Grande paura per Giangrande, ricoverato in rianimazione

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Grande paura per il l brigadiere dei carabinieri Giuseppe Giangrande, che fu ferito davanti a Palazzo Chigi durante il giuramento del governo. E’ stata diffusa la notizia infatti che il carabiniere è stato ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santo Stefano di Prato , dov’era tornato a casa nel periodo natalizio dopo un lungo ricovero a Roma e nel modenese. Il ricovero si era reso necessario a causa di una insufficienza polmonare, per la quale si era resa necessaria anche una tracheotomia. Dall’ultimo bollettino medico si evince che: «Il paziente è cosciente, orientato e collaborante. I parametri emodinamici sono stabili. Le condizioni respiratorie sono in miglioramento». È quanto si legge nel bollettino medico diffuso oggi dalla Asl di Prato in riferimento alle condizioni cliniche di Giangrande ricoverato dal 5 gennaio scorso presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santo Stefano di Prato. Oggi il brigadiere ferito davanti a Palazzo Chigi in aprile è stato sottoposto ad una tracheotomia «come preventivato già nei giorni scorsi al fine di agevolare la successiva fase di riabilitazione».

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In coma dopo un rave party, 22enne in rianimazione

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Gli incidenti nei rave party sono sempre più frequenti. A settembre un ragazzo era stato investito nell’indifferenza più assoluta nel parcheggio di un rave, complice forse, anche la musica ad alto volume che aveva impedito alle persone di sentire il grido di dolore del giovane. Oggi invece è stata una ragazza di 22 anni di  Cerfignano, frazione di Santa Cesarea Terme, a essere ricoverata in coma nel reparto di Rianimazione dell’ospedale ‘Vito Fazzi’ di Lecce. La causa del malore della giovane presumibilmente può essere attribuito a un mix di alcol e anfetamine assunto durante un rave, non autorizzato, che si è tenuto la notte scorsa in una masseria abbandonata, in località Pozzo Antico, sulla strada che collega Lecce alla marina di Torre Chianca.

Uomo nudo in fuga: il paziente che scappa dal reparto di rianimazione

beatrice-lorenzin-tuttacronacaSarebbe fuggito, uscendo senza vestiti e senza che nessuno se ne accorgesse, un paziente ricoverato nel reparto di rianimazione dell’Ospedale G.B. Grassi di Ostia. La notizia era stata riportata da Il Tempo, che aveva parlato di un paziente macedone ricoverato in rianimazione per cirrosi epatica. La notte scorsa, l’uomo sarebbe riuscito a eludere  infermieri e vigilantes all’ingresso per poi recarsi a una Caserma della guardia di Finanza dove ha denunciato presunti maltrattamenti subiti dai sanitari del Grassi. Solo in seguito, quando al nosocomio si sono accorti della sparizione del paziente, il macedone è stato rispedito all’ospedale. Dopo aver appreso il fatto, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha inviato i Nas all’ospedale Grassi di Ostia per ”accertare i fatti ed eventuali responsabilità” sulla fuga. Come spiega una nota, il Ministro ha inoltre ha chiesto chiarimenti al Commissario per Sanità della regione Lazio, Nicola Zingaretti, al fine di accertare ”se siano state rispettate le norme e le conseguenti procedure applicative che riguardano la sicurezza e la tutela dei pazienti in particolare nelle strutture e nei reparti ad alta intensità di cura”.

Morire di parto nel 2013, elicottero rotto e nessun letto in rianimazione

Antonia Seminara -morta-incinta-enna-malasanità-tuttacronaca

La sanità italiana è al collasso per i tagli effettuati dalla spending review e c’è chi lo paga con la vita. E’ successo a una donna di 40 anni, Antonia Seminara originaria di Gangi (Pa) ricoverata in nottata nell’ospedale di Sciacca, in condizioni precarie al termine di una gravidanza. Quando è arrivata al nosocomio di Nicosia (En)  i medici hanno  praticato il cesareo ma il bimbo non ce l’ha fatta. A quel punto è stato disposto il ricovero della donna in rianimazione, ma né ad Enna né a Caltanissetta erano disponibili posti nei reparti. L’unico libero era a Sciacca. Dopo aver aspettato inutilmente per ore l’elisoccorso che non si è potuto alzare in volo da Caltanissetta perché fuori uso a causa di un guasto, finalmente ne è arrivato uno da Palermo su richiesta dei carabinieri, ma per la donna era ormai troppo tardi. I familiari di Seminara hanno presentato una denuncia ai carabinieri e la procura di Nicosia ha aperto un inchiesta.

Il deputato regionale del Pd, Fabrizio Ferrandelli ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino. «Occorre – dice – accertare tutte le responsabilità e verificare se ci sono stati ritardi o errori imputabili ai servizi o alle strutture sanitarie siciliane. Sta di fatto che questa tragica vicenda ci invita tutti a riflettere, ancora una volta, sull’importanza dei punti nascita soprattutto nelle aree marginali della Sicilia distanti dalle grandi strutture ospedaliere».

Vi metto su Youtube: la minaccia ai medici di una donna in attesa al pronto soccorso

pronto-soccorso-youtube-tuttacronacaLa Nuova Ferrara riporta la vicenda di una donna che rischia la denuncia dopo aver fatto irruzione nel pronto soccorso dell’Ospedale di Ferrara, mentre i medici stavano rianimando un ragazzo in fin di vita dopo un grave incidente, minacciadoli di filmare tutto e pubblicare il video in Youtube per la lentezza del servizio: il suo compagno, paziente  cardiopatico, era infatti in attesa per essere ricoverato. I primi atti dell’inchiesta per interruzione di pubblico servizio aperta dalla polizia dell’ospedale Sant’Anna di Cona sono già in procura: riguardano la segnalazione presentata dal responsabile del Pronto soccorso ferrarese, Luciano Ricci, per il fatto accaduto la notte tra domenica e lunedì. La donna, con la sua irruzione, ha interrotto i 5 sanitari del “trauma team” che stavano rianimando da oltre un’ora un 25enne di Copparo, Denis Magni. Il ragazzo è morto poco dopo mentre l’amico Giacomo Quarzola era già deceduto sul colpo in un incidente stradale. Nessuna attenuante per la donna, neanche considerata la sua esasperazione. Lei stessa, dopo esser stata informata dai medici hce stavano rianimando il ragazzo e, dopo, informando i genitori, ha risposto, con il compagno: “chi se ne frega di tutto ciò…” e che informazioni sulla morte dei pazienti “non sono compiti del medico di pronto soccorso”. La segnalazione è stata inviata al posto di polizia e alla direzione generale e l’ufficio legale del Sant’Anna di Cona sta seguendo l’evoluzione dell’indagine. Ora spetterà alla procura valutare se indagare o meno le due persone per interruzione di pubblico servizio per un caso che il direttore generale del Sant’Anna, Gabriele Rinaldi, commenta: “è una situazione che si giudica da sola, spero che a distanza di tempo le persone coinvolte ripensino a ciò che è successo. Ora attendiamo gli esiti dell’indagine”.

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