Rinaldo, il bimbo rom con le idee chiare: “io non rubo, da grande voglio insegnare”

bimbo-rom-tuttacronacaRinaldo, un bimbo di 10 anni che vive in un campo rom a Torino, ha scritto a scuola: “Qui molti fanni i ladri, rubano, io invece voglio fare l’insegnante da grande, per spiegare agli altri come si trova un lavoro”. Come spiega la madre del piccolo, loro arrivano dalla Romania e desiderano vivere in Italia. E a sua volta sottolinea che è meglio fare la lavavetri piuttosto che rubare. Scrive ancora Rinaldo: “Qui al campo molti vanno al grande magazzino a rubare, oppure rapinano borsette, telefonini”. Il ragazzino, racconta la madre Giulia, ha avuto il coraggio di dire al padre che “è meglio lavorare, andare ai semafori”. “Io da grande – continua Rinaldo – voglio lavorare, insegnare agli altri, per questo ho imparato a leggere e scrivere. Anche per prendere la patente”. “Noi rimaniamo qui finché il campo rom non viene rotto (evacuato e abbattuto), così posso continuare ad andare a scuola”, chiude Rinaldo.

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Il Robin Hood di Dese: il prete che vuole infrangere i comandamenti!

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«Che non capiti mai che un mio parrocchiano sia tentato di uccidersi: insieme, io per primo, lo aiuterò a prendere i soldi che gli servono da chi si è arricchito sulla pelle dei poveri, perché sopravviva». È il messaggio ai fedeli che don Enrico Torta, parroco di Dese (Venezia) ha voluto scrivere nel bollettino parrocchiale dopo il triplice suicidio di Macerata. Inizialmente, scrive la Nuova Venezia, don Torta voleva usare un’espressione più forte: «lo aiuterò a rubare», poi ha ritenuto di abbassare i toni dicendo «lo aiuterò a prendere i soldi». Per don Torta, comunque, la sostanza non cambia. «Viviamo in una società ingiusta – spiega il parroco all’Ansa – che ha reso la proprietà privata svincolata dal bene comune». Dunque, per il sacerdote, «bisogna costringere i ricchi a tenere per sè quello che gli serve per vivere e il resto prenderlo per la collettività». «Perché la vita di un uomo – osserva – non ha prezzo». Secondo il parroco, «oggi l’emergenza vera è il lavoro, sono cose che non stanno né in cielo né in terra, bisogna fare una rivoluzione, i politici devono mettere da parte l’orgoglio, trovare un compromesso per due anni e risollevare la nazione».

Forse non c’è bisogno di infrangere i comandamenti basterebbe che la Chiesa inizi a dare il buon esempio pagando l’Imu e vendendo i suoi tesori per poi destinare il ricavato ai poveri!

NELLA BOCCA DI UN POLITICO!

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I politici che mangiano possono essere considerati come un concetto metaforico, che, insistendo sull’ambivalenza del linguaggio, non fa altro che ricordare il “magna magna“. Mangiare per molti politici, specialmente italiani, sembra essere una vera e propria arte, l’arte di arrangiarsi, di scroccare dove è possibile, di farsi i quattrini a spese dei contribuenti. Gli esempi in questo senso potrebbero essere molteplici: l’ingordigia del cibo e del denaro (per giunta pubblico). Alcuni casi si sono trasformati in scandali che hanno scosso l’opinione pubblica, ma, si sa, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

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L’Orco Nero che ha sconvolto la Cina!

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La Cina è sconvolta dalla vicenda di un bimbo di soli due mesi che è stato rapito e ucciso. Dopo due giorni di frenetica caccia all’uomo il responsabile si è consegnato alla polizia confessando tutto. La storia ha avuto ampia eco su tutta la stampa e la rabbia dei cinesi è esplosa sul web con oltre 60mila post, molti dei quali invocano la pena di morte per l’assassino. Il bimbo era stato lasciato in macchina dal padre che era sceso per fare una commissione in un negozio lasciando anche le chiavi attaccate. A questo punto è arrivato Zhou Xijun, 48 anni, che ha rubato l’auto senza accorgersi della presenza del piccolo. Poi l’orrore: quando ha visto il neonato l’uomo ha perso la testa, lo ha strangolato ed ha bruciando il corpicino. Nel giro di poche ore, dopo che la notizia si è diffusa, sono stati oltre 60.000 i post pubblicati sulla rete cinese. In molti chiedono la pena di morte per l’assassino. La macchina del padre del neonato è stata ritrovata dalla polizia nella città di Yongfa, dinanzi ad una scuola elementare. Una guardia della scuola ha detto che ieri mattina verso le 8.20 un uomo aveva lasciato la macchina parcheggiata davanti all’edificio scolastico dicendo che sarebbe venuta a riprenderla la sera stessa, allontanandosi poi su un taxi. Non vedendolo tornare fino a sera il guardiano della scuola ha chiamato la polizia. L’autista del taxi ha raccontato alla polizia che quando l’uomo è salito a bordo non c’era nessun bimbo per cui si ritiene che l’avesse già ucciso. I resti del corpicino non sono finora stati ritrovati.

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