Il Pd della Bindi: basta liti pensiamo ai progetti

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Rompe il silenzio Rosy Bindi dopo che l’elezione alla guida dell’Antimafia, aveva scaturito una marea di polemiche soprattutto nel Pdl. Ma poi, calato il sipario, la Bindi si concentra ora, sui problemi dell’esecutivo e sul congresso dei democrat. L’elezione del segretario è una tappa interna alla vita del partito, mentre il Governo Letta è in lotta per la sopravvivenza ogni giorno. Alla Stampa la Bindi ha dichiarato:

Prima, in verità, il Pd dovrebbe dire ai propri elettori che il Congresso che ha avviato non è né una farsa né un concentrato di irregolarità, non le pare?

«E infatti non è così: noi non meritiamo di essere raccontati come una caricatura. Stanno votando centinaia di migliaia di iscritti, i casi inquietanti in realtà sono cinque (Cosenza, Asti, Frosinone, Lecce e Rovigo) e un aumento delle iscrizioni – dopo il calo dell’anno scorso – è in parte fisiologico, considerata la stagione congressuale».

Tutto a posto, dunque?

«Non dico questo, ma nessuno dei casi in questione è riconducibile all’elezione del segretario nazionale. E comunque, bloccare il tesseramento è stato giusto: così si impedisce che, dentro o fuori il Pd, si possa dire che si sta inficiando il Congresso».

Inficiando forse no, ma sporcarlo – così da depotenziare la possibile vittoria di Renzi – forse sì. Lei pensa che qualcuno stia praticando un giochetto simile?

«Lo escludo totalmente. Le dico, anzi, che i risultati che maturano nei circoli ci fanno pensare a un Congresso vero e competitivo. Ora, però, il problema è far decollare il confronto tra i candidati – sui programmi, sul ruolo del Pd, sulla natura del partito – perchè se c’è una cosa che non possiamo permetterci è un calo di partecipazione alle primarie».

Ma un calo è dato per scontato…

«Non ci si può rassegnare a questo. Abbiamo un mese per discutere del partito e del Paese che vogliamo. Bisogna che i candidati animino un dibattito serio sul futuro, perchè sono mesi che siamo appiattiti sulle vicende di Berlusconi e sull’instabilità della stabilità del governo. Per quanto mi riguarda, farò la mia parte».

Ma se ha deciso addirittura di non schierarsi con nessuno dei candidati in campo!

«Però andrò a votare, e il documento che abbiamo proposto al dibattito del partito mi pare meriti attenzione. In quel documento diciamo che il Pd sostiene il governo ma non si identifica in esso; che la stabilità è un valore solo se produce risultati, riforme e azioni utili al Paese; e che non siamo disposti a sacrificare l’assetto bipolare del sistema politico italiano sull’altare della stabilità. Insisto: se non si affrontano i problemi, non è un governo di servizio ma un governo di durata… Insomma, ci sono molte cose da definire. Pensi a questa vicenda del Pse…».

Lei intende le critiche di Fioroni – e non solo – per l’affermazione di Epifani circa il fatto che «il Pd ha le sue radici nel Pse»?

«L’esperienza del Pd non si identifica con quella del Pse. Noi siamo – certo – nella metà del campo progressista, ma con l’intento di superare le tradizionali famiglie politiche europee. Non dobbiamo ridurre le nostre ambizioni e il nostro progetto. Ci sono tante forze progressiste nel mondo – dagli Stati Uniti al Giappone – che non si identificano nel socialismo. Dunque, ospitiamo pure il Congresso Pse a Roma: ma con la forza di chi sente di poter chiedere a quella famiglia politica di cambiare nome e orizzonte».

Per tornare al Congresso: crede che vincerà Renzi e che dopo – come molti profetizzano – ci saranno elezioni anticipate?

«Penso che questa ipotesi, in questo momento, non convenga a nessuno. Credo che Renzi abbia bisogno di tempo per stabilire un rapporto più stretto con il suo partito, e che se questo riesce anche lui ne trarrà maggior forza. Quanto alle primarie, sì: immagino vincerà lui. Ma nei congressi locali c’è una situazione quasi di parità con Cuperlo, il che vuol dire che ci sono ampi margini per una discussione vera. Per altro, il voto che stanno esprimendo i circoli ci dice che questo non è “il Pd di Renzi” e che Renzi non lo ha ancora né conquistato né convinto sulla base di un progetto che – per quanto mi riguarda – trovo ancora generico e non condivisibile soprattutto sulle politiche economiche e sociali».

Lei dice «il Pd di Renzi» così come una volta si diceva l’Ulivo di Prodi… Che effetto le ha fatto apprendere che il Professore non voterà alle primarie?

«Non mi ha meravigliato. E se vuole che gliela dica tutta, credo che dopo la vicenda dei 101 “franchi tiratori” Romano sia autorizzato a fare qualunque scelta. Provo una grande amarezza, naturalmente: ma anche per il fatto che su quell’inaccettabile episodio non vi sia stata un’analisi seria, un’autocritica ed un’assunzione di responsabilità».

Un’ultima cosa: sulla Commissione Antimafia. È sempre ai ferri corti con il Pdl?

«Mercoledì riuniremo l’ufficio di presidenza. Aspetto ancora la nomina del capogruppo del Popolo della Libertà in commissione e poiché molto tempo è passato, sento di dover rivolgere loro un appello: di fronte alla magistratura ed alle forze dell’ordine che continuano la loro lotta alla mafia, di fronte all’impegno di “Libera” e delle altre associazioni, dei parenti delle vittime e di operatori economici che non si arrendono, la politica non può restare indietro e mostrarsi inadempiente. È una responsabilità che dobbiamo sentire tutti, ed è per questo che attendo fiduciosa».

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Le larghe intese non brindano per la Bindi all’Antimafia…

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Le larghe intese sicuramente non hanno da brindare con la Bindi presidente della commissione Antimafia. La deputata del Pd infatti oggi è stata eletta al ballottaggio con 25 voti, contro gli 8 di Luigi Gaetti, dell’M5S. Il Pdl alla fine ha preferito non partecipare al voto e annuncia che diserterà le riunioni della commissione di palazzo San Macuto. Un elettore del Pdl, si potrebbe anche sentire tradito pensando che il proprio partito non ha mostrato interesse e non lo mostrerà neppure in futuro in un tema così importante. Come reagirà quindi il popolo della libertà?  Per il momento le dichiarazioni sono state:

“Inaccettabile strappo del Pd pur di dare una poltrona a Rosy Bindi” ha immediatamente attaccato il senatore Pdl Maurizio Gasparri su Twitter.

I capigruppo del Pdl di Camera e Senato, Renato Brunetta e Renato Schifani, in una nota avevano annunciato che “la delegazione parlamentare del Popolo della libertà in Commissione Antimafia non parteciperà al voto odierno per l’elezione del presidente e dell’ufficio di presidenza, dal momento che il Partito democratico intende imporre un proprio candidato usando solo la forza dei numeri e senza la necessaria condivisione per una scelta così importante”.

“La delegazione del Popolo della libertà – spiegano i capigruppo – in caso di elezione di un presidente nella seduta odierna, non parteciperà ai lavori della Commissione per l’intera legislatura, denunciando con questo atto l’irresponsabilità del Pd ed affermando la necessità di avere alla presidenza di una Commissione così importante una personalità condivisa dall’insieme delle forze politiche”.

Che noia il Dl Lavoro… Rosy Bindi fa un solitario?

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Secondo quanto riportato da Tg Com, Rosy Bindi, parlamentare Pd, durante l’esame del decreto lavoro si è annoiata a tal punto che avrebbe deciso di estrarre il suo tablet e fare un solitario. Poi il gioco è diventato difficile e quindi ha chiesto anche aiuto a un suo collega. In fondo si trattava solo di una discussione noiosa?

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Tra Letta e la Costituzione, Rosy Bindi sceglie la seconda

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“Io non scambio il governo Letta e la sua tenuta con la Costituzione, che deve durare ben oltre le larghe intese”. Con queste parole Rosy Bindi ha messo una pietra sopra ad ogni trattativa a tutti i costi. Presidenzialismo e governissimo? Non per lei che non vuole compromessi. L’ha dichiarato anche a Repubblica: “Con il bicameralismo perfetto e mille parlamentari, con una riforma federalista incompleta, con il cambiamento delle leggi elettorali in senso maggioritario, senza pesi e contrappesi, il nostro assetto democratico non funziona”, ha spiegato, aggiungendo che il suo partito ha sempre combattuto per difendere la Costituzione: “Cambiamenti quindi sì, ma per rendere efficiente la forma di governo e di Stato nella cornice costituzionale. Il Pd è stato in prima linea in questi anni contro i tentativi di stravolgere la Costituzione e ha vinto un referendum contro la destra. L’Assemblea del partito nel 2011 ha detto ‘no’ a ogni forma di presidenzialismo”. Ecco allora che “la scelta del semipresidenzialismo è quella più innaturale per la nostra Costituzione e per il nostro Paese perché indeboliremmo la figura di garanzia del capo dello Stato”. La sua proposta, al contrario, è “di fare come prima riforma il conflitto d’interessi in Costituzione. Vediamo se il centrodestra ci sta, e mettiamo poi mano al resto”. Per quel che riguarda i recenti accadimenti, infine, guarda in casa dem: “la settimana di calvario per l’ultima elezione del capo dello Stato non è dipesa dalla mancata riforma della Costituzione, ma da inadeguatezza delle forze politiche ed errori del Pd”.

Bindi frena Enrico Letta… non è il momento per farlo premier!

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La Bindi frena la candidatura di Enrico Letta come premier che afferma in un intervista a SkyTg24:

“Ieri è stato un giorno bello grazie alla disponibilità di Giorgio Napolitano, però indubbiammente il nostro gruppo prlamentare ha dato una brutta prova di sé.  Noi non abbiamo scelto la linea delle larghe intese e credo che sia una strada da non perseguire neanche adesso. Non possiamo allontanarci da un governo del presidente o da un governo di scopo nel quale i partiti sono un metro indietro, non un metro avanti. Se noi dovessimo mettere il vicesegretario del partito come uomo di governo (Letta, ndr), verremo meno alla linea politica del nostro partito. Ho grande stima di lui – ha detto – e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento”.

Poi punta il dito contro Bersani:

“Rinnovare la classe dirigente non siginifica fare operazioni di immagine, ma formare le persone”.

Ma poi parla anche della possibile scissione:

“Ora si va a congresso e si apre una fase molto importante: dobbiamo ritornare ad essere affidabili. Saremo chiamati a sostenere un governo. Nessuna delle componenti del partito può essere esclusa. Possiamo evitare una scissione se gestiamo bene questa fase. Bersani ha pensato di vincere rottamando e questo è stato un grande errore. Oggi abbiamo i franchi tiratori e dobbiamo richiedere un ulteriore sforzo a un 87enne”.

Prima “vittima” delle scelte del PD: Rosy Bindi si dimette!

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Il presidente dell’assemblea del PD, Rosy Bindi, ha presentato le sue dimissioni. Dopo la spaccatura interna del Partito Democratico con la candidatura di Marini e il ricompattamento sotto il nome di Prodi, la batosta della quarta votazione ha come risultato la firma di uno dei pilastri del partito sotto il foglio di dimissioni. Se Renzi, il rottamatore, non era riuscito a svecchiare il quadro dirigente, i risultati di questi ultimi due giorni, che si sommano all’incapacità di raggiungere la maggioranza congiunta in Camera e Senato dopo l’ultima chiamata alle urne, riescono nell’intento. Non è l’unica defezione: Romano Prodi ha infatti ritirato la sua candidatura. Chi sarà il prossimo?

Rosy Bindi attacca Bersani!

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Il Pd è ostaggio del suo segretario. Tutti contro Pierluigi e la sua lotta persona, personalissima contro Berlusconi, Grillo e chiunque voglia avere parola o idea su come gestire la crisi italiana. Lui ha la strada e la vuole intraprendere… ma non ha i numeri! E così la Rosì Bindi attacca.

«È così purtroppo, Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva. Se avessimo proposto un nome autorevole e non strettamente partitico – aggiunge Bindi sul prossimo presidente della Repubblica, – come poteva essere Rodotà, ma ce n’erano molti altri, avremmo forse potuto contare su un atteggiamento più morbido da parte dei grillini. Non dico sull’appoggio, questo no, ma su un certo malessere interno, questo sì». Perchè non è stato fatto? La Bindi lo spiega così: «semplice, perchè Bersani non ha rinunciato, non ha voluto rinunciare, ha addirittura fatto un comunicato in cui lo ribadiva con convinzione».

Jessica al parlamento… famolo strano sto governo!

Gessica Rostellato -jessica-famolo strano-tuttacronaca-bindi

La neo deputata 5 Stelle Gessica Rostellato, che potremmo rinominare “Jessica al parlamento”, è da giorni sotto attacco mediatico e ha chiesto scusa su Facebook a tutte le persone che l’avevano criticata sul social network per aver rifiutato di stringere la mano a Rosy Bindi. «Chiedo scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalla mia dichiarazione. Io non intendevo essere maleducata. Purtroppo non riesco ad essere falsa e se una persona fa finta di avere piacere di conoscerti e ti fa sorrisi falsi, scusate ma non ce la faccio…. so che il mio ruolo mi chiederà di farlo, probabilmente mi dovrò abituare! Scusate ancora».

Ieri la neo-deputata Grillina aveva scritto su Fb: «Ieri sera un gruppo di noi si stava dirigendo verso l’uscita dell’aula, ci ferma la Bindi e ci dice: «Ma presentiamoci, così cominciamo a conoscerci!!!». Io ho tirato dritto e me ne sono andata ma ti pare che ti do la mano e ti dico pure «piacere»??? No guarda, forse non hai capito: NON È UN PIACERE!!!».

Il post stamani aveva 694 «mi piace», ma la maggioranza dei 1.727 commenti erano fortemente critici. Insomma “Jessica” dagli internauti era stata tacciata di arroganza e di maleducazione.

Ma la Jessica del parlamento non è la prima volta che incappa in un “incidente” mediatico. In un altro post risponde alle Iene “… Per quanto riguarda la BCE – qui si entra nel vivo delle stoccate dalla Rete – in quel momento mi sfuggiva il significato della sigla (penso possa capitare a chiunque…) infatti poi mi sono chiesta tutto il giorno come ho fatto a non riuscire a rispondere subito, ma ero di fretta, in ritardo per una riunione e avevo la testa da tutt’altra parte e in quel momento ho avuto un vuoto totale… Mi scuso con tutti quelli che non si sono sentiti rappresentati”. Più che altro con quelli che si sono sentiti rappresentati da qualcuno che ignora la Banca Centrale Europea… ma una Bce può sfuggire a tutti, tranquilla Jessica… lo famo strano sto governo?

Acclamato, pressato e cliccato… Renzi e il suo no al summit con la Bindi!

matteo renzi - rosy bindi

Quando la coerenza e la correttezza sono fatti e non parole diventa difficile in un’Italia, come quella di oggi, poter capire Matteo Renzi. Diventa difficile capire perchè non sta facendo sciacallaggio, perché non sta facendo guerre interne al partito, perchè sta solo facendo il suo lavoro: il sindaco di Firenze! Diventa difficile perchè siamo abituati a corrotti e corruttori, a demoni politici, a deputati che minano il loro leader, lo accoltellano, lo crocifiggono, lo sfigurano nella sua immagine pubblica. Ora in rete si leggono messaggi di rabbia e di desolazione

«Con Renzi avremmo vinto a mani basse»; «Se candidavamo Matteo, Grillo se lo sognava il 25%»; «Altro che smacchieremo il giaguaro: ci ha fatti neri così».

E’ la sinistra, quella più vera forse che si è sentita tradita da un partito che parlava di riformismo moderato, moderatissimo quasi inesistente e che lo spacciava invece per rivoluzione. Poi alle urne la rivoluzione c’è stata e Bersani ha dovuto ammettere di essere stato “troppo moderato” e che da ora in poi servono riforme, “riforme più estreme di quelle che lui stesso aveva propagandato”. Gli italiani non sono più moderati e riflessivi, sono arrabbiati e affamati di una politica corretta, giusta e che gli errori commessi dai politici non ricadino sempre sulla classe media: sui piccoli imprenditori, sugli impiegati, sui liberi professionisti che con tenacia e sforzo cercano di arrivare a fine mese. Che non si tutelino solo gli operai Fiat, che si pensi ai milioni di ragazzi nei call center, che ci sia una occupazione per tutti, che ci sia equità sociale. Anche chi era un fiero scudiero di Bersani come il sindaco di Bologna Virginio Merola ora dice parole da golpista «Matteo Renzi è la nostra possibilità di rinnovamento: e di questo dobbiamo prenderne atto».

Certo una magra consolazione essere riconosciuti dopo essere stati uccisi. Ma la politica è anche la capacità di risorgere e di ricostruire da zero, è la volontà di andare avanti e imparare dai propri errori, di vedere il futuro anche quando c’è caos!

«Sto zitto e non faccio polemiche, come dal ballottaggio in poi – ha confermato ieri allo staff riunito -. Ma non mi si chieda di condividere, e soprattutto di venire a Roma per fare riunioni di “caminetto”, come lo chiamano, assieme a Rosy Bindi: non è cosa che faccia per me». Ieri mattina, infatti, qualcuno aveva chiamato Renzi per invitarlo a partecipare al vertice romano che si sarebbe svolto in serata nella sede del Pd per analizzare il voto e decidere cosa fare: ma il sindaco aveva una riunione di giunta e ha potuto motivatamente rifiutare l’invito.

Del resto, cosa c’è ancora da dire? «Dovrei ripetere che il nostro compito era snidare gli elettori delusi del centrodestra? Che non bisognava sottovalutare Berlusconi? Oppure che dovevamo fare nostri alcuni temi di Beppe Grillo? Inutile, ora. Inutile, dopo aver voluto le primarie salvo poi chiuderle al secondo turno per paura che venissero a votare elettori esterni al centrosinistra: che sono precisamente quelli che di cui avevamo bisono alle elezioni vere e che, naturalmente, non ci hanno votato». E poi rimanda la patata bollente al segretario «Ha vinto le primarie, ha fatto la sua campagna elettorale ed è giusto che adesso sia lui a indicarci la rotta. Annoto solo che ci stiamo mettendo nelle mani di Grillo. Gli abbiamo regalato un rigore, e ora vediamo come lo calcerà. Naturalmente, penso ai timori in Europa di fronte a un centrosinistra che pende dalle labbra di Beppe Grillo».

POTEVA ESSERE VIVA L’ITALIA e SARA’ SOLO UN “SALVA L’ITALIA”, ma ce la faremo?

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