“Andare a Palazzo Chigi: ma chi ce lo fa fare?”: così Renzi

matteo-renzi-tuttacronacaAndrà in onda domani mattina su Rai3, nel corso della trasmissione Agorà, un’intervista registrata oggi da Matteo Renzi nel quale il sindaco fiorentino spiega: “Sono tantissimi i nostri che dicono ‘ma perché dobbiamo andare a Palazzo Chigi, ma chi ce lo fa fare?” I segretario dem spinge lontana l’ipotesi che sia lui a sostituire in corsa Enrico Letta nel ruolo di presidente del Consiglio e liquida la faccenda: “Ci sono anch’io tra questi – richiamandosi al ‘chi ce lo fa fare’ della base e dei colonnelli – nel senso che nessuno di noi ha mai chiesto di andare a prendere il governo”. Le parole di Renzi richiamano quelle pronunciate in precedenza da Maria Elena Boschi: “Il mio augurio è che Matteo diventi presidente del Consiglio attraverso l’investitura popolare – aveva detto durante un’iniziativa del partito in Calabria – In questa fase abbiamo, però, la necessità di procedere speditamente sul piano delle riforme sulle quali il partito è unito”. Anche Davide Faraone, responsabile Welfare della segreteria Dem, si era unito al coro: “Chi propone Matteo Renzi premier, lo fa con lo spirito di quei democristiani che volevano far fuori un leader e lo ‘promuovevano’ a Palazzo Chigi”.

Prodi avverte Renzi e Letta: “La mia staffetta con D’Alema fu un suicidio”

prodi-romano-dalema-massimo-tuttacronacaIn attesa che Enrico Letta salga al Colle per il suo incontro con Napolitano e mentre Matteo Renzi incita i suoi, Romano Prodi parla al Mattino e mette in guardia sull’ipotesi di staffetta tra l’attuale premier e il segretario dem a Palazzo Chigi. “Quello fu un suicidio politico e spero che stavolta non si ripeta. Allora non fu ucciso solo un disegno di governo ma anche la speranza di un Paese”. In tanti hanno ricordato al sindaco di Firenze il precedente, quello che portò Massimo D’Alema a scottarsi dopo aver sostituito proprio il leader dell’Ulivo. L’ex premier sembra riconoscersi in Letta, motivo per il quale lo esorta a fare “uno scatto”, a “rischiare di più”, perché in questo momento “la mediazione non paga più”. Servono “riforme e decisioni coraggiose – dice – Subito la riforma del voto e quella del Senato”. Spiega il professore: “Oggi sappiamo che le larghe intese sono da noi pressoché impossibili. E abbiamo il dovere di rimediare a uno sfarinamento che ci sta di fronte. Lo strumento della legge elettorale non è esaustivo ma può servire. Soprattutto se elimina il rischio della governabilità in una delle due Camere”. Renzi è avvertito: “Nel Pd è estremamente forte e deve usare con saggezza questo vantaggio”. Per Prodi la compravendita dei parlamentari è “l’episodio più grave di tutta la storia politica italiana. Mi colpisce come in Italia la compravendita di senatori sia stata sottovalutata e derubricata a poco più che un incidente”. La difesa del Senato era quindi “quantomeno doverosa. Se poi per formalizzarla si sia trovata una procedura intelligente, o piuttosto no, è un altro discorso”, dice a proposito della decisione di Grasso. Riferendosi anche allo scenario europeo Prodi sottolinea che “il populismo è il termometro del disagio”. “Bisognerebbe iniziare a chiedersi perchè esso ha infiltrato tutte le democrazie europee tranne una. La Merkel lo ha spento”.

Bersani e la visita di Romano Prodi

bersani-prodi-tuttacronacaSi trova ancora ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma, dov’è giunto il 5 gennaio in seguito a un’emorragia celebrale, Pier Luigi Bersani. L’ex segretario Pd ha ricevuto oggi la visita di Romano Prodi, arrivato attorno alle 12 e intrattrenutosi per oltre un’ora. Al seguito dell’incontro, ha dichiarato di aver trovato benissimo l’ex segretario dichiarando ai giornalisti: “Ha più memoria di me”. Si è però rifiutato di svelare se avessero commentato anche l’incontro Berlusconi-Renzi: “Non dico nulla. Abbiamo parlato di tutto dall’impero romano in poi”. Ad accogliere Prodi al suo arrivo, accompagnato dal direttore generale dell’ospedale Leonida Grisendi, c’erano il prefetto e il questore di Parma e i comandanti di Guardia di Finanza e Carabinieri. L’incontro, al quale si è presentato con una scatola di sigari, è stato privato.

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L’incredibile gaffe: banchina troppo alta, le porte del treno restano aperte

treno-porte-bloccate-tuttacronacaEra il giugno 2013 quando veniva inaugurata la nuova stazione Alta velocità di Reggio Emilia, la Mediopadana, opera dell’archistar Santiago Calatrava. Il 15 dicembre, inoltre, è stato attivato l’annunciato collegamento tra il futuristico scalo con il servizio dei treni locali. E subito ci si è resi conto dell’assurdo problema: come spiega La Gazzetta di Reggio, che pubblica anche un video, “fin dalle prime corse a pieno carico, i dipendenti in servizio sui treni si sono accorti che il comando di chiusura non sortiva effetti perché il fondo delle porte scorrevoli – che si aprono verso l’esterno – gratta sullo zoccolo di cemento della nuovissima banchina costruita a lato della Mediopadana. Un inconveniente non di poco conto, che costa qualche minuto di ritardo e, soprattutto, l’uso della forza da parte del personale, costretto ad arrangiarsi pur di far ripartire il treno. Finora sono sempre riusciti a chiudere i battenti forzando a mano anche il funzionamento del meccanismo di sicurezza, che quando incontra resistenza durante la chiusura delle porte, le riapre automaticamente.” E spiega:

Secondo le prime valutazioni – in attesa di sapere quale saranno le conclusioni dei tecnici di Fer – sembra che il paradosso sia causato da una serie di fattori per rimediare ai quali la società dovrà spendere molti soldi. Prima di tutto i treni diesel utilizzati sulla linea – relativamente recenti rispetto a quelli con le porte a soffietto, utilizzati quindi per non “sfigurare” alla Mediopadana – che quando sono a pieno carico per la presenza degli studenti si abbassano. Variabile che non sembra essere stata calcolata quando è stata costruita la fermata. Tra le soluzioni in campo ci sarebbe il rialzo dei binari. Sembra però che Fer voglia segare le porte: costo stimato 10mila euro a convoglio, da moltiplicare per decine di vetture.

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Soldi per votare alle primarie? Meglio il panino!

primarie-pd-tuttacronacaIl dubbio è di quelli amletici: è una presa in giro alle Primarie del Pd o all’infinita sequela di esternazioni sui social che offrono consigli su come impegnare i due euro richiesti per recarsi a votare il nuovo Segretario dem? Fatto sta che una foto apparsa sia nella pagina di Castrum Cropalatum che in quella Becero populismo dei link di FB e apparsa ieri ha preso di mira proprio l’appuntamento del popolo democratico. Vi appare un bimbo che regge un cartello che recita: “Il mio papà e mamma non vanno a votare alle Primarie perché con i 4 euro ci compramno domani il panino per la scuola”.

Primarie Pd aperte a tutti… anche per votare due volte!

primarie-pd-tuttacronacaMaurizio Gallo, giornalista del Tempo, ha raccontato sul quotidiano romano come ha fatto a votare due volte in occasione delle primarie del Pd: gli è bastato raccontare agli scrutatori di aver cambiato recentemente la propria residenza e di non avere ancora i documenti aggiornati per avere tra le mani una seconda scheda di voto e “gabbare” il sistema. “Dopo aver votato dove avevamo diritto, proviamo a ripetere l’impresa dove non dovremmo. ‘Ho tessera e carta d’identità – affermo – ma ho cambiato da due settimane appena casa e i documenti non sono aggiornati. Posso votare lo stesso?’. All’inizio storcono il naso. Poi cedono: ‘E va bene…'”. Il trucco, però, gli è riuscito una sola volta, al seggio di via Cola di Rienzo, quartiere romano di Prati. L’altro voto è stato espresso in piazza Mazzini, dove ne aveva diritto. Non gli è andata bene ai gazebi che ieri erano presenti tra via Giulio Cesare e via Ottaviano, in piazza dei Carracci, in piazza del Popolo e in piazza Madonna dei Monti: “Le tende sono presidiate da attivisti che sembrano soldati sulla linea del Piave: non passa lo straniero” racconta.

Le primarie del Pd presentano… il seggio igloo!

primarie-igloo-tuttacronacaLe primarie del Pd hanno goduto di un’affluenza superiore alle aspettative oggi, tanto che si sono formate code ai seggi. E nessuno si è tirato indietro, tanto che anche sul ghiacciaio del Presena, a 2.600 metri di quota, è stato allestito un seggio… a forma di igloo! E non è neanche mancata una scutura di ghiaccio che ritraeva il volto di Matteo Renzi:

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Per una cravatta Cuperlo perse la Segreteria

cuperlo-tuttacronacaGianni Cuperlo, mentre prosegue lo spoglio e in conferenza stampa, si concede una battuta nel suo discorso durante il quale ammette la sconfitta e augura a Renzi buon lavoro da segretario: “La responsabilità della sconfitta è mia, anche per tutte le cravatte che ho sbagliato”. Quindi manifesta la sua lealtà nei confronti del nuovo eletto: “Verso Matteo Renzi il mio comportamento sarà leale e sincero come leale e sincero è stato il nostro comportamento in queste settimane”.

“Il bipolarismo è salvo”. Inizia l’era Renzi

primarie-pd-tuttacronacaInizia la festa al quartier generale di Firenze in onore del nuovo segretario dem Matteo Renzi. E arrivano i primi commenti dai compagni di partito. Tra questi il viceministro dell’Economia Fassina: “Siamo contenti per la straordinaria partecipazione di oggi. Faccio i complimenti a Matteo Renzi per la netta affermazione. Da domani mattina dobbiamo lavorare tutti insieme nel Pd, noi lo faremo sulla base della piattaforma programmatica di Cuperlo. Il Pd rimane unito e sono sicuro che sarà questa la prospettiva da domani mattina”. Lo ha detto il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina. “Matteo Renzi in questi mesi ha saputo intercettare una domanda di rinnovamento che non sempre abbiamo condiviso. Sapevamo di correre controcorrente, non abbiamo fatto sicuramente il risultato che auspicavamo. Per il governo credo che l’impatto possa essere positivo. Coloro che hanno votato Renzi non hanno votato contro Letta, ma per un Partito democratica che segna l’agenda del governo con più determinazione”, conclude. Enrico Letta, presidente del Consiglio, afferma invece: “Con Renzi lavoreremo con spirito di squadra”. E ancora: “Il Pd ha ancora una volta dimostrato la sua forza e la sua vitalità”. “Le primarie – prosegue – rimangono uno straordinario strumento di partecipazione, che oggi dà forza alla nuova leadership del partito. Una partecipazione al voto così alta, inoltre, è fondamentale per fare del Pd un argine contro il populismo crescente”. A fronte dei quasi tre milioni di votanti stimati da Epifani, lo sfidante Civati ha detto: “Dicevano che saremmo stati residuali, ma i risultati dicono altro. E’ un nuovo inizio non solo per chi ha vinto, ma anche per chi porta avanti idee diverse. Le nostre battaglie hanno il sostegno di 300 mila persone”. Lo ha detto Giuseppe Civati, nel corso di una conferenza stampa nel suo comitato. “La sinistra c’è e fa ancora del Pd un partito di sinistra”, ha spiegato Civati. Da parte sua il nuovo Segretario ha dichiarato nel suo rimo discorso: “Da oggi non c’è più alibi per nessuno”. Dopo la sentenza della Consulta “qualche politico di lungo corso neocentrista ha gridato. Ma stasera, con il risultato delle primarie, quella bottiglia glie la abbiamo mandata di traverso”. Ha quindi ribadito che “il bipolarismo è salvo”.

Matteo Renzi, il Tony Blair toscano

renzi_albero_natale-tuttacronacaDa sindaco di Firenze a “Tony Blair” toscano, con i media internazionali che lo celebrano. All’estero davano per certa la vittoria di Renzi nelle primarie e parlavano della sua scalata con la notizia che è rimbalzata su diversi siti d’informazione, dalla Gran Bretagna alla Francia, dalla Spagna agli Usa. E, come tratteggia il Secolo XIX, “con «un endorsment» pressochè unanime, i media esteri osservano come la vittoria di Renzi segni la fine del «potere grigio» alla testa dei democratici ecostituisca un passo decisivo per l’avvicinamento del primo cittadino toscano alla «corona» di presidente del Consiglio.«La scalata del giovane sindaco segna la fine del ‘potere grigiò», è il titolo con cui THE GUARDIAN si sofferma su Renzi, ora «proiettato in prima fila, accanto al premier Letta, nella politica italiana». THE SUNDAY TIMES titola «Il sindaco attaccabrighe si avvicina alla corona di premier» e ripercorre «la traiettoria apparentemente inarrestabile» di Renzi nel diventare il prossimo presidente del Consiglio italiano. Matteo Renzi si «prende la leadership», annuncia infine FOCUS NEWS. Per il quotidiano francese LA TRIBUNE, Renzi è «il nuovo Tony Blair», soprannome che anche altri media d’Oltralpe scelgono per presentare il sindaco toscano. «Renzi vuole rivoluzionare il centro-sinistra italiano», scrive LE NOUVEL OBSERVATEUR, evidenziando «l’opportunità di rinnovamento» che il Pd ha con la vittoria del sindaco. «La sinistra italiana parla toscano», è infine il titolo di LIBERATION che, in un ritratto del «mediatico sindaco» fiorentino, evidenzia come le primarie siano giunte al termine di «un anno disastroso» per il Pd. In Germania TAGESSCHAU presenta le primarie del Pd guardando al futuro e sottolinea «La pressione su Letta giunge dalle fila del suo stesso partito», mentre in Spagna EL MUNDO scrive: «Questa volta non sembrano esserci dubbi, Renzi è l’uomo nuovo della sinistra italiana». Quello stesso Renzi che secondo il sito d’informazione statunitense THE GLOBAL POST, «si prepara a scuotere il centrosinistra italiano».”

Romano Prodi e l’invito ai candidati a fare squadra

romano_prodiRomano Prodi si è recato alle urne in occasione delle primarie del Pd e ha lanciato un appello ai candidati: “Le primarie sono il momento dello scontro democratico, quello che io raccomando è che sia il vincitore sia quelli che perderanno abbiano l’obiettivo di fare una squadra, diretta da chi ha vinto, ma con gli equilibri e le mediazioni che rendono forte un partito politico”. Circa la decisione di andare a votare per la scelta del segretario democratico, ha ribadito: “Oggi, di fronte alla situazione particolare che si è creata, credo sia doveroso andare a votare alle primarie perchè il Pd, in questo stato di fibrillazione così forte, credo sia l’unico punto fermo che abbiamo”. E agigunge: “L’ho fatto credo sia giusto e sia stato anche gradito”. Alla domanda se la decisione di votare influirà positivamente sull’affluenza alle primarie, ha risposto: “non esageriamo sulla mia influenza. Se qualcuno è stato portato a ripensare sono contento e mi prendo anche la responsabilità che posso avere sugli altri”. Il fondatore dell’Ulivo ha poi sottolineato che, dal punto di vista politico, “è ora che una nuova generazione venga avanti”. La decisione di andare a votare per le primarie del Pd è stata sofferta. Ha ‘confessato’ Prodi: “Non dico che ho fatto una notte insonne, ma mezza notte insonne”. E sul rinnovo della tessera del Pd: “Adesso non esageriamo. Dal punto di vista politico non cambia niente”. Ai cronisti che gli hanno chiesto se dopo la sentenza della Consulta sulla legge elettorale il Parlamento ne esca in qualche modo indebolito, ha risposto: “Evidentemente sono nati dei problemi, c’è tanta gente che ritiene esserci una parte dei parlamentari che non siano legittimati e questi sono discorsi che turbano”. “Quindi,proprio in conseguenza di questi discorsi -aggiunge Prodi- io ho pensato e penso che bisogna rafforzare il Pd che questi discorsi non li fa”. Infine, come spiega Repubblica, a chi gli domandava se il pronunciamento della Corte Costituzionale possa essere considerata una sentenza politica, Prodi replica di “no”. “La Corte è la Corte – conclude Prodi – quindi, io che non sono un giurista, dico che le sentenze non le commento, le accetto”.

Romano Prodi “costretto” a cambiare idea dalla sentenza della Corte

ROMANO-PRODI-primariepd-tuttacronacaRomano Prodi torna sui suoi passi e se nei giorni scorsi aveva detto che non avrebbe votato in occasione delle primarie del Pd, dopo che qualche settimana prima aveva annunciato che non avrebbe rinnovato la tessera del partito, a 48 ore dal voto ha cambiato idea. “Domenica, di ritorno dall’estero, mi recherò a votare alle primarie del Pd. In questa così drammatica situazione mi farebbe effetto non mettermi in coda con tanti altri cittadini desiderosi di cambiamento”. Non si sa per chi voterà il professore, che spiega così la sua scelta: “I rischi aperti dalla recente sentenza della corte mi obbligano a ripensare a decisioni prese in precedenza. Le primarie del Pd assumono oggi un valore nuovo. Nella situazione che si è venuta a determinare è infatti necessario difendere a ogni costo il bipolarismo. Pur con tutti i suoi limiti, il Pd – aggiunge – resta l’unico strumento della democrazia partecipata di cui tanto abbiamo bisogno”. Da parte sua il segretario del Partito Democratico Guglielmo Epifani ha commentato l’intenzione espressa dall’ex presidente del Consiglio in questo modo: “Una decisione che gli fa onore e che fa bene alle primarie. Ora in tanti al voto”.

Niente primarie per Prodi!

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Non voterà! Romano Prodi ha deciso che non si presenterà alle primarie per esprimere la sua preferenza alle prossime primarie del Partito democratico. Il motivo? Ufficialmente perché si è ritirato a vita privata e ha messo una pietra sopra sulla politica, soprattutto dopo la votazione che lo ha visto tristemente protagonista per la corsa al Colle.

”Non voterò alle primarie: non per polemica, ma ho deciso di ritirarmi dalla vita politica. Non sono un uomo qualunque, se voto alle primarie devo dire per chi, come e in che modo”.

 

La ripresa è in ritardo! Arretra ancora il Pil, ma ora si spera nel 2014

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La ripresa? Ci assicurano che ci sarà nel 2014, ma per ora l’unica certezza è che il Pil fa un passo indietro e si porta a -1,8. Poi l’Istat però emana anche quello che dovrebbe essere un dato positivo, nel prossimo anno il nostro Pil sarà +0,7. Ma è davvero positivo? Il governo nelle ultime stime ufficiali indicava -1,7% per il 2013 e +1% per il 2014. Quindi la ripresa è in ritardo? Sembra proprio di sì… E non preoccupa tanto quello 0,1% in peggioramento fatto registrare nel 2013, ma quel -0,3% (da 1 ora si parla di 0,7%) che non promette nulla di buono. Vi ricordate le parole di Romano Prodi all’inaugurazione dell’Eurozona?

“Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”.
Dove sono andate a finire quelle parole? Dove sono i sogni infranti di milioni di italiani che speravano di entrare a far parte degli Stati Uniti d’Europa? Dove è la difesa degli stati membri? Nella condanna dei cittadini greci? Nella debacle di Malta, nella disoccupazione della Spagna e nel Pil negativo dell’Italia?
Oggi, a distanza di anni (che sembrano ormai anni luce) Romano Prodi torna a parlare e lo fa in un ottica diversa. In un intervista rilasciata al Sole 24 Ore risponde così alle domande del giornalista:
Sul deficit/Pil attualmente fissato al 3%
“Non è stupido che ci siano i parametri come punto di riferimento. E’ stupido che si lascino immutati 20 anni. Il 3% di deficit-Pil ha senso in certi momenti, in altri sarebbe giusto lo zero, in altri il 4 o il 5%”. Prodi propone allora di “escludere temporaneamente dal computo del deficit i 51 miliardi versati dall’Italia alla solidarietà europea e usare quelle risorse per investimenti pubblici straordinari”.
La Bce è influenzata dalla Bundesbank
“Un accordo presuppone una politica che lo gestisca e la politica non si fa con le tabelline. Ci fosse ancora un’Europa forte sì. Ma oggi ci sono solo i Paesi e uno solo al comando, la Germania. Anche la Bce, che pure, con Draghi, è l’unico potere forte europeo e ha fatto tanto, non è onnipotente. Ha uno statuto e la Bundesbank in consiglio…”.
Italia, Francia e Spagna dovrebbero battere i pugni sul tavolo
Di fronte a questa situazione i cosiddetti pugni sul tavolo “dovrebbero batterli insieme Francia, Italia e Spagna, ma non lo fanno perche’ ciascuno si illude di cavarsela da solo”. Quanto alla situazione dell’Italia, “in tre anni di austerità il rapporto fra debito e Pil è sempre aumentato. Vuol dire che è una politica sbagliata. Se sforassimo i parametri i tassi andrebbero alle stelle e saremmo daccapo”.

 

Alla figlia di Salvo Lima fu erogato 1 mln e 815mila euro

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Anche Wikipedia riporta i legami tra Salvo Lima e Cosa Nostra, ma nonostante questo nel 2006, secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano, alla figlia Susanna Lima, la figlia di Salvo, l’eurodeputato Dc assassinato nel ‘92 a Palermo, ricevette dallo Stato un milione e 815 mila euro, denaro incassato grazie al Fondo di rotazione che la legge 512 del ’99 ha creato per i familiari delle vittime di mafia e terrorismo.

Ecco l’articolo del Fatto Quotidiano:

A erogarla alla primogenita del potentissimo luogotenente di Andreotti in Sicilia (già nel ‘ 76 riconosciuto dalla relazione di minoranza della Commissione Antimafia come “contiguo ad ambienti mafiosi’’) è il governo guidato da Romano Prodi: il Fondo di rotazione è gestito dal ministero degli Interni che nel 2006 è diretto da Giuliano Amato. Nessuno può parlare di un indennizzo illegale. Ma l’erogazione che, sul piano formale, appare rispettosa dei requisiti richiesti dalla legge 512, suona come una beffa se si legge la sentenza della Corte d’assise di Palermo che, nel 1998, condannando gli assassini di Lima, specificava, nero su bianco, come l’eurodeputato Dc fosse stato assassinato perché non era riuscito a mantenere “l’impegno affinché l’assegnazione del ricorso per Cassazione del maxi-processo venisse affidata alla prima sezione penale”, presieduta da Corrado Carnevale, che avrebbe provveduto “secondo le aspettative di Cosa Nostra, all’assoluzione della commissione provinciale”.

Nella sentenza, insomma, i giudici consegnano il ritratto di un notabile che, pur non essendo uomo d’onore, è “vicino” ai poteri mafiosi e che viene assassinato solo quando Cosa Nostra lo ritiene responsabile di non essersi speso abbastanza per l’assoluzione degli imputati del maxi-processo. Per questo motivo, quando il 5 maggio 2010 Giulia Maria Lo Valvo e Marcello Lima, la vedova e il figlio dell’eurodeputato Dc, bussano anch’essi a quattrini chiedendo di accedere ai benefici della legge 302 del 1990 per le vittime di mafia e terrorismo, la loro richiesta viene respinta. Dopo una rapida istruttoria, infatti, il ministro degli Interni Roberto Maroni, richiamandosi allo sbarramento previsto dalla norma che prevede come requisito fondamentale “la totale estraneità del soggetto leso ad ambienti e rapporti delinquenziali’’, risponde picche.

No allo status di familiari di una vittima della mafia, dunque, ma sì al rimborso milionario: il presupposto che impone la “totale estraneità” della parte lesa agli ambienti criminali non esiste nel Fondo di rotazione, che per concedere il denaro chiede (oltre alla costituzione di parte civile, la condanna degli assassini per fatti di mafia e il pagamento delle spese processuali a loro carico) che il richiedente non abbia riportato condanne definitive e che la vittima, al momento della morte, non sia sottoposta a misura di prevenzione, procedimento penale o condanna. Susanna Lima possiede tutti i requisiti, e suo padre – nonostante la contiguità con Cosa Nostra conclamata dalle sentenze – al momento dell’uccisione risultava incensurato. Ecco perché la figlia di Lima ha avuto quasi 2 milioni di euro dallo Stato ed ecco perché, nell’ultima udienza del processo sulla trattativa, al-l’avvocato che le chiedeva se avesse ottenuto il riconoscimento di familiare di vittima di mafia, la donna ha risposto di sì, per poi essere contraddetta dal marito, l’avvocato Carlo Lo Monaco, che all ’ Ansa ha precisato: ‘ ’Non è così. Mia moglie ha equivocato”. Ossia, ha confuso i modesti emolumenti previsti per i parenti delle vittime, con la somma ingente da lei percepita grazie al Fondo di rotazione che – almeno dal punto di vista esclusivamente formale – ha posto Lima sullo stesso piano di Falcone, Borsellino e di tutti gli altri servitori dello Stato caduti per mano mafiosa.

Ieri l’inaugurazione, oggi la pioggia: primi drammi a Mediopadana

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Appena ieri si era tagliato il nastro e già da oggi la stazione Mediopadana di Reggio Emilia era attiva… peccato che ci piova dentro. Sono stati proprio gli utenti a denunciare il disservizio e a scattare alcune foto da inviare a ferrovie dello Stato per capire se l’acqua che filtra dal soffitto fosse un’ “ulteriore attrattiva”, oltre al design ultra moderno. A parte l’ironia il problema sussiste e sembra incredibile che un’opera da 79 milioni di euro, che ha come potenziale bacino due milioni di utenti, possa essere permeabile all’acqua. Sarebbe poi un controsenso avere un “onda bianca” che finisce sott’acqua!

Secondo Ferrovie dello Stato, però, il disagio è solo temporaneo. “Siamo informati della complicazione che si è verificata oggi, ma rassicuriamo l’utenza: non è dovuto a problemi strutturali – spiega l’ufficio stampa di Fs – i lavori sono per la maggior parte stati ultimati ma come per Bologna, anche a Reggio Emilia restano ancora alcune opere da concludere. Per esempio, i vetri e le coperture delle pensiline sono già state collocate ma gli operai stanno terminando tutti quei lavori che servono a rendere completamente impermeabili i soffitti, nello specifico devono finire di sistemare le guarnizioni necessarie a impedire che l’acqua possa filtrare tra il vetro e l’acciaio. L’acquazzone violento di oggi, purtroppo, ha fatto il resto. In breve tempo, comunque, risolveremo il problema”.

Insomma si è inaugurata un’opera che non è terminata? Si inaugura una stazione ferroviaria in cui filtra l’acqua e potrebbe anche interferire con l’impianto elettrico?

 

Metti un’onda in piena Pianura Padana: inaugurata la stazione Calatrava

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Inaugurata la nuova stazione Alta velocità di Reggio Emilia, la Mediopadana, opera dell’archistar Santiago Calatrava che l’ha voluta come un’onda bianca in piena Pianura Padana. La struttura è composta da 19 moduli della lunghezza di 25,4 metri, costituiti da una successione di 25 portali di acciaio sfalsati e distanziati tra loro di circa 1 metro e che delineano un andamento sinusoidale. Lunga 483 metri, la larghezza e l’altezza della struttura variano fino a un massimo di 50 e 20 metri e si calcola che sarà utilizzata da due milioni di utenti. L’architetto spagnolo è anche autore dei tre ponti che accompagnano dal casello autostradale alla stazione e per questa sua opera ha utilizzato acciaio bianco, calcestruzzo e vetro. La stazione si sviluppa su due livelli lungo il viadotto esistente, inglobando al piano superiore binari, banchine e spazio delle risalite che conducono all’ingresso. Al piano terra, le corrispondenze con treni regionali e linee pubbliche, i servizi per i viaggiatori e gli spazi per i servizi commerciali. Il tutto è valso un investimento di 79 milioni da parte della Rete Ferroviaria Italiana e Regione Emilia Romagna e qualche critica è arrivata sull’utilità di questa stazione che ha richiesto l’impiego di circa 14mila tonnellate di acciaio (una volta e mezzo il peso della Tour Eiffel). Il nuovo scalo dista circa 4 chilometri dal centro di Reggio Emilia e rappresenta l’unica fermata intermedia sulla linea Alta Velocità tra Milano e Bologna. Lontana dal centro cittadino, per restare sulla AV, ma vicinissima all’autostrada A1, che le sta a soli 30 metri di distanza.

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Iva rinvio a dicembre? Secondo Lupi si può

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Sarebbe un’ipotesi plausibile slittare l’aumento dell’Iva a dicembre… parola del ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, che a margine dell’inaugurazione della nuova stazione ferroviaria per l’Alta Velocità a Bologna, ha dichiarato: “Il lavoro che stiamo cercando di fare è quello di non aumentare l’Iva, quindi è plausibile. Questo è un governo che si misura sui fatti. Speriamo di dare un segnale immediatamente positivo… evitare l’aumento dell’Iva perché la priorità del governo è dare slancio alla crescita, quindi speriamo che questo aumento dell’Iva non sia fatto e che possa essere dato un segnale urgentemente forte da questo punto di vista”.

 

Prodi a Radio 24 parla del governo Letta.

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“Sono contento per Enrico Letta”. Così Romano Prodi commenta a Radio 24 la nomina di Enrico Letta alla presidenza del Consiglio. “Spero che il neo presidente del Consiglio dia impulso all’economia perché ne abbiamo un enorme bisogno – continua Prodi a Radio – e le emergenze da affrontare sono sopportate da cifre che fanno impressione. Continuare così, con la disoccupazione giovanile al 35 per cento, significa non avere più speranze”. Poi conclude: “Certamente Letta affronterà le problematiche con rigore.”

Muore Maccanico… l’ideatore dell’immunità parlamentare

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Antonio Maccanico muore a 88 anni in una clinica romana. Uomo delle istituzioni, venne nominato vicesegretario generale della Camera nel 1972 e segretario generale nel 1976. Durante il governo Prodi fu ministro delle Poste e delle Comunicazioni (1996-1998).

Nel 1978 Sandro Pertini, appena eletto Capo dello Stato, chiamò Maccanico a ricoprire il ruolo di segretario generale della Presidenza della Repubblica, nominandolo anche consigliere di Stato. Mantenne l’incarico anche con Francesco Cossiga, sino al 1987, anno in cui venne nominato presidente di Mediobanca. Fu anche ministro per gli Affari regionali (1988-1991) e per le Riforme istituzionali (199-2011).

Di lui si ricorderà il Lodo Maccanico quello che poi diventerà una vera e propria vergogna tutta italiana anche se era nato con le migliori intenzioni. Esso prevedeva la sospensione dei processi per il Capo dello Stato, il presidente del Consiglio, e i presidenti di Senato, Camera e Corte Costituzionale. Questo si rendeva utile per non macchiare l’immagine in Europa durante il semestre della presidenza…  Insomma eravamo marci e Maccanico lo sapeva e ha tentato di pulire i panni sporchi in famiglia, deplorevole, ma non condannabile. Scandaloso fu invece il Lodo Schifani che ne derivò per estendere le immunità a tutti e indiscriminatamente.

E’ morto un politico che ha cercato di dare dignità all’Italia, ma i tempi della decomposizione del nostro ordinamento politico erano così maturi da strumentalizzare le norme di tutela in norme ad personam.

Grillo urla al Golpe e chiede la mobilitazione! #TuttiaRoma

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Grillo lancia un appello in twitter: “Sto andando a Roma. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Dobbiamo essere milioni”. Nel suo blog, inoltre, spiega il suo stato d’animo e legge la situazione in cui vessa attualmente il Paese:

Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile. Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull’inciucio ventennale dei partiti.”

Si parla di golpe politico quindi, con i “4 soliti noti” che continuano a restare arroccati sui loro scranni. Ecco allora che arriva l’appello a tutti gli italiani, di far sentire la voce che per troppo tempo è rimasta inascoltata.

“Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E’ necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese.

LA STRAGE DEGLI ITALIANI: I 10 SAGGI NELL’ESECUTIVO

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La proposta è lì sul tavolo… prendere o lasciare. Già B & B sono stati informati, questa mattina mentre scalavano rapidi il Colle e si inginocchiavano davanti a sua Maestà il Re Giorgio. Il benevolente Giorgio accetta e rilancia. Uno scandalo all’interno di un altro scandalo. Il Secondo mandato a condizione di un Premier, forse Amato e un esecutivo composto dai 10 saggi che assicurino un entrata in porto alla politica: La Prima Repubblica.

Un bel regalo per chi cercava il cambiamento, il rinnovamento, un ruolo da protagonisti nel panorama internazionale:  ci presenteremo con un Presidente che ha sulle spalle 88 primavere e dei politici che appartengono all’era del Psi e della Dc. Abbiamo davanti a noi larghe intese di inciucio e larghe prospettive di corruzione.

BENVENUTI NELL’ITALIA DEL CAMBIAMENTO! PROSIT.

NAPOLITANO BIS, se questa è politica… agli italiani non resta che il suicidio!

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L’Italia non è un paese per gli italiani, ma solo per i politici. Pd e Pdl non sapendo chi scegliere, tra ipocrisie e interessi scelgono il vecchio che “puzza di bruciato” e lo rinstallano sul piedistallo per conservare i loro privilegi. Dopo una campagna elettorale che inneggiava al cambiamento ora vengono giù le maschere e si scoprono i volti senza cerone. Quello noto di Berlusconi lo conoscevamo fin troppo bene, ma quello di Bersani getta nello sconforto il popolo del Pd che aveva creduto nell'”uomo forte”, che invece si è dimostrato un dittatore fragile, un uomo d’argilla che si è frantumato da solo volendo imporre idee non condivise dal resto del partito.

Naturalmente il suo secondo mandato ha un prezzo: un governo di larghe intese: immobile e ingovernabile, l’ennesimo inciucio alle spalle degli italiani.

Ora c’è il “vecchio saggio” che ci traghetterà dalla Seconda Repubblica verso la Prima Repubblica.

Perché il popolo in Italia non si mobilita per impedirlo? Ce lo meritiamo? Ci meritiamo ancora i suicidi? Ancora la corruzione della prima repubblica che si sommerà alla seconda? Ancora il finanziamento pubblico ai partiti? Ancora una legge elettorale ingiusta e indifferente alla volontà del popolo? Una Carta Costituzionale rivista per potenziare i poteri forti? La giustizia al soldo della politica? La stampa sottomessa ai partiti? Le tv di stato con i talent show e la pubblicità Mulino Bianco per obnubilare le menti delle nuove generazioni? E’ questa l’Italia che vogliamo?

Ma tanto anche domani, domenica all’ora di pranzo, milioni di italiani staranno a pranzare tranquilli con le lasagne sul tavolo e  a discutere del campionato… quindi sì, ce lo meritiamo!

Il flash-mob improvvisato dai grillini: Rodotà Presidente!

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Sia deputati che senatori grillini scendono in piazza assieme ai manifestanti. Tutti 160 brandiscono un cartello con scritto “Rodotà perchè no” o, in alternativa, “Rodotà presidente”. Colgono di sorpresa anche i giornalisti presenti con questo flash mob improvvisato. E’ Vito Crimi che prende la parola per far notare che il nome di Rodotà viene urlato in tutte le piazze ed il PD risponde con l’ennesimo inciucio con il PdL dimostrando una volta in più che il Partito Democratico non ascolta né base né cittadini ma solo i propri interessi. E ancora manca la risposta alla fatidica domanda: “Perchè no Rodotà?”. Ci sarà un motivo, a parte il fatto che sia stato il MoVimento 5 Stelle a proporlo, visto che non è un uomo di partito. Ancora una volta in più, comunque, i grillini sono riusciti a far passare un’immagine evocativa: sono gli unici ad ascoltare quello che vuole il popolo ossia, chiaramente, il loro candidato.

Il bianco vergognoso della quinta votazione… Rodotà perchè no?

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Se ne va anche la quinta votazione con un nulla di fatto studiato a tavolino ora che il Pd si è frantumato come “come un savoiardo dentro la tazza del caffelatte bollente”, se si vuole utilizzare quella che potrebbe essere benissimo una metafora bersaniana.

Ma purtroppo la tragedia è palese… è un vuoto incolmabile da cui si teme che possa emergere il vecchio e il peggio come un bis di Napolitano, come la Cancellieri, come un D’Alema o peggio ancora un outsider plurindagato dell’ultimo momento che possa cancellare i processi a Berlusconi e affidare il governo a un “tecnico” per una nuova manovra finanziaria, vistoc eh i conti dello stato restano in sospeso e la Cig non è coperta… uno strangolamento ulteriore dei cittadini per l’incapacità di aver messo un uomo illuminato che possa guidare il paese fuori da questo tunnel perverso in cui i partiti, troppo collusi, corrotti e potenti, non intendono mollare i loro privilegi. Che paghino gli italiani… che paghi il popolo… e il popolo pagherebbe se potesse come ha sempre fatto, nonostante i furbetti di evasori… ma ora sembra che per pagare si debba dare la vita, non abbiamo più nulla da immolare a “lor signori”… Si accontenteranno delle nostre misere vite così prive di ogni valore per loro che hanno interessi internazionali e conti all’estero da tutelare?

Napolitano bis… un pericolo da scongiurare!

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Giorgio Napolitano in queste ore sta subendo diverse pressioni per candidarsi a un secondo mandato… e questa doveva essere la legislatura del cambiamento? Napolitano è un pericolo da scongiurare ed ecco il perchè!

Come lo stesso Travaglio affermava a dicembre è l’uomo che entrò a gamba tesa:

“nell’ inchiesta dei pm di Salerno sul verminaio politico- affaristico-giudiziario che aveva insabbiato le indagini di De Magistris a Catanzaro, chiedendo di leggere gli atti (non si sa bene a che titolo) durante la perquisizione degli uffici giudiziari calabresi, il capo dello Stato si crede il capo dei giudici, autorizzato a immischiarsi nelle indagini che gli danno noia. La scena si ripeté nell’aprile scorso quando, incalzato dallo stalking di Mancino, Napolitano e il suo consigliere mobilitarono in gran segreto il procuratore antimafia e il Pg della Cassazione per deviare le indagini di Palermo sulla trattativa Stato-mafia”.

Poi si scoprì che fra le telefonate intercettate sulle utenze di Mancino, ce n’erano anche quattro con Napolitano e lo stesso giornalista del Fatto Quotidiano commenta così:

“Allora questi scatenò un conflitto di attribuzioni alla Consulta contro la Procura, accusata di aver leso le sue prerogative per non aver distrutto le telefonate con la sua voce, The Voice. Peccato che il Codice assegni il potere di distruggerle non al pm, ma al gip. Ora Napolitano si accinge a firmare il decreto incostituzionale del governo Monti che dissequestra gli impianti inquinanti dell’Ilva, sequestrati da un gip per fermare il disastro colposo e gli omicidi colposi. Cioè fa proprio ciò che imputa falsamente ai pm di Palermo: lede le prerogative di un potere dello Stato. Ma chi si crede di essere: la Supercassazione di lorsignori? Chi gli vuol bene gli regali una copia della Costituzione e gli spieghi che non può fare così. Altrimenti i cittadini comuni, colpevoli di non avere un cognome famoso o una lobby alle spalle, dunque sprovvisti del numero verde di Sos Colle, si fanno strane idee”.

Ma Napolitano è anche il Presidente della grazia a Sallusti, in una vicenda giudiziaria che se non fosse tragica sarebbe comica e quella ancor più grave, a fine mandato, concessa al  colonnello americano della Nato Joseph Romano, condannato a 7 anni definitivi per il sequestro di Abu Omar e latitante dal 2007. Marco Travaglio fa notare quindi:

“Forse non tutti colgono lo scandalo di questa grazia. Romano è stato giudicato colpevole dalla Cassazione per aver rapito nel 2003 – insieme a 27 agenti Cia e con l’appoggio del Sismi del generale Pollari – l’imam di Milano e averlo poi imbarcato della base Nato di Aviano a quella di Ramstein, e di lì al Cairo, dove fu interrogato e torturato per mesi. Il sequestro – scrive la Cassazione – “venne realizzato per trasportare il prigioniero in uno Stato, l’Egitto, nel quale era ammesso l’interrogatorio sotto tortura, a cui Abu Omar fu effettivamente sottoposto. E pazienza se la tortura è bandita non solo dalla leggi europee, ma anche da mezza dozzina di convenzioni Onu e Ue. Tutte regolarmente sottoscritte dall’Italia, tutte violate dai sequestratori italiani e americani di Abu Omar e dai governi italiani di destra e di sinistra, che dal 2006 a oggi proteggono questi delinquenti col segreto di Stato, con tre conflitti di attribuzioni contro i giudici alla Consulta e col blocco dei mandati di cattura disposti dai giudici per assicurarli finalmente alla giustizia”.

E’ poi il presidente che ha salvato Silvio Berlusconi per ben due volte:

“nel novembre 2010 con il rinvio del voto di sfiducia a dopo la finanziaria (intanto quello comprava deputati un tanto al chilo). E il risalvataggio di B. nel dicembre 2011 con l’idea geniale del governo Monti al posto delle elezioni che avrebbero asfaltato il Caimano”.

Ed è poi il Presidente che ha temporeggiato con “i 10 saggi” per assicurare il posto da Capo del Governo al suo protetto Pierluigi Bersani, candidato premier del Pd, congelando un incarico di governo pronto a scongelarsi appena il partito democratico avesse scelto un suo successore che, compiacente e compromesso, ridesse l’incarico di governo proprio al  leader del pd.  Che nel frattempo ci siano stati diversi suicidi per la crisi e l’immobilismo in cui Napolitano ha gettato il paese che importa? Era solo il popolo che si sacrificava in nome del potere politico e delle sorti di Pierluigi Bersani!

Un presidente capace di non riconoscere una forza politica avendo più volte affermato che Beppe Grillo non sapeva neppure chi fosse. Una vergogna per i cittadini che credevano, a torto o a ragione, in un rinnovamento e cambiamento.

E’ un Presidente? Chi lo vuole? Berlusconi per far piazza pulita dei suoi processi, il Pd per avere un amico sulla sedia al Quirinale che come un Re conceda la grazia agli amici e condanni il popolo a morire di stenti in nome dei privilegi politici che da sempre Napolitano difende avendo fatto ribadire tramite i 10 saggi che è giusto il finanziamento ai partiti anche in tempi di crisi.

Facciamolo per loro… Non votate Napolitano Bis.

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I post di Renzi da Facebook: l’analisi del “rottamatore”

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“Seguo con preoccupazione ciò che sta accadendo a Roma, sperando che il voto dei grandi elettori dia al Paese un Presidente della Repubblica autorevole. Nel post precedente vi ho detto la mia su ciò che è accaduto ieri riguardo alla mancata elezione di Prodi”.

Esordisce così nella giornata di oggi il sindaco di Firenze che ieri si era espresso in questi termini:

“Per tutto il giorno di oggi sono stato accusato su Facebook di sostenere una candidatura, quella di Romano Prodi. Adesso l’accusa é opposta: aver complottato contro la candidatura Prodi. Se non ci fosse di mezzo l’Italia ci sarebbe da ridere. Primo punto: io le cose le dico in faccia, sempre. I doppiogiochisti non mi piacciono. Se dico che sosteniamo Prodi, lo facciamo. Se andiamo contro Marini lodiciamo a viso aperto. Secondo punto: il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato “nuovo”. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato: Prodi sarebbe stato un ottimo presidente. Ma lo hanno fatto fuori alcuni parlamentari PD che al mattino avevano applaudito la sua designazione a scena aperta. Occorre dire a questi rappresentanti del popolo che non si fa così: si deve avere il coraggio delle proprie azioni. Io non sono un grande elettore e non ho mai espresso UN candidato. Ho sempre detto che ce ne sono molti, donne e uomini. Chi ha la responsabilità di guidare il partito adesso abbia la lucidità di indicare una soluzione autorevole, per l’Italia. Chi sta in Parlamento sappia che sta scherzando con il bene più prezioso, la dignità della politica…”

Il post di Renzi inviato oggi su Facebook continua parlando anche delle dimissioni di Bersani e della crisi del Pd:

Trovo inevitabile e saggio che Bersani abbia annunciato le sue dimissioni e spero che il mio partito possa subito uscire dalla delicata crisi che stiamo attraversando dal dopo elezioni: nel mio piccolo farò di tutto per dare una mano al Pd e al Paese. Nel frattempo continuo il mio lavoro in Palazzo Vecchio. Come sapete non sono un grande elettore e dunque trovo corretto mantenere gli impegni da Sindaco. Ho portato il saluto di Firenze ai Maestri del Commercio, adesso celebro due matrimoni, quindi vado all’inaugurazione della Mostra dell’Artigianato in Fortezza. Faccio il mio dovere, insomma. E spero tanto che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di ieri…

L’analisi lucida e puntuale di Matteo Renzi scandisce il percorso all’inferno in cui leader democratico ha gettato il proprio partito. Quello che Renzi aveva costruito nelle primarie, quando poi era uscito sconfitto riconoscendo la premiership a Bersani.  E se senza dubbio tramare alle spalle è un “gioco politico disonesto e pericoloso per la nazione” c’è da interrogarsi quanto sia stato aperto il dialogo all’interno delle riunioni del Pd proprio dal leader Bersani. Spesso un’errata direzione porta    a distorsioni del sistema come quelle a cui abbiamo assistito nella giornata di ieri.

Senza Capo di Stato, senza Premier, senza Segretario del Partito: TRADITORI!

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Un’assemblea tesissima dove Bersani, descritto dai presenti come furioso, annuncia le sue dimissioni accusando i franchi tiratori di essere dei traditori:

“Guardatevi in faccia, uno su quattro di voi è un traditore”

Nel delirio di onnipotenza Bersani è diventato Gesù?

Da buon servo sciocco gli fa eco Dario Franceschini che ripete le parole di Bersani (tante volte qualcuno non avesse capito): ‘uno su quattro ha tradito’.

Insomma Franceschi a questo punto non ha certezza dell’intelligenza dei suoi… spera ancora che non hanno scritto il nome giusto perchè non hanno capito? C’è bisogno di ripetere le cose così da fissarle nel cervello? Manipoliamo anche i pensieri?

L’addio di Bersani dopo che sara’ risolto il nodo del presidente della repubblica si consuma cosi’ tra gli applausi, anche polemici, di qualcuno, e le accuse incrociate tra le varie tifoserie, alimentando il sospetto che il Pd sia a un punto di rottura nel quale non si escludono scissioni.

BERSANI SI DIMETTE… IL GIAGUARO LO AVEVA IN CASA!

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Bersani è crollato! L’impalcatura non ha retto, si è smontata di colpo e lo ha trascinato a picco. Ha voluto portare avanti le sue idee che si sono rivelate perdenti, all’ultimo momento ha tentato il colpo di coda e ha stretto la mano all’avversario, ne ha baciato l’erede e si è inchinato di fronte al Re Berlusconi che lo ha condotto dentro “il lato oscuro della forza!”

Ma Bersani poteva stare nel lato oscuro? Bersani non sta in nessun lato, meno che meno a sinistra di Berlusconi… Bersani non ha posto, non ha terra, è talmente fragile che una piuma lo può uccidere, e una goccia di pioggia… seppellire. E’ stato un vortice e lo abbiamo visto scomparire dentro un urna che è diventata una bara. Le sue idee tirate forse fuori dalla lampada di  Aladino non hanno esaudito i desideri degli italiani, ma neppure quelli dei parlamentari… perdente, sconfitto, va a smacchiare i pantaloni dopo che il giaguaro, che era in casa sua, lo ha sbranato!

E’ morto Angelo Rovati, braccio destro di Prodi, travolto dallo scandalo Telecom

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È morto a 67 anni Angelo Rovati, ex consigliere di Romano Prodi durante il secondo governo. Rovati da giovane era stato un giocatore di basket negli anni ’60 e ’70 a Cantù, Bologna (Fortitudo), Venezia e Forlì. Rovati fu presidente della Lega pallacanestro di serie A dal ’96 al ’98. Dopo il ritiro dal campo giocato, divenne imprenditore nel settore dei montaggi industriali, logistica e catering.  Nel 1996 iniziò la sua collaborazione pubblica con Romano Prodi, sostenendolo durante la campagna elettorale. Nel 2006 divenne consigliere della presidenza del Consiglio dei ministri, incarico che lasciò poco dopo essendo travolto dallo scandalo del piano di ristrutturazione di Telecom Italia, consegnato in modo privato a Marco Tronchetti Provera.

Renzi e le teorie complottistiche!

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Matteo Renzi prende le distanze dall’affossamento di Romano Prodi nella corsa al Quirinale: “Per tutto il giorno sono stato accusato su Facebook di sostenere una candidatura, quella di Romano Prodi. Ora l’accusa è opposta: aver complottato contro la candidatura Prodi. Se non ci fosse di mezzo l’Italia sarebbe da rider . Io le cose le dico in faccia, sempre. I doppiogiochisti non mi piacciono”

Prodi ruggisce contro Bersani… ora c’è da calmare il leone?

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Prodi non ce la fa durante la quarta votazione e il Pd già logorato implode. E’ la resa dei conti, la Bindi si dimette e Prodi chiede le dimissioni di Bersani con una frase che non lascia equivoci:

‘Chi mi ha portato a questa decisione si assuma le sue responsabilità. Io non posso che prenderne atto’

”Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita.”

Intanto Silvio Berlusconi è appena giunto a Palazzo Chigi insieme con i capigruppo del Pdl per incontrare Mario Monti. L’incontro servirà per fare il punto su una possibile convergenza del Pdl sul nome di Anna Maria Cancellieri come candidato al Colle, proposta avanzata da Scelta Civica.

Prima “vittima” delle scelte del PD: Rosy Bindi si dimette!

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Il presidente dell’assemblea del PD, Rosy Bindi, ha presentato le sue dimissioni. Dopo la spaccatura interna del Partito Democratico con la candidatura di Marini e il ricompattamento sotto il nome di Prodi, la batosta della quarta votazione ha come risultato la firma di uno dei pilastri del partito sotto il foglio di dimissioni. Se Renzi, il rottamatore, non era riuscito a svecchiare il quadro dirigente, i risultati di questi ultimi due giorni, che si sommano all’incapacità di raggiungere la maggioranza congiunta in Camera e Senato dopo l’ultima chiamata alle urne, riescono nell’intento. Non è l’unica defezione: Romano Prodi ha infatti ritirato la sua candidatura. Chi sarà il prossimo?

Il tweet di Maria Laura Rodotà!

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Sta facendo molto discutere un tweet di Maria Laura Rodotà, giornalista del Corriere della Sera e soprattutto figlia di Stefano Rodotà, in cui racconta di essere bersagliata dalle telefonate degli esponenti del Pd. Il contenuto è facilmente immaginabile:

Fantastico. Pur di non parlare col garante quelli del piddì chiamano me per convincermi a convincerlo non si sa di che #aldolapachealcolle

Il tweet ha provocato tantissime reazioni, anche perché dove si è visto mai che gli esponenti del Pd chiamano la figlia del ex garante della Privacy? E poi per cosa? Convincere il padre a rinunciare alla candidatura al Quirinale? Sono impazziti nel partito? Sono allo sbando?

A rispondere al tweet, fra gli altri, anche la piddina Anna Paola Concia che afferma di aver contattato Rodotà e che lui le ha risposto senza problemi.

Se questa è sinistra… Ivan Scalfarotto non ho votato Rodotà ecco il perchè!

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Ivan Scalfarotto, vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico e deputato al Parlamento, oggi ha scritto sul suo blog le motivazioni per cui secondo lui non era giusto votare Rodotà:

La persona che viene eletta, almeno nel nostro sistema costituzionale che deliberatamente non prevede l’elezione diretta da parte del popolo, non deve rappresentare solo se stessa ma una soluzione politica che assicuri stabilità ed equilibrio politico al paese per un periodo di sette (lunghissimi, sul piano istituzionale) anni“.

Cioè il Presidente della Repubblica visto che non è eletto diretto dal popolo deve essere un gioco di potere? Che assicuri stabilità ed equilibrio? Non che sia super partes e garantista?

“Veniamo dunque a Rodotà. Tolte dal campo le sue straordinarie qualità personali, cosa rappresenterebbe un voto per Rodotà? La risposta è che la scelta del professore avrebbe senso solo se, in termini politici, essa costituisse la legittimazione e lo “sdoganamento” del M5S nel quadro politico-istituzionale del paese. Se costituisse, in altri termini, l’accettazione da parte di M5S del sistema istituzionale della democrazia rappresentativa, disegnata intorno ai partiti, voluta dai nostri costituenti”.

Cioè se l’M5S venisse a dover reggere in piedi un governo con Bersani abbracciato ad Alfano? La democrazia rappresentativa svuotata del significato (cioè se non condivisa la scelta con il popolo) cosa rappresenta? Se stessa?   I nostri costituenti hanno solo parlato di democrazia rappresentativa espressa attraverso i partiti, non di una democrazia che rappresenti i partiti ignorando i cittadini.

“Il problema è che M5S non ha inteso proporre Rodotà a questo scopo. La scelta del candidato Rodotà non significa che il movimento di Grillo ha accettato la responsabilità che deriva dall’essere diventato un protagonista della nostra vita parlamentare. Rodotà è stato scelto solo per essere arrivato terzo alle “quirinarie” e per il fatto che Gabanelli e Strada hanno rinunciato. Non è un’idea che si vuole condividere, ma solo un’altra proposta “prendere-o-lasciare” che non risponde a un pensiero di costruzione di un sistema comune, ma impone al parlamento la combinazione, piuttosto casuale, dell’esito di una competizione online.”

Invece Marini è frutto di un lungo studio a tavolino tra Bersani e Berlusconi? Prodi è frutto di tanti compromessi delle diverse correnti del Pd? Il risultato è noto… ci sono parlamentari che ancora hanno rispetto per il popolo e non li votano.

Inoltre, una volta per tutte, la sinistra la smette di scrivere in modo burocratese e incomprensibile e si avvicina al popolo spiegando le proprie idee in modo semplice ed esaustivo e non coprendosi dietro grandi paroloni solo per mascherare i privilegi acquisiti?

BERSANI LASCIA?

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E ‘ possibile, è probabile, forse sta  diventando certo. Il partito è chiaro che lo sta silurando in ogni modo possibile, il Sel è più vicino ai grillini che al Pd e la base è contro di lui. Cosa resta a Bersani? La certezza di aver perso portando avanti le sue idee. Di non essersi piegato, di non aver ascoltato e di non aver dialogato… di non aver fatto partecipare al suo progetto il partito, i cittadini e soprattutto di aver scelto l’alleato più sbagliato e compromesso che possa esistere al mondo: il corrotto Silvio Berlusconi, che ne esce ringiovanito e rinvigorito da così tanto squallore. Bersani abbracciato ad Alfano, un pugno in faccia agli italiani, una pistola alla tempia per chi sognava un Paese di Sinistra. Sinistra che non è il “sole dell’avvenire”, anche perchè a questo punto neppure con la bomba nucleare riaccendiamo la luce nel cuore di quegli italiani che alla politica ci tengono, che la passione di vedere una legge che nasce e poi cambia e si modifica attraverso l’iter parlamentare e alla fine si applica e consente una qualità di vita  migliore ai cittadini è come un piccolo seme da cui nasce un albero (quell’Ulivo che oggi si è seccato definitivamente e ha mandato al rogo Prodi).

Bersani se va? Forse il partito risorge, forse l’Italia può continuare a sperare che non c’è proprio bisogno di smacchiare il giaguaro sono solo da candeggiare gli animi di certi dirigenti di partito!

BRUCIATO PRODI… Incontro Pd e M5S già da stasera?

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”La candidatura di Prodi non c’è più”. Così Matteo Renzi parlando con i cronisti lasciando Palazzo Vecchio. Il sindaco fiorentino ha poi aggiunto: “Bersani aveva chiesto un voto per Prodi e tutti avevano detto di sì. Ma poi quel voto non c’è stato”. Come dire: il segretario è sfiduciato nei fatti.

Da Roma invece Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del M5S, conferma l’incontro tra grillini e partito democratico ma mette in chiaro le condizioni:
”Noi abbiamo risposto loro che per noi va bene  a patto che l’incontro venga allargato a tutti i deputati e i senatori che intendono partecipare. Ancora non abbiamo ricevuto una loro risposta, anche se i parlamentari Pd ancora non ne sapevano nulla”.

Scalando il Colle… Sfiora Prodi e sprofonda Bersani! Il presidente non c’è

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Alla 4 votazione sfiora il Quirinale Prodi candidato del Pd, ma non ce la fa. Ma quello che è più evidente è la sconfitta di Bersani che ha dovuto cedere al candidato di Renzi, mettendo da parte le sue velleità di fare il capo del governo. Ora sembra sempre più probabile che ci sia la confusione più totale nelle file del Pd, mentre il Pdl e Scelta Civica si compattano sul nome della cancellieri. M5S e Sel su Rodotà.

Resta l’amarezza di chi come Crimi esprime il suo dissenso che è sicuramente quello della maggior parte di italiani che avevano anche manifestato davanti al Parlamento: Chiediamo agli onorevoli parlamentari di questo paese di rispondere a questa semplice domanda #rodotàperchèno?

Qualcuno ce la farà a far votare al Pd Rodotà?

Il caos in Aula e le manifestazioni in Piazza… così si diventa Presidenti!

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Sin da ieri un gruppetto di cittadini grillini e del popolo viola scandiscono slogan a favore di Stefano Rodotà; a questi si sono uniti nel pomeriggio manifestanti del Pdl chiamati a protestare contro l’ipotesi che Romano Prodi possa salire al Quirinale. Quindi, a sorpresa, sono rumorosamente comparsi una trentina di militanti di Casa Pound, anche loro schierati contro Prodi. Nessun problema di ordine pubblico. La polizia schierata osserva tranquilla mentre i cameraman e fotografi riprendono la scena.

Scandalo al parlamento… la Mussolini e la sua maglietta contro Prodi

mussolini - maglietta

IL DIAVOLO VESTE PRODI!

La mussolini indossa una maglietta  con la scritta “Il diavolo veste Prodi” e la votazione subisce uno stop.

La Mussolini inveisce contro la Boldrini che la richiama “Lei non può farmi nulla, io sono una senatrice”. Grasso tace.

La Boldrini chiede massima collaborazione e prega i Capogruppi dei partiti a intervenire. Inoltre richiama anche al rispetto per la votazione che si sta svolgendo che è delicatissima.

Alla fine la Mussolini viene accompagnata fuori dall’Aula e la votazione riprende.

Stefano Ro-do-tà! Lo gridano i parlamentari a M5S

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«Ro-do-tà! Ro-do-tà!». Alla fine dell’assemblea dei parlamentari del Movimento 5 Stelle i cori sono quasi da stadio, con il candidato al Quirinale Stefano Rodotà acclamato a gran voce dai grillini allo stesso modo in cui veniva acclamato dai cittadini in piazza fuori da Montecitorio, ieri e due giorni fa. 

Il video degli applausi dei neo-parlamentari del M5S è stato pubblicato sul web da Claudio Messora, consulente per la comunicazione per il gruppo dei grillini al Senato.
‘L’urlo che taglia la testa al toro’, si intitola il post che accompagna il video. «La realtà è quella che vedete qui – c’è scritto in uno stralcio del post – Diffondetela. Democrazia diretta vuol dire anche questo».

 

La politica non dovrebbe essere partecipazione? Ancora schede bianche

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La politica dovrebbe essere partecipazione… di idee prima di tutto! Le schede bianche in parlamento per l’elezione del capo di stato denotano la totale mancanza di partecipazione e di idee… un bianco che è immagine del vuoto istituzionale che stiamo vivendo e che convergerà su un nome di compromesso, chiudendo ancora una volta la faccia al dialogo con gli elettori ed estromettendoli dalla partecipazione.

Sembra che Rodotà ormai sia un’utopia!

Alla terza votazione per il Presidente della Repubblica i risultati hanno portato l’ennesima fumata nera.

La scelta del Presidente vista dall’Europa

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L’Italia il paese che non si può governare sta scegliendo il Presidente che la guiderà nei prossimi 7 anni. Ci guardano, ci studiano e non ci capiscono… ma non ci capiamo neppure noi con Bersani abbracciato ad Alfano e con Prodi candidato mentre il popolo invoca Rodotà… Improvvisamente l’Italia è stata sconvolta dalla pandemia grillina?

“Ci sono eventi nella politica italiana, che ci ricordano perchè la raffinata arte degli intrighi politici abbiano avuto origine in questo paese. Occasioni, come la scelta del nuovo Capo dello Stato, dove come diceva Giulio Andreotti, non esistono regole, ma solo errori, che bisogna evitare di compiere” così scrive il settimanale tedesco Die Zeit.

L’Europa si aspetta poi un Presidente che che possa convincere che l’Italia sia una nazione affidabile, nonostante la sua crisi economica e la paralisi politica che l’ha colpita da ormai due anni e mezzo, quando il governo Berlusconi collassò sotto i colpi dello spread. Gli italiani si aspettano un Presidente che chieda all’Europa come si possa ridurre a stracci nazioni come la Grecia (che potrebbe essere ricca solo con il turismo), come si può ridurre a pezzi Cipro (che ha i giacimenti di gas), come si può mettere in crisi Spagna e Portogallo? C’è una volontà di alcuni Paesi che non hanno sbocco al mare di appropriarsi di nazioni contornate dal mare attraverso i ricatti dell’alta finanza? C’è un disegno preciso del nord Europa di dilaniare il sud? E l’Italia è l’unico Paese che tra stenti e sacrifici ancora non si è fatto sottomettere? Quindi ancora noi a dover dimostrare qualcosa?

 Inoltre il settimanale tedesco loda Giorgio Napolitano e le sue scelte… gli italiani se sentono ancora parlare di saggi prendono a calci il Quirinale. Senza poi parlare delle intercettazioni… che naturalmente all’estero non interessano e non hanno rilievo, neanche possono immaginare un Italia senza la mafia, i mandolini e la pizza.

Ecco all’Europa serve un Presidente che possa sottomettere l’Italia al suo volere, agli italiani serve un Presidente che sappia imporsi a livello internazionale! Ecco perché all’Europa va bene Prodi e agli italiani Rodotà.

 

Gli italiani non contano nulla… il PD sceglie Prodi!

Quanto conta l’idea di un italiano?

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In questo momento ZERO. Per tutta la giornata di ieri la base del Pd ha chiesto a gran voce di elegge Rodotà, ma invece Bersani sceglie di ascoltare solo i dirigenti del partito e candida Prodi. E’ una sconfitta per il popolo della sinistra ed è un “oltraggio” a destra. Fino a ieri dovevamo avere un uomo che garantisse tutte le forze in parlamento e a meno di 24h spunta il nome di un ex leader di sinistra. Nei giorni scorsi vi è stata anche la lettera del Presidente del Inps che accusava Prodi e sembra che ora tutto sia stato dimenticato… altra polvere da mettere sotto il tappeto. Bersani non è più un leader, ma forse non lo è mai stato, era solo un uomo fragile che con delirio di onnipotenza ha provato a fare il dittatore non avendone le capacità, riuscendo alla fine solo a centuplicare le correnti interne al suo movimento. Lui se ne andrà questo è chiaro ormai lasciando il Pd agonizzante. La sinistra ha mostrato il suo lato peggiore, quel lato che ha umiliato e dilaniato la coscienza di tanti elettori, di quelli che nella sinistra ci sono cresciuti e hanno condiviso la storia e gli ideali. Di quelli che hanno avuto i parenti partigiani, di quelli che hanno visto scorrere il sangue per un ideale, di quelli che vorrebbero davvero un po’ di giustizia sociale, di uguaglianza, di libertà…  La sinistra ha sempre deluso, è sempre stata incapace di lottare per gli ideali in cui credeva, incapace di proporre l’aborto, il divorzio, incapace di amministrare lo stato se non chiedendo nuovi sforzi ai cittadini. Ecco ora al Colle salirà colui che mise l’una tantum per entrare nell’euro, entrerà un europeista al soldo della Merkel, entrerà quello che Marco Travaglio ha definito un uomo che “profuma di bucato”. Ecco gli italiani non si meritano un uomo risciacquato e una centrifugato… si sarebbero meritati, dopo tanti sforzi e tanti suicidi, un Rodotà!

(Vai a: Romano Prodi visto da Travaglio)

La polvere sotto il tappeto la mise Prodi? Lettera scandalo del presidente dell’Inps

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Può darsi che sia uno dei soliti giochi al massacro che ci sono ogni volta che le elezioni si avvicinano e i candidati si delineano. Oggi tocca a Romano Prodi stare “sotto tiro” ed è Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, che invia una lettera, dai toni pacati, che suona, però, come un atto di accusa all’amministrazione Prodi. Il presidente dell’Inps scrive ai suoi  “ministri vigilanti”, quello dell’Economia Vittorio Grilli e del Welfare Elsa Fornero e sconfessa la politica previdenziale e soprattutto il bilancio del 2007. Secondo Mastrapasqua, il governo Prodi decise di modificare le normative, e le prassi, vigenti nella contabilità dell’Inpdap, l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici che all’epoca era ancora indipendente dall’Inps. Obiettivo, cancellare dal “monte” del debito pubblico ben 23,7 miliardi di euro (valori di oggi) che erano appunto il passivo dell’Inpdap, rappresentato dal disavanzo tra le minori entrate contributive (dovute al blocco del turnover e ai prepensionamenti: meno assunzioni e quindi meno contributi che entrano, più pensionati e quindi più contributi che escono). Da quando l’Inpdap (insieme all’Enpals) è stato “affibbiato” all’Inps, il passivo dell’istituto è entrato a far parte a tutti gli effetti del bilancio dell’Inps, producendovi quindi un “buco” che prima non c’era. Ma questa “voragine di bilancio” creata da Prodi non è stata sanata nè dal governo Berlusconi nè da quello Monti.

Spiega Mastrapasqua nella sua lettera a Grilli e Fornero: dal 1° gennaio 1996 la normativa disponeva che lo Stato “garantisse il pagamento dei trattamenti pensionistici statali”. Successivamente, “con l’entrata in vigore della legge 24 dicembre 2007 (un bell’”autoregalo” di Natale, che il governo Prodi ha fatto a se stesso, ndr) quella disposizione “è stata soppressa, con conseguente ricorso, da parte dell’Inpdap, all’avanzo di amministrazione per la copertura del relativo deficit finanziario, e soprattutto alle anticipazioni di bilancio (…) con corrispondente riduzione del patrimonio netto (che è passato da una sostanziale parità alla fine del 2007 ad un deficit di oltre 15 miliardi di euro nel bilancio di chiusura 2011”. Ciò significa che si è fatto un lavoro di “candeggina” sul rapporto tra debito e pil che fu di circa 7 miliari di euro di quel periodo. Ma come fu possibile? L’Inpdad diventa debitore dello Stato e non incassa più i “trasferimenti” come faceva prima, che sarebbero andati ad “appesantire”  il bilancio statale complessivo (che all’epoca serviva lindo e pulito per l’Europa), ma ne chiede le “anticipazioni”. Un’anticipazione va scritta a bilancio come una somma di soldi da restituire e quindi un attivo e non più un passivo. Una specie di “derivato” anche se qui la partita si è giocata in casa e con un abile “gioco di denominazioni” la mano di poker da sfavorevole è stata trasformata in vincente.

“Minori trasferimenti, riduzione dell’avanzo patrimoniale, strutturale contrazione delle entrate contributive della gestione pubblica ex Inpdadp: sulla scorta di tali considerazioni”, conclude la lettera, “sembrerebbe auspicabile che, nella sedes materiae costituita da codesti dicasteri vigilanti, sia opportunamente approfondita e valutata ogni più utile iniziativa tesa a garantire l’efficiente ed efficace implementazione della più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico”.  Mastrapasqua spera insomma in un governo che smetta di “giocare” con le pensioni italiane che al popolo quella “bugia” è già costata molto perchè oggi con l’assorbimento dell’Inpdap nel bilancio Inps,  emerge drammaticamente questo problema di ben 23,7 miliardi di deficit in più, un importo pari a quello che è stato stanziato per iniziare a rimborsare gli “inconteggiabili” esodati. Come mai Mastrapasqua proprio ora spedisce la lettera? Nel vuoto più assoluto delle istituzioni e con lo spettro di nuove elezioni, come spera che la sua richiesta possa essere accolta? E’ solo per far emergere scomode realtà dell’amministrazione Prodi?

Parla il Guru e Prodi sembra più vicino, anche se non auspicabile!

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«Il Presidente della Repubblica deve essere super partes, possibilmente non politico, che rappresenti tutti gli italiani». Così Gianroberto Casaleggio, co-fondatore del M5S, prima dell’incontro a Torino con gli imprenditori promosso dall’associazione Confapri. Alla domanda se l’elezione del Capo dello Stato risolverà lo stallo per la formazione del nuovo governo, «lo vedremo quando avremo il Presidente», ha tagliato corto. «Prodi? Noi ci rimettiamo sempre alle decisioni del Movimento, per cui se il Movimento dovesse scegliere Prodi, voteremo lui…».

Romano Prodi visto da Travaglio

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Romano Prodi: fa parte della classe politica, è stato due volte Presidente del Consiglio, è stato parlamentare, è stato Ministro, ancora prima in forma tecnica credo negli anni 80 fu Ministro, se non erro, di un governo Fanfani, potrei sbagliarmi, Ministro dell’Industria, poi è stato Presidente della Commissione Europea. Di incarichi ne ha ricoperti molti anche di tipo elettivo, però il fatto che riscuota simpatie anche nel mondo dei Cinque Stelle è significativo, a dimostrazione del fatto che comunque è un mondo molto variegato, perché poi Prodi è il simbolo dell’Italia che entra in Europa e che adotta la moneta unica, quindi è evidente che c’è un bel dibattito tra europeisti e antieuropeisti. Probabilmente queste simpatie gli derivano dal fatto che con quello che ha passato il convento in questi ultimi 30 anni, probabilmente lo si ricorda come il migliore Presidente del Consiglio, come quello che diceva Montanelli: “profuma di bucato”, lo si può contestare per certe scelte, per certe prudenze, figuriamoci, però non emana fetore di scandali, non emana fetore di… soprattutto è l’unico che ha battuto due volte Berlusconi e soprattutto è l’unico che non ha mai trattato con Berlusconi e questo naturalmente spiega perché per Berlusconi è l’unico del centro-sinistra che non deve diventare Presidente della Repubblica.

Quali voci sono arrivate all’orecchio di Prodi? E’ veramente fuori?

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«Non ho nessuna candidatura al Quirinale, io sto semplicemente a guardare, per il resto io sono fuori.Spero che l’Italia abbia un futuro migliore e che si esca da questa difficile congiuntura economica e politica». Lo ha detto Romano Prodi, a margine di un’iniziativa a Lucca. Quali voci sono arrivate all’orecchio dell’ex Premier? E’ veramente fuori o lo ha detto solo per sviare l’attenzione pubblica su di lui? Probabilmente c’è una buona probabilità che lui sia veramente fuori dai giochi in quanto persona non gradita al Pdl. Poiché questa mattina Pier Luigi Bersani ha ribadito alla manifestazione di Corviale di avere al colle una persona che possa garantire una larga fascia delle forze politiche in campo, sembra chiaro che il nome non possa essere quello di Romano Prodi. Probabilmente all’orecchio di Prodi saranno arrivati anche altri nomi.

Pranzo, loggia, Cia… e Prodi così sia!

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Un pranzo organizzato da Sergio De Gregorio con il capocentro della Cia a Roma, per parlare di come far cadere il governo Prodi. Presente l’allora ministro della giustizia Clemente Mastella, che mesi dopo abbandonerà il governo di centrosinistra dichiarando di essere vittima di accanimento giudiziario.
Stando al racconto dell’ex senatore idv che ha ammesso di aver ricevuto 3 milioni di euro per far cadere il governo, sarebbe stato in quella occasione, nell’estate 2007, che il capocentro della Cia avrebbe espresso chiaramente al ministro della giustizia che l’amministrazione americana avrebbe gradito che l’«esperienza» del governo Prodi terminasse.

Che Sergio De Gregorio avesse parlato delle pressioni da parte dell’amministrazione era un fatto noto. Nella richiesta di custodia cautelare che lo riguarda, resa nota nei giorni scorsi, diceva esplicitamente che quando l’estate scorsa incontrò il senatore Marcello Dell’Utri gli raccontò «dell’intervento con gli americani per mandare a casa Prodi».

Ora che gli atti allegati alla richiesta sono stati messi a disposizione dei membri delle vecchie giunte di Camera e Senato, però, quel verbale omissato comincia a circolare. E il racconto fatto ai pm di Napoli che lo accusano di corruzione in concorso con Silvio Berlusconi è molto preciso: «Nell’estate del 2007 organizzammo un pranzo tra me, De Chiara, Mastella e Gorelick (capocentro della Cia a Roma dal 2003 al 2007) – spiega – Gorelick disse chiaramente a Mastella che l’amministrazione americana avrebbe mostrato riconoscenza a chi avesse messo fine ad un’esperienza del genere», sottinteso, ma il passaggio è esplicito, il governo Prodi.

Davanti a quelle richieste, Mastella avrebbe detto di non essere interessato per poi lasciare la tavola. Ma è un fatto che alcuni mesi dopo a gennaio del 2008 annuncerà le sue dimissioni dalla carica, motivate dalla “mancata solidarietà politica” da parte del centro-sinistra rispetto alla vicenda che lo vedeva indagato portando così alla fine del governo Prodi.
Il racconto di De Gregorioi, tira fuori dagli archivi un nome dimenticato: Enzo De Chiara italoamericano nato ad Aversa, rappresentante in Italia del partito repubblicano, che negli anni novanta vantava un’amicizia personale con Bill Clinton. L’inchiesta della procura di Aosta che lo tirava in bsllo, chiamata Phoney money, ipotizzava l’esistenza di una “nuova P2” che avrebbe riunito boiardi di Stato, alti gradi di polizia e Guardia di Finanza, faccendieri, uomini della Cia, con la copertura di ambienti della massoneria. De Chiara, definito allora «amico dell’amministrazione americana» ne avrebbe fatto parte anche come rappresentante in Usa dell’allora società telefonica Stet.
Ma Mastella cosa ne pensa?
Mastella dice di ricordare quel pranzo: «Era una colazione, rimasi solo pochi minuti. Non avevo capito che l’americano presente fosse il capocentro Cia (c’è chi dice a sua insaputa, c’è chi non capisce… questi i politici italiani), ma in ogni caso gli dissi di essere soddisfatto del mio incarico al governo». E aggiunge: «Mi stupì il rapporto tra De Gregorio e gli altri presenti». «Questa dichiarazione è una cosa enorme», commenta il deputato radicale Maurizio Turco che tra pochi giorni lascerà l’incarico: «Credo ancor più interessante dal punto di vista della sicurezza dello stato di qualsiasi altra affermazione del senatore De Gregorio».

Monti, dopo Prodi e Berlusconi, conferma segreto di stato su caso Abu Omar

 

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