Lo studio shock che arriva dal Canada: di calcio si può morire!

gol-testa-tuttacronacaUn gruppo di ricercatori di Toronto, in Canada, che hanno trascorso anni a studiare le cause della morte di Jeff Astle, leggenda del West Bromwich, sono giunti, come spiega il Times, alla conclusione che il decesso è conseguente ad una malattia professionale, come le complicazioni respiratorie per i minatori o l’asbestosi per certi operai. Secondo gli studiosi, infatti, sarebbero stati i suoi tanti colpi di testa effettuati durante le partite a portarlo a una morte prematura nel 2002 all’età di 59 anni. Iricercatori hanno dimostrato che colpire il pallone con la testa può provocare dei micro-traumi cranici che rischiano di causare una forma di Alzheimer. Lo studio, pubblicato dalla rivista scientifica Brain Injury, rileva che i colpi di testa gli avrebbero provocato piccoli e regolari traumi cranici al cervello, degenerati poi in demenza. Il professor Tom Schweizer della University of Toronto ha spiegato: “Non capiamo con precisione gli effetti a lungo termine sulle abilità cognitive. Ma ci sono un paio di studi che dimostrano una correlazione tra il colpire la palla con la testa e soffrire di deficit cognitivi a lungo termine”. Neil Rioch, fondatore dell’associazione che riunisce gli ex giocatori dell’Aston Villa, condivide la conclusione: “C’è un’alta percentuale di giocatori che soffrono di Alzheimer o demenza. Non ci sono solo le partite, questi atleti colpivano di testa almeno dieci volte di più in allenamento”.

La fantascienza diventa realtà: la mano bionica di Dennis firmata Italia

lifehand2-tuttacronacaSi chiama “LifeHand2” la sperimentazione che ha reso possibile donare il senso del tatto a un arto artificiale. Un progresso unico al mondo raggiunto grazie al genio italiano. Si tratta di una mano bionica in grado di sentire la consistenza e la forma degli oggetti che impugna. Al progetto internazionale, come spiega Manuela Perrone su Il sole 24 ore, hanno  lavorato medici e bioingegneri  di quattro strutture italiane: l’Università Cattolica-Policlinico Agostino Gemelli, il Campus Bio-Medico e l’Irccs San Raffaele, tutte a Roma, e la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Assieme al gruppo di ricerca hanno partecipato  anche l’Ecole Polytechnique Federale di Losanna e l’Istituto Imtek dell’Università di Friburgo. La mano bionica sensibile è stata sperimentata per otto giorni da Dennis Aabo Sorensen, un danese che nel Capodanno del 2004 subì l’amputazione della mano sinistra a causa dello scoppio di un petardo. A Dennis, scelto dopo una serie di test psicologici,  sono stati impiantati nei nervi mediano e ulnare del braccio quattro elettrodi intraneurali, delle dimensioni di un capello. Il delicatissimo intervento è stato effettuato il 26 gennaio dell’anno scorso al Policlinico Gemelli di Roma dal neurochirurgo Eduardo Marcos Fernandez. Dopo tre settimane trascorse con i ricercatori a fare esercizi per imparare a riconoscere i diversi impulsi finalmente il risultato è stato raggiunto: una protesi biomeccatronica che attraverso gli elettrodi si collega  al sistema nervoso centrale grazie ad una serie di algoritmi  in grado di trasformare in un linguaggio comprensibile al cervello di Dennis le informazioni provenienti dalla protesi. Il tutto è stato messo a  punto dal gruppo coordinato da Silvestro Micera, docente di biorobotica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e a Losanna.

2014 BW32: l’asteroide che si sta avvicinando alla terra

asteroide-tuttacronacaAlle 16.35 di lunedì 3 febbraio 2014 BW32, un piccolo asteroide che si sta avvicinando alla terra, sarà a poco più di 700mila chilometri da noi. Gianluca Masi, l’astronomo responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma, spiega: “Questo nuovo asteroide si avvicinerà al nostro pianeta ad una distanza di sicurezza che è circa il doppio di quella che separa Terra e Luna, a poco più di 700mila chilometri dalla Terra, circa 1,8 volte la distanza della Luna”. E sottolinea: “Naturalmente non vi è alcun rischio di collisione con la Terra, ma sarà una preziosa occasione per studiare da vicino uno di questi corpi celesti”. L’asteroide che si sta avvicinando ha un diametro di circa 20 metri, “abbastanza grande rispetto agli asteroidi che recentemente si sono avvicinati al nostro pianeta”. ”Sarà ben visibile dall’Italia, anche se è molto debole e passerà velocissimo: per osservarlo sarà necessario un telescopio di buone dimensioni”. 2014 BW32 ”è già visibile nei nostri cieli, e dopo il passaggio ravvicinato diminuirà rapidamente in luminosità”. Il momento migliore per osservarlo sarà tuttavia nella serata del 3 febbraio, visto che la luce diurna impedirebbe di vederlo.

Ma quanti anni ha il Grand Canyon? Scontro tra gli scienziati!

grand-canyon-tuttacronacaCome mai scienziati, geologi e archeologi polemizzano tra loro? L’oggetto di discussione è l’età del Grand Canyon e la polemica è tornata a riaccendersi dopo che un recente studio americano ha sostenuto che la formazione abbia solo 5-6 milioni di anni, con un paio di aree molto più antiche, forse risalenti all’età dei dinosauri. A sostenere la tesi, illustrata nel rapporto per ‘Nature Geoscience’, è stato Karl Karlstrom dell’università del New Mexico. “Il canyon di oggi è giovane anche se ha ‘usato’ vecchi segmenti”. Ma alla fine del 2012, una ricerca apparsa sulla prestigiosa rivista ‘Science’ aveva attribuito al Grand Canyon ben 70 milioni di anni. Ovviamente questi altri studiosi si mantengono sulla loro posizione: “Dovremo capire come mai tanta discrepanza di risultati”, ha osservato secca l’autrice Rebecca Flowers dell’università del Colorado. Per dare un età al Canyon, gli esperti utilizzano una metodologia chiamata ‘termocronologia’, con cui studiano la temperatura delle rocce al presente, tentando di risalire a quella del passato.

L’italiano che “cattura” la ragnatela cosmica che collega le galassie

ragnatela-cosmica-tuttacronacaE’ stato l’italiano Sebastian Cantalupo, che lavora negli Stati Uniti presso l’università della California a Santa Cruz, a osservare per la prima volta una ragnatela cosmica di gas che collega fra loro le galassie. L’impresa è stata possibile grazie alla luce diffusa da un quasar distante che ha illuminato i filamenti. A renderlo possibile il telescopio Keck I nelle Hawaii. Il quasar è un nucleo galattico attivo che emette radiazioni intense alimentate da un buco nero gigantesco al centro di una galassia e illumina come un faro la rete di filamenti di gas che si estende per circa 2 milioni di anni luce.

”Si tratta di un oggetto molto eccezionale: è enorme, almeno due volte più grande di qualsiasi nebulosa rilevata prima, e si estende ben oltre l’ambiente galattico del quasar” ha rilevato Cantalupo.     Il modello cosmologico standard, che descrive la formazione delle strutture nell’universo, prevede che le galassie siano incorporate in una ragnatela cosmica di materia, la maggior parte della quale (circa l’84%) sarebbe costituita da materia oscura invisibile. Questa ragnatela risulta dalle simulazioni al computer sull’evoluzione della struttura dell’universo, che mostrano la distribuzione della materia oscura su larga scala, compresi gli aloni di materia oscura in cui le galassie si formano e la rete cosmica di filamenti che le collegano. La gravità fa in modo che la materia ordinaria segua la distribuzione della materia oscura, in modo che i filamenti di gas diffuso e ionizzato siano tenuti a seguire un modello simile a quello visto nelle simulazioni. Fino ad ora, tuttavia, questi filamenti non erano mai stati osservati.     ”Abbiamo studiato altri quasar in questo modo senza rilevare tale gas esteso”, ha detto Cantalupo. ”La luce del quasar ? ha aggiunto – è come un fascio luminoso e in questo caso siamo stati fortunati che la ‘torcia’ sia rivolta verso la nebulosa e illumini il gas”.

Google Moon… scopre una base aliena sulla Luna?

base-aliena-luna-tuttacronacaMistero extraterrestre? A sottolinearlo è il canale YouTube “Wowforreeel”, che si occupa pubblicamente della pubblicazione di video che testimoniano presunti avvistamenti di UFO. La nuova ipotesi è che ci sia una base aliena sulla luna. L’idea nasce, come spiega l’Huffington Post, dall’aver scoperto, grazie a Google Moon, lo strumento dell’azienda di Mountain View che consente di esplorare vaste aree del pianeta, uno scintillante triangolo che non sembrerebbe avere niente a che fare con la superficie lunare circostante. E ora la rete s’interroga se sia solo un cratere, molto particolare, o non si possa trattare di qualcos’altro, come una nave spaziale oppure l’ingresso di una base aliena. Stando all’analisi delle immagini, l’oggetto dovrebbe avere una base di 125 metri e un’altezza di circa 90 metri. Curiosi i sette puntini che si intravedono sotto il triangolo, che tra l’altro presenta un curioso (poiché preciso) angolo di 90°. Tutti indizi che lascerebbero pensare a una “costruzione” e non a una particolare conformazione del terreno. Sul web, inoltre, fanno notare come la strana “apertura” individuata sulla Luna sia molto simile, per forma e dimensione, a una cavità “sospetta” trovata dai navigatori in Antartide grazie a Google Earth.

Fuochi d’artificio dallo spazio: appuntamento a marzo

buco-nero-nube-di-gas-tuttacronacaE’ stato denominato Sagittarius A* ed è un buco nero che potrebbe regalarci la più spettacolare collisione con una nube di gas mai vista. Il buco nero, di massa 4 milioni di volte più grande del Sole e situato al centro della nostra galassia dovrebbe scontrarsi con la nube di gas G2, di massa circa tre volte superiore a quella della Terra e in viaggio verso di essa, dando origine a una sorta di fuochi d’artificio spaziali. La collisione dovrebbe avvenire a marzo e generare una serie di effetti visivi sensazionali, oltre a fornire preziose informazioni sugli effetti gravitazionali del buco nero. Sagittarius A* è infatti un buco nero appartenente alla categoria dei supermassicci, tipicamente difficilmente visibili, e la sua collisione potrebbe rappresentare quindi un’occasione da sfruttare al meglio. Jon Miller, professore di astronomia presso l’Università del Michigan, ha spiegato: “Sarei felice se Sagittarius A* diventasse improvvisamente 10mila volte più luminoso. Ma è anche possibile che ciò non avverrà”. Se la G2 si rivelerà composta completamente da gas, la regione intorno al buco nero sarà illuminata da una banda di raggi-X per alcune decine di anni, mentre il buco nero divorerà lentamente la nube. Ma c’è anche la possibilità che la G2 copra una vecchia stella. In quel caso l’esposizione dovrebbe essere meno spettacolare. Gli astronomi hanno anche realizzato un video con la simulazione dell’evento:

“I più dotati sono pieni di vizi”: le persone intelligenti bevono di più

alcool-intelligenza-tuttacronacaUna singolare tesi quella sostenuta da uno studio recentemente apparso sulla Review of General Psychology. Si ritiene infatti che alcool e intelligenza potrebbero essere connesse in quanto chi ha un quoziente intellettivo superiore alla media tende a bere di più. Per giungere a una simile conclusione è stato somministrato, a un gruppo di 1500 volontari, un test d’intelligenza che ha dimostrato che quelli più dotati intellettualmente erano quelli con il vizio dell’alcol. Secondo lo psicologo John D. Mayer della Western Reserve University, le persone più intelligenti tenderebbero a fare maggiormente proprie le esperienze evolutive ed il consumo di alcolici, unitamente a quello di sostanze stupefacenti e tabacco.

Scoperta “Mandela”, una nuova specie di aragosta

aragosta-mandela-tuttacronacaNell’Oceano Indiano, al largo delle coste del Sudafrica, alcuni ricercatori inglesi hanno scoperto una nuova specie di aragosta che, in onore del leader scomparso lo scorso dicembre, verrà chiamata “Mandela”. A renderlo noto è il quotidiano britannico Daily Mail che allega al pezzo una foto del crostaceo. Si tratta di un esemplare di piccole dimensioni, più simile ad un granchio che ad un’aragosta. “La specie è stata trovata a grandi profondità in un’area isolata ed identificata nell’estate del 2013. Abbiamo pensato che darle il nome di Mandela sarebbe stato un bel tributo a questo uomo straordinario”, hanno spiegato i ricercatori. aragosta-mandela1-tuttacronaca

La “Mano di Dio” catturata dai telescopi della Nasa

mano-di-dio-nasa-tuttacronacaSono stati i telescopi spaziali della Nasa, Nustar e Chandra, a catturare ai raggi x un’immagine che ricorda una mano e che è stata battezzata “Mano di Dio”. L’immagine è apparsa al centro di una nebulosa di materiale generata dall’esplosione di una stella. nel dettaglio, l’immagini si riferisce a una stella di neutroni, una pulsar, e vi appare un mano di colore blu le cui dita si perdono in una nuvola rossa. La potente pulsar è nota con il nome di PSR B1509-58 e la relativa nebulosa che prende la forma di una mano risulta composta da un flusso incessante di elettroni e ioni creatisi dal collasso della stella. “Non sappiamo se la forma della mano è un’illusione ottica”, ha detto Hongjun An, della McGill University di Montreal. “Con Nustar la mano sembra più un pugno”. Era il giugno 2012 quando la Nasa lanciava il telescopio Nustar, Nuclear Spectroscopic Telescope Array, con lo scopo primario d’individuare e studiare i buchi neri supermassicci. Chandra fu invece portato nello spazio nel luglio ’99.

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Naso all’insù: c’è lo spettacolo delle Quadrantidi

quarantidi-tuttacronacaOcchi al cielo per gli amanti delle stelle e per tutti coloro che non temono queste notti fredde. Il 2014 sarà ricordato tra quelli più ricchi di asteroidi e comete. In assenza di Ison, che aveva promesso spettacolo ma non è sopravvissuta al passaggio ravvicinato col Sole, non resta che mettersi con il naso all’insù (confidando le nubi sgombrino il cielo) e godersi lo spettacolo delle stelle cadenti. Tra la fine di dicembre e la metà di gennaio vanno in scena infatti le Quadrantidi, uno sciame meteorico meno conosciuto delle Perseidi (metà agosto) o delle Geminidi (inizio dicembre), ma comunque spettacolare. Se il picco di questa pioggia luminosa si è avuto nella notte tra il 3 e e il 4 gennaio, gli esperti dell’Unione astrofili italiani (Uai) hanno spiegato che nelle ore che ci condurranno all’Epifania ci sarà un grande spettacolo. L’assenza della Luna renderà il cielo particolarmente scuro e, quindi, adatto alla visione delle Quadrantidi. Unico limite allo spettacolo potrebbe essere imposto dalle nuvole che copriranno i cieli soprattutto del Nord e del Centro Italia.

La “Testa di cavallo” che ci osserva dallo spazio

testa-di-cavallo-nebulosa-tuttacronacaE’ stato l’astrofotografo californiano Mike Hankey, con il suo telescopio, a scattare un’istantanea di una nebulosa dalla forma peculiare e che si trova nella costellazione Orione, a circa 1500 anni da noi. Per realizzarla si sono rese necessarie quasi 38 ore di esposizione in 20 notti, tra novembre e dicembre 2013, oltre a un lungo processo in postproduzione per mettere insieme tutte le immagini ricavate a diverse lunghezze d’onda della nebulosa “Testa di cavallo”. Quello che ha ottenuto è un ‘ritratto’ straordinario di uno tra gli oggetti più conosciuti e ammirati del cosmo.

Appena scoperto, si sbriciola nell’atmosfera: l’asteroide 2014 AA

asteroide-tuttacronacaE’ il Mirror Planet Center a riportare la notizia che un asteroide, scoperto soltanto poche ore prima dell’impatto e designato con la sigla 2014 AA, si è disgregato senza creare alcun danno alle 6:00 (ora italiana) del 2 Gennaio 2014. Con un diametro compreso fra due e quattro metri, è stato distrutto nell’impatto. E’ solo la seconda volta che un oggetto simile viene scoperto poco prima dell’ingresso nell’atmosfera senza essere visto durante l’avvicinamento alla Terra. Nessun frammento avrebbe raggiunto il suolo.

Ecco le foto dell’elefante nano scoperto in Sri Lanka!

elefante-nano-tuttacronacaI biologi del Wildlife Conservation Society – Galle, Biodiversity Research & Education Center, hanno pubblicato quella che è la prima evidenza documentale del fenomeno di ‘nanismo’ in un animale adulto selvatico. Nello specifico, è un elefante asiatico che è stato scoperto in Sri Lanka. L’esemplare, che misura circa un metro e mezzo di altezza, è stato avvistato nel Udawalawe National Park nel sud del Paese. La piccola statura è dovuta alle zampe corte, sproporzionate rispetto all’intero corpo. Il documento pubblicato spiega che “Il nanismo è relativamente diffuso tra gli animali domestici come cani, gatti e bestiame, ma molto raro tra gli animali selvatici “.

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XY8, l’asteroide che “sfiorerà” la Terra domani

asteroide-tuttacronaca-2013 XY8Ha un diametro di circa 40 metri l’asteroide 2013 XY8. Relativamente piccolo e appena scoperto, domani avrà il suo massimo avvicinamento alla Terra, alle 12,25. Come spiega l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma: “Passerà a meno di due distanze lunari, vale a dire a circa 720.000 chilometri: nessun problema, quindi perché non c’è alcun rischio che possa costituire una minaccia per la Terra”. Si tratta del secondo asteroide ad avvicinarsi di più alla Terra nel 2013, dopo il 2012 DA14, del 15 febbraio scorso. Questo, tuttavia, era più vicino di circa 25 volte e il suo passaggio è stato a circa 27.700 chilometri dalla Terra. L’asteroide 2013 XY8 “è stato scoperto perché si sta progressivamente avvicinando alla Terra e di conseguenza riusciamo a vederlo sempre più brillante”, spiega Masi. Il suo passaggio rappresenta un’occasione interessante per i ricercatori “perché permette di studiare il gruppo degli asteroidi più piccoli. Se non fosse che di tanto in tanto si avvicinano avremmo seri problemi ad osservarli”.

L’uomo non è nato sulla Terra: c’è chi ne ha “le prove”

alieni_tuttacronacaLo scorso agosto, in occasione della conferenza mondiale di geochimica “Goldschmidt 2013″, il professor Steven Benner del “The Westheimer Insitute for Science and Technology” (Usa) ha spiegato com’era giunto alla conclusione, dopo aver studiato la presenza del molibdeno ossidato ritenuto su Marte, che “La vita sulla Terra è arrivata da Marte, quindi noi siamo marziani”. Ora Ellis Silver ha presentato il suo libro, “Gli uomini non vengono dalla Terra”, dove, pur non facendo riferimento al Pianeta Rosso, dichiara che l’essere umano non è nato su questo pianeta. A differenza di Benner, tuttavia, le sue bizzarre teorie non godono di prove scientifiche e lo stesso autore, esponendo tutte le teorie più bizzarre sull’origine dell’umanità, chiarisce subito di voler solo animare un dibattito. Secondo Silver, a dimostrare la sua tesi è il fatto che l’uomo non è adatto a vivere su questo pianeta per diversi motivi, tra i quali fattori fisici e genetici. Per ritrovare la nostra origine, dunque, dovremmo tornare all’epoca in cui una civiltà aliena giunse sulla Terra, incrociandosi poi con l’uomo di Neanderthal. Ma quali sono le prove proposte? L’autore parla delle problematiche fisiche: non possiamo stare al Sole per un tempo indeterminato o rischiamo una scottatura, senza dimenticare che nessun essere umano può dire di stare in salute al 100%, proprio a causa dei tanti malanni che ci affliggono. Lo stesso mal di schiena confermerebbe la tesi: la civiltà da cui discendiamo abiterebbe infatti un pianeta con una gravità minore. E ancora, non possiamo scordarci delle molte persone che dichiarano di non sentirsi “a casa” nè che le teste dei neonati sarebbero eccessivamente grandi, causando i dolori del parto. Tutte queste, per Silver sarebbero prove utili e se non altro il suo libro c’insegna che ognuno può presentare la sua opinione.

Le misteriose sfere in cielo: avvistate in Veneto

villorba_strane_sfere-tuttacronacaSfere di luce, più o meno una dozzina, due delle quali ben visibili, nel cielo di Villorba, in provincia di Treviso. A darne testimonianza un agente di commercio 36enne che racconta: “Erano le 16 di mercoledì 16 ottobre e mi trovavo in via Roma. Scendendo dall’auto ho guardato in cielo. Subito ho pensato si trattasse di classici palloni gonfiati con elio o qualche mongolfiera di passaggio: quindi non ci ho dato particolare peso. Sono entrato in un edificio per uscirne dopo circa una ventina di minuti e ho notato, con sorpresa, che le ‘sfere’ erano ancora visibili e non si erano mosse. Ho trovato strana la cosa e ho deciso allora di fare qualche foto il mio cellulare”. A.S. ha quindi spiegato di non sapere quanto sia durato il fenomeno, “Però ho contattato l’esponente provinciale del Cun (Centro Ufologico Nazionale, ndr) e inviato le foto per essere esaminate dai loro esperti”. E Renzo Tomasella, consigliere nazionale, ha confermato: “Con la testimonianza del pievigino e l’esame delle foto con software di elaborazione digitale, possiamo dire che si tratta delle cosiddette sfere di luce, già avvistate anche in Nordest, che sembrano non avere una consistenza materiale. Probabilmente sono una sorta di sonde per monitorare l’ambiente e la loro provenienza ci è ignota. A loro si pensa possano essere attribuiti i famosi ‘crop circles’. Nel corso dell’elaborazione al computer, ci siamo accorti della presenza di altre sfere, circa una decina, non visibili nelle foto originali”.

Clamorosa scoperta! C’è un altro legamento nelle nostre ginocchia

ginocchia-nuovo-legamento-tuttacronacaE’ stato The Independent a diffondere la notizia di una ricerca pubblicata sul Journal of Anatomy che ha del clamoroso. I chirurghi ortopedici Steven Claes e Johan Bellemans della University Hospitals Leuven, che negli ultimi quattro anni hanno condotto ricerche riguardanti le lesioni al legamento crociato anteriore, hanno infatti scoperto un nuovo legamento nel ginocchio umano. Tale legamento, l’ALL, sembra essere cruciale per quei pazienti che hanno sofferto di lesioni ai legamenti delle ginocchia e che continuano ad avere ricadute anche dopo il trattamento medico. Lo studio è stato fatto utilizzando 41 ginocchia di differenti cadaveri utilizzando la tecnica della dissezione macroscopica. Lo scopo era comprendere come mai alcuni pazienti soffrano, anche dopo le cure, del  pivot shift, ossia del cedimento del ginocchio durante l’attività fisica. Nel 1879, era stato il medico Paul Ferdinand Segon a suggerire, in un articolo, che ci potesse essere un legamento sconosciuto nella parte anteriore del ginocchio e i due medici si sono inseriti in questa scia scoprendo così il “legamento antero – laterale” (ALL), presente in tutte le ginocchia da loro studiate. La rottura del legamento crociato anrteriore sarebbe quindi causata dal danneggiamento dell’ ALL, che controllerebbe la rotazione interna della tibia e inciderebbe sul fenomeno del cedimento del ginocchio. Saranno comunque necessari nuovi studi per comprendere la funzione biomeccanica del legamento mentre Claes e Belleman sono già a al lavoro su una nuova tecnica chirurgica per trattare simili infortuni. Potrebbe diventare realtà entro i prossimi sette anni.

Lato b? Meglio generoso: è indice d’intelligenza!

latob-tuttacronacaBasta preoccuparsi per fianchi larghi e sedere grosso, sono indice d’intelligenza e buona salute. A dirlo, una ricerca condotta dall’Università di Oxford, che ha dimostrato che le donne con il fondoschiena pronunciato godono di queste caratteristiche. La spiegazione è semplice: un sedere grande richiede un eccesso di omega 3. Precedenti studi scientifici hanno dimostrato che tale elemento accelera lo sviluppo della mente, quindi le donne dai fianchi pronunciati hanno un rischio minore di soffrire di diabete e di malattie cardiache. Non solo, in questa categoria di donne i livelli di glucosio e colesterolo sono molto più bassi che nelle altre e per questo vivono più a lungo.

Eclissi di Sole domenica, ma dall’Italia sarà difficile ammirarla

Eclisse-anulare-tuttacronacaNon da tutta Italia sarà possibile godere dell’eclissi solare che avrà luogo domenica 3 novembre: l’evento astronomico, che si prospetta come uno dei più spettacolari dell’anno, sarà infatti pienamente visibile solo in nord America e in Africa centrale mentre verrà coinvolto molto marginalmente solo il sud del nostro Paese. Qui, sarà possibile assistere alla copertura di una porzione molto piccola del Sole. In particolar modo, il massimo del fenomeno si registrerà attorno alle 14.10 in Sardegna e alle 14.20 nel meridione, a Palermo il primo contatto sarà alle ore 13,50, il massimo alle ore 14.18. Stessa sorte ben buona parte dell’Europa, dove l’eclissi sarà visibile solo nella Penisola Iberica. Questo a causa della particolare posizione di Sole, Terra e Luna che offriranno agli sguardi una eclissi ibrida, vale a dire sia totale che anulare a seconda delle zone da cui si osserverà. L’eclissi inizierà infatti come anulare nell’oceano Atlantico occidentale per diventare totale nell’Atlantico centrale. Per osservarla nella sua totalità bisognerebbe trovarsi in una stretta striscia di terra, larga appena pochi chilometri, che attraversa diversi stati dell’Africa Centrale.

La scoperta che riscrive la storia dell’evoluzione dell’uomo

evoluzione-uomo-tuttacronacaE’ stato il gruppo coordinato dall’antropologo David Lordkipanidze, del Museo Nazionale Georgiano a Tbilisi a fare una scoperta che riscrive la storia dell’evoluzione umana: l’uomo si è evoluto da un’unica specie. Il team che è giunto a questa conclusione, che si è guadagnata la copertina di Science,  ha condotto la ricerca analizzando i resti di un ominide scoperto a Dmanisi (Georgia) e vissuto 1,8 milioni di anni fa. Stando ai nuovi dati presentati, i primi rappresentati del genere Homo appartenevano alla stessa specie, a differenza di quanto si è sempre ritenuto fino ad oggi. Quello che s’ipotizza, dunque, è che i primi antenati dell’uomo avessero solo un aspetto fisico diverso. Il teschio dell’ominide, che è stato portato alla luce solo nel 2005, è il più completo mai trovato e, a differenza degli altri fossili, i resti hanno messo a disposizione degli studiosi una piccola scatola cranica, faccia lunga e grandi denti: una combinazione di elementi che, in precedenza, non si era mai avuta. Quello che permette di dire che ci sia un unico antenato comune per tutte le specie è il fatto che il fossile di Dmanisi può essere paragonato ad altri: a quelli scoperti in Africa e risalenti a circa 2,4 milioni di anni fa, come ad altri scoperti in Asia e in Europa, datati nel periodo compreso fra 1,8 e 1,2 milioni di anni fa. Per esempio la mascella è come quella dell’Homo habilis, mentre le spesse arcate sopraccigliari sono dell’Homo erectus. Per Christoph Zollikofer, del Museo di Zurigo che ha partecipato al lavoro, la variazione dei tratti scoperta nell’ominide di Dmanisi non è maggiore di quella che si può trovare tra cinque esseri umani moderni o cinque scimpanzè.

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Non riesci a farti servire al bancone di un bar? Uno studio spiega come fare!

cocktails-tuttacronacaRiuscire a farsi servire in tempi rapidi anche se il bancone del bar è affollato? Dei ricercatori tedeschi hanno scoperto il modo per catturare l’attenzione dei baristi. Lo studio, che è stato pubblicato dalla rivista Frontiers In Psichology, è stato condotto da un’equipe dell’Università di Bielefeld e ha messo in luce come sia il linguaggio corporeo a fare la differenza. Come riporta The Huffington Post, gli autori hanno spiegato: “I risultati hanno rivelato che il personale del bar risponde a due specifici segnali non verbali”. Quello che è importante, dunque, è “In primo luogo, che i clienti si posizionino direttamente al bancone e poi che guardino uno dei camerieri.” Quando questi due gesti compaiono assieme, il barista tiene in maggior considerazione il cliente. “Se uno di questi due segnali era assente, si riteneva che i clienti non avessero poi troppa intenzione di captare l’attenzione dei baristi” ha commentato a The Telegraph il dottor Sebastian Loth. “Questo indica chiaramente che entrambi i segnali son necessari”. Per capire bene le strategie che la gente utilizza per ordinare da bere al bancone, gli studiosi hanno raccolto foto e video di diversi locali sia tedeschi che inglesi. Dopo di che hanno analizzato sia le immagini che tutti i gesti che venivano compiuti, dall’occhiolino al mostrare del denaro. I ricercatori hanno quindi scoperto che la tecnica utilizzata era esattamente quella che era stata classificata come la più efficace: avvicinarsi al bancone e fissare il cameriere. Solo una persona su 15 mostra invece il portafoglio e meno di una ogni 25 gesticola all’indirizzo del cameriere. Dopo aver effettuato queste analisi, i ricercatori hanno provato a utilizzare gli stessi segnali in laboratorio, con l’ausilio di un cameriere-robot chiamato James. Oltre a scoprire quale fosse la maniera migliore per chiedere una bevanda, lo studio è stato finalizzato a promuovere la tecnologia robotica in modo che i modelli possano riconoscere e interpretare il comportamento sociale umano nel modo migliore. Loth ha spiegato che “James si è diretto solo dalle persone la cui postura indicava chiaramente che desideravano chiedere un bicchiere: solo se il sistema era certo che i clienti volevano ordinare, James rispondeva.”

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Borse “da paura”: ricettacolo di e-coli e tracce di escrementi

borse-batteri-tuttacronacaImmancabile borsa. Accessori di moda, indispensabili, oggetti del desiderio. Che siano pochette, secchielli, capienti o in formato mignon, le borse sono compagne immancabili di ogni donna che dentro vi conserva una parte del suo mondo. Ignorando però il rischio in cui incappano ogni volta che v’infilano la mano. Un gruppo di ricercatori britannici ha infatti scoperto, prelevando dei tamponi dall’interno di borse, custodie di portatili e borsoni da palestra, che al loro interno si nascondono nemici tanto microscopici quanto pericolosi. Come e-coli mortali, batteri velenosi e tracce di escrementi. Tra gli intrusi anche lo streptococco fecale, che può causare la meningite, e pseudomonas, un’infezione ospedaliera comune. La causa va da ricercarsi nella scarsa igiene, con una donna su tre che ammette di non aver mai pulito la borsa. Mentre in molti la utilizzano per trasportare le scarpe o la biancheria intima sporca. Ma nella borsa poi ci s’infilano anche gomme da masticare: il rischio di incappare in effetti indesiderati per la salute diventa allora reale. Ha dichiarato Claire Powley, ricercatrice da Mentos: “I nostri risultati sono scioccanti. Già a maggio i ricercatori della Initial Washroom Hygiene avevano eseguito l’analisi batteriologica di un certo numero di borsette constatando che sono spesso contaminate da un discreto numero di batteri dei più diversi tipi. E’ dunque consigliato lavarsi le mani ogniqualvolta le si infilano dentro per prendere qualcosa. Ma c’è di più: a essere contaminati, altrettanto spesso, sono i prodotti di bellezza in esse contenuti come, per esempio, le creme per il viso o le mani, i rossetti. L’esame dei tamponi ha permesso di scoprire che tutte le borse in misura minore o maggiore erano contaminate, tuttavia il 20 per cento delle borse presentava livelli di contaminazione batterica piuttosto elevati. Oltre a questo, secondo la CBS, ad essere maggiormente contaminate erano le zone in cui vi erano riposti il telefono cellulare, e quelle dei cosmetici con crema viso e mani al primo posto per contaminazione, seguite da rossetto e mascara.

Siamo tutti marziani! La spiegazione all’origine della vita sulla Terra

marte_origine-vita-marziani-tuttacronacaSi sta svolgendo a Firenze a conferenza mondiale di geochimica “Goldschmidt 2013” e qui, alla presenza di 4mila scienziati, il professor Steven Benner del “The Westheimer Insitute for Science and Technology” (Usa) ha presentato il frutto del lavoro del suo gruppo di ricerca. Analizzando la presenza del molibdeno ossidato ritenuto presente su marte, la conclusione di Benner è stata che “La vita sulla Terra è arrivata da Marte, quindi noi siamo marziani”. Il professore ha spiegato: “Questo elemento quando viene ossidato è in grado di influenzare la nascita delle prime forme di vita”. Attualmente, la scienza non è ancora riuscita a spiegare il balzo compiuto dai materiali inorganici verso l’organico e le forme biologiche, ovvero la nascita della vita sulla Terra. Secondo Benner, quando la vita sul nostro pianeta è apparsa, con le prime tracce di poco superiori a tre miliardi di anni fa, l’ambiente era povero di ossigeno e quindi non poteva favorire il processo legato alla presenza del molibdeno favorendone l’ossidazione. Condizione che era invece presente sul pianeta rosso. I ricercatori hanno spiegato che ci sono alcuni elementi che dimostrano la propensione dei materiali organici a diventare sostanze catramose. In particolare, il boro e il molibdeno. Perciò si ritiene siano determinanti nell’innescare evoluzioni biologiche. Il boro era stato rinvenuto in una meteorite marziana e Benner, che non convidivide la presenza dell’acqua come ambiente ideale alla vita, aggiunge: “E riteniamo che ci sia anche il molibdeno”. Del resto l’acqua, sostiene lo studioso, è corrosiva dell’RNA, ossia delle prime molecole genetiche apparse sulla Terra. Senza considerare che comunque l’acqua presente su Marte era in quantità minore rispetto il nostro pianeta. Per di più, il boro è stato trovato in luoghi secchi e desertici come la Valle della Morte. Lo studio di Benner, e la conclusione che ne ha tratto, apre quindi un’altra via per le indagini del mistero su come sia nata sulla Terra e, se esiste come sembra probabile, altrove.

Paziente sottoposta a intervento a Padova: al posto dell’anestesia, l’ipnosi!

intervento-ipnosi-padova-tuttacronacaE’ l’ipnosi la nuova frontiera della sala operatoria. Utopia? No, realtà! A Padova si è già provato ad effettuare un intervento utilizzando questa tecnica al posto dell’anestesia e dell’evento, destinato a far scuola, si parlerà sul numero di settembre della rivista “Anaesthesia”, firmato da chi, durante quell’intervento, l’ipnosi l’ha indotta: Enrico Facco, docente di Anestesia e rianimazione del Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Padova. Il caso è quello di un intervento, della durata di mezz’ora, è stato eseguito su una paziente affetta da tumore alla pelle alla coscia destra, a cui è stata praticata un’incisione rimuovendo il tessuto adiposo sotto il tumore stesso, ma preservando la fascia profonda. L’ipnosi si era resa necessaria in quanto la paziente, una 42enne, presentava diverse allergie a sostanze chimiche e reazioni allergiche anche all’anestesia locale. Il professor Facco ha spiegato: “Alla paziente è stato rimosso un tumore alla coscia destra con la sola ipnosi come anestesia-. L’ipnosi è stata indotta facendo chiudere gli occhi e contemporaneamente suggerendo verbalmente la realizzazione di uno stato di rilassamento e senso di benessere”. Prima della sala operatoria, la donna si è sottoposta a due sedute, durante le quali il docente ha testato il grado di ipnotizzabilità della donna; in sala operatoria Facco ha detto poche parole alla paziente che “dopo l’operazione, si è alzata ed è uscita con le proprie gambe”. A confermare che la donna non ha percepito dolore ci sono anche i parametri vitali, pressori e cardiaci, rimasti perfettamente stabili. Riguardo la nuova frontiera, Facco commneta: “Una frontiera nuova, ma anche vecchia come il mondo. L’ipnosi è una tecnica che può essere applicabile in diversi campi: per curare gli attacchi di panico, fobie, altri disturbi. C’è chi ha la fobia del dentista, e non riesce nemmeno a entrare in clinica: l’ipnosi è adatta anche in quei casi, perché oltre ad avere una funzione analgesica (e senza analgesico), poi aiuta il paziente a superare il suo problema, la sua fobia”. Come funziona quindi? “Il dolore è un fenomeno funzionale molto complesso: ci hanno insegnato che in un danno periferico, per esempio una ferita, il neurone lo segnala al cervello e noi sentiamo male. Non è così” spiega il docente. “Non dobbiamo pensare sia come un filo che unisce le parti, ma piuttosto un circuito integrato molto complesso, possiamo paragonarlo a un sofisticato pc, una serie di strutture celebrali che possono portare il dolore a dismisura, oppure attenuarlo. Pensiamo agli atti di eroismo, ai soldati al fronte, che con una gamba rotta riescono ancora a combattere: qui il dolore è attenuato. È accentuato invece nell’esempio della più riprovevole azione umana, la tortura. L’ipnosi, come l’agopuntura, non fa altro che modulare il dolore attraverso le aree celebrali inconsce”.

Il cibo italiano è andato a ruba tra le stelle! Lo dice Parmitano.

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Luca Parmitano era partito con del cibo italiano. Lassù fra le stelle aveva deciso di mangiare i prodotti della sua terra. Ma in un collegamento in diretta  dalla Stazione Spaziale organizzato nel centro dell’Esa a Frascati (Roma), l’Esrin, l’astronauta ha confessato: ”E’ praticamente finito tutto” e poi ha aggiunto ‘Quando abbiamo finito di trasferire il materiale dalla navetta europea Atv ‘Albert Einstein’ ero responsabile di questa operazione e ho voluto ringraziare l’equipaggio con una cena italiana. Eravamo in sei e ho offerto primo e secondo” e ha poi concluso ”ho ancora una lasagna, magari l’aprirò una domenica per ricordarmi come si pranza in Italia la domenica e poi è rimasto un tiramisù che non credo riuscirò a mangiare perché Karen ha una passione per questo dessert: credo lo darò a lei”. Il cibo italiano è davvero spaziale!

 

Naso all’insù: nei prossimi giorni arriva l’asteroide 2003 DZ15

asteroide2003dz15-tuttacronacaSi sta avvicinando alla Terra l’asteroide 2003 DZ15, un Neo, ovvero una di quelle rocce spaziali che si avvicinano abbastanza all’orbitra terrestre, del diametro di 153 metri. Ma non serve allarmarsi: l’unico “pericolo” è godersi lo spettacolo del suo passaggio. L’asteroide torna a distanza di 10 anni dal suo ultimo passaggio e passerà a una distanza pari a nove volte la distanza che separa il nostro pianeta dalla Luna. Il transito è previsto nella notte fra lunedì 29 e martedì 30 luglio E’ l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma, a spiegare: “L’asteroide raggiungerà la distanza minima dalla Terra, pari a 3,5 milioni di chilometri, intorno alle 2,30 del mattino del 30 luglio. Ma in quel momento sarà difficile vederlo perchè sarà molto basso sull’orizzonte. Le condizioni ideali per osservarlo ci saranno invece intorno alla mezzanotte del 30 luglio, poco prima del passaggio ravvicinato”. Scoperto dieci anni fa, l’asteroide 2003 DZ15 è stato avvistato nei giorni scorsi dal programma di sorveglianza Pan-Starrs (Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System) gestito dall’università della Hawaii. “Aspettavamo il suo ritorno”, ha detto Masi.

Scoperto il fossile di uno strano dinosauro cornuto

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Sulla rivista Proceedings B della Royal Society britannica si può leggere la descrizione, fatta da alcuni paleontologi, del fossile di uno strano dinosauro cornuto che è stato scoperto nel sud-ovest degli Stati Uniti. L’animale, che visse nel Cretaceo superiore circa 76 mln di anni fa in in quello che allora era l’isola continente di Laramidia, viene chiamato Nasutoceratops titusi e appartiene alla famiglia dei ceratopsian, un gruppo di dinosauri erbivori tra i quali il più noto è il Triceratops a tre corna. Compresi anche corna e coda, questo esemplare era lungo circa quattro metri e, dal cranio che è stato rinvenuto quasi intatto, si scopre che presentaava un muso un muso sovradimensionato, estremamente lungo, e due corna rivolte in avanti sopra gli occhi. Ma l’unicità del ritrovamento è il naso particolarmente prominente anche rispetto agli altri della sua specie. Scott Sampson, autore dello studio, ha riferito: “Probabilmente l’enorme naso dei Nasutoceratops non aveva nulla a che fare con un acuto senso dell’olfatto, dal momento che i recettori olfattivi si trovano nella parte posteriore della testa, vicino al cervello”. Mark Lowel, invece, ha voluto sottolineare le “corna” incredibili: “sono state probabilmente utilizzate come segnali visivi di dominanza, e quando ciò non è stato sufficiente, come armi per combattere contro i rivali”.

Interrotta la seconda passeggiata tra le stelle di Parmitano: problemi con il casco

luca_parmitano_problemi-tuttacronacaHa sentito dell’acqua nella parte posteriore del caso spaziale Luca Parmitano, poco più di un’ora dopo essere uscito dalla stazione spaziale internazionale per la sua seconda passeggiata nello spazio. Nonostante la missione dovesse durare sei ore, l’astronauta italiano è rientrato dopo aver parlato con il centro di controllo di Houston, al quale ha spiegato cosa stava accadendo. La sensazione è durata alcuni minuti, dopo di che Houson gli ha suggerito di rientrare per eseguire delle verifiche sull’equipaggiamento. Parmitano stava predisponendo le attrezzature per l’attracco del modulo russo Mlm (Multifunctional Laboratory Module) il cui arrivo è previsto nel giro di qualche mese sulla Iss. L’astronauta  è stato il primo italiano a camminare nello spazio.

Yuka: il mammut di 39 mila anni fa ora in mostra

mammuth-tuttacronacaAl centro esposizioni Pacifico di Yokohama, alle porte di Tokyo, verrà esposta, da domani al 16 settembre, Yuka, una piccola mammut di 39 mila anni fa conservata intatta dal permafrost siberiano. A tenerle compagnia in esposizione, altri 100 esemplari circa di specie estinte, compresa una simile ai rinoceronti vissuta nello stesso periodo dei mammut. La piccola mammut è conservata in un grande contenitore a temperatura costante, dove lei è adagiata su un fianco. L’esemplare, stando agli esperti, avrebbe avuto tra i 6 e gli 11 anni al momento del decesso, avvenuto “con ogni probabilità a seguito della caduta in un crepaccio”, ha riferito all’ANSA il paleontologo Akira Ono, professore della Meiji University, tra i curatori dell’iniziativa che ha aggiunto: “In genere sono state rinvenute ossa e altri pezzi, ma in questo caso è la prima volta che è stato trovato un mammut completo, in ottimo stato di conservazione. Una grande scoperta scientifica”. Ora il dibattito che si è aperto riguarda la possibile clonazionale, grazie ai campioni di sangue e pelle rinvenuti, con gli sforzi in atto in diversi Paesi.

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I solari inquinano i mari

solari-inquinano-tuttacronacaSulle spiagge pensiamo a proteggere la pelle dai raggi del sole ma così facendo stiamo modificando l’ecosistema marino. E’ quanto emerso da uno studio condotto sulle spiagge di Mallorca da parte dei ricercatori del CSIC, che hanno analizzato le acque di tre spiagge dell’isola, tra cui Palmira e Santa Ponça, note per il turismo di massa. Il terzo luogo è invece una spiaggia difficilmente raggiungibile e per questo poco frequentata. Per queste sue caratteristiche è stata utilizzata per fare la comparazione. Nelle acque antistanti le prime si sono riscontrate alte concentrazioni di sostante contenute nelle creme solari, come il benzofenone, la metilbenciledina, composti organici, chimici, biossido di titanio e biossido di zinco. Antonio Tovar del CSIC sostiene che la loro presenza danneggi il fitoplancton mettendone in pericolo lo sviluppo. A farne maggiormente le spese sarebbe una microalga, la Chaetoceros gracile, alla base della catena alimentare del mediterraneo: è lei che permette ai pesci piccoli di nutrirsi. Senza, questi non solo morirebbero, ma negherebbero a loro volta il nutrimento per i pesci più grandi, condannandoli alla stessa sorte.

Una passeggiata tra le stelle: le foto di Parmitano

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Ci ha abituati alle foto “spaziali” Luca Parmitano e non potevano certo mancare gli autoscatti della sua prima passeggiata nello spazio. L’astronauta, il primo italiano a compiere una simile missione, ha postato in Twitter le più belle immagini della sua sortita tra le stelle.

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L’italiano che passeggia nello spazio: Luca Parmitano è stato il primo!

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E’ andato a fare quattro passi… nello spazio! Luca Parmitano è il primo italiano a compiere una passeggiata spaziale. Questa è la prima delle due passeggiate che compirà l’astronauta italiano in sei mesi di missione a bordo della Stazione Spaziale. All’interno di questa prima passeggiata il momento più emozionante sarà quando l’italiano sarà afferrato dal braccio robotico della Stazione Spaziale. In questo modo Luca Parmitano sarà portato in prossimità dei radiatori termici con primo spostamento della durata di 15 minuti verso il lato sinistro del traliccio della Stazione Spaziale, ed un secondo della durata di 27 minuti, verso il lato destro”.

Come riport il sito dell’Ansa:

Parmitano ha trascorso la vigilia della sua prima passeggiata spaziale ripassando le procedure di uscita e verificando il funzionamento dei sistemi di comunicazione della sua tuta americana, chiamata Emu dalle iniziali di Extravehicular Mobility Unit, sulla quale per la prima volta sarà cucita la bandiera italiana. Poi due ore di ginnastica, cena e riposo.

La preparazione per l’uscita dei due astronauti inizia alle 9.15 ora italiana di oggi, con l’ingresso di Parmitano e Cassisy nella camera di depressurizzazione per respirare ossigeno puro in modo da espellere l’azoto presente nel sangue. Questa operazione serve ad evitare problemi di embolia agli astronauti, visto che la tuta stessa è riempita con ossigeno pressurizzato per evitare un irrigidimento con conseguente difficoltà di movimento.

Arriva la Superluna: occhi puntati al cielo

superluna

Il cielo offrirà uno spettacolo entusiasmante questa notte, quando la luna piena sarà più vicina e apparirà in cielo più grande e più brillante che mai. Inoltre, grazie ad un effetto ottico particolare, potrebbe assumere un colore rosato. Tutti con gli occhi puntati verso l’alto quindi, anche se non è un evento raro:  il nostro satellite raggiunge il perigeo in coincidenza con una fase di plenilunio più o meno ogni anno. L’ultima “super Luna” è stata il 6 maggio 2012, la prossima sarà il 10 Agosto 2014. Quest’anno il bel tempo e il cielo sereno, secondo le previsioni, permetterà di ammirarla molto chiaramente. La Luna ci sta per offrire uno spettacolo veramente imperdibile, durante il quale avremo davvero l’impressione di poterla toccare!

L’immortalità? E’ a un passo, parola di Google

immortalità-cervello

Stando a Ray Kurzweil, il numero uno degli ingegneri Google, l’immortalità sarebbe ormai a portata di mano in quanto, come ha spiegato al Global Futures 2045 International Congress di New York, Kurzweil, entro 30 anni sarà possibile ‘caricare’ l’intera mente umana su internet. Bisognerà invece attendere il 2100 per essere in grado di sostituire le parti del corpo che non funzionano più con componenti meccanici, cosa che ci permetterebbe di diventare, in pratica, immortali. “Tra 10 o 20 anni ci saranno enormi trasformazioni nel campo della medicina – ha spiegato  Kurzweil – Analizzando la biologia come un software, gli esseri umani hanno già fatto grandi progressi. Questi saranno mille volte più imponenti per la fine del decennio. E addirittura un milione di volte più imponenti tra 20 anni”.

Oltre il Bosone di Higgs: il nuovo progetto targato Cern

bosone_di_higgs

E’ stato presentato oggi dal Cern, in cinque volumi, il progetto tecnico per “l’erede” dell’acceleratore di particelle che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs. E’ infatti semaforo verde per la costruzione dell’International Linear Collider (Ilc), un acceleratore lineare che avrà il compito di completare e approfondire le scoperte fatte con l’Lhc e, forse, fare i primi passi nel regno della cosiddetta “nuova fisica”. Presentato in Giappone, a Tokyo, in Svizzera, presso il Cern di Ginevra, e negli Stati Uniti, nel Fermilab di Batavia, vicino Chicago, “Il rapporto tecnico è una testimonianza dello sforzo di cooperazione globale che ha portato a progettare una macchina così sofisticata”, ha osservato Pier Oddone, presidente del Comitato Internazionale per i futuri acceleratori (Icfa). Sakue Yamada, direttore di ricerca dell’Ilc, ha poi spiegato che “la scoperta del bosone di Higgs con l’Lhc ha reso ancora più convincente il progetto dell’Ilc, che potrà studiarne le proprietà nel dettaglio”. Per il progetto sono stati coinvolti oltre mille fra ricercatori e ingegneri di oltre 100 università e laboratori di oltre 20 Paesi. Nella macchina scorreranno fasci di particelle contenenti, ciascuno, 20 miliardi di elettroni o positroni concentrati in un’area più sottile di un capello umano, rendendo così possibile produrre innumerevoli collisioni che avverranno al ritmo di 7.000 al secondo all’energia di 500 miliardi di elettronvolt (500 GeV) e produrranno a loro volta nuove particelle. Il tutto all’interno di due acceleratori lineari paralleli, ognuno lungo 31 chilometri, al centro dei quali si scontrano  i fasci di elettroni e positroni a temperature vicine allo zero assoluto.

Il tavolo dell’umanità!

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Il tavolo dell’umanità non è altro che la risposta alla domanda “e se raccontassimo il mondo dai semi?” Esatto, partiamo da dove tutto a origine e proviamo a raccontare la storia dell’umanità! Come aghi, le innumerevoli fialette spuntano dal tavolo e compongono la mappa dei continenti incisa su di esso. il tavolo è stato ideato da un pool di architetti dello studio Nowa, che ha voluto tracciare la “rotta” di un giardino globale con le interconnessioni tra un continente e l’altro, tra una nazione e un’altra. “La storia del giardino ci racconta di movimenti attraverso i continenti e di miracolosi ibridazioni e innesti”, spiegano gli architetti siciliani nella presentazione che ne è stata fatta al Festival del verde e del paesaggio all’Auditorium di Roma. “I viaggi di semi hanno contribuito ad ampliare la varietà e arricchire la bellezza dei nostri paesaggi”. Come spiega poi uno degli autori, Antonio Rizzo, “Il progetto è nato a partire dalle banche di semi che erano state costruite in Norvegia e in America prima dell’eventuale esplosione di una bomba atomica, a tutela della biodiversità, per generare nuovi paesaggi futuribili all’uscita dai bunker. Ogni seme veniva conservato in un cassettino, con la regione geografica di appartenenza. Noi abbiamo preso questo spunto visionario d’epoca, e l’abbiamo contestualizzato, diciamo narrativamente, come nostra riflessione sul significato del paesaggio. Su come l’uomo possa partire per rifondarlo”

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1998 QE2: l’asteroide in arrivo questa notte

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Alle 22.59 di questa notte, l’asteroide “1998 QE2”, con i suoi 2.7 km di diametro, farà il suo massimo avvicinamento alla Terra, a circa sei milioni di chilometri dalla Terra, oltre 15 volte la distanza dalla Luna. Non c’è nessun rischio di collisione dunque, come ha spiegato anche la NASA. Una vera fortuna, considerate le sue dimensioni, che sarebbero in grado di spazzare via la vita dal nostro Pianeta, qualora ci fosse un’ipotetica collisione. Ma non ci sarà alcun rischio. Gli astronomi, tuttavia, avranno la possibilità di studiare le caratteristiche dell’asteroide grazie a telescopi ad alta risoluzione. Il loro obiettivo è quello di comprendere sia le origini dell’oggetto celeste che di migliorare la precisione dei dati orbitali, numeri indispensabili che permetteranno di comprendere se non ci siano, in futuro, rischi potenziali e prevedere la traiettoria che assumerà il corpo. Certo, rimane un’operazione complicata quella ci comprendere quali siano i corpi celesti che possono rappresentare una minaccia futura. Questo perchè gli asteroidi, a causa della loro bassa capacità di riflessione sono di solito invisibili all’occhio dei telescopi nonchè troppo piccoli per causare effetti gravitazionali osservabili. L’ipotesi di un impatto di un asteroide dalle misure rilevanti, ossia oltre i 45 metri di diametro, resta comunque rara: accade solo tre volte nell’arco di circa ogni mille anni.  Resta comunque fondamentale raccogliere il maggior numero di informazioni possibili, così che sia possibile prevedere i movimenti dei cinque  asteroidi individuati dalla NASA come possibile minaccia, sempre in ambito potenziale, con una probabilità di collisione su un milione. Tornando al passaggio di “1998 QE2”, l’asteroide è stato scoperto  nel 1998 dal Massachusetts Institute of Technology e, per questa notte, la NASA ha previsto una diretta streaming: sarà Charles Bolden, capo dell’agenzia spaziale, a raccontare in diretta il passaggio dell’asteroide.  L’astronomo Lance Benner del Jet Propulsion Laboratory della NASA di Pasadena ha spiegato l’importanza di una simile osservazione: “E’ possibile capire in modo dettagliato la sua dimensione, forma, rotazione, così come le caratteristiche superficiali e la sua origine”. Ma non solo: “Il passaggio di questi oggetti rappresenta un modo per esplorare un’intera classe di corpi del sistema solare”, ha spiegato l’astronomo. Non si conosce ancora quale sia la forma esatta di “1998 Qe2″. Dalla NASA si è invece saputo che l’asteroide ha con sè un satellite, una “luna” che gli ruota attorno ed ha una lunghezza di circa 600 metri, scoperto dagli scienziati del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena guidati da Marina Brozovic. Le concavità osservate sulla sua superficie, secondo la Nasa, potrebbero essere crateri causati da precedenti collisioni: è stato poi stabilito come compia una veloce rotazione su se stesso in meno di quattro ore.

Il cervello è in grado di produrre un valium naturale

cervello-valium

Due ricercatori della Standford University School of Medicine, in California, hanno scoperto che il cervello è capace di autoprodurre una piccola proteina con effetti calmanti. Un “valium” naturale, in pratica. E’ stata la rivista Neuron a pubblicare la scoperta e a rendere così pubblico come questa sia anche riuscita a certificare come tale proteina abbia “lo stesso meccanismo d’azione degli ansiolitici”, le benzodiazepine. Il nome della proteina è Dbi e offre la chiave per nuovi farmaci anti-ansia e anti-epilessia. Le benzodiazepine danno dipendenza e agiscono sul cervello aiutando il neurotrasmettitore Gaba. Quest’ultimo altro non è se non il “calmante” per eccellenza che si lega ai recettori sui neuroni e li calma riducendo la loro attività. Anche la molecola naturale, la Dbi si comporta in questo modo attivandosi nel talamo,  regione ritenuta chiave per gli attacchi epilettici. La scoperta, stando ai ricercatori, può dar l’avvio a un nuovo fronte nella ricerca che potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci antiepilettici e anti-ansia

Il sesso è ancora un tabù in Italia… sospeso prof!

 

sospeso-professore-scuola-tuttacronacaUna lezione troppo esplicita e un professore di scienze si ritrova sospeso per 30 giorni. I ragazzi tornati a casa hanno infatti raccontato la loro lezione sulla riproduzione, ascoltata a scuola, e i genitori preoccupati hanno richiesto l’intervento del la dirigente scolastica, la quale poi si è rivolta all’ufficio scolastico provinciale che ha deciso di sospendere l’insegnante con questa motivazione: «Rivolgersi agli studenti in una sede scolastica non è come parlare al bar o allo stadio bisogna tenere un comportamento consono all’importanza del ruolo di docente utilizzando un linguaggio discreto».

 

 

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