Vittorio Feltri: lo strozzinaggio del canone Rai

Canone-Rai-tuttacronacaPer la Corte Europea dei diritti dell’uomo il canone che la Rai impone ogni anno, e che equivale a una tassa sul possesso di una televisione, è illegittimo. Ora Vittorio Feltri, in un editoriale pubblicato sul Giornale, va oltre e lo definisce un atto di strozzinaggio. Nell’articolo, dal titolo “Il canone Rai e gli strozzini legalizzati”, il giornalista parla di quello che un tempo si chiamava abbonamento e che ammonta a 113,50 euro e spiega:

so che i servizi pubblici co­stano e da qualche parte i soldi per finanziarli bisogna farli sal­tare fuori. Ovvio, dalle nostre ta­sche, e così sia. Alcuni giorni fa, tuttavia, ap­prendo un particolare curioso: chi non ha sborsato la somma dovuta all’ente televisivo (che non è azzardato definire stata­le, anche se formalmente non lo è) entro il limite massimo del 31 gennaio, ha facoltà di rime­diare. Come? Semplice, sganciando oltre al ca­none base ( 113,50 euro, meglio riba­dirlo), una sovrattassa di 4,40 euro. Ma deve affrettarsi a farlo prima che finisca febbraio. In caso di altro ritar­do, la sovrattassa si raddoppia.

A questo punto, si entra nel vivo:
Raccontata così, la storia non scan­dalizza. Cosa vuoi che siano 4,40 eu­ro in più per un mesetto? Oppure 8,80 euro per due mesetti? Effettiva­mente, non sono cifre sbalorditive per chi abbia un reddito decente e una memoria poco efficiente, al pun­to da non ricordare che le scadenze vanno rispettate rigorosamente se non si vuole incorrere in sanzioni. Fin qui spero mi abbiate seguito. Ora però, analizzando nei dettagli la que­stione, vediamo che si tratta di stroz­zinaggio della più bell’acqua.
Ripetiamo ancora. L’importo nu­do e crudo richiesto da Viale Mazzini è di 113,50 euro. Se per qualche gior­no di ritardo nel saldo della mia pen­denza- facciamo pure 30 dì- sono co­stretto ad aggiungere, per punizio­ne, altri 4,40 euro, significa che la Rai mi impone un interesse annuo sul debito, perché di debito di tratta, grosso modo del 50 per cento. Infat­ti, se moltiplichiamo 4,40 euro per 12, arriviamo a 52,80 euro. Una som­ma stratosferica se si tiene conto del­l’entità dello scoperto, cioè 113,50 euro.
Se laRai,invece di essere un’azien­da pubblica, fosse una banca o una ditta privata, il titolare o il rappresen­tante legale filerebbe diritto in gale­ra per usura, reato gravissimo. Cono­sco già l’obiezione che qualcuno az­zarderà leggendo le presenti note: la sovrattassa di 4,40 euro non è l’inte­resse mensile su un prestito, bensì una sorta di mora, una sanzione pe­cuniaria. Ma stiamo scherzando? Giochiamo con le definizioni più o meno edulcorate, con gli eufemismi burocratici? Guardiamo alla sostan­za. Non ci piace il termine sovrattas­sa? Non ci piace neppure il sostanti­vo interesse? Usiamo un’altra paro­la: va bene Giacomina?
Non cambia nulla ai fini pratici. Perché 4,40 euro a fronte del ritardo di un mese nel versamento di 113,50 euro sono un’enormità che sconfina abbondantemente nello strozzinag­gio. Se io, caro lettore, ti presto poco più di 100 euro e dopo 30 giorni pre­tendo da te 4,40 euro d’interessi (che dopo un anno diventerebbero 52,80) sono un cravattaro, dato che esigo quasi il 50 per cento annuo del totale del credito.
La faccenda sembra più complica­ta di quanto non sia. Ed è per questo che nessuno ci bada, preferendo pa­gare e amen. Ma è la dimostrazione che lo Stato pratica sistemi criminali a danno dei cittadini, i quali invece, se devono riscuotere da esso del de­naro, campa cavallo. Non solo non incassano per anni e anni. Ma quan­do finalmente vengono in possesso di quanto spetta loro, si beccano ridi­coli interessi legali. Vano protestare. La legge che punisce l’usura è ugua­le per tutti, tranne che per la pubbli­ca amministrazione. Poi c’è chi ci fa la predica perché non siamo animati da amor di Patria.

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Quando in diretta va in onda… il litigio tra le giornaliste Rai

litigio-diretta-tuttacronacaMentre si svolgeva l’incontro tra Renzi e Napolitano, prima che il nuovo premier ufficializzasse la nuova squadra di governo, su La7 andava in onda la diretta con la giornalista Alessandra Sardoni che commentava, con Claudio Cerasa de Il foglio, le prime indiscrezioni sulla lista. Alle loro spalle, nel frattempo, aveva luogo un inaspettato siparietto: due giornaliste Rai, probabilmente del Tg1 e del Tg3, stavano infatti discutendo animatamente. Il video è stato rilanciato dalla stessa La7 su YouTube con il titolo “due giornaliste si accapigliano dietro Alessandra Sardoni”.

Wainwright vs Papaboys: l’artista “sorpreso dalle reazioni dei cattolici”

Rufus-Wainwright-a-sanremo-tuttacronacaDopo le accuse di blasfemia rivoltegli dai Papaboys e altre organizzazioni di giovani laici Rufus Wainwright, che sarà ospite a Sanremo mercoledì, risponde tramite un comunicato. Il discografico dell’artista rende infatti noto che “le reazioni alla sua apparizione al festival da parte di alcuni gruppi cattolici conservatori sono arrivate come un’enorme sorpresa” e che “alcune delle cose che sono state dette di lui su diversi media debbono essere rettificate”. Il comunicato prosegue: “Rufus ama ed ammira l’Italia, il suo popolo e la cultura italiana. E’ stato sempre un artista che ha parlato apertamente della sua sessualità sin dall’inizio della sua carriera e che esplora con le sue canzoni il regno dei margini e la fragilità della condizione umana. La sua canzone Gay Messia che è l’oggetto dello scontento di questi gruppi non intendeva essere blasfema dal momento che non è il ritratto di Gesù né di nessuna altra figura religiosa della chiesa cattolica ma una metafora di un mondo dove le persone gay hanno gli stessi diritti degli eterosessuali. Una cosa che, giudicando dalle reazioni, in Italia è ancora molto lontana. La crocifissione era sfortunatamente un metodo per uccidere le persone molto comune 2000 anni fa”.

La crociata dei Papaboys contro Sanremo blasfemo

rufus-sanremo-tuttacronacaPapaboys e altre organizzazioni di giovani laici… vanno alla guerra. Contro ogni dottrina di tolleranza e rispetto e dopo le accuse di blasfemia lanciate contro Rufus Wainwright per la sua canzone Gay Messiah, sono pronti a organizzare un picchetto di protesta domani, dalle ore 13 alle 14, davanti alla Sede Rai di Viale Mazzini 14 “per protestare contro la presenza a Sanremo di Rufus, un cantante blasfemo invitato dalla Rai” e chiedere “l’intervento o le dimissioni dei vertici Rai, in primis la presidente Tarantola (che si dichiara cattolica, ma permette che si trasmetta dalla tv pubblica blasfemia) e del direttore Gubitosi”. Molti sono i commenti giunti sulla pagina Facebook della Redazione Papaboys mentre l’Associazione sottolinea: “Ricordiamo che la protesta non parte solo da un presupposto di offesa al sentimento religioso. Si tratta di violare le leggi dello Stato. Il repertorio dell’artista entra nel reato di offese ad una confessione religiosa mediante il vilipendio, previsto e punito dall’art. 403 del Codice Penale. Inoltre, l’art. 25, primo comma, del Regolamento del Festival, afferma: ‘gli artisti durante le loro esibizioni non potranno assumere atteggiamenti e movenze o usare abbigliamenti e acconciature in contrasto con i principi del buon costume ovvero in violazione di norme di legge o di diritti anche di terzi'”. Al picchetto parteciperà anche Militia Christi mentre Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart, afferma: “Gli organizzatori di Sanremo facciano attenzione a Rufus Wainright. Le sue canzoni spesso hanno toni blasfemi, dunque sarebbe augurabile che, come invitato alla manifestazione canora, eviti di toccare questi temi”. Insomma, la crociata dell’era 2.0 è pronta per prendere il via.

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Festival di Sanremo, quanto costi? I presunti ingaggi di presentatori e ospiti

fazio-littizzetto-sanremo-tuttacronacaLa Corte dei Conti si aspetta dei tagli nella spesa Rai e nel frattempo arrivano quelli che sarebbero, condizionale obbligatorio in assenza di dati ufficiali, i cachet dei conduttori del Festival di Sanremo. Come sottilineato dal Corriere della Sera, a nulla valgono infatti i ripetuti attacchi di Brunetta: la Rai ricorda che non opera in regime di monopolio, e quindi non è tenuta a render noti i compensi delle sue star. C’è da dire, tuttavia, che rispetto alle edizioni precedenti questa volta la svolta da austerity c’è stata: dal rosso da oltre 20 milioni di euro accumulato nelle tre edizioni del Festival tra il 2010 e il 2012 in queste ultime due si è arrivati al pareggio: i 18 milioni di euro di spesa vengono ripagati da pubblicità e sponsor. Ma quanto, dunque, avrebbero guadagnato presentatori e ospiti in questi anni?

  • 2009: Paolo Bonolis, 1 milione di euro. Per il super ospite Roberto Benigni cachet da 350mila euro.
  • 2010: Antonella Clerici, 500mila euro. Sempre 350mila euro per la super ospite Jennifer Lopez. Poco meno di 200mila per Antonio Cassano, ottantamila per la regina del burlesque Dita Von Teese: spogliarsi costa.
  • 2011: Gianni Morandi, 800mila euro (più 500 mila per le telepromozioni). Per le “vallette” Belen Rodruguez ed Elisabetta Canalis 150mila euro a testa. Stessa cifra per Luca e Paolo. Ad Andy Garcia andarono 250mila euro, 120mila a Robert De Niro. Nulla a Monica Bellucci, intervenuta a titolo gratuito.
  • 2012: ancora Gianni Morandi, sempre per 800mila euro. Il super ospite Adriano Celentano costò 700mila euro, date in beneficenza. Tornano Canalis e Belen allo stesso prezzo dell’anno precedente. La modella Ivana Mrazova appare per 30mila euro, Rocco Papaleo viene retribuito con 150mila euro.
  • 2013: Fabio Fazio 600mila euro, la partner Luciana Littizzetto 350mila. Per Maurizio Crozza ingaggio da 120mila euro.
  • 2014: ancora Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, stesso cachet dell’anno scorso.

Sforbiciata in vista per Sanremo e la Rai? Corte dei Conti: “Ridurre i costi”

sanremo-2014-tuttacronacaLa Corte dei Conti presenta la relazione in merito alla gestione finanziaria della Radiotelevisione Italiana per il 2011 e 2012 e quello che emerge, in sintesi, è che s’invita la Rai a “ridurre i costi di produzione in particolare quelli riconducibili al festival di Sanremo, alle fiction e alla programmazione finanziata con fondi diversi da quelli derivanti dal canone radiotelevisivo”. La Corte, a seguito dello studio, evidenzia che ci sono ancora molti interventi da fare per quel che riguarda efficienze e costi ma non solo. Riscontra infatti che serve maggiore incisività nella lotta all’evasione del canone per rimettere in equilibrio la situazione contabile. Nel solo biennio preso in considerazione, infatti, si è stimata un’evasione  nell’ordine del 27% circa, superiore per quasi 19 punti percentuali rispetto alla media europea. Viene infatti spiegato che “Nel biennio in rassegna, come negli esercizi precedenti, si è registrato lo sbilancio negativo tra ricavi e costi della produzione, nella misura di 23,3 milioni di euro (2011) e di 215 milioni di euro (2012), segnale preoccupante per la situazione economico-patrimoniale e finanziaria della Società di proprietà pubblica”. Sul versante dei ricavi, l’introito derivante dal pagamento del canone radiotelevisivo ha rappresentato circa il 60,5% (il 68% nel 2012) del totale delle entrate aziendali, contro circa il 31,3% (26% nel 2012) della pubblicità e circa l’8,2 % (il 6% nel 2012) degli altri ricavi. L’entrata da canone è rimasta notevolmente compromessa dalle crescenti dimensioni dell’evasione. Lo sbilanciamento fra costi e ricavi dipenderebbe dal fatto che “è mancata una manovra che potesse consentire di contrastare il sensibile calo dei ricavi, riducendo drasticamente e razionalmente i costi della gestione” spiega la relazione. “Nel delineato contesto, va segnalata l’esigenza di assumere tutte gli interventi che si riterranno più idonei per mantenere sotto stretto controllo l’andamento del costo del lavoro e degli oneri connessi. La Corte ribadisce inoltre la decisiva necessità che la Rai attivi comunque ogni misura organizzativa, di processo e gestionale, idonea ad eliminare inefficienze e sprechi, proseguendo, laddove possibile e conveniente, nel percorso di internalizzazione delle attività e concentrando gli impegni finanziari sulle priorità effettivamente strategiche, con decisioni di spesa che siano – singolarmente e nel loro complesso – strettamente coerenti con il quadro di riferimento”.

I nostri 7 giorni al galoppo: tra la gaffe in Rai e l’inaugurazione di Sochi

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7 giorni al galloppo tra le inaugurazioni delle Olimpiadi invernali a Sochi e la gaffe in Rai con le scene di sesso esplicito mandate in onda nel primo pomeriggio. Ma se il servizio pubblico ha avuto una défaillance a Sochi è davvero successo di tutto: dall’atleta bloccato nel wc che per uscire ha dovuto spaccare la porta ai cerchi olimpici che si sono fermati a quattro, il quinto bisognava immaginarlo. Ma se sono piovute polemiche, anche per le camere di atleti e giornalisti, a Sochi, sono anche arrivate delle soddisfazioni per l’Italia. Il primo italiano a salire sul podio è stato Innerhofer che nella discesa libera maschile di Rosa Khutor si è piazzato al secondo posto e ha regalato un argento all’Italia con il tempo diol tempo di 2’06″29. Bene, anzi benissimo nello slittino anche Armin Zoeggeler, che ha conquistato un bronzo e un record davvero difficile da eguagliare 6 podi in 6 Olimpiadi. Bellissimo compleanno anche per Carolina Kostner, per il programma corto della gara a squadre di pattinaggio di figura. Dopo aver incantanto i presenti, l’azzurra ha chiuso in seconda posizione staccata di 2,06. Come poteva festeggiar meglio? Clamore, anzi sorpresa anche per Alex Del Piero che, se le indiscrezioni saranno confermate potrebbe tornare in Italia… E poi continua la “telenovela” Vucinic – Guarin e quelle trattative sempre più misteriose tra Juve e Inter. Gelo e incredulità per quelle lacrime di Balotelli durante Napoli-Milan dopo una settimana in cui il gossip aveva perseguitato il giocatore rossonero dopo il suo post su Twitter in, per la prima volta, riconosceva Pia come sua figlia leggittima.

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Settimana tragica per la violenza contro le donne dal caso di Chiara Insidioso alla ragazzina vittima di una bulla. Caso simile anche a Pavia. La violenza dei minori dilaga ed è di questa settimana la sentenza che condanna al volontariato tre ragazzini che avevano abusato di una compagna di classe… ci si interroga quindi se possa bastare il volontariato su un crimine perpetrato ai danni di una coetanea che avrà sicuramente ripercussioni sulla vittima. D’altra parte almeno il 38% degli italiani ritiene anche accettabile un rapporto sessuale tra un minore e un adulto. Crisi dei valori, ma anche crisi finanziaria che nonostante gli annunci entusiastici che si sono levati dalle istituzioni ancora stenta ad arrivare e sono sempre più i ragazzi e i non più ragazzi costretti a vivere con i genitori perché non hanno un’autonomia finanziaria. Intanto arriva anche il suicidio di una ragazzina di 14 anni che shocca il padovano e fa riflettere. Per fortuna che nonostante le tante notizie tragiche e i dati allarmanti sui minori, ogni tanto dal web arrivi anche qualche notizia più leggera come quella di “Don’t date a girl who travels” e proprio su una nota più positiva chiudiamo questa settimana godendoci la prova della Kostner e sperando che nei prossimi giorni l’Inno italiano risuoni frequentemente e che le medaglie galloppino verso i nostri atleti!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Bufera in Rai: sesso esplicito nel primo pomeriggio

nymphomaniac-rai-tuttacronacaIl nuovo film di Lars Von Trier, il discusso Nymphomaniac che porta sul grande schermo scene di sesso esplicito, ha causato bufera in casa Rai. In un collegamento in diretta con la Berlinale, dove il film è presente, infatti, sono state mandate in onda alcune scene. Erano le ora 15.30, quindi in fascia protetta, e al conduttore di RaiNews24 non è rimasto altro da fare se non scusarsi in diretta con i telespettatori.

Crozza: tra Berlusconi e Casini come Albano e Romina e Toti come il Gabibbo

crozza-copertina-tuttacronacaMaurizio Crozza presenta la sua copertina a Ballarò, la trasmissione condotta da Giovanni Floris su Rai3 ed esordisce con una domanda: “Scusa Giova, ma tu, con la Boldrini in auto, cosa faresti? (…). Che domanda è? E’ come se io la sera scrivo sul mio profilo: ‘Ho un cetriolo in mano, cosa ne faccio’. Quanti saranno quelli che mi danno la ricetta dei sottaceti?” Nel suo riassunto della settimana, il comico ripercorre i fatti salienti partendo dai grillini che insultano le deputate del Pd e la presidente della Camera, Laura Boldrini, all’alluvione a Roma, al falò dei libri di Corrado Augias. Morale: “Seguire un tg è come far fare zapping a un babbuino”. Ma non poteva mancare una battuta sul ritorno di Casini da Berlusconi, come Albano e Romina Power in “Felicità”. Dopo di che, anche una battuta per Giovanni Toti, presente in studio: “Pensi, Toti: Berlusconi ha lanciato prima Gianfranco Fini, poi Angelino Alfano e ora lei. Non ci vogliamo grattare un po’?” Senza contare che Toti è stato da sempre in Mediaset, come lui, solo il Gabibbo.

Brunetta vs Crozza: “Ha offeso Berlusconi”

crozza-brunetta-tuttacronacaIl presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ha presentato un esposto all’Agcom contro Maurizio Crozza. Secondo il politico, infatti, il comico avrebbe offeso Berlusconi con la storia del “cavallo pieno di tr…”. L’esposto, presentato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, fa riferimento alla copertina satirica di Crozza nella puntata di “Ballarò” dello scorso 21 gennaio, i cui toni erano “offensivi, insultanti e gravemente lesivi” verso Forza Italia e Berlusconi. Brunetta denuncia all’AgCom “la palese violazione del Testo Unico della radiotelevisione e del Codice Etico della Rai” e chiede un intervento al fine di garantirne l’osservanza.

“Martedì 21 gennaio scorso – scrive nell’esposto – è andata in onda una nuova puntata della trasmissione condotta da Giovanni Floris ‘Ballarò’. Il talk show di RaiTre si caratterizza per una introduzione satirica del comico Maurizio Crozza. L’intervento del comico genovese ha avuto toni fortemente offensivi, insultanti e gravemente lesivi della dignità degli esponenti di Forza Italia e del suo leader Silvio Berlusconi”.

“In particolare, si è fatto riferimento all’incontro del presidente Berlusconi con il segretario del Pd Matteo Renzi, avvenuto presso la sede del Partito Democratico, a proposito del quale il comico ha dichiarato: ‘E’ stato un evento storico. Berlusconi è entrato nella sede del Pd, ma purtroppo hanno bloccato all’ingresso l’enorme cavallo di legno che Silvio si era portato. Il famoso cavallo pieno di troie’; ‘un pregiudicato si aggira per la sede del Pd’”.

“L’utilizzo del turpiloquio, da parte di Crozza, è sistematico e non può in nessun modo essere assimilato alla satira, ancor più considerando la messa in onda del programma in prima serata, con un’elevata visibilità. Il conduttore Giovanni Floris – sottolinea il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati – non è intervenuto in alcun modo per dissociarsi dalle dichiarazioni del comico, ma al contrario ha mostrato apprezzamento e compiacimento per le ripetute volgarità di Crozza, il quale non è nuovo ad episodi di questo tipo”.

“Tra gli ospiti della puntata, inoltre, a fronte dell’on. Maria Elena Boschi, parlamentare del Partito Democratico, non era presente nessun esponente di Forza Italia e più in generale lo schieramento di centrodestra è risultato fortemente sottorappresentato; gli altri ospiti presenti sono stati l’on. Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), il sen. Pier Ferdinando Casini (Udc), Edward Luttwak (politologo), Alessandro Sallusti (Il Giornale), Beppe Severgnini (giornalista del Corriere della sera e scrittore), Livia Salvini (professoressa), Roberta De Monticelli (filosofa)”.

#Fazioalzalatesta nasce la polemica sul web per l’intervista alla Boldrini

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Ospite da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” questa sera c’è la Presidente della Camera Laura Boldrini,che mancava dalla trasmissione da marzo 2013, quando a pochi giorni dall’elezione, aveva accettato l’invito di Fazio. Oggi, in un clima rovente per la politica italiana, in una domenica che precede una delle settimane più difficili per il Parlamento, Laura Boldrini dopo le contestazioni in Aula e sul web da parte del M5S appare nella tv pubblica. Immediata la reazione di Grillo che chiede a Fazio con un post di fare giornalismo e lancia l’hashtag #Fazioalzalatesta.

Questo il post di Grillo sul suo Blog:

La Boldrini in questi giorni sta occupando la RAI raccontando il falso agli italiani.

Non è vero che i cittadini avrebbero pagato l’IMU se avessimo fatto decadere il decreto Bankitalia. Bastava scorporare il decreto come chiesto dal M5S. La Boldrini ha la responsabilità di non essersi imposta al governo, ai burocrati di Palazzo e ha subito la volontà dei poteri forti che hanno voluto saccheggiare7,5 miliardi di euro dalle riserve della Banca d’Italia – soldi di tutti i cittadini – regalandoli a banche private e assicurazioni.

La Boldrini mente in tv e a Montecitorio sulla ghigliottina: è uno strumentonon previsto né dal Regolamento né dalla Costituzione.

Oggi, dopo aver imposto un suo intervento su Rai 1 nella trasmissione dove interveniva la deputata M5S Loredana Lupo, sarà ospite di Fabio Fazio.

E’ capitato già in passato di fronte alle bugie di Letta che Fazio abbia detto di non poter sapere tutto quello che accade in parlamento.

Ci teniamo quindi a informare Fazio.

La Boldrini ripeterà – mentendo agli italiani – che la ghigliottina è democratica e il m5s antidemocratico. Ricordiamo a Fazio cosa disse nel 2009 sulla ghigliottina il capogruppo del Pd alla Camera:http://www.beppegrillo.it/2014/02/la_coerenza_pd_nel_2009_era_contro_la_ghigliottina.html

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini di questa incoerenza a distanza di pochi anni?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere in quale articolo del Regolamento della Camera e della Costituzione è prevista la ghigliottina? Può chiedere conto alla Boldrini dell’assenza di solidarietà alla portavoce Loredana Lupo aggredita in Aula e quali provvedimenti intende prendere nei confronti del suo aggressore?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini delle sue parole eversive contro l’opposizione che invece dovrebbe tutelare in qualità di presidente della camera?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della sua responsabilità nel passaggio del decreto legge contro la Costituzione e ai danni degli italiani?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini della sua volontà di cambiare il regolamento della Camera per zittire definitivamente le opposizioni?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla Boldrini della presenza inusitata e incontrollata di lobbisti alla Camera che influenzano e manipolano i deputati del pd come nel caso Sorgenia e Tivelli?

Può Fazio fare informazione pubblica e imparziale e chiedere conto alla boldrini delle irregolarità avvenute in Commissione affari costituzionali prima del passaggio in Aula della legge elettorale firmata Renzi-Berlusconi?

Può Fazio oggi distinguersi nel panorama della stampa italiana e guadagnarsi il suo stipendio milionario pagato dai cittadini?

Immediata la reazione dei simpatizzanti M5S e scoppia la polemica in rete!

 

Dipingendo i fatti della settimana: i nostri 7 giorni

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Domenica invernale, con una settimana di notizie che si sono rincorse tra smentite, conferme e fuori programma. Volendo dipingere i fatti della settimana, quelli che hanno lasciato il segno, sicuramente troviamo l’atroce storia del bimbo Cocò: nato dietro le sbarre e morto bruciato in un’auto. Oggi, all’Angelus, anche il Pontefice si è occupato del caso e ha invitato a pregare per il piccolo, proprio mentre le colombe, liberate in piazza, sono state preda di un gabbiano e di un corvo. Un’altra notizia che ci ha toccato nel profondo è stato anche il video del terrificante incidente di Matteo Malucelli a Daytona. Paura per lui, mentre si resta ancora in ansia per le condizioni di Schumacher, anche questa settimana le notizie sono poche e ancora immerse in un clima di preoccupazione. A portare gelo è tempesta sono anche stati gli atti antisemiti che si sono succeduti nelle ultime ore nella Capitale, uno su tutti la scandalosa scritta “Hanna Frank bugiardona” con tanto di errore grammaticale. Tristezza anche per il tragico epilogo della sparizione di Provvidenza, la 27enne di Messina scomparsa a luglio e ritrovata morta sotto un cavalcavia.

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Cercando di cambiare tonalità e dal nero passando al rosa, questa settimana sono stati tanti gli avvenimenti di gossip che hanno sicuramente avuto un forte richiamo mediatico. Da Buffon a Hollande fino ad arrivare a Pirlo e all’immancabile nuovo capito di Icardi e Wanda Nara. Novità però anche sul fronte del calciomercato: con le proteste dei tifosi che in un primo momento avevano bloccato lo scambio Vucinic-Guarin, per poi arrivare a Thohir che ha stoppato la trattativa anche se resta ancora aperto uno spiraglio. Per sapere come finirà, bisognerà quindi attendere i prossimi giorni. Grande interesse anche quel gol di Peluso di cui la Rai non ha mostrato l’altro filmato, a cui sono seguite polemiche e bufere che sembrano non aver fine. Incertezza quindi anche dopo che il campionato vede la Roma recuperare sulla Juve due punti e avvicinarsi alla Vecchia Signora. A suscitare interesse però non è certamente solo il calcio, ci sono tanti lavoratori che si chiedono quando arriverà per loro l’ora della pensione, di proposta in proposta sembra svanire ogni sicurezza e per gli italiani resta solo la speranza che prima o poi si faccia chiarezza e si riveda la legge Fornero che ha davvero rivoluzionato la vita di molti lavoratori consegnandogli un futuro dipinto di grigio fumo. Ma non ci va di finire la settimana nel grigio fumo, al limite, meglio finire nel fumo delle Marlboro alla Marijuana!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

Il gol di Peluso in Coppa Italia: perchè la Rai non ha mostrato l’altro filmato?

gol-peluso-telecamera-tuttacronacaQuando una partita di Coppa Italia vede la capolista eliminata ai quarti di finale, pur contro una buona e combattiva Roma, soprattutto se quel gol di Peluso annullato non convince poi molto per quel che riguarda la traiettoria della palla, difficile far cadere l’argomento. Soprattutto se si scopre che, all’appello, manca un video. Che nessuno spettatore/tifoso ha visto. Domanda spontanea: quant’è professionale la Rai? Perchè la tv che è tanto attenta a incassare il canone dagli italiani, dopo l’annullamento del gol di Peluso ha proposto un unico replay da un’unica angolazione, ripreso da una telecamera posizionata in alto ed in linea con la trequarti di campo, quella che generalmente si utilizza per valutare le posizioni di fuorigioco segnalate dai guardalinee. Da quelle immagini era oggettivamente difficile valutare l’esatta posizione della sfera e se avesse realmente superato la linea di fondo. La tv nazionale che non ha un’altra sequenza di immagini? Sospetto. E infatti un filmato amatoriale ripreso dagli spalti testimonia che c’era un’altra telecamera, posizionata dal lato opposto del campo all’altezza della linea di fondo, sopra una sorta di trespolo. Il replay da questa angolazione non è stato proposto dalla regia della Rai. E non sapremo mai se avrebbe potuto fornire nuove informazioni sull’azione. Se questa mancanza non bastasse, fa perfino sorridere l’assurdo tentativo della Rai di dare ragione all’arbitro, dimostrando di ignorare le basiche leggi della prospettiva.

collageCome si legge in Calcioblog: “Tracciare una linea in un punto a caso su un’immagine bidimensionale non permette certo di valutare la profondità, trasformandola così magicamente in tridimensionale. Bisognerebbe sapere in che punto si trovava il pallone nel momento del fermo immagine, altrimenti sarebbe sufficiente tracciare una seconda linea, ugualmente “a caso”, per affermare il contrario e cioè che il pallone era in gioco”. Questa volta più che dare un voto ai giocatori andrebbe dato alla Rai… e non ne esce bene!

Il governo blocca il canone ma la Rai non ci sta

rai-canone-tuttacronacaIl governo ha disposto il blocco del canone Rai a 113,5 euro per il 2014 ma in Viale Mazzini non ci stanno e vogliono aumentare la tassa e per questo hanno deciso di portare il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, davanti al Tar. Il decreto del governo non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, scrive Repubblica:

“La Gasparri stabilisce che il servizio pubblico ha diritto a recuperare l’inflazione «programmata » e a ricevere il carburante necessario al suo «sviluppo tecnologico ». Per 7 anni, questo meccanismo ha garantito alla Rai un canone più alto. Stavolta, per il 2014, l’imposta sarebbe arrivata a 115 euro (uno e mezzo in più dell’anno prima). Invece, il 20 dicembre, Zanonato annuncia via Twitter il blocco della gabella e l’impegno a recuperare risorse semmai «dalla lotta agli evasori». La decisione del governo ha un impatto immediato sui conti della televisione di Stato, che perde 21 milioni di euro. L’unica speranza — per Viale Mazzini, ovvio — è che il Tar accolga ora il ricorso e azzeri il decreto Zanonato, riaprendo i giochi”.

I vertici della Rai però non sono pronti a cedere, scrive ancora Repubblica:

“Il 20 dicembre, al blocco del canone per il 2014, il direttore generale Gubitosi parla di «fuoco amico» del governo sulle reti di Stato. Espressione parecchio dura. E gli attuali consiglieri di amministrazione sono — quasi tutti — “incavolati” e pronti a vendere cara la pelle”.

A Che tempo che fa arrivano Caressa e Bergomi: la Rai vs Fazio

fazio-tuttacronacaFabio Caressa e Beppe Bergomi, telecronista e commentatore di punta di Sky, sono stati ospitati da Fabio Fazio alla trasmissione di Rai3 Che Tempo Che Fa. E la scelta non è andata giù al sindacato della Rai che accusa il conduttore di “essere recidivo” per aver già invitato in passato Caressa arrivando addirittura al rimprovero di aver fatto una pubblicità gratis alla rete di Murdoch. Usigrai e Cdr Raisport ora chiedono: “La Rai chieda immediatamente conto a Fabio Fazio dello spot alla pay-tv, offerto gratuitamente in prima serata”. Si legge nella nota: “Il conduttore di Che tempo che fa è anche recidivo su comportamenti in evidente contrasto con l’interesse dell’azienda. Esattamente come stasera, infatti, già nel 2010 Fazio invitò il telecronista della concorrenza in vista dei mondiali di calcio del Sudafrica. Praticamente come avvenuto stasera in vista del Brasile. Insomma, in piena campagna Rai per il rinnovo del canone, nel salotto di Fazio stasera ne è andata in onda una per gli abbonamenti alla pay-tv”. Da parte sua Fazio, in chiusura della puntata, ha risposto alle critiche dicendo: “Siamo la tv di tutti, anche di chi lavora nella tv privata, perchè siamo la centralità”. E ha proseguito: “Sono 30 anni che lavoro in Rai ed è segno di quello che penso della tv pubblica. La Rai, lo diciamo sempre, è un servizio pubblico e come tale ospita tutti i protagonisti della vita pubblica, dello spettacolo, della politica e dello sport. Anche questa è la sua missione, come del resto è informare, intrattenere e far riflettere. Siamo una tv di tutti, anche di chi lavora nella tv privata, perchè siamo la centralità. Raccontiamo i protagonisti ovunque essi siano e dovunque lavorino». E alla fine ha ripetuto: «Questa è la Rai di cui sono orgogliosissimo di far parte”.

Paola Ferrari “aggredita” dal twerkatore delle Iene: sotto shock!

paola-ferrari-tuttacronacaPaola Ferrari, la conduttrice della Domenica Sportiva, probabilmente non conosce il cosiddetto twerkatore delle Iene, ossia dello stalker che pedina i vip muovendo il bacino addosso a loro in una sgangherata danza sexy. Tanto che quello che ha subito dalla troupe della trasmissione l’ha vissuto come un’aggressione. Secondo quanto spiegano fonti Rai, l’uomo, con una parrucca bionda, l’ha schiacciata contro le porte d’ingresso della Rai all’angolo con Corso Sempione, a Milano. Il vicedirettore sport di Viale Mazzini, Maurizio Losa,  ha spiegato: “Paola Ferrari è riuscita a stento a divincolarsi, pensando fosse un tentativo di aggressione visto che questo personaggio si strusciava da dietro, e una volta entrata nel palazzo è svenuta rimanendo sotto choc per diverse ora. Sarà comunque regolarmente al lavoro”. L’episodio è avvenuto intorno alle 14 di domenica pomeriggio, quando la Ferrari stava andando in sede per preparare la trasmissione della sera. L’avvicinamento del twerkatore de Le Iene è avvenuto dopo che Paola è scesa dalla sua auto, dopo che aveva scattato qualche foto con dei fan. Quando si è ripresa dallo svenimento, la conduttrice ha chiamato la polizia, ma ha fatto sapere che non sporgerà denuncia. Losa ha poi espresso “solidarietà alla collega” a nome della redazione sportiva, aggiungendo: “Condanniamo con fermezza quanto accaduto per il cattivo gusto e la gravità di un presunto scherzo del genere. Pretendiamo che almeno ci siano subito le scuse”.

L’Italia e la “demopazzia”: Maurizio Crozza a Ballarò

maurizio-crozza-rai31-tuttacronacaCopertina di Maurizio Crozza come da tradizione nella puntata odierna di Ballarò e il comico ha avuto l’imbarazzo della scelta sui temi da trattare. L’incipit ha preso l’avvio dalle varie sentenze emesse negli ultimi tempi:

Giovanni, aiutami. Segui il mio ragionamento. Berlusconi è stato sconfitto dalla Cassazione. La legge elettorale l’ha cambiato la Corte costituzionale. Il metodo Stamina lo verificano i giudici del lavoro. Le acciaierie che inquinano le chiudono le Procure. Sbaglio o l’analisi è che questo Paese è governato dai giudici?

 

In seguito ha definito la politica “un simpatico passatempo tra una sentenza e un’altra” prima di passare a parlare del caso Cota in Piemonte e sbizzarrirsi in un’imitazione di Antonio Conte. Sempre riguardo le vicissitudini piemontesi: di fronte alla sentenza che ha annullato le elezioni regionali, “la Lega non ci sta, sta già organizzando un Movimento no Tar”. E dopo una frecciata ai giudici che “non si ammazzano di lavoro” ha ipotizzato che siano i Savoia a prendere nuovamente in mano il governo in Piemonte, supportando la tesi con il fatto che Emanuele Filiberto non ha più reality a cui partecipare e voglia di lavorare proprio non ne ha (”mi sembra assurdo”). Ma non poteva passare inosservato il caso De Girolamo:

 

La ministro pare avesse molta influenza nelle decisione della sanità di Benevento. Ci sono intercettazioni imbarazzanti, lei non è indagata però. Riflessione: Benevento ha dato alla politica Mastella e De Girolamo. Io penserei ad una politica di controllo delle nascite. Proporrei una legge che dica che da Benevento debba uscire un politico al massimo ogni cento anni.

 

Quindi la chiusa, dedicata alla Francia e a Hollande:

 

I francesi arrivano dieci anni dopo. Noi siamo già alla compravendita di parlamentari, al doppio Papa. Voi state ancora all’amante del presidente.

Fiorello contro Vespa: “al compleanno Rai mancavo pure io”

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Ancora polemiche sulla puntata di Bruno Vespa in omaggio ai 60 anni della Rai. Dopo Pippo Baudo arriva anche Fiorello a far notare che:

“Allo speciale Porta a Porta c’erano tanti ospiti. Vespa li ha scelti uno ad uno. Sulle poltroncine si sono seduti Paolo Bonolis, Antonio Lubrano, Piero Angela, Bruno Pizzul, Mario Orfeo, Lino Banfi, Antonella Clerici e Antonio Polito. Ma a far discutere non sono stati i presenti, ma gli assenti. Così dopo la rabbia di Baudo, fatto fuori da Vespa, arriva quella di Fiorello che afferma: ‘Devo dire che al compleanno Rai mancavo pure io, ma io non sono nessuno…’. Una frase al veleno che di certo non è passata inosservata. E ora la fronda anti-Vespa si allarga”.

L’ictus di Lamberto Sposini: la famiglia fa causa alla Rai

lamberto-sposini-tuttacronacaEra l’aprile 2011 e il conduttore de La Vita in Diretta veniva colpito, negli studi Rai, da un’emorragia cerebrale. Da allora, si trova in riabilitazione. Ora la sua vicenda finisce in tribunale ad opera della figlia Francesca, dell’ex compagna del giornalista, Sabina Donadio, che agisce per conto della figlia 12enne Matilde, e del legale di Sposini, Domenico d’Amati. I tre hanno infatti deciso di passare alle vie legali per stabilire le responsabilità della Rai nei soccorsi, giudicati inappropriati e intempestivi, tanto da poter aggravare il suo quadro clinico. Scrive Alessandra Menzani su Libero:

 

L’azione è stata promossa dalla figlia di Sposini, Francesca, 41 anni, dal legale del giornalista e dall’ex compagna, Sabina Donadio, giornalista, che agisce per conto della figlia Matilde, di 12 anni. L’avvocato del conduttore fonda la causa sul dovere del datore di lavoro di garantire al lavoratore soccorso e assistenza tempestivi, e «sull’esistenza di una collaborazione» fra Sposini e la Rai, «che di fatto lo rende equiparabile a un dipendente». La Rai nega l’esistenza di un rapporto di dipendenza, chiarisce che questo fatto comunque poco influisce sulla tempestività dei soccorsi, definisce «corretto» il comportamento dei medici. Di diverso parere il medico legale della famiglia e il neurochirurgo Maira, che ha sempre sostenuto il contrario. La Rai in pratica dice: non è colpa nostra se l’ambulanza è arrivata tardi e se ha portato Lamberto all’ospedale sbagliato. Intanto Sposini oggi vive in una casa alle porte di Milano, la figlia Matilde lo va a trovare, le vite scorrono ma non sono più quelle di una volta.

La Rai ricorda di pagare il canone… ma “scorda” le esenzioni!

rai_cavallo-tuttacronacaCi siamo, è gennaio, tra un po’ scadrà il tempo per pagare l’imposta sul possesso del televisore e si moltiplicano gli spot della Rai che invitano a pagare il canone. Peccato che in tali pubblicità non venga reclamizzata anche un’esezione introdotta a fine dicembre 2007 secondo la quale non sono tenuti a pagare gli anziani oltre i 75 anni con un reddito minimo.La scorperta, casuale, l’ha fatta un rodigino: “L’ho visto sul Televideo – spiega – e così mi sono informato. Io ho una madre e altre due zie ultraottantenni che hanno sempre ricevuto il bollettino e hanno pagato il canone in questi anni”. Il rodigino, così, si prepara a far valere i diritti delle anziane parenti. “Andrò dagli impiegati della Rai che sono presenti in città a chiedere il rimborso per gli anni passati e comunque a informarmi ancor meglio”. La Rai, a Rovigo, ogni terzo martedì del mese è presente in piazza Tien an men, nella sede dell’Auser alla cosiddetta ex casa dei gatti, per incontrare gli utenti e risolvere i problemi che hanno.L’uomo, però, lamenta come la Rai faccia nulla per far sapere che esiste questa opportunità. “Un anziano non guarda il Televideo e non naviga in internet. Quando fanno gli spot sul fatto che si debba pagare il canone, dovrebbero anche dire che esiste l’esenzione e di informarsi in materia”. A non dover pagare sono le persone oltre i 75 anni con un reddito familiare che non superi i 516,46 euro al mese, che con la tredicesima somma un tetto annuo di 6.713,98 euro. (L.G.)

Ecco perché il canone Rai è illegittimo, ma non è stato abolito

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E’ stata la Corte Europea dei diritti dell’uomo ad accogliere il ricorso di un cittadino italiano di Maglie (Lecce) che contestava il pagamento dell’odioso balzello per foraggiare il servizio pubblico. Secondo l’Alta Corte infatti il canone Rai sarebbe illegittimo “in quanto non attiene alla materia fiscale” e in quanto “l’obbligo all’abbonamento del canone come tassa sul possesso di uno o più apparecchi atti o adattabili a ricevere trasmissioni compromette la libertà di informazione”, secondo quanto riporta Libero. Quindi in base a questa sentenza che ricalca quella già emessa dal tribunale tributario del Lazio (597/2013) che aveva annullato una cartella esattoriale per la riscossione del canone tv. Ora sarà il Parlamento a dover prendere atto delle due sentenze e dare la possibilità agli italiani di scegliere cosa pagare e cosa vedere in tv. Il canone Rai comunque non è stato abolito dovrà solo essere presa una decisione dal Parlamento per giustificare un’imposta che la Corte Europea ha bocciato. In realtà però la Corte Europea ha sottolineato:

che l’intervento della polizia tributaria a danno del cittadino, aveva determinato la violazione del diritto a ricevere notizie e informazioni di carattere pubblico. I giudici dell’ Alta Corte Europea hanno sostenuto che le Autorità Italiane hanno perseguito uno scopo illegittimo, obbligando i cittadini all’abbonamento del canone, compromettendo la libertà di informazione.

Una versione quindi molto diversa da quella riportata da alcuni organi di stampa e che il tam tam del web ha fatto diffondere in pochi istanti.

 

Maradona vs L’Arena: l’ex calciatore querela il programma condotto da Giletti

Diego_Armando_Maradona_tuttacronacaE’ stato il legale di Diego Armando Maradona, l’avvocato Angelo Pisani, a diffondere una nota con la quale informa che  “Come tanti italiani che pagano il canone Rai per una corretta informazione, oggi, ancora una volta, ho assistito con rammarico e disappunto alla trasmissione di Rai1 (L’Arena, nda) condotta da Giletti nella parte in cui si è parlato scorrettamente e strumentalmente di Maradona, ai soli fini di audience”. Il lega, dunque, annuncia che “tutelerà innanzi ai magistrati competenti ogni diritto del Pibe de oro”. “Sono state ripetute, per ‘strani’ obiettivi, le solite falsità nei confronti di Maradona senza neanche concedere replica. Diego non ha mai diffamato la signora Sinagra né tantomeno è mai stato un evasore fiscale, come dimostrano una sentenza penale ed una della giustizia tributaria, che dichiarano non esser mai esistita alcuna violazione. Parlare senza cognizione di causa ed accusare ingiustamente una persona non è informazione ma grave persecuzione ed è offensivo. Pertanto – conclude l’avvocato – presenterò querela per diffamazione e violazione della leggi sull’informazione, non tanto contro la Rai ma a carico dei responsabili della ‘solita’ trasmissione e degli ospiti”.

La copertina di Crozza: Napolitano e la Lambada

Crozza-ballarò-tuttacronacaCome ogni martedì, all’inizio della trasmissione Ballarò, anche ieri sera Crozza ha presentato la sua copertina per la quale si è trasformato in Napolitano per parlare dei “passi avanti e passi indietro” che gli chiedono di fare e per prendere di mira il leader di Forza Italia: “A Berlusconi di grazie ne do tre: Grazia, Graziella e grazie a…”. Nonostante alle sue spalle ci sia una decorazione natalizia, parla della mancanza proprio del clima festivo. “C’è un clima che, se mi entra uno dal camino coi capelli lunghi e la barba bianca, lo scambio per Beppe Grillo e lo mando affan… prima che apra il sacco!” “C’è un clima più disteso fra Stato e Mafia, che fra Stato e piazza”.

Paolo Bonolis torna in grembo a “Mamma Rai”?

paolo-bonolis-chetempochefa-tuttacronacaIeri sera Paolo Bonolis era ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa. Durante l’intervista, anche se non l’ha detto direttamente, quello che è trapelato è che potrebbe essere vicino al ritorno in Rai. Fazio gli ha rivolto la domanda in modo diretto: “Torni in Rai?” mentre il presentatore di Avanti un Altro ha svicolato “non lo so, tutto può essere sono mille i sentieri della vita anche se quelli della tv sono solo quattro”. L’esordio di Bonolis, come ricordato ieri durante la chiacchierata su Rai3, fu proprio su Rai1, con un programma per ragazzi: dopo questo viaggio nel passato, Fazio l’ha sfidato allo stesso gioco della trasmissione Mediaset nel quale bisogna sempre rispondere il contrario. Fazio gli chiede “l’anno prossimo sarai su Canale 5 o su Raiuno?” e lui risponde: “Canale 5”.

Il Tff e “l’ironia come lo strumento più adeguato per leggere la realtà”

paolo-virzì-tff-tuttacronacaSi è conclusa ieri sera, con il film fuori concorso “Grand Piano” dello spagnolo Eugenio Mira, la 31ma edizione del Torino Film Festival, la prima diretta da Paolo Virzì, erede della gestione di Gianni Amelio e Nanni Moretti. A vincere il Concorso Internazionale Lungometraggi come miglior film è stato “Club Sándwich” di Fernando Eimbcke (Messico, 2013) premiato dalla giuria composta da Guillermo Arriaga, Stephen Amidon, Aida Begic, Francesca Marciano e Jorge Perugorría. Il verdetto conclusivo ha soddisfatto il neo direttore, entusiasta di questa esperienza, che si è goduto una selezione lontana dalle cupezze dei cinefili. Tanto che a vincere è stata proprio una commedia mentre il Gran Premio della Giuria se lo sono aggiudicate le disavventure sentimentali dei francesi di “2 automnes 3 hivers” e il premio del pubblico “La mafia uccide solo d’estate” di Pif.

Al Tff vince la commedia e “non per fare gli scemi”, spiega Virzì, né per reagire in modo facilone a un momento storico particolarmente buio: “A volte l’ironia è lo strumento più adeguato per leggere la realtà, anche quella drammatica”, perchè “È tipico dei subalterni, del proletariato, e di noi gente dello spettacolo, che poi siamo degli straccioni, reagire alla tragedia con una risata, col sarcasmo, magari con dei versi irriverenti”. Riguardo alla selezione, in una lunga intervista rilasciata a La Stampa, il regista spiega: “Non è stata una decisione programmatica, ma evidentemente ci guida un gusto, che non è solo mio. Quello di apprezzare chi, nell’arte del racconto, sa mettere l’elemento ironico e tenerlo insieme a quello drammatico”. Per quel che concerne invece la presentazione dei film, con il tappeto rosso sostituito dalla banda e dai protagonisti del mondo del circo, è stato a sua volta un voler riflettere questa volontà: “il clima festoso non vuole negare la drammaticità del momento, ma serve ad augurarsi la possibilità di una riscossa”. In questi giorni lei è stato bersaglio di fotografi, calamita di proteste, fulcro di polemiche, manco fosse un possibile alter ego del sindaco Fassino. Come è andata? “Dopo otto giorni di programmazione, abbiamo registrato un più 34% di incassi, pari a 254mila euro contro i 189mila della passata edizione che pure era in crescita. Sull’anno prossimo non c’è ancora certezza, ho bisogno della classica pausa di riflessione”. Oltre alle soddisfazioni, l’esperienza appena conclusa gli ha regalato molto altro: “Sicuramente la possibilità di mettere il naso in anteprima in tante opere che non avrei avuto modo di conoscere. Regista e direttore di festival sono due professioni diverse, in comune hanno il fatto che bisogna tenere insieme una squadra. Ho cercato di comportarmi come quando sono sul set, con tutti i collaboratori, ma anche con gli attori e i registi ospiti che ho trattato ogni volta come se fossero il cast di un mio film”. Il Tff offre una vetrina sul cinema di domani. Che cosa dobbiamo aspettarci dai nuovi autori?  “Ho riscontrato diverse tendenze comuni. Si accentua per tutti quella di marcare l’identità delle narrazioni, come se il cinema contemporaneo avvertisse la necessità fisiologica di reagire alla globalizzazione in questo modo. Poi, sempre più spesso, nei cast si mescolano attori e non attori, come per accentuare la ricerca della verità. Crollano anche, sempre di più, i confini tra finzione e cinema del reale e sono superate le barriere tra i generi”. Comunque la vittoria di una commedia è un evento raro nelle rassegne cinematografiche.  “È vero, nell’elenco dei premi di quest’anno, non c’è il ‘tipico film da festival’ che di solito guadagna il riconoscimento più importante. E comunque sì, non c’è dubbio sul fatto che le principali rassegne tendano a non selezionare commedie, forse anche perchè le strategie per lanciarle non puntano su questo tipo di appuntamenti”. Virzì, nell’occasione, ha parlato anche della funzione del Tff: “Tradizionalmente il Tff serviva a esplorare il futuro del cinema. Negli ultimi anni ha ampliato i suoi orizzonti, con una proposta a 360°, che dia modo al pubblico di avvicinarsi a un ventaglio di stili e di generi il più variegato possibile. Il Tff serve a mettere in moto, sia negli spettatori che negli autori in cartellone, idee, energie. È come una biblioteca che si arricchisce di volumi”. Una polemica che ancora non si è spenta, tuttavia, è quella della guerra delle date: già l’anno scorso Muller, nuovo direttore del Festival Internazionale del Film di Roma aveva posticipato la rassegna Capitolina e ora Roma minaccia lo spostamento in avanti a tutto danno del Tff. Lei che ne pensa?  “Ci sono riflessioni e anche idee, ma da adesso ho in programma qualche giornata di stacco, e sarebbe improprio parlare della prossima edizione. Per me questo è un anno straordinario, c’è stata la mia terza paternità, c’è stato un film complesso come Il capitale umano, che uscirà il 9 gennaio… ora prenderei un po’ di pausa”.

750mila euro della Rai, soldi pubblici, per ottenere interviste con Formigoni e Cl

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La vicenda la racconta prima il Fatto Quotidiano e poi la riprende Il Giornale. Sarebbero stati 750mila euro, pagati con i soldi pubblici della Rai, a essere versati per ottenere l’esclusiva dei servizi giornalistici dedicati al Meeting di Rimini. La Rai avrebbe offerto un accordo per filmare dibattiti od otte­nere interviste con Roberto For­migoni, Maurizio Lupi o con chiunque tra politici, imprenditori e personaggi pas­si per la manifestazione estiva organizzata da Comunione e liberazione.

Il Giornale scrive:

In so­stanza, entrambi si chiedono che bisogno ci sia di spendere tali somme per avere l’esclusi­va di una manifestazione che sarà pure molto importante, ma che si può tranquillamente seguire con i servizi giornalisti­ci normali come è stato sempre fatto. Soprattutto perché è dif­fi­cile immaginare una valanga di spettatori che si precipitino a guardare le immagini in arrivo da Rimini: solo un ritorno alto di interesse e di ascolti potreb­be giustificare, infatti, un’ope­razione simile. Minzolini sotto­linea che «l’esclusiva si chiede per eventi giganteschi come i Mondiali o le Olimpiadi. Nel ca­so del Meeting- se l’accordo ve­nisse confermato – si trattereb­be in realtà di una sponsorizza­zione a una precisa area cultu­rale- politica, nonostante i con­tinui proclami di indipenden­za dalla politica medesima fatti dai vertici della Rai. Anzi sareb­be la tv pubblica a fare politica direttamente. E tra l’altro verso l’area di riferimento che sta so­stenendo il governo Letta».

In Rai si fa notare che l’accor­do non è ancora definitivo e si attendono le osservazioni della commissione di Vigilanza per prendere una decisione finale. Così Fico ha chiesto ai vertici Rai «quali sono le ragioni che hanno portato l’azienda a pre­sentare questo tipo di offerta agli organizzatori dell’evento che fa capo a Cl. Se il contratto già esistesse – ha aggiunto – sarebbe da stracciare. È assurdo che vengano stanziati soldi pubblici per seguire eventi di questo genere. Allora anche i partiti o le associazioni di cate­goria potrebbero richiedere di essere pagati per garantire il li­bero accesso ai giornalisti per le loro convention. È un nonsen­se , l’ennesimo».

Ha chiesto, invece, Minzolini alla commissione di Vigilanza: «Vista la tipologia di tale accor­do e anche al fine di chiarire i presupposti di tale negoziazio­ne tenuto conto del diritto/do­vere del servizio pubblico radio­televisivo in materia di pluralismo dell’informazione, riterrei utile conoscere se risponda al vero quanto riportato dalle agenzie di stampa, sia con riferi­mento alla effettiva conclusio­ne dell’accordo da parte del procuratore competente sia in relazione all’importo previ­sto». I vertici della tv pubblica hanno risposto che l’accordo (che viene gestito da Costanza Esclapon, direttore della comunicazione e delle relazione esterne) comporta la creazione di uno stand dentro il padiglio­ne fieristico di Rimini dove si svolge il Meeting (…)

La cucina, il lutto nazionale e un tweet: la Clerici al centro delle polemiche

antonella-clerici-tuttacronacaE’ finita nel vortice delle polemiche la presentatrice Antonella Clerici per un tweet che in molti hanno frainteso. Lo scorso venerdì era stato dichiarato il lutto nazionale per la tragedia dell’alluvione in Sardegna e la Rai aveva cambiato palinsesto. Questo ha comportato la sospensione per un giorno de La prova del cuoco, così come di altri programmi tra i quali L’Eredità e Affari Tuoi. La trasmissione di cucina è stata sostituita da Uno Mattina Verde, con la conduzione di Massimiliano Ossini ed Elisa Isoardi. Il programma si è occupato di cronaca, ma non si è fatto mancare il lato culinario. E proprio per questo la Clerici, via Twitter, ha comunicato “Sono senza parole… La cucina su Rai1. noi prova del cuoco a casa per lutto nazionale”, per poi aggiungere un “sono incazz…”. clerici-tweetLe critiche non sono mancate ed è stata tacciata di insensibilità ma lei stessa ha spiegato: “non c’entra il programma sospeso… C’è tanto altro… Mi scuso se è stato interpretato così”. Il problema, infatti, è che lei stessa, rispettando e condividendo la decisione di sospendere la programmazione del giorno, si è meravigliata che si parlasse ugualmente di fornelli invece che lasciare spazio al giornalismo.

Torino Film Festival al via: quest’anno anche la Rai se n’è accorta!

torino-film-festival-2013-tuttacronacaSi parte oggi, alle 16, con “Le démantèlement” di Sébastien Pilote. Alle 17, Astrid Whettnall e Lionel Jadot presenteranno la pellicola belga”Au nom du fils”. Apre così il Torino Film Festival, il festival che ha pochi mezzi ma ogni anno ottiene grandi risultati e che per questa edizione è riuscito anche ad aggiudicarsi uno spot firmato Rai. Il merito, come spiega La Stampa, va dato a quella letterina che qualche giorno fa l’assessore alla Cultura Michele Coppola ha inviato al direttore generale della Rai Luigi Gubitosi: “Così com’è stata al fianco del Festival del Cinema di Roma sia anche vicina a Torino”. Ufficiamennte, il festival diretto da Paolo Virzì  partirà stasera con la grande festa del Lingotto. La Rai, che segue altri eventi simili in Italia ma non si era mai avvicinata a questa realtà torinese che pure rappresenta un ottimo trampolino di lancio per i giovani, promette anche “un’attenzione e una copertura costanti” per tutta la sua durata. Il primo a rallegrarsene, prorpio l’assessore Coppola: “E’ la bella risposta che ci aspettavamo. Una dimostrazione di attenzione oltre al riconoscimento del Tff come festival italiano del cinema. Il successo del cinema piemontese a Roma con i premi di Film Commission e la partnership con Rai sono la miglior premessa per la nostra rassegna”. Ovviamente va dato merito anche a Virzì, messosi in moto con i vertici Rai. Commento più che soddisfatto anche da parte di Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema: “Dopo 30 anni è una soddisfazione scoprire che è diventato ‘inevitabile’ dare una giusta vetrina nazionale a un grande evento come il Torino Film Festival che cresce per importanza ad ogni edizione”.

Brunetta vs Gabanelli: questioni di case, citazioni e querele

Report-gabanelli-brunetta-tuttacronacaQuesta sera la trasmissione Report proporrà un servizio sulle case del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta che ha già annunciato “citazioni e querele” contro Milena Gabanelli e i vertici della Rai, il presidente Tarantola e il direttore generale Gubitosi. Per il politico si tratterebbe delle “stesse, del tutto false e diffamanti, ‘notizie’ che il settimanale l’Espresso ha pubblicato nel novembre del 2008 e per le quali ho avviato una causa per essere risarcito di lesioni così gravi della mia persona”. In una nota Brunetta rende noto: “Apprendiamo dall’anteprima di Report, inviata alle agenzie e pubblicata sul sito del programma, che domani sera il settimanale condotto da Milena Gabanelli manderà in onda un servizio sulle mie case. Un vero scoop… con cinque anni di ritardo!”. E ancora: “Sono, infatti, le stesse, del tutto false e diffamanti, ‘notizie’ che il settimanale l’Espresso ha pubblicato nel novembre del 2008 e per le quali ho avviato una causa per essere risarcito di lesioni così gravi della mia persona. Purtroppo i tempi della giustizia italiana sono tali da non consentirmi di dire che sono già stati condannati gli autori di quel servizio, ma attendo fiducioso che il procedimento si concluda”. La nota quindi prosegue: “Che dire… copiare dal compagno di banco è da somari e da disonesti, ma, almeno, si abbia l’accortezza di non copiare da un altro somaro. Report, appunto, copia da chi è già sotto giudizio della magistratura per diffamazione. Di questi segugi senza fiuto, di questi giustizieri rispettosi del (proprio) padrone, faremo una bella comitiva. Ma senza sconti, anzi con richieste di più dure condanne. A questo punto seguiranno citazioni e querele anche nei confronti di Report, della responsabile della trasmissione Milena Gabanelli, del giornalista autore del servizio Giuliano Marrucci, degli operatori che hanno registrato le immagini, del presidente della Rai Anna Maria Tarantola e del direttore generale Luigi Gubitosi, per questa insensata, pervicace e fors’anche concordata iniziativa. Se queste stesse persone lo avessero voluto, solo informandosi con appena decente professionalità, avrebbero evitato di nuotare in un acquitrinio di menzogne e di schizzare fango”. E ancora attacca: “E’ questo il servizio pubblico? È questa la tivù di Stato per la quale paghiamo il canone? Filmare di nascosto, raccogliere dichiarazioni di cittadini anonimi, non inquadrati, sulla base di domande provocatorie, faziose e indegne della professione giornalistica, per poi montarle ad arte per ricostruire la vicenda come la si vuole raccontare. Che tristezza… che vergogna! I miei legali sono stati incaricati di procedere in ogni sede per venire risarcito ed ottenere giustizia e rispetto. E di tutto questo e di altro chiederò conto in commissione parlamentare di Vigilanza Rai alla presidente Tarantola e al direttore Gubitosi”. Pronta la risposta della conduttrice della trasmissione, Milena Gabanelli: “Sono due settimane che l’on. Brunetta diffonde intimidazioni preventive a mio carico. Sul servizio che andrà in onda domani sera gli è stata chiesta un’intervista, non si è nemmeno degnato di rispondere. Se vuole querelare, è un suo diritto; della mia ‘indegnità’ risponderò volentieri nelle sedi preposte”. E conclude: “Comunque la puntata di lunedì è dedicata all’Ilva e ai soldi dei Riva, il servizio che riguarda le case di Brunetta  è solo un’appendice di costume italico”. Brunetta ha quindi voluto replicare a questa risposta: “Dolcemente spudorata la dottoressa Gabanelli, e probabilmente con una lunghissima coda di paglia. Manda le sue troupe e i suoi giornalisti in giro per l’Italia, a caccia delle mie presunte malefatte, e poi alle mie più che giustificabili reazioni fa l’intimidita”. E continua ancora: “La richiesta di intervista della quale parla riguardava il Festival di Ravello ed in relazione all’argomento ho fornito alla redazione di Report tutta la documentazione a mia disposizione. Ma a questo punto, evidentemente, il Festival di Ravello era solo un pretesto, solo una trappola per parlare di tutt’altro”. “Guardando l’anteprima del servizio che andrà in onda domani, inoltre, si evidenzia anche una possibile violazione di domicilio – aggiunge Brunetta – con le immagini accuratamente tagliate e montate ad arte per tentare goffamente di camuffare la cose. Anche di questo, naturalmente, dovrà rispondere la dottoressa Gabanelli, e anche di questo chiederò conto alla presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, e al direttore generale, Luigi Gubitosi. Ne vedremo delle belle. Altro che intimidazione, intimidazioni sono le sue…”

Crozza e “Cosa si salverà della Legge di Stabilità?”

crozza-ballarò-tuttacronaca“Cosa si salverà della Legge di Stabilità?” e’ la grande domanda che si è posto questa sera Maurizio Crozza durante la copertina di Ballarò. Il comico ha esordito parlando del rientro in Italia dell’astronauta Luca Parmitano, che immagina chiederà quand’è possibile ripartire, per poi confessare che sabato scorso, appreso della possibilità di caduta sulla Terra di un satellite, ha pensato che “se cade mette anche un po’ d’ordine”. Dopo di che ha parlato dell’emendamento che suggerisce di sostituire alla Trise, la Tuc: a questo punto ha consigliato di associare a ogni tassa uno sponsor, visto che a una si dà il nome di un cracker. Non poteva mancare la cementificazione delle spiagge italiane e la perdita del senso della bellezza: “le nostre spiagge sono diventate come… Meg Ryan”: a furia di ritocchi, “vien voglia di baciar Harry”.

Crozza e il “lato umano” della politica. La copertina di Ballarò

crozza-tuttacronacaE’ il tema più caldo di questi giorni, quello della telefonata tra il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri e la famiglia Ligresti, e nella copertina di Ballarò Maurizio Crozza non poteva certo ignorarlo. Ecco allora che, parrucca in testa, esordisce con “Io sono umana. I Ligresti sono amici miei e io li saluto”. Il comico ha ironizzato sul “lato umano” e ha ricordato il “contate pure su di me”, prima di mostrare come sa essere compassionevole la ministra. E dopo uno scambio di battute con Gasparri, ospite in studio, ha parlato di decadenza e delle primarie del Pdl con tanto di rivisitazione de Alla fiera dell’Est.

Voto segreto o palese? Sia come sia, ci spiano tutti! Crozza a Ballarò

crozza-ballarò-tuttacronaca“La giunta che deve decidere come decidere sulla decadenza di Berlusconi ha deciso di non decidere!” E’ iniziata così la copertina di Ballarò di questo 29 ottobre, con Maurizio Crozza che tratta di questa telenovela infinita che è la decadenza del Cavaliere. E in verità non è una battuta, ma la tragica realtà! “Ma i senatori non dovrebbero votare secondo coscienza? Ah vabbeh, se avessero avuto una coscienza non saremmo qui. Comunque, se tu vuoi salvare Berlusconi sei padronissimo, anche se vuol dire che Berlusconi è padronissimo di te, ma perché vuoi che sia segreto?” Dopo una serie di esempi per far capire la differenza tra palese e segreto, il comico si è rivolto a Quagliarello, ospite in studio: “Ma quanto durerà questa storia? Definitivamente e immediatamente sono avverbi che non lasciano spazio ad interpretazioni. Se la prof mi cacciava dalla classe ‘immediatamente’ non uscivo dopo sei mesi!”. E dopo aver elencato tutte le cose per cui bisognerà votare chiosa: “Il giorno del giudizio universale, anche Dio rimanderà la sua sentenza!” Ma in questi giorni in cui Datagate è una tra le parole più pronunciate, non manca di chiedere: “Ma poi, quali segreti, che siamo spiati da tutti?” per poi scherzare sui regali di Putin e sul fatto che “tu sei capo di stato e accetti i regali di uno che era a capo del Kgb?” E infine: “Chissà cosa avrà registrato per tutti questi anni il lettone di Putin!”

Non fu diffamazione: Formigli e Rai assolti

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Corrado Formigli e la Rai sono stati assolti dalla Corte di appello di Torino dall’accusa di aver diffamato la Fiat. I fatti si riferivano a una puntata di Annozero del 2 dicembre 2010 dove l’Alfa MiTo veniva paragonata ad altre auto di stessa categoria. A dare la notizia è lo stesso Formigli, all’epoca coautore della trasmissione, su Twitter. Santoro era già stato assolto in Assise.

 

 

Che tempo che fa alla Rai? Aria di privatizzazione?

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Intervenendo a Che Tempo Che Fa, il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni, ha annunciato delle privatizzazioni nel settore pubblico parlando di “varie ipotesi” che sarebbero al vaglio.  Tra queste non ha escluso anche la tv pubblica, la Rai infatti sarebbe sotto il mirino di una possibile privatizzazione. Queste le parole del ministro del Tesoro:  «Stiamo guardando ogni possibile soluzione. L’obiettivo è dare una mano alla riduzione del debito pubblico». Quando poi Fazio chiede se comunque, l’emittente di Stato rimarrà pubblica, il ministro ha risposto di sì. «Noi abbiamo detto, lo ha detto anche il presidente del Consiglio Enrico Letta, che intendiamo annunciare entro fine anno un programma di privatizzazioni che coprirà sia proprietà immobiliari dello Stato, ma anche partecipazioni azionarie, che sono ancora numerose anche se veniamo dopo un percorso di privatizzazioni significative negli anni scorsi».

Saccomanni dice che ieri ha sentito il Premier Letta e sulla crisi di governo ha ammesso: «Continuiamo a essere ottimisti perché credo che il danno che l’economia italiana avrebbe – ha continuato Saccomanni – da un irrompere nuovamente di instabilità politica sarebbe talmente forte che sono convinto che le forze politiche non vorranno percorrere questa strada. Non posso entrare in previsioni abbiamo lavorato molto bene su con questa strada, un rapporto cooperativo con tutti quanti».

A breve sarà presentata la relazione del commissario sulla spending review. Il ministro ha ricordato che l’obiettivo è «recuperare 10 miliardi in tre anni. Nella sanità concorderemo con il ministro gli interventi. Molto c’è da fare sulle partecipate, le società legate ad enti locali o alla pubblica amministrazione»

Il ministro ha quindi difeso la nuova legge di Stabilità: «Abbiamo ridotto il carico fiscale su imprese e lavoratori. Ci sono incentivi che puntano alla competitività del sistema. E le risorse, un miliardo e mezzo, le abbiamo ottenuto facendo dei tagli. Ci sarà maggiore potere d’acquisto per le famiglie e più spinta sulla crescita con aiuti alle aziende».

Fabio Volo contro Brunetta a sostegno di Fazio

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Anticipazioni di Libero su Fabio Volo, che rilasciando una dichiarazione al settimanale Chi avrebbe attaccato Brunetta sul comportamento tenuto durante l’intervista di Fazio, secondo il quotidiano:

Fabio Volo, si è lanciato in uno sprint alla Fred Flinstone. Come ha prontamente riportato il settimanale Chi, Volo si sarebbe espresso sul faccia a faccia tra Fabio Fazio e Renato Brunetta durante la trasmissione Che tempo che fa. “Al posto di Fazio, gli avrei tirato una clava, a Brunetta”

L’Italia ha bisogno di una clava o di trasparenza? Rispondiamo violentemente perché, forse con troppa irruenza, da parte del capogruppo Pdl alla Camera si sono chiesti chiarimenti sui compensi dei conduttori della tv pubblica? In ogni modo, clava a parte, speriamo che Volo non si sia riferito anche all’exploit di Maradona… altrimenti la clava pioverebbero anche su Fassina?

“L’ombrello” di Maradona: Vigilanza Rai contro Fazio

maradona-ombrello-fazio-tuttacronacaSalvatore Margiotta (PD), Vice Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, è intervenuto oggi su La7 dove ha dichiarato: “Filmati agghiaccianti ed esempi pessimi” quelli del calciatore, Maradona, “che ospite della tv italiana replica strafottente a Equitalia e del politico, Denis Verdini, che ammette pubblicamente di aver ricevuto pagamenti in nero. Più grave il secondo certo, perché il senso di responsabilità che si chiede a un uomo delle istituzioni è più alto di quello che è tenuto a dimostrare uno sportivo, tra l’altro non italiano.” Riferendosi poi all’accusa che il Codacons ha rivolto alla Rai di pubblicità occulta perchè il presentatore ha parlato della raccolta di dvd dedicata all’ex Napoli, prodotta dalla Radio-Televisione di Stato e curata da Gianni Minà, ha concluso: “Grave è che Fabio Fazio in diretta non abbia obbligato alle scuse l’ex campione, ma la polemica del Codacons proprio non sta in piedi. Un conto è la promozione che si propone all’artista in cambio della partecipazione al programma, un conto il gettone di presenza. Non possiamo perder tempo a fingere che il mercato non abbia delle regole che tutto il mondo rispetta”.

“Ammazza che mafia”, Report e la malavita di Ostia

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Dove è la mafia? Non a Roma, ma a Ostia. Per venti anni ha messo le mani su concessioni, videopoker e traffico di cocaina. Il giro è sempre lo stesso e il sistema non cambia. Famiglie, clan ramificazioni che arrivano dall’aeroporto di Fiumicino alle spiagge di Ostia. Lo scorso luglio 51 arresti che hanno posto un freno a le famiglie storiche come i Triassi e i Fasciani, ovvero Don Carmine, uno degli eredi della banda della Magliana, uno dei “boss” di Roma. I fratelli Vito e Vincenzo Triassi, sposati con Felicia e Nunziata Caldarella, figlie di Santo Caldarella (latitante con ordine di cattura firmato Giovanni Falcone), ‘O Monaco, sono i rappresentati a Roma della famiglia di cosa nostra Caruana-Cuntrera-Caldarella.

Un grande risultato quindi quello raggiunto a luglio? No! Tutto poteva essere smontato 10 anni fa. Tutte le informazioni c’erano, compresi i nomi, le famiglie e i luoghi dove il traffico si articolava. Questo è quanto è emerso nella puntata di Report, nel servizio di Paolo Mondani “Ammazza che mafia”. L’intervista in particolare ha riguardato due ex poliziotti della Squadra Mobile di Roma e della Polaria, Gaetano Pascale e Paolo Fierroche facevano parte di un “pool” investigativo che già dieci anni fa arrivò vicino a capire, a comprendere “come girava il fumo” a Ostia. Nel 2003 il pool presenta un’informativa. “Della malavita di Ostia emergeva tutto – spiega Mondani nel servizio – Per esempio il gruppo Cuntrera e il clan Triassi, e i referenti in Brasile e Costarica per il traffico di droga”. Spiega un “insider” durante il servizio: “In realtà il quadro che è uscito fuori dall’ultima operazione era un quadro già presente  nel 2003, era praticamente lo stesso, stesse famiglie, stessi personaggi, stesse  situazioni, stessi traffici”. Le condizioni di indagine per il pool di Pascale sono pessime, mancano i soldi, mancano gli “appoggi”, poi cominciano ad arrivare le informative anonime.

Spiega Pascale: “Nel caso del sottoscritto, ufficiale di polizia giudiziaria, ispettore superiore sostituto  commissario della squadra mobile di Roma, inizia una lenta delegittimazione che poi si  materializza in che termini? Spostamenti interni inspiegabili ed assegnazione d’altre  attività investigative che poco o nulla avevano a che fare con la criminalità sul  territorio di Ostia, per arrivare addirittura a un trasferimento interno dalla sezione  criminalità organizzata, per la quale ero a pieno titolo abilitato addirittura con dure  operazioni speciali sotto copertura in quanto titolato e brevettato per condurre questa  operazione speciale sotto copertura. Bene, vengo trasferito inspiegabilmente,  inspiegabilmente ripeto, alla sezione criminalità extra comunitaria e prostituzione”. Chi bloccò le indagini? “I responsabili – risponde Pascale – sono da ricercare e da individuare tra le schiere di tutti coloro che oggi  sono ai vertici, che sono ancora all’interno e che hanno fatto carriera”.

Poi c’è ci sposta verso un altro mondo, quello della imprenditoria locale, degli stabilimenti, delle concessioni demaniali: “Nelle ultime intercettazioni telefoniche – spiega Paolo Mondani – i mafiosi parlano con gli imprenditori. Mauro Balini, per esempio, presidente del porto di Ostia si sente con un boss ma anche con  personaggi di grande livello. Balini cerca finanziatori per il porto tramite il senatore  Donato Bruno del PDL; ottiene un documento da falsificare tramite il generale  Spaziante, ex vice comandante della Guardia di Finanza. E chiede finanziamenti alla  Unipol tramite lo Studio Tremonti… e di mezzo capita anche il presidente della Consob  Vegas”.

I nostri 7 giorni: a volte ci vorrebbe un po’ di zucchero…

7giorni-tuttacronacaLa verità è che ogni tanto ci vorrebbe un po’ di zucchero. Come cantava Mary Poppins. Per mandare giù la pillola. Perchè di amare ce ne sono state molte questa settimana. Tra quelle che hanno più colpito, la deriva razzista in Facebook, con gli insulti alla Kyenge. Perchè se è vero (e giusto) che ognuno abbia una propria opinione e se gli italiani che si vedono ogni giorno più messi alle strette e strozzati da crisi, tasse e aumento dell’Iva hanno il giusto diritto di chiedere che i politici pensino a loro, è anche vero che a volte, semplicemente, rabbia e frustrazione fanno sbagliare la scelta dei vocaboli. E’ così sottile il confine tra ragione e torto… Del resto non tutti hanno la possibilità di fare come Crozza e mandare le risposte agli attacchi via Rai. Il fatto è che a volte le cose si possono dire anche pacatamente, come ha dimostrato Michelle Bonev ospite di Santoro: in fin dei conti quando cade una bomba non fa molto rumore, la detonazione arriva dopo. E infatti la reazione è stata quella di generare panico e attacchi. Sicuramente, ha fatto molto discutere. Anche se il più discusso della settimana, non c’è dubbio, è stato SuperMario. Non il suo periodo migliore, prima l’infortunio, poi l’influenza, quindi quel prendersela con i giornalisti e rispondere per le rime a chi lo chiama “simbolo anticamorra”. Non c’è uscito bene con la sua irruenza e forse non è neanche più possibile cercare una giustificazione nell’età: perchè a 23 anni non sei un bambino e la vita ti dovrebbe già aver insegnato tante cose. E quello che non si prova sulla propria pelle lo si conosce tramite i media. Ma la palla gira. E Balo resta sempre nel cuore dei tifosi. Che gli perdonano tutto. In cambio di un gol. Chi non trova perdono è Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine: ora sembra si sia trovato un posto per la sua salma, ma quante discussioni si sono succedute in questa settimana, con tanto di assalto al feretro. Perchè 335 vite sono molte, sono troppe. E tuttavia sono solo il culmine: perchè in fin dei conti se l’ex generale si era macchiato di un crimine che definire orribile è poco, in lui si vedeva anche il sistema in cui era immesso. E soprattutto questa settimana, con il 70° anniversario del rastrellamento degli ebrei di Roma, la memoria fa ancora urlare di dolore. Quelle ferite, quei numeri sulle braccia, non andranno via. C’è da sperare che non tornino. Che il domani sia un po’ più dolce, appunto. E che ci sia sempre un fiore per non dimenticare.

7giorniFiori in vista però sembra non ce ne siano per il popolo italiano: arriva la nuova Legge di Stabilità e sono le spine quelle che saltano all’occhio, con troppe domande inevase. E ovviamente, nuovi scontri, recriminazioni, critiche. Potranno aver da poco votato la fiducia, ma quello che è sempre più palese è che ormai è il popolo a non averne più. Monti si è dimesso da presidente di Scelta Civica (e ha dato il via libera agli attacchi e ai giudizi negativi), Fassina ha minacciato a sua volta di lasciare la sua poltrona. Chi davvero si è alzato è stato sono stati gli italiani, scesi a Roma per manifestare contro quello che non va. Si è riusciti ad evitare il peggio, ma il livello di pericolo era alto. Del resto, quando basta connettersi in un social network per rendersi conto di quanta furia respiriamo ogni giorno, non ci si può attendere molto di diverso. Quello che è difficilmente comprensibile è perchè si voglia distruggere anche quello che resta di positivo: come lo skatepark di Ostia. Sembra quasi che non si voglia più nulla di bello. Meglio poter prendersela con qualcosa o qualcuno. Fosse anche una squadra di calcio che fallisce l’ennesimo obbiettivo: giocatori della Lazio a piedi e la testa di Petkovic che cade. Siamo davvero diventati così cinici? In fin dei conti no. Tant’è che ancora ci appassioniamo, ci preoccupiamo, abbiamo abbastanza buonumore per pensare anche ad Halloween e a far fotomontaggi che strappano sorrisi. Questa settimana ci siamo preoccupati per la salute di Battistuta (forse per nulla, ma significa che la memoria l’abbiamo anche per i nostri campioni) e abbiamo dato il bentornato a Maradona. Ma ci siamo concessi anche un po’ di svago con il gossip: perchè ogni tanto la nostra mente dev’essere come una casa in grado di prendere il volo. E portarci ovunque vogliamo. Magari in un luogo dove, tra le altre cose, ci sia anche un po’ di dolcezza…

GOOD NIGH, AND GOOD LUCK!

“Sono stupito che Crozza smentisca se stesso”, così il giornalista del Mesaggero

 

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“Sono stupito che Maurizio Crozza smentisca se stesso e le cose che analogamente ha detto davanti a una platea di tre milioni e mezzo di persone come quella di Ballarò”. Così Alberto Guarnieri, giornalista de Il Messaggero che reagisce dopo la smentita del comico avvenuta a mezzo Facebook  nella quale Crozza, tra le altre cose, affermava: “Mi stupisco molto nel leggere un’intervista totalmente inventata e valuterò l’opportunità di adire le vie legali”. Sempre Guarnieri afferma  “Vorrei anche precisare che non si tratta di un’intervista, come ho scritto, ma di un colloquio”.

Sulla frase “che ha tanto colpito Crozza – dice Guarnieri -, ovvero Vedo che nel mirino finiscono solo artisti considerati di sinistra devo ammettere che non mi è stata riferita direttamente da lui, ma da una persona a lui molto vicina dopo un colloquio con Crozza stesso. E si poteva comunque evincere anche dalla battuta del comico durante Ballarò, quando rivolgendosi al conduttore Giovanni Floris dice Giova, la prossima volta tocca a te. Tutti gli altri virgolettati invece li ho registrati”.

E Guarnieri sottolinea anche: “Non ho fatto nessuno scoop dato che tutto quello che ho riportato era già stato detto da Crozza durante la copertina di Ballarò. Quasi le stesse identiche parole”.

Il nuovo contratto di Crozza a La7.

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Maurizio Crozza e La7 il matrimonio è fatto e lo ha annunciato Urbano Cairo in una conferenza stampa che si è tenuta a MIlano. Dopo le polemiche che hanno interrotto la trattativa con la Rai ora il comico ha rinnovato con l’emittente di Cairo un contratto di durata triennale «in esclusiva totale», fatti salvi però gli impegni che già il comico ha: quindi Crozza può continuare ad intervenire alla trasmissione“Ballarò” della Rai.

Il cachet del comico e imitatore per il nuovo contratto al momento non viene reso noto e, dopo le otto-nove puntate dello show, già previsto sulla rete di Cairo in autunno, Crozza inizierà un programma, sempre su La Sette, a partire dalla prossima primavera.

Beppe Caschetto, l’agente del comico-imitatore, ha riferito che «Crozza nell’ipotesi di un programma in Rai avrebbe percepito 110 mila euro a puntata: le cifre enormi che sono state dette non attengono alla realtà» e ha aggiunge che «per ogni intervento a Ballarò riceve un compenso modesto: 2.500 euro a puntata».

«C’è stata una trattativa con tutte le piattaforme generaliste italiane, l’offerta di Mediaset è stata importantissima – aggiunge Caschetto durante la conferenza stampa a Milano nella quale è stata annunciata la conferma di Crozza per La7 – ma Urbano Cairo è quello che lo ha voluto davvero, gli altri lo volevano ma…».

Arriva la smentita di Crozza all’articolo de Il Messaggero!

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Arriva la smentita di Maurizio Crozza all’articolo de Il Messaggero. Il comico su Facebook dichiara di non aver mai rilasciato alcuna intervista al quotidiano romano. Secondo il comico quindi le dichiarazioni riportate nell’articolo di  Alberto Guarnieri, non corrisponderebbero alle sue parole.

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Quelle polemiche di Crozza e gli artisti di sinistra

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Il contratto è saltato, ma le polemiche  sembrano appena sbocciate! Ora a parlare è il diretto interessato: Maurizio Crozza. Il comico ligure si è sfogato sulle pagine de Il Messaggero:

“Vedo che nel mirino finiscono solo artisti considerati di sinistra…”

Secondo il comico, dunque, gli attacchi di Renato Brunetta, erano rivolti a colpire gli artisti e gli intellettuali di sinistra… Può essere una giusta ricostruzione, ma chi altro avrebbe dovuto attaccare Brunetta visto che la cultura di destra, almeno televisiva, è così difficile da trovare?  Brunetta quindi deve aver preso di mira gli intellettuali di sinistra perché  ha trovato solo quelli, perché forse sono davvero gli unici che esistono in Italia… Ora, tornando a Crozza è corretto e ragionevole che tutti abbiano la giusta  ricompensa… A ciascuno secondo i suoi meriti… Ma é  principio base  anche quello che un’azienda non può stare in perdita perché altrimenti fallisce… E poi c’è un Italia in crisi… E senza voler fare i moralisti suona male, come dire…  sembra  brutto, che proprio i campioni, i cavalieri –  che nell’immaginario collettivo vanno ancora  lancia in resta a denunciare le ingiustizie  e a portare avanti i  diritti dei deboli – finiscano poi per avere retribuzioni così elevate, così da ricchi…  Ma seguitiamo a leggere Crozza su Il Messaggero…

“C’è l’intento di colpire artisti e intellettuali di sinistra, lui dice, il tutto senza tenere conto dei benefici, in termini di audience, che l’accordo avrebbe potuto portare alla televisione pubblica”.

E  a questo proposito, sempre sulle pagine del quotidiano romano, il comico ritorna sulla “parabola del maiale”

“Per l’azienda – spiega – potevo essere come il maiale per il macellaio: un investimento redditizio”.

E poiché l’intesa Rai-Crozza prevedeva, nei prossimi tre anni, 22 puntate in prima serata al costo ‘chiavi in mano’ di 450 mila euro ognuna, al comico genovese sarebbero andati complessivamente 5 milioni di euro. E,  a questo proposito lui prosegue:

“È giusto controllare i costi della Rai. Ma io controllerei anche i ricavi. Perché, se un salumiere spende dei soldi per comprarsi un maiale, poi se lo tiene perché si affeziona? No. Il maiale è un investimento. Sul maiale il macellaio ha un progetto: ci fa i salami. Li vende e ci guadagna. Io, forse forse, avrei potuto essere il maiale di Raiuno. Da me – aggiunge riferendosi alle varie possibilità di lavoro vagliate con viale Mazzini – potevano tirar fuori anche due coppe e un pregiato culatello”. Ma “forse sbaglio”, aggiunge ironico. “D’altra parte io non sono un Nobel mancato come Brunetta, sono solo un Raiuno mancato. E infatti, nel dubbio, ho preferito farmi da parte”.

Quello che dice Crozza è pienamente condivisibile, ma allora facciamoli questi conti e facciamoli bene e prima di stipulare i contratti, senza  limitarci a enunciarli. Se poi i conti sono già stati fatti, fateli conoscere a noi e al Prof. Brunetta… Perché ci sono modelli economici che consentono di valutare esattamente i costi e i benefici, ma non prendendo genericamente in esame solo  l’audience, che si sa, porta pubblicità, ma  comunque  è uno solo dei molti parametri che si possono prendere in considerazione.   Se poi il beneficio  per la Rai – e quindi per i cittadini –  è superiore al compenso di Crozza  può diventare giustissimo darglielo, rendendo  estremamente facile ricacciare indietro tutte le accuse di Brunetta.

Tutto il resto é chiacchiera ed anche, perdonateci, noia.

Aggiornamento 17 ottobre 2013 ore 14.18:

Maurizio Crozza con un messaggio postato su Facebook smentisce categoricamente l’articolo de Il Mesaggero.

Mamma Rai è un covo di polemiche?

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Tanto tempo fa era “mamma Rai” ovvero la tv pubblica generalista d’intrattenimento, ora invece è diventata un covo di polemiche e una guerra all’ultimo centesimo, pardon  all’ultimo milione! Ora dopo aver rinunciato al contratto con Crozza e Benigni, la Rai vuole fare la voce grossa e difendere a spada tratta il suo operato e soprattutto il conduttore di punta, cioè  Fabio Fazio, a cui ha appena rinnovato il contratto con 5,4 milioni di euro fino al 2017. Così i consiglieri della Rai Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, la prima figlia di Walter Tobagi  e il secondo nel pool di mani pulite, insorgono per difendere l’operato della tv pubblica  «Siamo sconcertati dalla passività di Rai di fronte all’ingiustificato atteggiamento di Renato Brunetta nei confronti di Fabio Fazio», passività «mantenuta nonostante i ripetuti solleciti ad emettere una nota ufficiale» e poi annunciano la guerra… «Il silenzio della dirigenza ci obbliga a un intervento, che avremmo volentieri evitato, per ristabilire la correttezza su alcuni fatti».

I due consiglieri ribattono all’ex ministro che Fazio ha detto il vero quando ha affermato che il suo programma si ripaga con la pubblicità e «anzi, Che tempo che fa addirittura guadagnare – come ha sottolineato ieri anche la collega Todini». E quindi quale sarebbe il problema di pubblicare i compensi e azzittire le voci? Perché continuare a negare la trasparenza ai cittadini?

Sulla pubblicazione dei compensi, Tobagi e Gherardo precisano che «in verità non esiste un obbligo dell’azienda a tale pubblicazione. La legge (decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33) obbliga le amministrazioni pubbliche, per trasparenza, a fornire dettagli anche sulle cifre dei compensi di dirigenti e collaboratori. Ma, secondo due ordinanze delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (ordinanze n. 28329 e 28330 del 22 dicembre 2011), Rai non è “in alcun modo annoverabile tra le pubbliche amministrazioni”, come definite ai sensi di altre norme».

La Rai, ricordano, è un «ibrido: società per azioni di diritto privato che agisce commercialmente in un mercato concorrenziale, però ad azionariato completamente pubblico. Il problema andrebbe affrontato nelle sedi opportune, certo. Ma intanto l’obbligo di pubblicare tutti i compensi non sussiste». E in proposito, i due membri del cda, sottolineano come la divulgazione di dati, «peraltro non verificati, abbia causato la rottura della trattativa con un noto artista», facendo riferimento al contratto con Maurizio Crozza.

«I compensi sono dati sensibili la cui divulgazione può alterare pesantemente la concorrenza nel settore radiotelevisivo, già gravato dalla cappa del conflitto d’interessi, e danneggiare la Rai (quindi anche e soprattutto i contribuenti che pagano il canone). Solo incidentalmente notiamo che il tema della tutela della libera concorrenza dovrebbe essere tenuto particolarmente presente dal capogruppo del partito capeggiato dal maggiore azionista del principale concorrente della Rai».

Infine sulle polemiche relative alle produzioni esterne, «possiamo affermare che, con il piano industriale, Rai ha intrapreso un percorso per la massima valorizzazione e razionalizzazione delle risorse interne. Il percorso richiede tempo e fatica, e gli attacchi gratuiti non aiutano a farlo procedere».

Quindi tutti zitti!!!

Salta Benigni… costa troppo!

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Dopo Crozza, la Rai deve dire addio anche a Roberto Benigni! Lo show del comico toscano previsto per il periodo natalizio, “Dieci comandamenti”, non si farà. La motivazione ufficiale sono gli impegni all’estero di Benigni. In realtà in questo modo si risparmieranno 4 milioni di euro. Quei soldi pubblici che ormai sono sotto gli occhi dei contribuenti che si trovano a pagare un canone per vedere poi perennemente i conti in rosso della tv pubblica che viene anche foraggiata dallo stato… forse il vero giro di vite dell’Italia è la Rai?

“Quanto costa, quanto costa?” Crozza tra Brunetta e il paragone suino

crozza-ballarò-tuttacronacaHa approfittato della tradizionale copertina di Ballarò Maurizio Crozza per lanciare il suo attacco a Renato Brunetta. Il comico infatti si è lanciato in un’imitazione del capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati caricaturando il suo intervento a Che tempo che fa dove il politico aveva preso di mira lo stipendio di Fazio. L’incipit dell’intervento è stato quindi un, palesato, discorso sul suo mancato passaggio in Rai. Via libera quindi al ritornello “quanto costa” per poi parlare di “Nobel mancato” e chiudere con l’annuncio di aver fatto un passo indietro dopo le polemiche e passando al paragoine suino: “Io controllerei anche i ricavi di un programma, perché se il salumiere spende i soldi per comprarsi un maiale poi se lo tiene perché si affeziona. Fa un investimento, ci fa i salami e lo vende e ci guadagna. Ecco, io sarei potuto essere il salame di Rai1.” Smessi i panni del politico il comico ha quindi illustrato la Legge di Stabilità sottolineando che non verranno effettuati tagli alla sanità:”Se ci ammaliamo e poi moriamo, le tasse chi le paga?”. Non potevano poi mancare le battute sulle nuove sigle che si stanno profilando in questi giorni: Tari, Tasi e Trise.

Troppe polemiche? Salta l’accordo tra Rai e Crozza?

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Troppe polemiche per quell’ingaggio milionario che ormai tutti davano per certo per Maurizio Crozza che sarebbe dovuto approdare alla Rai? Sembra proprio che all’ultimo momento ci sia stato un passo indietro della tv di Stato che si è sentita bersagliata per elargire compensi, a detta di molti, eccessivi in tempi di crisi dove si taglia la spesa pubblica e sembrano non esserci risorse per la scuola. Così viale Mazzini avrebbe deciso di fare a meno del comico de La7 anche se qualche tempo fa il direttore Giancarlo Leone aveva sentenziato “Per Crozza spenderei tutto quello che ho” (in realtà risorse pubbliche). Il “sogno” di strappare il comico però alla tv recentemente acquistata da Urbano Cairo sembra dover essere rimandato a “tempi migliori”

A dirlo è Primaonline.it che scrive: “Marcia indietro della Rai nella trattativa per portare su Raiuno Maurizio Crozza – si legge sul sito -. L’intesa prevedeva nei prossimi tre anni 22 puntate in prima serata al costo ‘chiavi in mano’ di 450 mila euro ognuna (con la produzione della Itc2000 di Beppe Caschetto). Al comico genovese sarebbero andati complessivamente 5 milioni di euro”. “A far saltare l’accordo – conclude Primaonline.it – le polemiche politiche già innescate dal possibile ingaggio di Crozza, poco amato sul fronte del Pdl”.

Ogni puntata di Crozza sulla Rai costerà 475mila euro?

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Non è certo per fare i conti in tasca o per speculare sui soliti compensi, a detta di alcuni, gonfiati che è scoppiata la polemica sul passaggio di Maurizio Crozza in Rai. Il periodo storico e la crisi dell’Eurozona sicuramente amplificano il coro dei dissidenti davanti a somme inimmaginabili che vengono distribuite in Rai (quindi nella tv pubblica italiana) mentre c’è chi dorme in auto e non ha più una casa poiché la banca, dopo 12 anni di mutuo pagato, ha portato via un bene essenziale a una famiglia di Chioggia. Certo le tensioni sociali stridono se si pensa anche ai comparti industriali in fuga dall’Italia o a Telecom che sta per essere venduta, mentre nella tv pubblica continuano a essere elargiti stipendi milionari. E’ il Giornale a svelare che arriverà giovedì, cioè nella prossima seduta di Consiglio d’amministrazione della tv pubblica , il contratto di Maurizio Crozza.

I dettagli li anticipa Laura Rio:

Confermata l’ipotesi di un accordo del valore complessivo di 25 milioni di euro: tra i 4,5 e i 5 andrebbero al comico, mentre i restanti servono per la produzione del programma, gestita dalla Itc2000, società di Beppe Caschetto, manager di Crozza.
Il one man show dovrebbe andare in onda da marzo 2014 su Raiuno, appena finito Sanremo, fino all’estate 2016. L’accordo, infatti, sarebbe biennale.
In totale il contratto prevederebbe una cinquantina di puntate (per l’esattezza 53 – una ventina nel 2014, un’altra ventina nel 2015 e le restanti nel 2016), ognuna al costo di 475mila euro. E proprio questo dettaglio sarebbe quello contestato da alcuni consiglieri, che ritengono troppo alta tale cifra in considerazione del fatto che si tratta di uno show della durata di 70 minuti (evviva, finalmente su Rai1 approderà il promesso formato corto).

Il Giornale calcola anche il compenso al minuto di Crozza:

Dunque 475mila euro diviso 70 fa 6.785 euro al minuto! Per avere un raffronto basta pensare che uno show di prima serata, della durata ben più lunga di due ore e mezza (come Tale e quale show o Ballando con le stelle), costa attualmente tra i 500 e 600 mila euro a puntata. Ma, mentre questi programmi hanno forti costi di produzione: dai numerosi ospiti, ai famosi concorrenti, al trucco, alle riprese in esterna, il comico sta semplicemente su un palco, (quasi sempre) da solo, impegnato nelle sue spassose imitazioni.

In ogni caso da venerdì Crozza tornerà in onda su La7, per l’ultima stagione. Otto puntate fino a dicembre, poi il trasferimento a Viale Mazzini.
Dove la serata del venerdì post Festival di Sanremo potrebbe essere formata da Crozza prima e Benigni dopo (in partenza verso le 22.30) con le letture dantesche registrate la scorsa estate (il comico toscano avrebbe trovato l’accordo con la Rai: 4 milioni di euro per lo show sui Dieci comandamenti e per le seconde serate, appunto).

Quello stipendio di Fazio che a Brunetta proprio non va giù…

Renato-Brunetta-Fabio-Fazio-tuttacronacaIl capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ha presentato un’interrogazione al presidente della Commissione di Vigilanza perchè venga chiarita la tipologia del nuovo contratto in esclusiva tra Fabio Fazio e la Rai e sia reso noto, ufficialmente, l’ammontare del compenso triennale previsto per il conduttore genovese. Sostiene Brunetta: “Risulta quanto meno anomalo che il direttore generale Gubitosi proponga di discutere in Consiglio di amministrazione il rinnovo di un contratto che non è in scadenza, ma che giungerà a termine addirittura a giugno del prossimo anno. Secondo notizie pubblicate dai principali organi di stampa, lo stesso Fabio Fazio avrebbe imposto un rinnovo anticipato del contratto garantendosi una vera e propria blindatura e subordinando ad esso la conduzione del prossimo Sanremo. L’eventuale conferma di questa circostanza, si configurerebbe come una gravissima forzatura del conduttore nei confronti della Rai, poiché Fabio Fazio risulta già legato contrattualmente alla Rai fino al giugno 2014, cioè ben oltre il periodo di messa in onda della prossima edizione del Festival di Sanremo”. Ma l’onorevole non si ferma a questo, avendo oggi pubblicato un lungo post in Facebook, dal titolo “Rai. Fazio il falso mite e la comichetta del re” dove offre una sua rilettura della trasmissione “Che tempo che fa”, dov’è intervenuto ieri.

post-brunettaSi legge nel lungo post: “L’AgCom aveva provveduto, dopo un mio esposto, a intimare a ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio di ‘riequilibrare’ le presenze di centro destra, in nome del pluralismo. Così ieri sono stato ospite della trasmissione.” Quindi l’attacco al conduttore: “Qui fornisco alcuni spunti di decodificazione del linguaggio televisivo di Fabio Fazio, un maestro del minimalismo sorridente e blandente. Il tono minore, dimesso e antiautoritario di Fazio viene collocato in una scenografia dove lui se ne sta assiso come in un trono circondato dalle nuvole, ben sopra l’interlocutore. Questo consente di trasformare il tono basso di Fazio in una superiorità morale. Egli decide con lievi spostamenti della voce e delle parole se il pollice è alzato verso l’alto o verso il basso. Il pubblico non ha bisogno di essere catechizzato. Egli si identifica con Fazio posto a sovrano giudice, ma senza bastone, bensì uno come noi. Chi va da lui è già vivo o morto in partenza. O ti sottometti e accetti la sua signoria mite oppure sei fuori dal consesso civile. Troverà lui il modo di farti sistemare dal pubblico. Egli, con garbo, scomunica mandando messaggi subliminali al pubblico, ogni linguaggio diverso dal suo, non puoi uscire dal suo pentagramma, dalla sua sintassi altrimenti sei un barbaro. O sei faziano o sei trasformato in fazioso, e sei escluso.” Ma Brunetta non risparmia neanche l’altro volto del programma: Luciana Litizzetto. E’ il politico a spiegare che lei “entra alla fine a rendere esplicito il giudizio morale, con Fazio che finge di frenarla. I promossi sono ovviamente quelli di sinistra. Brunetta è censurato a posteriori con la comichetta della parrocchietta che fa le faccette a significare antipatia e disprezzo e attira l’applauso al suo pollice verso contro l’avversario-ospite. Si noti: la Littizzetto sale sul trono, la sola e unica, è il giudice popolare che legge la sentenza già stabilita, può permettersi tutto perché ha la licenza, è il giullare del re.” E ancora: “È il perbenismo eletto a Spirito hegeliano, che sa includere l’opposto purché accetti di lasciarsi definire come antitesi e poi sintetizzato sempre da Fazio tutto-in-tutti.” Ma Brunetta torna anche al momento dello scontro avuto con il conduttore riguardo il suo contratto: “Io ieri ho osato chiedere se fosse vero il contratto da più di 5 milioni di euro che Fabio Fazio ha firmato o sta per firmare. Fazio ha detto che non si fanno queste domande, perché è roba riservata, saperlo favorirebbe la concorrenza. Ho risposto: la trasparenza è dovuta per legge, i denari sono legittimi, ma la Rai è degli italiani, che devono sapere. Fazio sostiene a questo punto che comunque il suo programma porta attivo alla Rai e si paga interamente da solo con la pubblicità, e mi invita a controllare.” E conclude “E allora? Quand’anche fosse vero, e non è vero, è il minimo sindacale: i programmi di intrattenimento e di infotainment di Viale Mazzini devono far guadagnare per permettere poi di confezionare trasmissioni di servizio pubblico.”

I 5 milioni di Fazio, Brunetta non perdona!

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Un vero e proprio scontro verbale quello a cui si è assistito questa sera nel programma televisivo di Fabio Fazio a “Che tempo che Fa” dove ospite era Renato Brunetta. In un excursus che va dal voto di fiducia sino a un attacco personale al conduttore e al suo nuovo contratto.

“All’unanimità dei presenti abbiamo stilato una lista di persone che hanno deciso di votare la sfiducia. Poi, siccome non c’erano i numeri per far cadere il governo, Berlusconi ha deciso di dare la fiducia. Così è andata. Ricordo che Prodi fu candidato all’unanimità dal Partito Democratico, poi ci furono i 101”, racconta Brunetta a Fazio. «Rosy Bindi? Magari si vede molto ma pesa poco – dice ancora Brunetta – Le sto parlando dal punto di vista elettorale. Nel centrodestra c’è una gran parte di centro nuovi alla politica, e una parte minoritaria della destra storica. Il vecchio centrosinistra della prima Repubblica è stato incarnato da Berlusconi, mentre l’attuale centrosinistra è il sinistra-centro dell’epoca». Poi Fabio Fazio fa una domanda su Alitalia e Brunetta si surriscalda e inizia a parlare dello stipendio del conduttore: “Si leggono tante cose anche sui 5 milioni del suo contratto, meritati eh…”.

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Fazio risponde: “Non posso dire se ho un contratto di cinque milioni, perché il contratto me lo impedisce. Io però faccio guadagnare la mia azienda. Sono contentissimo di restituire il 50% in tasse e non ho nessuna denuncia fiscale. Questo programma è totalmente pagato dalla pubblicità”.
“Non è proprio così – risponde Brunetta, che aggiunge – Ho chiesto tutti gli stipendi della Rai, c’è una legge, Gubitosi non può dire di no”.

Fazio, 3 anni e 5 milioni e 400 mila… incluso anche Sanremo 2014

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Rinnovato il contratto a Fabio Fazio, ma nessuno aveva dubbi. L’unica incognita era la somma e secondo quanto rivelato dal sito Panorama.it l’accordo che il conduttore avrebbe trovato sarebbe di ben 5 milioni e 400 mila euro con il vincolo di restare per 3 anni in Rai. Oltre a Che Tempo che Fa nel contratto è stato incluso anche il festival di Sanremo 2014. L’accordo firmato in questi giorni, anche se in realtà il contratto sarebbe scaduto a luglio 2014, non avrebbe avuto un intesa facile visto lo scetticismo di qualche consigliere, ma poi anche le ultime resistenze sono crollate. Anche perché Fazio ha accettato di ridursi lo stipendio: nel complesso 600 mila euro in meno rispetto al precedente accordo, 200 mila euro all’anno. Fazio passa da 2 milioni a 1,8 milioni all’anno.

Ancora troppo? E’ apprezzato dai telespettatori lo sforzo di ridurre i costi della Rai? Ai posteri l’ardua sentenza! 

Il video di Renato Brunetta a Che Tempo che Fa e le scintille sui 5 milioni 

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