Addio al maestro dei ragazzi della 3a C

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Addio al Prof d’italiano dei ragazzi della Terza C. Addio ad Antonio Allocca, 76 anni, nato a Portici, Napoli,  ha lavorato come attore e caratterista al fianco di Nino Taranto, Erminio Macario, Ugo Tognazzi, Gian Maria Volontè, Neri Parenti, Paolo Villaggio, Mario Scaccia, Renato Pozzetto, Luciano Salce, Steno, Nanni Loy e Luciano De Crescenzo. Allocca è morto il 31 dicembre, a dare la triste notizia sono stati il  leader degli ecorottamatori Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e Gianni Simioli della ‘radiazza’:

“Noi ricorderemo per sempre Allocca – concludono Borrelli e Simioli – come il compagno di tante serate di allegria e felicità. Un grande attore simbolo della Napoli migliore, un uomo buono e sempre disponibile con tutti”.

Allocca oltre a interpretare l’inflessibile docente che minacciava sempre Fabrizio Bracconeri di assegnargli un voto basso, lavorò anche in film come Così Parlò Bellavista, 32 Dicembre, Mi Manda Picone, Cristo si è Fermato ad Eboli, Quel ragazzo della Curva b, Piedone l’ Africano e Sogni Mostruosamente Proibiti.

I funerali si terranno il 2 gennaio a Napoli alle ore 10 nella Chiesa di San Ferdinando in Piazza Trieste e Trento.

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Una jam session per Jannacci

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Avrebbe compiuto 78 anni il 3 giugno Enzo Jannacci, mancato il 29 marzo di quest’anno. Per festaggiarlo, un gruppo di amici si è riunito e, con il figlio del cantante, Paolo, al pianoforte, hanno improvvisato una jam session a Palazzo Lombardia, sede della Regione. Roberto Maroni ha commentato l’evento in Twitter: “Abbiamo suonato qui al 39esimo piano per essere più vicini a dove si trova Enzo adesso”. Alle 20 e 13 un tweet di Roberto Maroni spiega così il senso di quella «jam session» improvvisata a Palazzo Lombardia, sede della Regione. Tra gli altri, presenti anche Paolo Rossi, Franco Cerri, Teo Teocoli, Renato Pozzetto, Cochi Ponzoni e Massimo Boldi. Il pubblico ha pottuo seguire l’evento su un monitor al piano terra, seguendo così anche la calata di Maroni nei panni di musicista mentre duetta un pezzo blues con Paolo Jannacci. Il preferito del politico, però, resta El purtava i scarp de tennis. “È profondo, perchè ci ricorda quanto sia importante stare con i piedi per terra – ha detto il governatore – Quanto si debba stare attenti a non lasciarsi affascinare dalle sirene del potere, ma rimanere sempre in mezzo alla gente, per lavorare e cercare di risolvere i problemi concreti”. Tra le tante testimonianze di affetto, Paolo Rossi ha definito il cantante “Uno dei miei maestri”: “Ne ho avuti tanti – ha sottolineato – ma solo Enzo mi ha insegnato a trovare le idee per strada”. Commosso il grande jazzista Franco Cerri: “Enzo era nato per fare il musicista, insieme ne abbiamo fatte di tutti i colori. E soprattutto ci siamo fatti tante bellissime risate”.

Ciao Enzo, nell’abbraccio di Milano!

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Il suono degli strumenti di una banda ha accompagnato l’uscita della bara di Enzo Jannacci dalla Basilica di Sant’Ambrogio dove si sono appena conclusi i funerali. L’uscita del feretro, come l’ingresso, è stata accompagnata anche da un lungo applauso e da momenti di commozione. La salma del cantautore sarà sepolta al Famedio al cimitero monumentale di Milano.
Fra i primi ad arrivare anche l’amico Roberto Vecchioni: «Nessuno è mai riuscito a dare la dimensione di Milano come ha fatto lui». «Enzo era una persona che quando non c’era si faceva sentire ugualmente perché quando era presente dava un senso diverso alla serata. È lui che mi ha fatto cambiare carriera, è lui che mi ha fatto diventare un artista», le parole con cui Teo Teocoli ricorda l’amico Jannacci. «Era il vero collante tra di noi – ricorda il comico arrivato ai funerali con il collega Massimo Boldi -, tant’è vero che i suoi primi pazienti siamo stati io, Massimo Boldi, Cochi e Renato».

Ha preso le mosse da una una delle più famose canzoni di Enzo Jannacci ‘Vengo anch’io, no tu no’ l’omelia di Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana che sta celebrando i funerali del cantautore nella basilica di San’Ambrogio a Milano. «Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale… cantavi anni fa caro Enzo – ha esordito Don Davanzo – ebbene ora ci siamo al tuo funerale e siamo in tanti e siamo tutti».
«Ma nella canzone precisavi il motivo, la curiosità – per vedere se la gente poi piange davvero – ha proseguito il sacerdote durante l’omelia -. E anche questo te lo possiamo garantire: la gente ti voleva bene, ti vuole bene, perchè non si può non voler bene a chi con la sua arte ha dato voce a quelli che la voce non ce l’hanno, ai tanti anonimi sconfitti della storia».

Ma c’è anche chi rinuncia alla cerimonia… Adriano Celentano e la moglie Claudia Mori non riescono ad entrare nella Basilica di Sant’Ambrogio.  La coppia si è quindi soffermata fuori dalla Chiesa per alcuni minuti e poi si è allontanata: «Avrei preferito poter assistere alla cerimonia – ha spiegato il Adriano – ma c’era troppa gente ed è giusto così».

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