Errani chiede la sanatoria per i rimborsi elettorali… le spese folli impunite?

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Abbiamo sentito parlare di spese folli da mesi, di chi con i rimborsi elettorali ha comprato asciugacapelli, chi ha pagato il wc, chi si è fatto uan vacanza e chi ci ha fatto beneficenza… ora però Vasco Errani, secondo Il Fatto Quotidiano, vorrebbe  “mettere un coperchio sulla spinosa vicenda dei rimborsi regionali. Il combattivo presidente dell’Emilia Romagna ha deciso di farsi paladino dei diritti e delle prerogative dei ‘suoi’ consiglieri regionali, da proteggere e tutelare da controlli indebiti. Una determinazione che è andata fino alla Corte costituzionale. E la scorsa settimana ecco un intervento tanto discreto quanto deciso, con due emendamenti inviati alle Commissioni Lavoro e Affari costituzionali della Camera dei deputati, intente a convertire in legge il Decreto sui risparmi nella Pubblica amministrazione”.

Intanto la Finanza sta esaminando 30mila scontrini a partire dal 2005. Spicca il Pd con 673mila euro di ricevute contestate. Segue il Pdl, con 390mila, la Lega Nord, 193mila, l’Italia dei valori, 147mila, Sel 126mila, la Federazione della sinistra con 90mila e lo stesso Movimento 5 Stelle per 87mila euro. La bestia nera è la Corte dei conti che ha deciso di fare le pulci a ogni voce di spesa misurandone la relazione con l’attività istituzionale dei consiglieri regionali. Contro i magistrati contabili Errani è arrivato a inviare una proposta di emendamento al Parlamento presentandola come “iniziativa dei presidenti delle conferenze delle Regioni e dei presidenti dei Consigli regionali”, in questo caso Eros Brega, anche lui del Pd. Una mossa squisitamente istituzionale. Quando hanno visto la lettera i deputati democratici sono impalliditi: difficile riuscire a far passare, di questi tempi, una normativa che congela il controllo della Corte dei conti e fa decorrere la normativa solo dal 2013.

L’appiglio ideato dal presidente della Conferenza Stato-Regioni , infatti, è quello della “interpretazione autentica” degli articoli 9,10,11 e 12 del Decreto legge 174. L’obiettivo: “Chiarire i numerosi dubbi che la prima giurisprudenza della Corte dei conti, con pronunce anche radicalmente contraddittorie tra loro, ha evidenziato in relazione alla portata della nuova disciplina dei controlli sui rendiconti dei gruppi consiliari”. Con il primo emendamento si stabilisce che “la disciplina si applica a decorrere dall’esercizio 2013”. Visto che i fatti più eclatanti si riferiscono agli anni precedenti, l’effetto sanatoria appare evidente. Il secondo emendamento, invece, è ancora più risolutivo: “I rendiconti dei gruppi consiliari – si legge – hanno natura meramente amministrativa e, come tali, non sono assoggettabili al giudizio di conto davanti alla Corte dei conti”. A sostegno di questa tesi viene citato il secondo comma dell’articolo 103 della Costituzione dove si legge che “la Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge”. Ora, osserva Errani, “non esiste nel-l’ordinamento alcuna disciplina legislativa speciale che prevede l’obbligo di resa del conto giudiziale a cari dei presidenti dei gruppi consiliari regionali”. I quali, pertanto, devono essere esclusi dall’assoggettabilità alla Corte dei conti. Quando si tratta di difendere prerogative che sconfinano nel privilegio si riescono a individuare codici e codicilli anche molto complessi.

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Grillo tra i tagli e la “marcetta su Brescia”

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Sul suo blog, oggi Beppe grillo parla di quanto avverrà nel pomeriggio, ossia la manifestazione del PdL: “Nel pomeriggio dell’11 maggio 2013, un condannato a quattro anni di evasione fiscale in secondo grado, farà la sua marcetta su Brescia in piazza del Duomo contro la magistratura. I giudici hanno il torto di giudicarlo, per lui dovrebbero voltarsi dall’altra parte come il pdmenoelle o rimanere silenti come le statue di sale delle Istituzioni. Ma, purtroppo per Al Tappone, giudicare è il loro mestiere e i tribunali della Repubblica non sono ancora stati privatizzati. Non un fiato da Capitan Findus Letta, non un sospiro dai vertici del pdmenoelle in nome della “pacificazione“. Una parola usata per nascondere l’immondo mercimonio di un governo che rimane in piedi perché sostenuto da un condannato per i suoi fini personali. Napolitano ha detto che “Bisogna fermare la violenza verbale prima che si trasformi in eversione“. A Milano con l’occupazione del Palazzo di Giustizia da parte dei nominati da Berlusconi in Parlamento l’eversione è già avvenuta.” Grillo continua sottolineando che, senza che ci sia stato un commento di Napolitano al riguardo, quella violenza a Berlusconi è dunque permessa, a lui e a chi lo sostiene. “Basta a queste sentenze annunciate, emesse sulla base di teoremi politici-giudiziari“, Gregorio Fontana, pdl. “C’è uno scatenamento di forze, non solo giudiziarie, che hanno un duplice obiettivo: colpire Berlusconi e mettere in crisi l’equilibrio di governo“, Fabrizio Cicchitto, pdl, tessera P2 2232. Magistrati “politicizzati accecati da un odio pregiudiziale che mi vorrebbero interdetto e politicamente morto“, Silvio Berlusconi, pdl, tessera P2 1816.” Insomma, magistratura “fiamma semprre più debole” che “supplisce in parte alla Fine della Politica avvenuta con la Seconda Repubblica”. Infine la chiusa, con una citazione di Leonardo Sciasci: “Lo Stato non può processare sé stesso” e la conclusione “E oggi Berlusconi è lo Stato.”

Nel frattempo Twitter è invasa dall’hashtag #LettaFirmalo, riferito ad un precedente post che Grillo ha pubblicato con una richiesta chiara al premier, affinchè “firmi un decreto anche per abolire i rimborsi elettorali e dimezzare lo stipendio dei parlamentari”, così come fanno i deputati pentastellati. Bersani non gli ha datto ascolto, come reagirà ora Letta?

Il presidente della Regione Basilicata e la cena a Milano da 394 euro.

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Una cena, quella consumata il 9 luglio del 2011, che Nicola Pagliuca, capogruppo Pdl alla Regione Basilicata, si ricorderà. Quel menu che ha inserito tra i rimborsi per l’attività politica e amministrativa suona come l’ennesima porta sbattuta  in faccia agli gli italiani. 6 coperti, tante prelibatezze  e un vino rosso da 66 euro a bottiglia che suonano come un insulto a chi non riesce a far quadrare i conti a fine mese. Perchè un parlamentare non può pagarsi una cena? Perché questo uso sconsiderato del denaro pubblico? Qual’è il meccanismo che scatta nelle teste dei politici? Forse si perde quel ruolo di “servizio” e si assume un ruolo di “sovrano pronto a elargire cene e favori”.  Volendo fare un po’ di psicanalisi, forse questo avviene perché ci si sente anche fragili a causa della vera identità politica che oscilla e non si  ritrovano  gli ideali ( ammesso che ce ne fossero all’inizio). Si è lì a dover eseguire “ordini” che vengono “dall’alto”, spesso impossibilitati ad esprimere una propria opinione e allora si pensa di poter  dimostrare la propria “forza” pagando una cena con i soldi pubblici..  Come  un’affermazione del proprio ego così tanto sottomesso alle logiche di partito.

Il che non giustifica… piuttosto è umanamente patetico l’atteggiamento di certi politici che cercano un’affermazione attraverso il denaro invece che attraverso le idee.

E’ patetico vedere come nei rimborsi di Pagliuca, ora agli arresti domiciliari, ci siano migliaia di fatture, scontrini e ricevute… perfino i pasticcini da 235 euro e da 126 euro acquistati in due negozi diversi del paese, per il compleanno della figlia di Pasquale Robortella del Pd.

Come si fa a diventare così patetici e così straordinariamente  melò? Quasi quasi vien da pensare che siamo finiti nel libro “Cuore”  Riusciremo ancora a voltare pagina?.  

La casta giocava al gratta e vinci con i soldi dei contribuenti!

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Dieci consiglieri regionali della Calabria, due del centrosinistra e otto del centrodestra sono indagati per il reato di peculato nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria che sui rimborsi dei gruppi consiliari di loro appartenenza. L’inchiesta prende in esame il periodo compreso tra il 2010 ed il 2012.

L’indagine, condotta dai militari della Guardia di finanza di Reggio Calabria, è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Matteo Centini. La Procura di Reggio ha indagato anche i direttori amministrativi dei gruppi consiliari a cui appartengono i consiglieri sottoposti ad indagini.

Nei mesi scorsi la Guardia di finanza aveva sequestrato la documentazione relativa ai rimborsi dei consiglieri. Dopo una attenta analisi sono emerse numerose anomalie. I consiglieri indagati si sarebbero fatti rimborsare, tra l’altro, l’acquisto di “Gratta e vinci”, viaggi all’estero, detersivi, il pagamento di cartelle esattoriali, ricariche telefoniche, telefoni cellulari e di tablet.

Dalle indagini è emerso anche il pagamento di fatture per centinaia di migliaia di euro che non trovano alcuna giustificazione nell’attività amministrativa dei consiglieri indagati.

E oggi è stata presentata una proposta, da parte dei senatori “renziani”, per abolire i rimborsi elettorali ai partiti!

#BersaniFirmaQui!

tutatcronaca - l'hasthtag- #BersaniFirmaQui

Bersani firmi qui e rinunci ai rimborsi elettorali”. Ecco la nuova sfida di Grillo al Pd, rilanciata dal suo blog. Grillo conferma che il suo movimento rinuncerà ai rimborsi elettorali e invita Pier Luigi Bersani a fare altrettanto. «Il Movimento 5 Stelle – scrive Grillo – rinuncia ai contributi pubblici, previsti dalle leggi in vigore, per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici e non richiederà nè i rimborsi per le spese elettorali, nè i contributi per l’attività politica. Si tratta di 42.782.512,50 di euro che appartengono ai cittadini, anche in virtù di un referendum». «Il mio auspicio – prosegue – è che tutte le forze politiche seguano il nostro esempio, in particolare il pdmenoelle al quale spetta la quota più rilevante» e per questo, aggiunge, «non è necessaria una legge, è sufficiente che Bersani dichiari su carta intestata, come ha fatto il M5S, la volontà di rifiutare i rimborsi elettorali con una firma. Per facilitare il compito ho preparato il documento che Bersani può firmare per ufficializzare il rifiuto. Bersani, firma qui! Meno parole e più fatti», conclude Grillo con un’esortazione alla rete a invitare via Twitter «Bersani a firmare il documento». E su Twitter è boom per l’hasthtag   #BersaniFirmaQui 

FINANZIAMENTO PUBBLICO… che schifo!

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Calcolatrici al lavoro non per contare il numero dei voti bensi’ per quantificare quanti degli oltre 159 milioni di euro di rimborsi elettorali, arriveranno nelle rispettive casse. A far la parte del leone e’ il Movimento cinque stelle, che ricevera’ tra Camera e Senato 42,7 milioni, a patto pero’ che si adegui alla nuova legge del 2012, che impone ai partiti di avere uno statuto democratico, pena il mancato versamento dei soldi. M5S ha piu’ volte detto che non utilizzera’ rimborso. Per fortuna che qualcuno si vergogna come i cittadini di prendere i soldi del finanziamento pubblico… si è strozzata la popolazione sull’Imu e ora spettano 42,7 milioni a una sola compagine politica?

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