“Rapiscono” il promesso sposo per portarlo all’addio al celibato: rischiano denuncia!

notte-da-leoni-tuttacronacaE’ stata una coppia a lanciare l’allarme: in centro a Schio, in provincia di Vicenza, alcuni uomini incappucciati sono scesi da due autovetture e hanno aggredito, picchiato e fatto salire in un’auto un giovane che camminava sul marciapiede. Subito i carabinieri hanno messo in piedi un’azione per scongiurare il peggio, pensando a un rapimento. Ecco allora che sono stati disposti posti di blocco sulle strade, le pattuglie sul territorio sono state allertate e gli specialisti in sequestri del nucleo investigativo sono scesi in campo. Non c’è voluto molto prima che una delle due auto ricercate venisse intercettata al casello di Thiene della A31 Valdastico. I presunti rapitori si sono bloccati di fronte all’alt dei carabinieri, che avevano le armi in pugno. In breve i componenti del presunto commando ed il “rapito” sono stati portati in caserma a Vicenza. I giovani, spaventati, hanno confessato: il giovane rapito era un loro amico prossimo alle nozze e loro avevano inscenato il tutto per portarlo all’addio al celibato. Rischiano una denuncia per procurato allarme.

Julia ha un aborto spontaneo: uccide l’amica per sottrarle la figlia

julia-maternità-tuttacronacaDue amiche che condividono la gravidanza, i loro pancioni che crescono assieme, tanti pensieri per la scelta del nome dei nascituri. Fino a quando, la tragedia. La 39enne Julia Corey ha subito un aborto spontaneo all’ottavo mese ma ha finto di proseguire l’attesa per il figlio. Fino a quando non si è resa colpevole di un atroce delitto: ha ucciso l’amica Darlene Hayes, strangolandola, l’ha “aperta” e le ha sottratto la figlia prematura per poi darsi alla fuga. Sono trascorsi due giorni prima che la donna venisse trovata dalla polizia in un rifugio a oltre 150 chilometri di distanza. La donna fingeva di aver partorito e di essere la madre della bimba, Sheila Marie, accusando il marito della sua amica dell’omicidio. Julia ha inoltre continuato a sostenere che la bimba fosse sua. Ora attende la sentenza che potrebbe condannarla all’ergastolo mentre Sheila Marie potrà proseguire la sua vita assieme al papà naturale.

“Non perdonerò mai”. Parla la madre a cui volevano rapire il figlio di 8 mesi

bimbo-metro-tuttacronacaE’ di ieri la notizia di un tentato rapimento nella stazione della metro di Ponte Mammolo, a Roma: una nomade ha tentato di sottrarre il piccolo Giuseppe alla madre, la 36enne Giovanna Crielesi, che al Messaggero così racconta quegli attimi di paura mentre stava tornando a casa dopo aver portato il piccolo a trovare il suo papà, che fa ” il pizzettaio in un ristorante in centro e spesso rimane a dormire a Roma”. “Ho deciso di cambiare Giuseppe prima di affrontare il viaggio verso Vicovaro: sono andata nella sala d’attesa della stazione e l’ho adagiato su una panchina, lo avevo fatto già tante altre volte. Avevo visto quella donna entrando in stazione, mi fissava, non mi piaceva. Ho iniziato a cambiare Giuseppe e all’improvviso l’ho visto scivolare via sulla panchina: quella donna gli ha afferrato un piedino, un calzino si è tolto, sono stati istanti di terrore. Mi ha strappato via mio figlio con forza, sono riuscita a riprenderlo mentre lei continuava a strattonarlo”. La donna non aveva visto la nomade avvicinarsi, “ho visto soltanto un braccio che si allungava e che trascinava via Giuseppe per un piedino. Ho reagito d’istinto, ho ripreso Giuseppe, mi sentivo svenire e ho sentito gridare: erano due ragazzine che avevano visto tutto e sono intervenute”. Grazie alle due 16enni, che hanno fermato la rapinatrice, e all’intervento dei carabinieri, Giovanna è potuta tornare a stringere Giuseppe. “Vorrei fare un appello: incontrare le due ragazze per abbracciarle, sono state degli angeli. Stavo male e non ho potuto ringraziarle”. Riguardo all’idea di perdonare la bulgara che ha provato a sottrarle il figlio, dice che non la perdonerà mai: “non voglio più sapere niente di lei, non voglio neanche vederla, né conoscere i motivi di quel gesto. Le forze dell’ordine mi hanno detto che alle 13.30 sempre nella stazione di Ponte Mammolo aveva provato a prendere un altro bambino che stava su un passeggino. Sa cosa si prova a vedere il proprio figlio portato via? Lo sa? Ci si sente morire, ho ancora gli incubi”. Per quel che riguarda il piccolo, “Ha paura, ogni tanto piange, lo devo prendere in braccio per farlo tranquillizzare. Spero possa dimenticare tutto molto presto. Pensi sempre che non possa succedere a te”. E conclude parlando di quello che prova lei: “Provo rabbia, paura, non riesco a smettere di piangere: devo scuotere la testa per smettere di vedere lo sguardo di quella donna. E voglio dire a tutte le mamme di stare attente, di non distrarsi neanche per un secondo, di non lasciare mai i propri bimbi. È un’esperienza orribile: nessuno merita di perdere il proprio figlio”.

La nomade che tenta di rapire un bebè nella stazione della metro

rapimento-bebè-tuttacronacaNella stazione della metropolitana di Ponte Mammolo, nella periferia di Roma, una nomade bulgara avrebbe cercato di rapire un bimbo di appena otto mesi in pieno giorno, portandolo via alla madre che lo stava cambiando su una panchina della sala d’attesa in attesa della metro. Come riporta il Messaggero, la 25enne avrebbe trascinato via il piccolo correndo verso l’uscita venendo però fermata da alcuni ragazzi presenti allertati dalle richieste d’aiuto della madre. A quel punto sono intervenuti anche gli addetti della sicurezza che hanno chiamato i carabinieri. Sono anche stati prestati i primi soccorsi alla madre del bambino, in stato di shock. La nomade è stata arrestata con l’accusa di tentato sequestro di persona.

Il mistero di Moana: “non è morta il 15 settembre”

moana-pozzi-tuttacronacaEva Henger torna a parlare di Moana Pozzi e del mistero della sua scomparsa. Lo fa intervenendo alla trasmissione Domenica Live dove rivela: “Ho pianto Moana perchè ero convinta fosse morta, poi ho saputo che il giorno della morte non era quello dichiarato”. Potrebbe essere viva? “Potrebbe essere qualsiasi cosa dopo tanto tempo. Di certo Antonio non c’entra nulla, quel giorno, quando si è svegliato il corpo di Moana già non c’era più”. E ancora: “Moana stava male. Stava uscendo la notizia che stava dimagrendo tantissimo e lei non voleva, temeva che uscissero delle brutte foto. Si disse che era morta il 15 settembre, ma tempo dopo, quando ne celebrai l’anniversario, Antonio, il marito, mi disse che non era quello il giorno in cui se ne era andata”.

Chi sono i ribelli che hanno rapito il premier libico Ali Zeidan?

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Rapito il premier libico Ali Zeidan e poi rivendicato dagli ex ribelli della ‘Camera dei rivoluzionari di Libia’ che lo hanno definito un arresto.

«Il suo arresto giunge dopo una dichiarazione di John Kerry sulla cattura di Abu Anas al-Liby, dopo aver detto che il governo libico era al corrente dell’operazione», ha detto un portavoce del gruppo riferendosi al Segretario Stato americano.

Chi sono i ribelli che lo hanno rapito?

Il Messaggero parla di:

Uno dei tanti gruppi di ribelli che, dopo la fine vittoriosa della guerra che ha causato la caduta di Muammar Gheddafi e del suo regime, non ha deposto le armi, di fatto imponendo il suo controllo su vaste porzioni del territorio.

Così come ha fatto la Brigata di lotta contro il crimine, la Camera dei rivoluzionari ha allacciato dei rapporti ufficiali soprattutto con il Ministero dell’Interno (ma anche con quello della Difesa) per esercitare, in sua vece, compiti di polizia e di controllo delle frontiere, soprattutto nel sud del Paese dove la presenza dell’esercito di Tripoli è al momento solo simbolica.

In sostanza, il governo di Tripoli ha deciso di «neutralizzare» il potenziale eversivo che tali gruppi portano in loro, ingaggiandoli ufficialmente, con tanto di salari mensili. E quando gli stipendi non arrivano con puntualità i miliziani sono pronti a schierarsi, in armi, contro i palazzi del Potere (è accaduto anche pochi mesi fa, con un lungo assedio al ministero dell’Interno) sino a quando non ottengono il dovuto.

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Il portavoce del Dipartimento anti-crimine, sezione del ministero dell’Intero, Abdel Hakim Albulazi, ha confermato che il premier Ali Zeidan è «in custodia per un mandato di arresto emesso dal Dipartimento». Albulazi ha detto all’agenzia ufficiale Lana che Zeidan è «in buona salute e che viene trattato bene come qualsiasi cittadino libico». 

Una foto del premier libico Ali Zeidan al momento dell’arresto è stata diffusa dai rapitori e riportata da Al Arabiya. La foto mostra il premier con una camicia marrone semiaperta e un’espressione accigliata, tenuto sotto braccio da due persone in borghese.

Aggiornamento 10 ottobre 2013, 12.00:   Ali Zeidan è stato rilasciato. Il premier dellaLibia, riferiscono fonti della sicurezza, è stato liberato dal gruppo armato che lo aveva rapito all’alba del 10 ottobre a Tripoli.

Sequestra la ex e la minaccia con un coltello: voleva la password di Facebook

gelosia-facebook-password-tuttacronacaIl 50enne Marco Orto Ricciari è stato denunciato per lesioni dall’ex convivente che, mentre si trovava fuori in compagnia di amici, sarebbe stata costretta e seguirlo in un locale da ballo e poi obbligata ad andare a casa sua, dove l’uomo l’avrebbe minacciata con un coltello  e percossa per farsi consegnare sia il cellulare che la password di Facebook. In seguito, Ricciari, accecato dalla gelosia, avrebbe tentato la riappacificazione. La mattina succesiva la donna è riuscita a tornare a casa e poi è ricorsa alle cure del pronto soccorso, dov’è stata dichiarata guaribile in 15 giorni.  Solo qualche giorno prima , il 26 settembre,la donna aveva presentato alla polizia una richiesta di ammonimento nei confronti dell’uomo per ripetute violenze psicologiche e fisiche che l’avrebbero costretta a far già ricorso alle cure ospedaliere. Ora l’uomo è stato arrestato e dovrà rispondere di lesioni, sequestro di persona, minaccia a mano armata e tentata violenza sessuale. Il fatto è accaduto a Catania.

Il fratello di Lamela rapito a Buenos Aires

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Il fratello diciottenne di Erik Lamela, l’attaccante argentino che poche settimane fa è stato ceduto dalla Roma al Tottenham Hotspur, è stato vittima di un sequestro lampo nella periferia di Buenos Aires, informano i media locali citando fonti della sicurezza. Il fratello di Lamela sarebbe stato fermato da uomini armati nella località di Vicente Lopez, a nord della capitale argentina, tenuto prigioniero per qualche ore nella baraccopoli di Villa Rana e liberato dopo che la sua famiglia ha pagato un riscatto di 5 mila pesos, poco più di 650 euro. Fonti della polizia citate dai media argentini sostengono che probabilmente il fratello di Lamela è stato scelto dai sequestratori non a causa della sua parentela con il giocatore, ma piuttosto perché era al volante di un suv Bmw.

Il caso Moro continua a tingersi di giallo: aperto un nuovo fascicolo

ritrovamento-moro-orarioA seguito delle dichiarazioni dei due artificieri Vitantonio Raso e Giovanni Circhetta, che hanno raccontato come il ritrovamento della R4 dentro cui si trovava il cadavere di Aldo Moro sia avvenuto alle 11, quindi in un orario precedente rispetto quello sempre dichiarato, e hanno parlato anche della presenza dell’allora ministro degli Interni Cossiga in via Caetani, la procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine al riguardo che è stato affidato al pm Luca Palamara ed è connesso a quello aperto recentemente sulla base di un esposto di Ferdinando Imposimato in base al quale la morte dell’allora presidente della Dc poteva essere evitata. I due ex antisabotatori potrebbero venire convocati in tempi brevi a piazzale Clodio in veste di testimoni, considerato che il nuovo procedimento è stato avviato d’ufficio ed ha preso spunto proprio dalle notizie diffuse a proposito della loro versione che viene tuttavia smentita da Franco Alfano. All’epoca, il giornalista aveva 35 anni e lavorava per GBR. Fu lui il primo ad arrivare, assieme al suo operatore, in via Caetani, dov’era stata abbandonata la vettura. Stando alla sua versione, la Renault venne aperta dagli artificieri alle 14.

Omicidio Moro: gli artificieri sul luogo prima della telefonata delle Br

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Era il 9 maggio del 1978 quando il corpo di Aldo Moro fu ritrovato all’interno di una R4 rossa in via Caetani, Roma. I primi ad arrivare sul luogo, all’epoca, furoni gli antisabotatori, che non furono mai interrogati. A raccogliere la loro testimonianza è stato proprio uno di loro, Vitantonio Raso, autore del libro “La bomba Umana” in cui vengono forniti dettagli che cambiano la storia che noi tutti conosciamo. Assieme al suo collega, il Maresciallo Giovanni Circhetta, Raso anticipa infatti l’ora del ritrovamento dell’auto, e del cadavere al suo interno, a prima delle 11. Ma la telefonata fatta dalle Br per annunciare l’uccisione di Moro e dare indicazioni su dove trovare il corpo, risale alle 12.30.

Ma non è tutto: gli artificieri arrivarono per controllare che l’auto non si trattasse in realtà di una trappola esplosiva e fu lo stesso Raso ad entrare per primo nella R4 rinvenendo così il corpo di Moro, celato sotto la coperta. Cossiga, che nelle versioni conosciute sarebbe arrivato in via Caetani poco prima delle 14, giunse in realtà poco dopo il ritrovamento e non avrebbe reagito in alcun modo alla scoperta del ritrovamento. “Quando dissi a Cossiga, tremando, che in quella macchina c’era il cadavere di Aldo Moro, Cossiga e i suoi non mi apparvero nè depressi, nè sorpresi come se sapessero o fossero già a conoscenza di tutto”, dice Raso. “Ricordo bene che il sangue sulle ferite di Moro era fresco. Più fresco di quello che vidi sui corpi in Via Fani, dove giunsi mezz’ora dopo la sparatoria”. E’ invece Circhetta che rivela un altro dettaglio: sul sedile anteriore della vettura sarebbe stata rinvenuta una lettera, che lo stesso Maresciallo si chiede dove sia finita. Dopo 35 anni, quindi, Raso chiarisce la questione degli orari, che prima, nella stesura del libro, aveva lasciata indeterminata. Il ritrovamento avvenne dunque circa un’ora e mezza prima della telefonata delle Brigate Rosse e sia Francesco Cossiga che un certo numero di alti funzionari assistettero alla prima identificazione del corpo tempo prima rispetto alle riprese di Gbr, girate a cavallo delle 14. Questo significa che Cossiga giunse due volte sul luogo del ritrovamento e dove gli sportelli lateriali della R4 furono ripetutamente aperti. Raso presenta dunque una versione diversa rispetto quanto raccontato fin’ora: “Sono ben consapevole. La telefonata delle Br delle 12.13 fu assolutamente inutile. Moro era in via Caetani da almeno due ore quando questa arrivò. Chi doveva sapere, sapeva. Ne parlo oggi per la prima volta, dopo averne accennato nel libro, perchè spero sempre che le mie parole possano servire a fare un pò di luce su una vicenda che per me rappresenta ancora un forte shock. Con la quale ancora non so convivere”. Raso non è mai stato interrogato.

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Moro: aperto un nuovo fascicolo e Imposimato va a Un Giorno da Pecora

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L’ex giudice Ferdinando Imposimato, che indagò sulla morte di Aldo Moro, il presidente della Dc ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, a 55 giorni dal suo sequestro, ha presentato 15 giorni fa un esposto che ha dato l’avvio a un nuovo procedimento. Secondo Imposimato, le forze dell’ordine sarebbero state a conoscenza di dove si trovasse la prigione di Moro. Per valutare se esistano nuovi indizi per riaprire le indagini sulla morte del politico, è stato quindi aperto un fascicolo, senza ipotesi di reato nè indagati, dalla Procura di Roma. A darne notizia, La Repubblica.

Nel frattempo Imposimato è stato ospite della trasmissione “Un giorno da pecora”, dove ha spiegato perchè Andreotti e Cossiga sono dei ‘carnefici’ di Aldo Moro. “Questo è stato detto da tre persone, mettendo insieme tre testimonianze”, ha esordito l’ex giudice. Quali testimonianze? “Quella di Steve Pieczenik. Poi la dichiarazione testimoniale di Oscar Puddu, nome di copertura di un ufficiale dell’esercito che ha parlato di questa cosa, cioè dell’intervento di Andreotti e di Cossiga diretto a impedire al generale Dalla Chiesa di fare il blitz per liberare Moro”. Impedire? Si spieghi meglio. “Dalla Chiesa voleva andare, aveva già portato un nucleo di 9 persone del GIS dei Carabinieri, venuto da Milano. Uno dei partecipanti a questo gruppo mi ha detto queste cose”. Ma lei ci crede? “Io ci credo, sì. Comunque il procuratore della Repubblica di Roma, che è molto bravo, sta facendo le indagini e quindi accerterà i fatti. Ho grande fiducia, bisogna aspettare”. È giusto riaprire il processo, quindi? “Stanno accertando con intelligenza fatti successivi e ulteriori a quelli accertati. Si deve vedere se c’è responsabiltà di altre persone che sarebbero dovute intervenire ma non lo hanno fatto. C’è l’articolo 40 del Codice Penale, che dice che non impedire un evento che si ha il dovere giuridico di impedire equivale a cagiornalo”, ha concluso Imposimato.

Fugge dalla Norvegia dopo aver ucciso la moglie: arrestato a Roma

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Il Cnaipic, Centro Nazionale Anticrimine informatico della Polizia delle Comunicazioni ha arrestato oggi a Roma un uxoricida che aveva scelto il nostro Paese per nascondersi dopo essere fuggito da Oslo, in Norvegia, lo scorso 12 giugno. Il cittadino afgano è ritenuto responsabile dell’omicidio della moglie di 17 anni e del rapimento della figlia di 2 ed è stato rintracciato dopo una complessa attività d’indagine informatica.

Il coraggio di una madre: sventa il rapimento del figlio

zapponeta

Una madre che vede il proprio figlio tra le braccia di un estraneo, entrato furtivamente nella sua abitazione, trova in sè il coraggio per affrontare qualsiasi pericolo pur di proteggere la propria prole. E’ quello che dimostra quello che è accaduto a Zapponeta, in provincia di Foggia. Una donna ha colto in fragrante un uomo che si era introdotto in casa e ne stava rapendo  il bambino. La donna è risuscita a bloccarlo e gli ha strappato dalle mani il piccolo dopo una breve collutazione. L’autore del tentato rapimento è riuscito a fuggire ed ora le forze dell’ordine sono impegnate nella ricerca di uno straniero, dell’Est Europa, “impegnato in lavori agricoli nell’area”.

L’eroe di Cleveland avrà hamburger gratis!

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Charles Ramsey è un eroe e come tale merita di essere onorato. La comunità ha quindi deciso di offrirgli pasti gratis in una dozzina di ristoranti nella sua città, lista che però non include McDonald’s, nonostante lo stesso Ramsey lo svesse pubblicizzato. Ma chi è quest’eroe? Charles Ramsey è l’uomo che ha aiutato Amanda Barry a fuggire dalla casa degli orrori a Cleveland, in Ohio. L’uomo infatti vvie nei pressi dell’abitazione di Ariel Castro, l’autista di scuolabus che dieci anni fa aveva rapito tre ragazze all’epoca poco più che adolescenti: Gina De Jesus, Amanda Berry e Michelle Knight e che hanno recentemente ritrovato la libertà grazie a Ramsey.

Rapisce moglie e figlia, finisce preda della polizia.

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Ha sequestrato in Toscana la moglie e i due figli piccoli, ma è stato bloccato dalla polizia stradale di Palmanova, in provincia di Udine. Protagonista un kosovaro di etnia albanese, Filip Toplanaj, di 31 anni, residente a Trieste, ora accusato di sequestro di persona. L’uomo è stato sottoposto al fermo di polizia giudiziaria.

Una serata diversa? Passiamola a farci rapire!

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Il business del rapimento ha trovato un largo consenso a Detroit, Usa. Ma quale serata in pizzeria o al cinema, abbandoniamo anche l’idea di andare in discoteca o a casa degli amici a vedere la partita perché ora è possibile trascorrere il sabato sera con una simulazione di un rapimento. Con una spesa che va da 500 a 1200 dollari è possibile farsi prendere a schiaffi, calci, insulti e “divertirsi” con l’  “Extreme Kidnapping”. Naturalmente chi vi viene a rapire sono persone con precedenti penali che renderanno la vostra esperienza davvero realistica.

De gustibus…

La Francia lascia una famiglia nelle mani dei terroristi!

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“Non si tratta su quelle basi, con quei gruppi”. E’ netta la chiusura del governo di Parigi a qualsiasi ipotesi di negoziato con gli estremisti islamici del gruppo Boko Haram che in Camerun hanno sequestrato una famiglia composta da sette cittadini francesi, tre adulti e quattro bambini. Il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian è stato chiaro nel rispondere alla radio privata Rtl a una domanda sul video degli ostaggi attorniati dai loro rapitori diffuso ieri su YouTube: “Faremo tutto il possibile per il loro rilascio, ma non staremo al loro gioco, perché si tratta di terrorismo”.

La famiglia francese, residente in Camerun per via del lavoro del padre, è stata sequestrata il 19 febbraio scorso dopo un safari in un parco nazionale del nord del Paese e trasportata, con ogni probabilità, in Nigeria, dove ora è tenuta prigioniera. I rapitori chiedono il rilascio dei jihadisti detenuti in Nigeria e in Camerun in cambio della libertà degli ostaggi.

E’ questo il messaggio che lancia la Francia in aiuto di una famiglia? E’ questa la tutela che dà il governo ai propri cittadini? 4 bambini e due adulti lasciati nelle mani dei rapitori? Chi sono i veri terroristi la Francia o Boko Haram?

Moana Pozzi sapeva dettagli del rapimento Aldo Moro!

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Mercoledì 27 febbraio nuovo appuntamento con “Mistero” in prima serata su Italia 1. Il “confidente segreto” di “Mistero” rivela cheMoana Pozzi, grazie ai rapporti intrattenuti con i servizi segreti, era al corrente di risvolti inediti sul rapimento di Aldo Moro.
Ancora servizi su Moana on nuove scottanti rivelazioni. Eva Henger racconta che il fratello di Moana, Simone, in realtà non era figlio della pornostar come nel 1999 era stato svelato, bensì il figlio di sua sorella Tamiko, in arte Baby Pozzi. Dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, Mistero si occupa della vita e delle opere d’ingegno di Leonardo da Vinci, un uomo che conosceva già il futuro dell’umanità. Infine, con l’aiuto di una sensitiva, Mistero tenta di fare chiarezza sulla morte di Serena Mollicone, uccisa a soli 18 anni ad Arce nel 2001.

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RAPIMENTI IN NIGERIA: anche un italiano!

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Sei dipendenti di una azienda di costruzioni libanese, tra cui due stranieri, sono stati rapiti da uomini armati e la loro guardia del corpo uccisa, in un attacco avvenuto a Jama, nel nord della Nigeria. Lo riferisce la polizia. «C«e stato un attacco nella sede dell’impresa di costruzioni Setraco, in un quartiere della città di Jama (200km da Bauchi) da parte di uomini armati non identificati. Sei dipendenti della compagnia, tra cui due stranieri, sono stati rapiti», ha detto il capo della polizia dello Stato di Bauchi, Mohammed Ladan. Uno dei due stranieri è un italiano.

Doppia faccia: l’amico di Edoardo Monti era complice dei suoi rapitori

Edoardo Monti è l’nsegnate che nel febbraio scorso fu rapito e trattenuto alcuni giorni a San Pietroburgo.

Siria. Vale 530mila euro la libertà di Belluomo e dei due russi

La cifra del riscatto è stata resa nota dal quotidiano russo Kommersant.

Siria. Assieme a Belluomo sono stati rapiti due cittadini russi

Giappone. Per rilasciare gli ostaggi chiede le dimissioni del premier e del governo

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