Stretta sulla cassa integrazione, ci sarà la mannaia nei prossimi 3 anni

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La cassa integrazione è ormai un lusso che l’Italia, in ripresa secondo il governo, ma in crisi secondo gli industriali non si riesce più a permettere e così per i prossimi tre anni la scure dei tagli arriverà anche la mannaia sugli ammortizzatori sociali. I sindacati lanciano l’allarme:

“Si tratta di veri e propri tagli lineari mascherati, è inaccettabile: tante aziende che potevano sperare nella ripresa saranno costrette a licenziare da questo provvedimento del governo”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Luigi Sbarra, segretario confederale della Cisl.

Il decreto del governo è già approdato in Parlamento nelle scorse settimane e mette in evidenza nuovi criteri di assegnazione della Cig in deroga… in pratica ci sarà una riduzione della spesa che ormai è fuori controllo. La Cig nata nel 2009 che fu lo strumento cardine del ministro Sacconi per cercare di far fronte alla crisi è costata allo Stato e quindi ai cittadini circa 8 miliardi di euro, ma è già previsto un aumento progressivo che l’Italia non può proprio permettersi.

Ma cosa dice in sostanza il nuovo decreto? Ecco come lo riassume il Fatto Quotidiano:

Il testo si compone di otto pagine, cinque articoli abbastanza semplici. Stabilisce i nuovi requisiti, validi dal primo gennaio 2014 (in maniera retroattiva dunque), per accedere alla Cig in deroga. Il primo è che soltanto i lavoratori con 12 mesi di anzianità in azienda potranno essere ammessi alla richiesta del trattamento. Niente ammortizzatori in deroga anche in caso di cessata attività e per tutte le imprese che non rientrano nell’articolo 2082 del codice civile (che include unicamente le attività produttive di beni e servizi). Ci saranno scadenze rigide di presentazione della domanda da rispettare. E nuovi limiti temporali per la concessione: un massimo di otto mesi nel 2014, ridotti a sei per gli anni 2015 e 2016.

Un articolo è dedicato anche alla mobilità in deroga, per cui viene fissato un tetto di fruizione complessiva di tre anni e cinque mesi; con un periodo massimo di sette mesi per le aziende che fino ad oggi hanno beneficiato di meno di tre anni di mobilità in deroga, e cinque mesi per quelle che sono già sopra tale periodo. Sono questi i punti principali del documento. Che non piace quasi a nessuno.

Il decreto ha già acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni: negativo. E i sindacati non saranno sicuramente fermi su quest’ultimo taglio che va a ledere l’ammortizzatore sociale che fino a oggi è stato un sostegno per tante famiglie. Soprattutto i sindacati sollevano obiezioni su le troppe tipologie di lavoratori esclusi: dagli apprendisti agli interinali, passando per gli studi professionali (che non a caso sono già sul piede di guerra). E poi il requisito dei 12 mesi di anzianità in azienda penalizza i neoassunti, che quasi sempre coincidono con i più giovani. Del resto non sono solo le associazioni di categoria ad esser critiche. Anche Confindustria a riguardo parla di “impostazione forse eccessivamente restrittiva”. E aggiunge che sarebbe opportuno “ricomprendere almeno i piccoli imprenditori“, nonché “ampliare le causali di concessione” (limitate fin qui a quelle tipiche del ricorso alla cassa ordinaria).

Sempre su Il Fatto Quotidiano si legge:

Il decreto è stato appena licenziato dalla Commissione al Senato: parere favorevole, stavolta. Ma con alcune osservazioni, di tenore simile a quelle già formulate da Regioni e sindacati. Come per esempio non escludere apprendisti e lavoratori a domicilio; trovare una soluzione intermedia tra i 90 giorni (previsti dall’attuale normativa) e i 12 mesi del nuovo testo sull’anzianità lavorativa; includere anche i datori di lavoro non compresi dall’articolo 2082 del codice civile; ammettere al trattamento i segmenti d’impresa che proseguono l’attività, in caso di cessazione non totale da parte di un’azienda. Adesso il governo ha facoltà di procedere autonomamente, ma parti sociali e Regioni sperano che possano esserci margini di modifiche, alla luce dei suggerimenti arrivati un po’ da tutti i soggetti interpellati. Il ministro del Lavoro Giovannini si è impegnato a convocare un nuovo incontro per un’ulteriore discussione. Perché ora come ora il decreto di riforma della Cig in deroga fa paura. “L’unica certezza – conclude Sbarra – è che con questi nuovi criteri nel 2014 avremo più disoccupazione. L’interesse del governo è far quadrare i conti. Ma tagliare sugli ammortizzatori in tempi di crisi è pericoloso. E anche antieconomico per lo Stato, perché vuol dire deprimere ulteriormente consumi e domanda interna. Lo sanno tutti”.

Turista tedesca muore nel bresciano trafitta da una sbarra

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La famiglia era arrivata dalla Germania poche ore prima per trascorrere due settimane ad Anfo, località turistica del bresciano. Tutti insieme avevano deciso di fare una passeggiata prima di cena sulla spiaggetta vicino al camping dove alloggiavano. In quel punto si trova anche la foce del canale Re. I primi a cadere nel torrente sono stati i figli della coppia che mentre giocavano e si rincorrevano sono scivolati nelle acque e immediatamente si sono trovati in balia della corrente che in quel punto è particolarmente forte.  Per salvare i figli di 9 e 7 anni la donna non ci ha pensato due volte ed è scesa nel canale insieme al marito. La corrente ha trascinato tutti e quattro una ventina di metri più giù dove la donna ha sbattuto violentemente  contro la sbarra simile a uno spuntone che l’ha infilzata dal bacino al costato. Il primo a soccorrerla è stato il marito, poi è intervenuto anche un medico di passaggio, ma ogni soccorso è stato inutile. Quando sono intervenuti i Vigili del Fuoco hanno poi rimosso la sbarra che serviva per sostenere alcune condutture irrigue.

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