Dal compromesso al tradimento storico, così Strada alla Fiom

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Gino Strada picchia duro contro Enrico Letta e definisce il suo governo come un “tradimento storico”. Lo fa da un palco autorevole quello di piazza San Giovanni in Roma, dove oggi è arrivata la manifestazione Fiom che ha invaso le strede del centro di Roma. Il fondatore di Emergency spera anche che questo esecutivo abbia vita breve e torna a ripetere come ormai esista “una distanza siderale tra la vita degli italiani e quella della Casta politica” e aggiunge come  “La Fiom è, in questo momento, una delle poche realtà in grado di dare voce a quel Paese che voce non ha più”, ha continuato spiegando che, ” se si guarda alle condizioni di lavoro e di vita, è difficile immaginare un Paese più incivile”. E ancora: “Il lavoro, la qualità della vita delle persone non interessano la Casta politica, lo abbiamo visto per decenni e di recente è stato riconfermato con forza.”

C’è sinistra e sinistra… c’è quella di Letta che si professa al servizio del Paese e trova vie di compromesso con il Pdl che sembrano invece tradimenti storici e c’è quella delle piazze… quella che grida il malessere e spesso resta inascoltata. Quell’Italia che chiede lavoro e non propaganda politica con la sospensione dell’Imu che sarà rimodellata per falcidiare ancora una volta chi dopo una vita di sacrifici è riuscito a mettere insieme una seconda casa… la classe media viene sotterrata e la classe povera non riesce a respirare… chi resta? La Casta!    

 

L’intervento di Landini che può far affondare il Pd?

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Landini dal palco di Piazza San Giovanni in Laterano picchia duro e non ci sta. Accusa tutti, anche se stesso. Contro le politiche del governo Monti, in particolare sulle pensioni, “il sindacato, mi ci metto pure io, non ha fatto tutto quello che doveva”.

Si surriscalda l’animo del sindacalista quando poi si parla di Fiat: “In Italia il vero problema non è il costo del lavoro ma il fatto che se non investi, se non fai nuovi prodotti, continuerai a perdere sempre quote di mercato. E questo vale per la Fiat, ma anche per la siderurga e per tutti i settori. Non vi ricordate quello che il Lingotto diceva 3 anni fa? che gli operai non avevano voglia di lavorare, che bisognava aumentare l’orario e altre cose. Tutte sbagliate come dimostrano i dati di questi giorni. C’è bisogno, dunque, che si rilanci una politica industriale, e cioè di un piano con cui tornare ad investire anche nel settore pubblico come fa la Germania, la Francia e gli Usa… che non mi paiono paesi del socialismo reale”.

Ma l’attacco che fa tremare il Pd, oggi il grande assente della manifestazione (solo Barca, Orfini e Civati si sono presentati all’appuntamento), è nel passaggio che resterà nella storia di un leader della Fiom costretto a richiamare le responsabilità del partito per antonomasia simbolo di questo movimento sindacale: “Se questo governo non sarà in grado di cambiare le politiche di Monti e Berlusoni, lo dico ora per non essere cattivo profeta, penso che non avrà lunga vita perchè questa manifestazione dimostra che non ci siamo rassegnati e che le cose le vogliamo cambiare. Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui“.

Mara Carfagna insultata al supermarket a Roma. Colpa del Grillo?

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Prima o poi capita a tutti di essere insultati, così in questa situazione imbarazzante si è trovata anche l’ex ministro Pdl, Mara Carfagna che ieri ha ricevuto pesanti offese da due sconosciuti in un supermercato di via del Tritone nel pieno centro della Capitale a pochi metri da Palazzo Chigi. La parlamentare è uscita dal supermercato e ha fermato il carabiniere raccontandole quanto le era appena accaduto.

Il carabiniere ha fatto intervenire una pattuglia che si è messa alla caccia dei due sconosciuti che avevano appena offeso la parlamentare. Tuttavia la caccia all’uomo non ha dato esiti e la Carfagna si è riservata la possibilità nei prossimi giorni di sporgere denuncia contro ignoti. Qualche giorno fa un fatto analogo era accaduto anche al candidato sindaco della città eterna Ignazio Marino.

Di chi è la colpa? Naturalmente di Grillo!

Ormai sta diventando un tormentone e speriamo che si faccia anche una canzone estiva… sarebbe un successo immediato “E’ colpa di Grillo!”

“Esprimiamo la nostra piena solidarieta’ a Mara Carfagna ma cogliamo l’occasione per sottolineare che i meccanismi messi in moto da Grillo e da altri possono portare a conseguenze imprevedibili”. Cosi’ in una nota Fabrizio Cicchitto accusa il Semplice Portavoce del MoVimento 5 Stelle di avvelenare il clima, a proposito di quanto accaduto all’ex ministro del PdL.

‘Esprimo solidarieta’ e vicinanza a nome mio e di tutti i deputati del Popolo della liberta’ alla collega e portavoce del nostro gruppo, onorevole Mara Carfagna, per l’aggressione verbale subita ieri sera in un supermercato del centro di Roma. Continua l’escalation di episodi preoccupanti contro i rappresentanti politici del nostro Paese. La violenza verbale, l’intolleranza, la demonizzazione a prescindere stanno diventando un’abitudine, una cattiva abitudine. Chi infiamma le piazze, chi alza i toni, chi insulta con disprezzo, dovrebbe riflettere e farsi un accurato esame di coscienza. Non e’ piu’ possibile andare avanti in questo modo, l’Italia e gli italiani non meritano questo clima”. Così Brunetta.

”Ci tengo a esprimere profonda solidarietà alla mia collega e amica Mara Carfagna che ieri è stata insultata da ignoti in un supermercato del centro di Roma”dice infine in una nota Deborah Bergamini del Pdl. “Questo clima aggressivo, in particolare nei confronti delle donne, lede non solo la dignità personale ma anche – aggiunge – quella della politica. Carfagna ha dimostrato in tutti i suoi anni di impegno politico di essere pronta a confrontarsi con tutti, facendo valere le proprie idee con fermezza ma senza mai rinunciare ad ascoltare quelle degli altri e senza mai scadere nell’insulto becero. Merita dunque lo stesso rispetto che pratica nei confronti degli altri”.

Quando inizieranno i politici a farsi un esame di coscienza invece di incolpare sempre e solo gli avversari? E’ possibile riallacciare un dialogo tra cittadini e parlamentare se si prova a parlare con quegli strati sociali più delusi, che non possono far altro che insultare per essere notati? Stiamo diventando un popolo di invisibili dove la rabbia e l’offesa stanno prendendo il sopravvento e rischiano di generare tensioni altissime tra la popolazione più debole.
Un insulto è comunque un fatto rilevante che deve essere sanzionato, ma dovrebbe anche essere compreso il malessere imperante che sta strangolando gli italiani… perché per una volta non si cerca  il dialogo invece dei colpevoli?

Quel Pd assente alla manifestazione Fiom

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A Roma oggi sfila il sindacato della Fiom, di quei metalmeccanici duramente colpiti dalla crisi, esodati o licenziati, spesso giovani con contratti a tempo determinato. Il Sel c’è con Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera di Sinistra e Libertà, e con Titti di Salvo. C’è una delegazione del M5S con Vito Crimi. Ma il Pd dove è? Non c’è Epifani? No, non c’è nessuno. Forse per quel patto voluto da Letta, che ha vietato a chiunque fosse nella strana maggioranza Pd e Pdl di partecipare a manifestazioni, forse per paura delle critiche, forse per dimenticanza… il Pd in ogni caso non c’è. Ci si chiede quale allora sia diventato l’elettorato Pd, se i metalmeccanici non sono più il motore trainante di questo partito. Ci si chiede chi prende il posto lasciato dal Partito Democratico? E la risposta è lì sotto gli occhi di tutti… Sel e M5S che potrebbero anche presentarsi insieme alle prossime elezioni e scontrarsi con il partito del Cav? Maurizio Landini, segretario dei metalmeccanici della Cgil, che si sta preparando al discorso in Piazza San Giovanni, dove è previsto che il corteo arriverà dopo aver percorso il centro della città, senza polemiche ha ribadito: “Le assenze si commentano da sole”.

Oggi insieme a Landini, parleranno tra gli altri anche Stefano Rodotà, Gino Strada e Fiorella Mannoia. Anche questo è un dato che si commenta da solo.

Che bello il governo di larghe intese che impedisce al Pd di parlare allo zoccolo duro del suo elettorato… chissà per chi voteranno i metalmeccanici la prossima volta!

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Il passaporto diplomatico di Dell’Utri

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”L’ex senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri, condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa lo scorso marzo dalla Corte d’appello di Palermo, continua a essere in possesso del passaporto diplomatico. Ciò avviene a causa di Pd, Pdl e Scelta Civica che non hanno ancora nominato i loro delegati al Consiglio d’Europa, col risultato che restano in carica, in regime di prorogatio, i vecchi componenti. Fra i quali c’è pure Marcello Dell’Utri, che attende l’ultima parola della Cassazione sulla sua vicenda giudiziaria e per cui è stato chiesto, senza esito, l’arresto, da parte della procura generale di Palermo, proprio subito dopo l’emissione dell’ultima sentenza”. E’ quanto denunciano i deputati del M5S.

Il capogruppo alla Camera del M5S, Roberta Lombardi, riferisce un comunicato, ha denunciato la situazione scrivendo al presidente della Camera, Laura Boldrini. ”Sapendo quanto Lei sia sensibile alla necessita’ di non procrastinare ulteriormente la prorogatio di tali organi – si legge nella lettera – Le chiedo di assumere ogni utile iniziativa affinché, in un parlamento ormai funzionante almeno nel procedimento legislativo, grazie alla costituzione delle commissioni permanenti, cessino di esercitare le funzioni ex-parlamentari, ormai divenuti privati cittadini come Marcello Dell’Utri, che continuano a circolare con un passaporto diplomatico avuto in virtù di incarichi prossimi al rinnovo e comunque non più corrispondenti all’attuale configurazione della rappresentanza parlamentare”.

“Berlusconi non va in galera perchè il Pd lo protegge!” così, Grillo

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Grillo non risparmia nessuno e attacca l’asse Pd – Pdl. Lo fa in un’intervista rilasciata all’emittente  americana Cnbc.

“Il Pdl e’ solo Berlusconi, il Pd non si sa cosa sia. Si proteggono l’un l’altro. Berlusconi non va in galera (perchè dovrebbe andare in galera) e nel Pd non si fanno indagini sulle banche, su Unipol e MpS, i più grandi scandali finanziari degli ultimi 50 anni. Questo non è un governo, è una metafora. Anche gli italiani devono capire che bisogna fare un passaggio oltre Berlusconi. E’ una pubblicità televisiva, quasi un ologramma; A volte penso che non c’è neanche, Berlusconi. Fai così – dice facendo un movimento con la mano – ed è qualcosa che non c’è più… Berlusconi è una promessa, un marketing, un advertising, una pubblicità. Non c’è più niente, questo paese bisogna rifarlo dalle radici. Noi  siamo la nuova protezione civile. A ottobre saremo noi e Berlusconi, what do you call him? the psychonano: l’ologramma contro il MoVimento 5 Stelle. Siamo noi il contrasto di quello lì, noi abbiamo già preparato la legge per la sua incandidabilità. Io non c’è l’ho con queste persone, ma hanno 80 anni, non si può pensare di andare avanti con questa mentalità …”.

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Ecco l’intervista completa rilasciata da Grillo:

Perché la comunicazione e la tv preoccupano tanto il M5S?

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E’ notizia delle ultime ore, anche se già nei mesi scorsi se ne era ampiamente parlato, che i parlamentari stellati starebbero prendendo lezioni di comunicazione. Il corso è tenuto da Fabrizio Cotza, “esperto di comunicazioni e relazioni sociali”. Ci partecipano circa 70 pentastellati, gli altri lo hanno ritenuto superfluo, anche se era lo stesso Casaleggio che più volte aveva chiaramente auspicato che si tenesse un corso sulla comunicazione affinché si mettesse fine a quelle riunioni fiume a cui ogni giorno si assiste tra i parlamentari M5S.

Ma perché è così fondamentale? Perché la comunicazione è insita nel M5S. A differenza di altri partiti, i pentastellati devono tenere un filo diretto con i cittadini, monitorare gli stati d’animo, sintetizzarli e portarli al vaglio dell’Aula. Almeno questo nelle intenzioni di fondo del Movimento. Cosa accade quindi se però la comunicazione tra di loro o tra i cittadini viene interrotta o fraintesa? Può portare alla morte del Movimento stesso. Ecco perché Grillo tuona sempre contro le tv, perché sa perfettamente che il loro pubblico può allontanarsi in qualsiasi istante per una frase sbagliata o per un gesto involontario che rompe la fiducia con l’elettore. Il Movimento è sottoposto a ondeggiamenti… chi vota M5S ha votato fino a ieri per la Lega, per il Pdl e per il Pd… Sono i delusi, gli emarginati, i deboli che hanno deciso di riprendersi il diritto che gli spetta di urlare contro sempre e comunque a un sistema che non ha fatto altro che impoverirli ed estraniarli dal proprio territorio. Sono quei genitori il cui figlio/a è stato costretto ad andare all’estero per lavorare, sono quegli operai in cig o gli esodati in cui futuro è incerto… La comunicazione quindi diventa il nodo più importante per mantenere vivo il dialogo, per mostrarsi come forza “diversa”, come vero e proprio punto di rottura con il passato. Ecco perché andare a lezione di comunicazione diventa essenziale!

Grillo e la sua rabbia contro i Kabobo d’Italia

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Il post di Grillo è allucinato, come lo è la storia di Kabobo, lo straniero che ha preso a picconate i passanti a Milano. Una storia che lascia allibiti per la violenza e anche la presunta follia di Kabobo non riesce a lenire il dolore per un atto così crudele. Beppe Grillo se la prende con i Kabobo d’Italia, gli stranieri che delinquono e sono sul nostro territorio anche se dovrebbero già essere stati espulsi. Il leader del M5S lo fa raccontando un aneddoto che è la sintesi di quello che avviene quotidianamente (o quasi) nel nostro Paese:

Via Melzo, Milano, un cittadino portoghese originario dell’Angola, stacca a un passante un orecchio a morsi. Prosegue poi per Porta Venezia dove picchia una persona all’uscita dalla metropolitana. Sale su un convoglio e alla fermata di Palestro aggredisce a testate, calci e pugni un ragazzo. Risalito in superficie, raccoglie un mattone e lo tira in faccia a un sessantenne che portava a spasso il cane. Gli spacca il setto nasale e gli procura un vasto ematoma all’occhio. Viene arrestato e dopo un mese rilasciato in libertà. Il pensionato lo ha rivisto nel suo quartiere e si è rifugiato in macchina. Il cane si è dato alla fuga.

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Tre casi diversi. Un comunitario portoghese che doveva (deve) stare in carcere, qui o al suo Paese, e comunque va reimpatriato. Un ghanese che doveva essere considerato sorvegliato speciale per la sua violenza. Un senegalese il cui decreto di espulsione non è mai stato applicato. Chi è responsabile? Non la Polizia che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia. Nessuno è colpevole, forse neppure Kabobo. Se gli danno l’infermità mentale presto sarà di nuovo un uomo libero.

Dal web alle intercettazioni ecco come il Pdl prova a imbavagliare l’Italia!

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I blog sotto lente d’ingrandimento, con gli amministratori costretti a pagare multe per commenti che piovono chissà da dove e chissà perchè sul loro blog. Poi l’inchiesta al blog più famoso d’Italia quello di Beppe grillo con 22 indagati… e poi la volata fino in Parlamento dove il Pdl è tornato all’attacco con un testo fotocopia del Ddl Alfano sulla  regolamentazione delle intercettazioni, al centro di aspri scontri tra il 2010 e il 2011.

Ma l’Italia ha bisogno del bavaglio? In tempi di così grande tensione non sarebbe meglio aprire al dialogo piuttosto che chiudere ogni possibilità di confronto diretto con i cittadini? Non è meglio la trasparenza anche sulle intercettazioni invece di spazzare via un’occasione di rinnovamento negando ancora una volta alla giustizia uno strumento basilare per la lotta al crimine organizzato e all’evasione fiscale?

Ma perchè il bavaglio? Forse perchè oggi è il giorno in cui sono arrivate alla giunta per le autorizzazioni della camera le richieste per l’autorizzazione all’ascolto di conversazioni telefoniche di Verdini, Cosentino e Dell’utri?

E così ecco Enrico Costa, capogruppo in commissione giustizia del partito di Silvio Berlusconi, presentarsi con il testo che riprende punto per punto  il testo di Alfano che mirava a una stretta sulle intercettazioni.

Che segnali arrivano ai cittadini quando si legge che ancora una volta vuole essere approvata una legge bavaglio?

Grillo e l’invito al Presidente della Repubblica di abolire il reato di vilipendio

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“Chi può essere al sicuro di un’eventuale denuncia per una critica al Presidente della Repubblica? Allora per difendersi l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite. Dita bloccate sulla tastiera. Commenti oscurati”:è quanto si legge su un post di Grillo . E per la prima volta il post non si può commentare.

22 sono le persone indagate a Nocera per “Offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica”. Grillo fa un appello Napolitano: “Invito il Presidente della Repubblica a chiedere l’abolizione dell’articolo 278 (vilipendio del presidente della Repubblica) sconosciuto nella maggior parte delle democrazie occidentali”.

Il comico sempre dal suo blog si scaglia contro il reato di vilipendio: “Nel ventennio – si legge – si tutelava dal delitto di lesa maestà la figura del re e di Mussolini, dal dopoguerra i presidenti della Repubblica. Il reato di vilipendio non è qualcosa rimasto sulla carta, a monito. È stato invocato innumerevoli volte, spesso dai partiti a scopi politici, e anche applicato. Il confine tra critica e vilipendio (“considerare vile”) è materia più indefinibile del sesso degli angeli”.

Nel Paese che vorremmo forse non ci sarebbe bisogno di quell’articolo perché nessuno oserebbe mai usare termine offensivi contro un Presidente che, per antonomasia, è giusto, onesto, trasparente… nel Paese che vorremmo ci sarebbe rispetto e fiducia, non servirebbe quindi una legge.

Polizia negli uffici di Beppe Grillo… “Se fossi presidente abolirei il reato di vilipendio”

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”Stamattina è venuta la polizia nel nostro ufficio di Milano a chiedere dove sono i server di questi 22 ragazzi che sono stati condannati per vilipendio, ma noi non lo sappiamo nemmeno”.

Così Beppe Grillo dichiara pubblicamente, in un comizio a Corato, la presenza della polizia, per l’inchiesta della procura di Nocera Inferiore sui commenti offensivi nei confronti di Giorgio Napolitano pubblicati l’anno scorso sul blog del leader M5S. ”Solo noi abbiamo il reato di vilipendio, Se fossi il presidente della Repubblica, lo abolirei”, aggiunge.

‘A Brescia ho visto le piazze e le facce delle persone e mi sono spaventato perche’ ho visto due generazioni che non si capivano: i vecchi a cui sembrava normale Berlusconi e i giovani che protestavano. L’Italia e’ divisa tra chi non ha piu’ niente e chi galleggia. C’erano i vecchi che erano stupiti perché i giovani gridavano per qualcosa che loro non capivano perche’ per loro – ha aggiunto – e’ una cosa normale Berlusconi che parla male della magistratura e dice che abolirà l’Imu. I vecchi hanno vissuto un’infanzia e una gioventù – ha concluso – diversa da quella dei giovani”.

Poi il leader del M5S afferma:  “Non ci danno le Commissioni, nè il Copasir nè la Vigilanza Rai che spettano all’opposizione, perche’ hanno paura di noi. Le danno all’opposizione finta, all’opposizione del due per cento di Fratelli d’Italia  che sono entrati con loro e che fingono di stare all’opposizione”.

I tedeschi danno l’M5S al 31,3…è shock, ma sarà vero?

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Secondo  Rkw, istituto di sondaggi tedesco, il partito di Beppe Grillo starebbe a 31,3%.  Il primo partito in Italia sarebbe quindi quello di Beppe Grillo, seguito dal Pdl che arriva al 25,8% e come fanalino di coda il Pd al 18,6%. Come è possibile questa rivoluzione rispetto invece ai sondaggi italiani?

Il cuore del sondaggio è nel campione è quindi plausibile pensare che i tedeschi abbiano preso un campione diverso rispetto a quello italiano. Altro dato di fatto è che le indicazioni di voto in Italia sono sempre relative, molto più che in altri paesi dove il margine di errore è più basso. Ma ci sono dei dati che però non divergono affatto: il Pdl in crescita e il Pd in perdita. Insomma al di là dei numeri la tendenza resta inequivocabile… i danni per il partito di centro-sinistra sono incommensurabili.

Ma chi è questo Rkw, istituto di sondaggi tedesco?

RKW    Rheinische Kunststoffwerke (German materials manufacturer)

RKW    Rhode Kellermann Wawrowsky (Germany)

RKW    Rawlinson Kelly Whittlestone (healthcare consultants; UK)

RKW    Regionalna Komisja Wyborcza (Polish: Regional Electoral Commission)

RKW    Robert Keenan Winery (St. Helena, CA) RKW    Relative Kidney Weight

RKW    è anche,  secondo il codice Iata, l’ aeroporto civile di Rockwood, Tennessee (Stati Uniti)

Si va dagli studi di architettura, alla sanità inglese, agli aeroporti… ma di istituti per sondaggi neppure l’ombra!

 

Fioroni e i soldi pubblici al M5S.

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Fioroni ha preparato un’interrogazione parlamentare per capire se la gestione dei soldi pubblici dati ai gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle sia gestita, da un non eletto come Beppe Grillo. Come spiega Andrea Malaguti su La Stampa:

 In sostanza: perché Grillo, un non eletto, ha potenzial- mente nella propria diretta disponibilità circa la metà de- gli oltre due milioni e mezzo di euro destinati annualmente al Movimento per il funziona- mento delle attività di Palazzo? La risposta è contenuta con chiarezza tra i 21 articoli dello Statuto stesso: per la comunicazione. Che storicamente rappresenta circa il 50% del budget dei gruppi. Grillo pretende di gestirla personalmente. Di scegliere a chi affidarla. E per questo ha chiesto, nel Codice di comportamento degli eletti, un impegno vincolante e scritto a tutti i suoi 163 parlamentari, ottenendo adesione unanime. Perfetto. Ma la domanda è: poteva farlo? È questo il senso dell’interrogazione di Fioroni. Che si porta dietro un corollario politico non irrilevante: se Grillo utilizza soldi pubblici per la propria comunicazione politica, non fa un’operazione identica a quella dei giornali di partito? Usa soldi della collettività per fare informazione?

In un altro passo Malaguti ricorda:

Oggi è la segreteria del Gruppo parlamentare a erogare gli stipendi ai dipendenti dello staff comunicazione (2.500 euro ai responsabili di Senato e Camera Messora e Biondo, 2.000 euro per gli altri), ma il testo non chiarisce se Grillo possa avocare a sé l’intera pratica. Per altro, sempre ipoteticamente, senza rendicontarla. L’articolo 4, intitolato «l’assemblea», spiega infatti: «(…) devono essere deliberate dall’Assemblea tutte le spese che, unitariamente o per voce omogenea, superano i centomila euro. Tutte le voci di spesa comprese tra i diecimila e i centomila euro dovranno essere comunicate all’Assemblea con cadenza almeno trimestrale».

C’è da ricordare che questo è un tema molto caro a Fioroni che è stato indicato da Lusi come destinatario di ingenti somme di denaro. Poi Lusi è stato indagato per false accuse e calunnia al danno di Fioroni per queste dichiarazioni.

Sallusti accusa la Boldrini e mette alla gogna i dissidenti di Brescia

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Parole violente quelle di Sallusti che accusa la Presidente della camera “La Boldrini non ci rompa i coglioni. O difende tutte le donne o non ne difende nessuna”. Ospite a In Ond,a Alessandro Sallusti condanna i dissidenti di Brescia dopo le contestazioni subite da alcune parlamentari del Popolo delle Libertà in piazza Duomo, e segnala che stavolta, nonostante gli ‘epitaffi’, nessuno è intervenuto a difenderle.

E allora, dice Sallusti, così non si fa: “Oggi in piazza c’erano troppi fascisti, quelli di Sel e quelli del MoVimento 5 Stelle”.

Sallusti fa i processi in poche ore forse potremmo metterlo alla giustizia per risolvere i tempi lunghi delle cause italiane.

Hai le orge contate… i grillini protestano alla manifestazione Pdl

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Luca D’Alessandro, deputato e capo ufficio stampa del Popolo delle Libertà, su Twitter scrive che a Brescia gruppi di non meglio identificati “grillini” starebbero impedendo ai militanti del Popolo delle Libertà di entrare nella piazza a Brescia.

“La violenza dei grillini impedisce ai nostri manifestanti di affluire in piazza Duomo a Brescia”

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Poi D’Alessandro difende anche Brunetta:

“Brunetta è stato costretto ad arrivare scortato da 10 carabinieri in tenuta antisommossa con tanto di caschi e scudi”

Infatti il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta è arrivato a Brescia alla manifestazione del partito ed e’ stato sommerso dai fischi. L’ex ministro è riuscito ad entrare nell’albergo Vittoria dove si trovano altri dirigenti del Pdl solo grazie a carabinieri in tenuta antisommossa che gli hanno fatto largo tra la folla di opposti sostenitori e giornalisti.

Ma c’è chi invece chi  i calci e i pugni, non avendo la scorta, ed essendo solo un militante Pdl, li ha presi:

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E’ così che un partito, per i suoi interessi, mette le persone in piazza senza sicurezza in un clima esplosivo?

Montecitorio abbiamo un problema… così Grillo ironizza sul Parlamento

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L’invettiva di grillo oggi è interna al suo movimento e come non lesina mai parole forti per gli altri  non fa sconti neppure ai suoi. Il problema c’è ed è di ordine prima di tutto etico e poi finanziario. Sono quei parlamentare del Movimento che non vogliono riconsegnare la diaria… non vogliono essere contestati da web ( si torna al discorso dilagante della violenza che sta attraversando i blog e i social network italiani) su una spesa in più. E se è vero che un parlamentare non dovrebbe essere messo alla gogna per una cena da 30 euro è anche vero che c’è una regola del Movimento e non ci si può sottrarre in corsa da quelli che sono i propri doveri come appartenenti a una forza politica nata proprio sull’onda di alcune basi. Scrive ironizzando su un problema che si sta ingigantendo e che rischia di minare nel cuore l’M5S. Un eccesso di populismo gridano i dissidenti che vorrebbero avere per loro la diaria senza controlli… ci sono invece i cittadini che si sentono “presi in giro” dal movimento che tuonava contro la casta e appena ha avuto la poltrona diventa “uomo di potere”. Visioni contrastanti che aprono il dibattito in rete e c’è il rischio che questo possa inghiottire in un enorme voragine tutto il movimento pentastellato.

Così il post di Grillo:

“Houston, abbiamo un problema. Di cresta. Ebbene, va ammesso. Un piccolo gruppo di parlamentari non vuole restituire la parte rimanente delle spese non sostenute. Nel Codice di Comportamento, sottoscritto dai candidati, il trattamento economico era chiaro:5.000 euro lordi e le spese sostenute a piè di lista con la rendicontazione. Il resto andava restituito con modalità da definire da parte dei gruppi parlamentari: onlus, fondi di microcredito alle imprese, ecc. I parlamentari percepiscono una diaria e alcuni vorrebbero trattenere la differenza tra questa e le spese. Ieri ho parlato con loro alla Camera anche di questo. Alcuni, pochi, non erano convinti. Per un MoVimento che ha rinunciato a 42 milioni di euro di finanziamenti elettorali, (né Capitan Findus Letta, né Al Tappone ci hanno minimamente pensato, in cambio hanno preso per il culo gli italiani con una raffica di dichiarazioni) che si è decurtato lo stipendio (nessun altro gruppo parlamentare lo ha fatto) e ogni mese destinerà circa 350.000 euro risparmiati a una onlus o a un fondo di solidarietà, una differenza di poche migliaia di euro trattenute da qualche parlamentare potrebbe sembrare un peccato veniale, qualcosa su cui sorvolare. Ma non lo è, per rispetto verso gli attivisti e gli elettori. Si discute infatti di un principio, l’aderenza a patti liberamente sottoscritti e l’adesione all’etica del MoVimento. Nessuno ci farà sconti. Il Paese ci osserva. Ci premierà per la nostra coerenza o ci punirà per i nostri errori. “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” disse Mahatma Gandhi. L’Italia la cambieremo soltanto attraverso l’esempio. Non possiamo chiedere ad altri dei sacrifici se non li facciamo noi stessi. Non ci perdoneranno nulla, non possiamo perdonarci nulla. E’ nella nostra natura. E’ la nostra forza. Ho incontrato nei giorni scorsi una signora, due figli piccoli, senza il marito. Guadagna 500 euro al mese facendo le pulizie. Con orgoglio, mi ha detto che lei ce la fa, anche se conta i 10 centesimi. Ho pensato a lei, ieri, in quell’aula di stucchi e arazzi a Montecitorio”.

Ius soli? Si faccia un referendum… così Grillo.

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Beppe Grillo commenta l’ipotesi di uno ius soli. “In Europa non è presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate”, scrive infatti sul suo blog. Il leader del Movimento 5 Stelle propone di sottoporre la questione a un referendum e avverte: “Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non va lasciata a un gruppetto di parlamentari. Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano. Lo ius soli se si è nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Chi vuole al compimento del 18simo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola può naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita”.

Poi Grillo inizia la sua invettiva contro il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. “Vuole fare il senatore a vita? Lo faccia, ma poi se ne vada e si tolga dai c******i. Se è perseguito vada ad Antigua. E’ una persona che è ormai una salma, continua ad andare in tv con il phard, trucco e lucette non dovrebbe neanche essere stato candidato, ma rinchiuso. In un Paese normale sarebbe già in galera”.

Poi è il turno di Enrico Letta: “Letta per 20 anni ha fatto il nipote di suo zio, – dice Grillo –  come lo devo vedere uno che di professione fa il nipote? E’ un paradosso, uno degli equivoci della politica per portare avanti la solita gente”.

E’ duro anche sulla diaria e sui patti non rispettati. In particolare si scaglia contro Antonio Venturino, vice presidente vicario dell’Assemblea regionale siciliana: “Chi vuole restituirla, la restituirà, chi no, si prenderà le sue responsabilità. Io sono abituato che se firmo” un accordo “e mi impegno, lo porto a termine, altrimenti vado da un’altra parte. Con tremila euro – ha aggiunto parlando degli stipendi dei parlamentari – puoi viverci, se tu le spese le rendiconti tutte, ci stai dentro”.
E finisce con la minaccia per i giornalisti: “E’ bellissimo sapere che fate sondaggi. State molto attenti a fare dossier su famiglie e mogli, perché li faremo anche noi”, ha concluso Grillo rivolgendosi ai cronisti. “Non è un consiglio – ha sottolineato ridendo – è proprio una minaccia…”.

Beppe Grillo attacca Flores!

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Ieri sera Ballarò ha divulgato i risultati di un sondaggio il cui quesito era:
“Definirebbe il MoVimento 5 Stelle
– un gruppo integralista che non va oltre la protesta
– la vera opposizione che serve al Paese”
e ha decretato che il M5S è “un gruppo integralista che non va oltre la protesta”. Il sondaggio si distingue per rigorosità e professionalità, l’impegno profuso per screditare scientificamente il M5S è sicuramente encomiabile: i servi sono sempre più zelanti dei loro padroni.
Colgo l’occasione per lanciare un sondaggio:
“Definirebbe Giovanni Floris
– un vero giornalista
– un dipendente assunto dal pdmenoelle alla Rai?”
Votate!

Per avere uno sguardo a 360°, i sondaggi immediatamente precedenti riguardavano il PD (con scelta tra: “in forte difficoltà, che non sa darsi una linea politica chiara” oppre “forte e responsabile, capace di reggere alle difficoltà”) e il PdL (“regge solo grazie a Berlusconi” o “serio tornato al governo grazie alle sue capacità e proposte”).

E’ la crisi che ci sta obnubilando la  mente? Giornalisti preparati e pluripremiati come Flores che fanno sondaggi “sopra le righe” e che possono poi generare contestazioni e incrementare il clima di tensione che in Italia è già massimo (basta pensare agli episodio di ieri a Napoli o all’attentato a Palazzo Chigi).  Cosa sta succedendo all’informazione italiana? Da giornalisti che intervistano il figlio 11enne di Preiti a sondaggi fulmicotone… Si è persa l’etica di fare informazione e di svolgere un inchiesta senza fare scandalismo o innescare pericolose reazioni?

Cirino Pomicino e Grillo… “gli diedi 50 euro!”

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A Radio 24 l’ex ministro democristiano del Bilancio,  Paolo Cirino Pomicino ricorda uno strano episodio:  ”Eravamo nel 2004/2005, ero deputato europeo, il movimento di Grillo era agli albori. Grillo disse una sciocchezzuola, come spesso gli capita di fare. Allora lo corressi, mandandogli un e-mail e gli detti anche 50 euro per sostenere il Movimento stesso. A quel punto non mi mando’ a ”vaffa”, si prese i 50 euro e io fui contento”.

Pomicino oggi esprime perplessità per un Parlamento pieno di ”italiani brava gente”, ma senza alcuna esperienza amministrativa. Forse perchè lui non sa neppure cosa significa essere brave persone essendo stato uno dei 24 parlamentari italiani che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva nella XV Legislatura. In particolare è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e ha patteggiato una pena di due mesi di reclusione per corruzione per fondi neri Eni. Inoltre è stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il Terremoto dell’Irpinia del 1980 (circa 60.000 miliardi di lire), ma i reati sono stati prescritti per decorrenza dei termini processuali.

Alla domanda perchè dovrebbe parlare male di Grillo se ne è stato anche il finanziatore ha risposto così: ”Salvatemi almeno le buone intenzioni! – dice Pomicino a Radio 24 – Il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto e ha ancora l’aspetto positivo di istituzionalizzare il disagio, di non lasciarlo fuori dalle assemblee elettive, ma quando si è nelle istituzioni non si può dire no a tutto e tutti. C’e’ bisogno di assumersi delle responsabilità, altrimenti abbiamo sbagliato tutti a partire dal sottoscritto che ha dato 50 euro sette anni fa”.

C’è bisogno forse di corrompersi? Perchè a quanto pare dai trascorsi dell’ex ministro il senso delle sue parole assume un inequivocabile e agghiacciante compromesso di fondo: “Non si può dire no a tutto e tutti”. Si deve quindi dire sì, di fronte a nomi come la Biancofiore o Miccichè? Forse nella filosofia di Pomicino le “brave persone” sono coloro che usano finanziamenti illeciti, usano fondi neri e speculano sulle popolazioni che hanno subito un terremoto?

Una volta che si accede alla fetta…si vuole la torta: la diaria dei grillini

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I parlamentari grillini non vogliono rinunciare alla torta… perché ne hanno assaggiato una fetta. C’è scontro nel Movimento per la diaria, cioè quella parte accessoria a cui hanno diritto i parlamentari per rimborsarsi le loro spese. Dai viaggi al cellulare, dai taxi a qualsiasi altra spesa… anche perché le diarie non devono essere rendicontate e costano circa 48mila euro l’anno per parlamentare.

E se Grillo chiedeva ai suoi parlamentari di tenersi solo ciò che effettivamente veniva speso (il che è già un assurdo perché un qualsiasi cittadino deve pagarsi da solo taxi, cellulare, viaggi, etc…) i grillini rispondo che sarà invece “Volontaria la restituzione della quota non spesa”. Insomma nessun obbligo… forse Grillo è più onesto di chi attraversa i corridoi del potere o forse sono proprio quei corridoi a far girar la testa alle persone e chi prima era onesto, lì dentro non lo è più.

M5S sotto assedio: gli hacker colpiscono ancora!

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Ancora problemi nelle fila del M5S a causa delle mail intercettate: un altro file zip è stato pubblicato su Par-Anoia – Anonymous intelligence agency. Questa volta nel mirino sono caduti Massimiliano Bernini, Stefano Vignaroli, Tancredi Turco e di un altro parlamentare chiamato Filippo Baloo. Nelle loro mail si trovano messaggi inerenti le prime giornate a Montecitorio e Palazzo Madama, contatti con gli attivisti e con il territorio e numeri di telefono e contatti interni dei grillini. Gli hacker, inoltre, sembrano abbiano molti altri dati, che verranno condivisi nei prssimi giorni.

L’Espresso, il primo a diffondere la notiza, così commenta l’accaduto: “Se, come sostenuto dagli hacker con ‘l’Espresso’, gli account mail bucati fossero decine, ci troviamo di fronte a una violazione senza precedenti della privacy di rappresentanti italiani. Nonche’ a un leak dalle conseguenze politiche imprevedibili. I sedicenti ‘hacker del Pd’ sostengono di essere cyberattivisti e sfoggiano un logo che unisce il simbolo senza testa di Anonymous con quello del Pd: un accostamento che fara’ venire l’orticaria a gran parte degli “anonimi” italiani (con cui gli ”hacker del Pd” dicono infatti di non avere nulla a che fare) ma che e’ di sicuro impatto mediatico. Altra cosa curiosa: il gruppo e’ nato da poco, non ha fatto altre azioni con questa sigla in precedenza, eppure ha mostrato finora di sapersi organizzare bene, gestendo l’operazione nei dettagli. Erano in possesso di questi materiali da tempo ma hanno scelto di muoversi adesso. I suoi membri dicono di voler colpire Grillo e Casaleggio perche’ “loro sono scesi nel nostro territorio, il cyberspazio, e hanno provato a usare le masse per i loro fini sfruttando le caratteristiche della rete. Ora dovranno venire allo scoperto. Chi di trasparenza ferisce, di trasparenza perisce”.

Dagli Hacker del Pd, come si chiama il gruppo, hano preso le distanze sia il Pd che il gruppo Anonymous e la magistratura ha aperto un’indagine. Del resto il furto di mail non riguarda solo le informazioni riservate ma, così sembra, tra i documenti sottratti ci sarebbero anche fotografie e video hard, un tentativo di gettare del fango sui parlamentari insomma. Anche il presidente della camera, Laura Boldrini, si è espressa sulla vicenda, definendo l’atto dei pirati informatici  “gravemente lesivo” mentre il Garante della privacy ha reso noto che : “Stiamo raccogliendo tutti gli elementi utili per una completa valutazione del caso”.

La base non perdona Mastrangeli è fuori con 88,8% dei voti contrari

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Le regole son regole e non si possono oltrepassare… d’altra parte anche Bersani impose le sue alle primarie quindi perché stupirsi se Mastrangeli del M5S è stato espulso dopo le sue frequenti apparizioni in tv? Il popolo a 5 Stelle si sa che non perdona e quindi l’espulsione è considerata come coerenza anche perché, a detta di molti, il senatore con il suo atteggiamento e con le sue dichiarazioni ha danneggiato l’immagine del Movimento stesso.

“Tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno sottoscritto pubblicamente prima delle elezioni il ‘Codice di comportamento’. La sua sottoscrizione era necessaria per candidarsi, un impegno preso senza costrizione verso il M5S e gli elettori”, sottolinea Beppe Grillo. Per i parlamentari che violino le regole sottoscritte, “il gruppo parlamentare può avviare la procedura di espulsione”, che prevede la proposta di espulsione votata a maggioranza da deputati e senatori riuniti e la successiva ratifica della decisione con una votazione on-line degli iscritti al Movimento.

Intanto il senatore grida e tira in ballo anche la Corea:  “È una vergogna, una vergogna. Queste cose non succedono neanche in Corea del Nord”. Non nasconde l’irritazione, il senatore Mario Mastrangeli, per la votazione sulla sua espulsione. “Perché non espellono Vito Crimi, che ha registrato un’intervista da Vespa uguale a quella che avevano fatto a me? Le mie erano interviste, come le fanno tutti i senatori. Mi sono inventato questo slogan: “Un parlamentare che non può parlare, che parlamentare è?”. Mastrangeli contesta la votazione dei gruppi M5S che ha proposto la sua espulsione: “C’erano 72 assenteisti sul lavoro. Solo 62 hanno votato per cacciarmi, gli altri 101 evidentemente non sono d’accordo”. “Dovranno prendermi e spostarmi fisicamente dai banchi del gruppo, perchè io il M5S non lo lascio. E lì”, prosegue, “formerò una componente che chiamerò ‘Minoranza M5S’, perchè continuerò ad avere il Movimento nel sangue”. Fuori discussione, invece, le dimissioni dalla carica di senatore: “Sono stato il candidato ciociaro più votato alle parlamentarie del Movimento, che nel Lazio ha preso 786 mila voti. Perché mi devo dimettere per un’intervista?”.

 Mastrangeli trova la solidarietà di Federica Salsi,  la consigliera comunale di Bologna espulsa dal M5S con l’infamante accusa di Beppe Grillo di solleticarsi il ‘punto G’ con le apparizioni televisive, che twitta:  “Ecco a voi la versione digitale del tribunale dell’inquisizione. L’unica cosa su cui ho posto attenzione e che critico è IL METODO. Questo metodo è FALSA democrazia. È un tribunale dell’inquisizione. Lo ho già detto. A suo tempo criticai le regole per le candidature alle parlamentarie e questo è il risultato. Il pesce puzza dalla testa BG+GC”, ovvero Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.”.

 

 

La questione di siringhe che ha sconvolto il Parlamento

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A Montecitorio si sente di tutto e questo non è una novità, ma ancora una questione sulle siringhe non l’avevamo sentita e nonostante si sia detto nei giorni scorsi di abbassare i toni nella politica, per evitare altri attentati, sembra proprio che ci sia chi, invece, le polemiche le voglia alimentare.

E’ parso strano a tutti il curriculum della neo-ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, una diplomata del liceo classico che viene messa senza nessun esperienza pregressa a capo di uno dei ministeri più bollenti e più delicati. Un ministero che deve fare i conti con i tagli operati da Monti, con tantissimi Istituti in profondo rosso e con problemi di malasanità che continuano a verificarsi. Risorse che non ci sono, ricerca quasi assente e nepotismo dilagante. Sicuramente Beatrice Lorenzin farà un ottimo lavoro, e la laurea non è un requisito richiesto per fare il ministro, ma quello che lascia perplessi è che nelle parole di Letta si era più volte riscontrata la ferma volontà di avere persone con esperienza, cosa che non è accaduta per uno dei ministeri chiave come la Sanità.

Non a caso la cittadina a Cinque Stelle Silvia Giordano aveva fatto notare una strana discrepanza che si era venuta a creare con l’incarico alla Lorenzin:

“Non capisco perché noi, per la nostra età e per la nostra mancata esperienza nei palazzi, da mesi ci sentiamo dire da chiunque che siamo degli incompetenti mentre quando il presidente del Consiglio presenta come ministro della Salute una persona che non ha mai visto neanche una siringa oltre che una laurea, è una persona simbolo del cambiamento generazionale e di aria nuova mah… Spiegatemelo, non ci sono ancora arrivata, ma da ignorante è probabile che sono io a non cogliere il senso logico…”

La risposta del Pdl non si è fatta attendere ed è puntualmente giunta a giro di e-mail con la firma di Luca d’Alessandro.

“E’ grave che, solo per distinguersi e per amor di polemica, certi grillini non facciano altro che offendere e dileggiare. Il ministro Lorenzin, in questi anni, si è distinta per serietà e competenza, valori assai importanti per chi è chiamato a occupare ruoli di responsabilità e di amministrazione della cosa pubblica. Queste sono le doti che le sono richieste e che ha di certo, per guidare il ministero della Salute, non la capacita’ di fare iniezioni. Non so se l’onorevole Lorenzin abbia mai visto una siringa ma, a giudicare dal suo sbagliato intervento, ci auguriamo che la cittadina Silvia Giordano non ne abbia viste forse un po’ troppe”.

Quello che lascia perplessi è il tono di polemica e di attacco. La macchina del fango che immediatamente vuole travolgere Silvia Giordano senza rispondere alla sua provocazione con alcuni fatti certi che avrebbero smontato la sua tesi. C’è solo un atto di arroganza senza dare spiegazioni del percorso che ha portato a scegliere la Lorenzin al Ministero della Salute. Magari se fosse spiegato con parole semplici e senza inutili e sterili polemiche si riuscirebbe a dialogare meglio tra le forze in parlamento, sembra quasi che il Pdl debba attaccare per difendere… ma questo atteggiamento è dei deboli e di chi ha qualcosa da nascondere… dove non c’è chiarezza e trasparenza… visto che invece confidiamo che la scelta della neo ministra possa davvero essere all’insegna del cambiamento e del ricambio generazionale ci aspettiamo qualche risposta ulteriore che possa dissipare ogni ragionevole dubbio.

Gasparri condanna Grillo per l’attentato e Veltroni prende le difese del M5S

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«Urla, aizza, minaccia, esalta al qaeda e poi qualcuno spara. Chiare le colpe.Sappiamo chi ha incoraggiato i violenti. C’è chi ha se minato violenza, sappiamo bene chi sia, prima qualcuno delira poi arriva il disperato armato. C’è chi  ha invocato bombardamenti sui palazzi della politica poi uno va lì e spara ai carabinieri. Ci sono responsabilità evidenti. Un abbraccio ai carabinieri feriti. Avrà pure sparato un pazzo ma c’è gente che evoca violenza da troppi giorni in quelle vie di Roma».  Così il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Pdl), lancia accuse dai social network.
Infine, con un tweet, polemizza con Gianfranco Rotondi, suo compagno di partito, reo di aver preso le difese di Grillo affermando: «Nessuno speculi sulla vicenda di stamane con la sparatoria nei pressi di palazzo Chigi per associare il Movimento 5 stelle alla violenza. Il clima di attacco alla politica non è figlio di Grillo, al massimo ne ha tratto legittimamente vantaggio».

Secca la replica di Gasparri: «Solidarizza con i carabinieri, non con chi non lo merita».

Il Pdl si spacca quindi sulla sparatoria di Palazzo Chigi, con un Gasparri che, purtroppo, non riesce a guardare il disagio profondo che si vive in Italia. Sarebbe fin troppo facile e strumentale accusare Grillo che, al contrario, ha sempre professato la linea pacifica di protesta. La verità è che Gasparri non vuole vedere in faccia la gravissima condizione socio-economica che attanaglia il nostro Paese e si rifugia in un’accusa sterile e infondata.

Dal blog Grillo risponde seccamente:  «Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale».
Mentre in una nota congiunta i capigruppo del M5S Roberta Lombardi e Vito Crimi dichiarano «A nome di tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle esprimiamo la nostra ferma condanna per il folle gesto di violenza perpetrato poco fa davanti a Palazzo Chigi ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e civile ai tre Carabinieri in servizio ed al passante feriti. La democrazia non accetta violenza».

In soccorso di Grillo e dell’M5S arriva anche il Twitter di Walter Veltroni: «Ciò che è accaduto a Roma lo chiariranno gli inquirenti. Chiamare in causa, per il clima, il M5S è un errore grave e una strumentalizzazione». Lo scrive su twitter Walter Veltroni commentando la sparatoria davanti a palazzo Chigi.

Il tweet di Veltroni spazza via anche il “Chi semina vento raccoglie tempesta” di La Russa  «Abbiamo sempre sostenuto che la predicazione dell’odio e dell’abbattimento dell’avversario, che si manifesta anche col sistematico disturbo organizzato delle manifestazioni altrui a cui il centrodestra non si è mai accodato, può portare le persone psicologicamente predisposte all’uso criminale della violenza. Scontate le condanne anche sincere di ogni parte politica ma non basta per sentirsi tutti assolti. Ai feriti e all’Arma dei Carabinieri la mia totale vicinanza e solidarietà».

Quando riusciranno i nostri partiti a fare un “mea culpa” per la situazione in cui versa la popolazione italiana e smetteranno di ribalzarsi le colpe di partito in partito? Soprattutto quando smetteranno di trovare colpe  al M5S anche per una stella cadente?

Il post di Grillo e la notte della Repubblica!

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“Più di otto milioni di italiani che hanno dato il loro voto al MoVimento 5 Stelle sono considerati intrusi, cani in chiesa, terzi incomodi, disprezzati come dei poveri c******i di passaggio. Né più e né meno dei 350.000 che firmarono per la legge popolare Parlamento Pulito che non è mai stata discussa in Parlamento dal 2007 e dopo due legislature è decaduta. Il M5S non può governare, ma neppure avere i diritti minimi di chi fa opposizione. L’offerta di un governo condiviso con il pdmenoelle con l’elezione di Rodotà, un presidente della Repubblica indipendente e incorruttibile, non è stata minimamente valutata. Eppure sarebbe stato l’inizio di un nuovo giorno, del rinnovamento del Paese. E ora, dopo l’osceno colloquio notturno a tre, in cui due persone, Berlusconi e Bersani, hanno deciso tutto, governo, presidenze della Repubblica, programma, al cospetto dell’insigne presenza di Napolitano, il M5S non vedrà rispettati i suoi diritti di presiedere le commissioni del Copasir e della Vigilanza RAI. Andranno all’opposizione farlocca della Lega e di Sel, alleati elettorali di pdl e pdmenoelle. Un quarto degli elettori è di fatto una forza extra parlamentare.
Lo scorso sabato la folla ruggiva, aveva circondato il Parlamento sui quattro lati, stava per sfondare. Si era radunata spontaneamente. Erano cittadini che si sentivano impotenti, esclusi da qualsiasi rappresentanza, da ogni decisione. Persone che vivono sulla loro pelle e su quella dei loro familiari una crisi economica senza precedenti nella storia repubblicana. I responsabili di quella crisi ora si pongono a salvatori della Patria senza alcun senso del pudore. Ci ridono in faccia e mostrano il dito medio in segno di disprezzo, come Gasparri, al riparo delle loro scorte. “Noi siamo noi e voi non siete un cazzo“. Quanto pensate che potrà tenere il ghetto in cui avete rinchiuso la volontà popolare? Sei mesi? Un anno?
Il M5S subisce attacchi vergognosi ogni giorno da giornalisti prezzolati, attacchi furibondi che si sono intensificati dopo le elezioni. Chiunque faccia parte del M5S, o anche si avvicini, è colpito sul piano personale e nessuno si indigna. Per il Palazzo è normale che questi parvenu della democrazia siano sbeffeggiati, insultati, derisi. Le mail private di molti parlamentari del M5S sono state trafugate, foto, filmati, corrispondenze. In un altro Paese sarebbe il primo titolo per giorni. Se fosse successo al Pdl, a Cicchitto, Ghedini, Brunetta i giornali e i telegiornali e i telegiornali avrebbero gridato all’attentato alla sicurezza nazionale. Per il M5S solo scherno o silenzio. Anche il silenzio del presidente della Repubblica del quale sono stati distrutti nei giorni scorsi i nastri delle conversazioni con Mancino”.

Cerchiamo di portare luce e illuminare la Repubblica partecipando attivamente alla politica con un’opposizione seria e responsabile che faccia uscire allo scoperto chi si taccia di stare all’opposizione e non ci sta. Aiutiamoci reciprocamente, sostenendo chi può veramente dare una svolta al paese e senza preconcetti o tiri “mancini”.

Si può cambiare, lo si è visto…

Gli hacker del Pd ovvero come il potere ha paura di perdere privilegi

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Si sono poste molte ipotesi su gli hacker del Pd, coloro che si sono macchiati del reato di aver diffuso meil personali degli esponenti del M5S. Forse si tratta di una faida intestina tra militanti emiliani o forse si tratta solo di vendette personali con gravi ripercussioni sul Movimento. Come una sigaretta accesa che si consuma lentamente, ma neppure troppo, le informazioni che circolano sul web sono molteplici. Si va da un video hard alla corrispondenza ritenuta “imbarazzante” con il vicedirettore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio.

Tutto il materiale che è fin’ora trapelato è solo una violazione della privacy e la condanna dovrebbe essere scattata per gli autori che hanno deliberatamente violato una legge per avere sicuramente un’arma in mano da poter utilizzare per interessi personali. Perchè la polizia postale, si domanda qualcuno in rete, non ha immediatamente oscurato il sito dove scaricare le mail subito dopo la denuncia fatta alla magistratura?

Pur essendo piovuti messaggi di solidarietà alla Sarti, la deputata riminese del M5S  prima vittima degli hacker, sono ancora troppi coloro che vedono la fuga di notizie come l’ennesima delusione in una forza politica che si è macchiata di chissà quale reato.

Lei non ha voluto assolutamente commentare pubblicamente quanto accaduto, ma sembra che si sia confidata con diversi militanti e amici affermando “Stanno tentando di spaventarci ‘sputtanando’ la nostra vita. Grillo ce lo aveva detto – spiegano alcuni parlamentari – La questione politica rischia di finire in secondo piano. Vogliono farci fuori con il gossip ma noi siamo sereni”.

E’ chiaro come da sempre i partiti  che non si riescono a battere sul piano politico cadono vittime del gossip. La famosa macchina del fango non è certo un elemento nuovo nei corridoi del potere. In questo caso, proprio per la natura del M5S che nasce e si basa su una forza scaturita dai cittadini contro la “politica di palazzo”, è ancora più sensibile al gossip. L’impatto sull’opinione pubblica è più immediato per il movimento basa tutta la sua forza nella credibilità e nelle decisioni condivise. Pubblicare mail personali e far credere che siano atti politici che escludano la base da decisioni importanti è il modo migliore di minare l’anima del Movimento alla radice. Ma vogliamo distruggere la credibilità con un filmato porno privato? Si vuole scaturire il caso su una corrispondenza tra un giornalista e i membri di un movimento politico? Un giornalista poi, come Marco Travaglio, che non ha mai nascosto di aver votato per il M5S.

Dove è lo scandalo? Dove è la notizia? Dove è il reato? Il problema è esattamente questo… creare un fatto, un precedente, una macchina che si mette in moto e tritura ciò che può portare un cambiamento… tutto deve restare come sta, nulla deve cambiare e rinnoviamo pure, ma senza toccare gli equilibri che garantisco  i privilegi acquisiti. Privilegi che non sono solo della classe politica che ne ha abusato in ogni modo, possibile immaginabile e perfino inimagginabile, ma anche da chi di riflesso ne ha avuto benefici.

Il Pd non può lasciare che questa speculazione lo distrugga… hanno usato il loro nome per togliere in un colpo solo di mezzo le forze che stavano faticosamente e con affanno cercando una via d’uscita alla crisi economica e alla disoccupazione. Linee diverse, ma che nascono dall’ascolto di quei ceti di popolazione dilaniati da anni di politica ottusa e incapace di dare risposte.

Il grande fratello, quell’orco capace di santificare e condannare in un click, siamo noi ad alimentarlo dando a ogni minimo evento una rilevanza che a volte non merita. Siamo noi a essere patologicamente malati delle vite altrui, spesso dimenticandoci di vivere le nostre.

Lottiamo al fianco di Bradley Manning, ma condanniamo gli hacker del Pd!

Chiediamoci chi ha il diritto di osservarci e di studiare ogni nostra mossa? Le facce del video un domani potremmo essere noi… diciamo NO alla macchina retrograda del fango, diciamo NO alla speculazione dell’immagine  fatta solo per minare le esistenze e iniziamo a sognare tutti insieme anche con chi ha creduto che fare quel video fosse giusto perché non vedeva un futuro migliore se non quello di demolire chi stava provando a far cambiare pagina a questo Paese. Poi il modo lo troveremo insieme, intanto iniziamo a dire NO a questo tritacarne di esistenze umane.

E’ QUESTO A CUI DOBBIAMO TENDERE, FACCIAMOLO!!!

Violati i pc del M5S… perchè si sceglie il fango invece che una linea politica?

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L’M5S rischia di perdere consensi dopo che gli hacker si sono introdotti nelle mail di alcuni esponenti del Movimento e hanno sottratto loro alcune mail. Dai computer oltre che essere state sottratte mail tra Grillo e Casaleggio sono anche state violate foto private e alcuni scatti hard che ora potrebbero diventare pubblici. Tra le caselle di posta violate ci sarebbero quelle di Giulia Sarti e Stefano Vignaroli che avevano inizialmente negato l’attacco, oltre al gruppo dirigente del movimento. Una vera e propria violazione della privacy che mira a strumentalizzare il materiale privato a scopi pubblici. Un atto indegno. Non si fa politica gettando fango gli uni sugli altri, ma con proposte concrete.

Letta e M5S… la teoria dei giochi!

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Sembra una teoria dei giochi più che un incontro per le consultazioni prima della formazione di un governo. Al tavolo si contrappongono diverse esigenze e diversi punti di vista, ma c’è anche una linea di fondo che sembra, ora, più condivisibile. Un’apertura maggiore del M5S e un ascolto pieno da parte del Pd.

Se da una parte Letta vuole ministri che abbiano già esperienza e che non debbano fare “scuola guida”, dall’altra c’è il timore di nomi che ritornano ad essere sempre gli stessi.

Poi ci sono i tre grandi obiettivi del Premier incaricato. Il primo è dare risposta all’emergenza economica e sociale (la pressione fiscale, debiti della Pubblica Amministrazione, tema mezzogiorno, il problema della disoccupazione e della cig che ora sta cedendo, ma soprattutto sulla cig occorre anche ripensare lo strumento),  il secondo costi della politica e  il terzo il concetto di “nuova” Europa.

Crimi vuole i fatti… ma c’è sui singoli provvedimenti. Poi c’è il nodo dei nomi per il governo, ma c’è anche il nodo sui costi della politica. Non a caso la Lombardi arriva con una proposta per l’abolizione del debito pubblico, ches arà depositata domani e si spera che Letta  la firmi prima di diventare Presidente del consiglio!

Letta chiede lo scongelamento da parte del M5S… M5S non darà la fiducia, ma si ritengono pronti a dare i sì suoi singoli provvedimenti. La teoria dei giochi continua…

Crimi al Quirinale: opposizione sì, ma intelligente!

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Crimi: “Applausi ipocriti, in una situazione al limite dell’assurdo perché ti viene detto che non sei capace di fare quello che i cittadini ti hanno chiesto. Hanno applaudito quando sono stati criticati. Noi siamo all’opposizione che non vota solo contro ma voterà di volta in volta se le proposte hanno il bene centrale i cittadini”

Lombardi: “Oggi siamo stati per la terza volta a fare un giro di consultazioni. Noi siamo l’unica opposizione, ma con noi è schierata una grande fetta della cittadinanza, quindi valuteremo caso per caso quello che ci verrà proposto. Il mondo dei partiti è un muro compatto. Il Capo dello Stato ha convenuto che non è il M5S l’emergenza ma il Paese”

Il medioevo prossimo venturo di Grillo!

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“L’Italia in autunno va in bancarotta”. Beppe Grillo parla col tabloid tedesco Bild, che così titola l’intervista. “Berlusconi è finito. Le Pmi vanno in bancarotta. Fra settembre e ottobre allo Stato finiranno i soldi, e sarà difficile pagare pensioni e stipendi”.

Sono parole di un leader ferito, che ha dovuto incassare prima la sconfitta sul Presidente della Repubblica e che ora si è trovato con la seconda guerra persa in territorio friulano dove l’M5S ha dovuto subire un tonfo pesantissimo.  Il leader del M5S però nega il flop in Fvg: “M5S primo assoluto. Alle elezioni regionali di febbraio i 5 Stelle presero in Lombardia il 13%, in Molise il 16% e in Lazio 20%. In quella stessa data, però, e in quelle stesse regioni, il MoVimento per le politiche prese in Lombardia il 19%, in Molise e nel Lazio il 27%. L’identica cosa è successa in Friuli Venezia Giulia. Confrontare i dati elettorali delle regionali e delle politiche, e partire da qui per tentare di dimostrare un calo di consensi in atto verso il Movimento, equivale a produrre un evidente falso”.

 Ma con i tedeschi è interessante anche vedere come Grillo ritorna a parlare di colpo di stato nella rielezione del Presidente della Repubblica e dei partiti che lottano per la sopravvivenza, aggiungendo anche che  “In Italia siedono in Parlamento ancora 30 parlamentari condannati, con sentenze passate in giudicato, per reati gravi. A me piacerebbe avere anche persone oneste, competenti, professionali, nelle posizioni giuste. In questo senso sarei contento di un’invasione tedesca in Italia”.

Oggi sul sito di Beppe Grillo sono stati pubblicati anche i dati delle Quirinarie, numeri che non erano stati pubblicati in un primo momento e che avevano fatto scattare una polemica interna nel M5S sulla questione della trasparenza. Ora il M5S fa sapere che lo scorso 15 aprile, 48.292 persone sono state chiamate a partecipare all’elezione del candidato Presidente della Repubblica del M5S. I voti espressi sono stati 28.518, così ripartiti: Milena Gabanelli: 5.796; Gino Strada: 4.938; Stefano Rodotà: 4.677; Gustavo Zagrebelsky: 4.335; Ferdinando Imposimato: 2.476; Emma Bonino: 2.200; Gian Carlo Caselli: 1.761 Romano Prodi: 1.394; Dario Fo: 941

Tutti pronti per le consultazioni!

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Dopo l’insediamento, avvenuto oggi con il giuramento e il discorso rivolto al Parlamento, senza perdere ulteriore tempo visto che le votazioni risalgono a 54 giorni fa, domani il neo(ri)eletto Capo dello Stato darà il via alle consultazioni. Si prevedono tempi brevi, visto che Napolitano ha sentito recentemente tutte le delegazioni (in quel caso affidò l’incarico a Bersani che, come il Presidente non ha mancato di ricordare oggi, ha fallito miseramente nell’intento) ed ha ben chiara la situazione all’interno dei vari schieramenti. Ora che Gargamella non c’è più… ce la farà Grande Puffo a scongiurare un pronto ritorno alle urne?

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Quando la politica diventa una buffonata: Berlusconi vs Grillo!

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«Sono dei burattini che prendono ordini da uno squilibrato»

Così l’autorevole leader liquida la linea di Beppe Grillo e del M5S che definisce anche «analfabeti della democrazia». Sarebbe comico, se non fosse tragico. E’ appena finito il  giuramento di Napolitano con relativo discorso alla coalizione di larghe intese ed ecco l’exploit di Berlusconi che forse in un attacco di bipolarismo riconosce negli altri una sua peculiare caratteristica.

Ma probabilmente le polveri che si respirano in Parlamento hanno effetti collaterali non indifferenti se il leader del Pdl dichiara anche che «il discorso più ineccepibile e straordinario che io abbia mai sentito in 20 anni… è stato un intervento che ci ha emozionato tutti, un discorso ineccepibile. Riandando a memoria devo dire che questo è il più straordinario. È completo ha toccato tutti i temi alla base delle decisioni politiche».  Così ha definito il Cav, l’intervento di insediamento del Napolitano bis.

Date le parole di Berlusconi è probabile che agli italiani sia stato mandato in streaming il discorso di un altro Capo di Stato?

La parolaccia di Mentana

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Ci sono cose che possono rovinare l’immagine di un professionista serio e preparato. Quel piccolo “neo”, quell’errore del momento, come diceva Pirandello in “Sei personaggi in cerca d’autore”, per cui sarai sempre ricordato. Non importa quanto bene avrai fatto prima e quanto ne farai, la tua unica colpa sarà sempre ricordata, mentre il bene sarà dimenticato. In sintesi è la storia di Mentana e di una parolaccia scappata nei confronti di una militante del M5S. Ieri, subito dopo la conferenza di Beppe Grillo, Davide Barillari, candidato governatore M5s alla Regione Lazio racconta: “Mentana stava uscendo dalla conferenza stampa con beppe. Una signora gli ha detto: raccontate la verità. Lui si è girato scocciato e ha detto una sola parola: vaffanculo. La signora è rimasta senza parole. Questi sono i giornalisti che riempiono le televisioni, e che dovrebbero fare informazione. Vergognatevi tutti”

Secondo Mentana le cose sono andate diversamente. Lui si è sentito insultare e ha reagito a quell’insulto con una parola offensiva a sua volta.

Il problema di fondo non è certo la parola poco corretta, ma la violenza con la quale ormai ci rapportiamo gli uni agli altri. Non si cerca il dialogo, ma lo scontro… Non si ascolta, ma si pensa solo ad aggredire.  Non si ha neppure la voglia di uno scambio di opinioni, si passa direttamente all’apologia della parolaccia. 

Qualsiasi sia la versione esatta dei fatti è un peccato che un giornalista di così alto spessore si macchi per un gesto di violenza istintiva.

Le farneticazioni di Sallusti via tweet… ecco a chi abbiamo concesso la Grazia!

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Con un tweet Sallusti colpisce Grillo e si aggiudica la palma avvelenata dell’ovvietà e della banalità, ma anche dell’insensibilità. L’ovvietà e la banalità è chiara perchè non è un segreto per nessuno che Beppe Grillo è stato condannato per omicidio colposo a causa di un incidente stradale in cui hanno perso la vita una coppia e il loro figlio. Insensibilità nei confronti dell’unica superstite, la figlia, che quel giorno non era andata a fare la gita ed era restata in albergo. A chi deve far del male a Sallusti? A chi ha già perso tutta la famiglia e si vede rinnovare il dolore per un tweet che è solo una frecciata personale (e non politica) nei confronti di Beppe Grillo? Ecco a chi abbiamo concesso la Grazia!

Sallusti: Quell’imbecille di Grillo ha già tre morti sulla coscienza, uno era una bambino. Stia attento a non provocarne altri in piazza.

Grillo ha pagato il suo conto alla giustizia e lo continua a pagare rimanendo fuori dal Parlamento, Sallusti è libero e in Parlamento ha la moglie… pronta a dare la fiducia a un governo di larghe intese che sarà una vera delusione sia per gli elettori di destra che per quelli di sinistra.

Non è un Paese per i cittadini: la manifestazione a Montecitorio

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Napolitano raggiunge il quorum e dalla piazza di Montecitorio iniziano tutti ad urlare: “Buffoni! Buffoni! Vergogna! Vergogna”. I “tutti” sono persone che sono arrivate prima ancora che Beppe Grillo lanciasse l’appello alla manifestazione, ci sono elettori Pd, Popolo Viola, elettori di Ingroia, Movimento 5 Stelle e anche alcuni rappresentanti di Rifondazione Comunista che, nonostante un primo screzio perchè “non si volevano bandiere”, si sono uniti all’appello “Rodotà Presidente!” Perchè tante sono le facce dell’Italia, c’è la studentessa che afferma di essere fortunata perchè “ho dietro i miei che mi sostentano gli studi. Io non voglio che se ne fuggano dalla porta secondaria del palazzo. Voglio che mi spieghino perché”. Ancora aspettano una risposta,  alle otto e mezzo di sera, nonostante Beppe Grillo abbia detto che non si sarebbe presentato, la gente è leggermente diminuita ma riesce comunque a bloccare via del Corso e gli ingressi laterali. Il passaggio i grandi elettori non riescono a crearselo, scelgono di uscire per via della Missione, ancora una volta il rifiuto netto di confrontarsi con gli elettori. La senatrice PD Rosa Maria Di Giorgi ci prova e viene accolta dalla constatazione che “Adesso l’elettorato non lo prendete più”. Però la domanda resta ancora nell’aria: perchè no Rodotà? La risposta rasenta l’assurdità, farebbe ridere se non fosse tragica la lotta di potere che determina, una posizione per partito preso: “Io con Rodotà – spiega la senatrice – ci ho lavorato insieme, purtroppo… l’ha bruciato Grillo”. Confermata allora la tesi dei deputati grillini: Rodotà no solo perchè il nome è stato fatto dalle loro fila? Forse i cittadini di Taranto potrebbero dire: “Napolitano no, perchè ha firmato il Salva Ilva”… e avrebbero più ragione! Anche Carlo Giovanrdi ha scelto l’entrata principale per fare la sua apparizione: per il parlamentare Pdl lancio di monetine e l’urlo: “mafioso!”. Ma lui non esita a rispondere che sia manifestanti che Grillo sono dei fasicsti a parlare di golpe di Stato. I politici non possono mostrarsi: “Hanno tradito il Paese”, ben accetti solo i pentastellati e i rappresentanti del Sel. Gli stessi che avranno il ruolo dell’opposizione nel governo che s’inizierà presto ad intravedere e che, al momento, è una confusa massa informe, con il Pd che si sgretola, perde pezzi per strada e, di certo, ha perso non solo elettori ma anche la faccia, e forse dovrebbe perdere anche il nome, che di democrazia non se n’è vista molta… Vendola ha allora in mente una nuova idea di “centrosinistra”: la lancerà l’8 maggio e, probabilemtne, vedrà nel gruppo il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca e il suo sostegno via tweet, Maurizio Landini (segretario della Fiom) e Sergio Cofferati (ex segretario della Cgil). Il Movimento viene visto “come un possibile alleato”, su cui “convergere per alcuni punti del loro programma”. Nel frattempo il Pd non esiste in più e in molti si spostano attorno all’area Renzi. Nessuna piega per Berlusconi, si è ancora una volta aggiudicato un Presidente generoso per quel che riguarda i problemi con la giustizia e il suo partito esce ancora un volta compatto e sereno. Intanto sopraggiunge la sera, alle nove qualcuno ancora spera che Grillo riesca ad arrivare, che la sua presenza non si faccia ttendere fino all’indomani, ma la speranza è fugata: “No, no non possiamo. L’abbiamo scongiurato. E’ una questione di ordine pubblico. Basta davvero poco e può scatenarsi il disastro” spiega un parlamentare 5 stelle. Chi dorme tranquillo, poche ore dopo, è quella parte di elettorato che ancora una volta ha votato Berlusconi e l’ha visto trionfare, a tutti gli altri non resta che manifestare, ancora e ancora!

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Beppe Grillo conferenza stampa!

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Un discorso quello di Grillo alla stampa che parte dall’elezione di ieri del Presidente della Repubblica e spazia su tanti temi della politica e dell’economia. I punti fondamentali sono stati sulla riunione notturna tra Berlusconi, Monti, Bersani e Presidente della Repubblica, Napolitano che hanno poi portato alla rielezione del Presidente uscente, quando lo stesso Napolitano tempo fa aveva detto che non avrebbe mai accettato un altro settennato.  Ora faranno un governo sull’agenda Monti rivisitata con le opinioni dei 7 saggi. “L’applauso a Napolitano è stato liberatorio, dopo la paura di perdere i privilegi!”

Grillo torna anche sul problema del debito verso le imprese dicendo che nella liquidazione dei 40 miliardi non vi era riferimento alla piccola e media impresa e grazie a Crimi e alla Lombardi è stata inserita all’interno della legge le parole piccole e media impresa. Quindi quei soldi sarebbero sì arrivi nelle casse delle banche ma con nessun obbligo che poi arrivassero nelle casse delle imprese.

Poi fa convergere il discorso su Bersani e sulla sinistra:

“Noi siamo stati solo oggetto di scouting non ci voleva Bersani rendere partecipe di quello che si poteva fare insieme. Avevamo chiesto prima di levarsi il finanziamento pubblico ai partiti, poi avevamo chiesto di votare Rodotà. Invece non c’è stato un dialogo. E se ci fossero state le  le commissioni le leggi l’avevamo già fatte, perchè in questi mesi noi abbiamo continuatoa  lavorare per non perdere tempo”.

Sull’economia ricorda lo scandalo Mps e l’Imu pagata per coprire la falla lasciata dall’Istituto di credito, lo scudo fiscale che ha permesso di coprire i soldi delle tangenti e della corruzione dei partiti, oltre che quelli dell’attività delle cosche mafiose. Ma non risparmia neppure gli economisti che si occupano solo di Alta Finanza e dello spread senza dare soluzioni per l’industria o per l’economia pratica del paese “ci dovrebbero dire cosa produrre e non produrre non occuparsi dello Spread!”

BRUCIATO PRODI… Incontro Pd e M5S già da stasera?

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”La candidatura di Prodi non c’è più”. Così Matteo Renzi parlando con i cronisti lasciando Palazzo Vecchio. Il sindaco fiorentino ha poi aggiunto: “Bersani aveva chiesto un voto per Prodi e tutti avevano detto di sì. Ma poi quel voto non c’è stato”. Come dire: il segretario è sfiduciato nei fatti.

Da Roma invece Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del M5S, conferma l’incontro tra grillini e partito democratico ma mette in chiaro le condizioni:
”Noi abbiamo risposto loro che per noi va bene  a patto che l’incontro venga allargato a tutti i deputati e i senatori che intendono partecipare. Ancora non abbiamo ricevuto una loro risposta, anche se i parlamentari Pd ancora non ne sapevano nulla”.

Scalando il Colle… Sfiora Prodi e sprofonda Bersani! Il presidente non c’è

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Alla 4 votazione sfiora il Quirinale Prodi candidato del Pd, ma non ce la fa. Ma quello che è più evidente è la sconfitta di Bersani che ha dovuto cedere al candidato di Renzi, mettendo da parte le sue velleità di fare il capo del governo. Ora sembra sempre più probabile che ci sia la confusione più totale nelle file del Pd, mentre il Pdl e Scelta Civica si compattano sul nome della cancellieri. M5S e Sel su Rodotà.

Resta l’amarezza di chi come Crimi esprime il suo dissenso che è sicuramente quello della maggior parte di italiani che avevano anche manifestato davanti al Parlamento: Chiediamo agli onorevoli parlamentari di questo paese di rispondere a questa semplice domanda #rodotàperchèno?

Qualcuno ce la farà a far votare al Pd Rodotà?

Chi è il leader degli italiani?

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Secondo un sondaggio dell’Istituto Swg il più amato dagli italiani in questo momento è Matteo Renzi che distacca Pierluigi Bersani almeno di 30 punti. Più dietro seguono Berlusconi e Grillo.

Quindi il sindaco di Firenze avrebbe la fiducia degli italiani, ma a livello di coalizione le elezioni le vincerebbe il centro-destra almeno stando ai sondaggi dell’Istituto che pone la coalizione di Berlusconi a 33,8% e quella del centro sinistra a 31,0%. Il centro si sarebbe attestato intorno al 7,7%, mentre il M5S starebbe al 24%.

Battaglia navale a Trieste! Grillo contestato

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Contestazione in mare contro lo sbarco di Beppe Grillo al molo di Trieste. La protesta, su gommoni, e’ stata fatta dal candidato della lista   Un’Altra Regione alla presidenza del Fvg, Franco Bandelli. I gommoni nelle acque davanti piazza Unita’ d’Italia hanno raggiunto la barca a vela di Grillo contestando l”invasione’.

Analizzando il post di Grillo dopo la prima votazione!

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«Nessuno ha spiegato a Bersani che l’Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza. Capranica è l’ultima raffica dell’inciucio. Queste giornate di primavera ricordano un altro aprile, quello del 1945. La fine di una lunga guerra e la volontà di ricostruzione. Il Paese, come allora, è in macerie. C’è però una differenza, tra il comico e il tragico».  Il richiamo storico per richiamare il Paese a quella unione e compattezza che lo caratterizzò nel dopoguerra quando l’intera nazione era di ricostruire. Grillo sfrutta quindi il sentimento patriottico e richiama le grandi gesta del Paese per cercare di unire nel ricordo gli indecisi che possono ancora fare la differenza.
«Nessuno dopo il 25 aprile si azzardò a girare per le strade in fez e camicia nera. I fascisti si dileguarono o cambiarono casacca», continua Beppe Grillo sul suo blog. Quel cambio di casacca dopo la prima votazione è una perfetta sintesi che mette in rilievo sia le vicinanze tra Pd e Pdl (l’accordo Pdl e Pd che per la base dei democratici è stato vissuto come un inciucio e quindi un cambiar casacca)  sia un invito a “cambiar giacca” e votare Rodotà.

  «Il ventennio mussoliniano si concluse nel peggiore dei modi, ma nel dopoguerra almeno non si candidarono al Governo i superstiti del Gran Consiglio del Fascismo – sottolinea il leader del Movimento 5 Stelle – Non ci fu un inciucio tra Togliatti e Dino Grandi. I responsabili non si ripresentarono come salvatori della Patria come avviene con Berlusconi, Bersani e D’Alema. La Nazione prese atto del disastro a cui l’aveva condotta il fascismo e voltò pagina».  M5S per Grillo è il voltare pagina, è la nuova politica quindi anche qui i termini vengono misurati per indicare la rinascita dell’Italia ponendo al centro del rinnovamento il M5S.

«Il teatro Capranica, ieri sera a Roma – aggiunge, facendo riferimento alla riunione dei grandi elettori di Pd e Sel, durante la quale Bersani ha annunciato la candidatura di Marini – ricordava un altro teatro, il Lirico di Milano, dove Mussolini tenne l’ultimo discorso il 16 dicembre del 1944 per ricompattare i resti delle camice nere. Capranica è l’ultima raffica dell’inciucio».  Poi sferra l’attacco finale e paragona Bersani a Mussolini avvicinando il teatro Capranica al Lirico di Milano, fondendo passato e presente, chiamando in causa uno degli episodi più condannati della storia italiana: il ricompattamento delle camicie nere il 16 dicembre del 1944.

«Nessuno ha spiegato a Bersani che l’Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano come è avvenuto negli ultimi vent’anni. Il Paese vuole togliersi, definitivamente, il sudario in cui l’hanno avvolta i caporioni del pdl e del pdmenoelle. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza. Siamo esausti».

Ora che il pericolo è stato scongiurato, Grillo può veramente avere delle chances in più da giocarsi… vediamo chi alla fine riuscirà a portare a casa la partita per ora il primo set è andato alla Democrazia.

La politica dei pacchi e delle sorprese del Pd! Renzi dice no.

BERSANI IN VERSIONE GIAGUARO-tuttacronaca

Franco Marini sembra il più accreditato tra i nomi a salire al Colle, è sicuramente un presidente di larghe intese nel senso che Bersani e Berlusconi se la sono intesa bene su questo nome. Ma Renzi non ci sta. I suoi non lo voteranno. Lo ha ribadito Renzi a La Stampa.

Nel 1995 il Tribunale dei ministri chiese alla Camera l’autorizzazione a procedere contro di lui per concussione. Marini era accusato di aver concesso, da titolare del dicastero del Lavoro, una serie di prepensionamenti al gruppo Sme, a carico dello Stato, in cambio dell’ acquisto da parte della stessa Sme di spazi pubblicitari sul settimanale cattolico ”Il sabato” per un totale di 100 milioni di lire. Il suo principale accusatore era Giancarlo Elia Valori, allora presidente della Sme. La Giunta per le autorizzazioni a procedere, però, respinse la richiesta giudicando indimostrabile il nesso tra i prepensionamenti e l’ acquisto della pubblicità sul ”Sabato”, evidenziando anche che il periodico era ”politicamente ostile a Marini”. Le accuse di Valori, quindi, non poterono essere valutate da un tribunale.

Nel frattempo il Sel si allea con Grillo nella scelta di Rodotà e pare proprio che non esista più una coalizione di centro sinistra. Come farà Bersani a governare il paese nonostante ci sia stato l’accordo-inciucio con Berlusconi? Lui ha perso sicuramente una parte della base e non solo quella renziana, inoltre ha perso il Sel, può aver guadagnato l’appoggio del Pdl, ma un governo con la base del pd spaccata e senza Sel cosa rappresenterebbe in Parlamento? Non certo il voto degli italiani… che assomiglia sempre più a una barzeletta… ma per domani Bersani promette una “bella sorpresa” ci dobbiamo forse riconsolare con l’ennesimo nome di un indagato, di un economista dell’alta finanza, di un ultra 90enne in dialisi? Cosa ci aspetta? La politica dei pacchi? Facciamo “affari tuoi” anzi “affari vostri”? Sorpresa, ma stiamo a giocare con il futuro degli italiani?

Grillo tenta l’ultima carta a tempo scaduto: Rodotà!

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E’ chiaro che Grillo ci abbia provato veramente a portare qualcuno di estraneo alla politica. Ha tentato la strada di due eccellenze italiane tra Milena Gabanelli e Gino Strada, ma il potere si è arroccato nell’accordo-inciucio tra Pd e Pdl e ha tagliato completamente fuori l’M5S. E’ chiaro che non c’era la volontà del cambiamento, era solo un messaggio promozionale lanciato durante le elezioni, che sicuramente non aveva basi concrete programmatiche. Così chiusa in faccia la porta a Grillo, senza neppure prendere in considerazione i nomi si è andati direttamente a riesumare dalla politica ancestrale nomi che rappresentano davvero un immenso passo indietro per il Paese, ma che possono tutelare i due B & B. Cosa fa l’outsider? Gli rimane un ultimo tiro dalla sua metà campo è il 90′ abbondante quando annuncia che sia la Gabanelli che Strada si ritirano… il terzo è Rodotà, un nome pulito ma forse più vicino agli ambienti politici. Un nome che spaventa meno il Pd e il Pdl. Ma potrà bastare o la strada è segnata? Riuscirà con questo colpo a rimettere in moto il dialogo? Domani si va a votare e il nome probabilmente è già stato ampiamente concordato… tutta fatica sprecata… la politica è sempre la stessa… una dittatura travestita da democrazia che nasconde perfino il nome di chi è il candidato a Capo dello Stato. Ma è possibile che i cittadini fino alla fine non possano conoscere neppure il nome?

Crozza e la Gabanelli… Report al Colle?

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La copertina di Ballarò a cura di Maurizio Crozza del 16 aprile è dedicata a Milena Gabanelli, la giornalista di Report candidata al Quirinale dal Movimento Cinque Stelle. Comincia con l’osservazione che il popolo grillino ha da sempre osteggiato la categoria dei giornalisti, ha continuato con un ipotetico discorso alle Camere della prima presidente donna in pieno stile Report, “cari Onorevoli e care Onorevoli ma quanti siete? Ma sì tanto paghiamo noi…”, per poi passare all’icontro con la tedesca Angela Merkel: “quella ci fa un Report così”.

Dalla gogna alla consacrazione così Rodotà scala le preferenze del M5S

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Da odiato ad amato… Stefano Rodotà piace ai grillini, ma probabilmente piace molto meno al loro leader Beppe Grillo. Inserito più volte nella lista nera dei pensionati d’oro, il costituzionalista, eletto la prima volta in Parlamento nel 1979, come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano, ora si è imposto alle Quirinarie.  Che sia uno della casta non ci sono dubbi, ma a differenza di molti suoi colleghi Rodotà, sembra proprio, che sia riuscito a rimanere immacolato.

Dalle accuse alla gloria. Stefano Rodotà è diventato uno dei candidati al Quirinale preferiti dai militanti del Movimento 5 Stelle dopo che, in più di qualche occasione, Beppe Grillo lo ha inserito nella lista dei “maledetti” dalla pensione d’oro. I vecchi post del comico genovese non lasciano adito a dubbi. Il costituzionalista che riscuote oggi tanto successo alle Quirinarie degli attivisti grillini, eletto per la prima volta a Montecitorio nel 1979, come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano, è finito nel mirino di Grillo dal 2010. Il leader 5 Stelle lo ha inserito, infatti, insieme a Walter Veltroni, Nicola Mancino, Eugenio Scalfari, Rosa Russo Jervolino, Pino Rauti, Vittorio Sgarbi ed altri, nell’elenco dei maggiori privilegiati della Casta dei politici.

In un post dal titolo “Maledetti, non vi pensionerò!”, il 6 luglio 2010, Grillo scriveva nel suo blog:

I parlamentari che chiedono sacrifici agli italiani non sono stati capaci di eliminare l’odioso privilegio dei 30 mesi per il diritto alla pensione e di mettere un tetto massimo. Perché un parlamentare deve ricevere quasi 10.000 euro al mese? In base a quale diritto? Il tetto massimo va ridotto a 3.000 euro lordi al mese. In caso contrario ogni cittadino non deve più versare un centesimo all’Inps.

E tra i tanti esempi che faceva vi era anche la Pensione di Rodotà pari a 8.455 euro al mese.

Ed era 18 luglio 2011 quando il leader del M5S tornava ancora una volta a condannare l’assegno del Professore scrivendo:

 Ci sono circa 19 milioni di pensionati contro qualche decina di milioni di italiani che invece in pensione non ci andrà mai. E’ il “pension divide”. Chi ha avuto ha avuto. Chi continuerà a dare non avrà mai nulla. E’ necessario introdurre un tetto pensionistico massimo (3.000 euro?) per chi già percepisce la pensione e garantire a tutti la pensione dopo 30/35 anni di lavoro. C’è gente in pensione da quando aveva 45/50 anni, parlamentari che hanno maturato la pensione dopo una legislatura. Doppi pensionati. Assessori regionali con pensioni d’oro. Questo sconcio è ormai intollerabile.

Ora, come un vero leader democratico, abbassa la testa alla volontà del voto espresso dal suo Movimento e se anche a lui non piace, permetterà ai grillini di votare, qualora ci sia l’opportunità di farlo, anche l’odiato Stefano Rodotà. Sembra proprio che la politica dovrebbe a volte  prendere  esempio da alcuni comportamenti di Grillo.

L’apertura di Grillo al Pd, facciamo uno scambio: il Presidente per la fiducia?

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Fino a ieri sembrava che fra Pd e M5S  il matrimonio proprio non si potesse fare, ora invece, in nome di un Presidente, non politico, donna e con un curriculum inattaccabile, almeno una sorta di fidanzamento virtuale è anche sperabile.

“La rete ha espresso un miracolo: Milena Gabanelli al Quirinale. E io volevo dare un consiglio a Bersani: voti la Gabanelli. Sarebbe un grande segnale. Potrebbe diventare con la Gabanelli la repubblica delle manette? Eh, non sarebbe mica male. Provi a votarla e cominciamo da lì. Poi ci sono i rimborsi elettorali e la legge elettorale e la corruzione. Così potremmo trovare una convergenza” Queste le parole di Grillo nel suo video messaggio a Bersani che fanno da ponte tra l’anti-politica e la vecchia politica… Insomma Grillo si getta nella mischia a testa bassa. D’altra parte grandi possibilità nonc e ne sono, se davvero Bersani fa l’inciucio con Berlusconi e scambia il Presidente per una futura fiducia al governo da lui presieduto per Grillo non ci sarebbero più vie d’uscita. Sarebbe fuori da ogni gioco! Quindi rilancia la palla e prova lui con la mossa del Presidente da condividere in cambio di una fiducia futura da incassare.

L’M5S SCEGLIE MILENA. Accetterà?

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È Milena Gabanelli il candidato del Movimento 5 Stelle, selezionato al termine dei due turni di «quirinarie» online. È lei, è stato annunciato su ‘La Cosa’, ad essere arrivata prima.

Accetterà la nota conduttrice che nei giorni scorsi sembrava aver fatto un passo indietro per la corsa verso il Colle? E quante chance ha di essere eletta anche negli altri schieramenti? Non era forse il caso di scegliere un nome che potesse far convergere anche il Pd e il Pdl?

Parla il Guru e Prodi sembra più vicino, anche se non auspicabile!

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«Il Presidente della Repubblica deve essere super partes, possibilmente non politico, che rappresenti tutti gli italiani». Così Gianroberto Casaleggio, co-fondatore del M5S, prima dell’incontro a Torino con gli imprenditori promosso dall’associazione Confapri. Alla domanda se l’elezione del Capo dello Stato risolverà lo stallo per la formazione del nuovo governo, «lo vedremo quando avremo il Presidente», ha tagliato corto. «Prodi? Noi ci rimettiamo sempre alle decisioni del Movimento, per cui se il Movimento dovesse scegliere Prodi, voteremo lui…».

La Lombardi e i 50 anni del Presidente

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Il Pd è in crisi, il Pdl avanza…  il M5S è sotto attacco mediatico da sempre. La nostra politica regredisce nel momento più drammatico della storia d’Italia. Nessuno parla più di spread, di debito pubblico e di disoccupazione… o se ne parla mentre prendi il cappuccino e il cliente dietro di te si suicida per Equitalia. A quel punto capisci che non sei più nel Paese delle meraviglie in cui l’unica cosa determinante ora è il Presidente della Repubblica (anche perché l’Italia non è purtroppo una Repubblica presidenziale), ma che sei in un paese già sommerso che respira solo grazie al tubo della maschera… a gas!

Oggi la gogna mediatica è per la Lombardi che ha dichiarato a Radio Radicale: “Oddio, una certa età anagrafica non mi pare che sia scritto nella Costituzione. Cioè nel senso, non è che c’è scritto dagli ottanta in su, o dai settanta in su, che è l’età media dei candidati. Devi essere stato nel sistema per quarant’anni per andare a fare il presidente della Repubblica o devi essere una figura di garanzia, che cioè si attenga ai dettami della Carta?” 

Ma naturalmente quasi tutti i media hanno preferito riportare che la Lombardi non sa che nella Costituzione esiste un’età minima richiesta per fare il Presidente della Repubblica.

Allora prima di mandare alla gogna qualcuno stiamo attenti… domani il caffè avvelenato potrebbe toccare a noi!

 

 

Gustavo Zagrebelsky visto da Travaglio.

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Gustavo Zagrebelsky: se la rete è fatta apposta per trovare difetti e controindicazioni, io al momento non ne ho trovate, nel senso che non è mai stato parlamentare, non è mai stato iscritto a nessun partito, è un grande giurista, è il più grande giurista che abbiamo, è stato Presidente della Corte Costituzionale, Giudice Costituzionale e è l’unica carica pubblica ma naturalmente non di parte, che ha ricoperto e insegna, scrive, pensa e dice cose secondo me che gli fanno onore per la sua indipendenza, è uno dei pochissimi costituzionalisti che l’estate scorsa ha usato criticare Napolitano per l’incredibile aggressione scatenata contro la Procura di Palermo con il conflitto di attribuzioni per le telefonate captate sul telefono di Mancino. Personalmente penso che noi dopo anni in cui i Presidenti della Repubblica, chi più e chi meno sgomitano e si allargano e espandono il loro potere fino addirittura a credersi come Napolitano il Re Sole, inascoltabile, ineffabile, incriticabile, abbiamo bisogno di un ritorno alla Costituzione. Costituzione che non è un totem che può essere modificata, aggiornata, essendo ovviamente frutto di un’epoca ormai passata, ma che comunque nelle sue parti principali e cioè in quel meraviglioso equilibrio tra i poteri, deve essere rispettata, soprattutto e uno che l’ha letta, l’ha studiata, l’ha spiegata così bene, l’ha interpretata così bene al punto di contestarne una sostanziale violazione al Capo dello Stato, di fronte a cui tutti i costituzionalisti e giornalisti e i politici si sono inchinati per 7 anni, sia un nome veramente meritevole e adesso ho finito di sognare a occhi aperti, però sognare non costa niente, passate parola!

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