Letta e le riforme che scivolano…

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L’inverno, il gelo e le riforme che slittano al 2014. Lo sa bene Enrico Letta che al congresso del Psi a Venezia ha affermato che in Europa «c’è bisogno di una svolta che le forze progressiste devono dare dopo cinque anni in cui sono state ai margini della scena europea» e poi ha aggiunto che in questi cinque anni «la scena europea si è caratterizzata solo sul rigore e austerità»

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Precario oggi, povero domani: il rapporto dell’Ocse

agenzie-lavoro-tuttacronacaE’ l’Ocse a sostenere che i poveri di domani potrebbero essere i giovani precari di oggi, questo a causa del metodo contributivo e dell’assenza di pensioni sociali. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ritiene infatti che “L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema” per le generazioni future, e “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”. Lo si legge nel rapporto ‘Pensions at a Glance 2013′. Sempre secondo l’Ocse, i contributi previdenziali in Italia sono al top dell’area dei Paesi aderenti all’organizzazione. I contributi previdenziali in Italia infatti nel 2012 sono al 33% del totale lordo della retribuzione, complessivamente pari al 9% del Pil e al 21,1% del totale delle tasse. La media Ocse è del 19,6%, pari al 5,2% del Pil e al 15,8% del totale delle tasse. “Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni”, si legge nel rapporto, “ma, in generale, ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme”, sebbene “la maggior parte dei paesi abbia protetto dai tagli i redditi piu’ bassi”. Ma, al contrario, i salari che vengono percepiti nel nostro Paese sono al di sotto della media Ocse. In media in Italia nel 2012 un lavoratore percepisce 28.900 euro, pari a 38.100 dolari, al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse, sui quali pesano i 94.900 dollari degli svizzeri, i 91 mila dollari dei norvegesi, i 76.400 dollari degli australiani, i 59 mila dollari dei tedeschi e i 58.300 dollari degli inglesi, superiore ai 47.600 dollari degli statunitensi. Ai livelli più bassi i messicani con 7.300 dollari e i 12.500 dollari degli ungheresi.

Il nuovo Pd e le riforme di Franceschini!

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“Penso ci sarà un ricambio dei gruppi dirigenti in parte già avvenuto in modo fisiologico, non traumatico, l’importante è che chi è chiamato a guidare il Pd abbia il sostegno di tutti, basta non commettere più gli errori del passato”. Lo ha detto Dario Franceschini a margine della convention organizzata dal sindaco di Firenze. Sul governo ha aggiunto: “L’esecutivo dura, c’è il tempo per fare le riforme come ci ha chiesto il Capo dello Stato”.

La Urbinati lascia la commissione per le riforme. Polemica con Quagliariello

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Il “casus belli” sono state “le vicende politiche legate alla condanna di Silvio Berlusconi e la sua eventuale decadenza da Senatore” come ha scritto nella lettera in cui annuncia le dimissioni, indirizzata al ministro per le Riforme Istituzionali Gaetano Quagliariello. Sono state proprio alcune dichiarazioni del ministro, nonché presidente della Commissione dei 34 saggi, a fornire “ragioni sufficienti per rassegnare le dimissioni”. Il riferimento è a quanto il ministro Quagliariello aveva dichiarato un paio di giorni fa in un’intervista rilasciata a Il Foglio. “Se si dovesse trasformare la Giunta del Senato – aveva detto tra le altre cose Quagliariello – da luogo della meditata ponderazione al teatro di un plotone di esecuzione, il centrodestra avrà il suo dramma da affrontare ma l’Italia non ne uscirebbe indenne”. “Hai espresso opinioni e usato argomenti – gli rimprovera la Urbinati – che non ritengo si adattino al tuo ruolo di Presidente della Commissione per la riforma della Costituzione”. “Opinioni e argomenti – continua la Urbinati – che rivelano una concezione delle Istituzioni tesa a favorire o non nuocere il potere di un leader di partito invece che le ragioni del diritto e dell’uguaglianza del cittadino innanzi alla legge. A essere messa in discussione è in conseguenza delle tue dichiarazioni la leggitimità stessa della Commissione che tu rappresenti in qualità di suo Presidente”.

Nella risposta a Urbinati, Quaglieriello evidenzia che ”dalla lettura del mio intervento sul Foglio del 21 agosto, che ti allego integralmente perché riassume ciò che penso rispetto alla deliberazione cui è chiamata la giunta del Senato, potrai ricavare una interpretazione dello spirito e del dettato costituzionale certamente diversa dalla Tua, ma non per questo meno legittima”. I principi ”da Te richiamati non vengono infatti negati – anzi, si auspica una valutazione che abbia a cuore l’equilibrio del sistema costituzionale a prescindere dalle circostanze contingenti! -, ma semplicemente sono coniugati con altri principi altrettanto importanti che i Padri costituenti posero parimenti a fondamento della nostra architettura istituzionale”.

“E’ evidente che tu ed io la pensiamo diversamente, ma credo che l’esistenza di legittime visioni differenti sia un presupposto e non un impedimento per sedersi intorno a un tavolo e discutere di riforma dello Stato”. Così il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello replica a Nadia Urbinati che ha lasciato la commissione di esperti per le riforme in polemica con le posizioni del ministro su Silvio Berlusconi.

”A meno di non ritenere che – aggiunge il ministro – il confronto ideale sia quello con chi condivide le nostre opinioni: che sia più comodo è fuor di dubbio, sul fatto che sia più proficuo mi permetto di dissentire. E in questa convinzione mi conforta la qualità del contributo che hai fin qui portato ai lavori di una Commissione eterogenea per idee ed estrazioni culturali, e per il quale, anche a nome di tutti i colleghi, ti ringrazio”.

Quagliarello contestato in piazza: “Vai a lavorare”

quagliarello-contestato-tuttacronacaHa ricevuto una targa dal Presidente dell’Associazione dei Ristoratori di Piazza Castello, ieri sera a Conversano, il ministro Gaetano Quagliariello. Ma il titolare delle Riforme, arrivato per assistere all’Opera Aida” di Giuseppe Verdi, è prima stato fischiato e poi è stato fatto bersaglio delle urla di disapprovazione tra cui l’immancabile “Vai a lavorare”. Quagliarello, visibilmente imbarazzato, riprende in platea mentre il servizio d’ordine riporta faticosamente la calma.

Né riforme, né tagli alle province… è ancora un governo di servizio?

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La consulta boccia le riforme e il taglio delle province… è un niente di fatto! Flebile l’interesse politico per l’abolizione delle province. Avrebbe sollevato polemiche dure da sopportare per il fragile governo dalle mille intese. Oggi con la bocciatura della consulta di riduzione e/o di abolizione delle province la questione sembra definitivamente chiusa. La Corte ha, infatti, dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto “Salva Italia” e il loro riordino, che ne prevede la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione. “Non è materia da disciplinare con decreto legge”, hanno stabilito i giudici costituzionali. Regge al vaglio della Consulta la riforma della geografia giudiziaria: sono state infatti giudicate infondate le questioni sollevate dai tribunali di Pinerolo, Alba, Sala Consilina, Montepulciano e Sulmona contro la loro soppressione; inammissibile quella del Friuli Venezia Giulia. Solo Urbino si salva. L’Italia si salva? Tagliando alla cultura e alla sanità forse qualche speranza c’è ancora… se non spendiamo tutto in F35!

I saggi non hanno commissariato il Parlamento! Così la Boldrini.

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”Assolutamente no”, Cosi’ la presidente della Camera, Laura Boldrini, risponde a chi le chiede se ritenga il Parlamento commissariato dai saggi. ”L’avvio delle riforme muove i primi passi e tutti i lavori verranno fatti in ambito parlamentare. Il governo ha diritto a sostenre lo sforzo: non vedo nessun commissariamento”.

Letta quasi quadruplica i saggi: da 10 a 35… saggezza infinita!

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Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto i 35 componenti della commissione per le riforme costituzionali. Tra loro figurano Valerio Onida, Angelo Panebianco, Luciano Violante (che dopo esser stato in corsa per la premiership ora si ripresenta sotto forma di saggio). I “saggi” saranno ricevuti giovedì pomeriggio dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale:

– Michele Ainis – Università Roma 3

– Augusto Barbera – Università di Bologna
– Beniamino Caravita di Toritto – Università la Sapienza Roma
– Lorenza Carlassare – Università di Padova
– Elisabetta Catelani – Università di Pisa
– Stefano Ceccanti – Università Roma 3
– Ginevra Cerrina Feroni – Università di Firenze
– Enzo Cheli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Mario Chiti – Università di Firenze
– Pietro Ciarlo – Università di Cagliari
– Francesco Clementi – Università di Perugia
– Francesco D’Onofrio – Università La Sapienza Roma
– Giuseppe de Vergottini – Università di Bologna
– Giuseppe Di Federico – Università di Bologna
– Mario Dogliani – Università di Torino
– Giandomenico Falcon – Università di Trento
– Franco Frattini – Presidente Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
– Maria Cristina Grisolia – Università di Firenze
– Massimo Luciani – Università La Sapienza Roma
– Stefano Mannoni – Università di Firenze
– Cesare Mirabelli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Anna Moscarini – Università della Tuscia
– Ida Nicotra – Università di Catania
– Marco Olivetti – Università di Foggia
– Valerio Onida – Presidente Emerito Corte Costituzionale
– Angelo Panebianco – Università di Bologna
– Giovanni Pitruzzella – Università di Palermo
– Anna Maria Poggi – Università di Torino
– Carmela Salazar -Università di Reggio Calabria
– Guido Tabellini – Università Bocconi di Milano
– Nadia Urbinati – Columbia University
– Luciano Vandelli – Università di Bologna
– Luciano Violante – Università di Camerino
– Lorenza Violini – Università di Milano
– Nicolò Zanon – Università di Milano.
Ma non erano inutili i saggi secondo il Grande Saggio Valerio Onida? E ora di nuovo a fare il Saggio inutile?

Il mattarellum che potrebbe “spalmare” ulteriormente il Pd… la mozione Giacchetti

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29 maggio: giornata simbolo dell’inizio del cammino delle riforme istituzionali. Il piano era questo. Peccato che sia lo stesso Pd, o meglio parte del Pd, a mettere i bastoni tra le ruote del governo di larghe intese. L’ex radicale, ora renziano, Roberto Giachetti, che in passato si era già reso protagonista di battaglie estreme sulla legge elettorale, ha raccolto un centinaio di firme (tra Pd e Sel) intorno ad una mozione parlamentare che chiede il ripristino del vecchio sistema: il Mattarellum, fumo negli occhi per il Pdl. Una pistola carica, che rischia di far saltare il delicato equilibrio (che non tutti apprezzano, soprattutto tra l’elettorato) raggiunto con il Cavaliere sulle riforme, vale a dire i ritocchi al Porcellum. Ma è proprio questo che, come reazione, ha fatto scattare l’iniziativa di Giachetti, firmata in blocco dai renziani, nonché da Sinistra e libertà e da chi nel Pd vive il ritorno al proporzionale come una specie di incubo, ossia Renzi. Il governo, a questo punto, ribatte lasciando trapelare l’intenzione di sfilarsi dal tema legge elettorale e demandarlo alle Camere. Però lo scontro in casa Pd trae nuova energia dalla questione. Agitazione quindi tra i parlamentari dem al diffondersi della voce che E’ solo una mozione, non una legge, ma potrebbe provocare la definitiva esplosione. Il fallimento delle amministrative, inoltre, sembra dare una spinta definitiva verso questa possibilità: “Il 50 per cento di astensione a Roma è un segnale – si sfoga una deputata renziana – chi non ha votato ci chiede di fare qualcosa, non ci chiede di approvare una mozione che non dice e non decide nulla sulle riforme, come quella elaborata da Pd e Pdl”. Ed è dall’incostistenza delle larghe intese che si trova energia per andare avanti.  “La mozione Pd-Pdl è acqua fresca”, afferma un altro renziano. “Hanno anche cancellato la data del 30 luglio entro la quale approvare le modifiche al Porcellum!”. Intanto si cerca di convincere al dietrofront Giacchetti, ma è lui stesso ad affermare che non ritira “niente”. Intanto arriva un nuovo monito da Renzi: “Il governo sarà forte se farà le cose, se è un governo che chiacchiera e vivacchia trascinerà l’Italia in basso”. Quanto al Pd e il test amministrative: “Dovevano dimezzare i parlamentari e hanno dimezzato i voti…”. Ma cosa temono i firmatari della mozione? Che ci si limiti ad un semplice restyling del Porcellum, con conseguente ritorno al proporzionale e alle ‘larghe intese per legge’, in caso ancora una volta non ci fosse un netto vincitore alle elezioni. E dunque addio sogni di premiership per il sindaco di Firenze che però, almeno per quanto riguarda questa mozione, ha diversi appoggi all’interno del suo partito.

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Il grande circo della politica! In arena c’è Monti…

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