No Tav a Roma, Cruciani “Cafoni, violenti…”

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Il 20 novembre scorso, Giuseppe Cruciani, in diretta su Radio 24 ha invitato i poliziotti a picchiare duro i No-Tav, ora scoppia la polemica per le parole dette da il conduttore de La Zanzara:

“Cafoni, violenti, come quelli che stanno manifestando a Roma, sono cafoni, peggio che cafoni, peggio che cafoni, quelli che adesso stanno rompendo i co***oni pure loro a Roma, alla gente normale, che deve tornare in città, che deve tornare a casa dopo il lavoro, che sta guidando, e vede i No-Tav, i No-Tav, che oltre a rompere i co***oni in Val di Susa, fanno la stessa identica cosa a Roma. Scontri… la solita roba. Prendeteli! Questa volta non fate come quel poliziotto che stava così col casco inerme, di fronte a quella signorina dell’altro giorno, non fate così: picchiate duro! Picchiate duro! Se uno tira i sassi… bisogna picchiare duro! Che bisogna fare? Oppure prendere e portare in galera”.

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Piccinin, prigioniero con Quirico: non ha usato Assad le armi chimiche

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Non si sbilancia Pierre Piccinin, ma afferma:

“E’ un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco”. Queste le parole del compagno di prigionia di Domenico Quirico in un’intervista alla radio RTL-TVi, riferendo di una conversazione, ascoltata a sorpresa, tra i ribelli. Piccinin ha aggiunto che ammetterlo “mi costa perché da maggio 2012 sostengo con decisione l’esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia. Per il momento, però, per una questione di etica Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire i dettagli di questa informazione. Quando la ‘Stampa’ riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch’io in Belgio”, ha spiegato l’insegnante belga.

Piccinin ha raccontato quindi che, quando il 30 agosto, lui e il giornalista italiano hanno appreso dell’intenzione degli Usa di agire in seguito all’uso, attribuito al regime, delle armi chimiche “avevamo la testa in fiamme: eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla”.

Le due false esecuzioni a Quirico, nel racconto del compagno di prigionia

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«Giochi crudeli» li chiama Pierre Piccinin, suo compagno di prigionia, liberato insieme al giornalista italiano Quirico e afferma che «Domenico ha subito due finte esecuzioni con una pistola» -, racconta al telefono Pierre Piccinin, di prima mattina.  L’«odissea tremenda» siriana del professore belga e dell’inviato de la Stampa è fatta anche di due tentativi di evasione. «Una volta abbiamo cercato di profittare del momento della preghiera – rivela -. Ci siamo impossessati di due kalashnikov e siamo fuggiti nella campagna per due giorni. Poi ci hanno ripreso e siano stati puniti molto severamente». Non era la prima volta. Tutta la storia dei cinque mesi di prigionia è stata segnata da «violenze fisiche molto dure».

Pierre Piccinin è rientrato a Bruxelles alle 5 e 40 del mattino e ad accoglierlo ha trovato il premier Elio Di Rupo, che ha avuto parole di grande elogio per il lavoro delle autorità italiane e la Farnesina.

«Ci siamo incontrati a un convegno a Torino, con Domenico», racconta Pierre: «E’ un giornalista straordinario, un grande conoscitore delle primavere arabe e degli intrecci mediorientali. Insieme abbiamo fatto otto viaggi in Siria, nel corso dei quali abbiamo visto cambiare la rivoluzione. All’inizio era un movimento democratico. Poi lo spirito positivo è evaporato, e tutto si è ridotto al tentativo di trarre il meglio per sé da queste drammatiche circostanze».

Piccinin ammette anche la trasformazione che si è avuta è andata in una direzione di estremismo islamico che non ha più nulla della Primavera araba a cui si era assistito anni fa: «In assenza del sostegno dell’occidente – confessa – i movimenti rivoluzionari sono stati gradualmente sostituti da cellule fondamentaliste islamiche, nelle quali sono confluiti anche gruppi marginali, delle bande di criminali. Tutto è degenerato, gli ideali sono caduti. Non volevano fare la rivoluzione, ma razziare le popolazione e trarne vantaggio».

Ai primi di aprile li hanno fermati le truppe dell’esercito ribelle, rivela il professore belga. Li hanno tenuti prigionieri «nella totale segretezza» per due mesi. Non hanno loro permesso di comunicare con le famiglie “che ci credevano morti”. «Quando l’assedio è diventato troppo duro, hanno tentato una sortita e son riusciti ad attraversare le linee governative, ci hanno portato con loro. Gli ultimi giorni sono stati terribili, eravamo chiusi in una cantina piena di scarafaggi». Era la notte fra il 4 e il 5 giugno. «E’ cominciata una lunga e terribile odissea attraverso il paese, con marce forzate di giorno e di notte. A qual punto siamo passati nelle mani di un gruppo che lavora per Al Faruk, eravamo nel nord del governatorato di Damasco. Da allora ci hanno trasferito continuamente per tutto il paese. Alla fine eravamo in una località vicino alla frontiera turca, a Bal al-Awa, senza esserne consapevoli. Quindi siamo riandati verso Est».

«All’inizio, per ingannare il tempo e vincere la tensione, abbiamo inventato un piccolo gioco. Pensavamo a dei personaggi storici, immaginavamo cosa avrebbero detto e fatto in quelle stesse circostanze in cui ci trovavamo. Poi le cose sono peggiorate, man mano che ci spostavano in lungo e in largo per la Siria crescevano i momenti di incertezza e scoramento. Ci dicevamo: “resisti, farlo per la famiglia, per chi ci vuole bene, ci aspettano”. E alla fine ci siamo riusciti».

Come si comportavano, con voi? «In certi casi sono stati corretti. Poi le cose sono peggiorate. Ci trattavano come occidentali, cristiani, con grande disprezzo. Certi giorni non ci hanno dato nemmeno da mangiare». Così la liberazione è stata a lungo una chimera. «Sino all’ultimo non siamo stati sicuri, ci dicevano “fra due giorni sarete liberi”, “fra una settimana sarete liberi”, ma non succedeva. Era un gioco crudele». Finito solo ieri, dopo cinque mesi esatti.

E ora? «Fisicamente sto bene, nonostante le torture. psicologicamente anche, eravamo due, ci siamo sostenuti a vicenda. Adesso tornerò a insegnare e a occuparmi di Medio Oriente – risponde Piccinin -, prima però voglio stare vicino ai miei genitori. Sono anziani e hanno molto sofferto. Il mio posto è con loro, adesso. Poi la vita tornerà al suo corso naturale. Per della gente come noi, in realtà, non credo ci sia alternativa».

QUIRICO LIBERO! Tweet del direttore de La Stampa

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Sarebbe libero il giornalista Domenica Quirico rapito in Siria il 9 Aprile scorso.  Il 6 giugno fu diffusa la notizia che il reporter era ancora vivo. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha avuto un colloquio telefonico con il direttore del quotidiano torinese, Mario Calabresi. Quirico è ora in volo verso l’Italia. Domenico Quirico, 62 anni, è da molto tempo in prima linea nei paesi del Nord Africa e della Primavera araba, di cui è un grosso conoscitore e a cui nel 2011 ha dedicato un libro dal titolo “Primavera araba”.

“Abbiamo avuto la magnifica notizia da Emma Bonino ed Enrico Letta. Sappiamo che hanno già contattato la famiglia. E’ una notizia magnifica”. Così il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, ha commentato la notizia della liberazione del giornalista Domenico Quirico.

La notizia si è appresa tramite un tweet inviato dal Direttore de La Stampa che ne annunciava la liberazione.

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Sono seguite poi le dichiarazioni di rito. Il premier Letta ha sottolineato come “La speranza non era mai venuta meno e vengono, ora coronati dal successo tutti gli sforzi”.

Anche Giorgio Napolitano ha espresso “vivissimo apprezzamento per l’impegno dispiegato dal ministro Emma Bonino, dal ministero degli Esteri e dai Servizi per il successo”.

Domenico Quirico, Bonino è ottimista

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Quirico è vivo e questa è la buona notizia che oggi ha ribadito il ministro degli Esteri, Emma Bonino parlando ai microfoni di Radio24.

“Abbiamo informato la famiglia – ha detto la titolare della Farnesina -. Continuano intanto tutte le ricerche con i canali diplomatici ufficiali, i servizi e i contatti con i vari gruppi attivi nel Paese”.

“Fottere la magistratura è la cosa più bella che uno possa fare”, l’avv. Taormina

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Carlo Taormina ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24, fa un attacco alla magistratura in piena regola:

“Quale è il più grande criminale che ho difeso? Un parlamentare democristiano della Prima Repubblica. E’ ancora vivo ed era un grande criminale, l’ho fatto assolvere“. L’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia non vuole però rivelare il nome del politico: “Non dico chi è, altrimenti vado in galera. Vi assicuro che era un criminale e lo sapevo benissimo. Ora non è più in Parlamento”. E aggiunge: “Sono molto contento che sia stato assolto, perchè quando posso fottere i giudici sono tranquillo“.

Naturalmente scatta l’indignazione da parte di un radioascoltatore, P. di Novara, che decide di telefonare in trasmissione e attaccare l’avvocato  “Sono stanco di sentire in questa trasmissione i soliti falliti” – protesta Paolo – “persone che non fanno altro che ripetere le solite cazzate. Taormina vada da Barbara D’Urso a fare il buffone“.

A queste parole Taormina reagisce con una violenza verbale inaudita “vada a morì amazzato due volte”, “che ca…o dice”, “chi ca..o sei” e “testa di ca…o”. Poi raddoppia la dose “Ci dici che ca..o di lavoro fai? Fai l’imbecille? Sei un morto di fame e invidioso. Ma vaff…, và. Questo è uno str…zo, lasciamolo perdere”. E ribadisce: “Fottere la magistratura è la cosa più bella che uno possa fare”

Perché la magistratura non si difende da questi sproloqui? E soprattutto perché nessuno difende un cittadino che s’indigna per queste frasi? Perché dai media apprendiamo anche quando la showgirl si lava i denti, ma non riportano gli attacchi alla magistratura?

Si può ancora parlare di trasmissione radiofonica? L’ascoltatore non avrebbe il diritto di ascoltare un opinione alla volta invece di dover abbassare il volume per le voci che si sovrappongono?

Predappio e il saluto romano di Giorgettti

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“Il saluto romano? Lo facevo da giovane e in occasioni importanti, di incontri con militanti e in altre iniziative. L’ultima volta l’ho fatto diversi anni fa’.” Così Alberto Giorgetti, esponente del PDL e Sottosegretario all’Economia del Governo Letta, oggi a ‘Un Giorno da Pecora’, su Radio2, ha raccontato come in passato fosse schierato decisamente a destra. Giorgetti aggiunge anche: “C’è stata una storia importante nella destra. Sono stato coordinatore provinciale del Fuan per alcuni anni. Ero di destra”. Ma il Fuan non era neofascista? “No, lo dicevano i comunisti”. Ed è mai stato a Predappio? “Predappio fa parte della storia, ci sono stato”.

In merito al  ” Saluto Romano”   la Cassazione penale , sez. I, sentenza 17.06.2009 n° 25184 si è così espressa:
“Il “saluto romano” non è espressione della possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma è un gesto che istiga all’odio razziale, cioè che sconfina nell’istigazione alla violenza, e – quindi – come tale va punito ex articolo 2, legge 205/93″.

Chi occupa il ruolo di Sottosegretario all’Economia, un politico quindi che siede nell’esecutivo, può affermare liberamente di aver fatto il “saluto fascista/romano” contravvenendo a una sentenza della Cassazione Penale? Sembra indispensabile che prima di nominare un componente del governo si accerti il livello e i suoi valori democratici…

 

Cirino Pomicino e Grillo… “gli diedi 50 euro!”

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A Radio 24 l’ex ministro democristiano del Bilancio,  Paolo Cirino Pomicino ricorda uno strano episodio:  ”Eravamo nel 2004/2005, ero deputato europeo, il movimento di Grillo era agli albori. Grillo disse una sciocchezzuola, come spesso gli capita di fare. Allora lo corressi, mandandogli un e-mail e gli detti anche 50 euro per sostenere il Movimento stesso. A quel punto non mi mando’ a ”vaffa”, si prese i 50 euro e io fui contento”.

Pomicino oggi esprime perplessità per un Parlamento pieno di ”italiani brava gente”, ma senza alcuna esperienza amministrativa. Forse perchè lui non sa neppure cosa significa essere brave persone essendo stato uno dei 24 parlamentari italiani che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva nella XV Legislatura. In particolare è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e ha patteggiato una pena di due mesi di reclusione per corruzione per fondi neri Eni. Inoltre è stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il Terremoto dell’Irpinia del 1980 (circa 60.000 miliardi di lire), ma i reati sono stati prescritti per decorrenza dei termini processuali.

Alla domanda perchè dovrebbe parlare male di Grillo se ne è stato anche il finanziatore ha risposto così: ”Salvatemi almeno le buone intenzioni! – dice Pomicino a Radio 24 – Il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto e ha ancora l’aspetto positivo di istituzionalizzare il disagio, di non lasciarlo fuori dalle assemblee elettive, ma quando si è nelle istituzioni non si può dire no a tutto e tutti. C’e’ bisogno di assumersi delle responsabilità, altrimenti abbiamo sbagliato tutti a partire dal sottoscritto che ha dato 50 euro sette anni fa”.

C’è bisogno forse di corrompersi? Perchè a quanto pare dai trascorsi dell’ex ministro il senso delle sue parole assume un inequivocabile e agghiacciante compromesso di fondo: “Non si può dire no a tutto e tutti”. Si deve quindi dire sì, di fronte a nomi come la Biancofiore o Miccichè? Forse nella filosofia di Pomicino le “brave persone” sono coloro che usano finanziamenti illeciti, usano fondi neri e speculano sulle popolazioni che hanno subito un terremoto?

Fiorello, l’Europa e una strizzatina di…

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Fiorello non si sente cittadino europeo e lo dice a gran voce dai microfoni de “L’Altra Europa” trasmissione trasmessa da Radio24 e condotta da Federico Taddia.

Nell’intervista andata in onda oggi alle 10,00 il noto showman afferma:

“Non mi sento per nulla cittadino europeo, perché ancora non mi hanno fatto sentire di essere anche europeo. Non so quanto gli altri italiani si sentano europei. Perché secondo me è l’Europa stessa che ci tiene lontani: sembriamo sempre la causa di tutto. Forse sto dicendo cose impopolari, ma Francia e Germania sembrano un po’ i fighetti della situazione e le altre nazioni sembrano tutte di Serie B. O si è tutti uniti o non si è tutti uniti: ogni volta che c’è uno stato in difficoltà si è tutti pronti a dargli addosso. Tutta questa unità non la vedo: in questo momento all`Europa bisognerebbe proprio dare una strizzatina alle p***e”.

Guerra fra Pannella e Cruciani… ci va di mezzo la Bonino!

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Marco Pannella e Giuseppe Cruciani, un politico e un cronista che si scontrano alla Radio e nasce un caso destinato a far discutere ancora. Non sono stati i toni del botta e risposta tra il radicale e il giornalista a destare l’attenzione dell’opinione pubblica, ma piuttosto l’argomento trattato. Emma Bonino, probabile candidata a Capo dello Stato, che viene tirata al centro di una discussione che si conclude tra parolacce, provocazioni e minacce di abbandonare la trasmissione. In pochi minuti “La Zanzara” programma capace di entusiasmare per l’originalità della conduzione si trasforma in un campo di battaglia indegno. L’irritazione di Cruciani che si contrappone all’irruenza di Pannella, i toni che si elevano e il linguaggio che scade in volgarità… Quanto nuoce ad Emma Bonino una sponsorizzazione del genere?

Voi avete stipendi a 6mila euro? A Youdem, la tv del pd, ce l’hanno!

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Chiara Geloni, direttore della tv del Pd Youdem, ha commentato il dossier di Matteo Renzi sui costi del suo partito ai microfoni da Radio24: “Io prendo 6mila euro al mese, credo sia nella media dei miei altri colleghi giornalisti“, ha detto.
Secondo il dossier pubblicato martedì dal sito Dagospia, la giornalista guadagnerebbe 90mila euro lordi l’anno, ma a conti fatti, con quanto la stessa Geloni dichiara, si arriva a 72mila. Non è l’unico caso di incongruenza, e infatti il tesoriere del Pd Antonio Misiani minaccia querele: “Più che un dossier siamo di fronte ad una patacca che contiene una quantità di informazioni errate e di cifre campate per aria”.

Non era che i soldi vengono presi a loro insaputa?
Al netto, nella mia busta paga -continua Chiara Geloni- ci sono un po’ meno di 6 mila euro, uno stipendio alto. Ma ho lasciato il lavoro a tempo indeterminato, che avevo prima, e ho accettato un contratto a termine (che rinuncia! magari far posto a un giovane disoccupato?), legato alle vicende della politica, perché faccio il direttore. Ho chiesto uno stipendio un po’ più alto di quello di prima, di vice direttore a tempo indeterminato di un giornale. Credo sia nella media, paragonabile alle remunerazioni di altri colleghi giornalisti”.

MA VIVE IN ITALIA IL DIRETTORE DI YOUDEM?

Sulla questione rimborsi ai partiti ha invece detto: “Si può discutere delle forme e delle modalità del finanziamento pubblico. Sicuramente ci vuole il massimo della trasparenza. Però non sono d’accordo ad affidare la politica ai finanziamenti privati, sullo stile Usa che ha molti difetti. Il sistema dei rimborsi elettorali si può rivedere, però il pubblico dà garanzie a tutti“.

QUESTO E’ IL PD CHE PENSA AI POVERI?

Vediamo chi è il peggiore! Rabbia e volgarità di Crosetto a Radio24

Sottosegretario_Guido_Crosetto

Dove sta naufragando la politica italiana? Che linguaggio usano i nostri politici? Quanti titoli universitari si inventano? Sembra proprio che ci stiamo lasciando naufragare,  ci stiamo consegnando a braccia aperte alla crisi e permettiamo alla Germania di strangolarci con il pareggio di bilancio… Ma se questo è il livello di chi ci rappresenta non possiamo ambire a nulla… Non ci può essere credibilità o atti di responsabilità, c’è solo becerismo e sensazionalismo condito con disonestà e bugie. L’unica soluzione è la fuga!

Un Guido Crosetto così non si era mai sentito. Sono parole cariche di ira quelle lasciate al programma La Zanzara, su Radio24: «Uno che nella vita non ha mai fatto un ca**o di male, sentirsi crocifiggere da due giorni per una cagata che non ha nemmeno fatto, gli girano i co*****i. In un mondo della politica dove c’è gente che ruba, mangiano ostriche e champagne, portano le p****e in Parlamento». La vicenda a cui si riferisce Crosetto è quella relativa alla laurea mai conseguita, ma regolarmente pubblicata sul sito della Camera: «Il titolo è rimasto a lungo sul sito? Io non l’ho mai compilato e non l’ho mai dichiarato». Poi la polemica coinvolge anche i conduttori Cruciani e Parenzo: «Ora mi rompete i c******i anche voi? Vabbè, chiederò scusa anche per questo. Comunque vale di più il mio sito che quello della Camera. In conclusione parla della differenza tra la sua vicenda e quella di Oscar Giannino: «Rimane un mio amico, ma sono due cose diverse. Lui l’ha sbandierata in giro».

Ma quante bugie racconta Giannino?

oscar giannino

“Ho verificato su un annuario tutti i nomi dei bambini che hanno partecipato allo Zecchino dal ’61 in poi e non c’é nessuno che si chiama Oscar Giannino. E non è possibile presentarsi sotto falso nome”. Così Cino Tortorella, alias il Mago Zurlì, storico conduttore dello Zecchino D’Oro, alla Zanzara su Radio 24, a proposito della partecipazione del leader dimissionario di Fare per fermare il declino allo storico concorso.

Un nuovo ‘incidente’ dopo quello del falso master. “C’é stato solo un caso, con la figlia di Ugo Tognazzi – prosegue Zurlì – presentata sul palco solo con il nome, senza il cognome, per non favorirla in alcun modo. Ma se uno avesse verificato avrebbe scoperto facilmente chi era. A quanto mi risulta Giannino non ha partecipato allo Zecchino D’Oro. E poi é una cosa seria, non un giochetto da laureati”.

Giannino e il suo master… incastrato da “La Zanzara”!

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Nuova puntata della saga “Giannino e il master del declino”. Il leader di “FARE”, infatti, lasciato solo sul più bello dall’economista padovano Luigi Zingales per il famoso master mai conseguito alla Chicago Booth School of Business, in un’intervista del 1 dicembre 2012, mandata in onda da “La Zanzara”, trasmissione radiofonica di Radio24, diceva chiaramente di aver ottenuto quel titolo di studio.  Quindi cade l’ipotesi di fraintendimento di altri sui suoi titoli di studio, visto che è stato proprio Giannino ad affermare di averlo conseguito.

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