Un tuffo nel passato: il cast di Baywatch riunito 25 anni dopo

baywatch-tuttacronacaNostalgia per le vecchie serie televisive? Sicuramente in America c’hanno pensato e così, nel corso della trasmissione Entertainment Tonight, hanno organizzato una riunione del cast di Baywatch. Come sono i bagnini più famosi di sempre 25 anni dopo? A mostrarsi davanti alle telecamere sono stati David Hasselhoff, Nicole Eggert, Traci Bingham y David Chokachi, che ne hanno approfittato per ricordare i vecchi tempi. Tra gli aneddoti del set, ricordano che le attrici avevano una clausola nel loro contratto: non potevano nè ingrassare nè dimagrire, stando a quanto riporta l’HuffPost Tv. Traci Bingham, nella serie dal 1996 al 1998, ha raccontato: “Se prendevi o perdevi peso ti mettevi nei guai”. E spiega Nicole Eggert: “Avevi un margine di due chili”.

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Adele Gambaro: il giorno della votazione

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Il senso delle parole di Adele Gambaro davanti ai parlamentari del suo gruppo è chiaro: si dice dispiaciuta perchè non aveva intenzione di nuocere al gruppo che lavora in Parlamento ma non ha intenzione di scusarsi nè di dimettersi. Già in precedenza aveva parlato a Palazzo Madama: “Vi concentrate sulle mie parole, ma nessuno parla delle reazioni di Beppe Grillo, che sul blog contro di me ha scritto tre post violentissimi”. E rivolta a Crimi: “Un mio sms indirizzato a te è stato pubblicato, è venuto a mancare il rapporto di fiducia”. L’ex capogruppo respinge l’accusa: “Sul blog di Beppe non c’è nulla di quello che mi hai scritto”. Non si alzano i toni durante la riunione, rigorosamente trasmessa in diretta streaming. Ma le discussioni interne comunque persistono: Sara Paglini: “Adele è solo la punta di un iceberg di un gruppo di persone che ci stanno sparando dall’interno”. Il riferimento più immediato è a Paola Pinna, che aveva già dichiarato il suo essere pronta a confluire in un altro gruppo in caso la Gambaro venisse espulsa. Elisa Bulgarelli presenta la sua critica a quanto accaduto in questi giorni: “Non sono stata d’accordo con quel che ha detto Adele, ma nemmeno con le reazioni di Crimi, di Nicola Morra e di Riccardo Nuti. C’è stata un’escalation di toni che non ci ha fatto bene”. La domanda che viene posta alla senatrice è perchè si sia rivolta alla stampa. Lei chiarisce: “Ho chiamato più volte Beppe gli ho mandato sms. Mai nessuna risposta. Alessandra Bencini cita il centralismo democratico e si domanda: “Uno vale uno, ma in questo momento qualcuno vale un po’ di più e qualcuno un po’ di meno?”. Maurizio Romani: “Sono contrario alla gogna mediatica, e non mi fido della rete, c’è molto risentimento”. Il dibattito si sposta poi sul termine “espulsione”. Crimi prova ad alleggerire l’importanza del loro voto: “Non voteremo l’espulsione, voteremo se rimettere alla rete la decisione, altrimenti tradiamo uno dei nostri principi fondamentali”. Ma c’è anche chi non ci sta a far passare il messaggio che chi vota per la collega lo faccia contro la rete e spiega che si tratta solo di un primo voto, poi ci dev’essere quello del web, ma sempre di espulsione si tratta. Perplesso Luis Orellana: “Mi sembra una forzatura clamorosa – dice uscendo – si vota sull’espulsione, non sul rimettere la decisione alla rete. E anche i tempi mi sembrano forzati. Si poteva aspettare la solita assemblea congiunta di fine mese, magari la vicenda si sarebbe sgonfiata da sola”. Dopo le tante parole si passa ai voti: la Gambaro esce e le telecamere si spengono: la trasparenza in questo caso non detta legge. Ad essere contrari all’espulsione sono più o meno una cinquantina e la Bencini difende la collega: “Quale punto del codice ha violato per poter essere espulsa?”. La risposta arriva da Crimi e dalla Bottici: “Abbiamo perso tre mesi a parlare di questioni interne, bisogna dire basta”. Tancredi Turco prova a ribadire: “Adele non ha infranto nessuna regola, non vedo di cosa stiamo parlando, mi verrebbe da andarmene via”. Manlio Di Stefano difende la posizione opposta: “Invece di stare a parlare ogni giorno di dissidenti se c’e’ qualcuno che non e’ d’accordo con il movimento si alzi ora, lo dica, faccia il suo percorso lontano da noi”. E non è detto che qualcuno non colga l’invito. Intanto, in forma ufficiosa, a Quinta Colonna avvisano che in 79 avrebbero votato per l’espulsione, rimandando quindi la decisione alla rete, mentre sarebbero 42 i voti pro-Gambaro.

Il PD verso la cassa integrazione!

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Misani, il tesoriere del Pd, ha incontrato i dipendenti alla sede del partito a Sant’Andrea delle Fratte e non ha indorato la pillola: la situazione economica del partito è “molto difficile” e, vista la riforma del finanziamento pubblico, diventa “inevitabile” il ricorso alla Cassa integrazione per i 180 lavoratori. Come lo stesso tesoriere ha spiegato, L’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti è destinata però a rendere necessaria una profonda riorganizzazione e la prospettiva inevitabile è quella di un ridimensionamento di tutte le strutture di partito”, aggiungendo: “Quanto agli strumenti da utilizzare, nessuna decisione è stata assunta. Ne discuteremo insieme ai lavoratori e ai loro rappresentanti per governare in modo il più possibile condiviso questo processo di riorganizzazione”. Al vertice, è stato anche spiegato come il bilancio del 2012  sia destinato a chiudere in passivo, questo anche perchè, nel luglio scorso, il Pd, così come tutti i partiti, ha rinunciato alla rata annuale del finanziamento in favore dei terremotati dell’Emilia. A queso si è aggiunta l’approvazione della legge sul finanziamento dei partiti che dimezzava i fondi. Per quanto la rata del luglio 2013 arriverà, il progressivo taglio dei fondi pubblici, sostituito dal meccanismo del 2 per mille e dalle contribuzioni volontarie, non può colmare il buco. Motivo per il quale sarà “inevitabile” ricorrere agli ammortizzatori sociali. Al riguardo, il tesoriere ha nominato due volte la cassa integrazione ed una volta il contratto di solidarietà. E se anche, per la cig, si cercherà di allungarne il tempo di durata, sarà comunque necessario pensare a una diminuzione del numero degli attuali 180 dipendenti.

Bersani e l’arrampicata sugli specchi…

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Dopo che la prima votazione si è conclusa con un nulla di fatto, il segretario del PdL Alfano ha riferito: “Il Pd comunica l’intenzione di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il presidente sin dalla quarta votazione”. La risposta di Bersani, l’impegno per “individuare la soluzione più idonea” è riunire domani pomeriggio, tra il terzo ed il quarto scrutinio, i grandi elettori del partito per decidere la linea da seguire per l’elezione del capo dello Stato. Un lasso di tempo molto limitato insomma, utile per chiudersi nelle stanze del potere e decidere “tra sfere alte”, quegli stessi elettori tra i quali non è stato ammesso lo stesso Renzi. Ma questo significa anche escludere completamente non solo la base del partito ma gli stessi militanti. Bersani ha reso noto il candidato, il “loro” candidato, quello condiviso con Berlusconi, solo ieri sera, per evitare contestazioni molto più forti di quelle che hanno effettivamente avuto luogo? Per evitare di dialogare con l’elettorato e con gli iscritti al partito? Un segretario che “propone e dispone” insomma, tagliando fuori i suoi stessi alleati, quelli senza i quali non avrebbe ottenuto la maggioranza alle urne. Forse qualcuno dovrebbe ricordare a Bersani che se avesse corso da solo alle elezioni ora sarebbe il MoVimento 5 Stelle ad avere la maggioranza in quanto primo partito in Italia?

E venne il giorno in cui l’M5S fece l’alleanza con il Pd?

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Alla riunione dei neoeletti parlamentari M5S sarebbe spuntata l’ipotesi di una consultazione tra gli attivisti sulla questione dell’alleanza o dell’appoggio ad un governo presieduto dal Pd. La proposta sarebbe stata fatta da una minoranza, in occasione della convention che si sta tenendo in un albergo romano per decidere alcuni aspetti organizzativi in vista dell’insediamento dei parlamentari.

Dilemma Renzi… sì, no, forse. Lo zoccolo duro vuole Bersani!

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Novità in vista per Matteo Renzi. Domani il sindaco incontrerà i cinquantuno parlamentari a lui vicini in una saletta di convegni a Firenze in un vertice post elezioni ed è probabile che, dopo aver spalleggiato Bersani in campagna elettorale, decida di rientrare attivamente in campo, stando quotidianamente «dentro» la vicenda politica.
In molti pensano che se la situazione dovesse precipitare l’unica soluzione per il Pd possa essere presentarsi alle elezioni con Renzi come candidato premier. Per ora il primo cittadino di Firenze si limita ad ascoltare e a motivare i suoi e ad avanzare proposte per superare l’impasse.
Un’eventuale incoronazione, tuttavia, incontrerebbe resistenze dentro la squadra bersaniana: l’ala sinistra fa sapere, infatti, che una campagna elettorale-bis dovrebbe essere guidata sempre dal segretario e Stefano Fassina ieri lo ha detto chiaro e tondo: «Per quanto mi riguarda, Bersani rimane la figura più forte per la campagna elettorale». Bersani, davanti ad una domanda su Renzi a “Che tempo che fa”, ha risposto con queste parole: «Deciderà lui, che ruolo avrà, quando vorrà, con la direzione del partito. Ma sicuramente un ruolo lo avrà».

Sicuramente tanto forte di aver fatto crollare i consensi per il Pd che aveva una vittoria assicurata con il Pdl che era a pezzi e la lista Monti inesistente!

Si allarga lo scandalo Findus… vertice d’urgenza in Francia

Il ministro dell’Agricoltura francese, Stephane le Foll, e i ministri delegati ai Consumi, Benoit Hamon, e all’Agroalimentare, Guillaume Garot, hanno convocato per oggi pomeriggio una riunione d’urgenza a Bercy.

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