Sollecito è pronto per la fuga, ha il permesso… qualcuno lo fermerà?

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La sentenza della Cassazione che ha annullato le assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher potrebbe avere conseguenze inaspettate. Se da un lato, infatti, la ragazza americana potrebbe non tornare più in Italia, nemmeno tramite estradizione (gli esperti Usa dicono che non sarebbe concessa, perché la giustizia americana prevede che non si possa essere processati due volte per lo stesso reato, ma il dibattito a riguardo è quanto mai aperto), dall’altro spuntano rivelazioni su Raffaele.
Sollecito, 29 anni, secondo quanto si legge sul Corriere del Ticino, non solo sarebbe intenzionato ad andare a vivere a Lugano, come ha confermato anche la sua fidanzata nei giorni scorsi, ma sarebbe già in possesso di un permesso di dimora B, il certificato che consente di stabilirsi in Svizzera per esercitare un`attività lucrativa (dipendente o indipendente) o per soggiornare senza esercitare un`attività lucrativa (redditiero, pensionato, ecc.).
«La richiesta è stata inoltrata regolarmente nel dicembre 2012 – conferma il capo della Sezione della popolazione, Attilio Cometta – e il permesso è stato rilasciato nel mese di gennaio scorso. Il fatto che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza assolutoria di seconda istanza a favore del Sollecito, non ha ripercussioni sulla possibilità di rimanere in territorio elvetico».
«Contro questa persona una condanna penale cresciuta in giudicato, sebbene il reato possa essere grave, non sussiste – spiega Cometta – e già solo per questo fatto un provvedimento di revoca del permesso non è sostenibile. Un eventuale impedimento potrebbe sorgere a questo punto solo se l`autorità italiana dovesse decidere di limitare gli spostamenti del giovane, impedendogli di risiedere per un minimo di 6 mesi in Svizzera come prevede il permesso di dimora B che, in quel caso, potrebbe di conseguenza venir revocato».

L’estratto del libro di Raffaele Sollecito, inedito in Italia!

Honor Bound: my journey to hell and back with Amanda Knox-tuttacronaca

Raffaele Sollecito ha scritto un libro, inedito in Italia, ma pubblicato negli Usa, “Honor Bound: my journey to hell and back with Amanda Knox” ( Patto d’onore: i miei giorni all’inferno e ritorno con Amanda Knox). E’ il racconto della vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista a partire dal novembre 2007 dopo la scoperta del cadavere di Meredith Kercher nella casa di Perugia. Fra poco uscirà anche il libro di Amanda che ha firmato con HarperCollins un contratto in esclusiva per quattro milioni e 300mila dollari; nei giorni scorsi ha incassato la prima rata, un milione.
Questo è un estratto del libro di sollecito che narra la notte in questura, il suo interrogatorio e quello di Amanda senza risparmiare pesanti accuse alla polizia (naturalmente).  Quella notte si concluse con la confessione di Amanda che accusò del delitto Patrick Lumumba (poi scagionato da un testimone, un professore svizzero) e con l’arresto della ragazza di Seattle e di Raffaele.

“Appena i miei inquirenti aumentarono la pressione, mi chiesero di vuotare le tasche. Io capii immediatamente che questo non era un buon segno. Io ho tirato fuori un fazzoletto, il mio portafoglio, il mio cellulare e alla fine, con tutta l’attenzione su di me, il coltellino tascabile.

Uno di loro prese il coltellino con un panno e lo portò rapidamente fuori dalla stanza. Ho provato a spiegare  che era qualcosa che portavo con me in giro, ma che non avevo lavato. Mi rendevo conto che le cose non sarebbero andate bene a lungo.

“Non ho il diritto di avere un avvocato?” Io chiesi.

Mi risposero di no.
“Posso almeno chiamare mio padre?”
“Tu non puoi chiamare nessuno”. Mi ordinarono di mettere il mio cellulare sul tavolo.

Le persone entravano ed uscivano dalla stanza con grande intensità.
Ad un certo punto, mi sono trovato solo con un poliziotto. Questi si chinò verso di me e mi disse: “Se provi ad alzarti e ad andartene, ti riduco in poltiglia e ti uccido. Ti lascio in un bagno di sangue.”
La serata è stata descritta in maniera molto diversa dagli ufficiali di polizia in Tribunale.
Essi negarono che io avessi richiesto un avvocato o che fossi stato sottoposto.

Daniele Moscatelli, il poliziotto di Roma, disse: “Qualsiasi cosa domandò, acqua o altro, gli fu messa completamente a disposizione.”

Ma, posso garantire, che io ero spaventato a morte e completamente frastornato. Ero stato educato a pensare che la polizia è onesto difensore della sicurezza pubblica. Mia sorella faceva parte dei carabinieri, nientemeno! Al momento mi sembrò che si comportassero più come gangster.

Poi arrivò un suono che gelò le mie ossa: la voce di Amanda che chiedeva aiuto nella stanza a fianco. Lei gridava in italiano “Aiuto!Aiuto!”.

Io chiesi che cosa stava succedendo e Moscatelli mi disse che non c’era niente di cui preoccuparsi. Ma questo era assurdo. Io potevo sentire gli ufficiali di polizia urlare e Amanda singhiozzare e pianger per altre tre o quattro volte.

Che cosa stava succedendo? Quando tutto ciò sarebbe finito?”

“A questo punto, Amanda era già crollata. Come più tardi racconterà, gli inquirenti sostenevano di avere concrete prove che lei si trovasse nella casa di via della Pergola la notte che Meredith fu uccisa. Quando lei disse di non ricordare tutto ciò, loro la minacciarono con trenta anni di carcere e la colpirono ripetutamente alla testa. (La polizia ha negato di averla minacciata in qualsiasi modo).”

“Per almeno un’ora, Amanda fu interrogata in italiano. Gli ufficiali di polizia dissero che Amanda sembrava capire abbastanza bene le domande, ed il verbale che loro redassero descriveva le sue capacità lessicali relative alla lingua italiana come adeguate.
Poi, alcuni minuti dopo la mezzanotte, arrivò un interprete. Lo stato d’animo di Amanda era peggiorato. Lei non ricordava affatto di aver inviato un messaggio a Patrick, non era, dunque, nella posizione di analizzare il contenuto del messaggio. Quando le fu suggerito che lei non solo avevo inviato a lui un messaggio ma che aveva anche organizzato un incontro, la sua serenità venne meno; lei scoppiò in un pianto incontrollabile, e portò le sue mani sulle sue orecchie come per dire, io non voglio più sapere niente di tutto questo.

Per me la notte non era ancora terminata. Mentre Amanda viveva il suo incontro faccia a faccia con Mignini, io fui portato in un’altra stanza e fui coperto di minacce ed di insulti.

“Tu non sai cosa hai fatto” disse qualcuno. “La tua famiglia sarà distrutta. Tu passerai i prossimi 30 anni in prigione”.

O ancora: “Il tuo povero padre, come prenderà questa storia. Cosa ha fatto per meritarsi un figlio come te? Tu devi dirci cosa è successo!”.

Ripensandoci, io non sono sicuro che essi volessero spingermi a confessare il crimine. Il loro interesse più urgente era che io fornissi testimonianza che incriminassero Amanda.

Ad un certo punto uno degli inquirenti apri la porta rumorosamente, si avvicinò e mi schiaffeggiò. “Tuo padre è una persona onesta”, egli disse. “Non si sarebbe mai meritato un figlio come te, uno che sta con una puttana come Amanda”.

Le persone entravano ed uscivano. Qualche volta venivo lasciato solo.
Alcune volte venivo sgridato.
E poi giunse il mattino.

Io fui portato al reparto medico della Questura e mi fu detto di spogliarmi. “Levati tutto,” mi dissero, “anche le tue mutande”.

Io ero già stato senza scarpe per la maggior parte della notte, ma questo fu un nuovo livello di umiliazione. Mi fu chiesto del mio tatuaggio manga giapponese che ricopre la maggior parte della mia scapola sinistra  –  un regalo che mi feci dopo aver passato un brutale programma d’esame nel 2004  –  e mi fecero camminare attorno di fronte ad un dottore donna.

Mi sono sentito così imbarazzato che non l’ho neanche guardata. Dopo alcuni minuti, lei prese un paio di forbici e mi tagliò alcuni capelli dalla testa e un campione del mio pelo pubico. Questo fu fatto per stabilire il mio profilo del DNA, essi dissero. Di certo, avrebbero potuto prelevare un campione con un tampone dalla mia bocca. O prendere i campioni di peli con i miei vestiti ancora addosso.

Così io fui accompagnato in un’altra parte della Questura. Attraversai una cella di custodia e all’interno udii Amanda piangere come una bambina. Io non potevo vederla, ma si riusciva a sentire bene attraverso la piccola fessura della porta. Le chiesi velocemente sugli eventi della notte, ma lei era troppo isterica per ragionare.

Quando smetteremo di far scrivere libri a probabili assassini riempiendoli di soldi?

Raffaele sollecito a Verona… progetta fuga in Svizzera!

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Quella di ieri, per lui, è stata una giornata da dimenticare… Così l’hanno definita in molti, incuranti di ledere la sensibilità della famiglia Kercher che da anni attende giustizia.  Il Tgcom24 ha pubblicato un filmato inedito che ritrae Raffaele Sollecito nel giorno della sentenza della Corte di Cassazione. Il caso ha voluto che quello fosse anche il giorno del suo 29esimo compleanno. Attualmente Raffaele Sollecito si trova a Verona, e sta studiando per laurearsi in ingegneria. Nelle sue volontà c’è la voglia di trasferirsi a Lugano.

Lo facciamo scappare in Svizzera o interveniamo prima?

Sollecito è deluso! Qualcuno pronto a consolarlo?

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«Pensavo si potesse mettere la parola fine a questa vicenda». Lo ha detto Raffaele Sollecito, parlando con l’avvocato Luca Mauri, uno dei suoi difensori. «Ho parlato con lui poco fa ed è deluso», ha aggiunto Mauri. «Oggi è il suo compleanno, compie 29 anni, ma non deve essere deluso perchè è innocente».
«Sono deluso. Ma io sono innocente e posso continuare ad andare avanti a testa alta», ha detto il giovane pugliese, che ha atteso a Verona dove studia, il pronunciamento dei giudici di Piazza Cavour. «È un calvario che continua» ha quindi sottolineato l’avvocato Maori.

Un calvario per chi aspetta giustizia e vede rimandare, anno dopo anno, la condanna di chi ha commesso un delitto tra i più agghiaccianti!

Stephanie in lacrime!

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Il gesto del pugno in segno di vittoria: così l’avvocato Francesco Maresca, difensore della famiglia Kercher, ha accolto la sentenza di annullamento da parte della Cassazione dell’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio della studentessa inglese Meredith.
«Questa decisione – ha poi detto il difensore della famiglia Kercher, l’avvocato Maresca – serve anche a ridare la definitiva e finale verità sull’omicidio di Meredith. C’erano più persone assieme a Guede. I giudici ci diranno chi».
«Avevo fiducia», ha aggiunto l’avvocato: «La Cassazione è conosciuta per la sua preparazione in punto di diritto. Avevo fiducia perchè erano tanti i vizi della sentenza d’appello. Questa è una vittoria processuale e morale».

Ha accolto in lacrime la notizia dell’annullamento del processo d’appello a Raffaele Sollecito ed Amanda Knox per l’omicidio di Meredith Kercher, la sorella della studentessa, Stephanie. «Sono felice…», ha detto al legale di famiglia, l’avvocato Francesco Maresca.
Il legale ha spiegato alla sorella di Meredith la decisione della Cassazione. «Voleva capire che cosa accadrà adesso», ha detto l’avvocato Maresca che rappresenta la famiglia Kercher come parte civile. «Sono felice – ha aggiunto Stephanie – e voglio capire».

Tutto da rifare! Annullata la sentenza d’appello e si torna in aula

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E’ stata accolta la richiesta del Pm di annullare la sentenza che in appello scagionava Raffaele Sollecito e Amanda Knox. La Cassazione riapre il caso del giallo di Perugia e rinvia a giudizio i due ex fidanzatini. Il nuovo processo d’appello si celebrerà a Firenze.

“In questo processo il giudice di merito ha smarrito la bussola”, così aveva iniziato la sua requisitoria il pg Luigi Riello che aveva anche  accusato il collegio di secondo grado di aver  “frantumato gli elemenzi indiziari… banalizzato la sentenza di condanna in primo grado riducendola a quattro motivi a carico di Raffaele e Amanda.

Una sentenza che veramente non aveva convinto nessuno, che lasciava il mistero intorno a a Meredith Kercher, senza dare ai genitori della giovane vittima una certezza sugli assassini e una pena a chi si era macchiato di questo delitto. Ora si ricomincia tutto da capo, con i costi della giustizia che lievitano e gli assassini liberi in attesa di un nuovo giudizio… Ennesimo caso di una giustizia incapace (o a volte corrotta) che non sa rispondere in modo certo a chi ha perso una figlia in modo violento. Una giustizia incapace di punire, di attribuire responsabilità e pene certe che possano riequilibrare, con una condanna, almeno in parte, chi si è visto strappare via la vita dalla brutalità e dalla violenza.

Processo Mez: La sentenza rimandata a domani ore 10

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Nulla di fatto al processo Meredith. La decisione è rimandata a domani mattina alle 10.

“Quelle assoluzioni devono essere annullate”, è la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione,Luigi Riello, a poche ore dalla sentenza di ultimo grado. La pubblica accusa di Piazza Cavour, con una requisitoria di oltre un’ora, ha smontato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello definendola un “raro concentrato di violazioni di legge e un monumento alla illogicità”. “Ci sono tutti i presupposti – spiega il pg – perché non cali un sipario su un delitto sconvolgente di cui per ora resta come unico condannato Rudy Guede. Pare abbia commesso il delitto con degli ectoplasmi”. L’accusa si aggrappa innanzitutto alla condanna a 3 anni di reclusione inflitta in Appello alla stessa Amanda per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, accusato in un primissimo tempo dall’americana di essere l’esecutore materiale dell’assassinio di Meredith. “La Corte d’Appello – lamenta la pubblica accusa della Cassazione – non si preoccupa di collegare questo fatto con tutto il resto. Invece era più logico pensare che Amanda, coinvolgendo un altro uomo di colore, cercasse un modo per sviare le indagini”. Nel mirino del pg Riello ci finisce anche il memoriale scritto dalla Knox, nel quale lei stessa dice di essersi appartata nella cucina della casa e di essersi tappata le orecchie per non sentire le urla della coinquilina mentre veniva massacrata a coltellate.

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“E’ un documento utilizzabile – sottolinea il sostituto procuratore generale -, l’urlo di Amanda è un dato significativo, di grande importanza” nella ricostruzione dell’omicidio. Da utilizzare, poi, doveva essere anche la lettera che l’ivoriano Guede aveva scritto ai suoi avvocati per dire che si augurava che i giudici si rendessero conto “della mia estraneità ad un fatto da addebitare ad Amanda e Raffaele”. Un particolare raccapricciante, aggiunge Riello, è stato poi il comportamento di Amanda che in quello scenario terribile “fa una doccia fredda”.    In Cassazione a seguire il processo è venuto il padre di   Raffaele, Francesco Sollecito. E in silenzio ascolta attentamente   tutte le fasi dell’udienza. Se la Cassazione confermerà la decisione d’appello, i due ex fidanzati avranno l’assoluzione definitiva. Diversamente, sarà necessario un altro processo – in questo caso   davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze – e l’assoluzione resterà sospesa. Effetti immediati, in ogni caso, non ci saranno per   nessuno dei due giovani.

Ma ancora la decisione tarda ad arrivare, la Camera di Consiglio di oggi non ha ancora trovato una linea definitiva? E se è vero che la notte porta consiglio, allora speriamo che domani la Corte riesca a emettere la sentenza!

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