Renzi visto da Salvini…

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Da ieri la Lega ha iniziato la sua opposizione al governo Renzi e soprattutto spinge sul tema dell’Europa e sull’uscita dall’euro in vista delle prossime Europee. Oggi Salvini, segretario federale della Lega Nord, torna ad attaccare il neopremier Matteo Renzi accusandolo di twittare troppo e poi aggiunge ” ma gli italiani non vivono su Facebook”.

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La fontana di Milano tinta di rosso sangue

fontana-colorata-milano-tuttacronacaGiornata calda oggi a Milano, dove ha avuto luogo la manifestazione degli studenti per il diritto allo studio. Ma se davanti al Pirellone si sono avuti scontri tra i manifestnati e le forze dell’ordine con tanto di lancio di vernice, i colori hanno fatto la loro apparizione anche a largo Cairoli. Qui, nella fontana, gli studenti hanno versato della vernice rossa contro “il dissanguamento della scuola pubblica”. I giovani sono scesi in piazza contro i tagli alla scuola pubblica.

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Scontri a Milano tra studenti e polizia

scontri-milano-tuttacronacaScontri tra studenti e polizia a Milano, dove il bilancio è di quattro agenti medicati in ospedale, come dice la questura, e sei ragazzi contusi, come rispondono i manifestanti. La tensione è esplosa davanti alla sede del Consiglio regionale,  dove gli studenti sono giunti dopo aver attraversato le vie del centro. Il culmine di un corteo di protesta per il diritto allo studio si è avuto davanti al Pirellone, in piazza Duca d’Aosta, protetto da un cordone di polizia. Qui è partito un lancio di uova e bottiglie piene di vernice, con i giovani che hanno provato a forzare il blocco delle forze dell’ordine protetti dai libri-scudo di gommapiuma e che sono ripartiti in corteo dopo due cariche delle forze dell’ordine. Dopo aver ripercorso  via Vittor Pisani ed essersi diretti verso Porta Venezia, hanno bloccato al loro passaggio le vie del centro. Qui, in circa 300, hanno gridato slogan (“né Maroni né forconi” e “Maroni e forconi tutti fuori dai c…”) e inscenato un sit in al centro della carreggiata, mandando in tilt il traffico già messo a dura prova in mattinata dallo sciopero dei mezzi pubblici. Ma anche il Pirellone è stato coinvolto nella protesta. Qui, come spiega Repubblica, quattro studenti dell’associazione ‘Non uno di meno’ e due insegnanti, che si trovavano all’interno del palazzo con regolare autorizzazione, hanno interrotto i lavori del Consiglio regionale urlando dalla tribuna del pubblico all’indirizzo dei consiglieri. Come all’esterno del palazzo, anche all’interno, la protesta era contro “i soldi alle scuole private e i tagli alla scuola pubblica”. La seduta è stata sospesa. I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno abbandonato i loro banchi in segno di solidarietà.

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“Fango e pa**e”: i big della Lega rispondono alle parole di Belsito

matteo-salvini-tuttacronacaNel corso degli interrogatori dei pm della Procura milanese, l’ex tesoriere della Lega aveva spiegato che tra i beneficiari dei suoi versamenti in nero comparivano i nomi di tanti dirigenti di spicco del partito. I “nomi” ora rispondono. A partire dal neo segretario Matteo Salvini che, su Radio Padania, ha risposto a un ascoltatore che gli ha chiesto un commento alle notizie relative alla dichiarazioni. “Belsito? Fango, fango fango, non ho parole, sono pa**e, del resto i magistrati hanno già archiviato..”. “Da qui a maggio prepariamoci, preparativi a sentirne di tutti i colori, che siamo brutti, cattivi, ladri, pedofili, naturalmente razzisti e quant’altro”. “Certo – ha aggiunto – quereleremo, perchè qualche querela ogni tanto fa bene. Ma il fatto che vengano pubblicate certe cose significa che la Lega fa paura”. Duro anche il governatore della Regione Veneto Luca Zaia: “Belsito è uno che non è la prima volta che tenta queste sortite: la prima volta ha detto che era noto a lui che andavo a pranzo con imprenditori per incassare soldi, tangenti e robe del genere. Ed è stato un pò sfortunato perchè io ai pranzi non vado mai, quindi gli è andata male. Questa volta leggo che dice che ‘Zaia comunque sapeva che c’era qualcuno che andava in cerca a chiedere soldi’”. Belsito, in un passaggio con i magistrati, ricostruisce il pagamento di un milione di euro alla Lega del Veneto da parte di una multinazionale specializzata in appalti ospedalieri. L’ex tesoriere avrebbe affermato che tutto lo stato maggiore del partito era informato di quel finanziamento. “Anche Zaia – è la tesi dell’ex tesoriere del Carroccio – fu informato”.  “Rispedisco al mittente queste affermazioni – sottolinea Zaia – mi spiace perchè avrei qualcos’altro di cui occuparmi. Penso che anche la magistratura abbia altro di cui occuparsi però a questo punto la impegnerò io facendo un querela, tutelandomi. Spero che si faccia chiarezza da subito”. “Stiamo parlando comunque di una persona – conclude il governatore – che, tra le tante cose, abbiamo scoperto aveva una Porsche pagata dalla Lega, tra l’altro ora sequestrata. È imbarazzante. Rimando tutto al mittente. Sono a disposizione dei magistrati e querelo, assolutamente querelo”. Dalla Lega Veneta risponde anche Flavio Tosi: Da un calunniatore dal comportamento spregevole come Belsito, che con i soldi del finanziamento pubblico ne ha combinate di tutti i colori e ha intrattenuto rapporti con ambienti strani e torbidi, c’è da aspettarsi di tutto: anche che, per uscire dal carcere, cavarsela con pene minori o anche per giustificare in tutto o in parte le sue malefatte, cerchi di coinvolgere a largo raggio persone che nulla a che fare con le porcherie sue e del cerchio magico. Lo denuncerò per calunnia e querelerò per diffamazione lui e chi fa da cassa di risonanza delle sue infamanti calunnie”. E puntualizza: “Ricordo che all’epoca dei presunti fatti di cui Belsito avrebbe riferito ai magistrati non era certo il sottoscritto segretario della Lega Nord-Liga Veneta; che il sottoscritto era uno dei bersagli del cerchio magico e del Belsito e che non ho mai avuto il dispiacere di conoscerlo, di telefonargli e neppure, fortunatamente, di salutarlo”.  Ogni persona dotata di buon senso, rincara il sindaco veronese, “capisce che l’operazione mediatica basata su indiscrezioni, non supportate da prove, che escono a orologeria dal Palazzo di Giustizia di Milano servono solo a colpire Maroni, Salvini, Tosi e Zaia, cioè il nuovo corso della Lega che ha spazzato via Belsito e quel cerchio magico di cui lui notoriamente era l’elemosiniere”.

Belsito: “Ecco i big della Lega che pagavo in nero”

belsito-tuttacronacaL’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito non salva nessuno e in una decida di interrogatori ai pm della Procura milanese, spiega che tra i beneficiari dei suoi versamenti in nero compaiono i nomi di tanti dirigenti di spicco del partito: non solo Umberto Bossi, ma anche Matteo Salvini, Calderoli, Cota figurano nei verbali dell’inchiesta perché, secondo le dichiarazioni rese ai magistrati, avrebbero ricevuto rimborsi e pagamenti non dovuti. Un pezzo d’inchiesta è stato chiuso quindi, ma le indagini non sono ancora concluse, visto che buona parte dei verbali di Belsito sono completamente omissati. Parlando degli interrogatori, spiega La Stampa:

 Uno dei più esplosivi è datato 29 maggio. Spiega Belsito che quando ad esempio ricevette 300 mila euro dal suo socio d’affari Bonet, l’uomo con cui mise in piedi il pasticcio dei fondi in Tanzania, «30 mila euro li ho versati a Calderoli che era ben consapevole che provenivano da affari che avevo concluso con Bonet. Di fatto questi soldi dati a Calderoli andavano a compensare le sue donazioni al partito. Altri esponenti di spicco facevano donazioni al partito…». Ma poi se li facevano restituire, «in nero», dal tesoriere. «Dal 2009 ho sempre restituito in contanti i soldi che Calderoli versava, compensando le sue donazioni. Anche Reguzzoni ho pagato personalmente in nero: 15 mila euro per donazioni che avrebbe dovuto fare alla Lega e che invece aveva trattenuto per sè. Cota, quando era capogruppo, prendeva denaro in nero da Balocchi (l’ex tesoriere prima di Belsito, defunto, ndr), non so quantificare le somme, personalmente ho constatato che aveva un negativo sui versamenti che doveva effettuare al partito. Personalmente ho pagato delle sue spese giustificate con fatture; una ricordo che si riferiva a un’autovettura. Il compenso delle spese era pari a circa 50 mila euro che pagai con bonifici in parte verso la Lega Piemonte e in parte verso fornitori indicati da lui…». Prosegue Belsito: «Anche a Zaia (ex ministro e presidente del Veneto) abbiamo pagato delle fatture ma non ricordo gli importi. Balocchi mi diceva che teneva un contabilità parallela, in cui segnava le somme in nero agli esponenti della Lega, carte rimaste probabilmente alla moglie… Mi era stato detto che da sempre gli imprenditori portavano denaro in nero al partito e che questi rapporti erano intrattenuti principalmente da Giorgetti…».

 Belsito non risparmia nessuno. Nemmeno il neo segretario Matteo Salvini. «Il nero che gli imprenditori versavano veniva utilizzato a volte per la campagna elettorale e veniva gestito senza passare dalle casse del partito. Ad esempio ricordo che Bonomi, in quota Lega per la Sea (la società che gestisce Linate e Malpensa, ndr) diede in contanti 20 mila euro a Salvini, circostanza che mi venne riferita dalla Dagrada (segretaria di via Bellerio, ndr). Quindi Savini per sanare i suoi obblighi di oblazione verso la Lega intendeva girare al partito questa somma, cosa che non mi risulta sia avvenuta».

 Secondo Belsito, per la raccolta fondi ogni parlamentare aveva la sua specialità: «Ad esempio Maroni (“Maronui” nel verbale, ndr) si occupava delle telecomunicazioni». Ed ecco risultare un finanziamento di Telecom da 100 mila euro. «Nel settore sanitario Salvini aveva voluto la nomina della dottoressa Cantù», diventata capo delle Asl a Milano. Mentre nel settore bancario «le nomine erano gestite principalmente da Calderoli e Maroni. Ma la lista dei «donatori» è lunga: da Caltagirone e Nerogiardini, fino alla Siram che avrebbe versato un milione di euro «a tale Cavaliere della lega del Veneto legato a Tosi e Maroni».

Era davvero un bengodi. «Il nano» racconta di 100 mila euro versati sui conti personali di Bossi e moglie Manuela Marrone ma anche di 300 mila euro pagati «in modo non ufficiale e parte per contanti» per la «scuola Bosina», della sciura Bossi. Dice Belsito di non avere mai consegnato denaro in contante al senatur ma «in alcuni casi di aver ripianato il rosso di alcuni suoi conti personali, 48 mila euro presso la Bpl e altri 6-7 mila euro presso un’altra banca».

 Al figlio Riccardo sarebbero arrivati 100 mila euro per le carte di credito e l’agognata scuola Cepu. E, dulcis in fundo, ben 90 mila euro furono spesi per l’istruzione di Riccardo, del «Trota» e di Moscagiuro, il capo scorta dell’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro: tre belle lauree in Albania. E se non ci fosse stata l’inchiesta, «vi era un’altra laurea da acquistare a Londra per Renzo, che venne concordata per 130 mila euro, dei quali circa 70-80 mila euro effettivamente pagati…».

Questione di (non) stile? Maroni con la cravatta del Milan all’incontro con Thohir

maroni-thohir-cravatta-milan-tuttacronacaUna provocazione? Un infantile dispetto? Una presa di posizione e di squadra? L’orgoglio di un rossonero anche quando il Milan è in piera bufera e sta vivendo uno dei peggiori avvii di campionato di sempre? Roberto Maroni, governatore della Lombardia e convinto milanista, oggi si è presentato a un incontro nel suo ufficio a Palazzo Lombardia con Erick Thohir indossando una cravatta con lo stemma del club del cuore. Il nuovo presidente interista ci ha riso su, ma Massimo Moratti, a sua volta presente all’incontro durante il quale si è parlato anche del nuovo stadio, ha fatto sapere senza mezzi termini di non aver gradito.

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Salvini, Calderoli e Borghezio in manette: manifestazione per Lancini

salvini-calderoli-manette-tuttacronacaL’8 novembre è stato arrestato il sindaco di Adro, nel Bresciano, il leghista Oscar Lancini, con l’accusa di falso e turbata libertà degli incanti. Oggi sono state oltre mille le persone che, nel paese, hanno preso parte alla manifestazione a sostegno del primo cittadino. Presenti anche il senatore leghista Roberto Calderoli, l’europarlamentare Mario Borghezio e il segretario lombardo Matteo Salvini, oltre a numerosi amministratori locali del Carroccio, con tanto di manette ai polsi. Per Borghezio “l’arresto di Lancini è stata una por***a”. Duro anche Salvini: “Lo Stato fa le leggi per svuotare le carceri e liberare i criminali e poi arresta gli amministratori che governano per il bene della loro gente”. Il corteo è giunto fino aal’abitazione di Lancini, che ha salutato con la mano dalla finestra pur non mostrandosi. Salvini ha detto: “Se tra una settimana non ti hanno liberato, domenica prossima verremo a liberarti noi”. Si è invece mostrata la moglie del sindaco, che ha ringraziato il politico e ha riferito ai giornalisti: “Mio marito è distrutto. Non sta più mangiando da una settimana”.

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Oscar Lancini, il sindaco leghista arrestato nel Bresciano

oscar-lancini-tuttacronacaE’ stato arrestato oggi e si trova agli arresti domiciliari il sindaco di Adro, nel bresciano, Oscar Lancini, noto per aver tappezzato con il simbolo del sole delle Alpi la scuola elementare del paese di cui è Primo Cittadino. Il leghista è indagato con altre 23 persone perchè avrebbe favorito alcune aziende nella gara d’appalto per la realizzazione di alcune opere in paese ed è accusato di falso in atto pubblico, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e turbata libertà degli incanti. All’apprendere la notizia il leader della Lega ha commentato: “Sono veramente sorpreso” e aggiunto: “Conosco da tanto tempo Oscar Lancini. È un bravo sindaco, una persona onesta, sono certo che dimostrerà la totale estraneità dalle accuse mosse”. Da parte sua Salvini ha detto all’Ansa: “A Oscar Lancini tutta la mia solidarietà, nella convinzione che uscirà pulito da questa faccenda” e, sul suo profilo Facebook, ha scritto: “puzza di attacco alla Lega che cresce e fa paura. Oscar Lancini è uno dei migliori sindaci che ci siano in giro, amato e super-votato dai suoi cittadini, che hanno ottimi servizi senza essere massacrati da nuove tasse. Lancini, da buon leghista, ha sempre lavorato per favorire la nostra gente e le nostre imprese ovviamente nel rispetto della Legge. A qualcuno questo non piace. A me sì!”. Lancini, imprenditore 48enne, figurava tra i candidati del suo partito alla Lega al Senato alle scorse elezioni politiche ma non era stato eletto. Divenne famoso nel 2010, per aver negato la mensa ai bambini della scuola elementare del paese, l’istituto comprensivo ‘Gianfranco Miglio’, i cui genitori non erano in regola per il pagamento, oltre che per la vicenda dei simboli leghisti. Nel secondo caso, fu necessario l’intervento dell’allora ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini, per rimuovere i simboli del Sole delle Alpi e Lancini fu anche condannato dalla Corte dei Conti per questa vicenda al pagamento di circa 10.600 euro con suoi sei assessori. Èinoltre indagato per peculato su denuncia della Cgil, perchè aveva inviato alle famiglie di Adro delle lettere su carta intestata del Comune per replicare ad alcune prese di posizione della stessa Camera del Lavoro di Brescia.

Operazione Mare Nostrum: Maroni attacca

marenostrum-tuttacronacaSi discute sull’Operazione Mare Nostrum, volta a far fronte al flusso dei migranti che continuano a morire al largo delle coste italiane. E se è arrivata la disponibilità della Slovenia a prendervi parte, con una propria nave militare, nel corso di un incontro tra il ministro della Difesa, Mario Mauro, e il suo collega sloveno, Roman Jakic, il quale si è detto “profondamente convinto che il problema del soccorso e del pattugliamento del Mediterraneo sia un tema di cui tutta l’Europa deve farsi carico”, in Italia non si placano le polemiche. Roberto Maroni, a Radio 24, ha detto: “Iniziative un po’ spettacolari come Mare Nostrum”, non servono a risolvere la questione sbarchi nel Mediterraneo, “ma bisogna andare nei paesi di partenza a fare gli accordi”. Il leader del Carroccio ha aggiunto di ritenere che sugli sbarchi di migranti, l’Unione Europea non avrà mai “capacità d’intervento”, dunque l’Italia deve agire da sola. A questo punto, il governatore della Lombardia non poteva non difendere la Bossi-Fini: il reato di immigrazione clandestina “è un deterrente che colpisce non chi viene in Italia da rifugiato”. Volerlo cancellare, ha ribadito, è solo “ideologia”. Dopo di che, un attacco al ministro per l’Integrazione Kyenge: “l’ho sentita proporre tante cose dall’inizio del mandato, ma il risultato è tante chiacchiere e zero sostanza e concretezza”, è il giudizio di Roberto Maroni, che ha concluso: è “una spesa inutile per il contribuente italiano”.

Scontri violenti a Torino: contestato il corteo della Lega Nord

scontri-torino-tuttacronacaLa manifestazione della Lega Nord a Torino, nel pomeriggio di sabato, si apriva con uno striscione che recitava “Stop all’immigrazione clandestina”. A sostenerlo, i governatori Roberto Maroni e Roberto Cota, l’ex ministro Roberto Calderoli e il ‘senatur’ Umberto Bossi. Dietro di loro, migliaia di persone che si sono dirette verso il luogo del comizio, la centrale piazza San Carlo. Tra gli slogan: “Il padano è bastonato, il clandestino è tutelato”. Svariati anche gli striscioni, su uno dei quali si leggeva: “Kyenge, Boldrini, Pd e grillini vogliono bene solo ai clandestini. Tutti a casa loro”. Ma mentre il corteo leghista marciava per via Roma, centinaia di antagonisti hanno provato a forzare i cordoni di polizia in due punti: via San Tommaso e via Arcivescovado. I manifestanti hanno tentato di premere contro gli scudi dei poliziotti, ma sono stati respinti. Dopo di che hanno iniziato a lanciare uova, patate e bottiglie mentre le forze dell’ordine rispondevano con cariche supportate da scudi, manganelli e lacrimogeni. In piazza Cnl una ventina di cittadini ha iniziato a insultare i leghisti che mostravano striscioni vicino ai banchetti. Dalle parole si è passati alle mani e sono dovute intervenire le forze dell’ordine.

In via Madama Cristina, in mezzo al traffico, sono state lanciate bombe carta e, mentre il traffico era paralizzato, è iniziata la fuga dei manifestanti. Il bilancio della giornata indica più di dieci feriti, non gravi: tra le forze dell’ordine un carabiniere che ha riportato contusioni a un ginocchio e un dirigente della questura colpito da un oggetto alla spalla. Da parte sua Umberto Bossi, alla chiusura della manifestazione, ha difeso la normativa sull’immigrazione: “La legge cosi come è stata pensata è sensata e buona”. E ancora: “Anche se si dovesse fare una legge che abroga il reato di clandestinità si farebbe subito un referendum per cambiarla”.

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Olimpiadi 2024. Maroni: “Roma è sull’orlo della bancarotta. Milano o Milano”

Olimpiadi-roma-milano-tuttacronacaMancano 11 anni ma già si pensa al 2024 e alle Olimpiadi che verranno disputate quell’anno. E in Italia la sfida è aperta: candidare Milano o Roma? Oggi nel capoluogo lombardo si è tenuto un vertice che ha visto riuniti il presidente del Coni, Giovanni Malagò, il sindaco Giuliano Pisapia e governatore lombardo Roberto Maroni. Unica decisione presa, come hanno spiegato ai giornalisti, è che “la candidatura sarà unica”, senza dunque una competizione Milano-Roma. Resta da decidere quale città verrà perà proposta. Una risposta si potrebbe avere già al prossimo incontro, che si terrà alla presenza del sindaco della capitale, Ignazio Marino, “entro 15 giorni a Roma”. Il primo commento di Pisapia, dopo un incontro di un’ora e mezza all’Arena, è stato: “L’importante è che abbiamo deciso di sostenere il sistema Italia. Non ci sarà competizione ma condivisione”. Il sindaco ha riconosciuto che “a Roma nel 2025 ci sarà il Giubileo e quindi è più preparata”, ma con Expo 2015 “Milano diventerà un punto di riferimento internazionale con una forza in più”. Maroni invece sfodera la sua vena polemica: “Mi dispiace che il sindaco Marino non sia venuto, ma ritengo la sua assenza giustificata: deve preoccuparsi dei conti di Roma. E’ una città sull’orlo della bancarotta, come lui stesso ha riconosciuto. Non mi pare proprio che una città in queste condizioni possa candidarsi a ospitare le Olimpiadi”. E visto che la candidatura può essere avanzata da una sola città, il leghista chiosa: “Quindi, o Milano o Roma. Anzi, o Milano o Milano”. Malagò, da parte sua, rigetta ogni forma di divisione: “O siamo tutti d’accordo su una candidatura condivisa o lasciamo perdere”. Secondo il presidente del Coni, nella scelta fra una città o l’altra “non si deve arrivare al voto in consiglio e in giunta Coni, come è successo per la corsa fra Roma e Venezia”.

“Chiesti voti alla Lega per un nuovo governo”, così Calderoli.

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“Son venuti a chiedermi i voti dei nostri senatori per un governo con un’altra maggioranza senza il Pdl”. E’ quanto ha sostenuto Roberto Calderoli, in un comizio alla Festa dei popoli padani sul Monviso. “Io ho risposto ‘Va bene, dateci il presidente del Consiglio e ministri importanti'”, ha riferito. “Poi ho detto ‘Va’ a ciapa’ i ratt, noi i nostri voti non ve li diamo’, perché mi ci vedete in Consiglio dei ministri vicino alla Kyenge?”, ha chiesto ai militanti .

Tosi pronto a diventare l’erede di Berlusconi?

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Flavio Tosi vorrebbe guidare il centrodestra nel dopo-Berlusconi: “Anche nel Pdl ci vuole un ricambio generazionale come è stato nel Pd: ecco perché io mi candido alla guida del centrodestra”. L’annuncio lo ha fatto a Zapping 2.0 su Rai Radio Uno “Si facciano le primarie – ha proseguito l’esponente leghista che sembra quindi già dare per scontato che nel Pdl si debba presto aprire una pagina post-berlusconiana – perché la gente è stufa di scelte cadute dall’alto e poi si vada a votare. Ma con una nuova legge elettorale che consenta di vincere e governare”.

E per questa sua candidatura, il sindaco di Verona ha già avuto il placet del leader del suo partito, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. “Ne ho parlato con Maroni – ha detto Tosi – e anche lui è d’accordo che sia giusto far scegliere ai cittadini e che ci vuole un ricambio generazionale. Che sia Letta o Renzi il candidato del Pd, io sono pronto alla sfida”. Anche perché, prosegue il leghista, “la mia credibilità deriva da 6 anni di attività di sindaco in cui ho dimostrato di saper fare oltre che di saper dire”.

La Lega esulta e batte il governo sul gioco: ora sul tavolo mancano 6 mld

gioco-azzardo-governo-tuttacronacaIl Governo è stato battuto nella votazione al Senato oggi su una mozione presentata dalla Lega Nord: obiettivo vietare per un anno l’apertura di nuovi centri per i giochi d’azzardo elettronico on line e nei luoghi aperti al pubblico.  Ora il sottosegretario Alberto Giorgetti rimetterà la delega sui giochi nella mani del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Giorgetti ha spiegato che  « vi sono aspetti di conflitto con i diritti dei gestori che già si sono aggiudicati la concessione e il problema del mancato gettito per sei miliardi di euro».i  Nel frattempo Maroni esulta su Twitter: “Governo battuto sul gioco d’azzardo. Passa la mozione della Lega. Bravi i senatori leghisti. E adesso Governo a casa!!!”.

maroni-gioco-azzardo-twitter-tuttacronacaIl senatore leghista Stefano Candiani ha poi sottolineato: “Abbiamo battuto il Governo facendo prevalere gli interessi delle persone anziché quelli delle lobby del gioco. Auspichiamo che il Governo si adegui quanto prima e vigileremo affinché si tenga conto di questa importante presa di posizione”.

La mozione della Lega Nord è stata votata ad ampia maggioranza ma il senatore del Pd Felice Casson ha spiegato che “tutto è avvenuto in un momento di grande confusione in Aula. In pratica si è trattato di un errore di votazione”.

Maroni si rottama? A Natale largo ai giovani!

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Un Maroni che si rottama e non pensa più di rimanere al comando della Lega, ma di lasciare il partito ai giovani. Vuole un congresso federale entro Natale e da lì uscirà il nome del suo successore.  “Penso sia arrivato il momento di fare il passaggio delle consegne”, ha spiegato, a favore “di giovani rampanti”.

Intervistato da Vittorio Feltri, Maroni ha detto di voler dedicarsi a fare il governatore in Lombardia a tempo pieno. “Voglio accelerare i tempi” del congresso, ha aggiunto, spiegando di voler i suoi pronti alle sfide elettorali di primavera, europee e amministrative. “Abbiamo tanti giovani rampanti”, ha detto citando Flavio Tosi, Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Roberto Cota. Ma le preferenze di Maroni sono note e il governatore le ha confermate. A chi chiedeva se avesse un candidato, ha risposto: “Deciderà il congresso, anche se la rosa personalmente la ridurrei a due, Tosi e Salvini”. Un’investitura a tutti gli effetti. Tra il sindaco di Verona e il segretario lombardo della Lega la sfida è destinata a farsi sempre più accesa.

Maroni ha parlato poi anche della politica del governo: “Io non sono contrario alla cancellazione dell’Imu ma ricorderei a Berlusconi e al Pdl che avevano promesso anche di restituirla, l’Imu. Quindi questo decreto non è stato un trionfo”. E poi: “Quel decreto “non ha copertura finanziaria e non si può abolire l’Imu e reintrodurlo l’anno prossimo con un altro nome come hanno fatto”. La tassa sulla casa non è stato l’unico argomento su cui Maroni ha tirato in ballo direttamente Berlusconi. Maroni ha criticato il Cavaliere per aver firmato i referendum radicali sull’immigrazione. “Domani lo chiamerò – ha anticipato Maroni – per chiedergli che cosa è successo ieri. Mi ha sorpreso che Berlusconi abbia firmato per il referendum che abolisce il reato di immigrazione clandestina e interviene sulla Bossi-Fini: sono leggi che abbiamo fatto noi quando lui era presidente del Consiglio.
Quindi o glielo hanno spiegato male o mi viene da pensare che non l’abbia letto bene: se invece sarà così sarà chiaro che gli unici che si oppongono all’immigrazione clandestina sono quelli della Lega”.

Il ministro dell’integrazione non va alla festa della Lega

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La Kyenge declina l’invito e dice che rimangono aperti gli spiragli per una sua partecipazione ma al momento non ci sono i presupposti per cui ciò avvenga. In mattinata si era assistito anche allo scontro Bossi – Maroni, in cui l’ex segretario del Carroccio si diceva contrario alla partecipazione del ministro dell’integrazione a una festa che doveva essere invece del popolo dalla camicia verde. L’ennesima integrazione mancata?

Un leghista veneto torna a insultare la Kyenge e usa lo spot del crodino

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E’ la volta di Andrea Draghi, assessore leghista alla sicurezza del Comune di Montagnana e Consigliere Provinciale leghista di Padova che dal suo profilo Facebook lancia un post d’insulto verso il ministro Cecile Kyenge. Draghi prende spunto dalla nota bevanda analcolica sponsorizzata da un gorilla per insultare il ministro dell’integrazione. Il Governatore veneto Luca Zaia ha chiesto al Carroccio di intervenire.

D&G riaprono i negozi… e la Lega raccoglie firme contro Pisapia

dolce-gabbana-lega-tuttacronacaLa Lega approfitta della riapertura dei negozi Dolce&Gabbana, dopo tre giorni di serrata per “indignazione”, per avviare una raccolta firme a sostegno dei due stilisti e contro l’assessore Franco D’Alonso e il sindaco Giuliano Pisapia. Un gruppo di rappresentanti del Consiglio Comunale di Milano della Lega si è infatti riunito oggi davanti alla boutique di corso Venezia esponendo anche una bandiera della Lega e un cartello che recita: “Raccolta firme. Pisapia caccia D&G ma firma contratti con occupanti abusivi. La Lega dice no”. Il capogruppo al Consiglio comunale, Alessandro Morelli, ha spiegato: “Presentiamo una mozione per dire che se il sindaco si comporta così con le eccellenze del made in Italy allora faccia lo stesso con tutti quelli che hanno situazioni di illegalità, come gli occupanti abusivi”. Luca Lepore, consigliere comunale, mostrando un foglio con la stampa ‘D&G D’Alfonso e Gang’ aggiunge: “D’Alfonso dice che con questa storia Dolce e Gabbana si sono fatti pubblicità, allora noi la facciamo a D’Alfonso, ma la facciamo negativa”. Tra i primi firmatari una negoziante della zona Brera che fa anche parte del gruppo ‘Commercianti contro area C’: “I turisti stanno scappando, il centro è sfasciato ed è pieno di graffiti. Noi del comitato avremmo dovuto fare una serrata come l’hanno fatta D&G. Dobbiamo trovare un modo per far cadere il sindaco”. Per quello che riguarda i dipendenti, nessuno parla, anche perchè “non siamo autorizzati a parlare dell’azienda e siamo stati invitati a non fare commenti sulla vicenda”. A sbilanciarsi è invece il direttore del Martini Bar, Mirko Caria: “Io e l’intero staff avalliamo al 100% la decisione degli stilisti e sosteniamo la loro protesta contro il Comune”. A quanto si dice dietro le vetrine delle boutique di Dolce&Gabbana, i clienti oggi non hanno fatto tante domande sulla chiusura straordinaria, ma da quel che si sente dire sui marciapiedi, non tutti hanno digerito il comportamento dei due contendenti. Se le dichiarazioni di D’Alfonso sono state “l’ennesima sparata politica”, dicono alcuni clienti appena usciti dai negozi, la chiusura di tre giorni è stata “forse un’esagerazione”. Per quel che riguarda Pisapia, la polemica “è assolutamente terminata e finita”. Il sindaco ha proseguito “Loro questa mattina hanno riaperto i negozi e spero che adesso finiscano le polemiche e si guardi avanti nell’interesse della città, della moda, della collettività e del paese”. Il sindaco ha precisato inoltre di avere invitato, attraverso il direttore generale della maison, i due stilisti a Palazzo Marino “per parlarci e chiarirci, basta con le polemiche”. Gli stilisti non hanno ancora confermato la loro presenza all’incontro che dovrebbe aver luogo mercoledì. A chi gli ha chiesto perchè in un’intervista apparsa ieri su La Repubblica si fosse definito ‘indignato’ ha poi risposto: “chi dice che Milano fa schifo non può che fare indignare non solo il sindaco ma tutti i milanesi”. Sulla vicenda è entrato anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha dichiarato: “Mettiamo a disposizione i nostri spazi. Mi sembra una follia, un’azione masochistica dire di no a chi rappresenta i marchi d’eccellenza, specie in un momento di crisi”. Ha poi concluso: “Spero che il Comune di Milano faccia un ravvedimento operoso”.

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Cadono le teste nel caso Shalabayeva

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Se fossero i tempi di Agatha Christie forse il nuovo capitolo legato al caso Shalabayeva si chiamerebbe “le tre piccole teste che cadono”. Lo aveva fatto intendere Pansa nei giorni scorsi che ci sarebbero state teste che sarebbero cadute per quel che è accaduto tra il 28 e il 31 maggio con l’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia di 6 anni.

Cadono le teste, ma non sono quelle importanti. Il primo a dover rassegnare le dimissioni è il capo di Gabinetto del ministro Giuseppe Procaccini.  Il braccio destro del ministro, salito all’incarico ai tempi del ministro Cancellieri. Un prefetto che, in quota – si dice – a un’area che fa riferimento a Berlusconi, ma anche a Monti. È lui a ricevere il 28 maggio l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere che premono per la cattura di Ablyazov avvistato da agenti privati (anche questo fatto dovrà essere chiarito) in via di Casalpalocco al civico 3. 

Chi tradisce una volta, tradisce per sempre. Bossi sul piede di guerra

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Gad Lerner, per Repubblica, ha intervistato un UmbertoBossi sul piede di guerra. Lui che si ritrova solo con villa Gemonio dove vive con la moglie Manuela: “Una volta qui fuori c’era sempre qualcuno a vigilare,ora può passare un pazzo e buttare una bomba in giardino”, racconta il fondatore di un Carroccio che non lo riconosce più come guida, ruolo ora di Roberto Maroni, un vero e proprio oppositore interno e che cambiando drasticamente il partito che è stata una sua creazione. “Lui non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta – e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva di fianco, si opponeva – poi tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario di berlusconi al Nord, ma il Pdl non rinuncia a presentare le sue liste in casa nostra, come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera”. Quello che più contesta al governatore, inoltre, è la retromarcia sulle grandi battaglie identitarie del Carroccio: “Mi fa rabbia che Maroni cancelli la Padania e si rammollisca con “Prima il nord” proprio quando era maturo il tempo di farci forza del diritto internazionale”. Il Senatur scaglia quindi il colpo più duro, l’accusa di affondare il partito: “Maroni sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Quel mio colpo di genio con cui avevamo preso la guida di Piemonte e Veneto, con Zaia e Cota, di questo passo al prossimo giro ce lo sogniamo. Tosi in Veneto porta via voti alla Lega e fa accordi con i fascisti: il suo progetto a Verona non mi è mai piaciuto”. Ma Bossi approfitta dell’intervista anche per ribadire la propria estraneità rispetto alle accuse mosse in merito alla gestione delle risorse economiche del Carroccio: “La Lega a me e alla mia famiglia non ha mai dato soldi che non servissero per la militanza”, spiega. “Semmai è stato il contrario. Quando la Lega è nata e magari c’era da comprare un’automobile, i soldi ce li mettevo io di tasca mia. A questo partito ho dato tutto, nessuno osi dire il contrario”. Al riguardo, sottolinea anche il suo rapporto con la famiglia, in particolar modo con i figli, che possono sbagliare, come Renzo: “Si è dimesso per motivi da niente”, dice del figlio Renzo, ma vengono anche accusati ingiustamente, “Era una gran balla dei nostri diffamatori che Riccardo si fosse comprato una barca”. Ora il Senatur ha un nuovo progetto però da far partire, un nuovogiornale, “La lingua padana”. Insomma, Bossi non molla e le idee le ha chiare, infatti: “Scusi Bossi,ma le ce l’ha la salute per rimettersi a battagliare?” ha chiesto Lerner, e la risposta decisa: “Ce l’ho, ce l’ho la foza io. A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto incazzare. Il capo della Lega resto io”.

Ma dopo una simile critica, dalla Lega arriva una risposta, è Matteo Salvini, vicesegretario, a prendere la parola: “Umberto Bossi, a cui va il mio rispetto e la mia eterna riconoscenza per quello che ha creato, sbaglia. Facendo così fa il male del Movimento. Non capisco perché lo abbia detto quando Maroni sta facendo bene il suo lavoro”.

Il grande abisso della Lega Nord… un partito condannato a morte?

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Le ultime elezioni comunali sono state un disastro per la Lega Nord ed è stato raggiunto uno dei minimi storici più drammatici della storia del partito. Sembra che, nonostante un anno fa ci sia stata la rivoluzione delle scope, la segreteria di Roberto Maroni non sia riuscita a far dimenticare lo scandalo dei fondi del partito. La Lega era, con molte diversità ma anche con notevoli similitudini, una sorta di M5S del nord. S’inneggiava a “Roma ladrona”, ma poi i ladri sembra proprio che invece fossero in casa, in quelle casse del Carroccio spolpate, a quanto pare, dai figli di Umberto Bossi e dal “Cerchio magico” che ruotava intorno all’ex segretario.

 In Piemonte, in Lombardia e nel Veneto il partito di Maroni ormai è solo quarto, il Pdl sta crescendo, ma molti voti sono andati anche al Pd e sicuramente, anche se con risultati minori alle aspettative, in parte al M5S che ora si attesta come terzo partito in quei territori da sempre votati al sostegno al Carroccio. In Piemonte il dato peggiore, proprio nella regione guidata da Cota, si  è registrata una caduta libera e a Ivrea e Orbassano il partito di Maroni supera di poco il 2%. Vicenza, da sempre territorio favorevole ai padani si ferma a 4,5% con una flessione di quasi 10 punti. Ma il dramma del Carroccio è a Treviso dove la sconfitta è molto più cocente, nella provincia del presidente del veneto Luca Zaia, la riconferma non è per nulla certa. L'”esercito padano” è dimezzato anche a Brescia, città governata da Roberto Maroni e che vede i consensi stabilizzarsi su un 8%.

I motivi sono molti… ma le cure sembrano poche! Si è rotta l’alleanza con Berlusconi e questo ha fatto allontanare molti simpatizzanti che votavano Carroccio, ma strizzavano l’occhio al Popolo della Libertà. Ora la Lega è all’opposizione in un governo di larghe intese in cui il gioco forza è proprio in mano al Pdl. I militanti della Liga si trovano così “spezzati” nella loro identità: quella etnica e padana che ben si conciliava con la politica industriale priva di remore portata avanti dal Cavaliere negli anni scorsi.

Ma per un’analisi completa del calo del Carroccio è necessario anche trovare le cause proprio in quegli scandali che hanno disilluso gli elettori che da sempre si professavano vittime dei “ladri della politica romana” e che invece si sono dovuti ricredere… la politica centro, sud e nord compreso è un covo di “illeciti” e di “segnalazioni”   che inevitabilmente porta le casse in rosso e a pagare sono sempre i cittadini.

La crisi economica poi non ha aiutato la Lega. Un popolo di industriali che si è visto, nel caso migliore, dimezzare i profitti e spesso ha condotto le aziende sull’orlo del baratro. A chi appellarsi quindi? Non certo a chi ha scelto di stare contro il governo e ha poco o nulla da poter pretendere nelle larghe intese che sono già frutto di un compromesso costante. Meglio votare per chi in quel governo ci sta e può dire la sua a gran voce. Ecco che il Pdl esce come vincitore e Maroni deve fare i conti con una condanna a morte decisa dagli elettori e perpetrata con faide interne al partito.

Dove è il futuro? Difficile poter parlare di una ripresa, difficile credere che questo movimento possa ricompattarsi. Bossi era un gran comunicatore per quel popolo che sentiva in lui una valorizzazione di certe tradizioni e il piglio del grande leader capace di trascinare le folle. Maroni è una persona più moderata, più cerebrale e dal carisma non sempre efficace. Troppe liti, troppi scandali, troppa vecchia politica che si riaffaccia tra le file di quel movimento che ormai è ombra di se stesso. Quella rabbia contro Roma è andata via via scemando e si è sostituita con la rabbia per la politica, per la casta che sia del nord o del sud a questo punto poco conta. Ma gli “arrabbiati” si riconoscono più nel M5S, in un partito nuovo, “pulito” e non da ripulire fino all’osso… per tutti gli altri c’è il Pdl e le promesse di Berlusconi sono ancora l’ultima speranza in un deserto devastato dal “tifone” della crisi economica. 

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Condannata Annamaria Fiorillo, la pm che affidò Ruby alla Minetti

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“L’avevo messa in conto, ma tornando indietro rifarei cio’ che ho fatto”. Cosi’ il pm per i minorenni di Milano, Annamaria Fiorillo, ha commentato la sentenza di ‘condanna’ disciplinare pronunciata dal Csm nei suoi confronti. Il magistrato ha anche detto che “sicuramente” presentera’ ricorso alle sezioni unite civili della Cassazione contro la sanzione che le e’ stata inflitta. La condanna è avvenuta per violazione della privacy avendo la Fiorillo anche parlato del caso alla trasmissione televisiva 1/2 dell’Annunziata, correggendo quanto affermato dall’allora ministro Roberto Maroni riguardo l’affido a Nicole Minetti di Ruby Rubacuori.

Arrestato Belsito tra appropriazione indebita e truffa spunta il riciclaggio

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Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega Nord e componente del cda di Fincantieri, è stato arrestato a Genova dalla guardia di finanza di Milano per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, al riciclaggio e alla truffa nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano diretta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai sostituti Paolo Filippini e Roberto Pellicano, sull’utilizzo dei fondi nazionali della Lega Nord.

Nei giorni scorsi i diamanti acquistati da Belsito erano stato motivo di polemica. I ‘diamanti di Belsito’, mostrati a Pontida da Roberto Maroni sono stati «una ca****a». Così aveva detto Umberto Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio. «Doveva portare i soldi, vendere i diamanti e portare i soldi dicendo alla gente: ‘ogni sede riceve tot soldi’ ».

La Lega non si scinde… si limita agli scontri!

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I componenti del Consiglio Nazionale Veneto della Lega hanno dato, questa mattina, prova della loro forza… bruta! Dopo che l’assemblea di Noventa Padovana ha decretato 35 espulsioni per i contestatori di Pontida, provvedimenti confermati da Zaia che però ha manifestato il suo disaccordo, alcuni militanti hanno atteso l’uscita del governatore per entrare nella sede e sorprendere il consiglio dando origine ad una rissa a suon di spintoni e ceffoni accompagnati da urla ed insulti nei confronti del segretario nazionale Tosi. Dopo che si sono sfogati con cori del tenore di “Venduto, venduto”, “Buffone, buffone” e “Traditore, traditore”, è stata ripristinata la calma.

Contemporaneamente Maroni, a Rovigo, confermava la linea: “Dopo la Lombardia vinceremo anche in Friuli Venezia Giulia, perché siamo riusciti a fare pulizia e continueremo a farla. Se qualcuno ha sbagliato pagherà le conseguenze”. Il segretario ha anche sottolineato che “C’è una sola Lega per quanto mi riguarda, la Lega Nord: ha un progetto ben chiaro e definito. C’è tanta gente nella Lega che ha voglia di fare, c’è qualcuno che ha voglia di disfare, pochissimi, e questi sono accompagnati fuori.” E riguardo ai “pistola” che hanno manifestato a Pontida e che all’interno della Lega “non hanno alcuna rilevanza” tiene a ribadire che il partito non si spaccherà. Maroni ha poi sottolineato che le notizie emerse circa Bossi che si sarebbe recato dal notaio per dar l’avvio ad un nuovo movimento sono state smentite dal diretto interessato. “È una cosa che non c’è nella realtà, qualcuno l’ha inventata da Roma immagino”.

Il matrimonio resta… Maroni e Bossi ancora insieme. C’è la smentita!

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Sembrava cosa fatta: oggi, dopo 29 anni dalla fondazione della Lega Lombarda, Bossi sembrava che avesse   depositato presso un notaio gli atti per la nascita di un nuovo soggetto politico.

D’altra parte le acque nel Carroccio sono agitate da tempo ed i fischi di Pontida hanno definitivamente reso palese il malcontento di molti. Dalla Lombardia si chiede l’espulsione dell’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni ed altri 5 mentre il Condiglio Veneto presenterà la lista dei ribelli domani. Bossi aveva già considerato l’evenienza, affermando che avrebbe lasciato il movimento se i lealisti non avessero smesso con le epurazioni, argomento che getta benzina sul fuoco della faida interna: “Questi sono un po’ matti – ha affermato ieri rispondendo sul caso Reguzzoni -. Alla fine non resterò lì neppure io se va avanti così”. Il segretario federale Maroni, riguardo ad un possibile dietrofront sul tema delle espulsioni richieste per alcuni esponenti lombardi, ha così commentato: “Non c’è nessuna retromarcia, ma una nuova procedura che è stata applicata.” Ha poi aggiunto: “Non c’e nessun dietrofront ma è stato interpretato male il provvedimento perché c’è un nuovo regolamento in vigore dal primo gennaio 2013 che prevede una procedura diversa e più garantista rispetto a prima ed è quella seguita da Matteo Salvini”. Intanto il segretario veneto Tosi, intervenendo a La zanzara su Radio 24, ha tenuto a sottolineare che il Carroccio è in grado di sopravvivere anche senza Bossi, visto che “La Lega ha un suo segretario, una sua struttura e un progetto, ognuno può decidere di uscire. Le esternazioni estemporanee non aiutano il lavoro di Maroni”.
Ma com’è stata la settimana del Senatur dopo la riunione di Pontida? Bossi in questi giorni è rimasto nel suo ufficio di via Bellerio, dimostrando così di non accogliere le parole di Maroni che l’aveva invitato a fare “da testa di ponte” a Roma. Non è certo rimasto da solo, visto che molti che inizialmente avevano seguito Maroni ora sembrano essere tornati sui propri passi e chiedono a gran voce di parlare con lui. La decisione di fondare un nuovo movimento politico sembra allora risalire all’11 marzo quando Maroni, dopo aver più volte annunciato le dimissioni, è stato confermato capo del partito. Le carte quindi erano già pronte e l’ex senatore Giuseppe Leoni era già stato dal notaio per l’atto fondativo ma, pur essendo nota la notizia, si aspettava di vedere le reazioni al raduno. “Aspettiamo Pontida, poi si vedrà ma certo a forza di epurare, è ovvio che si arriverà a creare un contenitore politico”, ammette Leoni. Che aggiunge: “Del resto, bisogna vedere se la strategia del segretario è azzerare il partito, la politica si fa tirando dentro mica cacciando tutti”. Di certo in molti si sarebbero rallegrati per la nuova avventura che stesse per iniziare. C’erano state anche le contestazioni a Maroni che l’avevano ampiamente dimostrato: non ha mantenuto gli impegni e si è dimostrato incapace di guidare il partito, mentre le lamentele che arrivavano dalla rete erano sul tenore di: “Berlusconi prima e Monti poi: erano il diavolo e ora sono nostri imprescindibili alleati e amiconi”. Così il popolo leghista di facebook, che un anno fa ne aveva sostenuto l’avanzata, ora si ribellava: “Basta alleanza con Berlusconi” è il post più ripetuto (oggi come allora). Però “l’alleanza serve perché Maroni ha paura del voto”, afferma proprio Reguzzoni. “Maroni ha puntato tutto sulla Lombardia e ha pure detto che non sa e non gli interessa cosa succederà a Roma. Adesso che pensa di fare? La moneta padana? La banca padana? La sanità padana? Le macroregioni? Chiederà di uscire dall’euro? Tutte cagate senza capo né coda, ci aspettano 5 anni di nulla cosmico”. La delusione insomma è da un po’ che corre in rete, mentre numerose sono le dichiarazioni di chi ha stracciato la tessera perchè “almeno Bossi i maroni li aveva”. Ma Bossi aveva davvero deciso di metterci definitivamente una pietra sopra? Dopo che per un mese ha ripetuto che “La Lega è in subbuglio, perché è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”… ma nonostante questo dopo che per tutta la giornata si è gridato alla sissione, arriva la smentita! Nessuna scissione nella lega “Non ci penso proprio” ha dichiarato Bossi gettando acqua sul fuoco e confusione tra i militanti che già erano pronti a fischiare o ad applaudire.

Maroni fa espatriare la piccola e media impresa?

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Quello che doveva essere una visione a 360° di nuovi mercati in cui poter esportare prodotti italiani rischia di trasformarsi in un vero e proprio esproprio della pmi italiana.

“Voucher per l’accompagnamento delle PMI lombarde nei paesi esteri”, voluto da Regione Lombardia, incoraggia economicamente, soggetti che possano indicare mercati  all’estero in cui allargare il giro d’affari delle imprese italiane. Si capisce in fretta che individuata una zona in cui è possibile la penetrazione del prodotto italiano, è possibile, anzi altamente probabile, che ci siano le condizioni per trasferire l’impresa stessa in territorio straniero. Una volta ottenuto il voucher, che viene erogato a fondo perduto, è possibile passare a una delocalizzazione aziendale dove i costi di produzione sono più bassi, il lavoro costa meno e il mercato è in forte sviluppo. Quello che nella testa della Lega doveva essere un piano di aiuto alle aziende lombarde rischia di diventare un boomerang con relativo spopolamento industriale in Italia a vantaggio dei mercati emergenti. Quindi un ulteriore eutanasia della pmi?

 

Il Carroccio a Pontida… tra solidarietà e lotte interne!

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Pontida è il paese dove, il 7 aprile 1167, si tenne lo storico giuramento dei comuni che formavano la Lega Lombarda per combattere contro il legittimo sovrano Federico Barbarossa, Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. non c’è quindi da meravigliarsi se la Lega Nord, con il suo Carroccio, l’ha eletto a suo luogo di ritrovo per eccellenza. Oggi, ad un anno dagli scandali che hanno trovato il partito creato dal Senatur, Bossi e Maroni si sono ritrovati davanti ai loro sostenitori. Sembrava una riunione “tra amici”, con i leghisti “semper fidelis” che negavano ogni dissidio interno. Tutto bene allora… almeno fino a quando alcuni militanti, si pensa veneti, non hanno esposto un manifesto raffigurante il segretario Maroni ritratto come Pinocchio. Risposta immediata e, nel miglior spirito leghista, sono volati insulti e qualche spintone. Quando ha avuto luogo lo scontro, sul palco erano intenti a parlare dei rappresentati minori. Vediamo i momenti salienti avvenuti fino a quel momento.

Maroni ha portato “i diamanti di Belsito”, invitando i segretari nazionali a consegnarli alle 13 “sezioni più meritevoli” aggiungendo: “I veri diamanti sono i militanti. Eccoli qua i diamanti di Belsito. Sono per i militanti, per le sezioni. Valgono 10 mila euro l’uno e li voglio dare alle sezioni. Li consegnerò ai militanti che si sono impegnati, che si rimboccati le maniche e tengono alto l’onore della Lega. Si impegnano non per se stessi o per le proprie poltrone”.

Il sindaco veronese Flavio Tosi è stato fischiato da un nutrito gruppo di militanti veneti per la durata eccessiva dell’intervento mentre i suoi sostenitori lo hanno incoraggiato. Il prato si è trasformato così in una cacofonia di urli: “Fuori, fuori” contro il “Tosi, Tosi”.

Bossi, che nonostante tutto sembra ancora essere il simbolo ed il pilastro della Lega, compreso il senso della protesta, si è rivolto in particolare ai veneti per assicurare il suo appoggio alla richiesta di congressi. “Ai fratelli veneti dico che ormai tutto è commissariato ed è arrivato il momento che si facciano i congressi”. Ha tenuto poi a sottolineare l’unità del partito che ha formato e di cui è presidente: “La Lega non si sta dividendo, come i lecchini del regime scrivono sui giornali”, sostenendo però che nel Carroccio ci sono problemi di democrazia interna. “A me spiace che la base venga trattata un pò male perchè non ha strumenti per difendersi”, ha spiegato. Dopo aver proposto che siano gli stessi militanti a valutare l’operato dei dirigenti e, nel caso, di cacciarli, ha concluso ammettendo che “c’è il rischio di litigare ma non siamo ancora a quel livello, siamo in grado di modificare le cose”.

Quello che sembra ancora invariato è l’obbiettivo di Maroni di riuscire a formare la Macroregione trattenendo il 75% delle tasse e, se non dovessero essere ascoltate le richieste, non rigetta a priori l’idea di fare una guerra a Roma e al governo”. Il segretario federale ha quindi aggiunto: “Abbiamo tempo fino al 31 dicembre e fino ad allora tratteremo, ma se il governo dice di no ci impegneremo a superare autonomamente i vincoli imposti da Roma. Non siamo qui per scherzare e quando combattiamo, combattiamo fino in fondo”. In vista di ciò, Zaia, Cota e lo stesso Maroni hanno firmato una mozione con la quale si impegnano a rinegoziare con il governo il Patto di stabilità, a costituire la macroregione del Nord e ad intraprendere ogni iniziativa volta a garantire che appunto il 75% delle risorse del gettito tributario resti sul territorio. Per concludere, il segretario ha rivolto un appello a Bossi affinchè sia il collegamento con Roma, perchè “è chiaro che in questa prospettiva i nostri rappresentanti nella capitale devono andare giù e fare la guerra”.

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2 funerali eccellenti: Antonio Manganelli e Pietro Mennea

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A Santa Maria degli Angeli è il giorno dei funerali di Antonio Manganelli. Il feretro del capo della Polizia, portato in spalla dagli agenti, è stato fatto entrare nella basilica romana sulle note della marcia funebre dopo il saluto del picchetto d’onore. Il rito funebre è presieduto dal Cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma.

Presenti il presidente del Consiglio Mario Monti, il leader del Pd Pierluigi Bersani e il governatore della Lombardia Roberto Maroni. Tra le altre personalità politiche che continuano ad arrivare alla basilica romana per la messa che sarà presieduta dal cardinale Agostino Vallini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, l’ex premier Giuliano Amato.

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Mentre è stato un «Arrivederci a festeggiare la tua vittoria al traguardo del cielo» per Mennea. Questo cartello e un lungo applauso hanno accolto nella basilica romana di Santa Sabina il feretro del velocista, poco prima della cerimonia funebre, cominciata alle 10 e officiata da padre Antonio Truda.

Nell’antica basilica, per l’ultimo saluto all’olimpionico scomparso giovedì’ a 60 anni, si sono ancora uniti ai famigliari tanti altri campioni dello sport, amici, autorità e molta gente comune.

Ecco nei dettagli il BUNGA BUNGA!

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Erano tre le fasi che scandivano le serate ad Arcore secondo la ricostruzione del pm Sangermano: “La cena, che talora vedeva già contatti di natura sessuale tra Berlusconi, Fede che era presente e intermediario, e le ragazze; il bunga bunga, che non è un’invenzione ma è stato così definito dalle ragazze, dove i momenti di natura sessuale diventavano più espliciti con spogliarelli e atti di natura erotica; la terza fase in cui alcune ospiti s’intrattenevano nella villa di Berlusconi, ottenendo un quid pluris economico, tanto da scatenare una competizione tra loro”.

Ruby, per la procura, “era parte integrante del sistema prostitutivo”. Il magistrato ha anche definito il ruolo di Nicole Minetti come “protagonista attiva delle serate di Arcore” e “che svolgeva un ruolo particolarmente delicato nell’ambito del procedimento compiendo ella personalmente atti prostitutivi prendendo denaro da Berlusconi” e “svolgendo un ruolo fondamentale ovvero l’attività di intermediatrice e agevolatrice dell’altrui prostituzione”.

MARONI MENTI’ IN AULA? Giallo al processo Ruby.

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La pm Fiorello è convinta che MARONI MENTI’ IN AULA. Quando l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni «andò in Parlamento a dire che la polizia aveva affidato» a Nicole Minetti la minorenne Ruby «secondo le mie disposizioni» riferì «cose non vere». Lo ha detto oggi in aula il pm minorile Annamaria Fiorillo sentita come testimone al processo sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi, parlando del procedimento aperto nei suoi confronti davanti al Csm. «È stato un attacco alla mia onorabilità – ha spiegato il pm – perchè in una situazione simile nessun magistrato avrebbe preso una decisione diversa dalla mia», cioè la comunità.
Per il pm minorile Annamaria Fiorillo, sentita come testimone al processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi, il commissario di polizia Giorgia Iafrate, alla quale aveva dato indicazioni di affidare la minore a una comunità, fu «una telefonata indimenticabile perchè non è mai successo che dall’altra parte ci fosse una persona che non voleva ascoltarmi». Lo ha detto in Aula lo stesso pm nella sua ricostruzione di quanto accadde nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 quando Ruby venne portata in Questura.
Il pm ha spiegato in aula che dopo la mezzanotte di quella sera ricevette la terza telefonata e questa volta parlò con il commissario Iafrate, la quale le disse che «non c’erano posti in comunità e che si era presentata una consigliera ministeriale, tale Minetti, e che si era offerta di prendere in affido la minore». Il magistrato ha riferito ai giudici di aver risposto al commissario di Polizia che quella di consigliera ministeriale era «una carica che non conosco e avevo anche chiesto a che titolo quella persona si era offerta di prendere in affido la ragazza».
Il pm Fiorillo ha quindi proseguito spiegando al collegio che la poliziotta al telefono le aveva poi spiegato che Nicole Minetti aveva fatto sapere «che era stata incaricata perchè si trattava della nipote di Mubarak. Rimasi incredula – ha proseguito il pm minorile – feci alcuni commenti e osservai ‘se mi avete detto che è marocchina, tutt’al più è figlia del re del Marocco».
Durante la sua deposizione il pubblico ministero dei minori ha spiegato che Giorgia Iafrate «faceva fatica ad ascoltarmi, parlava come se fosse un monologo e io avevo difficoltà ad inserirmi nel suo discorso. Sembrava che il suo fine fosse, come poi si è rivelato, affidare la ragazza» alla persona che si era presentata in Questura. «Ebbi con lei – ha continuato ancora Annamaria Fiorillo riferendosi al commissario di polizia – un tono deciso perchè la minorenne si trovava in una situazione di difficoltà. E le dissi che se non intendeva comprendere se ne sarebbe assunta ogni responsabilità. Fu una telefonata indimenticabile. Non mi è mai successo che dall’altra parte ci fosse una persona che non voleva ascoltarmi».

I giudici del tribunale di Milano, dopo aver respinto la richiesta di prove aggiuntive avanzate dalla difesa di Silvio Berlusconi, hanno chiuso l’istruttoria dibattimentale del processo Ruby. Per le 14, salvo imprevisti, dovrebbe cominciare la requisitoria.

E venne il giorno in cui Berlusconi si piegò a Maroni. Domani intesa con Lega.

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No a Monti, no a Berlusconi… no, no, no! Maroni, non fare così… la soluzione c’è!

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