Apocalypse Now in Svezia: la rivolta dei disperati e gli insulti razzisti

SVEZIA-RIOT-PROTESTE-IMMIGRATI-tuttacronaca

Da domenica gli scontri non si placano a Stoccolma. Le rivolte degli immigrati, molti dei quali senza lavoro a causa della crisi, stanno mettendo a fuoco e fiamme la città. Sono ormai 15 quartieri (quasi tutti periferici) a essere diventati il teatro delle rivolte. La protesta va avanti a Alvsjo, nel sud di Stoccolma, dove è stata assaltata una stazione di polizia e alcune auto sono andate a fuoco. La scorsa notte è stato dato alle fiamme anche un ristorante a Skogas – sempre nel sud della città – e tre agenti sono rimasti feriti. Ma se il sud della città di rivolta a nord non va poi meglio. A Kista, un quartiere settentrionale,  i ‘rioter’ hanno appiccato il fuoco a una scuola e a una trentina di macchine. La guerriglia urbana  ricorda le proteste delle banlieue parigine, e la Svezia s’interroga. Il modello scandinavo con il suo generoso stato sociale non sembra essere riuscito a garantire a tutti gli stessi diritti, né a integrare alcune fasce della popolazione. Basta leggere alcuni numeri, che mostrano come se il tasso di disoccupazione giovanile superi di poco il 20 per cento, ma come soltanto il 51% degli abitanti extra-europei hanno un lavoro (contro l’84% degli svedesi).

“Nonostante la Svezia – spiega Theweek.com –  abbia accolto centinaia di migliaia di richiedenti asilo a Svezia ha negli ultimi dieci anni ha accolto centinaia di migliaia di richiedenti asilo provenienti da Iraq, Afghanistan, Siria, Somalia e dai Balcani, il modello d’integrazione portato avanti negli anni sembra essere fallito. Molti si riuniscono in aree già abitate da altri immigrati, dove la disoccupazione tocca le quote più alte, lasciando molti giovani immigrati con un senso di disillusione e disperazione per il futuro. E non è un caso che siano soprattutto i giovani a guidare le rivolte di questi giorni. Il governo svedese – mentre l’Europa mediterranea era inghiottita dalla finanziaria e dei debiti sovrani – veniva elogiato per la sua gestione dell’economia, ma non è più lo stato sociale degli anni ’70, quando la socialdemocrazia covava il sogno di offrire una casa per tutti. Anche a Stoccolma c’è un problema di alloggi, gli homeless sono in aumento e la disoccupazione giovanile, soprattutto tra gli immigrati, sta diventando insopportabile.

Inoltre si è assistito negli ultimi tempi ad episodi xenofobi in cui gli insulti sono stati anche molto pesanti nei confronti degli stranieri definiti “barboni” e “scimmie”.

Forse quella pubblicità da molti definita razzista nei confronti dell’Italia, della Spagna e della Grecia, lo era davvero. Altrimenti perché definire barboni e scimmie immigrati che stanno cercando solo di costruirsi un futuro negato nei loro paesi d’origine?

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