla Bielorussia.

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La bibita killer!

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Le bibite  zuccherate a base di soda, le bevande sportive o energy drink e i succhi di frutta dolci sono responsabili ogni anno nel mondo della morte di 180.000 persone, 500 al giorno. A stimarlo è una ricerca presenta dall’Harvard School of Public Health di Boston alla conferenza annuale dell’American Heart Association dedicata alla nutrizione e alle malattie metaboliche. “Questa tipologia di prodotti consumati in tutto il mondo contribuiscono all’eccesso di peso, una delle cause dell’aumento del rischio di sviluppare patologie croniche come il diabete, le malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro”, spiegano i ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston.

Lo studio, esaminando precedenti ricerche, ha collegato l’assunzione di bevande zuccherate a 133.000 decessi per diabete, 44.000 per malattie cardiovascolari e 6.000 per le neoplasie. Il 78% di queste morti sono avvenute in Paesi dove la popolazione ha redditi medio-bassi, piuttosto che in quelli più ricchi. “La nostra ricerca – avvertono gli scienziati – mostra che negli Stati Uniti, circa 25.000 decessi nel 2010 sono collegati a questo tipo di bevande zuccherate”. L’American Heart Association raccomanda di consumare non più di 450 calorie a settimana provenienti dalle bevande zuccherate, sulla base però di una dieta di 2.000 calorie.

I ricercatori hanno calcolato i quantitativi di zucchero e dolcificanti assunti dalla popolazione mondiale grazie alle bibite. Raggruppando i risultati per età e sesso, ma anche effetti sull’obesità e il diabete, e decessi correlati. Ebbene su nove regioni del pianeta nel 2010 la zona America Latina-Caraibi ha registrato il maggior numero di morti per diabete (38.000) legato proprio al consumo di bevande zuccherate. Mentre l’Asia ha il maggior numero di decessi per patologie cardiovascolari (11.000). Tra i 15 Paesi più popolosi del mondo, il Messico ha il più alto consumo pro-capite di bevande zuccherate e il tasso più alto di decessi: 318 morti per milione di adulti legate all’assunzione di bevande dolci. Mentre il Giappone, uno dei Paesi con il più basso consumo pro-capite di bevande zuccherate del mondo, ha anche fatto registrare il più basso tasso di mortalità associato con il consumo di queste bibite: circa 10 decessi per milione di adulti.

Un problema quello delle bevande zuccherate che risulta dannoso soprattutto per i bambini. Fra i ragazzini che le consumano, le bibite di questo tipo sono la prima causa di un apporto calorico troppo alto. A dirlo uno studio della University of North Carolina di Chapel Hill pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Inoltre, il consumo di bibite come la soda dolcificata, i drink alla frutta e gli energy drink, e’ associato anche con un piu’ alto consumo di cibi poco sani. Gli scienziati hanno esaminato i dati provenienti dal 2003-2010 What We Eat in America e daiNational Health and Nutrition Examination Surveys: i ricercatori hanno esaminato campioni provenienti da 10.955 bambini fra i 2 e gli 8 anni. Le bibite zuccherate sono le principali cause del maggior apporto calorico fra i bambini di 1-5 anni e quelli fra 6 e 11 anni.
Negli Stati Uniti il consumo di bevande zuccherate è molto diffusa. E’ recente l’ultima notizia nel braccio di ferro fra autorità e produttori sul consumo di questi prodotti. Pochi giorni fa è stato infatti bloccato a poche ore dalla sua entrata in vigore, lo stop alla vendita di bibite ad alto contenuto zuccherino in contenitori più grandi di 16 once (poco meno di mezzo litro) nella città di New York. A deciderlo è stato il giudice della corte suprema a Manhattan Milton Tingling  Junior, che ha revocato il divieto voluto dal sindaco della città Michael Bloomberg. Il primo cittadino ha annunciato che presenterà ricorso.

Cosa dice il vostro cane? Ora lo scienza lo spiega!

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Tutti i proprietari di cani dicono la stessa cosa. Sono capaci di dire esattamente quello che pensa il loro animale. Non vi sforzate di spiegare che questa pretesa facolta è il frutto del loro amore per l’animale, rischiate di contrariarli e di passare per un profano.

Del resto possono ora sostenere che la loro idea ha un appoggio scientifico. Ricercatori americani hanno in effetti constatato che è possibile identificare con precisione le emozioni dei cani semplicemente osservando i loro cambiamenti di espressione facciale. E lungi da essere un affare per iniziati. Lo studio ha esattamente stabilito che dei volontari dotati di piccola esperienza della compagnia canina erano comunque capaci di capire quando un cane era felice, triste, in collera o sorpreso alla sola osservazione di una foto della testa dell’animale.

Per Tina Bloom, la psicologa conduttrice del progetto “non c’è alcun dubbio che gli uomini sono capaci di riconoscere gli stati emozionali sugli altri umani e di leggere con precisione le loro espressioni facciali. Noi abbiamo dimostrato che sono ugualmente capaci di esswere precisi quando si tratta di identificare le espressioni del viso di un cane”, ha detto dans le Journal Behavioural Processes nel quale è stato pubblicato lo studio.

Per arrivare a questa conclusione, Tina Bloom e la sua equipe hanno presentato delle foto di Mal, un berger belga di cinque anni che esprimevano diverse emozioni, a cinquanta volontari divisi in due gruppi in base alla loro esperienza con i cani.

Per provocare queste espressioni facciali, i ricercatori hanno rimproverato il cane quando volevano che esprimesse tristezza, gli hanno fatto feste se volevano che fosse felice, lo hanno sorpreso nel mezzo di un momento di agitazione o lo hanno snervato prendendolo di sorpresa travestiti da ladri… Al punto di ottenere una serie di foto con tutta la gamma delle espressioni facciali differenti.

Risultato, l’emozione più largamente riconosciuta era dio gran lunga la felicità con l’ 88% di risposte buone , seguita da vicino dalla collera con il 70% di risposte positive. Un po’ più del 45% dei partecipanti allo studio è stato capace di riconoscere quando Mal sembrava aver paura, mentre il 37% hanno saputo identificare la tristezza nell’aria di cane bastonato di Mal.

Alla fine, le espressioni canine che si sono dimostrate essere le più complicate a riconoscere sono state la sorpresa e il disgusto che hanno raccolto rispettivamente il 20% e il 13% di risposte buone.

Fatto notevole, i ricercatori hanno constatato che i partecipanti poco abituati alla presenza canina erano nei fatti i più svelti a capire quando un cane è in collera o ha disgusto. Per i ricercatori è certamente perchè i proprietari di cani sono convinti della non aggressività del loro animale e identificano qusta espressione come un semplice segnale di voler giocare.

Tina Bloom spera che nuove ricerche siano condotte su specie di animali differenti al fine di poter determinare se questa apparente empatia naturale con la razza canina si può applicare a tutti i mammiferi o se si applica all’inverno per l’evoluzione e la prossimità di cui l’uomo e il cane danno prova ormai da migliaia di anni.

 

Ci sono gli alieni sotto il ghiccio dell’Antartico?

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Forse alieni non ci sono ma sicuramente sono forme di vita sconosciute queslle scoperte da alcuni scienziati russi che da decenni studiano la crosta ghiacciata dell’Antartico. Gli studiosi hanno anche aggiunto che, ad alte profondità, nel lago di Vostok, sia possibile trovare tracce che riportino a prima dell’era glaciale e che siano utili a poter individuare forme di vita presenti su altri pianeti.
Durante le ricerche è stato ritrovato del DNA batterico non corrispondente però a nessuna specie conosciuta. A confermare le teorie russe ci sono gli scienziati inglesi e quelli americani che hanno a loro volta riscontrato batteri sconosciuti nell’analisi di alcune areee della calotta antartica.
«Quando abbiamo cercato di identificare a chi potesse appartenere il DNA», ha dichiarato uno degli studiosi russi, «questo non coincideva con nessuna specie conosciuta e il grado di somiglianza era inferiore all’86%, il che ci informa che la forma di vita rinvenuta è sconosciuta all’uomo».

Torna di moda l’ombelico… ma ora si chiama lato O!

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Non tutti lo trovano attraente, ma il lato-O delle star, ovvero il loro ombelico , è considerato una delle parti più sexy del corpo. E se tra gli studiosi ancora si dibatte sulla possibilità che possa essere scientificamente considerato un’arma di seduzione, le star non esitano a metterlo in bella mostra.

Ritrovati frammenti del meteorite caduto sugli Urali!

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Sembravano introvabili i frammenti del meteorite che si è abbattuto sugli Urali, invece gli scienziati dopo attente ricerche hanno trovato alcuni resti. Ora saranno analizzati.

I frammenti rinvenuti sono di cm 0,5-1. Si presentano come piccoli pezzi di roccia nera e sono stati trovati intorno al buco di ghiaccio creato dalla caduta del meteorite.

Gli scienziati hanno confermato l’origine extraterrestre di decine di minuscoli frammenti nei pressi del lago Chebarkul nella regione di Chelyabinsk in Russia. Naturalmente è scattata anche la speculazione e alcuni locali ne hanno approfittato  per mettere su un “commercio di pietre extraterrestri”, a prezzi stratosferici.

Sembra confermato che il meteorite sia esploso in 7 grandi pezzi e in centinaia di piccole parti. E’ uno dei pezzi più grandi a essere caduto nel lago Chebarkul, formando un buco di ghiaccio 8 metri di diametro.

Uno scienziato ha confermato che “Questa è una pietra meteorite, una condrite ordinaria. Abbiamo analizzato i minerali più comuni che si trovano all’interno di questi frammenti: il ferro metallico, olivina e solfito, “.

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