Alla Camera si fa una colletta per gli alluvionati: i deputati non partecipano

alluvione-olbia-tuttacronacaEra stato Antonio Casu, originario di Olbia e direttore della biblioteca di Montecitorio, a lanciare una gara di solidarietà alla Camera dei deputati. Scopo: raccogliere dei soldi per aiutare gli alluvionati vittime del ciclone Cleopatra in Sardegna. In totale, sono stati raccolti 5mila euro. Una somma, spiega il sindaco di Olbia, raccolta solo grazie ai dipendenti della Camera e non per merito dei deputati. Le parole del primo cittadino sono state riportate, su La Stampa, da Nicola Pinna:

E i deputati? «Niente, non ci hanno donato neanche un centesimo. Stiamo aspettando che facciano qualcosa, ma per il momento non ci hanno fatto sentire in nessun modo il loro sostegno. Sappiano che sono ancora in tempo perché qui abbiamo davvero bisogno di aiuto».

Casu, direttore della biblioteca della Camera dei deputati, ha spiegato:

«Noi ci siamo mobilitati subito e abbiamo fatto tutto quello che ci era possibile. Quando ho visto le immagini che arrivavano dalla mia città non potevo stare a guardare e ho subito attivato la gara di solidarietà».

E se i dipendenti della Camera hanno subito contribuito, i deputati hanno fatto finta di nulla, scrive Pinna:

«Questo ci dispiace molto, ma colgo l’occasione per rilanciare l’appello – dice il sindaco Giovannelli – Da loro ci aspettiamo un aiuto non solo economico, ma anche politico: abbiamo sì bisogno di soldi ma anche di azioni politiche concrete perché ci venga consentito di spendere le risorse che abbiamo in cassa per l’immediata ricostruzione della città. I vincoli della spending review non ci consentono di utilizzare i milioni di euro bloccati in banca e questo è inaccettabile. Intanto, dobbiamo ringraziare i dipendenti della Camera che hanno dato un grande esempio di generosità, spero che i parlamentari imparino la lezione».

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Rabbia in Sardegna, Enrico poteva essere salvato, un uomo ci provò

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«Li potevo salvare, ci ero quasi riuscito ma nessuno mi ha aiutato. Anzi, chi poteva fare qualcosa si è rifiutato. Sembra difficile da credere ma è successo davvero in quel momento d’inferno. C’era un operaio dell’Anas, rinchiuso dentro una macchina, quando Francesco Mazzoccu e il suo figlio Enrico erano appesi a un palo, sull’orlo del canale che ha invaso via Canaglia e che diventava più grande e più aggressivo. Lui, Francesco, urlava come un disperato e chiedeva aiuto. Io ci ho provato in ogni modo ma da solo non sono stato in grado di strapparlo alla furia della corrente. Se quell’operaio fosse sceso dalla macchina il bilancio di questa tragedia sarebbe stato meno drammatico. Non può passarla liscia, spero che i carabinieri lo trovino al più presto». Le parole sono di Piero Mariano, titolare di un’officina meccanica in città, che ieri ha presentato una denuncia, nella speranza di rintracciare l’uomo dell’Anas che non aiutò a soccorrere gli alluvionati. Mariano aggiunge: «Nella zona di Putzolu, lunedì sera, io non sono capitato per caso: sono corso per aiutare un’amica che era in difficoltà insieme al figlio di undici mesi – racconta Piero Mariano –. L’ho portata al sicuro ma mentre tentavamo di andar via ho sentito qualcuno che urlava. Ho rallentato e visto un ragazzo agganciato a un palo. All’inizio non l’avevo riconosciuto, poco dopo ho capito che si trattava di Francesco Mazzoccu, lo conoscevo bene. In un attimo sono sceso e ho cercato di dargli una mano. Da solo però non potevo far nulla. E allora sono andato in giro a cercare rinforzi. Poco distante ho incontrato un anziano e gli ho chiesto di venire con me: in quel momento ho scoperto che era il padre di Francesco. Ci siamo avvicinati di nuovo al ponte ma raggiungere Francesco e il suo bambino era impossibile. Il livello dell’acqua cresceva continuamente. Era sempre più critica la situazione, ma c’era il tempo per fare qualcosa di utile. Senza perdere secondi preziosi ho fatto un giro per cercare qualcun altro. Ho trovato l’auto dell’Anas e all’operaio che era seduto al posto di guida ho chiesto subito di scendere. Rispondeva di andar via, che non si poteva far nulla e che non sarebbe sceso. Mi ha persino minacciato».

Piero Mariano non si è arreso. Si è avvicinato di nuovo al ponte quasi sommerso e con una corda ha cercato di tirare a sé il bambino e il suo papà che oramai avevano l’acqua alla gola. «Niente, era impossibile, perché la corrente stava portando via anche me. Pensavo al bambino e ripetevo a me stesso che non dovevo arrendermi. Sono tornato dall’operaio dell’Anas, ma non c’è stato niente da fare per convincerlo. Mi ha detto che mi avrebbe spaccato la faccia». Dopo interminabili momenti di angoscia, Piero Mariano ha incontrato qualcuno pronto a intervenire. «Ho trovato un ragazzo e insieme abbiamo fatto arrivare un trattore. Ma era troppo tardi».

La storia del piccolo Enrico e del suo papà: morti abbracciati in Sardegna

sardegna-alluvione_tuttacronacaFrancesco Mazzoccu, operaio 35enne di Olbia, lunedì è andato a prendere il suo piccolo Enrico, di tre anni, all’asilo per portarlo a casa, al sicuro, in via Monte a Telti, in località Raica, lungo la strada che da Olbia porta al paese. La lotta era contro la Natura, ma non ce l’ha fatta a vincere: il torrente che costeggiava la strada si è ingrossato a causa del violento nubifragio che ha dilaniato la Sardegna. L’uomo è sceso dall’auto, sommersa, per mettere entrambi al sicuro sopra un muro di recinzione di un terreno, utilizzando il proprio giubbotto come marsupio per proteggere il figlio. Contemporaneamente, alcuni parenti, compreso il padre dell’operaio, al riparo nella zona alta residenziale, hanno lanciato delle corde con l’intento di agganciarli e portarli al sicuro. Nessun tentativo è andato a buon fine e dopo 45 minuti di lotta contro la furia dell’acqua, il muro è crollato. Padre e figlio sono stati trascinati a valle. Francesco è stato recuperato nella tarda serata di lunedì, denudato dalla furia dell’ondata di piena, bloccato da un palo della corrente elettrica. Le ricerche del piccolo Enrico sono invece proseguite fino a questa mattina, quando il suo corpicino è stato rinvenuto cinquanta metri più a valle, all’interno di quello che era un aranceto.

“I fondi per la ricostruzione in Sardegna fuori dal patto di stabilità”

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I sindaci chiedono “giustamente l’esclusione dal patto di stabilità di quello che sarà la ricostruzione e sicuramente sarà così”. Lo ha detto il premier Enrico Letta, al termine della riunione operativa a Olbia sull’emergenza maltempo in Sardegna.

Parla il sindaco di Olbia, tra disperazione e stupore

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“Siamo stati travolti da una bomba d’acqua che nel giro di due ore ha creato voragini, portato via i ponti. In un attimo 50 cabine elettriche hanno smesso di funzionare. Abbiamo visto una concentrazione d’acqua e una violenza senza precedenti. Tre persone sono morte perché all’improvviso si è aperta una voragine nella strada e ha inghiottito le macchine” , così il sindaco di Olbia Gianni Giovanelli.

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