“Grazie Enrico”: un lenzuolo davanti casa

grazie - enrico-lenzuolo-tuttacronacaE’ bastato un lenzuolo davanti all’abitazione romana di Enrico Letta realizzato dai militanti del circolo Pd di Testaccio, il quartiere dove il Premier risiede da sempre e che non ha voluto cambiare neppure quando è divenuto Presidente del COnsiglio, a far capire che il suo operato per alcuni cittadini non cadrà nel dimenticatoio. Quella scritta rossa davanti alla sua casa è la testimonianza di quanti avevano creduto in un governo stabile e in un Pd compatto. Letta e Testaccio: quella casa nell’ex quartiere popolare a ridosso del Gasometro, in quel quartiere in cui la gente è discreta e cordiale e dove la vita ruota intorno al mercato in piazza. Testaccio, quasi un paese nella Capitale.  “Abbiamo deciso, proprio durante lo svolgimento delle Primarie per il segretario regionale del Pd Lazio – spiega la segretaria del circolo Claudia Santoloce – di esprimere pubblicamente il nostro apprezzamento a Letta per l’impegno, la serietà e la coerenza dimostrate nel suo operato come Presidente del Consiglio, esponendo uno striscione di ringraziamento sotto la sua abitazione. E’ doveroso e non c’è alcuna polemica, siamo anche a fianco a Renzi”.

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Al Colle pomodori contro Berlusconi

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Silvio Berlusconi è arrivato intorno alle 18.15 al Quirinale per essere ricevuto da Giorgio Napolitano per le consultazioni. Ad attenderlo una contestazione organizzata dal Popolo Viola con lancio di pomodori. Berlusconi salito dal Presidente a fine incontro ha dichiarato che Forza Italia sarà all’opposizione, ma rendendosi disponibile per le riforme e i provvedimenti che riterrano utili al Paese.

E’ arrivata l’ora del rimpasto? Saccomanni resta, saltano 4 ministri

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La direzione nazionale del Pd di domani sarà incandescente. Queste sono le previsioni per il duro faccia a faccia che domani ci sarà al Nazareno tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Ora il Premier dovrà far attenzione al fuoco amico, il più pericoloso. Secondo alcune indiscrezioni raccontate ad Affaritaliani.it da un parlamentare democratico molto vicino al premier, dovrebbe annunciare il suo “rimpasto”.

“Il presidente del Consiglio è pronto. Molto probabilmente nel suo intervento di domani alla Direzione Nazionale del Pd annuncerà il rimpasto di governo”, afferma il dem. Il piano di Letta prevede un accordo con Renzi sulle riforme mentre l’esecutivo proseguirà la sua strada con l’agenda politico-economica.  Il cerchio verrà chiuso con il programma per il 2014, che includerà un’accelerazione sui temi economici, del lavoro e del Welfare. Ma per ripartire con l’azione di governo il premier ha intenzione di rinnovare la squadra dei ministri. Secondo quanto racconta un parlamentare democratico a stretto contatto con Letta, le teste pronte a saltare sarebbero 3 o 4. Certamente c’è da trovare un nuovo responsabile delle Politiche Agricole, dopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo. E in pole rimane il renziano ex prodiano Ernesto Carbone. A rischio sarebbero anche Flavio Zanonato e Cecile Kyenge.

Promozione possibile per Graziano Delrio, stimatissimo dal sindaco di Firenze. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni dovrebbe restare invece al suo posto. “Con l’Europa dobbiamo essere credibili in termini di riduzione del deficit e del debito e per il contenimento della spesa pubblica. Per questo motivo – spiega la fonte lettiana – e per cercare di ottenere l’uscita della spesa per gli investimenti dal patto di stabilità Ue, serve continuità”. Quindi in Via XX Settembre non dovrebbero esserci novità, se non il rimpiazzo del viceministro Stefano Fassina.

Grasso si costituisce parte civile: rivoluzione?

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Il presidente del Senato, Pietro Grasso, dopo aver ascoltato i diversi orientamenti espressi dai componenti del Consiglio di presidenza, ha dato incarico all’Avvocatura dello Stato di rappresentare il Senato della Repubblica quale parte civile nel processo sulla «compravendita di senatori» che inizierà il prossimo 11 febbraio presso il Tribunale di Napoli. “Il presidente – si legge in una nota – ha ritenuto che l’identificazione, prima da parte del Pubblico Ministero poi del Giudice, del Senato della Repubblica italiana quale ‘persona offesa’ di fatti asseritamente avvenuti all’interno del Senato, e comunque relativi alla dignità dell’Istituzione, ponga un ineludibile dovere morale di partecipazione all’accertamento della verità, in base alle regole processuali e seguendo il naturale andamento del dibattimento”.

“In Italia è in corso un colpo di Stato. Dimettiti” così Grillo alla Boldrini

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L’ennesimo duro attacco di Beppe Grillo arriva dal suo blog e stavolta il Semplice Portavoce del M5S si scagli contro la riforma  elettorale, la ‘ghigliottina’ decisa dalla presidente Laura Boldrini e il decreto Imu-Bankitalia. Parole dure quelle di Grillo che si rivolgono proprio al Presidente della Camera: «In Italia è in corso, ora, un colpo di Stato. Non puoi più far finta di nulla», poi l’ex-comico ha aggiunto anche che secondo lui questa «è la fine della democrazia» e ha invitato Laura Boldrini a dimettersi.

#Fazioalzalatesta nasce la polemica sul web per l’intervista alla Boldrini

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Ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” questa sera c’è la Presidente della Camera Laura Boldrini,che mancava dalla trasmissione da marzo 2013, quando a pochi giorni dall’elezione, aveva accettato l’invito di Fazio. Oggi, in un clima rovente per la politica italiana, in una domenica che precede una delle settimane più difficili per il Parlamento, Laura Boldrini dopo le contestazioni in Aula e sul web da parte del M5S appare nella tv pubblica. Immediata la reazione di Grillo che chiede a Fazio con un post di fare giornalismo e lancia l’hashtag #Fazioalzalatesta.

Questo il post di Grillo sul suo Blog:

La Boldrini in questi giorni sta occupando la RAI raccontando il falso agli italiani.

Non è vero che i cittadini avrebbero pagato l’IMU se avessimo fatto decadere il decreto Bankitalia. Bastava scorporare il decreto come chiesto dal M5S. La Boldrini ha la responsabilità di non essersi imposta al governo, ai burocrati di Palazzo e ha subito la volontà dei poteri forti che hanno voluto saccheggiare7,5 miliardi di euro dalle riserve della Banca d’Italia – soldi di tutti i cittadini – regalandoli a banche private e assicurazioni.

La Boldrini mente in tv e a Montecitorio sulla ghigliottina: è uno strumentonon previsto né dal Regolamento né dalla Costituzione.

Oggi, dopo aver imposto un suo intervento su Rai 1 nella trasmissione dove interveniva la deputata M5S Loredana Lupo, sarà ospite di Fabio Fazio.

E’ capitato già in passato di fronte alle bugie di Letta che Fazio abbia detto di non poter sapere tutto quello che accade in parlamento.

Ci teniamo quindi a informare Fazio.

La Boldrini ripeterà – mentendo agli italiani – che la ghigliottina è democratica e il m5s antidemocratico. Ricordiamo a Fazio cosa disse nel 2009 sulla ghigliottina il capogruppo del Pd alla Camera:http://www.beppegrillo.it/2014/02/la_coerenza_pd_nel_2009_era_contro_la_ghigliottina.html

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini di questa incoerenza a distanza di pochi anni?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere in quale articolo del Regolamento della Camera e della Costituzione è prevista la ghigliottina? Può chiedere conto alla Boldrini dell’assenza di solidarietà alla portavoce Loredana Lupo aggredita in Aula e quali provvedimenti intende prendere nei confronti del suo aggressore?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini delle sue parole eversive contro l’opposizione che invece dovrebbe tutelare in qualità di presidente della camera?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della sua responsabilità nel passaggio del decreto legge contro la Costituzione e ai danni degli italiani?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini della sua volontà di cambiare il regolamento della Camera per zittire definitivamente le opposizioni?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della presenza inusitata e incontrollata di lobbisti alla Camera che influenzano e manipolano i deputati del pd come nel caso Sorgenia e Tivelli?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini delle irregolarità avvenute in Commissione affari costituzionali prima del passaggio in Aula della legge elettorale firmata Renzi-Berlusconi?

Può Fazio oggi distinguersi nel panorama della stampa italiana e guadagnarsi il suo stipendio milionario pagato dai cittadini?

Immediata la reazione dei simpatizzanti M5S e scoppia la polemica in rete!

 

E’ morto il senatore di Scelta Civica Giorgio Stracquadanio

Giorgio-Stracquadanio-tuttacronacaIl senatore di Scelta Civica ed ex parlamentare del Pdl Giorgio Stracquadanio è morto a Milano all’età di 54 anni. Era ricoverato per un tumore ai polmoni. Già deputato e senatore nelle fila di Forza Italia e Pdl, nonostante fosse considerato un “falco” del Cavaliere, nel luglio del 2012 aveva preso le distanze da Berlusconi e aderito al progetto politico voluto da Monti.  Dagli esordi con i radicali negli anni ottanta non aveva mai abbandonato l’impegno in politica. Editorialista del quotidiano Il Tempo e di Libero, ha ricoperto al Senato le cariche di segretario della Commissione Bilancio, membro della Giunta per le Elezioni e del Comitato Parlamentare per i procedimenti d’accusa .Stracquadanio si è distinto per il grande attivismo politico e opinionistico, spesso presente nei talk show, che più di una volta lo ha portato anche a essere oggetto di polemiche. Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, esprime “grande dolore per la scomparsa dell’amico Giorgio Stracquadanio”. Brunetta lo ricorda come “politico appassionato e uomo dalla rara intelligenza e sensibilità”. “La notizia della morte dell’amico Giorgio Stracquadanio coglie tutti noi di Forza Italia impreparati e sconvolti”, afferma invece una nota del partito di Silvio Berlusconi. “Se anche in quest’ultimo periodo le strade politiche – prosegue la nota – ci hanno visti lontani, tutti ricordiamo lo straordinario entusiasmo, la grande preparazione e la passione che ha sempre animato Giorgio, persona che proprio per il suo carattere si è sempre fatta amare e che adesso piangiamo. Forza Italia esprime un sentito cordoglio alla moglie e a tutti i suoi familiari”.

“Berlusconi ha promesso molto senza mai mantenere”: l’affondo di Bombassei

alberto-bombassei-tuttacronacaNon c’è andato leggero Alberto Bombassei, il presidente di Scelta Civica e del gruppo Brembo, uno dei gioielli del Made in Italy e leader mondiale indiscusso dei freni ad alta tecnologia, parlando al Tages Anzeiger di Zurigo, autorevole quotidiano elvetico, dei danni provocati dal Berlusconismo. Il 73enne industriale ha detto: “Quando Berlusconi era premier gli imprenditori italiani che si recavano all’estero dovevano sorbirsi, regolarmente, ad ogni incontro d’affari, una storiella su di lui. Per fortuna le cose, adesso, sono radicalmente cambiate”. “Berlusconi – continua il suo affondo Bombassei – ha promesso molto senza mantenere nulla”. Ma non solo, il magnate dei freni offre un giudizio impietoso sulla classe politica italiana, che per lui richiama “lo stile dei Borboni”. Il Parlamento, poi, gli ricorda “l’arena di Verona” e dei Parlamentari lo ha colpito “l’incompetenza e la distanza dai problemi della gente”. Di Monti, invece, Bombassei dice che “ha salvato l’Italia in un momento difficile ma che la gente non ne è consapevole”. Quanto a Enrico Letta, la sua coalizione assomiglia a “un bollito misto”. Nulla a che vedere con la “grosse Koalition guidata dalla Merkel”. Il presidente di Scelta Civica ha anche chiaro cosa bisognerebbe fare per salvare l’Italia: “la politica deve cambiare la legge elettorale, di modo che entrino in Parlamento delle persone scelte dai cittadini, mentre gli imprenditori devono essere convinti a non fuggire all’estero”. Tuttavia, Bombassei ritiene soprattutto che “gli utili delle aziende devono essere reinvestiti nell’innovazione, nella meccatronica e nelle nanotecnologie”. Ma perché, a 73 anni, Bombassei si è dato alla politica? “Per spirito di servizio. In passato, come imprenditore, ho ottenuto tanto grazie al mio Paese. Adesso è arrivato il momento di restituire”.

I deputati Pd annunciano denunce nei confronti di Grillo

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Grillo potrebbe essere denunciato da alcuni deputati Pd per  “istigazione dei militari alla disobbedienza” a seguito della lettera in cui il Semplice Portavoce del M5S invitava le  forze dell’ordine in servizio durante le manifestazioni dei forconi ad unirsi ai manifestanti. “Nelle prossime ore presenteremo una denuncia formale alla Procura della Repubblica al fine di accertare se vi siano gli estremi di reato nella lettera aperta inviata da Beppe Grillo ai responsabili delle forze dell’ordine” .

Quella fiducia nell’inverno caldo… con i Forconi alle porte di Roma!

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“Sono qui a chiedere la fiducia per un nuovo inizio”, con queste parole, ben scandite, inizia il discorso di fiducia al Parlamento di Enrico Letta, a Roma. A Torino invece, qualche ora prima, grazie a un blitz della polizia, i trasportatori avevano consegnato la merce, i Forconi erano stati aggirati. Come in uno split screen da una parte scorrono le parole del Premier e dall’altra ci sono gli scontri in piazza. C’è chi s’interroga e si chiede come possa un governo “tecnico”, fortemente voluto da Napolitano e un Parlamento votato con una legge riconosciuta incostituzionale dalla Consulta chiedere la fiducia… Come fanno gli atti emanati da un organo eletto con una modalità incostituzionale essere legittimi?  I giuristi l’hanno spiegato… Distruggere gli effetti prodotti da una  norma, di qualunque rango essa sia, dichiarata illegittima o incostituzionale,  sarebbe pericoloso per l’intero ordine sociale e  potrebbe ledere diritti acquisiti  mentre era in vigore… Eppure basta andare in giro o aprire un social per vedere in quanti pensano che la fiducia si debba chiedere se c’è un “nuovo inizio”. Ma se è un inizio, sarebbe anche insito nel termine che è nuovo… ma in Italia occorre far chiarezza!

“E’ vero l’Italia è oggi una società fragile, stordita dalla crisi. E’ però nello stesso tempo una società pronta, dopo tanti sacrifici, a ripartire. E’ un dovere anche generazionale aiutarla a ripartire”, parole di speranza da parte del Premier che parla di ripartenza… ma le industrie chiudono, il cuneo fiscale è quasi inesistente ed è pronta la stangata nel prossimo anno della Iuc (altro modo di chiamare l’Imu). Ma non bisogna essere pessimisti e pensare a un nuovo inizio!

Questo il video per spiegare il nuovo inizio?

D’altra parte come dice Letta “le istituzioni esigono sempre rispetto e a maggior ragione in un tempo amaro in cui si tenta di immiserire questa aula con azioni e parole illegittime che avallano la violenza, mette all’indice i giornalisti e vuole fare macerie della democrazia rappresentativa”. Un attacco quindi duro e diretto a Grillo e al suo Movimento, che tuttavia basa le sue rivendicazioni su una sentenza della Consulta.

Altra questione spinosa dopo quella della legge elettorale, è sicuramente quella della decadenza su cui il Presidente del Consiglio non ha dubbi “nella questione giudiziaria di Berlusconi non sono entrato e non entro oggi” e poi nasce un nuovo Patto con gli Italiani… ” impegno 2014″, una nuova agenda, forse dettata e copiata a tratti da quella di Renzi, un block notes di appuntamenti e tappe che dovrebbero portare alle riforme, “Per le riforme dobbiamo muoverci nella procedura della revisione dell’articolo 138, e dobbiamo porci quattro obiettivi: riduzione del numero dei parlamentari; abolizione delle Province dalla Costituzione; fine del bicameralismo perfetto, con un’unica Camera che dia la fiducia e faccia le leggi, e l’altra che esprima le autonomie; una riforma del titolo V della Costituzione, chiarendo al massimo le responsabilità di governo”… anche se per il momento l’unica legge a cui si tende è quella dell’amnistia e dell’indulto: “siamo la patria di cesare Beccaria e Dobbiamo dimostrarlo”. Poi un esempio davanti agli occhi ora Letta lo ha L’anno prossimo studieremo “la Partecipazione dei lavoratori all’azionariato con una rappresentanza negli organi societari, ne parleremo insieme” con azienda e sindacati, ed “è il tentativo” di “sperimentare” quanto fatto in Germania. Ma mentre sperimentiamo, tanto il tempo ce lo abbiamo, Letta fa anche il “buon padre di famiglia” e ridurrà le bollette dell’energia elettrica “venerdì nel piano destinazione Italia che avrà il via libera del Consiglio dei ministri “interverremo sul costo dell’energia” con “una riduzione di 600 milioni sulle bollette”, una riduzione “che si somma a quella già prevista dal decreto Fare”.

Naturalmente arriva il bastone e la carota anche sull’Europa perché Letta sottolinea “vorrei tracciassimo una linea, di qua chi ama l’Europa e sa che senza l’Ue ripiombiamo nel medioevo. Di là chi vuole bloccare l’Europa e si scaglia contro i suoi limiti” e poi aggiunge “L’italia deve avere conti in ordine, come oggi accade. E lo ricordiamo a tutti anche ad alcuni tecnocrati di Bruxelles”.

Intanto i Forconi preparano la loro azione eclatante, mentre la politica parla d’Europa e la nuova agenda, spinta dal segretario Renzi, si ridisegna per cercare di creare una nuova, l’ennesima, larga intesa che sostenga un governo “tecnico-politico-presidenziale”

Balla Renzi a Ballarò e apre a Grillo sul Senato!

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“Grillo ha 160 deputati, se votano la proposta del Pd sul Senato si fa. Questo senso di urgenza Grillo non lo butti via, provi a cambiare le cose senza pensare che basta un post”. Questo è l’incipit dell’intervista a ‘Ballarò’ di Matteo Renzi. Poi altri temi caldi del momento sono le elezioni politiche e il governo.  “La legge elettorale si fa con tutti. Non solo con la maggioranza”, dice Renzi. Ma Letta è d’accordo? “Siamo d’accordo tutti che la legge elettorale si tolga dal Senato, dove l’hanno messa lì, aspettando che cresca. Come la pasta della pizza”, aggiunge. Renzi poi spiega che Sulla Porcellum la Consulta si è espressa “non so con quale razionalità”, perché il ricorso a suo avviso andava respinto ma “comunque le sentenze si rispettano” e sull’esecutivo il sindaco di Firenze è chiaro “Enrico Letta è il primo ministro di questo paese che deve, nel giro di un anno, fare le cose che ci siamo detti di fare. Ha un’occasione straordinaria”. Ma per le Europee ci sarà di nuovo il gioco delle poltrone e D’Alema e la Bindi saranno candidati? “No, non credo proprio – spiega -Renzi -. Alle Europee mandiamoci qualcuno che poi resta lì”, quelli “interessati all’Europa e non ai giochini italiani”.

Beppe Grillo e il movimento dei forconi. Quanto chiesto a Grillo alle forze dell’ordine dopo il loro atteggiamento verso i forconi è “demagogico e strumentale” da parte di qualcuno che “invitava i militanti no Tav a picchiare i poliziotti”. “In piazza – continua – ci sono persone molto diverse. È un movimento composito che va guardato con molta attenzione”. E aggiunge: “Tra quelle persone ce ne sono alcune veramente in difficoltà”.

E sulla Cancellieri c’ è la stoccata. Domani le peserà che il Pd rinnovi la fiducia al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri? “Credo – afferma Renzi – che sia costata l’altra volta, credo sia stato un errore tenerla lì. E’ una persona per bene, ma ha dato l’idea che la legge non è uguale per tutti”. Il leader democrat spiega: “Non mi hanno eletto per cambiare il ministro della Giustizia ma per cambiare il Paese. Vorrei riaprire il dossier Alitalia, il dossier Telecom ma non sono qui per prendermi una rivincita”.

Berlusconi. “Berlusconi mi ha chiamato all’una di notte. Mi ha fatto molto piacere ricevere la telefonata di tutti i leader politici. Lui mi ha detto: ‘finalmente farai un grande partito socialdemocratico’. Gli ho risposto di fare anche lui le primarie nel centrodestra”.

Bersani. “Bersani – dice Renzi – mi ha mandato un messaggio molto carino: ora tocca a te. Gli ho risposto mi piacerebbe vederti. Lui mi ha detto, prima dormi. Sa che in questi giorni è un frullatore”.

Le minacce dei Forconi al governo Letta: “azione eclatante, se passa la fiducia”

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«Oggi decideremo come portare avanti la nostra mobilitazione. Se i politici non andranno a casa e domani sarà votata la fiducia al governo Letta, ci sarà un’azione eclatante non violenta a Roma e forse in altre città: non ci arrendiamo». A dirlo è uno dei coordinatori del movimento «9 dicembre», così Danilo Calvani, che guida la protesta del movimento dei Forconi. Così alle 16 si è deciso di tenuta una riunione al Viminale al quale hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine e il ministro dell’Interno Alfano per fare il punto della situazione sulla mobilitazione dei Forconi che pian piano si sta allargando in tutta Italia.

Torino è la zona più calda. nelle ultime ore proprio nel capoluogo piemontese il traffico è andato in tilt per la protesta che si è svolta a Corso Francia una delle principali arterie della città che arriva in piazza Statuto. E proprio nella zona di piazza Statuto c’è un blocco del traffico ad opera dei giovani “Forconi”, monitorati da Polizia e Vigili. In mattinata i manifestanti hanno percorso una parte dell’adiacente via San Donato, costringendo con maniere spicce e minacce gli esercenti ad abbassare la serranda.   

Intanto il Coordinamento 9 dicembre, che ha organizzato la mobilitazione nel capoluogo piemontese, ha annunciato che la Questura, dopo la guerriglia urbana scatenatasi ieri «ha revocato il permesso per i presidi di Piazza Derna, Piazza Pitagora e Piazza Castello» a Torino, quindi «ogni presidio presente in città è del tutto spontaneo ed auto organizzato da gruppi indipendenti di cittadini torinesi» ha precisato una nota del movimento. Nel messaggio diffuso dai Forconi torinesi si condannano le violenze di ieri e si parla di pacifica protesta. Domani alle 18.30 in piazza Castello, ci sarà un comizio di Danilo Calvani, «uno degli ispiratori di questo movimento» si legge nella nota diffusa. Intanto anche i punti vendita della grande distribuzione sono entrati nel mirino dei forconi. Sedicenti manifestanti hanno istituito forme di picchettaggio davanti ai supermercati torinesi e della prima cintura, impedendo ai clienti di entrare. Al Pam e all’Esselunga di Corso Traiano sono intervenuti i Carabinieri, ma si sono registrati problemi anche al centro commerciale Le Gru di Grugliasco (Torino). Mentre altri grandi supermercati alle porte di Torino hanno scelto di chiudere.

Non molto migliore la situazione a Milano a piazzale Loreto. Qui la viabilità è stata bloccata la viabilità e i manifestanti ogni tanto fanno passare alcune macchine. A presidiare la zona forze di Polizia e Guardia di Finanza. «Bloccheremo piazzale Loreto fino alle 22 di questa sera – ha spiegato uno sei leader del movimento, Chowbe De Leo, tecnico informatico di Milano – vogliamo gridare che ne abbiamo piene le scatole della politica». Presidi e proteste anche fuori dall’aeroporto di Orio al Serio a Bergamo e a Brescia.«Non possiamo protestare con i nostri camion, perché altrimenti la polizia ci sequestra i mezzi e ci impedisce di usarli, perciò abbiamo dovuto fare dei presidi», ha spiegato Sandro Norcini, responsabile di Trasporto Unito della Lombardia, movimento che fa parte del comitato 9 dicembre, che questa mattina si trova a Rho. Disagi stamani anche a Bergamo: alcuni manifestanti hanno rallentato il traffico lungo l’Asse interurbano del capoluogo, all’altezza di Orio al Serio. Lungo la circonvallazione si sono registrate in mattinata lunghe code, costringendo molti automobilisti a imboccare strade alternative. Presenti tra i manifestanti numerosi camionisti che hanno distribuito dei volantini. Disagi anche in centro a Bergamo, dove alcune auto sono state fatte marciare a velocità ridotta, creando incolonnamenti. 

Seconda giornata di blocchi anche a Imperia:  dalle 8.25 circa un gruppo di manifestanti ha bloccato l’accesso allo svincolo di Imperia Est dell’Autostrada dei Fiori, così come già avvenuto nel primo pomeriggio di ieri. Blocchi si segnalano anche in vari punti della città ligure. A Savona è stato sgomberato il presidio sulla via Aurelia, nei pressi della Torretta: le forze dell’ordine, questa mattina all’alba, sono intervenute facendo allontanare i manifestanti che bloccavano il traffico. «La manifestazione ha trasceso i limiti della libertà di protesta – ha detto il prefetto savonese, Gerardina Basilicata – interferendo con la vita dei cittadini. È durata troppo a lungo e ha avuto forme intollerabili». A Genova, infine, i manifestanti si stanno concentrando in zona Corvetto ed è possibile un nuovo corteo nelle vie della città. Il leader dei Forconi Danilo Calvani dovrebbe arrivare domani pomeriggio in piazza De Ferrari a Genova per organizzare la “marcia su Roma” contro il governo Letta e contro la classe politica italiana. «Calvani ci darà le direttive di come comportarci fino al giorno in cui si andrà a Roma, tutti presenti! – spiega un comunicato del movimento genovese – Mandiamo a casa i parassiti!».

Tutto è pronto per l’arrivo a Roma dei Forconi. Domani la Capitale potrebbe essere interessata dai manifestanti che stanno scendendo da Torino per protestare davanti ai palazzi del potere. Poco probabile che arrivino vicino agli obiettivi sensibili ma è già presente una buona partecipazione al  presidio che il  Movimento  ha a Piazzale dei partigiani. Inoltre in  zona Ostiense prosegue l’assembramento di manifestanti.  

In Puglia si registrano momenti di protesta di alcuni autotrasportatori e del cosiddetto movimento dei Forconi, con alcuni presidi stradali che stanno causando qualche disagio alla viabilità. In particolare sulla tangenziale di Bari, in direzione sud, si segnala una coda di circa 2 km di camion e tir. Anche a Foggia, sulla statale 16, sono segnalati due presidi di manifestanti su entrambi i sensi di marcia, mentre sulla strada provinciale 231, nei pressi di Corato (Ba), stazionano decine di autotreni con il conseguente rallentamento della circolazione.

Traffico in tilt a Palermo per la protesta dei Forconi. Paralizzata la circolazione stradale in piazza Indipendenza, dove un gruppo di manifestanti sta protestando davanti Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione nel capoluogo siciliano. I Forconi urlano cori contro la politica e «lo Stato da cui arrivano solo tasse». Difficoltà anche in via Ernesto Basile, per il volantinaggio di alcuni manifestanti.

Non è finita la protesta dei «forconi» sardi: questa mattina una nutrita delegazione di anti Equitalia si è presentata alla sede della Agenzia delle Entrate a Cagliari. Ma questa volta senza simboli e striscioni: semplicemente per chiedere atti e documenti agli sportelli. «Vogliamo chiarire – spiega Vincenzo Bodano, del Movimento per la gente anti Equitalia – alcuni aspetti che saranno poi oggetto di una nostra comunicazione: vogliamo avere tutte le carte in mano. Tutto questo in maniera assolutamente pacifica». Una sorta di coda della protesta di ieri mattina con il presidio all’Agenzia e i blocchi e i rallentamenti in via Vesalio e nelle statali 130 e 131. Il movimento sardo si muove insieme a quello nazionale: nei prossimi giorni potrebbero essere organizzate nuove azioni di protesta.

Monti stacca la spina?

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Per Scelta Civica il Governo può avere un futuro solo se s’impegna a fare le riforme in tempi rapidi… ma la maggioranza per fare le riforme richieste da Monti sembra non esserci più ora che Forza Italia è passata all’opposizione. Nessun incontri inoltre sarebbe previsto in questa settimana tra il premier Letta e il senatore Monti, invece il leader di Scelta Civica sarebbe a lavoro per contribuire alla definizione di alcuni impegni programmatici precisi e verificabili, sulle riforme per promuovere la crescita e favorire l’occupazione, in particolare dei giovani. Monti, si assicura, è fiducioso che si vada in questa direzione, ma, “ove tali impegni non venissero chiaramente assunti dal governo e dalla nuova maggioranza”, ritiene che, fermo restando “il suo grande apprezzamento per la figura del presidente del Consiglio”, Scelta Civica “dovrebbe riflettere prima di assumersi la responsabilità di continuare a far parte in modo organico di una maggioranza che non desse un chiaro segno di svolta riformatrice”.

L’altra scissione… Scelta Civica chiede il rimpasto

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Se la scissione Berlusconi – Alfano ha creato ansia nella maggioranza ora arriva l’ennesimo colpo: la richiesta di rimpasto da parte di Scelta Civica e la rimozione di Mario Mauro che non rappresenta più il movimento. Scelta Civica è chiara nelle sue richieste o rimpasto o non si sosterrà più l’esecutivo perché in questo momento tra i suoi rappresentanti, la forza politica guidata dal nuovo coordinatore  Stefania Giannini, può annoverare solo un sottosegretario (Ilaria Borletti Buitoni, alla Cultura) e un vice ministro (Carlo Calenda, allo Sviluppo economico).

“Se quanto successo ieri con l’abbandono dell’Assemblea si traduce in operazione politica – dice la senatrice montiana, Giannini approdata in Parlamento da rettore dell’Università per stranieri di Perugia – è evidente che tra i primi punti in agenda da affrontare con il Premier Letta ci sarà il fatto che un ministro autorevolmente rappresenta un’altra forza politica e allora noi chiederemo di far contare il nostro peso”.

“Mangiamoci il Porcellum”

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Roberto Giachetti, deputato del Pd da quasi un mese in sciopero della fame contro l’immobilismo sulla riforma della legge elettorale e questa mattina alle nove di mattina, sull’assolata piazza del Pantheon a Roma è stata Scelta Civica ad inaugurare le manifetazioni del No Porcellum day con una colazione a base di maialino sardo e pane carasau tutto irrorato da un po’ di vino. Tanti curiosi e molti turisti hanno guardato con aria divertita la protesta e si sono uniti afferrando un pezzo di carne. All’ora di pranzo la protesta si sposterà a  Eataly, a Roma, saranno proiettati dei video sul Porcellum, e il vicepresidente della Camera aprirà un microfono a tutti quelli che vorranno esprimere la loro opinione sull’attuale legge elettorale. Sempre a Eataly sarà distribuita anche  porchetta gratis, al motto ‘Mangiamoci il Porcellum’ e anche il patron, Oscar Farinetti, aderirà alla protesta digiunando nella giornata odierna.

Anche il segretario democratico, Guglielmo Epifani, ha spinto sull’acceleratore: “Il Porcellum va cambiato – ha spiegato intervenendo ad Agorà – ma per avere una legge che assicuri governabilità. Il doppio turno è lo strumento migliore per garantire la governabilità”.

Fuori onda di striscia e il deputato di Rabino ha un uscita poco felice!

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Mariano Rabino, piemontese, deputato di Scelta Civica, ex consigliere regionale ed ex vicesegretario regionale del Pd, è stato colto in flagrante dalle telecamere di Striscia La Notizia mentre in un fuori onda si confidava con altro deputato Ernesto Carbone del Pd, affermando che lui a roma ci sta “per la gno**a”. E poi, tanto per rafforzare il concetto, dice sempre a Carbone: “In 5 anni a Torino in Consiglio Regionale non ho visto la gno**a che ho visto qui in sei mesi”.

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Il Professore fa tremare la terra sotto i piedi di Letta?

monti-letta-tuttacronacaForse con l’incognita della Legge di Stabilità, che non molti gradiscono, per qualche giorno le dinamiche politiche vertono più sul comprendere il significato di Trise, Tari e Tasi e sul parare gli attacchi che arrivano sia da dentro il palazzo che da fuori. E in mezzo a questo fuoco incrociato potrebbe essere passata in secondo piano la mossa di Monti, che ieri è intervenuto alla trasmissione In Mezz’ora. L’ex presidente di Scelta Civica non ha parlato dei guai del suo ex gruppo e neanche della presunta bontà di questa nuova Legge. Ha mirato al centro della questione denunciando il fatto che il governo è appeso alle sorti di Berlusconi, con uno “scambio” tra Legge di Stabilità e decadenza. Parole che probabilmente hanno colpito forte il Premier, visto che da Palazzo Chigi arriva solo un “La questione non lo turba”. Troppo netta la sentenza per non destare sospetti. E la prima domanda che ci si pone è cosa accadrà domani, visto che per domani era previsto un incontro tra i due. Sempre da Palazzo Chigi spiegano: “E’ fissato col presidente di Scelta civica quindi non sappiamo se viene lui”.

Da quello che è trapelato, il Premier l’ha presa male, anche perchè sa che Monti è rivestito dall’aura di interlocutore affidabile in svariati ambienti: serve la sua parola perchè vi sia un attestato di serietà, di legittimazione. E non è solo questo il problema: in molti nel Pd condividono proprio la lettura del Professore. Dice Dario Nardella, fedelissimo di Renzi: “Le larghe intese garantiscono grandi numeri ma con i grandi numeri devi fare grandi cose. Di fronte alla legge di stabilità questo concetto vale ancora di più. Al momento questa legge che parte da buoni intenzioni non è certo la legge della svolta”. E c’è un motivo se per dirla con Monti è “inginocchiata” al Cavaliere. Prosegue il dem: “L’impronta di Berlusconi è ovunque. Berlusconi ha sequestrato il dibattito politico”. Così, mentre si avvicinano le elezioni per il Segretario del Partito democratico, Letta non può non sentire la terra tremare forte sotto i suoi piedi. Perchè l’influenza di Berlusconi è forte e trapela e con tutte le fibrillazioni che caratterizzano Camera e Senato ad ogni incontro, solo Letta continua a pensare che “va tutto bene”. Parole che, ormai, sembrano dedicate a lisciare il pelo a chi prova a manifestare qualche dubbio…

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La “Mezz’ora” di Monti e l’attacco alla Stabilità di Letta: Governo del disfare

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Prima le dimissioni, poi il silenzio e ora Mario Monti cerca di raccontarsi in “Mezz’ora” da Lucia Annunziata. L’ex leader di Scelta Civica non ha solo attaccato, nei giorni scorsi Mauro e Casini, ma l’intero sistema politico italiano che, secondo il Professore, sta lentamente inginocchiandosi al Pdl e alle scelte economiche che il centrodestra italiano impone.

“Mi sono dimesso da Scelta civica – ha ribadito oggi – perché Mauro e Casini hanno criticato me e il partito sulla base di due argomenti con un secondo fine. Uno il Ppe, l’altro è che la mia linea celerebbe dei trabocchetti, disturberebbe il manovratore”.

Poi ha attaccato il governo: “Sull’Imu Letta si è inginocchiato davanti al Pdl, non potendo fare manovra incisiva sul cuneo fiscale e sull’Iva. Io ho dovuto praticare massicce dosi di austerità. A fine 2011 situazione di grave crisi finanziaria. Serviva austerità per evitare che l’Italia finisse come la Grecia e un governo coloniale della Troika. Letta fa bene a mantenere i conti a posto, ma serve la crescita, e per questo servono le riforme. Questo governo, nato come il governo del fare, sta diventando il governo del disfare”.

Sulla decadenza del Cav: “Io voterò in base alla relazione della Giunta. Per me è voto sull’applicazione di una legge mai prima contestata. Non un giudizio sulla persona. Alcuni degli 11 che hanno firmato mi hanno detto di loro iniziativa che voteranno per la decadenza e non vogliono un gruppo dell’Udc”.

Poi torna a ripetere che non era nei scuoi progetti diventare Primo Ministro: “Non avevo immaginato di governare l’Italia. Mi sono sempre battuto tenacemente perché cambi la cultura della politica italiana. I contenuti prevalgano sulle formule e sui posizionamenti. Sc ha avuto il voto di 3 milioni di italiani, desidero dire loro che il mio impegno politico non finisce. Credo che anche l’impegno di Scelta Civica non finirà. Le mie dimissioni sono state necessarie perché non finisse nella polvere questa operazione poco trasparente e poco corretta”.

Monti si dichiara di essere rimasto anche sorpreso quando ha appreso che Mario Mauro era stato invitato a pranzo dal Cavaliere  “Non ne sapevo nulla, immagino che abbiano trattato solo di materie di competenze del ministero della Difesa, per questo non ho criticato Mauro di non avermi avvertito”.

Ma c’è spazio anche per il cagnolino che la Bignardi gli regalò in trasmissione che ora definisce “un’operazione poco corretta” sulla quale molti hanno speculato.

Un Mario Monti che torna a parlare in tv e a dare la sua personale visione su scelte che non condivide e su nemici del passato e del presente, che lo hanno osannato e denigrato, messo in prima linea e poi in un angolo, assecondato e contraddetto, ma di fatto hanno minato la sua immagine emarginandolo dalle decisioni.

La Legge di Stabilità rende instabili le cariche, ma non Letta

letta-tuttacronacaSarebbe pronto a presentare le dimissioni Stefano Fassina, mentre Mario Monti già ieri ha lasciato il suo posto come presidente di Scelta Civica. Ma questo non destabilizza il premier Letta che, intervistato dal Tg1 sulle possibili nuove fibrillazioni nella maggioranza ha spiegato: “Ormai sono abituato a convivere con la instabilità. Certo, parlerò con Monti e Fassina, ma sono convinto che sono questioni che ci consentiranno di essere più forti”. E ha aggiunto: “È stata votata la legge per l’abolizione del finanziamento ai partiti con il pasaggio al 2 per mille, sembrava impossibile, invece si possono fare le riforme per la trasparenza e una politica più credibile”. Riguardo la presunta prudenza nel taglio del costo del lavoro ha invece sottolineato: “Noi abbiamo messo a disposizione 5 miliardi di euro in tre anni di riduzione di tasse per i lavoratori. Il Parlamento e le parti sociali decideranno come usare questi 5 miliardi di euro e io spero che li usino al meglio per far sì che il beneficio fiscale vada a chi ha più bisogno, penso alle famiglie con più figli”. Ma non poteva mancare una parentesi sul congresso del Pd e sulla possibilità che Matteo Renzi venga eletto segretario: “Non lo temo, anzi spero che ci sia forte impegno, una forte leadership perchè i problemi sono complicati”. Quindi ha aggiunto: “Ho bisogno di leadership forti, di partiti coesi e di un governo come il nostro che, nonostante difficoltà e instabilità, ha voglia di affrontare i problemi per come sono e soprattutto di mettere in campo le soluzioni”.

La scelta di Angelino: Berlusconi mette Alfano a un bivio

berlusconi-alfano-tuttacronacaMinistri Pdl a palazzo Grazioli ieri dove, dopo un incontro di circa tre ore, Berlusconi ha concluso con un: “Caro Angelino, sono d’accordo con te che un sedere può stare in una sola poltrona e tu potresti cominciare a dare l’esempio, magari lasciando la guida del Pdl”. Il primo ad arrivare in via del Plebiscito era stato proprio il delfino, dopo che l’ex premier aveva avuto un incontro con Ghedini e non era del migliore degli umori. All’ora di pranzo si sono aggregati anche i ministri Lorenzin, De Girolamo, Lupi e Quagliariello, con i quali si è discussa la legge di stabilità, che al leader non piace eccessivamente, la riforma elettorale e la compattezza della coalizione. E se anche si cerca di tener separate le vicende del governo da quelle personali, i piani s’intrecciano e Berlusconi, quando si è toccato il tema dello slancio di cui ha bisogno il governo ha espresso la sua richiesta ad Alfano: passo indietro, “dal governo o dal partito, in modo che potrai occuparti meglio dell’uno o dell’altro”.Sembra che il vicepremier abbia lasciato l’onere della scelta al Cavaliere, di modo che, in caso di reimpasto di governo, sia lui a doversela vedere con Letta, che non sarebbe per nulla favorevole all’opzione. Ma quello che realmente Berlusconi vuole non è tanto una poltrona, che sia da ministro dell’Interno o da vicepremier, piuttosto il ruolo di segretario del Pdl, per il quale è pronto a combattere nel consiglio nazionale del Pdl che potrebbe essere convocato a breve anche su richiesta della pattuglia dei lealisti guidata da Fitto, con il quale ha avuto un lungo incontro in serata da cui non è trapelato nulla. Quello che è certo è che l’ex premier continua a ripetere “non possiamo stare con i carnefici della nostra storia politica”. Il problema è che il governo potrebbe andare avanti grazie ai voti di una parte del Pdl, da qui la necessità di muoversi con i piedi di piombo. Nel frattempo continua a slittare il voto sulla decadenza nell’aula del Senato, che potrebbe arrivare fino a gennaio ma che permette a Berlusconi di circondarsi di un’aura da “martire” della democrazia. L’opuscoletto che intenderebbe diffondere “sulle aggressioni giudiziarie subite” diventerà di fatto il primo passo della campagna elettorale che si va aprendo e che, secondo i calcoli di Berlusconi, dovrebbe portare il Paese al voto a primavera.

Mario Monti si dimette da presidente di Scelta Civica

mario_monti-dimissioni-sceltacivica-tuttacronacaMario Monti, con una nota, ha rassegnato le sue dimissioni da Scelta Civica dopo che oggi un gruppo di undici senatori di Sc hanno presentato una dichiarazione sulla Legge di Stabilità che viene intesa da Monti come “una mozione di sfiducia nei miei confronti”.  Nella nota si legge: “La presidenza verrà assicurata dal vicepresidente vicario Alberto Bombassei, fino all’attivazione delle procedure previste dallo Statuto per la nomina del nuovo presidente. Domani lascerò il gruppo Sc del Senato e chiederò l’iscrizione al gruppo misto. Nella mia veste di senatore a vita, non verrà meno il mio impegno per contribuire all’affermazione di quei valori e di quella visione per i quali, confido, quanti hanno aderito al progetto di Scelta Civica per l’Italia continueranno a battersi”. E continua: “Sulla base degli elementi resi noti dal governo sul disegno di legge Stabilità approvato martedì sera, ho avuto ieri scambi di opinioni all’interno di Scelta Civica, in particolare con i presidenti dei Gruppi parlamentari al Senato (Susta) e alla Camera (Dellai), con i responsabili economici (Lanzillotta, Ichino, Zanetti) e con il portavoce politico (Della Vedova). Su tale base, nella serata di ieri ho rilasciato una dichiarazione come presidente di Scelta civica. Vi si esprimeva una prima valutazione, secondo la quale il ddl Stabilità appare soddisfacente quanto al rispetto dei vincoli europei, timido per quanto riguarda la riduzione delle tasse, insoddisfacente per quanto riguarda l’orientamento alla crescita”, sottolinea Monti. “Oggi, dal canto loro, undici senatori appartenenti al Gruppo di Scelta Civica – Albertini, Casini, De Poli, Di Biagio, Di Maggio, D’Onghia, Luigi Marino, Merloni, Olivero, Lucio Romano, Maurizio Rossi – hanno rilasciato una loro dichiarazione congiunta. È difficile non convenire con il pochissimo che viene detto in ordine alla valutazione del ddl (‘è un primo passo nella giusta direzionè). Ma vi è un quid specifico, di rilievo politico, che permea la dichiarazione, unisce le posizioni tenute di recente dagli undici firmatari e le connette ad un altro senatore di Sc, che non è tra i firmatari in quanto fa parte del governo, il ministro della Difesa Mauro”, avverte il senatore.  Da fonti di Scelta Civica, si apprende che il vice presidente vicario di Scelta Civica Alberto Bombassei sta per convocare un’assemblea plenaria dei deputati e senatori di Sc e degli organi di partito che si terrà martedì alle 12 alla Camera.

Al posto giusto… “Report” mira ai demeriti della classe politica

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Stasera, lunedì 30 Settembre 2013, su RaiTre alle 21.10 andrà in onda la diciassettesima edizione di Report , il programma d’attualità e inchieste, condotto dalla giornalista Milena Gabbanelli. La trasmissione costituisce ormai da anni un punto di riferimento assoluto per chi voglia approfondire temi su cui troppo spesso i media risultano colpevolmente silenti.
Il titolo della prima puntata è “Al posto giusto”. Un titolo che racchiude il nocciolo della puntata. Milena Gabanelli parte con un’inchiesta sui demeriti della classe politica che da tempo governa questo Paese. Report si chiede: “Il governo chi ha scelto per rimettere in piedi un paese devastato da una crisi senza precedenti? Quali sono i criteri di nomina dei ministri, sottosegretari e presidenti di Commissione?”. In sintesi “ Con quali criteri vengono scelti i ministri e chi ci governa?” Una domanda che si pone la maggior parte degli italiani. Bernardo Iovene ,autore dell’inchiesta, ha posto queste semplici domande ai diretti interessati per comprendere quali siano i requisiti necessari per ricoprire cariche cruciali.
I giornalisti hanno ricevuto ben poche risposte dai componenti dell’attuale governo interpellati, mentre la maggioranza di essi si è spesso barricata dietro frasi di circostanza come il classico “non ho tempo”. Il nuovo Report si occuperà molto di temi economici: “Quelli di cui nessuno parla perché troppo complessi, e proprio per questo più insidiosi, perché intaccano le radici del sistema”. Milena Gabanelli resta fedele al suo format: “Lontano dalle piazze e dai salotti, ma dentro le leggi, i criteri di nomina, le scelte economiche, le relazioni fra il potere bancario e quello politico”. La nuova edizione di Report è assolutamente da vedere!Per conoscere ciò che spesso viene taciuto e che in realtà avremmo diritto di sapere.

Gli italiani traditi dal Pdl, così Mario Mauro

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Oggi ministro della difesa e parlamentare di Scelta Civica, Mario Mauro conosce bene le dinamiche interne del Pdl poiché anche lui tempo fa militava nelle file del partito di Berlusconi. Il ministro, parlando ai margini di un convegno della Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza ha affermato:  “Considero la decisione adottata dal Pdl completamente a sfavore dell’Italia, un vero e proprio tradimento che spero possa essere superato con una riflessione onesta da parte di quel partito, venendo incontro non ai bisogno del governo ma ai bisogni del Paese” e poi ha aggiunto che, da quel 22 aprile quando il Pdl decise di entrare nell’esecutivo, non ci sono motivi per potersi permettere di non dare una stabilità politica al nostro Paese:  “Ci sono meno buone ragioni perché l’Italia sia aiutata da un governo di grande coalizione per rimuovere il macigno della crisi economica e per sostenere le famiglie e le imprese? Dal mio punto di vista no”. Quindi parla di tradimento, ma afferma anche la necessità di andare avanti con un esecutivo  che possa guidare l’Italia fuori dal tunnel della recessione con politiche si sostegno a famiglie e imprese.

I 15 grillini che potrebbero sostenere il nuovo governo

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Quei 10 piccoli indiani, potrebbero diventare i 15 grillini dissidenti. Allontanati dal Movimento, potrebbero trovar posto nelle file di una nuova maggioranza e sostenere il nuovo governo che si dovrà delineare nei prossimi giorni. Le elezioni auspicate da Grillo sembrano infatti una Chimera e c’è chi sente stretta intorno a sé la morsa fatta di regole e linee dettate al di fuori del Palazzo. Così al Senato 15 grillini, 13 dei quali non hanno votato l’elezione dell’ultimo capogruppo, sarebbero disponibili a dialogare con il Pd, ma forse sono molti meno quelli che appoggerebbero un Letta bis.

Ne parla Andrea Malaguti su La Stampa:

Al telefono da Firenze la senatrice Alessandra Bencini – considerata trattativista – dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme». La sua voce è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. «Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto». E’raro vivere esperienze eccitanti senza pagarne il prezzo. Non pensava che fosse così alto. Da Palermo il senatore Francesco Campanella – trattativista anche lui – dice che «confrontarsi è necessario sempre, su ogni ipotesi».

Anche su quella di un Letta-bis? «L’ideale sarebbe un governo guidato da personalità terze. Letta potrebbe promettere di seguire parte dei nostri punti programmatici? Mi pare difficile. Ma se diventa Che Guevara ci rifletto. Ma soprattutto è importante che ci rifletta la rete». La rete. Non Casaleggio. Non Grillo. Al Senato il Movimento è spaccato in due. Quelli che seguono ciecamente i leader di Genova e Milano e quelli che chiedono a gran voce la consultazione del sacro web. Conta di più l’alto o il basso?

Governo Letta: attenzione, fragile!

larghe-intese-fragilità-tuttacronacaE’ andato male l’incontro a palazzo Chigi tra Letta e Alfano, con il premier che ha detto no a ogni ipotesi di rinvio alla Corte costituzionale della legge Severino e ora ha deciso di accelerare per poi poter parlare con chiarezza con Napolitano: va valutata la modalità di una crisi che sembra sempre più inevitabile. Quello che ha chiesto al proprio vice, dopo l’umiliazione di trovarsi in America a sponsorizzare il programma Destinazione Italia mentre dal suo Paese arrivavano i ricatti del Pdl, è stato un chiarimento vero “senza se e senza ma”. Nessuna fiducia per poi ripartire con il balletto delle dimissioni, in poche parole. L’ultimatum ora è lui a porlo, in occasione del Consiglio dei ministri: se si esce con dei provvedimenti, significa che si va avanti, altrimenti la responsabilità della crisi se la devono assumere loro, da subito. La crisi si è materializzata sulla questione della decadenza di Berlusconi che si è materializzata la crisi. Alfano, che cerca un appiglio per tentare a frenare Berlusconi, prova l’ennesimo cambio di rotta: “Separiamo i piani – lo schema del vicepremier – se convinci il Pd a rinviare alla consulta la Severino o a votare una legge interpretativa che rallenti, noi votiamo la fiducia e prendiamo tempo”. Ma di tempo non ce n’è più: la sentenza per l’interdizione sta per arrivare da Milano e il Pd ha già i suoi grattacampi in casa. Dall’altro lato c’è Letta che ha spiegato: “Questa volta non si può far finta di niente e ognuno si assumerà le sue responsabilità di fronte al Parlamento e al paese”. In programma per martedì prossimo ha intenzione di proporre in Aula un patto di legislatura fino a dopo il semestre europeo, dettagliato nelle priorità economiche e rivendicando la necessità delle riforme. E la verifica viene prima del tema della decadenza. Nel frattempo fermento c’è stato anche a palazzo Grazioli, dove Berlusconi si è incontrato con Alfano e i capigruppo e ha tenuto a ribadire la sua linea dura. Del resto si è già pronti ad accusare gli altri. Chi è vicino a Letta sostiene che “Se cade il governo si pagano Imu e Iva per colpa del Pdl”. Dalla parte dell’ex premier sono pronti a bombardare Saccomanni: “Se la grande trovata è aumentare la benzina per coprire l’Iva allora…”. Le larghe intese sono fragili come bicchieri in equilibrio instabile: non resta che aspettare la folata di vento che li farà cadere…

Colle rovente: un’ora a colloquio Letta e Napolitano

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Un’ora per dare una speranza all’Italia, un’ora per trovare un’alternativa, un’ora nella quale articolare una contromossa. Un’ora in cui il Colle è stato rovente. Ora l’incendio si trasferirà al Cdm e qui si farà la verifica. Intanto Letta ha riferito sui suoi incontri preliminari quelli che oggi aveva svolto con ngelino Alfano, Dario Franceschini, Guglielmo Epifani e Gianni Letta. Intanto arrivano anche le prime dichiarazioni da parte di Cicchitto: «Ascolteremo Letta con attenzione, vedremo». Più deciso il fronte del Pd  con Guglielmo Epifani che invita Letta ad aprire in Parlamento un «chiarimento risolutivo». «In questo – dice – il Pd lo sosterrà».  Epifani ha osservato che dall’attuale situazione «non si può uscire con un nuovo giro di valzer, sotterrare oggi l’ascia di guerra e dissotterrarla domani». Poi esprime anche il «sostegno» suo e di tutto il partito a Napolitano «di fronte agli attacchi volgari che si sono registrati in queste ore». Se giovedì «Letta ha parlato di umiliazione, io aggiungerei che è stato anche un colpo alla schiena per l’Italia che lavora, che cerca di uscire dalla crisi». Inoltre, «il Pdl scherza con il fuoco, una crisi è da irresponsabili».

Gli fa eco il presidente di confindustria Giorgio Squinzi “Con tutti i sacrifici che hanno fatto gli italiani in questi ultimi anni in termini di tasse e altro, oggi mettere a repentaglio tutto mi sembra folle” poi ha aggiunto “E’ inutile auspicare qualcosa: spero che prevalga il buon senso”.

Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl ha risposto immediatamente «Rispediamo con decisione al mittente le opportunistiche accuse che ci rivolge il segretario pro tempore del Pd. Dal nostro schieramento politico nessun “colpo alla schiena del Paese”, ma anzi un’iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica proprio per difendere i principi di libertà e democrazia sulle quali si fondano le nostre istituzioni repubblicane». Non tutto il Pdl però appare coeso. «Non ho firmato e non firmerò le dimissioni perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere le forze politiche ad assumersi le responsabilità nei confronti del paese, soprattutto in vista della prossima imminente campagna elettorale» sostiene il senatore Pdl Carlo Giovanardi, pur ribadendo come la decisione della giunta su Berlusconi sia «una mascalzonata»

L’incontro tra zio e nipote in tempo di crisi!

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Crisi di governo, ma non crisi di famiglia. Gianni Letta ed Enrico Letta, zio e nipote si sono incontrati per l’ultimo faccia a faccia a Palazzo Chigi. Lo zio ha ascoltato le condizioni di pace del nipote per poi riferirle a Silvio Berlusconi, il quale valuterà se far saltare o meno il governo delle larghe intese. Sembra difficile che il cavaliere ritorni sulle sue decisioni ora che in tasca ha firmate le dimissioni di massa e l’ipotesi di elezioni anticipate sembra allettare molto il leader di Forza Italia. Enrico Letta è atteso al Quirinale da Giorgio Napolitano alle 18, mentre alle 19.30 è previsto il consiglio dei Ministri che dovrà discutere dell’aumento dell’Iva.

Lettera aperta al Presidente Napolitano: l’ultima mossa di Forza Italia

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Il Giornale ha pubblicato la lettera aperta dei capigruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati e al Senato, Renato Schifani e Renato Brunetta, indirizzata  al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Secondo i capigruppo sulla legge Severino vi sono “consistenti dubbi di legittimità”.

Ecco il testo della lettera a Napolitano:

”Signor Presidente della Repubblica, nella nostra veste di Presidenti dei gruppi parlamentari di Forza Italia, intendiamo rappresentarLe alcune considerazioni a seguito della sua Dichiarazione relativa all’assemblea dei nostri gruppi parlamentari svoltasi ieri. I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi, per esaminare le prospettive di vicende prossime che investiranno direttamente attribuzioni rimesse in via esclusiva agli organi parlamentari dall’articolo 66 della Costituzione. L’assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né, tantomeno, anche per l’evidente illegittimità di simili ipotesi, ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato. Né la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente Berlusconi, parlamentare anch’egli e leader del Partito, pur essendo questa una eventualità che non costituirebbe, com’è di tutta evidenza, alcuna ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono, con il Presidente Berlusconi, i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.

L’oggetto della riunione riguardava viceversa l’atteggiamento da assumere, ciascuno nella propria libertà, come si addice a parlamentari che rappresentano la Nazione e godono delle guarentigie di cui all’art. 67 della Costituzione, rispetto all’orientamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che comunque rappresenta un’eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull’applicazione al Sen. Berlusconi della c.d. Legge Severino. In particolare, si tratta, come Ella sa, di una pronunzia che il Senato dovrà assumere nella propria qualità di organo della verifica dei poteri ai sensi dell’art. 66 della Costituzione, qualità che, secondo costante orientamento della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, costituisce esercizio, seppure speciale, di funzioni giurisdizionali. Sotto questo punto di vista, la riunione del gruppo era volta ad esigere il rispetto dell’organo parlamentare, allorché, come nel caso di specie, in questione è proprio lo Stato di diritto nella sua manifestazione suprema che è la Costituzione. Com’è infatti noto, le norme sul sindacato incidentale di costituzionalità delle leggi impongono che qualsiasi organo eserciti funzioni giurisdizionali sia tenuto, allorché ritenga una questione di legittimità rilevante e non manifestamente infondata, a investirne la Corte costituzionale. Si tratta di un dovere cui l’organo giudicante non può sottrarsi quando rilevi l’esistenza di un dubbio, senza necessità – va aggiunto – che sia previamente raggiunta da parte sua una certezza sulla incostituzionalità.

Che sulla c.d. Legge Severino vi siano consistenti dubbi di legittimità qualora la si voglia applicare al caso Berlusconi è dimostrato dalle tantissime voci, di ogni orientamento culturale, che tra i giuristi ed esperti si sono nelle ultime settimane levate. Il rifiuto di ascoltare questi dubbi da parte di molti parlamentari, malgrado ci si trovi in una sede di verifica dei poteri, è stato ritenuto dalla totalità dei partecipanti alla riunione dei gruppi di Forza Italia, un’inaccettabile negazione dello Stato costituzionale di diritto, tale da rendere intollerabile la permanenza in un Parlamento che si dimostrasse cosi sordo alle ragioni della legalità. Nessuno ha voluto interferire con la vita del governo o con le decisioni del presidente del Consiglio e del Capo dello Stato. In gioco è solo, ma si tratta della questione più importante per dei parlamentari, il rispetto della Costituzione da parte dell’organo che rappresenta direttamente la sovranità nazionale: il Parlamento della Repubblica. Desumere ulteriori intenzioni non corrisponde alle motivazioni dell’iniziativa che è e rimane rimessa alla sola libera coscienza di ciascun parlamentare di Forza Italia”.

Mario Monti si dimette da Scelta Civica poi ci ripensa… durerà?

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Le dimissioni sono avvenute alla drammatica assemblea che si è svolta tra mercoledì e giovedì notte, nella quale Mario Monti ha preso le distanze dal partito e ha presentato la sua decisione di rimettere il mandato da presidente del movimento. Poi implorato dai presenti ha fatto dietrofront. Ma secondo l’Ansa che ha parlato con il premier, l’addio è solo questione di tempo, forse qualche giorno, forse qualche mese.

Sul ripristino dell’articolo 18 il Pd vota NO!

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Se non si fosse svolta nell’aula di un parlamento e se non ci fossero conferme da autorevoli organi di stampa la notizia sembrerebbe essere schizzata fuori dalla mente di un alacre commediografo che per far satira sarebbe pronto a immolare anche sua mamma, pardon, il suo partito! Ma invece è incredibilmente tutto vero: il Pd ha votato no al ripristino dell’articolo 18 insieme a Pdl, Lega e Scelta Civica bocciando quindi l’emendamento  presentato da Sara Paglini, segretario della Commissione Lavoro ed esponente M5S. Solo il Sel ha votato il sì, ma naturalmente non è bastato.

”La demagogia del Partito Democratico tradisce di nuovo i lavoratori italiani, ha commentato Paglini. Questa è la coerenza del Pd. Per mesi hanno parlato di articolo 18, raccolto firme ed oggi in aula non hanno avuto il coraggio di sostenere l’emendamento. In democrazia contano i fatti, non le parole e le promesse. I fatti parlano oggi chiaro il Partito Democratico ha votato ‘no’ al ripristino delle garanzie previste dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori prima della legge Fornero”.

Il Pd che prima vota una legge in cui vengono favoriti i ragazzi svantaggiati e senza diploma e poi non garantisce loro la fruizione dell’art 18, cioè le salvaguardie del lavoro stesso, non potrebbe essere considerata una contraddizione in termini? Oppure potrebbe essere, forse inconsapevolmente, un precipitare verso un lavoro despecializzato e non tutelato?

Vicepresidenza alla Camera: la Pitonessa mette a rischio il governo?

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Si vota la vicepresidenza alla Camera e sembra che l’occasione sia una verifica della tenuta della maggioranza. Infatti, in caso ci fosse il rifiuto di eleggere Daniela Santanchè, Berlusconi sarebbe già pronto a far salire la tensione: “Il Pd su Daniela deve rispettare i patti. Noi abbiamo votato i loro, loro devono votare i nostri. Per stare insieme in maggioranza ci vuole lealtà, altrimenti è un problema serio”. Ma i numeri sono in bilico: il Pd è determinato a votare scheda bianca, Scelta civica parla di provocazione e Sel cerca di convergere con il M5S su un candidato comune. Ma c’è da considerare anche il fuoco amico, perchè le “colombe” legate ad Angelino Alfano non simpatizzano affatto per la pasionaria berlusconiana. Come sottolinea l’Huffington Post, “Per questo Berlusconi ha fatto uscire Angelino Alfano, a sponsorizzare convintamente la candidatura di Santanchè: se incidente ha da essere, è il suo ragionamento, deve essere imputabile al Pd. Non alla faida che sta lacerando il Pdl.” Perchè il problema è che all’interno dello stesso partito non tutti appoggiano la Pitonessa, come ha dimostrato l’assenza di parte del partito lombardo ieri alla manifestazione di Arcore: “da Gelmini a Romani, da Formigoni e Casero. E non per mancanza di solidarietà nei confronti di Berlusconi.” Insomma, sembra che il partito stia diventando “una curva di ultrà che rovineranno Berlusconi”. Lo stesso Cavaliere ha preferito evitare di scaricare sul voto parole incendiarie, preoccupandosi al contempo che il suo partito sia compatto sul voto: “E’ difficile – dice una vecchia volpe pidiellina – che Daniela passi, ma le responsabilità devono essere del Pd, non nostre”. È la linea che Daniela stessa ha espresso sin dalla sua intervista a Repubblica e anche nella trasmissione In Mezz’ora: “Non è una questione di vita – ha detto – ma se non mi votano c’è un problema politico”. Continua così la strategia della tensione verso Letta: se la Santanchè non viene eletta il governo sarà messo ancora più sotto pressione e per questo le colombe hanno trascorso la giornata ad appellarsi al Pd. Del resto la reazione del Popolo della Libertà è decisa: se i democratici non votano la Santanché rompono i patti. Da parte loro, i Dem hanno proposto un cambio di rotta, proponendo Antonio Leone, ma la risposta è stata un deciso no. Quello che resta è che per l’elezione della Santanché rischiano di non essere sufficienti i 120 voti di Pdl e Lega. Vista la situazione, i lumbard si sono subito inseriti nel gioco chiedendo di sostituire l’onorevole Pdl con un padano. Mentre Scelta civica è pronta a prestare soccorso all’onorevole messa in campo dal Popolo della libertà e M5S candida la deputata Francesca Businarolo senza sapere se Sel appoggerà o meno.

Scelta civica vuole la verifica della maggioranza! Coltello alla gola per Letta?

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Ieri la polemica di Monti, oggi lo smorzamento dei toni da parte di Napolitano che intervenendo da Zagabria aveva affermato in merito alle dichiarazioni di ieri del leader di Scelta Civica: «Faccio molta fatica a prestare al professor Monti un volto minaccioso. Penso che voglia giocare un ruolo di stimolo… Vedremo cosa risponderanno adesso i partner» ha aggiunto il presidente della Repubblica, «l’importante è operare con serenità, prescindendo dalle polemiche politiche che, tra l’altro, si svolgono al di fuori del governo. Lo coinvolgono come oggetto ma non caratterizzano i rapporti» fra le forze politiche che lo sostengono.

Ben presto però il Capo dello Stato ha dovuto prendere atto che la frase di ieri di Monti non era una provocazione per stimolare il governo ma un vero e proprio percorso di verifica della maggioranza. La coltellata al cuore del governo sembrerebbe arrivare con i capigruppo di Camera e Senato di Scelta Civica che hanno affermato:

“Proprio perche’ Scelta Civica, prima di altri, ha ritenuto che un momento di tregua nella contesa politica potesse recuperare l’indispensabile coesione per affrontare le grandi difficolta’ che abbiamo ancora di fronte, e proprio perche’ riteniamo che questo clima di collaborazione debba continuare in presenza di una frammentazione politica non superata, chiediamo di organizzare una serie d’incontri politici tra le forze parlamentari che sostengono il governo da te presieduto per precisare nei dettagli il ‘patto di governo’ che ci lega in questa maggioranza”.

Lorenzo Dellai e Gianluca Susta, nella lettera inviata al presidente del consiglio Enrico Letta hanno affermato anche:

 “Siamo certi che l’alto profilo che hai voluto conferire a questo comune sforzo fin dalla sua presentazione alle Camere, seguendo anche le indicazioni del Capo dello Stato, che mantengono interamente la loro validita’, debba essere il punto di riferimento per le prossime decisioni della maggioranza… Per questo  confidiamo che vorrai accogliere questa nostra richiesta, che ha lo scopo di rafforzare e non certo di mettere in discussione il governo che anche Scelta Civica ha contribuito a far nascere… L’eccezionalità di questa maggioranza e la responsabilita’ dimostrata dalle principali forze politiche nei confronti del Paese, non possono   essere vanificate ne’ da un protagonismo esasperato, generatore di continue e spesso inutili fibrillazioni, ne’ da un clima di campagna elettorale permanente che rischia di riportare velocemente a elezioni che, verosimilmente, riproporrebbero condizioni di difficile governabilità, a scapito, nuovamente, del Paese”.

Lo strano asse Monti-Renzi?

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Affida a Facebook, il leader di Scelta Civica, Mario Monti la sua proposta di un «contratto di coalizione» per rafforzare gli impegni dei partiti che sostengono Letta.

L’ex premier scrive:

«Devo affermare che, senza un cambio di marcia, non riteniamo di poter contribuire a lungo a sostenere una coalizione affetta da crescente ambiguità».

E aggiunge:

«Ha ragione Matteo Renzi ‘Piccoli passi non bastano’. Il Governo Letta ha iniziato bene, ma la sua missione – trasformare l’Italia in un Paese competitivo e capace di crescere, mantenendo la ritrovata disciplina di bilancio – richiede riforme radicali. Queste non potranno essere decise e realizzate senza una grande e genuina unità di intenti, non solo all’interno del Governo ma anche fra i partiti che hanno dato vita alla grande coalizione».

Monti ricorda anche:

«Scelta Civica, il primo partito ad avere proposto, già prima delle elezioni, un governo di grande coalizione… Con altrettanta chiarezza, però, mi sento in dovere di affermare che, senza un cambio di marcia, non riteniamo di poter contribuire a lungo a sostenere una coalizione affetta da crescente ambiguità».

E prosegue:

«L’ambiguità proviene dai due partiti maggiori», l’uno impegnato nel congresso, l’altro che «sta affrontando una situazione difficile, anche per le vicende di Silvio Berlusconi, al quale va peraltro dato atto di essersi finora lealmente astenuto dal farne pesare le conseguenze sul governo».

E specifica:

 

«Non è comunque accettabile che singoli partiti, nel partecipare all’attività di un governo che dovrebbe durare per anni, si posizionino quotidianamente come se fossero già in campagna elettorale».

Poi Monti conclude:

 

«In Germania, le grandi coalizioni  nascono sulla base di un ‘Koalitionsvertrag’, un vero e proprio contratto, scritto e molto dettagliato, che i partiti devono rispettare. La grande coalizione che appoggia il governo Letta ha, come sola base, le brevi dichiarazioni programmatiche del Presidente dèl Consiglio alle Camere del 29 aprile. Troppo poco. Enrico Letta dovrebbe ora proporsi di dare solidità e slancio riformatore al suo governo, e di metterlo al riparo da possibili insidie provenienti dai travagli dei partiti, proponendo presto un testo di ‘contratto di coalizionè. Esso dovrebbe contenere, oltre ad un quadro preciso delle linee politiche e dei provvedimenti, anche un breve ‘codice di condottà, con elementari regole di comportamento per chi vuole partecipare in buona fede ad uno sforzo comune per risollevare il Paese, dimenticando per qualche tempo gli interessi elettorali».

Il coraggio di una maestra salva i suoi allievi. Prendiamo esempio?

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Rhonda Crosswhite, maestra alla Plaza Tower Elementary a Moore, sobborgo di Oklahoma City, ha solo pochi graffi che lei stessa definisce «irrilevanti, considerando quello che sarebbe potuto succedere. Non ho mai pensato che stessi per morire – ha detto -. Per tutto il tempo ho continuato a urlare ai ragazzi: “Smettetela di preoccuparvi, stiamo bene, stiamo bene. Gridavo per tranquillizzarli, cercavo di superare con la mia voce quel frastuono orribile, sperando che mi potessero sentire. Una ragazza singhiozzava e le ho detto: “Va tutto bene, va tutto bene, ti proteggo io”. E poi ho detto qualche preghiera: “Dio, ti prego di prenderti cura dei miei figli”. E noi stiamo bene».

In questa scuola sono morti 9 bambini, ma nessuno della sua classe. Lei li ha protetti tutti, alcuni anche con il suo corpo. «Quando tutto è iniziato a venire giù, mi sono messa su di loro. Tutto qui. Uno dei miei ragazzini mi diceva: “Ti amo, ti amo, ti prego non morire con me…”». Con queste parole semplici racconta il suo gesto d’amore verso la sua classe, verso quei bambini che le devono la vita. Ma per lei è stato normale, è nell’ordine delle cose… è questo lo spirito americano. Ci sono dei ruoli nella società che richiedono coraggio, ci sono le insegnanti che per i loro bambini morirebbero, perché è quella solidarietà innata, è quella spinta che ti porta a essere un eroe per caso. E’ successo a Newton dove un’insegnante è morta per proteggere i suoi allievi dalla follia omicida di Lanza… succede durante il tornado con l’insegnante Crosswhite che non ci pensa due volte e si sdraia sui suoi allievi , li protegge. Cosa succede in queste menti? Succede che le insegnanti sanno proteggere il futuro, sono a contatto quotidianamente con quelli che saranno gli uomini e le donne del domani… sanno quanto sia importante non rubare a nessuna generazione quel domani… forse sanno quello che i nostri politici dovrebbero imparare… a tutelare i loro cittadini, a proteggerli… dovrebbero pensare che ogni individuo, da quello che nascerà fra qualche mese a quello che ha 90 e più anni, è un bene prezioso, ognuno è indispensabile (perchè nel bene o nel male è un esempio) e ognuno ha diritto a vivere e a farlo dignitosamente… Ognuno ha bisogno di essere tutelato, sostenuto quando porta avanti un progetto che può essere utile alla comunità… proprio come un bambino che cresce, l’imprenditore ha bisogno di essere supportato nel suo sviluppo, non castigato con tasse sempre più insostenibili, con una burocrazia kafkiana o con l’indifferenza. Se poi sbaglia allora la punizione deve arrivare e deve essere esemplare, in modo da far capire che lo Stato punisce i criminali e premia gli onesti… oggi in Italia sembra che sta succedendo il contrario, perciò la storia di Rhonda, oggi è più importante che mai!

Se il Pd è moribondo e il Pdl non sta bene… Scelta civica conta i pezzi!

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Domani è convocata l’assemblea di Scelta Civica che dovrà “ricomporsi, ritrovare un’identità, darsi una struttura. Il dopo Monti!

“Perché il problema – dice Rossi – è stata proprio la commistione negli ultimi mesi. Necessaria in una fase particolare, in cui bisognava segnare con forza un cambiamento, favorire l’uscita da una lunga fase politica, durata vent’anni”. Ma che ora non ha più molto senso: al Governo ci sono Calenda e Borletti, ma anche – e questo brucia – Mauro, ex Pdl, e D’Alia, Udc. “Ed è tutto da vedere cosa accadrà sulle riforme: non valuteremo sulle parole, ma sui fatti: ci aspettiamo quelle economiche, sul mercato del lavoro, ma anche quelle istituzionali”.

Senza contare che nel risiko delle Commissioni parlamentari non ci sono Presidenze economiche, scuola e università, in mano ai montezemoliani di Scelta civica. “Da ora in poi daremo il nostro contributo non solo a Scelta civica ma a tutti coloro che lo vorranno – dice ancora Rossi -, ma diremo, in totale autonomia, quello che pensiamo. Del resto non siamo un partito, né una corrente, né una quota parte di un movimento politico. Continueremo a svolgere una funzione di studio e approfondimento, ma con un mestiere ben diverso da quello di Scelta civica”. Per questo Montezemolo sarà l’unico, tra i fondatori di Scelta civica, a non partecipare all’Assemblea di domani, convocata per eleggere un nuovo direttivo, e anche un direttore nuovo, probabilmente lo stesso Rossi. “E sarà un direttivo diverso, più ampio, proprio per svolgere meglio la nostra attività”. Soprattutto, non di palazzo: “I parlamentari sono benvenuti nell’associazione, ma non nel direttivo”.

 Ma ci sono ancora i partiti in Italia?

Arrestato il sindaco di Cortina d’Ampezzo

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Il sindaco di Cortina d’Ampezzo, Andrea Franceschi (Scelta Civica) è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Belluno. L’arresto è avvenuto nel pomeriggio in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip di Belluno Giorgio Cozzarini, su richiesta del pm Antonio Bianco. Al momento non si conosce l’ipotesi di accusa.

Ecco i ministeri sicuri e quelli incerti!

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Il totoministri si sa che è una delle cose che piaccion di più agli italiani. Diventa quasi uno sfogo per ogni giornalista che studia tattiche ed equilibri di governo, correnti dei partiti e strategie economiche. Ma questa volta il fascino è accresciuto dalle larghe intese e dai soggetti “forti” in campo che potrebbero cambiare totalmente l’assetto politico:

Ministero dell’Economia
Mario Monti: senatore a vita dal 9 novembre 2011, nominato commissario europeo prima dal governo Berlusconi e poi dal governo D’Alema, membro dell’Aspen Institute Italia, è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council
Savatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, fa parte del club Bilderberg
Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, fa parte del club Bilderberg
Pier Carlo Padoan, vicedirettore generale dell’Ocse, è membro dell’Aspen

Ministero degli Esteri
Mario Monti: senatore a vita dal 9 novembre 2011, nominato commissario europeo prima dal governo Berlusconi e poi dal governo D’Alema, membro dell’Aspen Institute Italia, è uno dei presidenti del “Business and Economics Advisors Group” dell’Atlantic Council
Massimo D’Alema:  finanziamento illecito accertato, prescritto;concorso in aggiotaggio nella scalata alla BNL con il gruppo Unipol.

Ministero degli Interni
Annamaria Cancellieri: membro dell’Aspen, indagata per abuso d’ufficio della procura di Catania, per fatti risalenti al 2009, quando Cancellieri era commissario del teatro Bellini.

Ministero della Giustizia
Paola Severino: La sua casa sulla Via Appia Antica a Roma è stata blindata a spese dello stato italiano, ma lei si è difesa dicendo che non l’ha deciso lei. Ma viene da domandarsi perché non l’ha impedito e pagata di sua tasca, visto che è il ministro più ricco d’Italia?
Franco Gallo, presidente della Corte costituzionale
Luciano Violante: presidente della Commissione parlamentare antimafia (1992-1994) e della Camera dei deputati (1996-2001), Responsabile riforme istituzionali del PD, è stato uno dei 10 Saggi nominati da Napolitano
Francesco Nitto Palma: magistrato e politico italiano, Ministro della Giustizia del Governo Berlusconi IV,   paladino dell’immunità parlamentare.

Ministero delle Riforme
Gaetano Quagliariello – parlamentare Pdl: l’uomo giusto al posto giusto! Come si legge nel suo sito Pd e Pdl possono collaborare insieme ma le riforme non si fanno in qualche mese (cioè anni? millenni? MAI!)

Ministero dello Sviluppo Economico
Paolo Romani,  ministro allo sviluppo economico del governo Berlusconi IV: è indagato per peculato in quanto avrebbe speso 5000 euro di telefonate in 2 mesi con un cellulare del comune di Monza. Inoltre Romani sarebbe indagato per i rimborsi spese in quanto dal maggio 2007 alla fine del 2008, tra pranzi e cene «di rappresentanza» ha messo in conto 22000 euro al Comune di Monza.
Enrico Giovannini, uno dei 10 saggi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica
Graziano Delrio,  sindaco di Reggio Emilia
Corrado Passera, è indagato dalla procura di Biella per presunti reati fiscali che sarebbero stati commessi in quanto ex amministratore delegato di Banca Intesa prima e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo dopo la fusione con l’istituto torinese.

Ministero del Lavoro
Stefano Fassina: responsabile economico del PD, a marzo aveva affermato: “Non siamo disponibili ad alcun accordo con il Pdl. Se non ci sono le condizioni per fare un governo di cambiamento con il M5S si deve tornare alle elezioni”, in seguito, quando gli hanno chiesto perché il Pd non votava Stefano Rodotà, ex giovane turco, pare abbia risposto: “Mio cognato lavora alle Poste e non sa neppure chi è, Stefano Rodotà”. Non dovrebbe essere un governo delle larghe intese?
Filippo Bubbico:  indagato per truffa aggravata, associazione a delinquere, truffa e abuso d’ufficio.
Maurizio Sacconi: è stato Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel Governo Berlusconi IV ed ex funzionario di agenzia ONU; nel 2009 ha varato una legge per consentire ai giornali di liberarsi con i soldi pubblici dei cronisti più anziani e meglio pagati, che in tre anni ha permesso di mandare in prepensionamento centinaia di lavoratori e messo in cassa integrazione o sotto contratto di solidarietà altre migliaia.
Sergio Chiamparino: sindaco di Torino dal 2001 al 2011, è stato indagato per finanziamenti illeciti e la sua Giunta è stata coinvolta nello “scandalo esumazioni” del Cimitero Monumentale di Torino, l’inchiesta è stata poi  archiviata

Ministero Politiche europee
Enzo Moavero: già Ministro nel governo Monti di cui si dice sia “l’alter ego giuridico”, giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell’Unione europea in Lussemburgo, collaboratore della Commissione europea in qualità di Direttore Generale del Bureau of European Policy Advisors
Emma Bonino: inizia in politica con il Partito Radicale, passa per Forza Italia e approda al PD

Sembra più un governo tecnico rimaneggiato dai politici che un governo di cambiamento e al servizio del Paese.

Ma poi se già abbiamo un Ministero dell’Economia, perché avere un ministero dello Sviluppo Economico? Non si può fare un dipartimento all’interno del ministero e magari contenere le spese della politica?

Inoltre, se solo la metà dei nomi fosse confermata quanti indagati avremo al governo?

Chi è il leader degli italiani?

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Secondo un sondaggio dell’Istituto Swg il più amato dagli italiani in questo momento è Matteo Renzi che distacca Pierluigi Bersani almeno di 30 punti. Più dietro seguono Berlusconi e Grillo.

Quindi il sindaco di Firenze avrebbe la fiducia degli italiani, ma a livello di coalizione le elezioni le vincerebbe il centro-destra almeno stando ai sondaggi dell’Istituto che pone la coalizione di Berlusconi a 33,8% e quella del centro sinistra a 31,0%. Il centro si sarebbe attestato intorno al 7,7%, mentre il M5S starebbe al 24%.

I militanti contestano: PD=VENDUTI

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Contestazioni fin dalla mattina fuori da Montecitorio. Se ieri sera i militanti del PD avevano mostrato cartelli che chiedevano fosse votato Rodotà, oggi i toni si sono inaspriti e quello che si legge principalmente nei cartelli, indirizzati al gruppo dirigente del PArtito Democratico, è PD=VENDUTI. La base dell’elettorato chiede che il “bipartizan”Marini non sia votato e si scaglia contro Bersani e i dirigenti colpevoli di aver “inciuciato” con Berlusconi. Anche i social network sono diventati una piazza da dove s’innalzano grida di protesta mentre ieri è stata la serata del “mail bombing” verso le caselle di posta elettronica dei deputati del PD. Il messaggio è sempre uno: No a Marini, Sì a Rodotà!

Cosa ci ricorderemo del Presidente Napolitano?

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Il presidente Politico… con la P, come provvidenza, ma anche come partitocrazia. Di questo Presidente sicuramente le leggi ad personam firmate anche se fossero palesemente incostituzionali, tanto poi che la Consulta le ha bocciate, le missioni internazionali di pace armata, il rapporto ad alta tensione con la magistratura, la scelta di Monti per strangolare il popolo italiano con le tasse, ma eliminare i finanziamenti ai  partiti o fare una nuova legge elettorale e la perla dei 10 saggi a fine legislatura. Le 10 personalità tra cui spiccano quattro garanti dei partiti e dinosauri riesumati dalla burocrazia più retrograda e nominati. Naturalmente nessuno sotto i 40, nessuna donna. Un vero simbolo della democrazia. Ma perchè fu necessario si chiederanno le generazioni future? Per eliminare il pericolo che la casta venisse toccata, lesa e si preferì far convogliare il Pd nel Pdl piuttosto che avere il coraggio di andare alle elezioni e di ascoltare il popolo italiano. Quella sinistra decongelata, acnora così intrisa di Democrazia Cristiana, non poteva ammettere nessun tipo di cambiamento. Il parlamento è per i politici e per i loro interessi, poi ci sono tanti incarichi nelle principali aziende partecipate da poter usare come arma di scambio.  Il presidente Napolitano ha incarnato tutto questo e ha consentito che Bersani diventasse dittatore dopo che lui era stato Re per sette anni, incoronato proprio dal New York Times che lo appellò Re Giorgio.

 

Ecco la sinistra di Bersani! A far l’amore con Alfano. Le foto “impressionanti”!

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Il Pd è lacerato in modo profondo, ma secondo Bersani in un momento di separazione ci vuole la condivisione e quindi Bersani abbraccia… Alfano! Nessun laceramento possiamo dormire sonni tranquilli, il segretario del Pd ha traghettato direttamente il partito dentro al Popolo della Libertà. Le foto sono impressionanti, Alfano e Bersani chiacchierano amabilmente alle spalle degli elettori di destra e di sinistra, mentre aspettano che inizi la votazione per il Capo dello Stato. Questa è l’Italia che ci attende!

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Marini e il complotto contro Prodi… verso un Presidente complottista?

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Stiamo andando verso un Presidente complottista… Questa sarà l’immagine che l’Italia darà all’estero e la politica assumerà nuova linfa per tramare, fare alleanze sotterranee ed “evirare” il popolo di quella sovranità di cui gode attraverso la Carta Costituzionale.

«E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi». Un vecchio articolo a firma di Francesco Verderami sul Corriere della Sera (29 maggio 2001) racconta il complotto che operarono Marini e D’Alema ai danni di Prodi:

A suo tempo la vicenda era stata catalogata come un caso politico dai contorni poco chiari e pieno di indizi compromettenti, la cui riservatezza stava a metà strada tra il terzo mistero di Fatima e il segreto di Pulcinella. Fu durante una cena, alla vigilia della campagna elettorale, che Marini decise di sollevare quel dito di polvere, e a distanza di qualche mese l’ ex segretario del Ppi conferma le parole pronunciate quella sera, «anche se bisogna dargli una valenza storica e non di cronaca. Perché io sono convinto che non bisogna disperdere il risultato della Margherita». Sarà, ma con quella storia l’ Ulivo deve oggi fare i conti, da lì è chiamato a ripartire, dal 9 ottobre del 1998. «E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi. Solo che io non mi sono mai pentito, Massimo sì. Ha provato perfino a riappacificarsi con Romano. Chissà, forse sperava di salvare palazzo Chigi. Che volete farci, uno il coraggio o ce l’ ha o non ce l’ ha».

Poi Marini, tutto contento come un uomo dalla fronte inutilmente spaziosa (cit.), continuò il racconto:

Un paio di commensali interruppero di colpo la masticazione, altri gli riservarono uno sguardo interrogativo. Marini non si curò e proseguì, disse che con Prodi «da quando era successa quella cosa», dai tempi del complotto insomma, «non ci parliamo più»: «Sì, ci siamo incrociati alcune volte a Strasburgo, ma non ci siamo nemmeno salutati. E’ andata così». Marini ripetè a cena di non essersi pentito, «non mi sono pentito», perché in politica non esistono peccati, semmai progetti che non coincidono con progetti altrui e portano allo scontro. Pentirsi avrebbe significato rinnegare quel progetto che l’ ex leader popolare aveva coltivato assieme a D’ Alema, e sulla cui fine parlò più volte: «Fu incredibile come si comportò durante la partita del Quirinale». Per ripararsi dal freddo e dalla solitudine con cui Bruxelles accoglie gli europarlamentari, una sera Marini raccontò a un amico democristiano passato con il Polo che non avrebbe mai potuto perdonare D’ Alema, «non si può perdonare un simile errore». L’ asse tra i due era nato nei giorni delle trattative elettorali per la composizione delle liste del ‘ 96, si era poi saldato con l’ avvento di Marini a piazza del Gesù ed aveva condotto l’ allora segretario dei Ds a palazzo Chigi. A quel punto il Colle toccava al Ppi, «tocca a noi il Quirinale», annunciò pubblicamente Marini. A Bruxelles certe notti non passano mai: «Mi ricordo la cena a quattro. Io, D’ Alema, Veltroni e Mattarella. “Siamo d’ accordo, allora. Votiamo la Jervolino”. Poi Massimo si fece convincere che era meglio eleggere Ciampi.

La politica dei pacchi e delle sorprese del Pd! Renzi dice no.

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Franco Marini sembra il più accreditato tra i nomi a salire al Colle, è sicuramente un presidente di larghe intese nel senso che Bersani e Berlusconi se la sono intesa bene su questo nome. Ma Renzi non ci sta. I suoi non lo voteranno. Lo ha ribadito Renzi a La Stampa.

Nel 1995 il Tribunale dei ministri chiese alla Camera l’autorizzazione a procedere contro di lui per concussione. Marini era accusato di aver concesso, da titolare del dicastero del Lavoro, una serie di prepensionamenti al gruppo Sme, a carico dello Stato, in cambio dell’ acquisto da parte della stessa Sme di spazi pubblicitari sul settimanale cattolico ”Il sabato” per un totale di 100 milioni di lire. Il suo principale accusatore era Giancarlo Elia Valori, allora presidente della Sme. La Giunta per le autorizzazioni a procedere, però, respinse la richiesta giudicando indimostrabile il nesso tra i prepensionamenti e l’ acquisto della pubblicità sul ”Sabato”, evidenziando anche che il periodico era ”politicamente ostile a Marini”. Le accuse di Valori, quindi, non poterono essere valutate da un tribunale.

Nel frattempo il Sel si allea con Grillo nella scelta di Rodotà e pare proprio che non esista più una coalizione di centro sinistra. Come farà Bersani a governare il paese nonostante ci sia stato l’accordo-inciucio con Berlusconi? Lui ha perso sicuramente una parte della base e non solo quella renziana, inoltre ha perso il Sel, può aver guadagnato l’appoggio del Pdl, ma un governo con la base del pd spaccata e senza Sel cosa rappresenterebbe in Parlamento? Non certo il voto degli italiani… che assomiglia sempre più a una barzeletta… ma per domani Bersani promette una “bella sorpresa” ci dobbiamo forse riconsolare con l’ennesimo nome di un indagato, di un economista dell’alta finanza, di un ultra 90enne in dialisi? Cosa ci aspetta? La politica dei pacchi? Facciamo “affari tuoi” anzi “affari vostri”? Sorpresa, ma stiamo a giocare con il futuro degli italiani?

Grillo tenta l’ultima carta a tempo scaduto: Rodotà!

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E’ chiaro che Grillo ci abbia provato veramente a portare qualcuno di estraneo alla politica. Ha tentato la strada di due eccellenze italiane tra Milena Gabanelli e Gino Strada, ma il potere si è arroccato nell’accordo-inciucio tra Pd e Pdl e ha tagliato completamente fuori l’M5S. E’ chiaro che non c’era la volontà del cambiamento, era solo un messaggio promozionale lanciato durante le elezioni, che sicuramente non aveva basi concrete programmatiche. Così chiusa in faccia la porta a Grillo, senza neppure prendere in considerazione i nomi si è andati direttamente a riesumare dalla politica ancestrale nomi che rappresentano davvero un immenso passo indietro per il Paese, ma che possono tutelare i due B & B. Cosa fa l’outsider? Gli rimane un ultimo tiro dalla sua metà campo è il 90′ abbondante quando annuncia che sia la Gabanelli che Strada si ritirano… il terzo è Rodotà, un nome pulito ma forse più vicino agli ambienti politici. Un nome che spaventa meno il Pd e il Pdl. Ma potrà bastare o la strada è segnata? Riuscirà con questo colpo a rimettere in moto il dialogo? Domani si va a votare e il nome probabilmente è già stato ampiamente concordato… tutta fatica sprecata… la politica è sempre la stessa… una dittatura travestita da democrazia che nasconde perfino il nome di chi è il candidato a Capo dello Stato. Ma è possibile che i cittadini fino alla fine non possano conoscere neppure il nome?

I 100 anni di Pietro Barilla e l’incontro Renzi-Berlusconi

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Serata in onore di Pietro Barilla al Teatro Regio di Parma, in occasione dell’anniversario della sua nascita questa sera andrà in scena lo spettacolo “Pietro. Cent’anni avanti.”, opera che narra la vita dell’imprenditore che ha contribuito a rendere famosa nel mondo la cucina italiana made in Parma. Tra i molti intervenuti, anche Renzi e Berlusconi, che hanno trovato del tempo per un breve incontro a cui, così pare, hanno preso parte anche tre parlamentari del PD. Nessuna dichiarazione da parte del sindaco fiorentino, mentre Berlusconi si è lasciato andare ai ricordi: “Pietro è stato un grande personaggio, un grande padre, un grande imprenditore e un grande amico. Nel 1993, poco prima della sua scomparsa, lo informai della mia intenzione di scendere in politica. Lui passò con me tutti i momenti e le tensioni e gli interrogativi di quel periodo. Mi disse: metti le mani in pasta in politica? Te ne faranno di tutti i colori. Ebbene me ne hanno fatte ancora di più…”

Lettera aperta a Matteo Renzi

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“Sono ore convulse. Mentre il Paese vive una difficoltà economica evidente, aggravata dalla mancanza di speranza e di fiducia che lo stallo politico produce, il clima istituzionale appare teso. Mi spiace che in questi giorni molti usino insulti che mi suonano incomprensibili.

Al repertorio di ieri (“arrogante, qualunquista, indecente”) devo sommare oggi la sobria espressione “miserabile” che mi ha rivolto la senatrice Anna Finocchiaro. Sono miserabile perché ho detto che a mio giudizio la Finocchiaro non è un candidato all’altezza del Quirinale. Così come ero indecente agli occhi di Pierluigi Bersani per aver invitato la politica e i politici a fare presto. A non perdere più tempo.

Avverto molta amarezza. E personalmente mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani. Ma nella libertà e nel rispetto continuo a dire a viso aperto le mie idee e le mie proposte. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell’insulto, si accomodi. Io non raccolgo. Finché mi sarà possibile continuerò a dare il mio contributo perché l’Italia torni a competere e a sperare. E mi impegnerò perché il PD diventi un partito vincente.”

Questo è parte dell’intervento di Matteo Renzi che ha risposto con una eNews  alla Finocchiaro che oggi lo ha definito “miserabile”.

Il problema di fondo nel Pd è l’impossibilità per l’apparato partito di iniziare a ragionare su una nuova “piattaforma programmatica”. Il pensiero di Bersani, della Finocchiaro o dello stesso Fassina resta ancorato a un cambiamento che trascina con sè le distorsioni di antiche radici… quelle che hanno da sempre allontanato i votanti da questo partito. La forza propulsiva di andare incontro alle persone, non soltanto con bei discorsi stemperati poi da leggi di compromesso, sta invece nella formulazione di proposte aperte da realizzarsi, poi, sulla base delle esigenze che vengono fuori dal territorio e dalla base. Questo significa essere capaci di piegarsi e andare incontro alle persone con l’umiltà di apprendere una nuova formula che non cada dall’alto, ma raccolga qualsiasi forza propulsiva del paese. Un sistema così complesso come l’Italia, non può essere semplicemente liquidato con l’incontro tra le parti sociali rappresentative per lo più di grandi realtà aziendali, perché al contrario, anche se la politica fa finta di non accorgersene, ci sono molti lavoratori a progetto che non accedono neppure alla cassa integrazione, come ci sono troppi sprechi della politica che allontanano ancora i cittadini dai loro legittimi rappresentanti. Ecco perché il sindaco di Firenze, Matteo Renzi non può essere capito da coloro che viaggiano su linee già prestabilite e che il cambiamento lo vedono solo come parola in un manifesto programmatico che non dà nessuna garanzia di sapersi immergere nel tessuto sociale.  E allora i  “miserabili”, forse sono altrove, dove i paraocchi non consentono una visione più larga che non sia della propria idea e del proprio protagonismo.

La Lombardi e i 50 anni del Presidente

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Il Pd è in crisi, il Pdl avanza…  il M5S è sotto attacco mediatico da sempre. La nostra politica regredisce nel momento più drammatico della storia d’Italia. Nessuno parla più di spread, di debito pubblico e di disoccupazione… o se ne parla mentre prendi il cappuccino e il cliente dietro di te si suicida per Equitalia. A quel punto capisci che non sei più nel Paese delle meraviglie in cui l’unica cosa determinante ora è il Presidente della Repubblica (anche perché l’Italia non è purtroppo una Repubblica presidenziale), ma che sei in un paese già sommerso che respira solo grazie al tubo della maschera… a gas!

Oggi la gogna mediatica è per la Lombardi che ha dichiarato a Radio Radicale: “Oddio, una certa età anagrafica non mi pare che sia scritto nella Costituzione. Cioè nel senso, non è che c’è scritto dagli ottanta in su, o dai settanta in su, che è l’età media dei candidati. Devi essere stato nel sistema per quarant’anni per andare a fare il presidente della Repubblica o devi essere una figura di garanzia, che cioè si attenga ai dettami della Carta?” 

Ma naturalmente quasi tutti i media hanno preferito riportare che la Lombardi non sa che nella Costituzione esiste un’età minima richiesta per fare il Presidente della Repubblica.

Allora prima di mandare alla gogna qualcuno stiamo attenti… domani il caffè avvelenato potrebbe toccare a noi!

 

 

Fioroni attacca Renzi fa male al Paese. E lui, è la medicina?

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Per Giuseppe Fioroni (Pd) quella di Matteo Renzi contro Anna Finocchiaro e Franco Marini è “una pesante aggressione, un errore politico che fa male al Paese”, nata dalla mancanza di “rispetto nella diversità di vedute”, ancora peggiore perché interna a uno stesso partito. Insomma nel partito democratico la democrazia è scomparsa, vige una dittatura dettata dagli alti vertici a cui tutti si devono adeguare. Una voce fuori dal coro è una malattia da curare e Fioroni, laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sa come debellare questo cancro che sta logorando il Pd. Fiorioni continua in un intervista al TgCom24:

“Aggredirli con la voglia di umiliarli non è dignitoso. Bisognerebbe collegare la lingua al cervello prima di sferrare un colpo”.

Lo ringraziamo di questa teoria media, un luogo comune, che si erge a difesa di un partito allo sbando in un’Italia che anche oggi conta i suoi suicidi per la crisi.

Google search ci influenza anche in politica!

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Si chiama autocomplete ed è il sistema che ci aiuta nelle ricerche con google. E’ quel suggerimento che si viene a comporre quando effettuiamo una ricerca nel più importante motore di internet. Naturalmente il sistema si basa sull’attività di ricerca di tutti gli utenti del Web e i contenuti delle pagine web indicizzate da Google. Poi naturalmente ci sono dei filtri che eliminano i contenuti che possano essere violenti o offensivi o incentivare l’uso di siti con contenuti pirata.

Quello che emerge è una serie di luoghi comuni e di frasi fatte che svettano in classifica quando inseriamo nella ricerca il nome di un politico:

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Tutti questi esempi ci mostrano come sia sempre più facile spostare nella mente dell’elettore una credenza politica. Si può pensare anche che ci siano persone addette a immettere determinate frasi nel web fino a quando queste ricerche non siano indicizzate e vengano quindi riproposte agli utenti anche a fini elettorali. Manovrare un sistema di ricerca non è poi così complesso per chi sa addentrarsi nei meandri del web e poi “pilotare” le nostre ricerche fornendoci già una prima opinione sul politico che stiamo cercando.

Su alcuni nomi poi è indiscutibile vedere che ci sono anche frasi offensive che non sono state rimosse, dubbi che vengono instillati nella mente persone che solo tramite la ricerca vengono a porsi interrogativi fuorvianti che altrimenti non avrebbero mai pensato e spesso le risposte non sono così puntuali. E’ stato o può divenire un modo di pilotare il voto?

Crimi dorme in treno, la guerra su twitter.

Questa foto del senatore cittadino del MoVImento 5 Stelle Vito Crimi che dorme in treno è stata diffusa su Twitter:

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immediato lo sciacallaggio mediatico. Sembra proprio che Twitter e Facebook si siano trasformate in arene mediatiche per lo sciacallaggio. Prima era toccato a una ragazzina di 15 anni diventata a Bologna la Ollg di Bieber (la ragazza che viene portata sul palco a cui il cantante dedica una canzone), poi era stato il turno di Crimi con una foto in cui chiudeva gli occhi in Senato, poi ancora Nicolas Vaporidis attaccato su Facebook per le scie chimiche, lo scambio di messaggi tra Selvaggia Lucarelli e Asia Argento e oggi di nuovo il capogruppo dell’M5S che dorme in treno. La violenza verbale è dilagata, persone che non hanno una vita propria e che si occupano di quella degli altri, insulti gratuiti che vengono riportati in siti di informazione… Il social sta diventando solo un’immensa guerra. Si cerca la notorietà con un twitter volgare e irridente ai danni del politico di turno, ma poi non si ha il coraggio di lasciare la scrivania per far valere i propri diritti. La politica può essere ridotta a scherno? Viviamo in tempi in cui l’etica è stata messa da parte. Incapaci di scendere in piazza per manifestare i diritti, ma capaci solo di partecipare a sterili comizi dei nostri politici che giocano a ping pong da una piazza all’altra dell’Italia, non ci resta davvero di meglio da fare che prendere di mira il Crimi di turno?

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