L’ultimo scandalo della Rai? Andrà in onda Mission?

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Quello che sembra essere l’ennesimo scandalo Rai potrebbe essere fermato solo da un miracolo. Nonostante la petizione #nomission su Change.org per chiedere alla Rai di non mandare in onda lo show umanitario “Mission”  sembra invece che a poche ore dalla messa in onda ci sia la ferma volontà di non rivoluzionare il palinsesto. La mobilitazione è comunque in campo e il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, e il direttore di Rai1, Giancarlo Leone, hanno ricevuto anche Andrea Casale, lo studente di Farmacia che aveva lanciato la petizione e che ha raccolto 100mila firme che proprio oggi sono state consegnate. Mission, nonostante tutte le critiche è stato comunque portato avanti e  terminato grazie anche alla collaborazione con l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite e Intersos. Mission vuole raccontare il dramma dei rifugiati attraverso i racconti di vari personaggi noti a iniziare da Emanuele Filiberto di Savoia a Paola Barale e da Barbara de Rossia a Michele Cucuzza, solo per citarne alcuni.

Andrà in onda o sarà fermato Mission?

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La cucina, il lutto nazionale e un tweet: la Clerici al centro delle polemiche

antonella-clerici-tuttacronacaE’ finita nel vortice delle polemiche la presentatrice Antonella Clerici per un tweet che in molti hanno frainteso. Lo scorso venerdì era stato dichiarato il lutto nazionale per la tragedia dell’alluvione in Sardegna e la Rai aveva cambiato palinsesto. Questo ha comportato la sospensione per un giorno de La prova del cuoco, così come di altri programmi tra i quali L’Eredità e Affari Tuoi. La trasmissione di cucina è stata sostituita da Uno Mattina Verde, con la conduzione di Massimiliano Ossini ed Elisa Isoardi. Il programma si è occupato di cronaca, ma non si è fatto mancare il lato culinario. E proprio per questo la Clerici, via Twitter, ha comunicato “Sono senza parole… La cucina su Rai1. noi prova del cuoco a casa per lutto nazionale”, per poi aggiungere un “sono incazz…”. clerici-tweetLe critiche non sono mancate ed è stata tacciata di insensibilità ma lei stessa ha spiegato: “non c’entra il programma sospeso… C’è tanto altro… Mi scuso se è stato interpretato così”. Il problema, infatti, è che lei stessa, rispettando e condividendo la decisione di sospendere la programmazione del giorno, si è meravigliata che si parlasse ugualmente di fornelli invece che lasciare spazio al giornalismo.

Ballando con le stelle porta Crespi in tribunale

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Ballando con le stelle annuncia una querela da 1 milione di euro contro Lorenzo Crespi e lui rilancia: ”Allora io ve ne chiedo 2 per quello che ho subito”. E’ il nuovo capitolo della decennale polemica tra l’attore e il programma condotto da Milly Carlucci. Il nodo del contendere è sempre Anna Oxa e l’infortunio  che ha fatto cadere sulla trasmissione una valanga di accuse e di polemiche, tra queste anche quella dell’ex concorrente che ha parlato su Twitter di ”copione preordinato” e ‘‘truffa legalizzata al televoto”.

Milly Carlucci e Giancarlo De Andreis, autori del programma di Rai1, hanno dato mandato all’avvocato Giorgio Assumma per ricorrere contro Crespi annunciando che la cifra verrà poi ”interamente devoluta all’Associazione Albero della Vita che opera per aiutare i bambini in difficoltà fisica, morale e psicologica in Italia e all’estero”. Oggi Crespi replica sconfortato, spiegando di aver ”ricevuto solo un telegramma di Assumma in cui si annuncia la querela e non so bene ora cosa succederà, ma la situazione mi sembra assurda. Non so bene cosa stia succedendo, ma tutto quello che volevo dire l’ho scritto su Twitter, dove milioni di persone scrivono la loro opinione: perché querelano solo me? Io sono malato e disoccupato, tenuto in maniera forzata lontano dal lavoro, fa paura la parola di uno come me? Che potere ho io? Non capisco quale giudice mi possa condannare, è un vero e proprio accanimento e allora se mi arriva la querela questa volta sarò io a rispondere e ne chiederò due di milioni. Tutto nasce da uno scherzo col sorriso nella mia pagina, da battutine da sabato sera. Ma se mi arriva la querela allora sarò io a denunciare tutti e a chiederne due per quello che ho subito. Ho chiesto la registrazione di tutti i 100 giorni di allenamento, di tutte le clip e dell’intervista intera a Massimo Giletti di quando ero a Ballando. Va bene, andiamo in tribunale, ma voglio il sequestro di tutto quello che mi riguarda quando ho fatto Ballando altrimenti non inizia la causa, altrimenti è una pagliacciata”.

Noschese e quell’amicizia con Loretta Goggi.

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Io partecipo a Tale e Quale Show solo per un senso di rigoroso, serissimo divertimento. Per prendermi una vacanza di tre minuti nel corpo di un altro. E mi creda: sono fortunata ad essere stata scelta per lo show più bello della tv.

Così Chiara Noschese, figlia dell’indimenticato Alighiero, morto nel 1979 a soli 47 anni, nell’ intervista al quotidiano Il Giornale.

La concorrente in gara per la nuova edizione del Tale e Quale Show in onda da venerdì 13 settembre su Raiuno, ha già suscitato clamore e qualche polemica e c’è chi ha già sollevato il problema della “concorrenza sleale”. Chiara Noschese infatti sicuramente ha un certo feeling con la giurata Loretta Goggi che, proprio con Alighiero Noschese, lavorò in Formula Due, celebre varietà Rai del 1973.

Pur avendo diversi ruoli da protagonisti in musical  prestigiosi – da Aggiungi un posto a tavola a Sette spose per sette fratelli, passando per Mamma mia ha dichiarato:

Io faccio tutto a orecchio. Da piccola cantavo nel coro delle suore, si: un paio di volte anche davanti al Papa. Ma mai preso una lezione di canto in vita mia: mai studiato timbri, inflessioni, quella roba lì. E mai fatto un’imitazione. Però sono un’attrice. Mi piace trasformarmi.

Alla domanda come mai la si vede così poco sul piccolo schermo, la Noschese ha risposto:

Ah: e chi lo sa? Io amo la bella tv, mi divertirei moltissimo a farla. Non sono di quelle attrici snobbone e colla puzza sotto, del tipo “Dio, la tv, come sono scesa in basso!“”… Purché sia tv di livello: questo si. 

 

Jovanotti e le facce “allegramente disorientate”

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Un cantante, Jovanotti, che guarda le facce dei propri fan sul computer. Volti di persone che erano lì ai suoi concerti e che sono stati ritratti in attimi diversi. Persone! Non numeri, non share, non sbigliettamento.  «Sono facce senza rancore. Allegramente disorientate. Ma chi ci parla, con loro? Con queste facce dovrebbero farci la carta da parati di Palazzo Chigi», così esordisce Lorenzo in un’intervista rilasciata a La Stampa. Al giornalista che gli chiede chi è il suo pubblico, chi sono le persone che hanno riempito gli stadi quest’estate durante il suo tour, Jovanotti risponde:

«Ho iniziato venticinque anni fa con i bambini. Uscivano da Cristina D’Avena e incontravano me. Ma alla fine il tuo pubblico sei sempre tu».

Ma poi anche Lorenzo quando smette i panni di cantante e diventa un “fan” ha le sue preferenze:

«A me piacciono cose che non stanno insieme nella stessa compilation, Elton John e De André, il pop e Miles Davis. Ricordi quel film dove Nanni Moretti diceva ironicamente: “Ve lo meritate Alberto Sordi”? Il guaio è che a me piacciono sia Moretti sia Sordi».

Intanto è scattato il countdown per “In questa notte fantastica”, l’evento televisivo di inizio stagione che proporrà su Raiuno una serata musicale con il meglio del tour estivo negli stadi di Lorenzo Jovanotti.

I promo di Jovanotti: “In questa notte fantastica”, 2 settembre, Rai 1

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Arrivano i promo per lo speciale di Jovanotti che andrà in onda su Rai 1 il 2 settembre. “In questa notte fantastica”, si annuncia già con spot e video virali, che anticipano l’ingresso di Lorenzo nelle case degli italiani. E se su Rai 1 è previsto solo uno spot ufficiale, sul web ne sono già reperibili tantissimi, tra cui questi che vi proponiamo:

E anche in versione con Saturnino “sirenetto” postato poco fa:

Il Re di Ferragosto è Jovanotti!

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Il re delle classifiche di Ferragosto è Jovanotti che sull’onda del suo tour e con il suo Backup 1987-2012 il Best, nei negozi da 37 settimane, si aggiudica la vetta della classifica. Superato anche Max pezzali che fino a una settimana fa era al primo posto con Max 20 e Moreno scende al terzo posto. Si riconferma invece singolo più scaricato  Wake Me Up di Avicii, mentre nei dvd la star è sempre Mina con InDVDbile.

 

Mission: “perchè non mandavamo Strada al posto della Canalis?”

-1reality-tuttacronacaSe Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della Commissione di Vigilanza Rai si chiede , riguardo il nuovo reality Mission, “Perché non mandavamo Gino Strada al posto di Elisabetta Canalis?”, Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati con un passato in prima linea all’ONU, ha inviato a La Repubblica una lettera in cui spiegava che l’idea del format fosse, originariamente, diversa. “L’anno scorso, in qualità di portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), partecipai ai primi contatti con la Rai. Sull’esempio di analoghe trasmissioni prodotte da tv di altri Paesi, si ipotizzò una trasmissione che avesse l’obiettivo di rendere più comprensibile all’opinione pubblica italiana la condizione vera dei rifugiati, troppo spesso e troppo sbrigativamente raffigurati come una minaccia alla nostra sicurezza. In particolare venne da me suggerito un format australiano (Go Back To Where You Came From, ndr.), molto apprezzato, in cui ad essere coinvolte erano persone comuni, con idee molto diverse tra loro in tema di asilo, e comunque non certo vip. Si pensava dunque ad un’operazione di sensibilizzazione, non ad un reality o qualcosa di analogo, come invece indicherebbero le anticipazioni uscite nell’ultima settimana“. Ma il democratico non è convinto: “Bisogna capire dove sta la verità. La notizia del format australiano non è così esatta come si pensa. La prima puntata di Mission doveva uscire nel dicembre 2012, quindi non è vero che c’è un format australiano dietro. Detto questo, la scelta di accoppiare un tema del genere, così drammatico, con un pubblico da reality è una scelta azzardata. Sicuramente meglio Gino Strada che Elisabetta Canalis”. E ancora: “Bisogna capire se si fa qualcosa di formativo o no. Questo è un tema così delicato che da parte della Rai, il Servizio Pubblico in Italia, c’è bisogno di essere molto chiari nel presentare un programma del genere!” E chi è impegnato nel sociale non può non chiedere perchè proprio la Canalis passi dallo yatch ai campi profughi: “Siamo stati assaliti da mail delle associazioni volontarie. C’è gente che in Italia non fa ferie per andare in zone pericolose a dare una mano. Ci hanno scritto, anche insultandoci a volte: ‘chi ci guadagna in questo programma? La Commissione Vigilanza Rai che ci sta fare allora?’. Dobbiamo dare dei chiarimenti”. Pronte le risposte della Rai, con Giancarlo Leone che in Twitter scrive: “Tv. Due deputati sollecitano presidente Vigilanza di visionare un programma @RaiUno prima della messa in onda. o ?” Ma Anzaldi non risparmia nè una risposta, nè una frecciatina: “Giancarlo Leone ha parlato attraverso un tweet. Forse la Vigilanza Rai meritava qualcosa di più. Noi non vogliamo vedere tutta la puntata, ma alcuni minuti. Ci siamo appellati a Fico perché c’è bisogno di valutare: il presidente della Vigilanza deve visionare dato il tema delicato e drammatico delle missioni umanitarie. Dobbiamo rassicurare il mondo del volontariato.” Ma al parlamentare non piace che siano stati i giornali i primi a parlare del reality: “Siamo sotto pressione: noi parlamentari del caso di ‘Mission’ sapevamo tutto, tanto che c’è pure un’interrogazione parlamentare che è uscita prima di Repubblica. Una volta che è uscita la notizia in un grande giornale ed è stata data in pasto a tutti i media, c’è bisogno da parte nostra di lanciare un messaggio chiaro e rassicurante su quanto sarà fatto.” E intanto la Rai rassicura: “Il servizio pubblico saprà muoversi nel rispetto della dignità delle persone, dei rifugiati e della sensibilità dell’opinione pubblica“.

Polemiche alla Rai, il nuovo reality è nei campi profughi!

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E’ allucinante solo l’annuncio: il nuovo reality show targato Raiuno sarà ambientato in alcuni campi profughi. Qui otto “vip” tra cui Albano, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Emanuele Filiberto sono chiamati ad aiutare gli operatori dell’Unhcr e e dell’Ong ‘Intersos’.

Il servizio pubblico probabilmente, volendo far colpo sul sensazionalismo e sulla tv del dolore, non si è accorto che probabilmente ha superato il limite della decenza e del buon gusto. Già molte associazioni e organizzazioni non governative hanno alzato la voce e si sono scagliate contro il programma, che dovrebbe andare in onda a novembre, definendolo  «inaccettabile» e «lesivo della dignità di chi deve fuggire dal proprio paese a causa di guerre o persecuzioni».  Il web insorge e si attiva con due petizioni online per bloccare il programma. I promotori, tra cui l’Ong Intersos continuano invece a difendersi dichiarando che il reality sarà un modo per dare riconoscimento ai profughi e sensibilizzare l’opinione pubblica».

La sensibilizzazione pubblica già c’è senza bisogno di inutili strumentalizzazioni che, almeno sulla carta, sembrerebbero andare solo a vantaggio di un programma che cerca di sfruttare il dolore, la sofferenza e il dramma sociale di quei profughi costretti anche alla privazione dell’anonimato. E’ dignitoso, ci si chiede, costringere i più deboli a essere ripresi da un obiettivo senza che possano avere mezzi e strumenti (culturali ed economici) per sottrarsi dall’ennesima “violenza” che li costringe a mostrarsi al pubblico?

«La strumentalizzazione è di chi parla ora senza aver visto e capito il programma», replica Emanuele Filiberto di Savoia. «Forse è vero che al peggio non c’è mai fine, ma questa cosa è incredibile», tuona il Gruppo Umana Solidarietà (Gus). «Fermatevi!!», è l’invocazione. «Siamo una Ong che si occupa di profughi in Italia da ormai vent’anni e all’estero facciamo cooperazione con un’idea differente dal facile pietismo. Abbiamo difficoltà, nel nostro lavoro quotidiano, anche perché non abbiamo il supporto di una comunicazione oggettiva e spesso ci troviamo a gestire le conseguenze di articoli o servizi che cercano lo scoop su questa o quella organizzazione o su questo o quel gruppo di migranti», afferma il Gus.

«Siamo certi – proseguono – che anche il Papa, nel suo recente viaggio a Lampedusa, non si riferisse a un ‘reality’, quando auspicava e desiderava che si ponesse attenzione al dramma di chi fugge dalla propria terra, ma forse siamo noi a sbagliarci. Abbiamo difficoltà a credere che gli ideatori di questo programma abbiano mai visto territori martoriati dalle guerre o fatto esperienze di Cooperazione internazionale. L’aiuto ai popoli in fuga, ai profughi nei campi di accoglienza non passa da uno spettacolo che cerca di impietosire il pubblico di casa al quale chiedere poi un sms ‘solidale’ a favore di organizzazioni che, con una mera operazione commerciale, hanno reso possibile questo programma».

«Se la Rai avesse voluto raccontare il lavoro di tante Ong nei territori di guerra o nei campi lo avrebbe potuto fare in altri modi». «Purtroppo – conclude il Gus – si è spesso dedicata, anche nelle ultime emergenze, a far vedere gli sbarchi e poco più e ad amplificare le polemiche di italiani contro i migranti, di poveri contro disperati».

Dello stesso avviso padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. Non ci sta alla spettacolarizzazione del dramma di migliaia di persone che soffrono perché costrette a lasciare la propria terra. «Tutto ciò che finisce in televisione – dice il gesuita all’Adnkronos – diventa spettacolo, al di là delle intenzioni di chi vorrebbe portare all’attenzione dell’opinione pubblica la vita di queste persone. Il pericolo è di provocare l’emozione dello spettatore per il solo tempo della visione, poi si cambia canale e si passa ad altro».

A padre La Manna, da una vita impegnato al servizio dei rifugiati, ‘The Mission’ ricorda un programma di qualche anno fa, ambientato a Parigi, che offriva la possibilità di vivere per qualche giorno l’esperienza di un clochard. «Peccato – dice – che dopo il protagonista di turno tornava nel suo bell’albergo a 5 stelle». E allora «è vero che molti sono alla ricerca di esperienze forti, ma bisogna chiedersi come sensibilizzare la gente, non solo a livello emotivo. La nostra posizione è quella di promuovere un incontro diretto fra i veri rifugiati e le persone in un contesto però – ammonisce – dove diritti e dignità siano salvaguardati». «Ci chiediamo che senso abbia tutto questo – prosegue – quale sia l’intento. Facciamo in modo che i protagonisti veri siano testimoni della loro esperienza. Noi lo facciamo con incontri nelle scuole, dove possono raccontare la loro esperienza. Dove è tutto vero».

Si chiede Padre La Manna: «perchè la signora benestante si commuove e invia i due euro con l’sms solidale per i poveri profughi afghani visti in tv, e poi la stessa signora incontra gli stessi ragazzi fuggita dal loro paese, che vivono e dormono sotto la stazione Ostiense di Roma, non si commuove più?. La Rai – conclude – poteva fare un documentario senza usare Vip. Così è inevitabilmente una cosa artificiosa, dietro la quale c’è sempre l’interesse di fare ascolti. E non si può sensibilizzare davvero su un tema se a muovere tutto ci sono logiche di mercato». «Tutto questo mette grande tristezza», conclude.

Il reality «sicuramente potrà avere un effetto positivo, quello di far conoscere al grande pubblico il tema dei rifugiati, in un contesto caratterizzato da una totale penuria di spazi informativi. Ma il prezzo da pagare è, per noi, troppo alto», commenta Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir). «Il rischio di strumentalizzazione, di un utilizzo inappropriato di immagini, storie e pezzi di vita di persone in condizione di estrema vulnerabilità, è davvero elevato».

«Qual è il messaggio che verrà fatto passare? E quale è il costo che i rifugiati coinvolti dovranno pagare?», si chiede Hein. «Il reale cambiamento comunicativo è quello di riuscire a parlare dei rifugiati non attraverso un uso spettacolaristico delle loro storie, ma riuscendo a cambiare la cultura dei media in questo paese». «E come Consiglio Italiano per i Rifugiati non crediamo davvero che questo programma possa raggiungere questo obiettivo». Contro ‘The Mission’ si muove anche la rete, dove sono già due le petizioni online per chiedere lo stop del reality. La prima, lanciata sulla piattaforma Change.org, chiede alla Rai di «fermare questo scempio che specula sul dolore della gente e spettacolarizza i drammi umani di chi vede ogni giorno negati i propri diritti!».

L’altra petizione è lanciata dal sito Activism.org per chiedere «l’interruzione delle riprese, la sua cancellazione da parte della Rai e un passo indietro da parte dell’Unhcr». «Riteniamo inaccettabile che la tv pubblica realizzi questo progetto. Lo sfruttamento della sofferenza cui sono sottoposti i profughi a fini di spettacolo – si legge – non può essere tollerato ed è per noi motivo di indignazione». «Ancor più inaccettabile è il comportamento di Unhcr e Intersos, che si sono prestate a questa iniziativa, rinnegando i valori di umanità ed etica professionale che dovrebbero caratterizzarle».

«A tale proposito ricordiamo la Carta di Roma del 2008, ossia un protocollo deontologico concernente l’utilizzo dell’immagine e dell’identità di rifugiati, richiedenti asilo, migranti e vittime di tratta redatto dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana in collaborazione proprio con l’Unhcr». «Esistono altri codici per fare informazione – prosegue il testo della petizione – e dare visibilità alle varie comunità di rifugiati nel mondo. ‘The Mission’ servirebbe piuttosto a rilanciare l’immagine dei cosiddetti Vip, non certo darebbe una spiegazione delle cause dall’origine della condizione di queste persone, dei problemi che affrontano quotidianamente, delle loro prospettive per il loro futuro. Perché la Rai non realizza dei documentari o dei reportage al posto di un becero reality? In Italia abbiamo le risorse umane per fare dell’ottima informazione, che non necessariamente deve essere noiosa».

«Quando abbiamo deciso di aderire a questo esperimento di comunicazione eravamo ben consapevoli di esporci a critiche, commenti e di suscitare interrogativi purtroppo, anche qualche insulto», afferma Marco Rotelli, Segretario generale di Intersos, Ong impegnata in 30 paesi nel mondo. «Da molti anni le organizzazioni umanitarie dibattono sulla comunicazione, su metodi e limiti del loro rapporto con il pubblico. Quanto alle crisi umanitarie, l’opinione condivisa da molti è che se ne parli troppo poco: tranne in rare eccezioni, solo quando gravi tragedie scuotono le emozioni del grande pubblico e si accende la luce mediatica sulla sofferenza di milioni di persone, altrimenti dimenticate».

«Proprio per dare riconoscimento a queste persone, in particolare ai rifugiati – spiega – abbiamo accettato di partecipare al programma». «Molti giornalisti della tv, della radio, della carta stampata e più del web ci hanno cercato, sono venuti a trovarci nei programmi in vari paesi, hanno condiviso con noi fatica, passione, pericolo, successi, frustrazioni, competenza e talvolta fallimenti. Purtroppo, raramente tutto questo è potuto esser trasformato in un messaggio, un’informazione destinata a molti. L’umanitario è sempre rimasto nelle ultime pagine dei giornali quotidiani, nei piccoli box a margine dei settimanali o nei programmi della mezzanotte della tv».

«Noi sappiamo con certezza che quel che facciamo è importante, vitale, essenziale, oltre che meraviglioso», spiega ancora Rotelli. «Per questo vogliamo portare questo messaggio e questa consapevolezza alla gente che oggi non li trova nell’informazione. Ci è stata offerta questa possibilità. L’abbiamo valutata, considerata rischiosa per l’immagine dell’organizzazione ma unica per il potenziale di diffusione che portava con sè. Abbiamo quindi chiarito bene le cose, gli obiettivi, i limiti e le modalità, a garanzia di tutto quello che cerchiamo quotidianamente di salvaguardare, a partire dalla dignità di ogni essere umano. Infine, abbiamo deciso di partecipare. La causa ci è sembrata più importante dei rischi di una simile operazione», conclude.

Perchè la Rai, tv di stato, in grave indebitamento, continua a perseguire la strada di una tv che propone programmi irriverenti verso la sofferenza umana?

La Rai riparte da Jovanotti: il film del concerto a settembre

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Una serata evento dedicata a Lorenzo negli stadi, il tour 2013 di Jovanotti, riaprirà la stagione di Rai1. Lo annuncia il cantante su Twitter: ”allora all’inizio di settembre #lorenzoneglistadi il film del concerto sulla RAI! appena confermato! appena lo saprò vi dico il giorno”. ”Sarà un grande evento che andrà in onda nella prima settimana di settembre”, spiega il direttore di rete Giancarlo Leone. Il film sarà il racconto del tour ”montato con immagini dal backstage e altre sorprese”.

Poco dopo arriva un upnews dove si annuncia che lo show andrà in onda lunedì 2 settembre 2013 alle 21.20. La concessionaria, che punta a 6.000.000 di spettatori e al 26% di share, presenta lo show così:

25 anni di carriera raccolti in una scaletta musicale che ha travolto i suoi fan nelle tappe del tour 2013; un’estate coinvolgente, come il ritmo delle sue canzoni e come l’emozione che solo i suoi testi sanno trasmettere. Questo è Lorenzo negli stadi, in esclusiva su Raiuno!

Bentornato Commissario Montalbano!

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Bentornato Commissario!

Da ieri sera è ripresa la nuova serie. Quattro film tutti firmati da Alberto Sironi che, tra il giallo, l’humor nero e i paesaggi siciliani condurranno lo spettatore nelle nuove avventure del Commissario Montalbano.  Sostanzialmente il cast è quello, è cambiata solo Livia, la storica fidanzata del Commissario, non più interpretata da  Katharina Bohm ma affidata all’attrice svedese Lina Perned. L’unica nota stonata è quel lieve disturbo nel doppiaggio che non è mai perfettamente in sincrono con la Perned. Ma un piccolo neo tollerabile dopo tutto.

Cosa c’è di nuovo in questi episodi? I monologhi interiori di Salvo. Quei dubbi che si impossessano del Commissario fino a portarlo dal monologo a una sorta di “interrogatorio” le cui domande minano la sicurezza dell’uomo. Quel passare del tempo, l’età che avanza e quell’Italia che si trasforma, peggiora e con la quale il Commissario sembra non riuscire più a stare in sintonia.  Ma poi la trama è sempre lieve, leggera, scorrevole ed accanto all’indagine non mancano mai le lunghe passeggiate e le grandi abbuffate con i piatti tipici della cucina siciliana.

Ieri sera è andato in onda Il sorriso di Angelica, nei prossimi giorni seguiranno Il gioco degli specchi, Una voce di notte e Una lama di luce.

Questi episodi hanno riscosso un buon successo anche all’estero tanto che all’ultimo Miptv (il Mercato internazione dei programmi televisivi) è stato concluso un accordo con la BBC che ha acquistato i diritti per la trasmissione della serie.

Se poi volete vedere una ricetta appetitosa tratta dai romanzi di Andrea Camilleri potete cliccare QUI!

Le sparate finali! Berlusconi a porta a Porta sul pubblico impiego.

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Berlusconi: “Oggi, anche chi ha delle licenze edilizie, si ferma perché non c’è mercato”. Sul taglio della spesa pubblica: “La macchina dello Stato costa di più agli altri stati europei. Ogni italiano paga 4.500 euro. Si può risparmiare il 2%. I primi tagli si possono fare sui turn over: 100 dipendenti pubblici vanno in pensione e ne entrano 25 grazie alla tecnologia. Poi si può tagliare sui costi standard della sanità e sui consumi, dove c’è da fare il risparmio elevato. Poi c’è l’evasione fiscale”.

Prova del cuoco o prova del fuoco? 16enne resta 3 ore sul pullman al freddo

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«Hai 16 anni. Tu qui non puoi entrare, sei minorenne». E la Rai chiude la porta in faccia a una ragazzina di Ponte nelle Alpi e la esclude dalla Prova del cuoco, dove avrebbe partecipato come ospite tra il pubblico. Ma non solo: non le permettono nemmeno di guardare la puntata su un monitor, in una stanza al caldo. «Assolutamente no. Non puoi proprio entrare». E così, sconsolata, la ragazzina ha dovuto aspettare tre ore in pullman al freddo dopo essersi sobbarcata 700 chilometri di viaggio.  
Il motivo di tanta fermezza? Troppo giovane, stando al racconto di Vittorio Colussi, papà della ragazzina: «Mia figlia doveva prendere parte al programma come ospite, invitata attraverso l’associazione culturale del mio paese. Ebbene, dopo aver preparato tutta la documentazione richiesta dalla Rai e averla poi presentata negli studi televisivi, ecco l’amara sorpresa: mia figlia, che ha 16 anni, si sente dire “Tu qui non puoi entrare, sei minorenne”. Peccato, però, che nessuno ci avesse avvertito. La ragazza, con quei 700 chilometri sulle spalle e con tanto entusiasmo, è stata esclusa senza ritegno». «Ho intenzione di andare a fondo – precisa il papà – La presenza di una sedicenne nel gruppo era arcinota: di conseguenza, chiederò il rimborso. Non è giusto che a rimetterci sia solo mia figlia».

SAN VALENTINO IN TRIBUNALE! Assolto Minzolini, ex direttore Rai1

cavallo Rai

L’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini è stato assolto dall’accusa di peculato per il presunto utilizzo improprio delle carte di credito aziendali quando era a capo del telegiornale di Raiuno. Il pm aveva chiesto per Minzolini una condanna a 2 anni di reclusione.

“Il fatto non costituisce reato”. E’ stato assolto Augisto Minzolini, ex direttore del Tg1, accusato di peculato. Il pm della Procura di Roma Mario Dovinola aveva chiesto due anni di reclusione contro l’ex direttore e ora capolista del Pdl per il Senato in Liguria. Minzolini imputato per l’uso illecito della carta di credito assegnatagli dalla Rai durante il suo mandato alla guida del telegiornale ammiraglio, dal 2009 al 2011. Se il tribunale lo avesse condannato Minzolini sarebbe entrato in Senato da condannato, dato che la posizione di capolista rende certa la sua elezione. Minzolini era stato rinviato a giudizio nel 2011 con l’accusa di avere sforato, in 14 mesi, il budget a sua disposizione per circa 65 mila euro. Il giornalista ha poi restituito la somma alla tv pubblica.

Record di ascolti per l’ode alla costituzione di Benigni: oltre 12,6 mln di spettatori!

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