Vito Crimi rischia di salvare Berlusconi. Schifani accusa l’M5S

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Un errore ingenuo, troppo! Il regolamento della giunta delle immunità che giudica Silvio Berlusconi vieta di postare e mandare messaggi. Vito Crimi lo ha infranto e ha pubblicato sul suo profilo Facebook:

un commento di alcuni manifesti a firma “cuore azzurro” a difesa del Cav, comparsi questa notte a Roma.

Una scelta che ha scatenato le reazioni del Pdl. Il capogruppo al Senato Renato Schifani ha chiesto la sospensione della Giunta: “Denunciamo – spiega in una nota – al presidente Grasso un fatto gravissimo: mentre la Giunta delle Elezioni è in Camera di Consiglio, l’esponente del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, sta esprimendo su Facebook giudizi volgari e offensivi contro il presidente Berlusconi, violando il regolamento del Senato. Un comportamento intollerabile che conferma la bontà della nostra richiesta di ricusazione di alcuni membri della Giunta ed inficia gravemente la legittimità dei lavori del collegio”.

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Minacce in parlamento alla senatrice De Pin, si apre il casus belli

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Ha espresso la sua opinione, ha motivato la sua decisione di dare il voto al Governo Letta e per questo Paola De Pin, ex senatrice M5S ora nel gruppo Misto è stata minacciata dai suoi ex colleghi di partito. Le è stato urlato prima “Venduta”, poi un senatore M5S si è avviato verso il banco dove sedeva la De Pin e sono stati in un primo momento i senatori del Pd a proteggere la senatrice. prontamente poi sono intervenuti i commessi, mentre il  presidente Piero Grasso ha annunciato che il fatto sarà posto all’attenzione dei questori.

L’attacco però c’è anche chi sostiene che sia partito dalla De Pin stessa quando ha sostenuto che i suoi ex colleghi avevano  «compiuto un tradimento verso gli elettori che chiedevano il cambiamento» accusandoli di un «classico cinismo partitocratico ed intollerante».

Letta nella sua replica ha detto di sentirsi vicino alla senatrice De Pin e ha affermato che «Il travaglio che ha accompagnato in questi giorni le scelte di molti parlamentari e senatori è stato ed è stato pesante, significativo, di quelli che vanno rispettati. Li voglio ringraziare tutti, anche quelli che hanno scelto oggi di fare oggi delle scelte difficili ed «esprimo un ringraziamento e vicinanza alla senatrice Paola de Pin» e poi ha aggiunto  «Io penso e lo dico ai colleghi del M5S che il rispetto per la liberta della persona è la base della democrazia sostanziale; lo dico perché io rispetto e ascolto, ma non ne posso più di lezioni di morale da parte di chi minaccia perché uno ha cambiato idea».

L’intervista a Grillo che non andrà mai in onda

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Il Movimento 5 Stelle in Senato ha pubblicato sulla pagina ufficiale di Facebook il video i un’intervista dell’inviato di Ballarò a Beppe Grillo. La pubblicazione è stata motivata dicendo che la versione integrale non sarà mai messa in onda.

“Speri che noi non andiamo mai al potere perché scoperchieremmo i conti della Rai, e le spese per le società esterne, nonostante tutti i dipendenti che ha”, così ha dichiarato il Semplice Portavoce del Movimento ai microfoni di Ballarò.

Grillo continua: “Floris, tu guadagni più di un milione e mezzo l’anno ma il canale, insieme agli altri, perde 250 milioni. Floris, quando fai i sondaggini devi dire quante persone contatti e quanti non risponde. Non può il signor Pagnottelli (sic.) prendere in giro gli italiani. Se avete la coscienza di mandarmi in onda, mi rivolgo a quelli a casa: osservate meglio quello che vedete, visto che assistiamo a un depistaggio del servizio pubblico. L’informazione è appannaggio di gente stipendiata dal Partito Democratico…”.

Questa mattina è iniziata la manifestazione di protesta contro la Rai a viale Mazzini. Beppe Grillo è arrivato davanti la sede della Rai sotto una pioggia scrosciante. I giornalisti e cameraman presenti hanno provato a strappargli una dichiarazione: il leader M5S, una volta sceso dal taxi ha scherzato: “Occhio che c’è Casaleggio nel bagagliaio”.

 

I 15 grillini che potrebbero sostenere il nuovo governo

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Quei 10 piccoli indiani, potrebbero diventare i 15 grillini dissidenti. Allontanati dal Movimento, potrebbero trovar posto nelle file di una nuova maggioranza e sostenere il nuovo governo che si dovrà delineare nei prossimi giorni. Le elezioni auspicate da Grillo sembrano infatti una Chimera e c’è chi sente stretta intorno a sé la morsa fatta di regole e linee dettate al di fuori del Palazzo. Così al Senato 15 grillini, 13 dei quali non hanno votato l’elezione dell’ultimo capogruppo, sarebbero disponibili a dialogare con il Pd, ma forse sono molti meno quelli che appoggerebbero un Letta bis.

Ne parla Andrea Malaguti su La Stampa:

Al telefono da Firenze la senatrice Alessandra Bencini – considerata trattativista – dice di «sentire sulle sue spalle un peso enorme». La sua voce è disarmata, eppure nervosa, inquieta come il tremito di una tazza di tea appoggiata male sul piattino di ceramica. Si rompe. Piange. «Penso al futuro di questo Paese, ai miei figli, e non posso non interrogarmi su ciò che è giusto». E’raro vivere esperienze eccitanti senza pagarne il prezzo. Non pensava che fosse così alto. Da Palermo il senatore Francesco Campanella – trattativista anche lui – dice che «confrontarsi è necessario sempre, su ogni ipotesi».

Anche su quella di un Letta-bis? «L’ideale sarebbe un governo guidato da personalità terze. Letta potrebbe promettere di seguire parte dei nostri punti programmatici? Mi pare difficile. Ma se diventa Che Guevara ci rifletto. Ma soprattutto è importante che ci rifletta la rete». La rete. Non Casaleggio. Non Grillo. Al Senato il Movimento è spaccato in due. Quelli che seguono ciecamente i leader di Genova e Milano e quelli che chiedono a gran voce la consultazione del sacro web. Conta di più l’alto o il basso?

Al voto, al voto!!! Grillo vuole le elezioni, ma difficilmente le avrà

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Al voto! Al voto! Il blog di Grillo con il post dal titolo Rien ne va Plus è un inno alla gioia e l’auspicio di elezioni subito. Porcellum o non porcellum l’M5S invoca solo le urne sperando che, aiutati anche da una legge elettorale davvero “sui generis”, l’M5S possa davvero spiazzare gli altri partiti raccogliendo non solo i delusi del Pd, ma anche quanti, avevano creduto a un centro-destra diverso. Grillo ci ha abituato ai toni forti e alle uscite esagerate e anche questa volta non fa circonlocuzioni per raccontare, dal suo punto di vista, lo stato attuale della politica italiana e dettare, quello che a suo dire, possono essere le soluzioni per uscire da tutte le crisi che hanno strangolato l’Italia.

“Non era necessario un indovino per prevederlo. L’Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni”,

così esordisce il Semplice Portavoce del M5S che poi aggiunge:

“L’Italia ha perso un anno a gingillarsi mentre l’economia stava precipitando. Rinvio dopo rinvio questi parassiti hanno tirato a campare mentre l’Italia tirava le cuoia. L’ultimo regalo l’assurdo aumento dell’IVA che colpirà le classi sociali più deboli. Un cambiamento immediato è necessario”.

E dopo il preambolo arriva il colpo di grazia:

“Bisogna tornare al voto. Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori”.

Ma quanti saranno i dissidenti tra le file del M5S? Nell’ultimo conteggio c’era chi avrebbe messo la mano sul fuoco su almeno 15 persone… ma poi l’aula si sa, è come il campo da calcio e la partita è tutta da giocare voto su voto!!!

  

I toni della politica che l’Italia non merita

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Tempo fa era stato Schifani ad alzare il dito medio verso gli italiani, poi di toni politicamente “sbagliati” ce ne sono stati molti. Dalle magliette ai finocchi in aula si è veramente visto di tutto. Oggi c’è stato l’ultimo “Va**a” pronunciato da Pina Picierno (Pd) che in un concitato discorso in Aula elencando le presunte parentele del M5S ha allontanato il microfono prima di pronunciare una parola che forse, in un periodo davvero drammatico della storia politica italiana, fa ancora più male ai cittadini. Sacrifici sono stati chiesti e sono stati fatti dai cittadini che continuano a dover subire la violenza verbale che si scambiano in Aula i rappresentati eletti dal popolo sovrano.

 

Grillo all’attacco, in tempo di crisi ci resta solo il «Poker con morto»

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Ma mentre Napolitano piange c’è Grillo che non perde tempo e posta la fine del Governo con un post dal titolo: «Poker con morto».

Come nei romanzi gialli per capire quello che sta succedendo ora bisogna fare un passo indietro. Tornare a quella notte né buia, né tempestosa di primavera quando si riunirono tre persone per decidere le sorti della legislatura. Ognuno di loro aveva qualcosa da guadagnare dalla partita a poker.
Napolitano la rielezione e, forse, la certezza della distruzione dei nastri delle sueconversazioni con Mancino, Bersani la presidenza del Consiglio per il pdmenoelle, Berlusconi la certezza dell’impunità. Su questo ultimo dettaglio investigativo vale la pena di soffermarsi. Perché stringere un patto di legislatura, o anche di semi legislatura che doveva durare almeno il tempo di mettere mano alla Costituzione per stravolgerla in senso presidenziale e per limitare la magistratura e insediare Capitan Findus Letta alla presidenza della UE con un condannato in pectore? A Napolitano si può imputare tutto, ma non l’ingenuità. E’ altamente probabile che a Berlusconi siano state date delle garanzie che in seguito non sono state rispettate, o più probabilmente non si è riusciti a far rispettare. In altri termini l’assicurazione della prescrizione per scadenza dei termini del processo che lo ha condannato in via definitiva per truffa fiscale. Altrimenti che senso aveva fare un governo intestato alla presidenza della Repubblica, che mai si è esposta come in questo caso? Per vederlo cadere rovinosamente per un processo e una condanna altamente probabile pochi mesi dopo? Berlusconi ha la faccia di chi pensa “Chi mi ha fregato?“. L’accelerazione della sentenza della Cassazione lo ha inchiodato come una farfalla al muro. Continua a sbattere le ali, ma non può più muoversi. E’ finito, e lo sa. Però gli altri giocatori non se la passano molto meglio. Barbara Berlusconi ha fatto una domanda sensata al pdmenoelle “Se mio padre è un delinquente perché ci governate insieme?“. La risposta non è ancora arrivata. Al pdmenoelle i delinquenti di lotta, ma soprattutto di governo, piacciono. Hanno quel fascino innegabile di appalti e di poltrone. E il terzo giocatore, Napolitano? Lui ha perso la partita, ma si ostina a negarlo come chi avendo sempre vinto (o almeno pareggiato) non riesce a darsi pace per la sconfitta. Si alzi dal tavolo di gioco, e prima di uscire, spenga le luci del Quirinale. Il morto, ma già lo sapevate, è la democrazia.

Il dramma al Colle, Napolitano piange su Spaventa, ma forse anche sulla crisi

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Giorgio Napolitano, ricorda i bei tempi che furono e si commuove in memoria dell’economista Luigi Spaventa, mentre afferma: “Le distanze e gli scontri sul piano delle idee tra maggioranza e opposizione – ha sottolineato il capo dello Stato – non producevano come oggi smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale”.

Con la voce rotta dall’emozione spiega: “Quanto più tu abbia la ventura di inoltrarti in età avanzata nel tuo percorso di vita tanto più avverti il vuoto di quelle che sono state presenza assai care, venute meno via via meno nel corso degli anni. E finisci per avere il senso del dissolversi del tuo mondo come sfera di affetti radicati e di comunanze essenziali”. Forse nelle parole del Presidente della Repubblica c’è anche il difficile momento della politica italiana e il Governo Letta che sembra davvero condannato dall’interesse di chi sembrerebbe non avere il coraggio per fare un passo indietro e lasciare lo spazio a una destra che ancora potrebbe, insieme al Pd, attuare le riforme di cui l’Italia ha bisogno.

 

“Indagate ancora”, l’appello disperato della famiglia di David Rossi

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La famiglia di David Rossi, l’ex responsabile dell’area comunicazione di Mps, che la sera del 6 marzo scorso si sarebbe suicidato, chiede altre indagini. La famiglia evidenzia alcuni dettagli che “mal si concilierebbero con un evento suicidario”. Con questa motivazione l’avvocato Luca Goracci, a nome della vedova Rossi, Antonella Tognazzi, ha presentato una notifica di opposizione alla richiesta di archiviazione del fascicolo sull’ipotesi di istigazione al suicidio.

Nella richiesta di opposizione ”sono indicati aspetti delle indagini svolte che devono approfonditi sia per l’ipotesi di istigazione al suicidio sia per le eventuali, se i giudici le ravvisassero, altre ipotesi di reato”ha spiegato il legale.

L’avvocato Goracci ha depositato anche una perizia firmata da un ingegnere e una di un medico legale a proposito dei segni trovati nel corso dell’autopsia sui polsi di Rossi che, ”per loro natura non sono definibili atti di autolesionismo”.

Il legale spiega poi che nell’opposizione si contestano ”certe modalità con le quali la magistratura doveva acquisire le e-mail e persino gli accessi ai computer di Rossi”. Goracci chiede perciò un’analisi più completa sui computer e sulle email indirizzate da Rossi all’amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola.

Nell’atto infine si fa richiesta di avocare l’inchiesta alla Procura generale della Corte d’appello di Siena: ”E’ un atto di buona educazione”, ha concluso l’avvocato.

La politica a colpi di “Pasta e fagioli”

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C’era il tempo delle minestre riscaldate e oggi invece c’è la politica a colpi di pasta e fagioli. A inaugurare l’epoca sono stati Beppe grillo e Renato Brunetta. Il Semplice Portavoce del M5S ha infatti scritto sul suo blog:

“La ricetta di Brunetta per le coperture del Tesoro: “Soffritto, cipolla, sedano, carota, prezzemolo, un pò d’aglio per chi lo vuole, borlotti la sera prima a mollo…”.

La provocazione riprendeva un’intervista rilasciata 5 anni fa dal  capogruppo Pdl alla Camera durante un intervista ad Alain Elkann su La7 in cui Renato brunetta spiegava nei dettagli la ricetta della pasta e fagioli.

Una provocazione a cui Brunetta non ha fatto mancare la sua risposta: “Grillo finalmente viene allo scoperto e mi lancia la sfida sul soffritto e la pasta e fagioli. Del resto per lui i problemi degli italiani sono un pretesto per esercitarsi a fare il comico. Non vedo l’ora che abbia la stessa tempestività, venga allo scoperto e mi lanci la medesima sfida sulle coperture per Iva e Imu”.

Che succede alla Camera? Quella strana maggioranza sulla legge contro l’omofobia

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Che succede alla Camera? Una nuova maggioranza? Quella delle larghe intese Pd e Pdl non tiene e si spacca sul testo contro l’omofobia, ma nonostante il “no” del Pdl (che fatte poche eccezioni come Galan ha votato compatto), i “sì” sono riusciti comunque a mettere a segno il colpo con 228 consensi, 108 astensioni e 57 no. Ora il testo dovrà arrivare al Senato per la seconda lettura. Protesta anche da parte del M5S che a suon di baci in bocca ha polemizzato contro chi vuole “immolare i diritti sull’altare dell’inciucio”.  Dopo aver annunciato l’astensione sulla “legge farsa” sull’omofobia, i deputati M5S si sono alzati in piedi, si sono girati verso il compagno di banco e si sono baciati. Donne con donne, uomini con uomini. Alcuni, si sono abbracciati. Altri hanno alzato cartelli, che il presidente di turno Roberto Giachetti ha fatto fa ritirare. “Onorevole Nuti, se ha finito di baciare il collega, faccia ritirare quei cartelli”, ha sollecitato Roberto Giachetti, che presiede l’Aula. Si sta per votare la legge sull’omofobia. E il M5S, non soddisfatto del testo, parte all’attacco del Pd (“Cosa resta della vostra credibilità? Avete ceduto con arrendevolezza a una logica al ribasso, vi siete autocongelati”). Poi, Silvia Giordano, che è incaricata della dichiarazione di voto di astensione, dà il la alla protesta dicendo: “Un bacio e un abbraccio non possono fare male a nessuno”.

L’emendamento a firma di Walter Verini inserisce nella legge Mancino un’aggravante per i reati “fondati sull’omofobia o transfobia”. Poco prima del voto sull’aggravante, era stato dato il via libera, nonostante il no di Pdl, M5S e Sel, alla prima parte dell’emendamento, che stabilisce che “non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente”.

Lo scontro poi è avvenuto su un subemendamento presentato da Gregorio Gitti, Scelta Civica – votato dal Pd -, che esclude dall’applicazione le “opinioni espresse all’interno di organizzazioni di natura politica, culturale o religiosa”. Norma che sui social network è già stata ribattezzata “salva partiti come Forza nuova”, o “associazioni come “MilitiaChristi”.

Dunque lo scontro è servito: “Facciamo un ultimo appello: miglioriamo insieme questo testo, altrimenti il nostro voto – ferma restando la libertà di coscienza di ogni deputato – non potrà essere favorevole – dice Brunetta – I nostri sforzi di mediare sono stati vanificati dal Pd che vuole una legge ideologica e di bandiera”. Secondo Brunetta l’intesa è saltata per l’atteggiamento del Pd che ha voluto ”una legge di bandiera, una legge identitaria, ideologica, diretta non a tutti i cittadini ma ai propri elettori. Al Pd non importa che agli italiani arrivi un messaggio chiaro e unanime contro gli atteggiamenti omofobi, importa solo rivendicare il proprio ruolo, anche se questo può mettere a rischio la legge”. Infatti Brunetta sa già – dice – che saranno rivolte accuse al Pdl “di omofobia latente, che si cercherà di scaricare su di noi la rottura dell’accordo che invece ha voluto e sta volendo, Dio non voglia, il Pd: ma noi non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, e al paese, ai cittadini abbiamo già dimostrato come, nei fatti, abbiamo contrastato questi atteggiamenti odiosi”. Ne è la chiara dimostrazione l’intervento in Aula, a Montecitorio, del deputato del Popolo delle Libertà Alessandro Pagano che ha precisato che il problema non sono “gli omosessuali sereni”, di cui “siamo anche amici”, ma “gli omosessuali ideologizzati”. “Pur di approvare una legge contro la famiglia e contro la libertà religiosa – secondo il senatore Lucio Malan – il Pd ritorna all’alleanza con il movimento di Beppe Grillo, che non manca di ringraziare con i consueti insulti . Con il testo che questi due partiti stanno portando avanti sarà reato dire che per un bambino è meglio avere un padre e una madre, o esprimere l’opinione che determinati comportamenti sessuali sono peccato. I deputati del Popolo della Libertà fanno molto bene ad opporsi e hanno tutta la mia solidarietà”.

Grillo attacca Bersani e la segretaria dell’ex segretario finisce nei guai

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«Se si vuole parlare con un movimento si va dal suo leader. Pier Luigi Bersani non lo ha mai fatto. È stata una mancanza di rispetto, perché noi, quanto a voti, siamo il maggior movimento italiano. Invece Bersani ha tentato di far passare dalla sua parte undici nostri senatori. Il Pd non è guidato da Guglielmo Epifani, l’attuale segretario, bensì dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano». Questo è ciò che ha denunciato, Beppe Grillo, in un’intervista a Die Zeit pubblicata da Repubblica. 

 Alla domanda se crede di poter governare da solo con il suo movimento, Grillo replica: «Ma certo! Noi presenteremo agli italiani già prima delle elezioni dieci-dodici candidati con un curriculum adeguato e il nostro programma, candidati che devono far parte del nostro governo. Non li nominiamo lì per lì come gli altri, che fanno ministri veline, massoni, e membri delle sette segrete».

«Noi – aggiunge – abbiamo già votato contro l’attuale legge elettorale in parlamento. Noi soli. Io voglio abrogarla e introdurre il sistema proporzionale ma solo dopo aver vinto con il sistema attuale» pur ritenendolo «totalmente ingiusto». 

«Noi siamo per l’Europa – fa inoltre sapere Grillo -, ma questa Europa germanocentrica di oggi non mi piace. Non ho nulla contro i tedeschi, ma la Germania di oggi non ha nulla a che fare con la filosofia dei grandi pensatori europei», «il problema – aggiunge – non è più l’euro, il problema è il debito. Noi paghiamo ogni anno 100 miliardi di euro per il nostro debito, e questo svuota qualunque progetto economico si persegua. Proporrò di rinegoziare il debito italiano. Gli eurobond mi sembrano un’idea che si concilia con l’Europa che immagino, cioè con l’idea della solidarietà».

Intanto oltre alle dichiarazioni di Grillo, arriva anche la chiusura dell’inchiesta per Zaia Veronesi, storica segretaria di Pierluigi Bersani. L’ex segretario del Pd naturalmente è in imbarazzo per quello che sembra essere un inevitabile rinvio a giudizio per una sua fedele collaboratrice. Ora il passo che la Veronesi può compiere, per evitare appunto un rinvio a giudizio, è quello di farsi interrogare di nuovo e cercare di dissuadere il pm dalle accuse che le vengono contestate. 

Quali sono le accuse?

La questione non è una notizia dell’ultima ora: per 22 mesi, cioè tra il 1° giugno 2008 e il 28 marzo 2010, la Veronesi lavorò a Roma per conto di Bersani, come d’altra parte aveva già fatto e come continuò a fare anche nei mesi successivi che però non rientrano nell’indagine. Perché dunque viene analizzato quel periodo? Perché Zaia Veronesi fu pagata dalla Regione con l’ inquadramento di dirigente professionale disposto dalla giunta guidata da Vasco Errani.

 Il ruolo della Veronesi era di «responsabile del raccordo con le istituzioni centrali e il Parlamento» quindi era normale che lavorasse a Roma negli uffici della Regione in via del Tritone, ma sembrerebbe che la segretaria di Bersani non avrebbe svolto quel ruolo, anzi avrebbe omesso di esercitarlo. Questa almeno è la posizione del pm Giuseppe Di Giorgio che ha inviato l’avviso di fine indagine, ultimo atto prima della richiesta di rinvio a giudizio. 

Zaia Veronesi è già stata ascoltata dalla Procura nell’ottobre 2012, ma non convinse i magistrati. Cosa viene contestato alla Veronesi? 

Di aver percepito indebitamente, nei 22 mesi in questione, 140 mila euro (lordi) di stipendio e 16 mila di rimborsi per le spese di missione. La Veronesi però affermò di aver lavorato per Bersani “solo la sera e nei ritagli di tempo”.  Insieme a lei è stato indagato anche Bruno Solaroli, l’ex capo di gabinetto di Errani. 

L’aumento dell’Iva sembra inevitabile, ma sarebbe un “triplo errore”

iva-aumento-tuttacronacaSembra sempre più inevitabile l’aumento dell’Iva, sempre che i tecnici del ministero dell’Economia non trovino le coperture, ossia circa 1 miliardo fino alla fine dell’anno. Altrimenti dal primo ottobre l’aliquota passerà dal 21 al 22%, con riflessi anche sulla sanità, già colpita da tagli, ticket e spending review. In caso di aumento dell’Iva, infatti, la spesa del Servizio sanitario nazionale subirà un’ulteriore crescita, pari a circa 150 milioni di euro l’anno. Che equivale al costo per assicurare le cure e l’assistenza sanitaria a 80 mila pazienti. Al momento sono svariati i servizi che il Ssn acquista e sui cui grava l’attuale aliquota del 21% come, tra gli altri, lavanderia, pulizia, assistenza informatica, smaltimento rifiuti. Ma soggette all’aliquota del 21% sono anche le spese per telefonia, elettricità, acqua, spese postali e di pubblicità. E ancora, si paga il 21% di Iva anche per l’acquisto di carburante, materiale di cancelleria, materiale tecnico per manutenzioni, guardaroba e pulizia. L’eventuale aumento dell’Iva andrebbe a incidere anche sugli acquisti di prodotti chimici, materiali diagnostici, lastre e dispositivi medici. Spiega una fonte istituzionale: “Nel 2011 le entrate globali da Iva sono state di 117,8 mld di cui circa il 70% con aliquota al 20% (poi diventata 21%). Quindi circa 82,5 mld. Un punto di Iva si può stimare con buona approssimazione che dovrebbe corrispondere a 4 mld che, con l’aumento dei prezzi nel 2013, potrebbero diventare 4,2 mld l’anno. In questo caso sulla sanità graverebbe solo il 3% circa del maggior gettito dell’Iva: poco meno di 150 mln”. Se si considera che la quota capitaria, ossia la cifra pro capite media che si stima essere necessaria per garantire la copertura finanziaria dei Lea, è di circa 1.800 euro, 150 mln corrispondono al costo per garantire le cure a circa 80 mila persone.

Dal canto suo il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, dai microfoni del Tg1 ha lanciato un ammonimento: “Gli accordi di maggioranza prevedevano che non aumentasse l’Iva ad ottobre, e così sarà. Altrimenti non ci sarà più la maggioranza”. Dal canto suo Confcommercio ha previsto, come effetti dell’aumento dell’Iva, un impatto sui consumi che amplifica il crollo stimato a fine anno a -2,4%, con una riduzione ulteriore dello 0,1%; incremento dei prezzi, tra ottobre e novembre, di +0,4%. La perdita di produzione comporterebbe, a regime, una riduzione di 10 mila posti di lavoro. Confesercenti indica invece tre ragioni per evitare l’aumento dell’Iva: peggiora la competitività in Europa, meno gettito, nuovo crollo dei consumi. Un triplo errore quindin come spiega l’organizzazione: “In primo luogo perchè peggiora la competitività del nostro Paese in Europa, soprattutto rispetto alle grandi nazioni come Francia, Germania e Spagna. L’Italia raggiungerebbe la Slovenia a un poco inviabile quinto posto nell’area dell’Euro». Inoltre «il gettito calerà e quindi l’operazione aumento Iva, sia palese o ‘mascherato’ attraverso la formula degli spostamenti dei beni fra le aliquote – diverrà un boomerang che contribuirà ancora di più a fare del nostro Paese l’unico ancora in recessione”. Terzo punto: l’aumento darà un altro duro colpo ai redditi delle famiglie e ai consumi, moltiplicando i rischi di chiusure di imprese e disoccupazione. “La strada maestra per far rimanere il rapporto deficit Pil entro il 3% è un’altra – afferma Confesercenti – ridurre la spesa pubblica colpendo gli sprechi e dando vita a una vera rivoluzione istituzionale”.

Mentre l’Italia è in crisi il Pd si preoccupa della Champions!

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Salta la discussione sul finanziamento pubblico ai partiti… questa sera c’è la Champions! Ha dichiararlo sono i “cittadini” del M5S ce postano il “botta e risposta” dei deputati Pd:

“Fissiamo la discussione in Aula sul finanziamento ai partiti mercoledì?’. Bressa (Pd): ‘Noooo, c’è la Champions!!’”

Questo, secondo il M5S, sarebbe la motivazione per cui questa sera non si poteva tenere la commissione Affari costituzionali alla Camera. Naturalmente ora si attende almeno una smentita.

La politica dell’M5S è terapia di gruppo?

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Quali sono i problemi fondamentali del M5S?
I «personalismi», la «mancanza di una piattaforma», la «mancanza di riflessione comune sugli obiettivi», la «condivisione degli elementi base del M5S», i «post di Grillo», la «frustrazione per obiettivi e ruoli», «l’aggressività e il grillismo». Il dibattito si fa intenso, tanto che Elisa Bulgarelli – e non solo lei- vorrebbe rimandare a domani, perché sono argomenti che richiedono «un dibattito molto approfondito». Nicola Morra, sostenuto da Vito Crimi, chiede invece di non fermarsi: «Non rimandiamo a domani, apriamo subito il dibattito. Mezza Italia è in attesa di questo nostro dibattimento»

Problemi vecchi e nuovi, già attraversati negli anni ’70 dall’allora partito comunista. Non c’era la rete ma c’è la linea politica che si scontrava con la coscienza personale. Era disdicevole andare a vedere “Guerre stellari”, ma ci si annoiava ai film russi che il partito imponeva. E’ il solito dilemma tra ortodossia partitica e realtà sociale. E’ anche ovvio l’avversione dei grillini verso la stampa: «I giornalai – parola usata da tutti in modo sarcastico, ndr – sono al servizio del potere». E su questo l’assemblea grillina si è mostrata compatta. «Abbiamo i social network – dice Gianluca Castaldi – per comunicare con i media abbiamo un portavoce oppure comunichiamo con i media previa una condivisione». Ma l’appello di molti è: non rilasciate dichiarazioni ai giornalisti. Paola Taverna polemicamente chiede: «Ma perché rilasciate delle interviste prima di un’assemblea che va in streaming? È una curiosità a livello umano, da non politica quale sono e quale voglio rimanere».

Il problema è non la stampa ma semmai la comunicazione. Cioè riuscire  a far passare un messaggio, attraverso un media. Il pubblico raggiunto attraverso un tg è diverso, infatti, da quello di un social.

È stata la senatrice Elisa Bulgarelli a spiegare le regole del gioco: «Ci dividiamo in sei gruppetti da sei senatori circa. Tre, i gruppetti con il numero dispari, si occuperanno della cronologia dei fatti, di stabilire oggettivamente cosa è successo. Gli altri tre (con il numero pari) devono scomporre quello che è successo in questi ultimi giorni, tutto questo caos in problemi che possono essere risolvibili. Ogni gruppo lavorerà a sé. Poi i gruppi si scambieranno».

Ma la politica è terapia di gruppo?

Grillo rischia l’accusa di procurato allarme per il parmigiano alla diossina?

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“Una giornata particolare con il pdl e il pdmenoelle che esultano per l’accensione dell’inceneritore di Parma contro cui il M5S si è battuto usando ogni forma legale. Esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley. Chi mangerà in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L’inceneritore è inutile e brucerà rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti”. Immediate arrivano le risposte di Nunzia De Girolamo, ministro delle politiche agricole “Grillo è un incosciente” e del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi “Grillo evidentemente non conosce la materia”. Il presidente della Copagri Franco Verrascina dice: “crediamo che occorra fare molta attenzione per le potenziali gravissime ricadute economiche e sociali che l’accostare ipotetiche future neoplasie al consumo di Parmigiano o prosciutto potrebbero innescare”. In poche parole Beppe Grillo potrebbe, secondo alcuni, tra cui il quotidiano Il Giornale, anche rischiare l’accusa di procurato allarme per il parmigiano reggiano o il prosciutto alla diossina. La De Girolamo poi sottolinea anche che “l’agroalimentare italiano di tutto ha bisogno tranne che di affermazioni gratuite dai toni apocalittici che rischiano di screditare uno dei comparti più importanti della nostra economia e il duro lavoro dei nostri produttori che hanno saputo conquistare e mantenere in tutti questi anni una posizione di leadership e di grande reputazione internazionale”.

Ma diossina e inquinamento sono problemi drammatici… in altri territori d’Italia come la Terra dei Fuochi tumori e malattie respiratorie sembra che stiano lasciando segni indelebili nella popolazione, anche se non ci sono i dati per mettere in correlazione i due fenomeni. Non sarà il caso di preoccuparsi per Parma, ma prima di gridare solamente alle perdite economiche sarebbe opportuno un’attenta analisi scientifica sui timori lanciati da Grillo e dai M5S. Saranno eccessivi o strumentali, ma su queste cose è meglio non scherzare. Vogliamo seguitare a mangiare e commerciare il prosciutto e il parmigiano, ma in totale sicurezza per noi e per i clienti esteri!

Beppe Grillo sostiene la Fratellanza e attacca l’Italia!

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Ecco l’ultimo post di Beppe Grillo, che semplifica la complessa situazione egiziana e attacca ancora una volta l’Italia, che secondo lui, è una comparsa.

In Egitto è avvenuto da tempo un colpo di Stato, ma nessuno sembra volerlo ammettere. L’Occidente, Stati Uniti in particolare, si sono voltati subito da un’altra parte. La loro. Morsi nominato primo ministro in regolari elezioni è stato deposto dopo manifestazioni di piazza nell’indifferenza generale. Con questo metro di giudizio in Europa avrebbero dovuto dimettersi parecchi governi. I militari hanno preso il posto di Morsi senza nuove elezioni. Nessuno ha battuto ciglio. Ora è il tempo delle stragi, l’assassinio da parte dell’esercito di centinaia (forse migliaia) di civili che vogliono ripristinare la democrazia. Ma, ancora una volta, l’Occidente tace. Al più lancia qualche flebile richiamo attraverso quella farsa in campo internazionale che si chiama UE. Gli Stati Uniti sono il salvadanaio d’Egitto. Ogni anno versano alle casse egiziane 1,3 miliardi di dollari. Non è un atto di beneficenza. Questa montagna di denaro serve per lo sviluppo degli armamenti egiziani e a mantenere il trattato di pace tra Egitto e Israele. Il principale interlocutore degli americani in Egitto è sempre stato l’esercito. Se venisse riconosciuto il colpo di Stato, gli Stati Uniti dovrebbero ritirare gli aiuti e perdere gran parte del controllo sugli eventi futuri.
Morsi è stato sostenuto principalmente dai Fratelli musulmani, i cui membri sono massacrati in questi giorni per le strade e i loro corpi ammassati nelle moschee. L’ONU è un fantasma che ricorda per la sua inconsistenza la Società delle Nazioni di prima della guerra. L’Occidente sempre pronto a condannare e a intervenire, anche con la forza, come è avvenuto in Libia, ora in parte sotto il controllo di Al Qaeda, (ma nessuno deve dirlo) o in Mali, per proteggere i suoi interessi, non vede, non sente, non parla. Chi ha ordinato la strage va processato da organismi internazionali come è avvenuto in Serbia. Il governo dei militari va disconosciuto senza alcun distinguo. Nuove elezioni vanno indette al più presto. Per l’Occidente la democrazia è un concetto relativo, che si applica caso per caso, quando gli conviene. Per i militari egiziani non si applica. La polveriera Egitto rischia di travolgere ogni equilibrio in Medio Oriente e in tutto il Mediterraneo mentre l’Italia fa da comparsa. Il ruolo che le riesce meglio.

Nuti, M5S, un’ariete contro il Colle? “L’Italia non ha più il Presidente”

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Dopo la nota sul caso Silvio Berlusconi, l’M5S, attraverso il suo capogruppo Riccardo Nuti attacca il Presidente della Repubblica:

“Secondo me l’Italia non ha più un Presidente della Repubblica. Un Presidente della Repubblica dovrebbe dire basta a queste indecenze e non incitarle!”.

Nuti aggiunge anche:

“Come può un Presidente della Repubblica avallare delle riforme costituzionali derogando la Costituzione stessa? Come può definire che questo Governo sta facendo cose importanti quando ha solo effettuato rinvii e i cittadini percepiscono il nulla da questa azione lodata da Napolitano? Come può un Presidente della Repubblica chiedere a questo governo una riforma della Giustizia? Un governo ricattato da un condannato per frode fiscale, un corruttore (processo Mills), e con in corso altri processi, dovrebbe riformare la giustizia?”

Julian Assange scende in politica e s’ispira a Grillo

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Julian Assange, fondatore di WikiLeaks si lancia in politica e lo fa con al fianco anche suo padre  John Shipton. Ma che politica vuole fare Assange? L’attivista svedese ha rilasciato un’intervista a Il Venerdì e ha parlato a lungo della stima che lui ripone in Beppe Grillo e nel M5S.

Julian Assange ha affermato:

“Io non sono un multimilionario né un comico. Però ho osservato che ha fatto in Italia: lui e Roberto (Gianroberto Casaleggio) hanno dimostrato che si può costruire una strategia mediatica efficace senza capitali”. 

Mentre il padre si spinge oltre e parla proprio di “un insegnamento nuovo” che ha dato Grillo al mondo politico:

“All’inizio abbiamo dato vita a una campagna per raccogliere 700 mila dollari. Pensavamo di usarli per giornali e tv. Poi abbiamo osservato l’esempio del Movimento 5 Stelle e abbiamo capito che si può fare diversamente. Certo, noi non abbiamo un comico come Grillo”.

Ma il padre è anche conscio dei limiti del suo Paese, sicuramente l’Australia non è l’Italia:

“Non possiamo dire vaffa****o, come ha fatto Beppe Grillo: la società australiana non è come quella italiana”.

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Post aperto: Grillo lancia la provocazione chi risponderà?

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“Chi comanda in Italia?” Comincia così il nuovo post di Beppe Grillo, che in questo giovedì d’agosto, con molti italiani al mare, ripropone l’annosa questione di chi davvero può cambiare l’Italia. Ma se Letta appare ottimista e vincente, Grillo punta invece sul pessimismo (forse più realista) e su un blocco istituzionale, non tanto dettato dalle vicissitudini interne ai partiti di maggioranza, ma quanto alle pressioni sterne e internazionali. E così scrive:

“Non comanda il Parlamento che non legifera più e che ha, come unico compito, l’approvazione di decreti legge ripieni di nulla del Governo di capitan Findus Letta. Non comanda quest’ultimo che non riesce neppure a decidere quando e come fare pagare l’IMU o se aumentare di un punto l’IVA. Allora è il popolo che comanda? Gli elettori? Neppure per sogno. I referendum (solo abrogativi) non vengono rispettati come per l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti e le leggi di iniziativa popolari non sono neppure discusse, come per Parlamento Pulito. Se Parlamento, Governo e elettori non comandano, chi comanda in questo Paese? Non comandano le piccole e medie imprese che non hanno alcuna voce in capitolo pur tenendo in piedi il Paese. E neppure i contribuenti, trattati come pezze da piedi, pagano le tasse più alte d’Europa per servizi e sprechi indecenti. Non comandano le nuove generazioni che non hanno futuro e emigrano con lo zainetto in spalla, come una volta i nostri vecchi con le valige di cartone. La massoneria è ovunque, è vero, ma più che comandare si infiltra. La criminalità organizzata si è internazionalizzata e l’Italia è un mercato in contrazione, marginale. La burocrazia, che in apparenza comanda, è in realtà un automa impazzito, senza controllo. Chi comanda allora in questo Paese? Se non comandiamo noi allora devono comandare gli altri, tutti insieme e ognuno per la parte che gli interessa. La politica economica la detta la Germania, la politica estera gli Stati Uniti che ci usano come portaerei nel Mediterraneo, la politica industriale la Francia (e non solo). La politica sociale la imposta, spesso con leggi incomprensibili, la UE. La politica di bilancio la impone la BCE. L’indirizzo morale e religioso il Vaticano. “Va beh“, direte, “e noi quando c…o comandiamo?“. “Almeno in casa nostra, dopo averla pagata con decenni di mutuo?” Neppure lì si è al sicuro. Un esproprio da parte di Equitalia è sempre possibile se non hai pagato quella multa di qualche anno fa di cui ti sei dimenticato o a causa una dichiarazione dei redditi incompleta del commercialista. “Padroni a casa nostra!“, diceva un tempo un partito ormai estinto. Mai profezia fu più fallace.
Per te chi comanda in Italia?”

E l’invito si rivolge a tutti coloro che, nonostante il caldo, l’estate e le ferie vogliono comunque contribuire a dire la loro in questa politica, a volte troppo attenta a se stessa e poco ai cittadini, volta a tutelarsi e autotutelarsi, piuttosto che lanciarsi con slancio in sfide davvero rivoluzionarie. Forse non c’è margine di manovra, forse non ci sono i numeri, forse questa legislatura dopo pochi mesi deve fare i conti con delle larghe intese che sembrano non tenere più… Forse! Ma allora se tuto è un gioco di sottili equilibri, alla fine chi comanda in Italia?

Polverini avrebbe detto: i disoccupati sono degli sfigati che aspettano i soldi

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Se fosse vero sarebbe l’ennesima caduta della deputata Renata Polverini. La frase sarebbe stata pronunciata al Comitato dei nove. A darne notizia è il deputato Salvatore Micillo del MoVimento 5 stelle presente in seduta che ha spedito immediatamente un tweet:

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“i disoccupati sono degli sfigati che aspettano i soldi”

Non è passato in osservato in rete e la polemica è montata. Tra indignazione e sorpresa sono stati molti gli utenti a voler far sentire la loro voce.

Aggiornamento 8 agosto 2013, 17,05:

«Hanno frainteso, saranno querelati», così Renata Polverini nel  botta e risposta, tra lei e i due deputati del M5s Alessio Villanova, vicepresidente del M5S alla Camera e il capogruppo M5S Riccardo Nuti che avevano riportato la frase incriminata sui social network. Altri dettagli poi sono emersi su quella frase e sul Facebook di Riccardo Nuti si legge:

«Ieri sera in aula stavamo votando un testo errato durante la dichiarazione di voto sul decreto legge lavoro. Successivamente la Polverini (presidente di quel comitato dei 9 che gestiva il dl lavoro) ha definito i disoccupati ” sfigati che aspettano i soldi” e poi ha offeso il nostro vice-capigruppo Alessio Villarosa»

Anche Villarosa aggiunge altri particolari: «Aveva fretta – racconta – Ad un certo punto ha detto che aveva da fare e non poteva passare tutta la notte lì con i provvedimenti per questi sfigati dei disoccupati».

La parlamentare del Pdl ha poi ribadito:

«Ho dato immediatamente mandato ai miei legali a presentare una querela nei confronti dei deputati Villarosa e Micillo», spiega la deputata, che prosegue: «Non ho utilizzato nessuna espressione di ingiurio e, in realtà, è avvenuto esattamente l’opposto di quanto dichiarano i due deputati: il M5S aveva intenzione di bloccare il provvedimento ormai in votazione e di rinviarlo alle commissioni con il chiaro intento di farlo decadere e impedendo di fatto la messa a disposizione di strumenti normativi ed economici che danno più opportunità ai disoccupati «sfigati» inteso come sfortunati in gergo popolare».

Berlusconi dal bunga bunga al bondage?

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Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai e deputato del M5S Roberto Fico, in apertura del videoforum su Repubblica.it ha affermato:

“Napolitano dopo la sentenza di Berlusconi ha espresso la volontà di fare la riforma della giustizia: lo trovo gravissimo. Secondo noi questo è impossibile”.

Sempre Fico ha sottolineato che quello del presidente della Repubblica “È stato un comportamento poco decoroso ed è normale che ora il Pdl faccia pressing perché ora ci sia la riforma”.

Il deputato pentastellato ha poi posto l’attenzione sull’immensa copertura politica di Silvio Berlusconi:  “Sui giornali si legge delle tensioni, della destra opposta alla sinistra, ma la situazione reale non è questa: Berlusconi ha la più grande copertura politica che è il Pd. In Parlamento c’è una calma piatta: l’ultimo esempio è l’emendamento appena presentato dal Movimento 5 stelle contro la legge Salva-Previti: Pd e Pdl hanno votato entrambi no e questo è incredibile. Lo scontro di cui leggiamo non c’è”. Per Fico Pd e Pdl “fanno un gioco erotico estremo molto pericoloso che si chiama bondage: con una corda al collo si stringono e si lasciano l’uno con l’altro fino a quando non muore prima l’uno e poi l’altro”.

Fico conclude:  “Il Pdl è più trasparente. Il Pd, che ha una storia e un’ideologia, non è più quello che dice di essere. È il Pd che governa con un condannato per frode, mica il Movimento 5 Stelle. Il Pd è subdolo, strisciante e falso”.

Twitter di Grillo dopo la sentenza mediaset: Berlusconi è morto. Viva Berlusconi

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Beppe Grillo su Twitter ha commentato la sentenza sul processo Mediaset scrivendo: “Berlusconi è morto. Viva Berlusconi.” Pochi minuti dopo un secondo tweet: “Il pdmenoelle è oggi senza stampelle, senza maschera, senza rete, senza l’amico di sempre.”

Il video del M5S: citano la supercazzola e Amici Miei

Quagliariello-m5s-supercazzolla-tuttacronacaIl Movimento 5 Stelle ha pubblicato, sul suo canale YouTube Parlamento, l’intervento del ministro Quagliariello in Commissione Affari Costituzionali.

”Pur di prendere tempo e far slittare il finanziamento ai partiti, il ministro disquisisce sul nulla per ore”, spiega la didascalia che accompagna il video che, come scrive “Repubblica” citando il mitico film “Amici Miei”, appare essere una vera e propria “supercazzola”. 

  

Emergenza Legge Elettorale: voto i primi di ottobre

leggeelettorale-tuttacronacaE’ stato il Pd ad avanzare la procedura d’urgenza per la legge elettorale che è stata oggi approvata all’unanimità e approderà a settembre alla camera per poi essere approvata entro i primi di ottobre. La procedura giunge durante l’attesa dell’ormai imminente decisione della Cassazione sulla condanna a 4 anni di carcere ed a 5 di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi mentre si avvicina anche il congresso democratico per la successione di Guglielmo Epifani. Cambio di direzione dei democrati quindi, che chiedono modifiche immediate al’  Porcellum dopo aver sostenuto la linea della subordinazione della nuova legge elettorale, solo al termine del percorso di riforme istituzionali disegnato da Enrico Letta. Quello che ancora è da chiarire è il significato di “stato di necessità” e quale sia il modello che la maggioranza è intenzionata a discutere. Da più parti sono giunte voci di “soddisfazione” per l’unanimità riscontrata tra i capigruppo. Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha spiegato ai cronisti: “In questo modo sarà possibile arrivare al voto per gli inizi di ottobre”. Il governo ha accolto con soddisfazione l’inserimento dei provvedimenti nel calendario di agosto alla Camera.

Fasano invade i banchi dell’M5S si rischia la rissa in Parlamento. Video!

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Al senato si discute del decreto “Lavoro-Iva” e il senatore Pdl Enzo Fasano invade i banchi del Movimento 5 Stelle ed inizia ad  attaccare il deputato Vincenzo Maurizio Santangelo. Maurizio Gasparri ha richiamato subito all’ordine il suo compagno di partito.

Trasporto di materiale nucleare in Basilicata? L’M5S solleva il sospetto.

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Il M5S “chiederà immediatamente” ai Ministri dell’Interno e della Difesa di dare ”spiegazioni sullo schieramento di forze dell’ordine (circa 300 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri)” che, la notte scorsa, hanno partecipato al trasferimento dal centro Itrec di Trisaia di Rotondella (Matera) di materiale ancora non precisato (secondo le prime informazioni, un serbatoio, forse danneggiato). Queste le affermazioni di Vito Petrocelli (M5S) che vuole far chiarezza su “contenuti e destinazione ignoti” di un carico che è stato trasferito nell’aeroporto militare di Gioia del Colle (Bari). La preoccupazione è plausibile perché nel entro di Rotondella sono custoditi “materiale radioattivi di seconda e terza categoria”, comprese 64 barre di uranio provenienti, alcuni decenni fa, dalla centrale statunitense di Elk River: “I Ministri della Difesa e dell’Interno – ha detto Petrocelli – devono dare risposte immediate al territorio e ai cittadini e non ci sarà segreto militare che tenga”. Il senatore del M5S, inoltre, ha annunciato di voler chiedere un incontro all’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia “per trattare la restituzione agli Usa dello loro barre ‘lucane’ di Elk River”.

“Il senso dello Stato mi spinge a credere che se le notizie dovessero trovare effettivo compimento il Ministero dell’Interno e della Difesa avranno avuto i loro buoni motivi per agire e chiediamo che ce le spieghino in tempi rapidissimi”: lo ha detto il presidente della giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo, commentando quanto avvenuto la notte scorsa a Rotondella. Lo stesso Petrocelli ha poi aggiunto “…episodi come questi, con il mancato coinvolgimento dei territori interessati potrebbero minare quel rapporto di trasparenza e collaborazione tra diversi livelli dello Stato indispensabile per gestire una questione delicata come quella delle scorie nucleari, rischiando di riaprire la vecchia ferita di Scanzano”.

Aggiornamento – 30 luglio 2013

E’ di oggi la comunicazione di Sogin che rende noto che: “Si è concluso oggi il rimpatrio” negli Usa “di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti” in Italia “per attività di ricerca e di sperimentazione”. La spedizione – spiega la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi – è avvenuta “in ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del Vertice sulla Sicurezza Nucleare a Seoul nel marzo 2012” e “si inquadra nell’Accordo internazionale tra Usa ed Euratom sull’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici”.

Deputata M5S devolve stipendio ad associazione vittime femminicidio. Smentita

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Si è diffusa, nelle scorse ore, la notizia di una deputata friulana del M5S che avrebbe deciso di devolvere il proprio stipendio a un’associazione che si occupa del dramma del femminicidio. E’ stato il lancio di un’agenzia di stampa, poi ripreso da alcune testate giornalistiche a innescare la miccia:

“La parlamentare è stata eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati a febbraio 2013. A darne notizia è l’Associazione vittime femminicidio (Avf), con sede a Milano, che definisce la sua intenzione “ammirevole e di grande significato morale etico e sociale”.

Dopo poche ore però è chiaro che qualcosa non torna. Non vi è nessuna deputata M5S eletta nel Friuli, dopo poco scompare anche il profilo Facebook di questa fantomatica associazione Avf. Si chiamano quindi gli esperti del settore e si chiede se qualcuno ha idea di chi ci sia dietro a questa sigla… anche qui tutto risulta nebbioso e nessuno la conosce.

 Arriva anche la smentita. Silvia Benedetti, deputata veneta (e non friulana) del M5s spiega al Corriere.it:

“Nessuna di noi ha mai devoluto il proprio stipendio a questa associazione, di cui non abbiamo nemmeno mai sentito parlare. Stiamo portando avanti progetti contro la violenza sulle donne in linea con la Convenzione di Istanbul e ci sono alcuni di noi che hanno fatto donazioni ad enti benefici. Ma non a questa fantomatica Avf. E troviamo disgustose queste affermazioni”

Prende la parola pure Giulia Di Vita, anche lei deputata grillina:

La notizia della deputata 5 stelle è una bufala, non abbiamo deputate friulane e di certo con tutte le associazioni che esistono in Italia da parecchio tempo non credo che avremmo scelto di finanziarne una sconosciuta che non fa parte della Rete Nazionale Antiviolenza. Inoltre sulla restituzione della parte in più di stipendio e diaria abbiamo fatto una scelta collettiva (al fondo di ammortamento del debito pubblico) in attesa dell’apertura del fondo per il microcredito. Se è un modo per l’associazione (sempre che esista) di farsi pubblicità sono veramente inorridita.

C’è davvero da rimanere allibiti che poi la notizia sia circolata proprio in una giornata come quella di oggi in cui si è verificato l’ennesimo femminicidio, con il caso dell’omicidio-suicidio di Massa. Ma sarà stata solo una bufala oppure c’era dietro una truffa? Il dubbio c’è anche perché non è la prima volta che circolano in rete notizie simili. Come ricorda il Corriere della Sera sono state almeno tre i precedenti:

Nel primo era un medico di Foggia che avrebbe donato 750 mila euro alle famiglie di vittime di femminicidio. E in un altro era un pensionato. Poi, l’annuncio che l’associazione avrebbe pagato l’assistenza legale ai familiari di Rosy Bonanno, uccisa a Palermo dall’ex. In tutti i casi viene indicata una mail (a che pro? allo scopo di raccogliere soldi?). E poi un sito internet http://www.sosvittimefemminicidio.it che risulta non attivo.

 

Trema la poltrona di Alfano… Letta lo proteggerà?

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Trema la poltrona di Angelino Alfano. Il M5S e il Sel hanno infatti depositato alla Camera la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell’Interno. Al centro della richiesta c’è, naturalmente, la vicenda per l’espulsione di Alma Shalabayeva. Cosa farà ora Enrico Letta? Proteggerà il suo governo di larghe intese o sarà travolto dal caso kazako? Anche La Repubblica oggi ha allargato la falla chiedendo le dimissioni di Alfano senza mezzi termini.  Sembra quasi che il tempo di Letta sia scaduto da quello che si legge sul quotidiano di Ezio Mauro, che per la prima volta mira proprio sul Ministro dell’Interno. D’altra parte Alfano è in una posizione debole, quella linea politica intrapresa da tempo nel nostro paese che si basa sempre e solo su “a mia insaputa” non regge più nell’opinione pubblica. Ecco perché oggi tutto il Pdl, sembrerebbe anche su richiesta di Silvio Berlusconi che si trova in Russia ospite del suo amico Putin, si sia schierata a far quadrato intorno ad Alfano. “Il partito di Repubblica vuole usare Alfano come bomba umana per fare esplodere il governo Letta-Alfano, ma non per l’interesse del paese e degli italiani coi loro tanti problemi, ma per l’interesse del suo candidato Renzi”. Queste le parole che si sentono risuonare intorno al partito del centro destra e si percepisce il timore e la paura.

 

Travaglio vs Pd: “ALMENO DITELO”

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Marco Travaglio firma l’editoriale dal titolo “Almeno ditelo” che suona come un attacco al Pd e soprattutto spiega i motivi del perché non si arriverà mai ad approvare la proposta di legge per   l’ineleggibilità di Berlusconi. L’ineleggibilità sarebbe quindi solo una mossa per prendere tempo e lasciare il leader del Pdl al suo posto con la benedizione del Pd?

Ecco alcuni estratti del suo articolo:

“Prendete l’ineleggibilità di B., sancita senz’ombra di dubbio dall’articolo 10 della legge 361/1957. A marzo, appena il capogruppo M5S Crimi sfida il Pd a votarla, il capogruppo al Senato Zanda annuncia che voterà come lui. Sembra fatta, anche perché Pd, Sel e M5S hanno un’ampia maggioranza sia alla Camera sia al Senato”.

Travaglio ha quindi spiegato che, secondo lui, il tutto avrebbe dovuto essere fatto prima:

“L’altro ieri, quando finalmente la giunta del Senato inizia a discuterne con quattro mesi e mezzo di ritardo, lo stesso Zanda presenta con Mucchetti e altri 23 una legge che dà un anno di tempo ai parlamentari titolari di azioni in società concessionarie o regolate dallo Stato per venderle o lasciare il seggio. Cioè: ora che finalmente una legge violata per vent’anni rischia di essere applicata, va subito cancellata e sostituita con un’altra che dice più o meno le stesse cose. Ma sana automaticamente l’illegalità passata e presente e rinvia tutto sine die, cioè a mai”.

E quindi, conclude Travaglio:

“La legge del ’57, operativa da subito, diventa un ferrovecchio (non sia mai che i 5Stelle votino l’ineleggibilità di B. da soli e gli elettori del Pd aprano gli occhi). E quella nuova non passerà mai: per l’ineleggibilità di B. la maggioranza c’è, per la Mucchetti-Zanda non ci sarà mai. Ditelo, per favore, che non potete fare a meno di B. Meglio passare per complici che per c******i”.

 

“Ti verremo a prendere a casa”: le minacce in Facebook alla Carfagna

mara-carfagna-tuttacronacaIn una nota dell’ufficio stampa di Mara Carfagna si legge che la parlamentare ha dato mandato ai suoi legali di procedere per diffamazione e minacce verso gli utenti di Facebook e Twitter che hanno utilizzato nei suoi confronti affermazioni lesive e gravemente offensive. Nel comunicato si spiega che i commenti si riferiscono alla presa di posizione della della portavoce del gruppo Pdl alla Camera dei deputati contro l’ipotesi di oscurare Mediaset se non ha i titoli che, nei giorni scorsi, è stata avanzata dal senatore pentastellato Mario Giarrusso per essere poi rilanciata ieri dal blog di Grillo. Sempre secondo la nota, molti dei commenti sarebbero stati espressi da presunti militanti del Movimento 5 Stelle. Ma quello che preoccupa maggiormente sono le minacce personali che sono state rivolte alla Carfagna, tra le quali quella di un utente Facebook che ha scritto: “Ti verremo a prendere a casa”.

La grazia a Berlusconi? “Analfabetismo e sguaiatezza istituzionale”

napolitano_giorgio-tuttacronacaDopo le speculazioni circa un’evenutale grazia nei confronti di Silvio Berlusconi, la presidenza della Repubblica ha preso posizione e risposto quasi infastidita a quanto è stato detto. L’Agi ha ripreso le parole del Quirinale: “Queste speculazioni su provvedimenti di competenza del capo dello Stato in un futuro indeterminato sono un segno di analfabetismo e sguaiatezza istituzionale”. Il comunicato segue poi spiegando che tali speculazioni,  “danno il senso di un’assoluta irresponsabilità politica che puo’ soltanto avvelenare il clima della vita pubblica”.

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Governo Pd e Pentastellati? Dopo incontro con Napolitano è possibile

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Non si esclude più nulla in politica e mentre avanza l’estate e l’agonia di un esecutivo ferito a morte dalle spaccature nel Pd e dai processi a Silvio Berlusconi, dopo l’incontro Napolitano, Beppe Grillo e Casaleggio, ora Nicola Morra,  capogruppo del Movimento cinque stelle al Senato, apre alla possibilità di un governo con il Pd che si basi su un programma di 5-10 punti:  “reddito di cittadinanza e la riduzione dei costi della politica e della burocrazia”, ma anche “la defiscalizzazione del lavoro e la giustizia nella politica, per un Parlamento pulito. Introducendo anche il limite dei due mandati. E poi, ancora, la ripartenza delle forme di attività della nostra tradizione produttiva. Senza dimenticare anche il tema delle pensioni d’oro”, così Morra.

Il capogruppo aggiunge anche che su tutti punti illustrati anche al presidente della Repubblica, Napolitano si è detto d’accordo. Quindi agginge il parlamentare pentastellato:  “Se il Pd si presenta da noi con cinque o dieci punti realizzabili, e realizzabili immediatamente, non posso escludere” che il M5s possa votare la fiducia e governare insieme ai democratici. “E magari, prima, si potrebbero presentare cinque disegni di legge con le loro firme e anche le nostre”. E poi “dovremmo valutare anche il valore e la correttezza delle persone, naturalmente”.

La protesta della cravatta: M5S si spoglia in aula

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Il M5S non ci sta all’ultima provocazione e così attacca con Manlio Di Stefano che scrive su Facebook:  “Il Pdl è in assemblea permanente come al liceo. L’Aula è ferma per volere del Pdl e la connivenza del Pd. Il Paese muore e questi politicanti da strapazzo pensano solo al loro padrone Silvio Berlusconi e alle sue sorti giudiziarie. Il Pdl si dichiara in assemblea permanente come si faceva al liceo…Ma come, i ragazzini non siamo noi? Gli irresponsabili non siamo noi? Il Pd in capigruppo avrebbe potuto defilarsi da questa scelta creando la maggioranza e quindi il ritorno all’attività parlamentare, ma non lo ha fatto perchè è schiavo di Brunetta. La magistratura non si pieghi a questi immondi ricatti, il M5S le dà tutto il suo supporto. Anche oggi, se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisco che Pd e Psl sono la stessa identica cosa…Comitati d’affari!”

In Aula intanto si assiste alla protesta della cravatta, i M5S si spoglia in aula:  ”Non è una forma di mancanza di rispetto nei suoi confronti – ha detto il senatore Vito Crimi rivolgendosi al presidente Grasso – ma vogliamo protestare per la mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento a favore di chi tra l’altro non è mai presente in questa Aula”.

Alla protesta dei senatori M5S il presidente del Senato, Pietro Grasso ha risposto: ”Abbiamo colto il segno di protesta. Oggi è una giornata particolare. Invoco il senso di responsabilità ed equilibrio di tutti. Vi invito cortesemente a reindossare le giacche e le cravatte per la dignità di quest’Aula”.

All’invito del presidente Grasso, Crimi ha risposto annunciando l’uscita dall’Aula dei senatori M5S per reindossare solo fuori dall’emiciclo le loro giacche e le loro cravatte.

Flash Storm sul Governo mentre Grillo e Casaleggio salgono al Colle.

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Mentre si abbatte il Flash Storm sul governo dopo che la Cassazione fissato la sentenza Mediaset per il 30 luglio, Grillo e Casaleggio salgono al Quirinale per l’incontro con Napolitano. In una Roma assolata, ma sotto i fulmini del Pdl, Grillo è arrivato a bordo di un’auto, sedendo sul lato del passeggero con largo anticipo. Con lui c’è anche il cofondatore del M5S Gianroberto Casaleggio. Riccardo Nuti e Nicola Morra sono giunti a bordo di un van a noleggio con conducente insieme all’operatore M5S che riprendeva la scena dell’arrivo. In  twitter ieri il M5S Roma aveva dato appuntamento ai suoi attivisti: “Alle 11 al Quirinale insieme vicini a Grillo, Nuti, Morra. Inizia il Movimento con noi, diventa attivista 5 stelle”.

Una volta concluso l’incontro con Napolitano, la delegazione del Movimento 5 Stelle raggiungerà Sala Nassirya al Senato della Repubblica dove dalle ore 13 in poi, si svolgerà una conferenza stampa.

Un salto generazionale durato un’ora e mezza: l’incontro tra Beppe Grillo e Giorgio Napolitano, potrebbe essere sintetizzato così. Grillo non è un uomo da mezzi termine e così anche in quest’occasione punta il dito sulla ferita aperta:

“La situazione è oggettiva e soggettiva. Siamo un Paese in macerie. Non c’è più l’ottimismo. Chi è oggi al governo è responsabile dello sfacelo. La classe politica è essa stessa il problema. La nazione è una pentola a pressione che sta per saltare”.”.

In conferenza stampa dopo l’incontro al Quirinale, insieme al co-fondatore del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio e ai due capigruppo 5 Stelle alla Camera e al Senato, Riccardo Nuti e Nicola Morra, Grillo ha ribadito le richieste e le critiche, in particolare al governo Letta e alla politica economica e fiscale.

“Ho toccato centinaia di Comuni, ho parlato con migliaia di persone. – ha detto il Semplice Portavoce del MoVimento – Ho ringraziato il Presidente anche se mi ha accolto in una sala dove non c’era nemmeno il segnale telefonico”.

I problemi urgenti del Paese per Grillo sono sempre quelli di tre mesi fa: disoccupazione, crollo della produzione industriale, continua crescita del debito pubblico, fallimento delle imprese, tassazione altissima su imprese e persone fisiche, stipendi tra i più bassi, crollo dei consumi, indebitamento delle famiglie.

“E’ una Caporetto, il Piave non mormora perché non c’è più nessuno. Sono tutti nei Palazzi a fare annunci. La legge elettorale è incostituzionale. Il governo fa i decreti legge senza che siano esaminati. Non siamo più una Repubblica parlamentare e forse nemmeno una democrazia”.

“Non possiamo fallire in nome dell’euro. Nessuno può imporcelo. Le nostre banche grazie al prestito della Bce si sono ricomprate circa 300 mld dall’estero invece di dare credito alle imprese. E’ il miglior modo per fallire. Quando ci saremo ricomprati tutto il debito estero e le imprese saranno fallite. Dobbiamo aiutare le imprese con il taglio dell’Irap. Urgente il reddito di cittadinanza. Ci preoccupiamo dei problemi del mondo quando non curiamo i nostri anziani e non riusciamo a dare un lavoro ai nostri giovani”.

L’Italia appesa al filo dell’Expo?

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Giorgio Napolitano lancia l’esca e il premier Letta abbocca e restituisce l’amo? Sicuramente il duetto a Monza del Presidente della Repubblica e del Capo del Consiglio faranno parlare a lungo nei prossimi giorni.

L’expo 2015 a Milano è  “un’occasione straordinaria per un nuovo sviluppo dell’Italia per il superamento della crisi che stiamo vivendo” che sta “mettendo a dura prova l’economia e la società” così Napolitano che poi ha aggiunto: “Siamo un Paese che ha fiducia in se stesso, che deve averne anche più di quanta ne dimostri, percorso com’è ancora da nervosismi destabilizzanti e da tendenze al pessimismo”

Attraverso “l’impegno” per realizzare l’Expo a Milano bisogna riuscire ad uscire “dalle diatribe domestiche” dimostrando che l’Italia non intende “ripiegarsi su se stessa”. Secondo il Presidente della Repubblica sfide come questa dimostrano come, “nonostante le tensioni e i fattori di instabilità” che ci sono, le forze politiche sanno dimostrare “una feconda coesione sociale e istituzionale” sulle “esigenze vitali” del Paese. Queste sono state le parole di Giorgio Napolitano che poi sono state riprese da Enrico Letta che ha affermato:
“Expo 2015 sarà fondamentale, leghiamo ad Expo l’obiettivo della ripresa economica del nostro Paese” e questo “vuol dire impegnarsi tutti. L’Expo sarà di tutti o non sarà. Per questo garantisco l’impegno totale del governo”, ha aggiunto. “L’Italia deve uscire dalla cappa di sottovalutazione e autolesionismo e l’Expo sarà l’occasione per uscirne perché è una cappa che stona con la nostra storia e le nostre capacità”.
Come si può legare la ripresa di un paese ad un evento? Per quanto l’Expo rappresenti un’opportunità sicuramente il suo indotto sarà molto importante per la Lombardia e per il nord Italia, ma sicuramente non si può pensare che sia la bacchetta magica con la quale riattivare l’intera economia italiana. Davvero il futuro italiano è legato all’Expo?
Qualche giorno fa però  Beppe Grillo aveva condannato l’Expo scrivendo su Twitter che “Una delle ‘emergenze’ finanziate con l’aumento dei bolli, è l’Expo 2015 di Milano” e aveva aggiunto “sono entrati in vigore i rincari del 10%” di quelle che definisce “marche da Expo”.

Sull’Expo si sono pronunciati anche i parenti del giovane che oggi si è tolto la vita. Un 26enne muratore disoccupato che ha deciso di farla finita. Sicuramente le parole dei parenti sono frutto della rabbia e della disperazione del momento, ma in un momento così delicato per la popolazione italiana bisogna prestare ascolto proprio alle voci che si sollevano da chi quotidianamente vive sulla propria pelle il dramma della disoccupazione.

“È una vergogna, questo ragazzo aveva sempre lavorato, era abituato ad avere responsabilità e a mantenersi – dice con rabbia Giuseppe Neletti, lo zio, – adesso si lamentava con la sorella che non aveva più nemmeno i soldi per comparsi le sigarette. Questo Stato è incapace”.

“Ma quale Expo – gli fa eco un altro parente – tanti milioni di euro spesi e qui non si lavora, le aziende che prendono i subappalti sono tutte dello stesso giro e gli operai vengono dal sud o da fuori, pagati in nero. Quali controlli? E cosa deve fare un ragazzo che cerca un lavoro onesto?”.

Pagheremo o pagherà l’Expo?

La legge bavaglio che uccide i blog!

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Il blog di Beppe Grillo sembrerebbe essere uno dei motivi per cui si vuole regolamentare il web. La notizia certo era già nell’aria ma ora è proprio il blog del Semplice Portavoce del M5S a denunciare che se la legge passasse lo spazio del MoVimento in rete dovrebbe chiudere.

«La nuova legge contro i blog sembra pensata in primis per il blog di Beppe Grillo e lo fa pensare lo stesso firmatario del disegno di legge, Salvo Torrisi del Pdl, quando spiega che non c’è nessuna censura nei confronti dei 5 stelle. Ma internet non può continua a essere il luogo virtuale dell’impunità» si legge sul blog di Beppe Grillo

Ma in cosa consiste la legge?

Di rendere responsabile l’amministratore del blog come ora è responsabile il direttore o il vicedirettore delle testate giornalistiche di tutto ciò che viene scritto. Ma la clausola che farebbe chiudere il sito di Beppe grillo sarebbe quella che riguarda i commenti.

Secondo il ddl, la responsabilità penale sarebbe a carico del gestore del sito o blog che non cancella entro 24 ore i commenti che possono ‘configurare la commissione di reati’.

«Ovviamente, soprattutto per i siti molto seguiti è un lavoro praticamente impossibile. Basti pensare che, ogni giorno, ogni singolo post che appare sul blog di Beppe Grillo ha centinaia se non migliaia di commenti… Ma quali sono i reati che si possono compiere solo scrivendo un commento? Fondamentalmente due: diffamazione e vilipendio».

Ma come è possibile punire il responsabile per le idee espresse sul proprio spazio? Anzi il responsabile è la parte lesa… vogliamo cambiare le regole basilari del diritto? Il delinquente è libero e la vittima è accusata?

Arriva lo Spazza-Tour: la mappa dei rifiuti in Campania

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Dove viene stoccata l’immondizia? Ora lo sapremo grazie ai parlamentari del Movimento 5 stelle che sono usciti dal Palazzo per andare a incontrare i cittadini nei luoghi simbolo delle principali aree problematiche del Paese. Lo Spazza-Tour viene così descritto sul sito di Beppe Grillo:

“Oggi noi cittadini parlamentari del MoVimento 5 Stelle saremo in Campania per partecipare allo Spazza Tour 2013. Il viaggio-denuncia ci porterà sui luoghi nei quali confluiscono traffici illeciti di rifiuti industriali dal Nord Italia, gli sversamenti abusivi delle industrie locali e i rifiuti urbani e speciali. Queste montagne di immondizia mista a sostanze nocive si concentrano a Giugliano, nel “triangolo della morte” di Acerra, Nola e Marigliano, e poi sempre più ad Est, intorno al Vesuvio e nella zona orientale di Napoli”.

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Il giallo della morte di David Rossi e le mail di Monte Paschi

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Nonostante più volte si sia parlato di giallo o di mistero intorno alla morte di David Rossi, suicidatosi il 6 marzo 2013, la procura sta andando verso l’archiviazione per l’inchiesta aperta sulla presunta istigazione al suicidio dopo la morte dell’ex  capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena.  Il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano riportano:

Tra le mail che l’ex portavoce del Montepaschi David Rossi spedì prima di suicidarsi la sera del 6 marzo scorso gettandosi dalla finestra del suo ufficio nella sede di Rocca Salimbeni, ce ne sarebbero alcune, accorate, rivolte ai vertici dell’istituto, in particolare all’amministratore delegato Fabrizio Viola: «Aiutatemi altrimenti la faccio finita», reciterebbe uno di questi messaggi. Il file di posta elettronica sarebbe tra quelli rinvenuti dai magistrati senesi Natalino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso nella memoria dei computer sequestrati a casa e nell’ufficio del manager senese.

E anche la famiglia di Rossi, che si è affidata a uno studio legale, ne avrebbe numerate diverse, poi fatte avere alla procura:

Sulla morte di Rossi era stata aperta un’inchiesta per «istigazione al suicidio», considerata un fatto tecnico per poter effettuare degli accertamenti, ora alle battute finali. I messaggi di posta elettronica confermerebbero che negli ultimi giorni — a dispetto delle apparenze — Rossi era particolarmente turbato tanto da aver chiesto aiuto ai vertici della banca. In particolare quella mail Viola l’avrebbe ricevuta mentre si trovava all’estero per lavoro. Sia l’amministratore delegato sia il presidente Alessandro Profumo a Rossi avevano confermato fiducia, come hanno più volte raccontato in pubblico e anche ai magistrati, subito dopo il suicidio.

I rischi erano chiari:

Per il manager — che aveva subìto una perquisizione lo scorso febbraio per alcuni presunti contatti che avrebbe avuto con gli ex vertici dell’istituto Giuseppe Mussari e Antonio Vigni — era circolata l’ipotesi che a spingerlo al suicidio fosse stato il sospetto di essere in qualche modo collegato alla fuga di notizie relativa alla maxi-causa per danni mossa da Mps alle banche Nomura e Deutsche Bank, per la quale l’istituto senese aveva presentato un esposto in Procura. Dalle indagini è però emersa la totale estraneità di Rossi.

L’Italia chiude le porte a Snowden

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Dopo che Emma Bonino ha usato toni più che blandi per giustificare le intercettazioni americane, l’Italia, ancora una volta, non si contrappone alla potenza americana: nonostate Edward Snowden, la talpa del caso Datagate, abbia chiesto asilo nello Stivale, così come ha fatto con molti altri stati, nel Belpaese le porte per lui restano chiuse proprio per bocca del ministro degli Esteri. Snowden sempre più in fuga.

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Cinque Stelle al Colle mercoledì mattina… Slitta l’incontro!

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Slitta a metà della prossima settimana l’incontro tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, come si è appreso da fonti parlamentari si è poi deciso per un rinvio.  A quanto si apprende l’incontro si terrà mercoledì mattina, quando il leader del Movimento 5 stelle guiderà la delegazione parlamentare al Colle per essere ricevuto da Napolitano.

Grillo atteso al Quirinale venerdì: ma il semplice portavoce non può.

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Giorgio Napolitano si è reso disponibile alla richiesta di Beppe Grillo che chiedeva un incontro per parlare della disastrosa situazione economica del paese. Il  Segretario Generale, Donato Marra, per conto dello stesso Capo dello Stato, ha dato riscontro alla richiesta di udienza formulata a nome del leader del Movimento 5 Stelle.

“Gentile dottore – si legge nel testo – in relazione alla richiesta da lei formulata ieri a nome del leader del Movimento 5 Stelle di un incontro ‘privato’ con il Presidente della Repubblica, devo precisarle che tale incontro non potrà caratterizzarsi come tale, come avviene in tutti i casi in cui il Capo dello Stato incontra delegazioni di forze politiche rappresentate in Parlamento. Tanto premesso – prosegue Marra – ho il piacere di comunicarle che il Presidente della Repubblica è disponibile ad effettuare tale udienza nella giornata di venerdì prossimo, alle ore 11. A tale udienza potranno partecipare, insieme al leader del Movimento Beppe Grillo e ai Presidenti dei gruppi parlamentari, come da vostra richiesta e come già avvenuto del resto in recenti occasioni, anche altre personalità purché ne siano chiariti i titoli e le funzioni nell’ambito del Movimento”.

Aggiornamento:

Beppe Grillo si dice ”felicemente sorpreso”, ma il  leader dei ‘cinque stelle’ non riuscirebbe ad ”essere presente per ulteriori impegni”. Proprio per questo motivo lo staff M5S lavora per verificare la possibilita’ di trovare un’altra data per l’incontro con il Capo dello Stato.

Il “pasticcio” nei cieli: vietato lo spazio aereo al presidente boliviano

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Per il ministro Emma Bonino sarà un nuovo avvincente capitolo della “spy story” del Datagate, il  “pasticcio” nei cieli che nelle ultime ore ha interessato il presidente boliviano Evo Morales, di ritorno dalla Russia, è atterrato a Vienna dopo che Francia e Portogallo hanno vietato il proprio spazio aereo temendo che a bordo ci fosse Edward Snowden.

Immediate le reazioni:

«È stata messa a rischio la vita del presidente Morales», ha detto il ministro della difesa boliviano, Ruben Saavedra, che si trovava nell’aereo, bloccato – ha precisato – «in pieno volo, a pochi minuti all’ingresso nello spazio aereo francese». «Il signor Snowden non ha mai avuto alcun contatto con le nostre autorità e ancora meno poteva essere a bordo. È una bugia degli Stati Uniti utilizzata poi da alcuni governi europei, in questo caso Francia e Portogallo», ha sottolineato Saavedra alla Cnn in spagnolo. Nel ricordare che Lisbona aveva dato via libera «per rifornirci di combustibile nel suo territorio» prima di attraversare l’Atlantico, Saavedra ha aggiunto che poco prima del decollo a Mosca «le autorità portoghesi ci hanno avvertito che ‘per problemi tecnicì potevamo solo sorvolare il loro spazio aereo, ma non atterrare». Dopo lo stop giunto qualche ora da Parigi in volo, «l’equipaggio ci ha consigliato di dirigerci a Vienna, dove siamo in effetti atterrati. Per il rientro in Bolivia intendiamo seguire la stessa rotta, siamo in attesa delle autorizzazioni, che potrebbero arrivare in due-tre ore», ha sottolineato Saavedra. «Non abbiamo niente da nascondere», ha proseguito il ministro, precisando che se Snowden presenterà una richiesta di asilo politico, La Paz «la esaminerà. Non siamo a conoscenza di alcuna richiesta in questo senso. Nell’ambito del diritto internazionale – ha puntualizzato Saavedra – tali richieste possono essere presentate e i governi hanno poi a loro volta tutto il diritto di concedere, oppure no, l’asilo».

E l’Italia:

Anche il nostro paese avrebbe negato lo spazio aereo secondo il ministro della difesa boliviano, ma si attendono le conferme ufficiali.

Il Quirinale risponde a Grillo: vizio procedurale!

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”Il presidente non ha ricevuto nessuna richiesta di incontro nei modi necessari perché potesse prenderla in considerazione”. E’ quanto fanno sapere fonti del Quirinale interpellate sulle ultime dichiarazioni di Beppe Grillo che ha chiesto, parlando sul suo blog, un incontro con il Capo Dello Stato. C’è un vizio procedurale nella richiesta di incontro con il Presidente della Repubblica invocata da Beppe Grillo, quindi è come se non fosse stata ricevuta nessuna richiesta.

L’Italia se la “caverà” con il vizio procedurale per la richiesta d’asilo di Snowden?

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E’ probabile che l’Italia, paese chiuso a catenaccio da un governo di larghe intese che non delibera, ma rimanda, non avrà il coraggio di accogliere la richiesta d’asilo di Snowden. D’altra parte come possiamo accoglierla se abbiamo anche le basi americane sul nostro territorio? Ma come possiamo negarla senza essere tacciati di essere una colonia degli Usa? La soluzione è semplice: il vizio procedurale!

La procedura prevede che il richiedente di asilo si trovi sul territorio del paese a cui si rivolge. Lo spiega all’ANSA una fonte qualificata della Farnesina, precisando che il governo si pronuncerà presto sul caso, sul quale però insiste un problema, perché: “La richiesta di asilo presentata all’Italia da Snowden presenta un’anomalia procedurale perché presentata via fax. La procedura prevede che il richiedente di asilo si trovi sul territorio del paese a cui si rivolge”.

Quindi la strada è spianata, proni al soldo degli Usa finché morte non ci separi?  D’altra parte se Emma Bonino trova dell’ironia sulla posizione della Russia nel Datagate cosa c’è da attendersi?

All’M5S c’è però chi ci prova ad aprire la strada a Snowden. E’ il Cittadino Portavoce per il M5S alla Camera dei Deputati Manlio Di Stefano, che ha annunciato a nome del suo partito il favore per la concessione dell’asilo politico a Edward Snowden:

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L’altra faccia di Grillo e il faccia a faccia con Napolitano.

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Grillo chiede un incontro al Capo dello Stato, poi riesuma il Re e il fascismo per un attacco diretto a Berlusconi e al governo in  carica.  un lungo post indignato e forte per dimostrare la sua insofferenza alla situazione politica e soprattutto chiede chiarezza verso il popolo italiano “Napolitano vada in televisione, in prima serata e parli alla Nazione. Dica la verità sullo stato dell’economia, sulle misure che dovremo prendere, sui sacrifici enormi che ci aspettano. Imponga la cancellazione del Porcellum, contro cui alla Camera ha votato soltanto il M5S e un solo deputato del pdmenoelle e sciolga il Parlamento”. Perché dice il leader M5s: “Questa agonia non può durare”.

Poi altre parole violente che toccano i temi caldi degli ultimi giorni:

Oggi, 2 luglio 2013, il tempo è sereno su quasi tutta l’Italia, isole comprese. La disoccupazione ha toccato il record storico dal 1977, da quando viene misurata, la produzione industriale precipita, le aziende chiudono o espatriano, il debito pubblico aumenta, qualcuno si suicida, ma è ormai un dettaglio. Il Governo, nel frattempo, fa solo annunci e tira a campare per non tirare le cuoia sotto l’attenta regia di Napolitano che dal Colle, elargisce segni di sostegno quotidiano ai ministri. Tutto secondo la norma. Nessuna nuova, pessima nuova. Ci si avvia verso la catastrofe economica senza che nessuno nel Governo, nei partiti, nelle istituzioni abbia il coraggio di denunciarlo, di fare qualcosa. Con questi non cambieremo mai. Il loro unico obiettivo è di guadagnare tempo, come i condannati nel braccio della morte. Il loro tempo e il nostro sono però asimmetrici, più tempo guadagnano loro, più ne perdiamo noi, più l’Italia sprofonda. Persino il fascismo ebbe il pudore di far cadere Mussolini, e indirettamente di condannarsi, il 25 luglio 1943, giorno del Gran Consiglio. Questi resistono come delle cozze. Sono la malattia e vogliono essere anche la cura. Neppure il fascismo o il re avrebbero tollerato un esecutivo sorretto da Berlusconi. Gli italiani stanno avviandosi verso la miseria, verso anni di ricostruzione nazionale con un Letta, nuovo Romolo Augustolo, l’ultimo insignificante imperatore romano. Il popolo italiano si è espresso per un cambiamento alle elezioni politiche di febbraio. Il M5S è risultato primo in 50 province e secondo in 42 su un totale di 108, primo in assoluto nel Paese. Da allora è iniziato un tiro al bersaglio da parte di tutti i media, incluse le televisioni pubbliche (una vergogna!). Una delegittimazione continua da parte del Sistema che ha colpito chiunque facesse parte del M5S o che solo osasse dichiararsi a favore. Non vorrei essere nei panni di questi politici, di questi pennivendoli quando il popolo italiano capirà di essere stato ingannato. L’italiano viene descritto come “brava gente“, ma può diventare feroce, come dimostrato dalla Storia, anche recente. Napolitano vada in televisione, in prima serata e parli alla Nazione. Dica la verità sullo stato dell’economia, sulle misure che dovremo prendere, sui sacrifici enormi che ci aspettano. Imponga la cancellazione del Porcellum, contro cui alla Camera ha votato soltanto il M5S e un solo deputato del pdmenoelle e sciolga il Parlamento. Quest’agonia non può durare. Chiedo un incontro con Napolitano.

Alla luce del Datagate smantelleremo le basi Usa in Italia?

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Lo chiedono a gran voce i parlamentari del M5S. In particolare è  Massimo Artini, deputato MoVimento e vicepresidente della Commissione Difesa della Camera a dichiarare all’Adnkronos:

“Se tutto fosse vero” e il caso Datagate “venisse confermato”, “si potrebbe anche valutare una smilitarizzazione delle basi Usa in Italia. Del resto, non puoi pretendere aree ad hoc nei nostri territori o imporre all’Italia l’acquisto di F35 e poi spiare in casa il tuo alleato”.

Il deputato pentastellato ha anche ricordato come l’M5S fu tra i primi partiti a interessarsi del caso quando chiese all’esecutivo spiegazioni sulla vicenda:
“Il 19 giugno scorso – ha ricordato Artini – Mirella Liuzzi”, deputata pentastellata, “fece una richiesta di informativa urgente al governo. Ad oggi dall’esecutivo non abbiamo avuto risposte, dunque oggi risolleciteremo il governo ad intervenire in Aula per fare il punto della situazione”.

L’ultima provocazione di Grillo: Letta come la Cannulli

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Beppe Grillo continua il suo attacco a Letta. A quel governo, che secondo il Semplice Portavoce del M5S  è “fermo come un paracarro.” e dove “Letta, dedito al gioco del Subbuteo, annuncia, annuncia, annuncia”. Ecco che nel messaggio provocatorio di Grillo “Capitan Findus” si trasforma nella “versione aggiornata e minimalista della presentatrice televisiva Mariolina Cannuli (che prego di scusarmi per l’irriverente, per lei, confronto)”.

Grillo chiede a Letta di adottare “una economia di guerra”, auspica il taglio delle province e incalza dicendo “c’è una calma piatta come in mare quando non vedi un gabbiano, non c’è un’onda, un refolo di vento prima della tempesta. Che aspettiamo? Siamo falliti e lo neghiamo e affossiamo le imprese con carichi insostenibili come l’aumento dell’anticipo dell’Irap, dell’Ires e dell’Irpef definiti dal ministro dell’Economia Saccomanni Un prestito dei contribuenti che a livello individuale ha un peso molto soft. Un peso di 2,3 miliardi di euro, soft- soft, una piuma”.

Poi attacca i pensionati d’oro: “Qualcuno obietterà che si vanno a toccare diritti acquisiti, come nel caso delle pensioni d’oro – osserva ancora Grillo – I diritti acquisiti non sono contemplati più da un pezzo per gli esodati, per i precari, per chi non prenderà mai la pensione. In un’economia di guerra i diritti acquisiti non esistono più”.

Quindi invece di lottare per il ripristino dei diritti ora la lotta si sposta per eliminare i diritti acquisiti? Colpo di caldo, provocazione o propaganda di un partito che perde pezzi forse proprio per la violenza verbale con cui si è posto negli ultimi mesi? Perché distruggere i diritti acquisiti invece di estendere i diritti ai lavoratori che ne sono privi? Non è una politica di “disfacimento” invece che un percorso di risanamento dello stato sociale?

Il parlamentare del M5S a cui non bastano 5000 euro al mese

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Alessio Tacconi sembra che abbia davvero superato il limite, almeno per i suoi colleghi di partito che oggi hanno affollato il suo profilo Facebook e lo hanno attaccato. Al centro del dibattito ci sarebbe una discussione iniziata dopo una sua dichiarazione. Secondo il parlamentare pentastellato, in odore di lasciare il MoVimento, la diaria da 5000 euro non sarebbe sufficiente per arrivare a fine mese. Il parlamentare infatti rivendica la sua cittadinanza svizzera e ha affermato che quella somma non gli è sufficiente per vivere.

Ecco i commenti che sono piovuti a raffica sul profilo Facebook di Alessio Tacconi:

alessio-tacconi-movimento-5-stelle-1

E ancora:

alessio-tacconi-movimento-5-stelle-2

E inoltre:

alessio-tacconi-movimento-5-stelle-3

E poi:

alessio-tacconi-movimento-5-stelle-4

Per concludere:

alessio-tacconi-movimento-5-stelle

L’ennesima stella caduta… Fabiola Anitori lascia il M5S

Fabiola Anitori-tuttacronaca

L’ennesima stella caduta dal M5S si chiama Fabiola Anitori. La senatrice pentastellata ha infatti deciso di passare al gruppo Misto e ha motivato così la sua decisione: “Non riconosco più l’impostazione iniziale del Movimento che è diventato proprio quel ‘partito personale’ dallo stesso tanto criticato, con un sistema feudale di fedeltà che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea”.

Poi ha aggiunto:

“Gli avvenimenti registrati all’interno del M5S negli ultimi mesi mi hanno profondamente segnata, peraltro in un periodo molto delicato della mia vita”.

Fabiola Anitori è la quarta ha lasciare il MoVimento. prima di lei c’era stata l’espulsione di Marino Mastrangeli e Adele Gambaro e seguito poi dalla decisione di dire addio ai pentastellati di Paola De Pin. Alla Camera invece sono tre deputati – Alessandro Funari, Vincenza Labriola e Adriano Zaccagnini – che erano “fuoriusciti” a vario titolo dal MoVimento.

La senatrice ha poi continuato “Ogni tentativo di costruzione di una scelta politica, sulla base del confronto inteso come ricerca di punti di incontro, viene etichettata come tradimento o ‘inciucio’ e ciò costringe ad un immobilismo ed una stagnazione che non porta da nessuna parte… Io credo e ho creduto al messaggio politico del ‘cambiamento’ da attuare, però, attraverso il ‘confronto democratico’, sia interno che esterno, che ritengo un valore, una virtù repubblicana irrinunciabile e che non ritrovo nel Movimento. Per questo, nella profonda convinzione di continuare a portare avanti le idee e i principi condivisi con i miei elettori nel rispetto della Costituzione, annuncio la decisione di lasciare il gruppo parlamentare M5S per passare al gruppo Misto”.

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