Scontri violenti a Torino: contestato il corteo della Lega Nord

scontri-torino-tuttacronacaLa manifestazione della Lega Nord a Torino, nel pomeriggio di sabato, si apriva con uno striscione che recitava “Stop all’immigrazione clandestina”. A sostenerlo, i governatori Roberto Maroni e Roberto Cota, l’ex ministro Roberto Calderoli e il ‘senatur’ Umberto Bossi. Dietro di loro, migliaia di persone che si sono dirette verso il luogo del comizio, la centrale piazza San Carlo. Tra gli slogan: “Il padano è bastonato, il clandestino è tutelato”. Svariati anche gli striscioni, su uno dei quali si leggeva: “Kyenge, Boldrini, Pd e grillini vogliono bene solo ai clandestini. Tutti a casa loro”. Ma mentre il corteo leghista marciava per via Roma, centinaia di antagonisti hanno provato a forzare i cordoni di polizia in due punti: via San Tommaso e via Arcivescovado. I manifestanti hanno tentato di premere contro gli scudi dei poliziotti, ma sono stati respinti. Dopo di che hanno iniziato a lanciare uova, patate e bottiglie mentre le forze dell’ordine rispondevano con cariche supportate da scudi, manganelli e lacrimogeni. In piazza Cnl una ventina di cittadini ha iniziato a insultare i leghisti che mostravano striscioni vicino ai banchetti. Dalle parole si è passati alle mani e sono dovute intervenire le forze dell’ordine.

In via Madama Cristina, in mezzo al traffico, sono state lanciate bombe carta e, mentre il traffico era paralizzato, è iniziata la fuga dei manifestanti. Il bilancio della giornata indica più di dieci feriti, non gravi: tra le forze dell’ordine un carabiniere che ha riportato contusioni a un ginocchio e un dirigente della questura colpito da un oggetto alla spalla. Da parte sua Umberto Bossi, alla chiusura della manifestazione, ha difeso la normativa sull’immigrazione: “La legge cosi come è stata pensata è sensata e buona”. E ancora: “Anche se si dovesse fare una legge che abroga il reato di clandestinità si farebbe subito un referendum per cambiarla”.

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Ribelli in casa Pd: “Indulto? Un errore, criminali di nuovo in strada”

indulto-ivorossi-tuttacronacaDopo la nomina di Flavio Zanonato a ministro dello Sviluppo Economico, il 28 aprile di quest’anno Ivo Rossi è diventato sindaco facente funzioni della città veneta di Padova. Un centro che da anni conosce e fa i conti con il problema dell’immigrazione, con aggressioni ad anziani in pieno centro, con i cimiteri dove visitatori vengono aggrediti e il Comune si è visto costretto a interrompere l’erogazione d’acqua perchè veniva utilizzata per lavare i panni o farsi una doccia, con gli agenti aggrediti da accattoni-falsi invalidi che lanciano le loro stampelle. In questo contesto il sindaco Rossi si è trovato a rispondere alle domande postegli da Il Gazzettino. Lui, uomo del Pd, non è d’accordo con l’indulto. I relativamente pochi episodi di violenza che si sono verificati nella sua città “hanno incrinato la fiducia dei cittadini, la loro sensibilità, e l’insicurezza anche se solo ‘percepita’ alla fine ha gli stessi effetti di quella reale”. Quindi cosa bidognerebbe fare? “Non bisogna smettere di fare quello che stiamo facendo, vigilare, controllare, presidiare il territorio, investigare. La sicurezza pubblica non è esattamente affare mio, ma coinvolge tutta la città, e questa sì mi deve stare a cuore. E in questi giorni c’è una preoccupazione in più…”. Che sarebbe? “Tanta fatica per fermare i responsabili, e poi, tra un po’, ce li vedremo tornare tutti liberi. Vede, da cittadino so benissimo che le condizioni di vita nei nostri carceri sono disumane, non degne di un Paese civile. Eppure, da amministratore, so anche che gli indulti rimettono sulla strada criminali, soprattutto spacciatori, che non sanno fare altro che tornare a delinquere. E non va bene, nè ovviamente per la sicurezza nè tantomeno per il ‘morale’ delle forze dell’ordine: pensi lei come ci si potrebbe sentire se tutti i nostri sforzi risultassero inutili, e gli ex arrestati ci facessero ‘ciao’ per strada…”. Il primo cittadino mira quindi a un “maggiore coordinamento tra tutte le forze in campo” al fine di  “creare una polizia ‘di prossimità’, sempre più presente nel territorio”. Ma il problema, per quanti sforzi si possano fare, è che “gli strumenti normativi a disposizione sono scarsi. Ad esempio, gli accattoni che si vedono continuamente in giro sono praticamente tutti “regolari”, grazie alle sanatorie del passato: possiamo sanzionarli, ma basta. E nonostante ogni nostra azione ‘scoraggiante’, continuano ad arrivare anche nomadi, a volte solo in transito, certe altre con intenzioni più ‘stanziali'”.

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