Shock ad Andria: artificieri ed esercito in piazza. Ma…

andria-saldi-tuttacronacaAllarme questa mattina ad Andria, nel Barese, dove i cittadini sono stati svegliati dall’arrivo di artificieri, polizia, militari dell’esercito, carabinieri del RIS, vigili del fuoco e ambulanze. Il tutto perchè è stato rinvenuto, in Piazza Catuma, un ordigno nascosto in un borsone abbandonato e trovato da due bambini che giocavano in compagnia del papà e della mamma. La zona è stata messa in sicurezza e poco dopo, sotto lo sguardo attonito dei passanti, l’ordigno è esploso. E’ stato allora che il bluff è venuto alla luce: si trattava infatti di una pubblicità per i saldi all’interno di un centro commerciale a Molfetta. Tutte le persone intervenute, circa una ventina, erano attori impegnati nelle riprese della pubblicità.

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Quando ai saldi… ci si presenta in biancheria intima!

saldi-tuttacronacaSono iniziati i saldi e, nonostate Confcommercio e Cna prevedano un calo fino al 20%, decine di clienti hanno dato l’assalto al negozio Desigual in via del Corso a Roma. Il brand spagnolo ha infatti lanciato il cosiddetto ‘seminaked party’, garantendo di vestire gratuitamente i primi cento clienti che si fossero presentati in mutande.Pienone di clienti in slip anche nelle altre città d’Italia, soprattutto a Torino.

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Saldi al via ma non ci si aspetta il pienone

saldi-tuttacronacaSaldi al via ma gli italiani pronti ad aprofittarne diminuiscono: in percentuale, si passa infatti, stando a una ricerca di Confcommercio Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research, dal 60,5% al 58,3% mentre scendono del 6,3% i consumatori che ritengono importante il periodo dei saldi. Si salva il web, con gli acquisti online che crescono del 37%. La quasi totalità dei consumatori che sono soliti acquistare on line “spesso” o “molto spesso”, sottolinea la ricerca, ritiene che il canale della rete sia generalmente più conveniente rispetto ai classici punti vendita tradizionali. La pensano in questo modo soprattutto le donne e il segmento di popolazione più giovane, vale a dire fino a 44 anni. Anche le imprese del commercio non sono positive e si attendono quest’anno una lieve flessione delle visite da parte dei clienti (-0,4%). Il 67% dei cacciatori di offerte – secondo Confcommercio – farà shopping nei negozi abituali e l’83% comprerà prodotti sia di marca che non, anche se cala la quota di chi è interessato esclusivamente all’acquisto delle griffe(-4,3% rispetto al 2013).

Iniziano i saldi: tra speranza e paura del flop

saldi-tuttacronacaIniziano oggi in Valle d’Aosta, Campania e Basilicata i saldi, che nei prossimi giorni prenderanno l’avvio anche nelle altre regioni e continueranno fino a fine febbraio o primi giorni di marzo. E se Codacons alcuni giorni fa aveva previsto un flop, ora Confcommercio ha spiegato che le aspettative di guadagno in tutta Italia sono di 5 miliardi e 400 milioni di euro pari al 18,8% del volume d’affari dell’intero settore. Stando alle stime, si spera che ogni famiglia spenda circa 340 euro in capi di abbigliamento. Stando alle aspettative di Confocommercio, saranno sedici milioni le famiglie italiane, su un totale di quasi ventisei milioni, ad affollare i negozi. Un dato clamorosamente smentito dall’Osservatorio di Federconsumatori che parla invece di meno di 9 milioni di famiglie propense ad acquistare con i saldi, con una riduzione della spesa pari all’11,3%.  Che si riesca a raggiungere il pienone e che si arrivi a cifre da record è piuttosto inverosimile come dato, visto che anche durante il perido natalizio i negozi non erano affollati come sperato. Va inoltre sottolineato che in questa stagione di saldi i controlli saranno più rigorosi e sembra che possa essere scongiurato il ricorrere ai fondi del magazzino.  Ad eccezione della Sardegna, a causa dei danni per l’alluvione, i saldi sono iniziati con un mese di anticipo, il resto del paese si adeguerà entro sabato. Ma da Codacons scatta la denuncia: otto negozianti furbetti su dieci, a Napoli, Milano e pure a Roma, hanno già avviato i saldi dal 30 dicembre, con largo anticipo sulla data ufficiale e cercando di attirare i consumatori in ogni modo.

175 piccoli ospedali a rischio chiusura

piccoli-ospedali-chiusura-tuttacronacaSono 175 i piccoli ospedali con meno di 120 posti letto inseriti nella lista stilata dal governo che dovranno chiudere se Regioni e governo daranno via libera al Patto per la salute. Come ricorda La Stampa, forse chiuderanno per poco, in attesa di essere riconvertiti in quelle strutture per la riabilitazione o per le lungodegenze che scarseggiano.Tali strutture resistono da 20 anni e, spiega sempre il quotidiano, sono inutili, costosi e insicuri, visto che mancano di servizi di emergenza e apparecchiature in grado di affrontare i casi di una qualche complessità. E, cosa non da poco, con pochissimo utilizzo. Basti pensare che ci sono nosocomi con 15-20 posti letto utilizzati anche meno di 3 giorni su 10. Il ministro della Salute Lorenzin vorrebbe siglare il Patto per la salute con le Regioni prima di Natale, per poi inviarlo in Gazzetta sotto forma di decreto. La lista in realtà sarebbe di 222 mini-nosocomi con meno di 120 posti letto, ma tra questi andranno salvati: i servizi psichiatrici di diagnosi e cura, che in realtà ospedali non sono; gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, perché fanno ricerca; i centri per “post acuti”, che servono per chi dopo un ricovero non è in grado di tornare a casa ma ha bisogno di cure meno intensive. Alla fine si arriva alla lista di 175 ospedaletti. Al riguardo della loro chiusura, i medici hanno pareri diversi: “Nelle zone disagiate vanno mantenuti dei presidi sanitari, magari non ospedali veri e propri ma servizi con caratteriste utili a quella popolazione sì”, è il parere di Costantino Troise, segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao. Che è però favorevole alla riconversione dei mini ospedali vicino ai grandi nosocomi. “Gli ospedaletti rappresentano un pericolo per i cittadini e persino per chi ci lavora, perché non hanno specialisti, strumentazioni e casistica sufficienti ad operare in sicurezza”, taglia invece corto Massimo Cozza, segretario nazionale della Cgil medici.

Nulla ferma una modella, neanche il freddo!

modella-milano-tuttacronacaL’inverno ha allargato le sue gelide mani sulla nostra Penisola ma… “show must go on”. Anche quando si tratta di semplici scatti di moda. Ed ecco allora che a Milano, con una temperatura non molto lontana dalla 0, una modella deve posare con un abbigliamento non propriamente adatto alla stagione. Repubblica però ci svela il trucco: stufette elettriche per assicurarle un po’ di calore. Le immagini sono state scattate in piazza Mercanti, in pieno centro, a pochi passi dal Duomo.

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Freddo e gelo attanagliano l’Italia: siete certi di sapere come indossare la sciarpa?

sciarpa-tuttacronacaL’inverno è giunto sulla nostra penisola e per questo week-end si prevede l’arrivo di un nuovo super ciclone. Ma se già neve e pioggia portano innumerevoli disagi, perchè ritrovarsi anche a battere i denti dal freddo nel caso si debbano affrontare le interperie? Meglio allora infilarsi una sciarpa. Ma come indossarla? Ci viene in aiuto Weknowmeme regalandoci 11 modi diversi su come utilizzarla per avere un look sempre diverso. Il sito si riferisce agli uomini, ma anche le donne potrebbero trovare qualche spunto in queste istruzioni!

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Super ciclone arriverà sabato ed è allerta al centro-sud

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E’ confermato il super ciclone che mette in allarme il sud Italia è previsto per il prossimo weekend e continuerà fino a lunedì 2 dicembre. Si temono altri eventi calamitosi come quelli che hanno già colpito la Sardegna, le Marche, Abruzzo e i violenti nubifragi che hanno sconvolto la Calabria. I siti meteorologici già parlano di un super ciclone che si abbatterà sul Mediterraneo e che creerà una voragine barica.

Ad alto rischio tutta l’Italia centro/meridionale e in modo particolare le Regioni del medio/basso Adriatico (Abruzzo, Molise e Puglia), tutto il Sud (Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia) e anche la Sardegna. Le prime forti piogge tra Calabria e Sicilia si verificheranno già dalla mattinata di sabato 30, secondo gli ultimi aggiornamenti, con le prime precipitazioni intense che poi si intensificheranno su tutte le zone joniche tra sabato sera e domenica mattina. Forti piogge e temporali anche in Sicilia. Non mancheranno tempestosi venti ciclonici e mareggiate su tutte le coste esposte. E’ alto anche il rischio che si formino altre trombe d’aria (o tornado, che dir si voglia: sono sinonimi!). Le temperature si alzeranno in alcune località di oltre 10°C rispetto al gelo di questi giorni, tornando addirittura sopra le medie del periodo, e sui rilievi appenninici la neve sarà nuovamente confinata sulle vette più alte, oltre i 2.000 metri di quota. Per questo motivo, la tanta neve presente al suolo alle quote medio/basse si scioglierà rapidamente andando ad aggiungersi alle piogge alluvionali che si riverseranno improvvisamente sui corsi d’acqua, che rischieranno così di esondare in molti punti. La situazione è preoccupante, l’incubo alluvione rischia di diventare di nuovo realtà. A Catanzaro, ad esempio, le autorità si stanno già attrezzando per affrontare al meglio l’emergenza. E fanno bene, perché evoluzione meteo e la situazione del territorio non promettono nulla di buono…

Le Regioni hanno finito i soldi per la Cig, il sistema è al collasso?

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Si sono rotti gli equilibri e ora sembra una grande corsa nel baratro dei conti in rosso. Tutto ha avuto inizio con un gruppo di lavoratori cassaintegrati a Catanzaro che hanno chiesto di vedere un documento: cioè l’attestato che esistono i fondi per pagare gli ammortizzatori sociali. I funzionari prendono tempo e i lavoratori in cassa integrazione bloccano una delle arterie più importanti della città. Ma Anche a Cosenza si sparge la voce e i cassaintegrati salgono sul tetto del palazzo dell’Inps e minacciano suicidi se i sussidi non venissero pagati. il problema di fondo esiste poiché sono circa 20 mila i lavoratori in mobilità o in cassa integrazione che attendono da 9 mesi i sussidi già autorizzati. Ma se il sud piange il nord non ride . Centinaia di migliaia di famiglie sono senza redditi anche se avrebbero diritto alla forma “eccezionale” ( che ormai è divenuta una norma, come succede spesso in Italia) di sussidio. La verità è una: la cassa integrazione è al collasso, le Regioni hanno finito i soldi e sono sempre più le aziende che mettono in mobilità i propri dipendenti. Il sistema non regge più.

Come spiega La Repubblica:

Dal distretto del tessile a Como, al commercio nel Lazio, fino all’edilizia in Campania o in Sicilia, sono probabilmente circa 350 mila i lavoratori che subiscono forti ritardi nel versamento degli ammortizzatori in deroga. La stima è di Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, ma il “probabilmente” su di essa è d’obbligo. Il caos su autorizzazioni, versamenti e fabbisogno finanziario sulla Cig in deroga è tale che né l’Inps (che paga) né il ministero del Lavoro (che regola) hanno il quadro completo della situazione. Non si sa quante persone messe fuori dalle imprese non percepiscono più anche solo i soldi per comprare gli alimenti di base. La sola certezza è che centinaia di migliaia di lavoratori sono lasciati per mesi in un limbo, dopo che era stato garantito loro che potevano contare sugli ammortizzatori sociali. Solo in questi giorni, benché se ne parli da giugno, il governo ha sbloccato 500 milioni per accelerare i pagamenti degli arretrati. Si aggiungono poi 287 milioni dirottati in extremis dai fondi europei per contribuire alla cassa in deroga in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Saranno usati nei prossimi giorni per saldare alcune delle mensilità arretrate. Ma secondo stime (informali) del ministero del Lavoro, solo sul 2013 resta comunque un buco di 330 milioni. In questa fase il costo complessivo della Cig in deroga, secondo stime (ancora una volta, informali) del ministero del Lavoro, è di tre miliardi l’anno. Non è poco, se si considera che viene finanziata dalla fiscalità generale e non dai versamenti delle imprese presso l’Inps. Questo strumento di emergenza era nato con l’inizio della recessione per le esigenze di piccole aziende di ogni tipo: edilizia, artigiani, negozi, studi di notai o di avvocati. Imprese non hanno mai dovuto versare contributi all’Inps per la cassa integrazione. A titolo di confronto, nel 2012 le medie e grandi imprese industriali hanno versato 3,6 miliardi per gli ammortizzatori e hanno usato Cig ordinaria e straordinaria per 5,2 miliardi. Per loro il fabbisogno da coprire è dunque di circa la metà rispetto alle piccole imprese.

Ma non è solo la carenza di risorse a provocare quel dramma sociale silenzioso che è il collasso della Cig in deroga. Non era inevitabile che finisse così. A complicare tutto contribuiscono le scelte delle regioni, le incongruenze legali di questo strumento e l’insistenza dei sindacati a usarlo a dispetto delle disfunzioni che comporta.

[…] Da metà 2012 però i fondi delle regioni sono finiti e lo Stato centrale si è fatto carico della Cig in deroga per intero. Si è giunti dunque a un paradosso: un’amministrazione regionale autorizza una gran quantità di spesa pubblica alla quale deve far fronte un’altra amministrazione. Chi decide, sa che poi non dovrà pagare, magari alzando le imposte sui propri elettori. Non è dunque un caso se questo meccanismo di deresponsabilizzazione ha fatto esplodere il ricorso alla Cig in deroga. Hanno poi contribuito anche i sindacati, che su questo strumento hanno un potere vincolante: gli ammortizzatori non scattano se il sindacato non firma. Qua e là, di rado, ciò ha prodotto richieste di favori e tangenti per dare via libera alla cassa. Casi, sembrerebbe, sporadici. Ma anche agendo nelle regole, i sindacati tendono a prediligere questo strumento perché conferisce loro un ruolo
centrale. Formalmente la cassa integrazione è un reddito transitorio in attesa che la crisi passi e il lavoratore rientri in azienda. Nella pratica, con la Cig in deroga, diventa sempre meno così: il lavoratore non rientra quasi mai. Se i sindacati e le imprese accettassero la realtà del licenziamento, chi perde il posto avrebbe almeno diritto al sussidio di disoccupazione per 12 o 18 mesi: quello sarebbe sicuro e puntuale, perché coperto da automatismi di legge. Invece si preferisce continuare a fingere che certi posti non siano persi per sempre, a costo di lasciare gli addetti senza ammortizzatori sociali per mesi.

Allerta temporali al sud, interessate Sicilia e Calabria

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Scatta l’allerta diramata dalla Protezione Civile che ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse, soprattutto nella giornata di mercoledì. Interessate saranno soprattutto le regioni del Sud Italia dove si verificheranno intensi temporali e grandinate. Massima attenzione anche alle forti raffiche di vento che colpiranno la Sicilia e la Calabria.

 

I costi della politica regionale sono un baratro senza fondo: 800 mln

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In confronto le spese dello Stato centrale fanno impallidire se si pensa ai costi che i contribuenti pagano per la politica regionale. Sono circa 800 milioni di euro l’anno per gli stipendi di consiglieri, assessori e presidenti di Regioni e province autonome. Se a questo dato accorpiamo la spesa per i consiglieri, gli assessori, i sindaci e i presidenti delle Province, arriviamo a 1,4 miliardi all’anno, ovvero quasi alla metà di quello che serve per togliere l’Imu sulla prima casa. I dati sono stati rilevati dal Siope, il sistema che rileva incassi e pagamenti delle pubbliche amministrazioni, pubblicati dal Sole 24 Ore.

Come scrive il quotidiano economico:

“Prendiamo per esempio le Province, da anni nel mirino proprio perché ritenute inutili e costose: l’affermazione è smentita dai dati Siope, almeno per quel che riguarda il costo pro capite di consiglieri e assessori provinciali: «solo» 2,5 euro contro i 19 dei politici regionali e i 13 di quelli comunali . Ma il discorso cambia se si analizza il rapporto percentuale tra la spesa corrente e quella per organi istituzionali: 1,32 euro il peso dei rappresentanti delle Province rispetto al totale della spesa corrente dello stesso ente, contro lo 0,55 dei politici regionali e l’1,07 di quelli comunali”.

Mentre non stupisce che le Regioni spendano molto di più in stipendi che in investimenti:

“145 miliardi in un anno per funzionare la macchina, contro i 17 miliardi spesi per investimenti su strade, ospedali ed espropri. In pratica, soltanto un euro ogni dieci usciti dalle casse regionali l’anno scorso è servito a finanziare un’infrastruttura […] sopravvivono anche alcune voci più opache: oltre agli 800 milioni per organi istituzionali, ci sono anche i 117 milioni spesi dai governatori per «studi, consulenze, indagini e gettoni di presenza».

Meno sbilanciato il rapporto per Comuni e Province: entrambi destinano alla spesa produttiva il 21% degli investimenti. Semmai il dubbio per le Province è quello della loro stessa funzione: senza la gestione degli appalti stradali, che da sola assorbe il 42% degli investimenti dell’ente, effettivamente la ragion d’essere delle 110 Province, costate 8 miliardi nel 2012, verrebbe svuotata di senso”.

Invece è una sorpresa che le spese per sagre e cancelleria non sia il monstrum che finora si era denunciato:

“L’analisi delle uscite ridimensiona il mito dei soldi pubblici buttati per finanziare sagre e congressi o per acquistare risme di carta e materiale di cancelleria. In realtà, a convegni ed eventi le Regioni destinano 62 milioni l’anno, ovvero lo 0,04% della spesa corrente, le Province lo 0,5% e i Comuni lo 0,4 per cento. Uscite non indifferenti, certo. Ma tutto sommato analoghe a quelle legali: 50 milioni, pari allo 0,03% nelle Regioni, 205, pari allo 0,39%, nei Comuni”.

Gli italiani non pagano: debiti non onorati per un totale di 34 miliardi

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Nel 2012 ha raggiunto quota 34 miliardi di euro il totale degli insoluti: i conti degli italiani piangono e non si pagano più le rate del mutuo, l’affitto o le bollette per beni di prima necessità quali acqua, luce e gas. Per quest’anno, inoltre, si prevede un aumento del 6/8% delle pratiche affidate al reucpero crediti. E’ stata l’Unirec, l’associazione che riunisce le principali società di recupero crediti, a presentare i dati, sottolineando che tra le regioni più indebitate si trovano Sicilia, Campania, Lombardia, Lazio e Puglia. Oltre a questo, sta prendendo nuovamente piede l’usanze delle cambiali. Sono 3 milioni  al mese le pratiche relative a debiti non pagati da famiglie e imprese che faticano sempre di più a onorare le proprie obbligazioni e rimborsare i prestiti contratti: una vera e propria emergenza sociale quindi.  Ma se il numero delle cambiali è aumentato del 5% rispetto al 2011 e, addirittura, del 44% rispetto al 2009, anche i protesti sono in crescita da ormai 5 trimestri consecutivi. In questo contesto, le regioni più “virtuose” sono la Basilicata, Molise e Trentino. “Un dato che, ovviamente, risente dell’entità della popolazione dei territori, anche se – nelle aree più critiche e nelle regioni con situazioni socio-economiche più difficili – si rileva un tasso di recupero dei crediti decisamente minore”, dice il Rapporto che chiude con una previsione ancora più pessimista: i volumi da recuperare il prossimo anno potrebbero salire di un altro 10%.

debiti

Ma se sono aumentati i crediti insoluti, le previsioni di incasso dei recuperatori professionali sono negative: aumenta cioé il differenziale tra affidamenti ed effettivi recuperi (-11%). Questa situaione rischia di rendere ancora più aggressive le azioni di recupero, anche con modalità che violano il codice della Privacy e integrano reati fino all’estorsione. In questo caso però è lo stesso presidente di Unirec Gianni Amprino a fornire alcune rassicurazioni. “Il circuito della agenzie aderenti all’associazione è composto di circa 200 società che corrispondono al 90% dell’attività di recupero. Tutte operano con regolare licenza rilasciata dal Ministero tramite le prefetture, sono vigilate dalla Banca d’Italia e collegate alle associazioni dei consumatori con le quali è in corso da tempo una proficua e continua collaborazione, proprio per evitare abusi. Anzi, noi siamo i primi a chiedere ai debitori di segnalarci eventuali comportamenti non corretti.” Ma c’è da considerare che sono numerose le Srl che non hanno aderito all’associazione di Confindustria pur operando nel mercato della tutela del credito: tornerà in voga lo strozzinaggio?

Quella cura che sta uccidendo il paziente: il patto di stabilità

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“Il Patto di stabilità è la cura che sta uccidendo il paziente: stiamo morendo”. Zingaretti non usa mezzi termini per definire la drammatica situazione delle regioni italiane. Anche Nichi Vendola lancia il suo allarme “A Roma non hanno orecchie per ascoltare, sono stufo di avere ragione, non arriviamo vivi al 2014. Siamo di fronte ad una condanna a morte – ha aggiunto il presidente della Puglia – il cappio al collo si è stretto sempre di più e siamo al punto in cui l’osso si sta spezzando. Non possiamo sopravvivere. Bisogna avere il coraggio di dire la verità: l’Europa ha usato la medicina sbagliata, la sofferenza di oggi è figlia delle risposte errate date alla crisi del 2008, ovvero il blocco della spesa”. Per il governatore pugliese, “il governo non può scodellare la minestra, non può inventare risorse che non ci sono. Le politiche depressive minacciano la democrazia e non possono essere contestate in chiave sentimentale e poi essere lasciate intatte. L’Europa ha imboccato, così, la strada della propria dissoluzione”.

E Zingaretti ripete che la “situazione delirante” ed ha chiesto che almeno si escludano dagli obiettivi del Patto di stabilità le spese sui cofinanziamenti per i fondi europei. “Non escludo altre iniziative di mobilitazione – ha affermato – non faremo spegnere i riflettori”.
L’Europa ci sta uccidendo credendo di curarci?

Canili a rischio… I Comuni non pagano le rette e i cani muoiono di fame.

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Sono almeno 400 i canili a rischio fallimento in Italia. I comuni non riescono a pagare le rette per le associazioni che si prendono cura dei cani.

Mentre da una stima effettuata su 1000 comuni quelli virtuosi che pagano nei tempi prestabiliti sono solamente 35 e tutti nel nord Italia, circa 300 comuni pagano le rette entro i 18 mesi mentre ci sono oltre 650 comuni che sono in ritardo con i pagamenti di oltre due anni fino a sei-sette anni.

I canili sono quindi al collasso, con un debito che ammonta a 400 milioni di euro. Questo fa sì che le strutture non riescono più a mantenere determinati standard e poco a poco assumono l’aspetto di lager. Tempo di crisi e soprattutto mantenere un cane oggi costa, così si intensificano gli abbandoni e calano notevolmente le adozioni, tanto che alcuni canili hanno spostato il mercato delle “adozioni” all’estero verso la Germania e il Nord Europa.  

Attualmente i cani che sono a rischio vero di morire di fame sono circa 40.000 di questi 28.000 si trovano nei canili del sud sui 150.000 ospitati nei rifugi italiani occorre che si proceda al pagamento delle rette in tempi rapidissimi.

ARRIVA IL MALTEMPO AL CENTRO ITALIA… MASSIMA ALLERTA!

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Nuova ondata di maltempo in arrivo sull’Italia dopo la tregua concessa oggi: una perturbazione di origine atlantica proveniente dalla Spagna porterà nelle prossime ore piogge e temporali sulle regioni centrali. La Protezione civile ha emesso una allerta meteo che prevede, a partire da mercoledì, piogge e temporali anche molto intensi, accompagnati da fulmini e raffiche di vento su Sardegna, Toscana, Umbria e Lazio. Un miglioramento è atteso per giovedì.

Spending review e taglio dei consiglieri in 3 regioni: Sicilia, Sardegna, FVG

Consenso quasi unanime per il taglio dei consiglieri in 3 regioni italiane: sicilia, sardegna e Friuli Venezia Giulia… a quando il taglio dei parlamentari e l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti???

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Maltempo nella Penisola per 18 ore

Il maltempo festeggerà Halloween in Italia. E’ prevista una perturbazione di 18 ore…

8 le regioni a rischio: Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Veneto, Friuli e Puglia. Sono previste precipitazioni da 50 mm con punte che potrebbero  arrivare a 80 mm.

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