Il Milan in Champions… e Balo sfiora la rissa con i tifosi viola

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Siena-Milan: 1-2. Pescara-Fiorentina: 1-5. Lascia amarezza la splendida vittoria viola di ieri sera, che tuttavia non è bastata per far approdare i toscani in zona Champions. Chi ha festeggiato sono stati invece i ragazzi di Allegri, che si sono però visti rovinare la festa proprio a Firenze. Il Milan era appena arrivato alla stazione quando un gruppo di ultras che hanno dato vita a una contestazione. Cori di protesta, per un rigore negato, e insulti sono seguiti dagli ormai tristemente noti “buuu” razzisti rivolti a Balotelli che non è riuscito a trattenersi. Lui e Robinho hanno provato ad affrontare i tifosi a muso duro ma degli agenti li hanno placcati. E se il suo compagno di squadra è tornato sui suoi passi, per Balo sono serviti tre uomini ed i compagni di squadra per portarlo di peso sul treno che è poi partito in direzione di Milano alle 1.15, con mezz’ora di ritardo. Poco dopo è arrivato un cinguettio dell’attaccante: “Questa legge che se lascio il campo per i buu razzisti, lascio la mia squadra in 10… Rivedete questo regolamento per favore è molto inumano”.

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Quei greci che picchiano a morte gli stranieri. L’Europa guarda altrove?

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Razzismo o esaurimento? In ogni caso è violenza. Violenza inaudita da parte dei greci che stanno non solo combattendo contro la crisi del debito, ma anche hanno iniziato una battaglia con tanto di caccia allo straniero che è diventata una quotidianità aberrante. Human Rights Watch denuncia le barbarie… stranieri presi a calci e pugni solo perché migranti. Alba Dorata impazza nelle strade con la sua cultura intollerante e neonazista che ha minato la società greca nella sua cultura. Quella cultura che da sempre aveva insita l’ospitalità

“Straniero, poiché non somigli ad un uomo né volgare né stolto, Zeus Olimpio in persona distribuisce la felicità agli uomini, a buoni e cattivi, come vuole, a ciascuno; e a te diede questo destino e bisogna che tu lo sopporti comunque. Ma ora, poiché arrivi alla nostra città e alla nostra terra, certo non sarai privo di veste né di qualcun’altra delle cose di cui è giusto [che non sia privo] un supplice sventurato che ci venga davanti. Ti mostrerò la città, ti dirò il nome degli abitanti. I Feaci abitano questa città e la terra, io sono la figlia del magnanimo Alcinoo, e da lui è retta la potenza e la forza dei Feaci”. (La preghiera di Odisseo a Nausicaa: Odissea VI 148-197.)

 

Il danno della crisi economica è di una potenza dirompente perchè si abbatte in ogni settore e dà sfogo a movimenti incontrollabili. E’ proprio Hugh Williamson, della  Human Rights Watch, a denunciare “Botte di gruppo alle persone che arrivano dall’Afghanistan o dall’Africa sono all’ordine del giorno sulle strade greche, e la maggior parte di questi costanti episodi di violenza non viene neppure registrata”. E’ un invito alla Germania, ma all’Europa in generale di prendere in mano questa tematica che sta scoppiando nei Paesi in cui l’emergenza sociale è fuori controllo. Ma la polizia o gli altri organi statali come reagiscono? Spesso restano impuniti gli artefici di questi atti barbarici… si lascia che dilaghi la lotta tra poveri, tra uomini che hanno perso la speranza e tra coloro che invece erano giunti proprio per cercarla. Uno scontro umano senza limiti, proprio perchè affonda le radici nei bisogni primari, primitivi e che si sfoga nell’irrazionale orrore di massacrare un simile che viene visto solo come l’ennesimo nemico, l’ennesimo portatore di malessere.

Una storia come quella di Waleed Taleb, un panettiere che aveva chiesto al suo datore di lavoro di pagare lo stipendio che non gli versava. Taleb, un immigrato irregolarte, è stato aggredito dal suo capo insieme ad i suoi amici, che gli hanno messo una catena alla gola e l’hanno trascinato come un cane, picchiandolo ripetutamente. Il gesto è brutale e va condannato senza attenuanti, ma c’è anche una doppia lettura da fare che è quella meno scontata e spesso nascosta perchè scomoda da raccontare. Spesso la fragilità di un padrone che si sente minare la sua dignità da quello che considera un suo dipendente, un inferiore (perchè con questa mentalità i poveri iniziano la guerra tra loro, ponendosi l’uno al di sopra dell’altro aumentando così la miseria, invece che collaborare per cercare insieme di ostacolare la povertà). Quel padrone che si sente in credito verso il suo panettiere e che non riesce a sopportare più questo peso. Non ha più il suo ruolo, quello appunto di padrone, viene a mancargli quell’equilibrio sociale che da sempre regnava nella sua testa ed è incapace di vedere davanti a sè un uomo affamato come lo è lui per primo. Due uomini che si trovano da soli nella giungla e non hanno più un futuro… è questo il risultato dell’austerity? E’ questa la miopia di una politica economica che sa solo essere nemica dei deboli? E’ questo il nuovo medioevo in cui violenza, povertà e ingiustizia dilagano senza che nessuno prenda in mano la situazione e si svincoli da queste catene? La catena di Taleb è quella inflitta dall’Europa alla Grecia o quella del suo padrone, povero ed emarginato, incapace anche di badare al suo sostentamento?

L’esecutivo di Samaras ha istituito un’unità speciale della polizia per monitorare le violenze razziali ad Atene e Salonicco, ma l’iniziativa è ancora troppo limitata. Servirebbe quindi l’intervento dell’Europa, ma sembra che al momento tutti siano troppo occupati a risolvere problemi ben più urgenti… a rischio sono la Francia e l’Italia dove il razzismo si sta impossessando già di alcune fasce della popolazione, ma che rischia davvero di diventare una pandemia come in Grecia… L’Europa sta male, ma non sa curarsi perchè incapace di guardare oltre i confini nazionali, incapace di tendersi la mano, incapace di cambiar rotta… troppi interessi da cancellare, troppi rapporti internazionali da equilibrare, troppa paura di sentirsi uguali… nessuna nuova idea se non il sedare la violenza con altra violenza, invece di capire e arginare con intelligenza il fenomeno greco. 

 

“Sparate alla Kyenge non ai cc” così la scritta a Pistoia

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L’Italia è un Paese allo stremo della sopportazione e reagisce con violenza e intolleranza. I politici, pur dicendo di capire la popolazione, fanno dichiarazioni che spesso vengono prese come minacce dai cittadini… si è oltrepassato il limite da entrambe le parti. Lo ius soli non era tra le priorità del governo eppure sono giorni che le prime pagine dei giornali parlano del diritto di cittadinanza per gli stranieri nati in Italia. In un clima rovente, con la disoccupazione ai record della storia repubblicana italiana, con la sanità al collasso e la scuola in crisi, i cittadini italiani si vedono insidiare i diritti minimi. E’ lo scontro tra poveri, tra classi disagiate che si sentono emarginate dai flussi migratori. L’emarginazione è vissuta nel settore edilizio con sempre più cantieri  in mano agli stranieri provenienti dai paesi dell’est. L’emarginazione la si vive iscrivendo un figlio alla materna ed essendo messi in lista dietro alle famiglie straniere. Il razzismo nasce dal disagio e non si può condannare senza capire ciò che c’è dietro. Ci sono anni di politiche sbagliate, ci sono aiuti ai paesi del terzo mondo che per decenni sono finiti nelle tasche sbagliate e ci sono leggi  che gli stranieri non non vogliono riconoscere e che la polizia, debilitata anche dai tagli al bilancio, non riesce a far rispettare. Lo straniero percepito come colui che  strupra, spaccia, si prostituisce, compie rapine e omicidi, può anche essere un luogo comune, ma per molti è anche una realtà con cui convivere. Le scritte come quelle apparse a Pistoia non sono la soluzione, sono forme solo di debolezza che va contrastata. Vanno educati gli italiani a non essere intolleranti, vanno educati gli stranieri a non essere violenti. Vanno educati gli italiani a sentirsi prima di tutto cittadini del mondo e accogliere quindi anche altri cittadini, ma vanno educati gli stranieri a rispettare le leggi e le donne.

La situazione è esplosiva in Italia e quella scritta ne è una testimonianza. Dovrebbe essere un monito per chi inneggia troppo facilmente allo ius soli senza considerare i costi economici che una tale riforma implica, dovrebbe essere la bilancia per la politica di risolvere un problema che non è il colore della pelle di un cittadino, ma è l’insofferenza degli emarginati italiani che ancora una volta rischiano di essere ancora più emarginati nella loro terra. Poi i Borghezio di tutto sono solo penosi e irritanti, ma per tutti gli altri ci può essere un dialogo. Non basta gridare allo scandalo e voltarsi dall’altra parte per risolvere un problema che rischia di far scoppiare una rivolta in Italia… bisogna spiegare e dare certezze economiche e sociali. Dare pene esemplari a chiunque compia un crimine, punire la violenza contro le donne e non dover assistere alle cinghiate nei confronti di una ragazza senegalese  in una piazza italiana… bisogna imparare ad ascoltare il dissenso per aprire un dialogo… Non è più tempo di condannare e reprimere, ma di parlare e capire le paure, le emarginazioni e i disagi a prescindere dal colore della pelle.

Razzismo a Padova… scritte contro il ministro Kyenge

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Cosa significa essere oggi italiani? Che prospettive si hanno nel futuro? Come vogliamo che sia l’Italia tra 20 anni? Forse quello che non vogliamo è seguitare a leggere scritte come quella apparsa nella notte a Padova sul muro del liceo scientifico Cornaro: «L’Italia non è meticcia, Kyenge rimpatriata subito».

Lo spray che diventa un arma con cui attaccare chi è diverso.

D’altra parte il processo d’integrazione non è facile, non lo è mai stato. Significa comunque perdere un po’ della propria identità per arricchirsi della cultura degli altri. Significa essere capaci di accogliere un universo nuovo, senza sradicare il proprio.

Integrazione dovrebbe essere sempre sinonimo di arricchimento, ma il più delle volte diventa condivisione di una povertà di ideali e di una lotta alla sopravvivenza tra poveri. Avere un ministro di colore potrebbe essere un passo in avanti, una visione diversa, il superamento dell’individualismo… ma purtroppo la linea che si vuole imporre è quella ancora una volta una scelta “calata dall’alto”. E’ deplorevole chi ha rivolto offese prive di significato contro Cécile Kyenge, ma è assurdo pensare oggi, in una crisi profonda come quella italiana, di poter dare la cittadinanza a chi nasce sul nostro territorio. Non perchè non sia giusto, anzi è inacettabile non farlo, ma non si può operare una scelta dall’alto che ricada principalmente sulle classi più disagiate. S’innesca immediatamente un odio verso gli stranieri che a quel punto avrebbero pieno diritto di chiedere al pari di un italiano scuole, lavoro, case, sanità pubblica. Sono costi che oggi non possiamo sostenere. Il problema è che prima di dare una cittadinanza bisogna creare un sentimento di patria in queste persone… insegnare che l’Italia non è la terra delle grandi opportunità,  è un Paese che non riesce a mantenere i propri cittadini, che essere italiani oggi significa per molti lottare contro il disagio economico e la difficoltà di occupazione.

Essere italiani significa avere o tendere ad avere una parità tra uomo e donna (cosa che molte loro culture rifiutano profondamente), essere italiani significa avere un passato fatto di fascismo e di liberazione… essere italiani è complicato e complesso… è stare al centro del mondo e sentirsi schiacciati dall’Asia e dall’America.

Allora c’è qualcuno tra gli stranieri che sinceramente, nel profondo vuole iniziare a lottare per migliorare il paese? Dare la cittadinanza non è solo avere più diritti, ma anche avere dei doveri morali ed etici verso un altro paese… una terra che difficilmente si sentirà come patria, ma molti la sentiranno come luogo da “sfruttare”, proprio perchè non si sentono radicati su un territorio se prima non insegniamo cosa comporta essere nostri cittadini.

Gli italiani stessi stanno perdendo il sentimento di Patria. Come possiamo aspirare a insegnare agli altri quello che noi stiamo disimparando? Forse è più logico ora iniziare ad avviare un processo d’integrazione che parti proprio dai valori che possiamo condividere insieme, un dialogo per capire cosa possiamo arricchire tra culture così diverse e cosa a cui ognuno deve rinunciare. Poi saremo pronti ad accogliere, senza scritte e senza pregiudizi, coloro che vorranno partecipare attivamente a creare una nuova Italia.

Solidarietà per Cécile

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L’Unar – l’Ufficio nazionale antidiscriminazione del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio – ha già avviato un’istruttoria sul caso Kyenge. E’ il neo ministro alle pari opportunità  Josefa Idem, che conferma «forte solidarietà alla collega Cécile Kyenge per i vili epiteti razzisti che le sono stati rivolti sulla rete in alcuni siti web. Ho già attivato l’Unar, che ha prontamente avviato un’istruttoria sulla fattispecie che costituisce un reato ai sensi della legge Mancino per l’istigazione all’odio razziale. E’ stato anche chiesto alla Polizia postale la rimozione dal Web delle espressioni razziste che nulla hanno a che vedere con la libera espressione del pensiero».

Si apre quindi la procedura contro gli autori di frasi razziste nei confronti di Cécile Kyenge, l’ennesima pagina di intolleranza in Italia, alimentata soprattutto da alcune forze politiche che incitano alla discriminazione con frasi che suonano vecchie, stantie e odorano di qualunquismo becero e sterile. La fragilità umana davanti al “diverso” è un male incurabile. Tutti i maggiori genii ne hanno sofferto, perchè professori idioti non erano in grado di comprenderli. Tutti i cervelli in fuga per il mondo ne sono una conferma, l’Italia è solo per i mediocri. Così Cécil Keynge, primo ministro italiano di colore, non può aspirare a essere compresa… spaventa per la sua determinazione, per il suo curriculum e per la sua storia politica e culturale. Ecco quindi che i mediocri attaccano sul colore della pelle per non ammettere i loro limiti, per non sentirsi inferiori, si fingono superiori per razza vista che per testa dimostrano solo la loro inadeguatezza più assoluta. Fa compassione il povero Borghezio, un leghista ipodotato mentalmente, condannato a pagare nel 1993 una multa per  violenza privata su un minore poiché aveva trattenuto per un braccio un venditore ambulante marocchino di 12 anni. Condannato anche in via definitiva dalla Cassazione nel 2005 per aver nel 2000 dato fuoco, durante una fiaccolata, ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto il ponte Principessa Clotilde a Torino. Può essere quindi solo un sollievo che costui possa rivolgere frasi di senso compiuto che vanno da “Scimmia congolese“ a ”Zulù“ e da “Governante puzzolente” a ”Negra anti italiana” e si concludono con un bel “Faccetta nera“. Chi avrebbe mai sospettato che Borghezio avesse questo vocabolario così ricco di frasi da poter scagliare contro qualcuno? Addirittura arrivando a formulare anche “paroloni” del calibro “un ministro Bonga Bonga”, “una scelta del c***o” con “l’aria da casalinga, modesta e inadeguata”.

Invece di valutare se fosse stato il caso di appoggiare un’iniziativa come quella della cittadinanza per tutti gli stranieri nati sul nostro territorio provvedimento che in se sarebbe quanto di più giusto e adeguato ma che forse non è il momento di promuovere poiché ci sono fin troppi italiani che stanno soffrendo la crisi economica e non è il caso di aumentare il numero di disperati, la lega schiera i suoi personaggi clowneschi più ridicoli e imbarazzanti, che riescono solo a far aumentare il consenso nei confronti di una riforma per l’immigrazione che può costare veramente un prezzo non sostenibile per l’Italia in ginocchio. Un costo che parte dagli asili d’infanzia, che si riflette sulle scuole di ogni ordine e grado, che pesa sui servizi sociali già al collasso e che, a lungo termine, avrà ripercussioni sulle case di cura per anziani e sul sistema pensionistico.

 

Esce il libro “A cresta alta”: tutto quello che Balo non ha mai raccontato!

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“Maestra, ma il mio cuore è bianco come quello degli altri oppure è nero come la mia faccia?”. Il piccolo Mario, prima di diventare il campione Balo, poneva questa domanda alla sua maestra. E’ solo uno dei tanti aspetti del ragazzo sregolato nella vita e in campo che si scoprono leggendo “A cresta alta”, il libro scritto da Raffaele Panizza e Gabriele Parpiglia, dove per la prima volta Mario parla di sè raccontando tutto: il razzismo, l’odio, gli eccessi, le donne e l’ “affare Raffaella Fico” fino alla motivazione per la quale non ha voluto riconoscere la piccola Pia. Leggendolo si scoprono le cinque fasi che il calciatore ha attraversato: Infanzia senza tetto, Cuore da ghetto, Campione reietto, Fuori squadra senza nessun rispetto, Vita da maledetto e si capisce chi realmente sia attraverso testimonianze, rivelazioni choc, foto e interviste esclusive. La storia di un bambino di umili origini che ha conosciuto Accra e Konongo e che poi ha trascorso mesi in un ospedale di Palermo senza la certezza di sopravvivere prima di essere affidato ai coniugi Balotelli. E poi la scoperta e l’amore per il calcio, la cacciata dalle squadre giovanili, la scuola e la paura di dover tornare in Africa salvo poi ascendere tra i grandi del calcio nell’Inter e nel Milan. E una chiusura catartica, per lui che tanti guai ha passato a causa dell’odio raziale, dell’intolleranza e dell’ignoranza altrui: una lettera dedicatagli dal politico di colore Jean-Léonard Touadi, esponente del Pd, che lo innalza a eroe anti-razzismo. Ma in tutto questo non poteva mancare il ritratto del Balo amato dalle donne e, in particolare, da una donna, Raffaella Fico. Al riguardo, il libro è molto chiaro su quanto è accaduto tra i due e che è sfociato nel non voler riconoscere la figlia. “Succede che Raffaella si trasferisce definitivamente a Manchester. Si cala perfettamente nel ruolo di mogliettina. Il fidanzato si divide tra allenamenti, partite e poi torna a casa trova la compagna che gli cucina, lo coccola, lo difende quando i media gli danno addosso ora per un espulsione e continui falli di reazione, ora per un gol sbagliato o per una rissa in allenamento con qualche compagna. Professionalmente è un periodo no per Mario Balotelli. I media non lo amano, la fortuna non gira dalla sua parte, ma dalla sua però c’è sempre l’ancora di salvataggio: Raffaella. Forse è proprio in quel momento che Mario si accorge di quanto sia importante per lui avere la Fico accanto.[…]succede che Balotelli poco prima di andare a letto, incrocia lo sguardo di Raffaella e le chiede: ‘Vuoi sposarmi’. Passano si e no due secondi dal momento in cui Balo smette di parlare a quando la Fico risponde: ‘Sì, lo voglio’. I due sono pazzi di gioia. La scelta è fatta, la promessa è scattata”. Ma le cose si complicano quando i due iniziano a riflettere sulla scelta e, soprattutto, ne rendono partecipi le rispettive famiglie comunicando anche l’intenzione di diventare presto genitori. E’ soprattutto Balo che “fa pressioni” sulla compagna, mandandole sms e chiedendole in tutti i modi di renderlo padre e Raffaella accetta. Poi entra in scena un amico della famiglia Fico, “guarda caso un avvocato” e s’inizia a parlare di contratto prematrimoniale, iniziano le tensioni, i litigi con la famiglia e con Raiola. La situazione precipita e la crisi è ormai prnta a scoppiare: “Una crisi dalla quale pare che non ci sia via di uscita. Mario è nervoso. Chiede del tempo alla sua compagna e la rispedisce con un volo di linea in Italia. Raffaella, incassa. Balotelli perde la testa. I fotografi lo marcano stretto. In quei giorni di dicembre gliene succedono di ogni. Prima lo fotografano all’interno di un night club dove si esibiscono ballerine di lap dance che con mille sterline poi porti a casa, poi lui stesso, vuoi per gioco, vuoi per errore, finisce in prima pagine perché da fuoco alla sua villa e si ritrova a vivere in hotel. Ma non è tutto. Balo perde completamente la testa. Il Daily Mail raccoglie inizia a raccogliere le testimonianze hot di ragazze e ragazze. Come abbiamo già detto la lista è lunga. Raffaella, è in Italia e per ora tace. Lei è fiduciosa, quello che prova per Mario è un qualcosa di troppo forte. “Pur di avere cinque minuti di celebrità, ci sono ragazze disposte a qualunque cosa”. Così la Fico difende Balotelli. Nonostante lui non faccia più parte della sua vita, nonostante lui l’abbia messa fuori dalla porta di casa e fuori dalla porta del suo cuore”.

Se fossi stata ad Auschwitz saresti stata attenta!

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La studentessa è distratta durante la lezione di matematica e chiede di andare al bagno per un mal di testa. La professoressa del liceo artistico Caravillari di Roma le dice: “Se fossi stata ad Auschwitz saresti stata attenta”. La ragazza in questione è ebrea e i suoi compagni di classe si sono schierati, dopo un iniziale momento di sgomento, dalla sua parte dicendo alla prof “lei è razzista”.
“Non sono antisemita, ma nella scuola italiana non c’è più la disciplina di una volta”, si è difesa l’insegnate, come racconta Repubblica, ma i suoi studenti non hanno accettato la sua versione e in tre, compresa la ragazza offesa, hanno minacciato di disertare le lezioni. La preside del liceo ha aperto un’istruttoria e convocato professoressa, alunna e madre della giovane.
“Ho detto quella frase per indicare un posto organizzato, dove regna l’ordine”, si è difesa la professoressa. Della vicenda si è interessata anche la Comunità ebraica romana, ma i toni sono diventati sempre più accesi e all’insegnante non è rimasto che mettersi in malattia in attesa della pensione imminente.

Se un allieva non è attenta forse è compito dell’insegnante farsi un esame di coscienza?

Forza Nuova mette i sigilli alla Moschea… tolleranza zero!

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Ancora un atto eclatante per Forza Nuova. La scorsa notte alcuni militanti di Forza Nuova hanno sbarrato con dei nastri la palestra adibita a moschea a Pesaro, in via Antonio Scialoia, per protestare contro «l’immigrazione selvaggia e incontrollata che sta soffocando il nostro Paese». «Non abbiamo intenzione di lasciare che nel nostro Paese vi siano comunità di immigrati che possono delinquere rimanendo impunite o che aprano attività, culturali e non, finanziate con i nostri soldi quando sono oltre mille le imprese gestite da italiani che chiudono ogni giorno – dichiara Christian Sanchini, responsabile comunale di Forza Nuova – senza contare che questi luoghi di culto possono facilmente trasformarsi in ritrovi per delinquenti extracomunitari a porte chiuse e favorire la costruzione di ghetti etnici dove gli italiani sono in minoranza».
Il movimento di estrema destra chiede inoltre «l’espulsione di tutti gli immigrati non assimilabili nel nostro tessuto sociale e soprattutto l’espulsione immediata per quegli immigrati che commettono reati sul suolo italiano».

Simula la vita di un africano irregolare! UNA VERGOGNA ISTITUZIONALE

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Se non l’avesse lanciato l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, potremmo dire che c’è ancora gente che finge di accettare il “diverso”, lo “straniero” solo per poter speculare sul disagio degli extracomunitari. Ma in queto caso la vicenda è più grave.

Modou è un ragazzo senegalese di 31 anni con una laurea in ingegneria. Katerina è una donna ucraina che viene sfrattata e comincia a mangiare alla Caritas. Ahmed invece viene dalla Tunisia. Tutti e tre hanno un budget di settecento euro, nessuno di loro possiede il permesso di soggiorno.
Riusciranno a sopravvivere fino alla fine del mese? Anzi, se fossimo nei loro panni, che lavoro accetteremmo pur di inviare alla famiglia qualche soldo?

È un percorso pieno di difficoltà reali quello messo a punto nel gioco interattivo “Gioca nei miei panni” promosso dall’Unar per ricordare che dal 17 al 24 marzo si celebra la settimana contro il razzismo. Ad esempio si può dormire all’aperto, chiedere un prestito ad un amico, lavare i vetri per racimolare qualche soldo nell’attesa di ricevere il primo stipendio in nero. Perché senza documenti non esiste tutela ed è facile cadere preda delle discriminazioni: Modou incontra proprietari di appartamenti che non vogliono affittare agli africani, Ahmed viene pagato meno dei suoi colleghi di lavoro italiani e così via. Tra le opzioni del gioco anche la possibilità di rubare una mela al supermercato: a coloro che sceglieranno di varcare l’illegalità, forse pensando che questo sia normale tra gli stranieri, l’Unar, naturalmente, da bravo giudice virtuale politically correct, darà una bella lezione…  Non si sa se inorridire per il conformismo o indignarsi per l’ipocrisia.

Insomma un viaggio allucinante dentro a falsi luoghi comuni, irritante e irriverente nei confronti di chi quella sofferenza non la vive “virtualmente” e, se si voleva sensibilizzare, magari la strada da percorrere sarebbe quella di creare un luogo “virtuale” dove interagire veramente con chi vive queste situazioni di disagio. Creare delle oasi, con accesso gratuito e senza richiesta di inserire i propri dati virtuali per poter aprire un dialogo corretto.

Lascia drammaticamente senza parole il concept del gioco in cui lo straniero è quello con la laurea, ma costretto a lavorare in nero, con uno stipendio più basso rispetto… agli italiani disocuppati?  Veramente una vergogna sia per gli italiani che sono sempre tacciati di razzismo, anche quando lottano per arrivare a fine mese, con i posti di lavoro da contendersi con chi arriva dall’estero ed è alla disperata ricerca di un impiego… una vera vergogna per gli stranieri, considerati affascinanti come un avatar laureato perchè altrimenti inacettabili dall’italiano medio… quando inzieremo davvero una politica di integrazione non virtuale?

La verità è che l’Italia è sempre in equilibrio instabile tra l’essere tacciata di razzismo ed il non esserlo, tra una parte di società animata da questo sentimento e un’altra che si batte per tolleranza, rispetto ed uguaglianza. C’è un problema di fondo su cui non ci si sofferma, perchè l’idealismo è un’altra cosa e fa sentire “potenti e giusti” tutti coloro che lo professano. C’è chi lo avversa, chi inneggia all’integrazione, e spesso sono gli stessi che negano la possibilità ad una coppia omosessuale di sposarsi (però questa non viene letta come discriminazione, piuttosto come “legge divina”). Questo idealismo lo richiediamo, vogliamo vederlo nelle strade, nella quotidianità. E’ facile parlare d’integrazione quando non si dorme in un’auto con la famiglia perchè non si ha più alcuna fonte di reddito e non si riesce a conseguire il lavoro più umile perchè è possibile pagare meno uno straniero. Gli italiani non sono razzisti, non se non vengono aizatti a questa forma. Ce lo insegnano i bambini che vanno a scuola, quando tra di loro giocano anche se i loro genitori parlano lingue differenti. Aprire le braccia sarebbe più facile, se chi detiene il potere ci aiutasse a farlo e non constringesse a rinchiuderci nell’egoismo perchè dobbiamo sopravvivere. Il resto… non è razzismo, è ignoranza!

Un doodle per Miriam Makeba!

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Il 4 marzo Google celebra la nascita di Miriam Makeba, cantante sudafricana di Jazz e World Music. L’artista è stata anche una fervente sostenitrice del movimento anti-apartheid che la portò ad essere anche delegata delle Nazioni Unite. La cantante nata a Johannesburg il 4 marzo del 1932.  Morì nel 2008 nella clinica Pineta Grande di Castel Volturno, dove era stata trasportata dopo essere stata colta da un malore, al termine della sua esibizione al concerto anticamorra e contro il razzismo dedicato allo scrittore Roberto Saviano. E’ un doodle semplice quello scelto dal più grande motore di ricerca del web, ma che richiama perfettamente quella voglia di cantare in libertà che ha sempre caratterizzato Mama Afrika.

Razzismo a Bari! 3 giovani aggrediscono nordafricani in una Comunità

Al Centro di accoglienza Esedra si è verificata un’aggressione a danno di 3 nordafricani e un’educatrice da parte di 3 italiani. Gli arrestati sono accusati di lesioni personali, violenza privata e discriminazione razziale. Sequestrati il cavo d’acciaio e la spranga usati per l’aggressione.

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Bagnasco “il razzismo è figlio della cultura individualista”

” Viviamo in una cultura che vede negli altri dei nemici potenziali”.

E LA CHIESA CHE NON ACCETTA GLI OMOSESSUALI PUO’ DARE LEZIONE DI UGUAGLIANZA?

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INTOLLERABILE! Nel 2013 ancora cori razzisti allo stadio

Interrotta l’amichevole del Milan con il Pro Patria a seguito di ripetuti cori razzisti intonati da alcuni presenti sugli spalti. Dopo gli insulti rivolti a Niang, Muntari e Boateng, i rossoneri hanno abbandonato il campo e la partita è stata sospesa.

Fiabe razziste? Non per la ministra tedesca che “riscrive” per la figlia

I Grimm “tradotti” o “riscritti” perchè ritenuti razzisti o sessisti. Allora la ministra tedesca della Famiglia Kristina Schroeder preferisce “‘fare una sorta di traduzione simultanea per proteggerla dall’apprendimento di tali espressioni”

Bella impresa “riscrivere” le favole dei fratelli Grimm!

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Vercelli. Dipinte con lo spray due svastiche al cimitero ebraico

 

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