Il dramma degli albini d’Africa, facili prede degli sciamani

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Cosa significa nascere albini in Africa? Spesso la parola ALBINO si associa in Tanzania alla parola MORTE. I dati a nostra disposizione ci raccontano che dal 2006, 71 persone albine, cioè prive di pigmentazione della pelle, nei capelli e negli occhi, sono state uccise, mentre 29 sono state aggredite. Ma sicuramente questi dati sono parziali, spesso i reati, perpetrati anche in famiglia, vengono nascosti e non arrivano alle fonti ufficiali per essere conteggiati. Il numero potrebbe quindi essere molto più elevato se si pensa che questa anomalia genetica ha avuto origine proprio in Tanzania. Qui, in questo Paese nell’Africa orientale, ne è portatore 1 su 1.400 tanzaniani, a fronte di una percentuale globale di 1 su 20.000.

Come mai gli albini vengono aggrediti o uccisi? Per ignoranza, superstizione e soldi. Alcuni ritengono e gli albini siano fantasmi che non muoiono. Per altri, sono nati in famiglie maledette. Ma quel che è più sconvolgente, alcuni guaritori realizzano con parti del loro corpo pozioni magiche con cui ottenere salute e prosperità. Un “set” completo di parti di albino – orecchie, lingua, naso, genitali e arti – può valere 75.000 dollari.

Per questa ragione, molti del 17.000 albini che vivono in Tanzania vengono nascosti dal governo. Alcuni ambulanti che vendono “medicine” fatte con le pozioni degli sciamani dediti a uccidere gli albini, si sono lamentati che il prezzo dei loro prodotti sarebbe stato troppo elevato a causa della protezione che il governo ha iniziato a operare sottraendo gli albini alle violenze. Storie di povertà, di sopravvivenza e di sopruso che degenerano in affermazioni e atti agghiaccianti.  Ad esempio lo stupro è un altro orrore che spesso devono affrontare le ragazze affette da albinismo, le quali spesso, soprattutto nel nordovest del paese, vengono aggredite da uomini che pensano che avere rapporti con loro guarisca dall’AIDS.

Dormitorio al Kabanga Protectorate Center

Dormitorio al Kabanga Protectorate Center

Uno dei luoghi più conosciuti in Tanzania che accoglie albini è il Kabanga Protectorate Center. Qui i bambini albini riposano sotto le zanzariere e sono fisicamente al sicuro, ma non vi sono molte prospettive per il loro futuro. Questo rifugio funziona come una sorta di collegio protetto da spesse mura per difenderli dalle mire di cacciatori e guaritori, ma non c’è nessun tipo di investimento sul futuro di questi ragazzi a cui viene solo garantito di rimanere in vita.

Cosa faranno da grandi questi bambini?

Zawia Kassim

Zawia Kassim

Zawia Kassim, una studentessa dodicenne della Kabanga Primary School, sogna di diventare maestra. Gli albini in genere non vanno oltre la scuola elementare, e in alcune comunità dove sono considerati mentalmente ritardati non vanno a scuola affatto. Ma coloro che intendono studiare spesso non ci riescono perché la loro condizione comporta l’abbassamento della vista e quindi la difficoltà di leggere. Molti di loro crescono analfabeti e svolgono solo lavori manuali.

Bestida Salvatory, con il figlioletto Ezekiel di un anno e mezzo, riabbraccia la figlia diciassettenne Angel

Bestida Salvatory, con il figlioletto Ezekiel di un anno e mezzo, riabbraccia la figlia diciassettenne Angel

Nell’immagine Bestida Salvatory, con il figlioletto Ezekiel di un anno e mezzo, riabbraccia la figlia diciassettenne Angel al Kabanga Protectorate Center. Angel, che soffre di cancro alla pelle, è stata costretta a lasciare la sua casa quattro anni fa, dopo essere stata aggredita da un gruppo di uomini guidati dal suo stesso padre.

Maajabu Boaz

Maajabu Boaz

Ma c’è anche chi non vuole essere rinchiuso e lotta quotidianamente per rimanere in vita nel suo villaggio d’origine. E’ il caso di Maajabu Boaz, 20 anni, davanti alla sua casa a Nengo, armato di coltelli. Maajabu— che in swahili significa “meraviglia” o “miracolo”, che si è rifiutato di lasciare il suo villaggio per essere ospitato in un rifugio. Altri bambini del villaggio sono stati aggrediti, ma finora la feroce reputazione di  Maajabu lo ha protetto, anche se il ragazzo è diventato un violento, suo malgrado.

Ora a raccontarci di queste atrocità arriva anche un documentario ‘White Shadow’, prodotto da Ryan Gosling e firmato Noaz Deshe, regista apolide che vive tra Germania e Stati Uniti. ‘White Shadow’, che sarà presentato alla   28. Settimana Internazionale della Critica, racconta proprio la persecuzione a cui gli albini sono sottoposti. Se essere neri può essere ancora, a determinate latitudini, una discriminanza, essere albini in Tanzania può rappresentare davvero un rischio altissimo. Le storie raccontate nel documentario sono violente, forti e di una spietatezza senza limiti… eppure raccontano di un problema che molti europei, occidentali e asiatici non conoscono. Secondo questo filmato tra il 2008 e il 2010 sarebbero stati consumati circa 200 omicidi legati alla stregoneria che si lega in alcuni casi indissolubilmente con le pozioni magiche derivate dai corpi dilaniati degli albini.

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Vetrina d’eccezione per Il grande Gatsby: aprirà Cannes 2013

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Dal 15 al 26 maggio Cannes si ammanterà di polvere di stelle in occasione del 66° appuntamento con la kermesse francese. Si parte sotto i migliori auspici con Il grande Gatsby, nella sezione ufficiale ma fuori concorso, proiettato come film d’apertura nella prestigiosa Salle Lumière. Il regista, Baz Luhrmann, ha dichiarato al riguardo: “E’ un grande onore per tutti quelli che hanno lavorato al film aprire il Festival di Cannes. Siamo emozionati all’idea di tornare in un Paese, luogo e festival che è sempre stato molto vicino ai nostri cuori; non solo perché il mio primo film, Ballroom – Gara di ballo, fu presentato qui ventuno anni fa, ma anche perché F. Scott Fitzgerald scrisse alcuni dei più bei passaggi del suo straordinario romanzo a poca distanza, in una villa fuori Saint Raphaël”. Luhrmann del resto non è estraneo a questi onori, considerato che, nel 2001, fu il suo Moulin Rouge a dare l’avvio al Festival.

Nell’ultima fatica del regista australiano, Leonardo di Caprio interpreta Jay Gatsby, ruolo che fu di Robert Redford nel 1974, figura contemporaneamente romantica e tragica che cerca il riscatto sociale durante i ruggenti anni 20. Al suo fianco l’amico Nick Carraway, alias Tobey Maguire, mentre Carey Mulligan interpreta Daisy Buchanan.

Se è certo il presidente di giuria, Steven Spielberg, per quanto riguarda i film al momento sono noti solo i possibili candidati. Tra questi: “Llewyn Davis” dei fratelli Coen sul cantante folk Dave Van Ronk con Justin Timberlake e Carey Mulligan, “The bling ring” di Sofia Coppola con Emma Watson, la storia drammatica di emigrazione “Nightingale” di James Gray interpretato da Marion Cotillard e Joaquim Phoenix, “Only God Forgives” che riunisce Nicolas Winding refn e Ryan Gosling ed ancora Steve McQueen e Michael Fassbender, rispettivamente regista e protagonista di “Twelve years a slave”. Per quanto riguarda gli italiani che potrebbero percorrere la Croisette, potrebbero essere invitati Daniele Luchetti con “Storia mitologica della mia famiglia” (titolo ancora provvisorio) che vede nel cast Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti e Paolo Sorrentino con “La grande bellezza”, affresco della Roma decadente con Servillo, Verdone e Ferilli, mentre Valeria Golino potrebbe partecipare nella sezione Certain regard con la sua opera prima “Vi perdono”.

Nell’attesa di conoscere i candidati, cediamo la parola a Spielberg, che questo Festival lo conosce bene per aver vinto il Premio per la Miglior Sceneggiatura nel 1974 con Sugarland Express anche se, a distanza di 40 di Cinema e decine di film e riconoscimenti, sembra ricordarsi meglio la premiere internazionale di E.T. del 1982. Queste le sue affermazioni a seguito della nomina annunciata dal direttore del Festival Thierry Fremaux

Il ricordo del mio primo Festival di Cannes, quasi 31 anni fa, è per il debutto di ‘E.T.’, ed è ancora uno dei ricordi più vividi della mia carriera. Per oltre sei decenni Cannes è servito da piattaforma per film straordinari da scoprire e presentare al mondo per la prima volta. E’ un onore e un privilegio presiedere la giuria di un festival che dimostra, ancora una volta, che il cinema è il linguaggio del mondo“.

Clamorosa rivelazione nel caso Reeva-Pistorius!

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Continuano le indagini sull’omicidio di Reeva. la fidanzata di Oscar Pistorius. Da quanto divulgato dalla polizia sembra che Reeva avesse incontrato un suo ex fidanzato due giorni prima di essere uccisa. Pistorius, colto dalla gelosia, avrebbe chiamato per ben due volte durante l’appuntamento la sua compagna.
Ad oggi il campione atletico nega ancora l’omicidio e continua a ribadire la sua tesi iniziale secondo la quale si sarebbe confuso pensando ad un intruso.
L’ex di Reeva ha dichiarato che il loro sarebbe stato un incontro amichevole: «Lei mi ha contattato e ci siamo visti per un caffè. Sembrava felice, lei non avrebbe permesso a nessuno di farla stare male».

Il pentimento di Pistorius: non è giusto che non posso viaggiare! Datemi il passaporto.

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Pistorius col capo chino, Pistorius in lacrime, Pistorius che prega. E, forse, Pistorius che recita una parte. Quella del «buono». La strada verso standing ovation di chi già lo vorrebbe vedere completamente assolto è ancora lunga e accidentata. Ma il clan familiare (e legale) di Pistorius sembra all’altezza del compito. Trasformare, agli occhi dell’opinione pubblica, un presunto colpevole in un probabile innocente. I mezzi (economici e mediatici) a disposizioni di «Blade Runner» sono ottimi e abbondanti. Il compito di «gran burattinaio» è stato affidato ad Uncle Arnold, lo zio con la faccia da duro che ospita il nipote nella sua abitazione e, soprattutto, gli impedisce di commettere passi falsi. La parola d’ordine è: strategia. E in questa logica rientra la prima dichiarazione da uomo libero di Pistorius: «Voglio incontrare la famiglia di Reeva e ringrazio tutti quelli che hanno pregato per nostre due famiglie». Notare il risvolto ecumenico di quel «nostre», come a dire che – tutto sommato – tra vittima e carnefice non è che ci sia poi gran differenza… e infatti il campione sudafricano, amareggiato e affranto, la prima cosa che fa è contestato le condizioni per la liberta’ su cauzione e fa appello per potere recuperare il passaporto e viaggiare all’estero.

NO COMMENT!

Si dimette Botha, l’investigatore del caso Pistorius!

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Il principale investigatore nel caso di Oscar Pistorius, Hilton Botha, si è dimesso dalla polizia sudafricana. Lo riferisce la Bbc. Botha, che di recente era stato già estromesso dall’inchiesta, era finito nella bufera per una serie di errori commessi nel condurre le indagini sulla morte di Reeva Steenkamp, la fidanzata dell’atleta. L’investigatore era a sua volta sotto inchiesta per omicidio.

 

ORRORE: Pistorius diventa un film! E’ lite sull’attore.

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La tragica morte di Reeva Steenkamp per mano di Oscar Pistorius ha sconvolto il mondo intero. L’atleta paralimpico accusato dell’omicidio della fidanzata è stato rilasciato su cauzione per 85mila dollari. La vicenda ancora è alquanto complicata sia perché è stato sostituito il capo dell’inchiesta che per sospetto inquinamento delle prove. Intanto Hollywood freme: Ryan Gosling e James Franco sono in lizza per interpretare in un film Pistorius.

Secondo una fonte del magazine Star sembra che “Ryan sia la scelta naturale, anche perché assomiglia in modo sorprendente a Oscar! Ma James ha già interpretato un personaggio con un grave handicap in 127 Hours”. I produttori del film vorrebbero presentare la storia di Oscar partendo dai suoi successi sportivi, raccontando il motivo dell’handicap fino ad arrivare alla tragica morte di Reeva Steenkamp, senza addentrarsi però in giudizi o citazioni processuali.

L’11 gennaio arriva Gangster Squad. Sean Penn fa il boss!

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