“Mangiamoci il Porcellum”

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Roberto Giachetti, deputato del Pd da quasi un mese in sciopero della fame contro l’immobilismo sulla riforma della legge elettorale e questa mattina alle nove di mattina, sull’assolata piazza del Pantheon a Roma è stata Scelta Civica ad inaugurare le manifetazioni del No Porcellum day con una colazione a base di maialino sardo e pane carasau tutto irrorato da un po’ di vino. Tanti curiosi e molti turisti hanno guardato con aria divertita la protesta e si sono uniti afferrando un pezzo di carne. All’ora di pranzo la protesta si sposterà a  Eataly, a Roma, saranno proiettati dei video sul Porcellum, e il vicepresidente della Camera aprirà un microfono a tutti quelli che vorranno esprimere la loro opinione sull’attuale legge elettorale. Sempre a Eataly sarà distribuita anche  porchetta gratis, al motto ‘Mangiamoci il Porcellum’ e anche il patron, Oscar Farinetti, aderirà alla protesta digiunando nella giornata odierna.

Anche il segretario democratico, Guglielmo Epifani, ha spinto sull’acceleratore: “Il Porcellum va cambiato – ha spiegato intervenendo ad Agorà – ma per avere una legge che assicuri governabilità. Il doppio turno è lo strumento migliore per garantire la governabilità”.

Che succede alla Camera? Quella strana maggioranza sulla legge contro l’omofobia

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Che succede alla Camera? Una nuova maggioranza? Quella delle larghe intese Pd e Pdl non tiene e si spacca sul testo contro l’omofobia, ma nonostante il “no” del Pdl (che fatte poche eccezioni come Galan ha votato compatto), i “sì” sono riusciti comunque a mettere a segno il colpo con 228 consensi, 108 astensioni e 57 no. Ora il testo dovrà arrivare al Senato per la seconda lettura. Protesta anche da parte del M5S che a suon di baci in bocca ha polemizzato contro chi vuole “immolare i diritti sull’altare dell’inciucio”.  Dopo aver annunciato l’astensione sulla “legge farsa” sull’omofobia, i deputati M5S si sono alzati in piedi, si sono girati verso il compagno di banco e si sono baciati. Donne con donne, uomini con uomini. Alcuni, si sono abbracciati. Altri hanno alzato cartelli, che il presidente di turno Roberto Giachetti ha fatto fa ritirare. “Onorevole Nuti, se ha finito di baciare il collega, faccia ritirare quei cartelli”, ha sollecitato Roberto Giachetti, che presiede l’Aula. Si sta per votare la legge sull’omofobia. E il M5S, non soddisfatto del testo, parte all’attacco del Pd (“Cosa resta della vostra credibilità? Avete ceduto con arrendevolezza a una logica al ribasso, vi siete autocongelati”). Poi, Silvia Giordano, che è incaricata della dichiarazione di voto di astensione, dà il la alla protesta dicendo: “Un bacio e un abbraccio non possono fare male a nessuno”.

L’emendamento a firma di Walter Verini inserisce nella legge Mancino un’aggravante per i reati “fondati sull’omofobia o transfobia”. Poco prima del voto sull’aggravante, era stato dato il via libera, nonostante il no di Pdl, M5S e Sel, alla prima parte dell’emendamento, che stabilisce che “non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente”.

Lo scontro poi è avvenuto su un subemendamento presentato da Gregorio Gitti, Scelta Civica – votato dal Pd -, che esclude dall’applicazione le “opinioni espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa”. Norma che sui social network è già stata ribattezzata “salva partiti come Forza nuova”, o “associazioni come “MilitiaChristi”.

Dunque lo scontro è servito: “Facciamo un ultimo appello: miglioriamo insieme questo testo, altrimenti il nostro voto – ferma restando la libertà di coscienza di ogni deputato – non potrà essere favorevole – dice Brunetta – I nostri sforzi di mediare sono stati vanificati dal Pd che vuole una legge ideologica e di bandiera”. Secondo Brunetta l’intesa è saltata per l’atteggiamento del Pd che ha voluto ”una legge di bandiera, una legge identitaria, ideologica, diretta non a tutti i cittadini ma ai propri elettori. Al Pd non importa che agli italiani arrivi un messaggio chiaro e unanime contro gli atteggiamenti omofobi, importa solo rivendicare il proprio ruolo, anche se questo può mettere a rischio la legge”. Infatti Brunetta sa già – dice – che saranno rivolte accuse al Pdl “di omofobia latente, che si cercherà di scaricare su di noi la rottura dell’accordo che invece ha voluto e sta volendo, Dio non voglia, il Pd: ma noi non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, e al paese, ai cittadini abbiamo già dimostrato come, nei fatti, abbiamo contrastato questi atteggiamenti odiosi”. Ne è la chiara dimostrazione l’intervento in Aula, a Montecitorio, del deputato del Popolo delle Libertà Alessandro Pagano che ha precisato che il problema non sono “gli omosessuali sereni”, di cui “siamo anche amici”, ma “gli omosessuali ideologizzati”. “Pur di approvare una legge contro la famiglia e contro la libertà religiosa – secondo il senatore Lucio Malan – il Pd ritorna all’alleanza con il movimento di Beppe Grillo, che non manca di ringraziare con i consueti insulti . Con il testo che questi due partiti stanno portando avanti sarà reato dire che per un bambino è meglio avere un padre e una madre, o esprimere l’opinione che determinati comportamenti sessuali sono peccato. I deputati del Popolo della Libertà fanno molto bene ad opporsi e hanno tutta la mia solidarietà”.

Discriminazione di privilegi per i deputati gay!

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Se un deputato ha un convivente di sesso diverso, può estendere anche a questo la sua copertura sanitaria da parlamentare. Ma se il deputato è dello stesso sesso, la cosa non è scontata. Bisogna fare domanda, ci vuole un’istruttoria dell’ufficio di presidenza, e la risposta può arrivare anche dopo 5 anni, alla fine della legislatura. A denunciare il paradosso (e l’umiliazione relativa) è un candidato del Pd dichiaratamente gay, Ivan Scalfarotto, 47 anni. Al momento di fare le pratiche per l’assicurazione sanitaria da parlamentare (obbligatoria per legge), Scalfarotto ha indicato come convivente ‘more uxorio’ il suo compagno Federico. Per il regolamento della Camera, la copertura sanitaria si estende anche ai conviventi, previo il pagamento di un contributo.
I deputati che convivono estendono regolarmente la loro assicurazione anche a compagni o compagne.
“Il regolamento non indica ‘convivente di sesso diverso’, quindi avrebbe dovuto essere estesa automaticamente a Federico – racconta Scalfarotto, che in questa legislatura ha già presentato una legge sul matrimonio omosessuale -. Invece, all’ufficio di presidenza mi hanno detto ‘fai una domanda per questo e la valuteremo’. Io mi sono sentito umiliato come parlamentare e come cittadino. Alla fine ho dovuto presentare la domanda, anche se non ero d’accordo”.
L’istanza dovrà ora essere valutata dal vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (Pd). Scalfarotto spera che la sua domanda non faccia la fine di quella di Anna Paola Concia, deputata Pd omosessuale della passata legislatura, che aveva fatto richiesta di copertura per la sua compagna Ricarda.
“Purtroppo mi sono trovata di fronte un muro del centrodestra e di Buttiglione – spiega l’ex deputata -. Per cinque anni non mi hanno mai dato risposta, perchè sapevano che se mi avessero detto di no, io avrei fatto un ricorso interno, chiedendo che la copertura venisse tolta a tutti i conviventi dei parlamentari. Visto che in Italia le coppie di fatto non sono riconosciute fuori dal parlamento, non si vede perchè debbano essere riconosciute dentro. Ero l’unica su 945 parlamentari a non avere questo beneficio ( forse sarebbe meglio chiamarlo privilegio). Solo all’ultimo giorno della legislatura, quando ormai non potevo più fare ricorso, mi hanno detto di no”.

Ma se iniziassimo a levarla a tutti e a far risparmiare gli italiani?

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